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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Taxi Driver</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il tassista De Niro vive di (tram)busti e non tran tran(quillanti)</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2014 09:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Taxi Driver]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Scorsese]]></category>

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		<description><![CDATA[Il piacere lindo di un intellettuale violento la cui adorazione per Bob De Niro risiede in sacre visioni esistenziali del taxi driver a sé più liturgico in detergenza dalla feccia Afferro il volante, faccio sì che schizzi e inondo la strada del mio corroborarla in libertà asciutta, azionando le marce con indole isterica a strafottenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b>Il piacere lindo di un intellettuale violento la cui adorazione per Bob De Niro risiede in sacre visioni esistenziali del <i>taxi driver</i> a sé più liturgico in detergenza dalla feccia</b></p>
<p>Afferro il volante, faccio sì che schizzi e inondo la strada del mio corroborarla in libertà asciutta, azionando le marce con indole isterica a strafottenza delle ragazzine che spingo <i>su clacson</i> eccitato del trombarle in sorpasso metodico quanto il puntuale scheggiar le lor fiancate, così, incazzandosi più di come leccan i cazzi pneumatici dei lor ragazzi tamarri, odono soltanto, desolate, la rabbia impotente del mio fenderle sanamente a guarnizione slabbrata d’iroso urlarmi invano quanto le ho futuristicamente inculate meglio dei loro fondoschiena violati. Al che, sterzo di voluttà, su mia risata di (in)ferma (mal)sanità e, odorando il pestaggio del mio sgommar lor in front(al)e, fermo all’improvviso il mio veicolo e m’involo in mezzo a un chiosco graffiante l’odor cremoso d’un gelato da leccar come queste fighe usurate da troppi schifosamente appetitosi succhiotti. Ordino della stracciatella plasmata al pistacchio delle cosce della gelataia e, prima di posar il mio bacio sullo sciolto “colante”, le strappo i <i>collant</i> e colo sopra di lei di <i>gel</i> smagliante, farcendola a volontà di briose scaglie del mio scagliato al “frullato” su yogurt finale della spagnola su sua (dis)fatta profumata di zabaione in mio orgasmo pasticciato color zuppa inglese. Insufflo di caramello mieloso come la mia zanzara pun(g)ente in sue cosce al dente, ardendo agghiacciato da questo gelato appunto schiumoso. Raggrumandola dopo averla mangiata di stantuffo, pilucco la sua vanità da me fornicata prima e ora aromatizzando il suo liquido ancor caldo come la crosta(ta) del già sgranocchiato su mandorla bruciante di sua bagnata euforizzata. E, ficcandomi il cono in bocca, piramidale ancor lei sbava su grembiule smacchiato. Quindi, torno in macchina e pompo di altro volume, impiastricciando altre sventurate su mia irrefrenabile avventura “leccante”.</p>
<p>Firmato Travis Bickle, lo stronzo al (sesqui)pedale. Su taglio <i>mohicano</i>, salvo solo le prostitute sane, le altre van tamponate così come tampono i lor papponi.</p>
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		<title>La favola o fava di Batman nel vampiro a sonagli, mai assonnato Travis Bickle lo straniero a mano a(r)mata di malessere</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Dec 2013 16:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Batman]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi Driver]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico La più grande favola “nera” di Natale mai raccontata, secondo la versione ancestrale di Batman il balestriere delle emozioni risorte in grembo dalle sepolte sue macerie, qui scagliate a freccia veloce Scevro da mielose smancerie e sconcezze varie di tal perduta società allo sba(ra)glio perpetuo, immolo il mio corpo in “immonda” santità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/De-Niro-Scorsese.jpg"><img class="size-medium wp-image-299 aligncenter" alt="De Niro Scorsese" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/De-Niro-Scorsese-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La più grande favola “nera” di Natale mai raccontata, secondo la versione ancestrale di Batman il balestriere delle emozioni risorte in grembo dalle sepolte sue macerie, qui scagliate a freccia veloce</strong></p>
