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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Robert De Niro</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>De Niro Heat</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2014 11:08:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Il Cinema di chi è nato nella sua alterità e nonostante le violenze, psicologiche o fisiche, non cambierà neanche angariato da altre mille torture perché, resistendo agli urti e alle pressioni sempre più feroci d’una società, che vorrà adattarlo alla tradizione della medietà conformista da anni tramandata in generazioni (de)generate a “oltranza”, s’opporrà [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/04/De-Niro-Heat.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-461" alt="Heat De Niro" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/04/De-Niro-Heat.jpg" width="1" height="1" /></a>di Stefano Falotico</p>
<p>Il Cinema di chi è nato nella sua alterità e nonostante le violenze, psicologiche o fisiche, non cambierà neanche angariato da altre mille torture perché, resistendo agli urti e alle pressioni sempre più feroci d’una società, che vorrà adattarlo alla tradizione della medietà conformista da anni tramandata in generazioni (de)generate a “oltranza”, s’opporrà perennemente d’arte “violenta” anche se verrà scambiato per “demente”, l’unica forma di ribellione possibile per rompere le mura silenti dell’omertosa ipocrisia obbrobriosa, accendendosi in visioni arcane, metafisiche, libranti in liberatoria fame dell’anima vibrantissima che, non più a punirsi, in quanto dapprima recintata dai ricatti coercitivi, desidera adesso unicamente spadroneggiare di libertà selvaggia, ancor turbando chi puntualmente e con “puntiglio” dei più meschini, lapidariamente graffiante e di melliflua falsità, ne volle imporre le ragioni (il)logiche dello star al mondo a suo modo. Un modo violentatore, che stupra l’anima in maniera “invisibile”, per appiattirla negli schemi stantii del loro stagno limaccioso, già affogante in risate ruffiane, poltrente e asservito all’adeguamento carnale “ottemperante” soltanto al laido rituale “lavorativo” del piegarsi all’impiegatizia<em> routine</em> giornaliera, riscuotendo lo stipendio a fine mese dopo le consuete urla altrui zittite, punite, murate vive, sedate, picchiate nel sangue della lor vividezza florida, strappando la poesia ai cuori lucidi per spremerli alla “durezza” lor “intoccabile” d’apparenze perentoriamente par(l)ate nel culo, ove sempre van a parare coi loro discorsi “intelligenti”, ché sempre tergiversano nello spacc(i)arsi intellettuali, rifugiandosi nella “cultura” quando una citazione li coprirà d’altro (s)mascherarsi dietro il paravento di un’“eleganza” prostrata al prostituire invero chi son davvero soltanto per “rispettare” la parvenza della rispettabilità “combaciante” con la miseria del lor illuso credersi vivi nello sbaciucchiarsi quando son già seppelliti, forse ancor prima che spu(n)tassero, nel limbo patetico d’uno strozzar il prossimo, a lor parvente d’esser un irritante “disturbante”, nel perseverante respiro lor singhiozzante l’andatura lenta del tutto scorrere. Il lutto!<br />
Allora, meglio il lupo. Che, ostinato, d’una testardaggine delle più bellissimamente nefande, insiste nella sua lotta sfrenata, vivendo una solitudine atterrente se questa è la condizione “esistenzialista” a cui s’è obbligati se non si cede ai ricatti “recidenti” l’innatismo, immutabile, della propria (in)alienabilità insindacabile, perché il di(ritt)o li ha creati come desiderò che nascessero&#8230; chiunque, barbaricamente, vorrà (il)lecitamente intenerirli all’addolcimento “cremoso” della vita “normale”, sarà sfidato.<br />
Il duellante “cattivo”, designato dall’inevitabile “<em>happy end</em>” già sentenziato dall’umanità fratricida che lo (co)stringerà a dover morire dissanguato, comunque sia&#8230; <em>non arretrerà&#8230; nemmeno un istante</em>.<br />
Questo si chiama masochismo? È autodistruzione?<br />
Sì, probabilmente lo è.<br />
E non erano cazzi tuoi rompere i miei “pian(t)i”. Mentali e d’anima.<br />
