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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Silenzio Una favola</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il silenzio. Una favola</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jul 2013 10:47:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il silenzio. Una favola]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe Silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[Silenzio Una favola]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Il silenzio. Una favola Εῦδουσιν δ&#8217; ὀρὲων κορυφαί τε καὶ φάραγγες πρώονες καὶ χαράδραι1 ALCMANE, 60, 10, 646 &#160; «Ascoltami», disse il Demone, ponendomi una mano sulla testa, «la regione di cui parlo è una tetra zona della Libia, sulle rive del fiume Zaire. Lì non c&#8217;è quiete né silenzio. Le acque del fiume [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/_1sZXQSFBrg?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/_1sZXQSFBrg?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il silenzio. Una favola</strong></p>
<p>Εῦδουσιν δ&#8217; ὀρὲων κορυφαί τε καὶ φάραγγες</p>
<p>πρώονες καὶ χαράδραι1</p>
<p><em id="__mceDel">ALCMANE, 60, 10, 646</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Ascoltami», disse il Demone, ponendomi una mano sulla testa, «la regione di cui parlo è una tetra zona della Libia, sulle rive del fiume Zaire. Lì non c&#8217;è quiete né silenzio.</p>
<p>Le acque del fiume hanno un malsano colore zafferano, e non scorrono verso il mare, ma ribollono sempre sotto l&#8217;occhio infuocato del sole con un moto tumultuoso e convulso. Per molti chilometri su entrambi i lati del letto melmoso del fiume si estende un pallido deserto di giganteschi gigli d&#8217;acqua. Essi sospirano l&#8217;uno nell&#8217;altro in questa solitudine e stendono verso il cielo i lunghi, sottili colli e dondolano qua e là le teste semprevive. Un indistinto mormorio esce da mezzo a loro ed è come il gorgogliare di una sorgente d&#8217;acqua sotterranea. Ed essi sospirano l&#8217;uno nell&#8217;altro.</p>
<p>C&#8217;è però un confine al loro regno &#8211; il limite della scura, orribile, alta foresta. Qui, come per le onde del mare presso le Ebridi, il sottobosco è continuamente agitato, ma non arriva alcun vento dal cielo. Gli alti primevi alberi ondeggiano eternamente qua e là con un poderoso assordante fracasso e dalle loro alte cime cadono in continuità, una dopo l&#8217;altra, gocce di rugiada e alle radici fiori velenosi giacciono contorti in un sonno agitato. In alto, con un sordo frusciante rumore, le nubi grige corrono sempre verso occidente fino a riversare una cateratta sull&#8217;infocata parete dell&#8217;orizzonte. Ma non arriva alcun vento dal cielo e sulle rive del fiume Zaire non c&#8217;è quiete né silenzio.</p>
<p>Era notte, cadeva la pioggia e, mentre cadeva, era pioggia, ma una volta caduta era sangue. Io stavo nella palude, tra gli alti gigli e la pioggia cadeva sulla mia testa ed i gigli sospiravano uno nell&#8217;altro nella solennità della loro disperazione.</p>
<p>Tutto ad un tratto, sorse la luna, attraverso una leggera spettrale nebbia, ed era di color cremisi. Il mio sguardo cadde su un&#8217;enorme roccia grigia che si ergeva sulla riva del fiume ed era illuminata dalla luna. E la roccia era grigia e spaventosa e alta &#8211; la roccia era grigia. Sulla sua parete anteriore c&#8217;erano delle lettere incise nella pietra. Camminai nella palude dei gigli d&#8217;acqua fino a raggiungere la riva, in modo da poter leggere le parole sulla pietra, ma non riuscii a decifrarle. Stavo tornando indietro nella palude quando la luna s&#8217;illuminò di un rosso più vivo ed io mi voltai; e lessi ancora le lettere sulla roccia; e la parola era DESOLAZIONE.</p>
<p>Guardai in alto e c&#8217;era un uomo sulla sommità della roccia; mi nascosi tra i gigli d&#8217;acqua per poter spiare i gesti dell&#8217;uomo. Alto e di figura maestosa, era avvolto, dalle spalle ai piedi, nella toga dell&#8217;antica Roma. Indistinti erano i contorni della sua figura ma le sue fattezze erano quelle di una divinità poiché il mantello della notte, della bruma, della luna e della rugiada avevano lasciato scoperti i lineamenti del suo viso. La sua fronte era alta, pensosa, il suo sguardo tormentato, e nei solchi scavati sulle sue guance lessi storie di dolore, di tedio, di disgusto per l&#8217;umanità, e un desiderio di solitudine.</p>