<p>Scevro da mielose smancerie e sconcezze varie di tal perduta società allo sba(ra)glio perpetuo, immolo il mio corpo in “immonda” santità divina. E, in questo salmo mio scalmanato, scotennerò il Cuore amatissimo dinanzi alla lussuria vostra sempre più ad affannarsi per altro infranger le tempie del Tempo che, sol di rammaricarvi privi oramai d’amore, creperete assonnati di “tanta” oscurità e già vecchio, opaco lindore che mai fu, dunque non foste, neppure quando io nacqui oltre.</p>
<p>Giungo nei pressi di un’abitazione tinta di “fresco”, “rinomata” di tutto punto nel bel mezzo d’una radura nebbiosa, avvolta da frasche appassite che si spezzan di fronte a mia lucida rifrangenza vellutata. Quasi una villa come se ne vedono nelle cartoline delle periferie di Londra. Ove l’<em>aplomb</em> dei londinesi s’appaia in tragicomicità da tè “bollente” a una contemplazione da me adesso ripudiata per sempre sfuggire alle balorde e ottuse ostinazioni dei vostri amarognoli e dolciastri caffè. Perché, nelle mie viscere, è riscoccata la fiamma spellante del ribelle bello e tal mio baldo ardere&#8230; ardirà a giammai più adombrarmi tra i forestali alberi. Se i lupi ululano, tu sei urna come i corvi che gracchiano, orinandoti. In tal “loculo”, stagnato nel groviglio di “salivare” piante rampicanti, salgo la scalinata, dopo averne divelto il portone nello scasso ingegnoso su ac(u)me della mia “truffaldina” ma sana mente da unico umano, non menomato, aggrappato ancor alle voci dell’anima in voi già smarrita. Oh, digradaste in valli di lacrime “rabbonite” da una “dolcezza” bugiarda che affila la ruffiana maschera sociale al (de)turp(ar)e, quindi arrotiti siete arrosto di carnaio in vetusti ingranaggi già arrugginiti e non raggianti delle vostre vene avvizzite. Così come il vino invecchia di miglioria in ornato aroma gustoso, io evolvo di stagione in stagione succosa, succhiando le fragoline di bosco tra i vostri loschi affari da teschi. Care esche, io pesco le albicocche e suggo la matura pesca col “duro”. E qui, in quest’autunnale mio vagare vicino a voi gli scheletri, “incornicerò” l’affamato “famoso” a sfamarmene sin al midollo spinale. Ché, con protervia arrogante e ignobile sdegno, mi giudicò a priori prima che (ri)nascessi. Volendomi perfino ficcar in naftalina a ripetuto bloccarmi. Dopo aver (m)assaggiato, di gustativo sorseggiare ogni zampillo frizzante d’effervescenza mia “solitaria” d’una fontana qua adiacente, sgorgherò fulmineo in tal suo nascondiglio. Ottenebrerò il suo credersi arrivato in cima al comando del vigliacco “comandante” che è. Ché, poi, di chissà quale vertice è ambizioso il nostro “ammiraglio?”. <em>Ohibò</em>! Borbotta alla porta, mi riceve, ceniamo e non s’ode per ora nessun trambusto anche se, silenziosamente, riceverà sode botte poco “digerenti”. Glielo rassoderò. Che sederino&#8230;</p>
<p>Pare che mi stesse aspettando e ciò mi sorprende, mi piglia alla sprovvista e attenta alle mie (s)palle. Dal di fuori, son entrato con passo felin e felpatissimo, come un pagliaccio gelante di fantoccio a neve appallottolata ma a lui non sarò glassa bianca e neppure galante in quanto menestrello “folle” dalle risate beffarde e in tutti i suoi buchi (s)cavalcanti. Egli apre l’uscio con l’intenzione presto di pisciarmi nel cervello. Vorrebbe ingarbugliarmi nelle sue “dotte” teorie del Mondo, al fine affilante d’infilzar il mio Cuore d’inconcepibili, da bile e fegato marcito, assurde quanto grottesche visioni dell’esistenza più lardosa e laida. Da maiale subito di quanto pen(s)i scannato. Vorrebbe uccidermi con