<em>Amen</em>.<br />
E ora che il <em>mucchio selvaggio</em> si scateni. Tanto v’accaniste contro noi, i “cani”, tanto creaste soltanto i cagnacci nostri più incattiviti, i lupi!<br />
Ora, che il vostro branco provi ad azzannarci ancora.<br />
Ora, come dice la Bibbia vera, a nostra distorsione e ritorsioni, siete voi le pecore in mezzo ai lupi!</p>
<p>Beffardamente, indosso i miei baffi. E lecco la schiuma del cappuccino.</p>
<p>Poi, raggruppo il mio manipolo di (ri)belli e vi facc(iam)o il culo!</p>
<p>Sarà un suicidio annunciato? Già, ma anche un omicidio tuo che ti sei (ri)cercato.</p>
<p>Chiamami <em>Wanted</em>.</p>
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		<title>Hands of Stone</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2014 00:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Édgar Ramire]]></category>
		<category><![CDATA[Hands of Stone]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Durán]]></category>

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		<description><![CDATA[La leggenda di Manos de Piedra, detto in inglese “Hands of Stone”, e l’enigma falotico, cioè il bizzarro e fantastico, improvviso, (in)compreso No Más Fight, chiamami De Niro/Ray Arcel&#8230; Quanto leggerete vi sconvolgerà, soprattutto è un monito spaventoso nei confronti di una famiglia ostinata di “legulei” criminali che, sotto la mia potenza, crollerà esangue, a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_410" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Hands.jpg"><img class="size-medium wp-image-410" alt="Amen" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Hands-300x254.jpg" width="300" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Amen</p></div>
<p align="center"><b>La leggenda di Manos de Piedra, detto in inglese “<em>Hands of Stone</em>”, e l’enigma falotico, cioè il bizzarro e fantastico, improvviso, (in)compreso <em>No Más Fight</em>, chiamami De Niro/Ray Arcel&#8230;</b></p>
<p>Quanto leggerete vi sconvolgerà, soprattutto è un monito spaventoso nei confronti di una famiglia ostinata di “legulei” criminali che, sotto la mia potenza, crollerà esangue, a barbarica vendetta innalzata in campione dei pesi “leggeri”, il più grande.</p>
<p>Storico è l’incontro fra il mitico Roberto Durán e il grande Sugar Ray Leonard. Improvvisamente, senza alcuna ragione apparente, Roberto, si siede all’angolo e sussurra il celeberrimo, “raccapricciante”, imperscrutabile <i>Mai più&#8230;</i> Da allora, nello sconcerto generale degli astanti, dei suoi <i>aficionado</i> e di tutto il mondo, non solo tifoso di pugilato, tale boxistico <i>bocciolo</i>, memore di reminiscenza di <b><i>Quarto potere</i></b> alla Welles, rimane il più impressionante atto di ribellione, credo, della Storia dell’umanità. Durán si ritira, da quel <i>match</i>, a vita privata e nessuno ancora ha mai svelato il mistero di tale appunto ritiro (in)sensato. Quest’anno, un valente, prodigioso regista venezuelano di nome Jonathan Jakubowicz ha deciso di rivelarne l’arcano, come garantisce già d’anteprima del suo nuovo film attesissimo, <b><i>Hands of Stone</i></b>. L’attore compatriota Édgar Ramirez, dopo il no fra l’altro del già designato Gael Garcia Bernal, vestirà i “guantoni” di Roberto, affiancato sul <i>ring </i>dal toro scatenato <i>De Niro</i>, un omonimo, dato che Robert è soltanto il nome statunitense dell’internazionale Roberto, appunto.</p>
<p>Una storia che assomiglia pazzescamente alla mia autobiografia, presto nelle migliori librerie. Stefano Falotico, vale a dire il sottoscritto, nato il 13 settembre del 1979, nonostante fervidi e prementi tentativi di “riportarlo” a una dimensione “combattiva” della “realtà” sociale, nonostante la determinata sua ritrosia, allentata per qualche anno di “reinserimento” alla convivenza “normale” affinché eternamente non si alienasse ma tornasse ad allenarsi, ancora è però fermamente sicuro della sua scelta, da sempre ipocritamente combattuta a sua volta dagl’insistenti, falsi “incitamenti” e dall’oppressivo “marchiarlo” soltanto di “vigliaccheria” perché aderisca ai