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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Shining</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Villa Clara</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 10:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Case maledette]]></category>
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		<description><![CDATA[Aleggia lo spettro di una bambina Clara spi(rit)ata &#160; Abito in via della Ca’Bianca, nella periferia “nobile” d’una Bologna nebbiosa, avvolta spesso da piogge novembrine che si protraggono sin a estate inoltrata, “tumefacendo” il clima e rattristandolo d’una mesta aria leggera ma fortemente, robustamente temporalesca. &#160; A pochi chilometri dalla mia abitazione, immersa nel verde [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/04/Villa-Clara.jpg"><img class="size-medium wp-image-714 aligncenter" alt="Villa Clara" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/04/Villa-Clara-300x193.jpg" width="300" height="193" /></a></p>
<p align="center"><b>Aleggia lo spettro di una bambina <i>Clara</i> spi(rit)ata</b></p>
<p>&nbsp;<br />
Abito in via della Ca’Bianca, nella periferia “nobile” d’una Bologna nebbiosa, avvolta spesso da piogge novembrine che si protraggono sin a estate inoltrata, “tumefacendo” il clima e rattristandolo d’una mesta aria leggera ma fortemente, robustamente temporalesca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A pochi chilometri dalla mia abitazione, immersa nel verde caduco di cipressi ga(gliard)i, esiste una magione maledetta, Villa Clara, ubicata al 449 di Via Zanardi, la stessa via principale che “taglia” di decumana la laterale nella quale risiedo. Limitrofa a Trebbo di Reno, c’è Clara&#8230;, e la leggenda narra che fu abitata da un casato patriarcale d’alto rango, ma il padre, alla <b><i>Shining</i></b>, non sopportando più le doti di chiaroveggenza della figlia, e spaventatone a morte, la murò viva quand’ella era ancora bimba, quasi in fasce. Alcuni, invece, sostengono che la uccise così terribilmente nella sua adolescenza. Oggi, la gente è impaurita ad avvicinarsi al luogo di tal oscena, non raccontabile perdizione omicida, e chi ha avuto il coraggio di appropinquarsene, dice che ha avvistato il fantasma di Clara piangere e, al contempo, ridere, correre nel giardino antistante alla villa, soprattutto a notte fonda, “meta” prelibata d’alcune passate sette sataniche assetate di sangue d’infante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Or non m’è dato sapere se ciò sia indescrivibilmente vero o sia soltanto la fantasia popolare ad aver creatone il mito, ma fatto sta&#8230; che il terrore, al (ri)cor(do) di tal storia maledetta, rabbrividir mi fa in mutande e non so se quanto ascoltato dai can(tor)i mi faccia ridere o piangere dal tremore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mia voce s’arrochisce e io, scioccato, resto basito e “murato vivo” a paralisi della paura profonda che ancor sento&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Luccicanza!</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2014 10:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Shining]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Shining, uomini, siate sempre nella luccicanza dell’adamantino, vivido lindore da (in)fanti Non raffreddatevi, non verrete così assiderati nell’algido mattino del triste figuro&#8230; Acquosa, la mia anima nervosa, schizza e “sguazza” fra la dura neve sobria e (in)felice d’una tormentante angoscia perenne ma vivaddio (in)sana e non melmosa, tenera, la mia anima non s’indurirà all’aspra corruzione dei [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Shining.jpg"><img class="size-full wp-image-618 aligncenter" alt="Shining" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Shining.jpg" width="707" height="402" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b><i>Shining</i></b><b>, uomini, siate sempre nella <i>luccicanza </i>dell’adamantino, vivido lindore da (in)fanti</b></p>
<p align="center"><i>Non raffreddatevi, non verrete così assiderati nell’algido </i>mattino<i> del </i>triste figuro&#8230;<i></i></p>