sottigliezza “posata”, scarnire proprio me, che sempre credetti all’arbitrio libero quanto sospiro illeso da libellula danzante e alle farfalle “aperto”, affinché il Mondo sia felice di mille concezioni dentro un arcobaleno intrecciato alle detonazioni intonanti i colori delle soffuse tonalità roventi fra il rosso bruciante del fiero copulare e il fornicante, lavico indaco fulgido in nostre scremature virenti e profonde, non sciovinisticamente infornanti e lontane anni Luce, oh Dio la Luce, per nulla di forbici come il nostro che ama deformare al for(n)o “caldo”. Io che rappresento il lindo non inaridito e l’anima non glaciale da chi ha resistito a duri temporali dalle piogge malinconiche e sferranti colpi per vincermi nell’ingloriosa essiccazione che i cinici desiderarono s’accalcasse, come calcare, a mio sporcarmi in acrilico sbiadire per “voluttà” rivoltante del loro c(l)oro disumano e “unanime” d’aberrazioni infierire in ferite a traumatizzar di più le mie rimarginate cicatrici e a lederle indelebilmente col dolore amaro vicino alle acrimonie odiose dai contorni poco briosi ma da brividi, gli sarò (in)grato. Grattando a raschiar tal asino che subito può scongiurare quel che accadrà ma, già (de)caduto in mia trappola del congelarglielo, è topo nell’avvertire il formicolio d’un tremante in subito “scioglierlo” fra le mutande. Cagarella sciolta e di mia briglia nel sacro abba(gl)iante.</p>
<p>Mi presto al suo “gioco” ed egli incalza, sempre più incazzato, di avvilenti domande.</p>
<p>Mi chiede, di tutti personali con “Grazie” ma non suo ringraziamento eppur “grazioso” di falsità “nuda” in mio occhio indagatore, d’associare tre parole alla parola “Amore”.</p>
<p>Mi dà in mano un foglio, “scarto” la stilografica dai pantaloni e scrivo di getto “simpatico” un inchiostro mio “nero” da finto anatroccolo come Calimero.</p>
<p>Dal calamaio, colan vergate queste mie simbiosi con la Trinità, che io “allieto” di poesiole per abbellire la cartastraccia, cioè&#8230;:</p>
<p><em>amore degli stronzi a me non s’addice del neppur dir un solar dì da quattro soldi se di nettare sarai (s)fortuna a sua margherita triste e non da quadrifogli, amore è bacio di liquore se, della malelingua, nonostante il malincuore, lei non ti fotte di striscio, amore è una canzone di tal ritornello&#8230;</em></p>
<p><em>i fringuelli scesero a corte per “dorarla” nel permear quel che, imbucato, è sporco panno imburrato poi da lavare dal caramello anche se è un’educanda imbranata eppur che io “imbracai” in lago a barchetta o donnaccia da gastrica lavanda, e trotterellarono a frotte per punire la mignotta butterata e bruttarella.</em></p>
<p><em>Fine</em>.</p>
<p>Il tizio urla tosto che mi spaccherà le ossa e il “mio” che sta mobilmente rigido e umorale in mezzo a lei e al tuo culo eppur nella bella donna dietro belante, e quindi non arretro di fronte spaziosa nei retri della mia non celata “bottega” di olio parsimonioso.</p>
<p>Non capisce un cazzo e chiama la polizia perché mi crede matto e pur “volgarmente” ozioso. Acidulo come l’uva passa nelle passerine su mio mai ingravidarle da passeggino ma solitario in quanto pascolo di olive ascolane in ani da passerone.<br />
Passerà? Tu lo sai? Allora, il sale&#8230;</p>
<p>Al che, gli ricordo che sua moglie se la fa con un negro, e assomiglia al “cameo” di Martin Scorsese di <strong><em>Taxi Driver</em></strong> nel mio Bickle in fondo in fondo guardante da voyeur e ridente di beffarlo nel “porco” del mio parco rider sotto sotto.</p>
<p>Il tassametro va, il suo cazzo spara di grilletto (dis)armante.<br />
Paga il pedaggio, vai a vivere sotto i ponti, adesso scendi.</p>
<p>In realtà questa non è una fav(ol)a ma un’inculata.</p>
<p>Se tal freddura non hai digerito, ci son le fave di Fuca.</p>
<p>E lascia la fica se ficcante le fui affondandolo.</p>
<p>E Batman?</p>
<p>Batman ordina di battere le mani. Il resto è un gioco. Il Joker è la carta rubamazzo.</p>
<p>Un po’ “schizza”, poi sta buono più del cattivo nel “doppio”.</p>