laidi, viscidi indottrinamenti. No, grazie, vermi. Adoro il mio Credo. Questa è la mia storia, chi mi ama, come un devastante pugno allo stomaco, la tenga per sempre impressa nella memoria. Sin dalla mia prima adolescenza, disgustato, oserei dire nauseato dal già mio lungimirante, profetico aver captato la progressiva involuzione della società, protesa, come oggi sappiamo, al turpe e carnale, bestiale e frivolo imborghesimento, mi fermai a riflettere in un istante velocissimo, mi guardai attorno e lasciai (arre)stare&#8230; Falotico, nauseato dai suoi coetanei, avidi già guardoni delle sottane, a lor volta sventolanti in puttanesimo svenduto al miglior offerente, cioè il “re” Don King del “maggior dotato”, soprattutto di soldi e scopate truccate, s’abbandona sublime nell’odore delle profonde notti. Al che, la sua indole (in)dolente, da molti accusata erroneamente di esser solo la “stoffa” d’un topo, senza top(p)e, perdente, si plasma in Robert, divinizzando il suo eroico ribelle, senza “pelle”, nudissimo e dunque enorme, di <b><i>Taxi Driver</i></b>. Giunto in prossimità dell’età in cui la gente “comune” dimentica (in)coscientemente la bellezza della poesia per mascherarsi nel gioco scannante degli inganni e del “tirarlo” a campare ove il vento fa suonar meglio le “campanelline”, il signor Falotico, all’anagrafe vero Peter Pan, uncina la sua indole da santo missionario, e accetta per un attimo il rientro in (s)cena. Trova una donna, la ama ma presto s’annoia. Nonostante il suo (non) resistergli, all’ennesimo “spronarlo”, Falotico le strappa di nuovo la gonna e le mormora “<i>Gong</i>”. Lei piange, lui ne trova un’altra ma “Non più”. Vilmente tormentato da una famiglia che, per “reindirizzarlo”, credette di fargli del bene, a causa della loro orrenda mancanza di rispetto, sconta cinque anni, assolutamente inutili e peraltro più rafforzanti la sua irremovibile decisione, in cui rischia di esser “buttato al tappeto” di cervello bruciato a vita, sfiorando addirittura l’ospedale psichiatrico più famoso d’Italia. Salvato miracolosamente dai suoi familiari e da un agguerrito avvocato con due palle da toro, ritorna giustamente a vivere come la sua anima desiderò. Ma questa famiglia, soprattutto il figlio, nemesi della visione metafisica del Falotico, continuando a non concepire un’esistenza che per lui non è sinonimo di “godimento”, gli recapita, anonimamente (questo pensa il malfattore perché non si è cautelato di controllare la connessione del <i>modem</i> mobile) una missiva pericolosa&#8230; E a quel punto succede(rà) il finimondo. Vi racconto questa per metterli in allarme.</p>
<p>Stasera, come consuetudine, mi reco a un bar di estrema periferia. Oramai, vengo preso di mira da una ragazza sciocca e dal suo fidanzato “cazzuto”&#8230;</p>
<p>- Allora, fallito di merda, quand’è che, anziché bere caffè bollenti, a tarda notte, ti deciderai a scremarle, come me, di cappuccino?</p>
<p>Io non faccio una piega né sono in vena di spiegazioni. Mi avvicino alla mia macchina, apro delicatamente la portiera, mi siedo, estraggo dal cruscotto il mio nuovo libro, che a giorni potrete acquistare tutti, “Il cadavere di Dracula”, già fra l’altro disponibile in Kindle. Lo stringo fra le mani, ritorno al bar e ordino discretamente un altro caffè. La coppia si avvicina e ora è lei a provocarmi, ridendo spalleggiata da cotante “palle”, in segno di totale sfottimento. Senza batter ciglio, neppure sfiorandole le sopracciglia, per di più tinte da prostituta di basso bordo, le consegno il mio libro&#8230;</p>
<p>- E che dovrei farmene di questa merda? Ah, grazie, grazie davvero. Forse, abbiam finito i fazzoletti, vero caro? Servirà al mio uomo per asciugarsi lo sperma.</p>
<p>Poi, mi allontano e noto di sottecchi che, invece, incuriosita, forse per farsi altre quattro risate, incomincia a sfogliare le prime pagine. Trema convulsamente, il ragazzo preoccupato grida aiuto nel vederla svenire a terra, perché è ora in preda a scossoni terrificanti. Io, sempre con estrema cautela, mi reco nei loro pressi e sussurro <i>No Más</i>.</p>
