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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Nosferatu</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il (bar)col(l)are di Dracula</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 09:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fragorosamente rinato, dentro la mia poesia più fulgida&#8230; ri(t)mato, ondante fra mille umori mutanti, perso, vagabondo, viandante. “Origami” di mio esser “androide” in tal mia nostalgia da Blade Runner. Ché rimpiango il tempo passato, non lo temo ma, dinanzi alle spettrali mentalità “odierne”, moderne d’orrido viver “dabbene” da mendaci, ferini, sferranti ca(r)ni, squagliandomi nei riflessivi, melanconici [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi60.tinypic.com/1zoak5k.jpg" width="582" height="858" /></p>
<p>Fragorosamente rinato, dentro la mia poesia più fulgida&#8230; ri(t)mato, ondante fra mille umori mutanti, perso, vagabondo, viandante.</p>
<p>“<i>Origami</i>” di mio esser “androide” in tal mia nostalgia da <b><i>Blade Runner</i></b>. Ché rimpiango il tempo passato, non lo temo ma, dinanzi alle spettrali mentalità “odierne”, moderne d’orrido viver “dabbene” da mendaci, ferini, sferranti ca(r)ni, squagliandomi nei riflessivi, melanconici pian(t)i infernali d’un tormento ossessivo e a mio distrutto cuor disossato, angosciandomi spaventosa-mente, non so se m’incanto d’un altrove sognante oppur mi lustro d’una purezza magnifica. Incendiandomi di passioni dense e vividamente sanguigne, “<i>weird</i>” perché non adatto ai “contemporanei” <i>nerd</i>, ai lor “tristi temporali” da stronzetti sempre fissati coi fum(ett)i. Gente sbiadita&#8230;</p>
<p>Piove, insiste la pioggia battente e io mi perderò fra i rivoli camaleontici del mio illanguidirmi “grandinoso”, scalfendo i selciati del mio non morto, come Dracula a Londra, che di notte visse tra le “<i>vergini</i>” <i>ma morì di sete</i>, succhiato dai dottori alla Van Helsing, bastardi nel suo “collare” da esser troppo grandioso lupo per esser accolto nella “colite” della “normale” accolita omologante, troppo poco ligio al dover di massa per non esser ammazzato dalle frivolezze di chi (non) vive solo di liti(g)i, di depressioni che (os)curano con le false dottrine delle cur(i)e, incrociando sempre le dita nel pregar i lor Cristi bifronti, onesti davanti, gentili di facciata “marmorea” e “amorevole”, poi tremendamente marc(escent)i nella “provvidenza” del sbatterti in cella e in “gelo” se non obbedisci, da idiota, ai cretini “Credo” screpolanti dei tonti, già squamati, che sol san appellarsi al cielo quando a lor non va la “cappella”.</p>
<p>Si chiama (im)potenza, testa di cazzo.</p>
<p>Bevitela!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Poesia di Edgar Allan, a(la)no vostro e Ave Maria in Pater di Santo Cielo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 15:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Stefano Falotico Alla psicoterapia, ho sempre preferito la poesia, Dracula e Fuga per la vittoria, io scelgo il mito, io scelgo la foll(i)a che mi acclama, un torbido spirar alla “spirale” delle “spie” Conosco, al solito, una donna. Le porgo un occhio semi-asciutto in ammiccamento beffardo, forse sotto i baffi d’altre ce(r)n(ier)e delle beffe. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" alt="" src="http://oi61.tinypic.com/33nw4cw.jpg" width="522" height="422" /> di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Alla psicoterapia, ho sempre preferito la poesia, <em>Dracula</em> e <em>Fuga per la vittoria</em>, io scelgo il mito, io scelgo la foll(i)a che mi acclama, un torbido spirar alla “spirale” delle “spie”</strong></p>