<p>Acquosa, la mia anima nervosa, schizza e “sguazza” fra la dura neve sobria e (in)felice d’una tormentante angoscia perenne ma vivaddio (in)sana e non melmosa, tenera, la mia anima non s’indurirà all’aspra corruzione dei “grandi”, quegli orchi dagl’occhi repellenti, mortiferi come gli strapiombi “taglienti” dei Pirenei più “brulli” e rocciosamente ferenti in lame scalfenti, giammai giacerò o “gracchierò” da (im)mobile <i>co</i>(<i>r</i>)<i>vo</i> del mio cuore anneritosi e non più luminescente nello stupefacente, bianco, innato candore illuminante, non creperò, schiacciato in bar(atr)o e (s)g(r)e(to)l(at)o “impostato” come cadaveri ambulanti nelle (s)bar(r)e dei mielosi torroni (non) viventi, “torreggianti” ghiaccio insensibile degl’apici (de)caduti in bassezza crudele-spaccante, non m’essiccherò ischeletrito alle cancrene patinate-impantanate dell’orrore fattosi carne marcescente, non franerò, non mi frenerò e languido sempre scorrazzerò nella curiosità della romantica, creativa, vulcanica e lavica vivacità magmatica, fulgido nitore brillante dal continuo viaggiar an(s)imato, non mi ridurrò come un fantoccio “raffazzonato” da dei bambini giocosi che, scherzando in secchi fiocchi della rugiada gelata, morbidamente scolpiscono le lor paure infantili nel modellar un “<i>freak</i>” un po’ spaventapasseri e un po’ adulto “ammiccante” e cattivo, perfido d’occhiolini ambigui tra il non dir nulla e la spaventosa tristezza della sua “fermezza”, un po’ “babau” e <i>yeti</i>, <i>nightmare</i> inconscio di ciò che da “piccoli” tutti tememmo e poi, “crescendo”, fingiamo nell’“<i>or in</i> (s)<i>bocc</i>(i)<i>a</i>(ti)” di non più temere, invero tutto dentro tentando pateticamente di tenere(zze), conservandoci statiti-stagni da (in)fermi ai (man)tenenti bifronti e caudini, “caprini” e (in)castrati, soffocando il meraviglioso abisso delle cangianti maree senzienti all’emozioni più vere e profonde, ci saremo orridamente “mortificati”, in cuor nostro raggelatosi falsamente mentente, nell’aridissimo an(tr)o di quell’adulto “sciolto”, offuscatosi “marmoreo” già d’un cupo diventare l’insensibile “manichino” gobbo-addobbato a “festività” d’una “tradizione” (pag)ana che del Natale rispetterà soltanto i regali e quei ruffiani “baciamano” degl’ipocriti “volponi”, dei lupi “uomini” già agghiacciatisi nel fermo star “piantati coi piedi per terra”, pragmaticamente gocciolanti la putrescenza dell’inguardabile fissità ideologica, con gli occhi senz’emozioni più, come Jack Torrance Nicholson di <b><i>Shining</i></b>, (di)strutto da un bambino che, per florida “vi(t)a” della sua fantasiosa, imprendibile purezza luccicante, gli fu oltre e, se non perderà la sua stupenda innocenza, non soffrirà le pene dell’inverno da (s)contento&#8230; tremendo.</p>
<p>Sempre sa(li)rà!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Honeymoon with Edgar Allan Poe</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Feb 2014 14:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<title>Shining</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 14:05:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la luccicanza Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_245" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg"><img class="size-full wp-image-245" alt="Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle</p></div>
<div id="attachment_246" style="width: 380px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg"><img class="size-full wp-image-246" alt="Il lupo cattivello " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg" width="370" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Il lupo cattivello</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la </i>luccicanza</p>
<p>Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più raccapriccianti ché, solo rimembrarla, scote tremendamente le mie vene “adulte”.</p>
<p>Sin da piccolo, ho sempre sofferto d’una visione ascetica della realtà. Nei tempi, quand’ero ancor ciucciante i capezzoli di mia madre, ero svezzato in precoce odore di palpebre in mie iridi tanto mortifere da rifulgere proprio d’estasi vitale.<br />
Credo, anzi ne son certo, che le mie insonnie&#8230; tutt’ora perduranti in molta indecifrabile imperscrutabilità dell’amato mio più sacro scisma mentale, la zona profonda degl’ancestrali neuroni, si siano originate, scaturite magmatiche da una “frattura” primigenia, un liberissimo neonato librante nello spazio atemporale, deambulante.<br />