<p>Morale: con infinita gentilezza, allo stesso modo, avvertii a una famiglia di non rompermi il cazzo ma, se a tal codesti non è bastato cambiar casa e sborsare una marea di soldi per (non) rimediare alla vergogna, spetterà loro una punizione “intoccabile”.</p>
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		<title>Promontorio</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Feb 2014 10:40:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Promontorio   Non v’è reato più mostruoso della boria degli adulti a spezzare la cruenta, sì, violenta fantasia della giovinezza che, ribellandosi, macellerà il gretto conformismo A piedistallo issato in orgogliosa gloria del mio sempiterno malessere di vivere, questo splendido, logorante ma vivido morbo che m’attanaglia e m’opprime con escrescenze strappanti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_383" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Max-Cady.jpg"><img class="size-medium wp-image-383" alt="Imparerai cosa vuol dire perdere!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Max-Cady-300x169.jpg" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Imparerai cosa vuol dire perdere!</p></div>
<p>di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>Promontorio</strong></p>
<p align="center"><i> </i></p>
<p align="center"><i>Non v’è reato più mostruoso della boria degli adulti a spezzare la cruenta, sì, violenta fantasia della giovinezza che, ribellandosi, macellerà il gretto conformismo</i></p>
<p>A piedistallo issato in orgogliosa gloria del mio sempiterno malessere di vivere, questo splendido, logorante ma vivido morbo che m’attanaglia e m’opprime con escrescenze strappanti le mie viscere, esigo silenzio. Viscere, gridate!</p>
<p>Attorcigliate in reclusioni ostruttive al sangue, da voi raffreddato e coagulato al glaciale, freddissimo spegnerne le vie respirative, in me s’ammalia d’ammantato gelarmi con arso furore di tempie crateriche in zampilli fluorescenti che partoriscono creatività inarrestabile. Potente, visionaria si slancia ad acutizzare la mia bella e altera malattia dell’anima, tanto l’assillate nel reprimerla quanto, straziata da tante grida d’adulti frivoli e canterini, ottusi e bellicosi ad affondarla in balli immolati alla più bieca carnalità, s’infuoca magnificente in alto, serenissimo vendicarsi con impetuoso ardere di grande ed esornante pavone-agnello da sacrificare sull’altare del Dio delle carneficine. Ove, aguzzini affilanti orrende cene d’unzioni alla purezza, stan allestendo il banchetto pagano delle frantumanti orge d’anali volgarità, a me indigeste, celate dietro risa allegre del costume odierno, invero la putrida scostumatezza della cattiva lor screanzata presunzione bigotta, sempre più incidente chi, nato discorde rispetto al coro porco delle sporcizie “eleganti”, dapprima, rabbuiato e paralizzato dai pesanti, estenuanti ricatti, si chiuderà nella muta omertà, mentendo alla verità della sua innata anima libera, e poi, con coraggioso sdegno, nauseato dal baccano vostro fiero da “rinomate” fiere “inviolabili”, volerà sopra le vostre teste com’un avvoltoio predatore che non arresterete, come un vampiro senza sonno, alato nel rapirvi e farvi soffrire come gli animali che incarnate ma tanto nascondete, <em>hide and seek</em>, di scheletri rabbrividenti nell’armadio di carni già spellate d’ossario a voi non più di vita rinsavente.</p>
<p>Il Diavolo è <i>Max Cady</i> che, deturpato della sua anche autentica “ingenuità”, pun(i)to scelleratamente, oltre la sconfinata ingiustizia delle più aberranti, in urlo di <i>cape fear</i>, “carezzato” alle vostre teste d’amputare nell’evirazione sana del danno morale a ripristinare lo scempio del peccato imperdonabile e originale, volteggerà attorno alle paciose, bugiarde domesticità.</p>
<p>E non l’addomesticherete con leguleie, ancor più mentitrici e vane trappole, perché il “topo” è sempre <i>Max il leprotto</i>, corre sotto il plenilunio come l’uomo <i>lupo</i>, s’asperge in divinità sua d’elevare le teorie superomistiche di Nietzsche e non attenua la gioiosa, sì, voluttà della sua ostia a benedirvi con l’imperturbabile, disturbante mietitrice dal tatuaggio profetico come la Bibbia, <i>Vengeance is mine</i>.</p>