<p>L&#8217;uomo sedette sulla roccia, poggiò il capo sulle mani e chinò lo sguardo sulla desolazione antistante. Guardò in basso l&#8217;agitato boschetto di arbusti e in alto gli alti primevi alberi e ancor più in alto nel cielo corrusco e nella rossa luna. Io ero disteso, nascosto dietro lo schermo dei gigli e osservavo le azioni dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo tremava in solitudine; &#8211; ma la notte svaniva ed egli sedeva sulla roccia.</p>
<p>L&#8217;uomo distolse la sua attenzione dal cielo e guardò il tetro fiume Zaire, le gialle orrende acque, la pallida schiera dei gigli d&#8217;acqua. L&#8217;uomo ascoltava i sospiri dei gigli d&#8217;acqua e il mormorio che veniva da loro. Giacevo vicino allo schermo protettivo e osservavo le azioni dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo tremava in solitudine; &#8211; ma la notte svaniva ed egli sedeva sulla roccia.</p>
<p>Tornai nei recessi della palude, avanzai a fatica nell&#8217;intreccio dei gigli, chiamai gli ippopotami che dimoravano nella melma dei recessi della palude. E gli ippopotami udirono il mio richiamo e vennero fino ai piedi della roccia e mugghiarono alte paurose grida sotto la luna. Io giacevo rinchiuso nel mio nascondiglio e osservavo i gesti dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo tremava in solitudine; &#8211; ma la notte svaniva ed egli sedeva sulla roccia.</p>
<p>Allora imprecai contro gli elementi con la maledizione del tumulto, e una paurosa tempesta si scatenò nel cielo, là dove prima non c&#8217;era alito di vento. Il cielo divenne livido per la violenza della tempesta, la pioggia cadde sulla testa dell&#8217;uomo, la corrente del fiume si gonfiò, le rive furono tormentate dagli scrosci, i gigli d&#8217;acqua sghignazzavano isterici nel loro letto, la foresta crollava sotto il vento, il tuono rombava, la folgore cadeva, e la roccia oscillava sulla sua base. Io ero racchiuso nel mio nascondiglio e osservavo i gesti dell&#8217;uomo. E l&#8217;uomo tremava in solitudine; ma la notte svaniva ed egli sedeva sulla roccia.</p>
<p>Allora mi infuriai e imprecai, con la maledizione del silenzio, contro le rive, i gigli, il vento, la foresta, il cielo, il tuono ed i sospiri dei gigli d&#8217;acqua. Furono maledetti e tacquero. La luna cessò di barcollare sulla sua traiettoria nel cielo &#8211; il tuono morì &#8211; il lampo non divampò — le nubi rimasero ferme &#8211; le acque sprofondarono al loro livello &#8211; gli alberi cessarono di scuotersi &#8211; i gigli d&#8217;acqua non sospirarono più &#8211; il mormorio cessò di levarsi da loro, non c&#8217;era più l&#8217;ombra di un suono in tutto lo sconfinato deserto. Io guardai le lettere incise sulla roccia ed esse erano cambiate; le lettere dicevano SILENZIO.</p>
<p>Il mio sguardo cadde sul volto dell&#8217;uomo ed il suo volto era pallido di terrore. Sollevò bruscamente la testa dalle mani, si levò in piedi sulla roccia e ascoltò. Ma non c&#8217;era alcuna voce in tutto lo sconfinato deserto e le lettere incise sulla roccia dicevano SILENZIO. L&#8217;uomo trasalì, volse il viso e fuggì via lontano, veloce fino a che non lo vidi più.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora ci sono dei bei racconti nei volumi dei Magi &#8211; nei malinconici volumi dei Magi, rilegati di ferro. Là vi dico, ci sono storie eroiche del Cielo, della Terra, del possente mare &#8211; e dei Geni che dominarono il mare, la terra e il cielo sconfinato. Molte leggende si trovano anche nei responsi dettati dalle Sibille e molte sacre ammonizioni furono udite nell&#8217;antichità dalle foglie opache tremanti intorno a Dodona &#8211; ma, per Allah che vive, quella favola che mi ha narrato il Demone quando sedette al mio fianco nell&#8217;ombra del sepolcro, .credo proprio sia la più splendida di tutte! Quando il Demone ebbe terminato il suo racconto, ricadde nella cavità della tomba e rise. Io non potevo ridere insieme al Demone ed egli imprecò contro di me perché non potevo ridere. La lince, che dimora in eterno nella tomba, uscì da essa e si accovacciò ai piedi del Demone, e lo guardò fisso in volto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1 Dormono le cime dei monti; le vallate, le rupi, le caverne sono silenti (N.d.A.)</p>
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