<p>Conosco, al solito, una donna. Le porgo un occhio semi-asciutto in ammiccamento beffardo, forse sotto i baffi d’altre ce(r)n(ier)e delle beffe. E non l’arraffo, sol altro fegato mio “arruffato”, in un richiamo però sempre più appassionato. Spesso non m’arrendo, altre “da solo” m’arrangio. Ma se diventa “solido”, sì, “pene” di contraltare, Dio mi punirà per questi auto-erotismi “bestemmianti”, ma non ho sonno, pace di pece e son-non sono la bestia, lei è bella, eppur alle “pecorine” vostre non belo. E, nonostante “tutto”, son sempre più bello. Anche quando nel girotondo ballo. Sbavate per i miei baffi, la mia barba è (in)colta, io sono il Conte e con me, voi del porcile, dovrete prima o poi far i conti. Qui, non si gioca alla romana ma a calci(o). E se, come <i>Pelé</i>, eseguo una rovesciata, piglio al “volo” ogni nazista, impressionandolo d’un gesto più alto del suo aver bruciato le nostre speranze, i nostri coraggiosi aliti, i nostri ebrei trattati da lebbrosi, noi da lor slabbrati, mai però di fughe e foghe ebbri. Prendetevi un’altra (s)figa e trattatela ma(ia)le. Io son il condottiero della mia anima e preferirò per tutta la vita una parata alle sparlate. Sparasti e qui son io, (s)fottente, ché non ti paro il “culo”. Demente!</p>
<p>Ti denuncio a mia (s)volta e ti blocco le “palle”. Nell’urlo forestale della festa nostra, di noi scoiattoli a tua testa di cazzo piscianti.</p>
<p>Inghiottito dalle falci mortifere e dalle tentatrici, tentacolari fauci di questo mondo di feci, sbrinato, un freddo polare s’è spanso, e l’aridità si mischia all’aria, commuovendomi a ogni istante, ché or mi muovo e siete voi a commuovervi, ad aver paura, a rintanarvi poiché è spaventevole coprifuoco di mia fuggitiva, imprendibile o(mb)ra.</p>
<p>Qui, io mi vendico come una furia rossa, come un pirata a incendiare i piromani che arsero i miei verdi prati e i miei polmoni&#8230; freschi. State arrestati, miei capi di “Stato”.</p>
<p>Io dietro (ti) sto.</p>
<p>Il cuor che sanguina e un collo tuo “issato” in mia gloria. Altre gole, forse la galera. Meglio dei galli.</p>
<p>Evviva chi russa in Russia ed è ruspante, rustico.</p>
<p>Ostile, ostico, ero(t)ico.</p>
<p>Qui, è devastante (onni)potenza in gioco <i>falotico</i>.</p>
<p>Ma la società piccolo borghese vorrebbe curarmi dal (rim)pianto del vostro intralcio, dall’ottusità delle vostre ipocrisie taglienti e del vostro modo di (in)tenderlo&#8230;</p>
<p>Io alzo l’anima e mia è qui la vita che, fulminante, sgorga in fremito di me ferente art(ic)o, nudo (s)profondo.</p>
<p>Sottilmente acu(s)t(ic)o nel rimbombo dei tuoni, nel mio Rambo, nelle mie segrete dei <i>mister</i>(i) vostri (s)coperti.</p>
<p>Ecco il puro divorato dai por(c)i vostri, ecco il “muto” che sbotta, borbottando a chi, boicottandolo, lo “sputtanò”. Chi crudele azzannò, chi al dolor aizzò, chi “rizzo” si credette dritto.</p>
<p>Pensando che sarei scappato, dopo avermi “scopato”. E che, anziché perseguirlo, avrei dovuto sol sgobbare da “gobbo”.</p>
<p>Da (im)piegato, da plagiato, da piallato e forse un domani anche stanchissimo e pelato.</p>
<p>Lui, <i>puta</i> e Ponzio Pilato, io Cristo al volermi suo crocefisso con la mentalità “aguzz(in)a” delle sue (in)ferme fisse. Ma io non sono un fesso e sei tu che morirai nel fosso. Dopo che t’avrò spolpato d’ogni ossa.</p>
<p>Nessuna ostia, cattiveria omertosa ché anche tu, amico (in)fedele, non osi e pensi solo alla sua ros(s)a&#8230;, nessuna (com)unione, nessun ecumenismo. Fottiti, cattolic(esim)o.</p>
<p>Voglio il porno, non l’<i>osé</i> e le rossette.</p>
<p><i>Oh oh</i>, o siam russi e davvero rossi oppure vaffanculo!</p>
<p>Nessuna dottrina, nessun catechismo, nessun chinato, solo te spalmato.</p>
<p>Solo io, assassin(at)o.</p>
<p>Spi(n)a nel fianco, eppur ho ancora (f)iato.</p>
<p>Se vuoi intervenire con intenti taumaturgici, fai prima a chiamar il chirurgo.</p>
<p>Adesso, cuciti la bocca e in pancia beccatelo!</p>
<p>Becchino!</p>
