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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Ultimo tango a Parigi</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Anche Marlon Brando è dolce come il burro, senza un tango ma da solo nelle tane, col ricordo di una donna da letame col tanga</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Oct 2013 15:12:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ancor’innamorato, morbido e morboso fra moribonde striature dallo svelto, velato pensiero. Non è stata una gran vita, così decido di “circoscriverla” in una tastiera che l’inganni, la capti per come poggio i neuroni emozionali d’un rimpianto battente, o forse proprio da quel blackout rinascerà un’atavica speranza che credetti morta? Che ne so? Pensa a saperla tu, che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Brando-Parigi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-191" alt="Brando Parigi" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Brando-Parigi-300x204.jpg" width="300" height="204" /></a></p>
<p>Ancor’innamorato, morbido e morboso fra moribonde striature dallo svelto, velato pensiero.</p>
<p>Non è stata una gran vita, così decido di “circoscriverla” in una tastiera che l’inganni, la capti per come poggio i neuroni emozionali d’un rimpianto battente, o forse proprio da quel <i>blackout</i> rinascerà un’atavica speranza che credetti morta? Che ne so? Pensa a saperla tu, che ti professi di “sapore”.</p>
<p>E soprattutto lavati col sapone migliore. Quello che ti cancella la merda dalla faccia. A lentezza stanca, macilento&#8230; tu che prima primeggiavi in tutto&#8230;, cioè me stesso, ora non sei più o solo piuma, poeta per sublimare quello squittire che tanto però abbrustolisce, stizzito soffri, piangi lagnoso, ti dimeni ma ne val la pena?</p>
<p>Ambasciatore porta il piatto della vendetta. Il resto è da ve(n)dersi se sarà una mancia(ta) di colpi in pancia mancini al fegato mangiato. Non sono un gatto. Non ho sette vite e quindi devi rispettare il mio suicidio.</p>
<p>Porta via questi biglietti d’invito. Via, via! Vattene fuori! O ti butto io a calci già dal burrone!</p>
<p>Che fai? Mi offri della burrata? Ti sborro!</p>
<p>La gente non leggerà mai le tue “cazzate”, sei uno che cazzeggia, uno stronzo senza questa da tutti chiamata dignità. Che poi cosa sia non si sa.</p>
<p>Ho visto laureati con lode scopar puttane lorde, ho visto avvocati rubar i crimini ai notai, che si son scopati la <i>figlia del dottore</i>, ho visto “<i>comò</i>” appunto rubacuori far <i>l’ammalata </i>nel cambio di sesso con pagate mulatte.</p>
<p>E, fra questi “lieti”, suono il flauto, pensando che m’è andata bene al non far un cazzo. Mi son risparmiato la delusione, anche se domani potrete trovarmi in manicomio. Ciò è certo, non (ci)piove. Malinconia!</p>
<p>Manicomio in cui me la rido, miei inculati “quatti quatti”. Ove è già affissa la “locandina” d’un film “<i>biopic</i>” (d)a me ispirato, intitolato <b><i>Fatti i cazzi tuoi, altrimenti mi farai il culo</i></b>.</p>
<p>La battuta già storica è questa a mo’ di “promozione”: “Sei bocciato, ora rimboccami le coperte!”, pronunciata dal mio rivale che m’ammazzò nel duello finale fuori campo e “coprifuoco”.</p>
<p>Film ambientato a <i>Manhattan</i> con <i>Woody Allen</i> come<i> </i>comparsa elegante fra una scazzottata in riva al fiume e una zoccola assoldata alla “buoncostume”, detta anche mafiosamente, in stile di Little Italy in quel di Brooklyn, “Colei che picchia i broccolini che non sanno usar il manganello da (b)ricconi”.</p>
<p>Questo sono io. Un fottuto&#8230; ora, dammi da bere o ficcherò le tue “olivine” nel <i>drink</i>. Drin drin, chiara l’antifona?</p>
<p>Ah no? Allora, eccoti “innaffiato”.</p>
<p>Dopo il <i>drin </i>e il <i>plof</i>, c’è sempre il <i>bang</i>. Anche il buco del cul’.</p>
<p><i>Abracadabra</i>, sei cascato nel bicchiere e ti ho frantumato come la porcellana, caro porcellino, (s)beccati il tuo “coniglio” spuntato dal cilindro.</p>
<p>Ed ecco il mio “bacio” colore “cedrata”.</p>
<p>Sono caloroso quanto <i>Parigi</i> a Novembre.</p>
<p>Cioè, “evidenziamolo”, il tuo cazzo acceso&#8230; in senso di dolor peggio degli ascessi.</p>
<p>Lo getterò nel cesso. E tu, figa, vuoi il mio?</p>
<p>Devi ancora mangiar pagnotte prima di poter pappare un pene di tal qualità.</p>
<p>Perché sono il panettiere delle infornate cremose ed esigo solo soffici bomboloni. Basta, ninfomane! Ti faccio infoiare io!</p>
<p>Sì, adesso, a benzina sul “fuoco”, vedo che ci siamo a livello di lato posteriore.  Facciamolo sui sedili anteriori. Almeno, il retrovisore è vicino e ci accorgeremo delle censure da maniaci guardoni.</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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