<p>Il Pinguino è anche un <em>freezer</em>.</p>
<p>Il resto si fotta.</p>
<p>Compresa tua madre da compresse.</p>
<p>Non pressasse, sono stanco del <em>pressing</em>. Io giocavo ala, tu sei pollo e il goal provoca un <em>olè</em>!</p>
<p>Evviva “colui” che nel cu(cu)lo “vola”.</p>
<p>Le (s)<em>ole</em>.</p>
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		<title>Travis!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 01:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Scheletri]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi Driver]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Iris]]></category>

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		<description><![CDATA[Di come Travis Bickle, man on fire, li ammazzò uno dopo l’altro in uno spettacolo “aberrante”, di vendetta impressionante, marchiandoli a stigmata perpetua Nel Mondo, nascono subito persone come me che, arrivate alla soglia già molto precoce della soglia percettiva, fermano la coscienza, apparentemente immobilizzandola, per approdare allo sterminio di sé catartico, d’una estrema unzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_292" style="width: 212px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01041804.jpg"><img class="size-medium wp-image-292" alt="Iris!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01041804-202x300.jpg" width="202" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Iris!</p></div>
<p style="text-align: center;"><strong>Di come <em>Travis Bickle</em>, <em>man on fire</em>, li ammazzò uno dopo l’altro in uno spettacolo “aberrante”, di vendetta impressionante, marchiandoli a stigmata perpetua</strong></p>
<p>Nel Mondo, nascono subito persone come me che, arrivate alla soglia già molto precoce della soglia percettiva, fermano la coscienza, apparentemente immobilizzandola, per approdare allo sterminio di sé catartico, d’una estrema unzione nel disintegrare la razza storpia dell’umanità sbagliata e sbadigliante, sempre sull’orlo omertoso del confessare le meschinità con ipocrite bugie ma poi mentirle, nel non pentimento di massa.<br />
Dinanzi a un carro armato di profonda “atimia”, non puoi nulla. Quando affila l’arma, lo sterminio li devasta. Una persecuzione senza un attimo di tregua, allenta la morsa e poi deflagra l’anima a scoppio repentino, poi un altro improvviso nel silenzio della Notte. Fra sguardi dei “dirimpettai” a suo limitrofo tifar che li uccida tutti.<br />
Aborra Travis il Sole, è vampiro (non) sognatore, della filastrocca aggrovigliata a suo intimo e leso Cuore, eppur immune ma con potenti munizioni, avanza fra le tradizioni vetuste, egli è l’innovatore, il gran “ciarlatano” dalle mille ossessioni e non si polverizza con un mieloso quanto bieco bacio sulla fronte. Dal buco egli è tornato, più forte e agguerrito di prima nello spaventarli e soggiogar i lor stili stolti di vita, con puntiglio e maggior repentaglio egli arrota le rotule, le spezza e incatena la sua pelle al dimagrimento a vista d’occhio. Mirino di mira acuta quanto l’esplodere. E, se esplode, son gua(nt)i.<br />
I lestofanti fuggon terrorizzati, segnalano per altro rabbonir d’intimidazioni ma egli non arretra e ara la mietitrice. Coltiva la sua mania omicida, telefona anonimo nel trambusto dei soliti (ig)noti e agguanta le prede come un selvaggio, irrefrenabile cacciatore. Accende la macchina e fa volar pezzi di marmo del falso amore. Donando alle troie sol che calci di acido sapore e ai papponi un papparselo nello spappolato fegato di vigliacche “palle”. Li prende per i calzoni, a suo “coglione” maltrattato colpisce detonato. E non occorrerà fermarlo di “fermagli” con bave alla bocca da signori “bravi” e persone “perbene”, egli odia il moralismo e le prediche dei bonaccioni. Egli è e c’è, ucciderà i beoti, letale nel quando meno se l’aspetteranno.<br />
Nell’attesa, vibra e assediarlo oppur sedarlo non puoi.<br />