<p>Tu, psichiatra del cazzo, sessuale maniaco, ecco il “bocchino!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nosferatu</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Nov 2013 13:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Presto questo mio scritto comparirà in un libro, forse nella mia versione Necronomicon. Nosferatu Un cannibale che viaggia fra generose, sfoglianti follie. E piange le sue mestizie nell’imbrunire della strada. Come la vendetta nel mio nero mantello! Irsuto, in tendini nervosi, si squamano le agonie, squalo in questa città che poltrisce. Decadentista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_273" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Nosferatu-Kinski.jpg"><img class="size-medium wp-image-273" alt="Amami!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Nosferatu-Kinski-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Amami!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/lQJpxLy4vHY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/lQJpxLy4vHY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Presto questo mio scritto comparirà in un libro, forse nella mia versione <em>Necronomicon</em>.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><i>Nosferatu</i></p>
<p>Un cannibale che viaggia fra generose, sfoglianti follie. E piange le sue mestizie nell’imbrunire della strada. Come la vendetta nel mio nero mantello!</p>
<p>Irsuto, in tendini nervosi, si squamano le agonie, squalo in questa città che poltrisce. Decadentista in un mio apparire-sparire, fantasma e spettro, canzoniere di cicatrici “pittate” a viso semp’affamato, scarno, scavato, zigomo affilato, mai flebile, colpente le rabbie impetuose, forte, “incastrato” nel sempre mai dissuadermi da quel che sono, esperii, rinnegai e potente (ri)spu(n)tai! Da quel che capto d’istinto, gabbia mia voracissima rapita di scherno dolente in questa società “scherzosa” e schermante, propensa atavicamente alla derisione e ai giochi più schernitori, a umiliare il prossimo sinché par debole e dunque percepito come vigliacco su cui accanirsi da “sani”.</p>
<p>In una sera d’avanzato Settembre, mia amata mi domandasti perché, “affranto”, stavo affacciato al balcone a osservare il passeggiar stanco d’uomini indaffarati, chi con la prole “addosso”, chi ridacchiando nell’indistinto, confuso chiacchiericcio. Mi voltai, tranquillamente ti risposi che io non mi riposo neppure quando contemplo, o fingo, sospirando di guardare il tramonto sbuffante, quando plasmo le mie iridi, d’apparenza “distratta”, nel vedere oltre la superficie dei mari calmi, delle coscienze addormentate. Mi baciasti, soffiasti sul mio collo e premesti alla base del mio cazzo, che schizzò naufrago di tanta “moderata pigrizia”. Con flemma “acustica”, addolcisti l’esorbitare frenetico del mio voluttuoso volerti già volteggiante e nuda, “dirimpetto” a tutti che, da sotto, potevan adocchiarci per additarci come maniaci dell’oscenità impudica. T’afferrai, sollevando la gonna in veloce, punitor strappo, e tu me lo “stappasti”. E, nell’infilarlo dolce, allev(i)asti il dur Cuore mio triste, mordesti la mia spina dorsale e indossasti la ferocia di tal nostro (s)fregiarci. In un lasso “fregante” di Tempo “impertinente”, superbo di dinamicità d’acciuffar giusto l’istante d’una temperatura già vittoriosa dal turbinio giammai frenante, ferino inalai la tua figa nei sapori salivari dei canini e tu incalzasti a sbavarci&#8230; attorno, modellazione plastica di due cere astratte, remote d’eternità ineludibile da quest’umanità già, da come nacque, annuente al voler del conformismo arido e stanco.</p>
<p>Ti dimenasti a letto, furibonda di tanto mio buono-cattivo Dracula. E, non mor(d)endoci più, travolti dall’impeto dei gioiosi sensi, accasciai il pene nella vagina tua levigante, leccando poi l’agone dell’avermi martirizzato in tanto nostro ossessivo martellarci pulsante.</p>
<p>Mi domandasti, quindi abbandonata al godimento forse ancor maggiormente disinibito&#8230;, sai quando le carni s’ammorbano nel sudato rilassarle appena “espi(r)ate” nell’alto del poco trascorso innalzarci scevri d’ogni inibizione, se mai io fossi stato in carcere.</p>
<p>Perché, nello scoparmi come Cristo di Dio e Madonna tua di nuovo sverginata nella totale grazia da puledra <i>ars amandi</i> tanto disarmante, avvertisti attimi inequivocabili in cui, macellato dalla tua bontà serena e anche da osannata mia troia serva e severa, ebbi l’indeciso (s)concerto corporeo d’incorporare bestemmie al creatore.</p>