Una vibrazione percettiva che ha alimentato la mia e la vostra paura!<br />
Un buio dell’anima che tanto magnetica attrae e ipnotizza tutti quelli che vengon in contatto con me, quanto così accecante d’allontanarli ché, terrorizzati, gridano asmatici, impauriti da ciò che, nell’inconscio, l’inquieta.<br />
Non vi dannate dietro raziocini che ottemperino a qualche teoria rabbonente, è un sovrannaturale mio essere sempre a bloccare tutte le spiegazioni scientifiche. Un dono (in)naturale.<br />
Empirica di un’anima diversa, propulsiva così vivissima da urticar i vostri visi.</p>
<p>Gracchio quando la Luna accascia i suoi dardi bruni nel penetrarsi dentro la metropolitana di <i>Trafalgar Square</i>, ove gli scuri licantropi sbranano da <i>lupi</i> appunto <i>mannari</i>, <i>americani a Londra</i>. Divorando i lor stessi appetiti in fame mai saziata, offerta generosamente, di tutto parsimonioso morso, ai doppiopetti di chi veste, già, giacca e cravatta. Deglutiscono la cena, sminuzzano la carnale aderenza dei vostri “pantaloni”. Corrodono d’incisivi affinati le finezze bugiarde&#8230; poi si disperderanno nella brughiera delle nebbie, ululando incantati, inchinati ai pleniluni caldi.</p>
<p>Per tutta la mia vita “orrenda”, perché complicata da questo mio “errore” di fabbrica, ho anelato a trovar chi potesse assomigliarmi. Fra noi illuminati, la chiamiamo essenza dello <i>shining</i>. Dei cuori combacianti in affinità elettive.</p>
<p>Per sfortunate, o forse fortunose circostanze come le tante camere del grande albergo dal nome <i>Overlook</i>, incrociai un <i>uomo nero</i>. Dopo pochi, impercettibili istanti, compresi che riuscivamo a comunicare le nostre emozioni, a dialogare, a scambiarci i più misteriosi, empatici, impensabili pensieri, soltanto col potere telepatico della mente. Voi lo definireste “delirio”, il mio amico <i>David Lynch</i> lo intitolerebbe <b><i>Inland Empire</i></b>.</p>
<p>L’uomo nero, anch’egli all’inizio esterrefatto e un po’ scosso da quel che vide dapprima come “pericoloso”, mi sussurrò sottovoce all’orecchio che fors’ero il figlio “illegittimo” della Fata Morgana. Predestinato dunque alla sofferenza perché troppo vispo di vista aguzza in mezzo a un Mondo cieco e che, peggio, finge di chiuder spesso un occhio, bruciando però le streghe.</p>
<p>Non gli diedi ascolto, ritornai in “sella”, pedalai e cavalcai di triciclo fra i mille dedali di questo “ospitale”, disabitato<i> hotel</i>. Un ospedale del Peccato!</p>
<p>Mentre stavo pedalando di tutta lena e calma allegra, sobbalzai dinanzi a una porta oscena! Fui colto dal più mostruoso spavento. Non fu un’allucinazione da “bambino disturbato” ma una rivelazione sconvolgente. Mio padre, là dentro, in un’epoca remota chissà dove&#8230;, aveva sterminato le sue due figlie gemelle, le macellò a colpi d’ascia, da cannibale mangiatore soprattutto del suo “cuore”. Di fronte a me, scorsi poi la figura di mia madre, bella e magra, dolce e tranquilla. Ma piangeva. Perché era morta, assassinata dal marito, mia madre inguainata e insenguinata nel fantasma incarnato ad ammonizione perpetua che m’urlò: “Figlio, scappa. Allontanati da questa <i>Redrum</i>!”.  Con le ginocchia ancora screpolate di terrore, tentai di divincolarmi da quella “fantasia”.</p>
<p>Non molti mesi dopo, uccisi mio padre, il padre che aveva ucciso le figlie, blindandolo dentro il labirinto di come, se fuggì una volta dalla prigione della colpa, alla seconda fu tramortito e “freddato”.</p>
<p>L’uomo nero ha sempre ragione&#8230;</p>
<p>L’uomo nero conosce gli stregoni, gli “adulti” cattivi. L’uomo nero mi aveva messo in guardia da loro, dal puro <i>horror</i>, ma non gli diedi retta.</p>
<p>Ed è per questo che, per far paura ai bambini, si racconta loro la favola dell’orco.<br />
L’orco (non) è l’uomo nero, è colui che sa come va il Mondo, forse tuo padre all’apparenza si (s)vela in <i>Dottor Jekyll</i>, ma invero giocherà di <i>Hyde&#8230; and seek</i>.</p>
<p>Sin a quando un “bambino” ribalterà le regole dei ricatti, delle violenze psicologiche e te la combinerà bella.</p>
<p>Caro <i>Torrance</i>, sei conciato “a festa”. Cosa vuoi da bere, adesso?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><i> </i></p>
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