Carta adesso canta e in testa vi caga, dopo avervela mozzata. Perché i tentativi di (de)moralizzazione non partorirono un Pronto Soccorso ma un SOS di allarmismo savio.<br />
Travis è sempre stato pazzo ma vi aveva avvisato e non fu ascoltato, da quando scelse tal icona cinematografica a virtuoso sputarvi nelle membra e sbranarle.</p>
<p>Firmato un imprevisto Stefano Falotico<br />
Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
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<li><a title="Taxi Driver (1976)" href="http://www.filmtv.it/film/7025/taxi-driver-1976/">Taxi Driver (1976)</a></li>
<li><a title="Ronin (1998)" href="http://www.filmtv.it/film/18034/ronin-1998/">Ronin (1998)</a></li>
<li><a title="Cuore selvaggio (1990)" href="http://www.filmtv.it/film/14352/cuore-selvaggio-1990/">Cuore selvaggio (1990)</a></li>
</ol>
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		<title>Vendicati!</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 14:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Devil]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi Driver]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Alveare di revenge, scuoia la calma, sviscera in vene slabbrate, fremiamo in ossessive torture ai mendicanti della nostra anima! Mattina “altezzosa”, immemorabili squittiscono gli odori carnali recisi, che insistentemente “logoro” di corrosione alta, ateo e giammai ad ammansirmi in tal putrescenza che spolverate sempre con l’impolverarci. Io vi polverizzo. E, dal nero [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_260" style="width: 217px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Travis-Bickle.jpg"><img class="size-medium wp-image-260" alt="Scheletro, (D)io odio ogni armadio!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Travis-Bickle-207x300.jpg" width="207" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Scheletro, (D)io odio ogni armadio!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Alveare di </i>revenge<i>, scuoia la calma, sviscera in vene slabbrate, fremiamo in ossessive torture ai mendicanti della nostra anima!</i></p>
<p>Mattina “altezzosa”, immemorabili squittiscono gli odori carnali recisi, che insistentemente “logoro” di corrosione alta, ateo e giammai ad ammansirmi in tal putrescenza che spolverate sempre con l’impolverarci. Io vi polverizzo. E, dal nero metafisico del mio cervello, grattato, affranto, premuto e torchiato, è esploso Dio il punitore, il barbarico orso delle nevi congelate. In guardia, “bendate” le vostre abitazioni “simpatiche”, inchiostri della verga a vergine che, di spudoratezza, vilipendeste, s’è immolata la furia. Vi st’accerchiando, in cerchio un bel e gravitante falò, spalmati nemico nella contrazione, blocca il tuo mugugno e qui odi adesso il fuoco dello schiacciasassi. Ti salta addosso il macigno, ti stai infiammando, paura a “potenza” magna dai nervi tuoi ché tanto uccidesti il mio io. Avanti, crep(iter)ai, e il dolore ti sarà agonico, sventrante, t’entra di soppiatto, applaudi di risa anche ora col tuo branco rissaiolo? Oh issa, guarda che forca, oh mio orgiastico. Dovevi colpire con più forza perché la mia taurina energia qui ti è invidia non più contrita. Non contagi più nessuno, aspergi il pianto prima di supplicare pietà. E il mio perdono non t’accorderà. Ecco, ecco, ecco il mio “amore”, a te donato, osannami e quindi senz’ossa ti spelo.</p>
<p>Clandestino, del pagare un nubifragio dell’anima, svenente in complessi di colpa, artic(olat)o in questo trambusto, di robustezza mantengo la fame negli occhi e li vivo, vetri oggi “corrucciati” e doman’intimiditi da un altro nervosissimo tedio. Superlativi di tanti de(mon)i, spassionato, abbraccio Satana e con lui ballo, casino che inneggio in voi che m’adorate o forse mi scherni(re)te come tutti. Trattore di lentezza e quindi ad accelerazione, gravosi v’impaurite. E qui la rabbia è manifesta, non più assassinii commetterete.</p>
<p>Qui, vige l’astrazione! In me il solo Sole!</p>
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