<p>Udirete, durante le vostre tranquille sere, il canto giocondo della sua beffarda faccia da stronzo che, offeso e denigrato nell’onore puro all’anima, anche forse peccatrice ma non meritante tanto ipocrita insudiciarlo, sporcherà con altrettanta ferocità le bocche troppo facili di chi ha il cane, nel cortile, d’accudire a pelo della sua mogliettina frustrata e della figlia, gran figa maliziosetta da farle assaggiare il <em>ditino</em> insalivato del duro esperto in <i>Henry Miller</i>, “cancro” al <i>cristianesimo </i>“ortodosso” delle mentalità “toste”, e infilzante il suo pene liscio, eppur grinzoso, disgustoso e bastardo da urlatore ululante <em>Bible</em> di evangelica, non tanto angelicata “novella” messianica nella Babele di <i>Jessica Lange</i>, la bella di King Kong a sua suzione “materna” di mammelle ancor grosse come una piacevole, dolorosa, lenta inculata letiziosa di tanti <i>demoni&#8230;</i></p>
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		<title>Il solito gelato e una leccata ma non da lecchino al paraculo</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Oct 2013 09:40:11 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
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		<description><![CDATA[“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari! Così, in tal storia dai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img94.imageshack.us/img94/4214/m2mv.jpg" width="800" height="588" /><p class="wp-caption-text">Una granita e poi grandinale dentro! Gradiscila!</p></div>
<p>“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari!</p>
<p>Così, in tal storia dai miracolanti contorni, colo il mio coglier l’occasione e stampiglio una lagrima arrugginita in faccia alla comicità “triste”. Piango in finta camuffa e buffoneria che forse, nel disprezzo che ti spezza, rivela il rimpianto che sta dietro anche a chi prova a svoltare, rimane uno strozzar tutto, e le polveri abbrustoliscono una tortuosità che urla.</p>
<p>Ululo e vi ficco in culo!</p>
<p>Dietro le risa, anche le tue, c’è sempre il lupo. Coccoli il pelo ma strizza quel che non è e non sarà più nei sereni e nell’animo turbato. Esservi servile non è servito, tanto voi vivacchiate di leccatine e mordete le fragole con lingua a “orge di tenzone”, sempre ardenti miei tizzoni.</p>
<p>E poi osate “disossare”, rintuzzando la dose di fottervi fra cene da cretini, “cremosità” da me ripudiate, basate tutto su un’inventata vostra corsa per salir in “podio” al bellimbusto più apprezzabile, sfangate, v’affamate, di tutti mi spogliate da dilettevoli, eppur resisto da infamato e più fiammante, barcamenandomi sfarfallante, in ode a una poesia bislacca, non dolciastra come le vostre lacche su capelli da lacchè. Accendo un fiammifero ad Amsterdam, città fiamminga per canali di fighe vostre annegate. Ad Amsterdam non mi drogo, fotografo.</p>
<p>Checche&#8230; se ne dica, son il Principe.</p>
<p>Vergo la mia “verga” in solitudine, rassodato in apostrofarvi di sputarvi, di fissare il vostro “cotanto” arieggiar d’ilarità riprovevole. Siete davvero notevoli, sapete? Sì, il mio notaio vi consegnerà delle “note”.</p>
<p>Non son provato, son oramai provetto al fottuto sebben mi diate del poveretto e non mi darete credito.</p>
<p>Di mio, ho il nullaosta senz’ostie “benedette”, maledico il cazzo come si confà a farvele, tripudio splendido d’appunto cazzeggiar senza coglioni in mezzo alle palle. Ebeti, avete trovato l’osso duro, azzardatevi ad azzannarmi e vi spolperò poi leccando il pompelmo delle vostre puttane.</p>
<p>Qui, io enuncio codesto, “cari” bellocci da coccoline&#8230; Dopo tanto sognare, son tornato arrabbiato, rombante Cuore incendiantissimo.</p>
<p>Tenermi fermo, non mi dolerà, nessun dolo ora che il fuoco scoppia e di brace bacia tutti.</p>
<p>Sinceramente, sono peggio di te. Così è. Se ti sta bene, bene, altrimenti Male maiuscolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">(Stefano Falotico)</p>
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