<p>Non solo della tua figa estasiante, io gemetti lagrimante. Sì!</p>
<p>Leccai il capezzolo tuo più irto, quello più tutt’ora da lubrificare nonostante il furioso prima suggerlo in carnivora tua irrefrenabile e lussuriosa, ridonata e ridondante verginità, porgendoti la carezza d’una risposta (in)discreta, ambigua come il dipinto dinanzi al nostro letto. Elegante e non volgare, forse provocante.</p>
<p>Un dipinto che ritraeva Satana accerchiato dagli angeli nel farsi il Cristo d’altro bugiardo schiacciato dalle ipocrisie di chi, da lassù e dalle origini imprigionanti, mentitore “comanda”&#8230; perfino le sacre ostie e come si doman le orge.</p>
<p>No, sì, forse può essere, potrei aver visto le sbarre e l’Inferno a torchiarmi così come poco fa, infiammati dalla Passione, esasperammo la vita vera, amplesso dopo amplessi, flessioni “tortuose” da imbizzarriti tori in fila rubina del cremisi scioglierci. E, in tal purpureo accecare le virtù false, scopai me stesso nel vederla nuda e celestiale, da Illuminato. Perché solo chi ha sconfitto le tetre, crespe onde del Sole bastardo e illusorio, può risalire alle pure ragioni dell’amore notturno.</p>
<p>Quindi è, eternamente e dal terrestre stronzo, alienata, eterea felicità che durerà sempre diurna!</p>
<p>Sai, ci fu un Tempo nel quale vissi nascosto, come un cerbiatto “matto” che, scalciando fanciullesco, cacciò proprio le “solarità” dei “vivi”, adempienti al tragitto “obbligato” e comunemente, secondo&#8230; così come avrei scoperto da intristito (dis)illuso, avviati invero e invece alla morte “tronfia”, che eppur si crede allegra e da “trionfi”.</p>
<p>Fu questo mio “tonfo”, nell’ero in un ieri forse ieratico e quindi già oltre, da cui rinvenni il riesumare la luminescente verità del Mondo. Già allora “fui”&#8230; sempre fum(m)o anche quando siamo, ricordatelo, &#8230; noi originari d’altre sponde da “diversi” del sentire e dunque amarci, commuoverci ed emozionarci&#8230;, già fui (<i>non</i>) <i>morto</i>. Più vivo degli altri nel mio sembiante da “sepolto”.</p>
<p>Ma la cattiveria della gente fu ancor più profonda. Superficiali, disprezzanti e partorenti il peggior, torturante (i)odio. Loro che “vivono colorati” di tanto c(l)oro, son proprio loro i mostri dei nostri “minori” cuori. Pusillanimi senza vergogna e privi di scrupoli morali, cesellatori testardi ché, secondo queste teste, la vita non può essere nulla se non la si vive come appunt(it)o a lor pare.</p>
<p>E fui lestamente “forzato” dalle violenze di tali bestie, dentro lo sgretolar delle sanguinarie pareti, con un vile arresto. Nella psiche ché al vociferar maggiore s’adattasse di tutto mio “fiore”. Forarono nel cambiarmi, “solleticarono” zone mie genetiche nel “naturalizzarmi” a quel che invece è mio naturale, immodificabile essere. Dunque a loro ridente proprio perché desiderarono che piangessi per plagiarmi al volere di “tutti”, della gente “comune” e avara. Ché avessi quel che loro adesso vogliono, han sempre ottusamente voluto sol avere. E non sono! Mai lo furono!</p>
<p>Lì, allora, ho visto. Ho visto le mille brame degli orizzonti, l’ampiezza della Bellezza rubata dalla cupidigia, dalla stupidità della loro mai placante, inetta, non essente bramosia.</p>
<p>Nell’<i>horror </i>vidi e (ri)vivrò. Nella virtuosità della mia fortezza. Ché attentarono ma nessuno, implorassero e basta, nessuno scalfirà.</p>
<p>Io scalpito di più rabbia e m’han solo che rafforzato.</p>
<p>Perché innocenti divelsero con pregiudizi svelti, a mortificarli perché “vivessero”. Noi&#8230;</p>
<p>Prima di giacere, qui nudi a letto, stavo assaggiando l’asprezza romantica del mio <i>Nosferatu</i>.</p>
<p>Del mio diverso. Anche del tuo. Ed è per questo che io e te ci siamo scelti, (ci) siamo accoppiati, abbiamo copulato.</p>
<p>Tu sei come me, il Nosferatu. Sfiorati&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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