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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Marlon Brando</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Travis Bickle vampiro</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2013 17:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
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		<category><![CDATA[Johnny Depp]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; di Stefano Falotico &#160; Il monologo-“monocolo” del vampiro “invisibile” Travis Bickle: ai bordi del turpe barbarismo “moderno”, v’è l’origine fallace, infelice e femme fatale della società (im)produttiva, il seme del Male a suo coraggioso nel mare allattante! Meschina è l’esistenza se, sfregiata, oltraggiata nella dignità onesta, dai parassiti travestiti da persone “perbene”, vien schifata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Il-coraggioso-Brando.jpg"><img class="size-medium wp-image-278 aligncenter" alt="Il coraggioso " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Il-coraggioso-Brando-300x214.jpg" width="300" height="214" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Il monologo-“monocolo” del vampiro “invisibile” Travis Bickle: ai bordi del turpe barbarismo “moderno”, v’è l’origine fallace, infelice e </i>femme fatale<i> della società (im)produttiva, il seme del Male a suo coraggioso nel mare allattante!</i></p>
<p>Meschina è l’esistenza se, sfregiata, oltraggiata nella dignità onesta, dai parassiti travestiti da persone “perbene”, vien schifata e genera emarginazioni a linciaggio di chi, schernito oltre le soglie del pudore, si ribellerà coi più “lievi” fervori, intingerà le sue membra nel fantasma lacustre d’un licantropo di mangusta, vi masticherà cannibale nel suo sopravvivere al di là d’ogni legge morale.</p>
<p>Sacralizzando il suo virtuoso punito, sfregerà gli impuniti a viso aperto e pugni scagliati con sublimi poesie feroci, nell’immolar il cantico creaturale della ritrovata, scatenata ira craterica.</p>
<p>Ove il suo carattere s’ammansì, esplose il Dio della strage, della divina carneficina ai macellai che inflissero castighi protrattisi a iosa per oscurarlo dentro il <i>tunnel </i>del turbato esistenzialismo in sé (dis)armato. E, “ammattito”, dalla cancrena sviscerata dell’agonia lesa con altrui folle arbitrio scriteriato, dagli inferi meandrici dei dolori tensivi, risorgente rifulgerà in coscienza vendicativa.</p>
<p>Come <i>Vlad</i>, Principe della Notte disturbato dalla chiassosa e ciarliera società frenetica degli scacchi matti o, peggior sorte(ggio), a demonizzarlo d’oscuranti sortilegi demoralizzanti al fine d’affinarlo al “buon” gusto della “golosità” pasciuta e scevra di scrupoli. Che “succosi”. Si slaccerà la “cerniera”, esibizionista furibondo, lanciando grido battagliero lanceolato a puro suo scalfito con indubbia boria, la prosopopea dei “posati” già nel lercio lecito addomesticati e privati del vero, innocente mastice al proprio profondo mastino effervescente e brioso.</p>
<p>Attaccherà briga nello sbrogliare il suo nervosismo a pelle, raschiata in transumanza d’una spaventosa e repentina metamorfosi stronza. Ma la metamorfosi non c’è. Come Iddio creato dagli spauracchi del moralismo per Cristi ubicati a loculo di scatole craniche presto plagiate dai catechistici e perciò castiganti indottrinamenti dei “dotti” poco di mente “elastica”. Scemenza innata e di orrido tramandata!</p>
<p>Egli è l’erudito che s’è rotto, strappa i lacci, piglia al lazo, ruppe imbizzarrito le putride razz(i)e dei razzisti, slegò con fragore le catene, attorcigliò la sua simbiotica Natura morsa dai viventi morti nell’innalzata levità del Cuore or ancorato alle baldanti aurore.</p>
<p>Dall’anfratto d’una intera, e giammai integra società di megere e finti “maghi”, navigò sin al fastoso chiarore del plenilunio torbido, modellato a far di sé un capolavoro nell’<i>orgasmizzarsi</i>.</p>
<p>Cattivo come nacque perché è enorme bugia credere che gli uomini siano buoni. Molti di essi si fan paralizzare dalle palizzate del viver “quieto” ma invero, così (tras)curandosi nell’amor davver proprio, agghiacciano sol che i lor s(t)essi, stesi in fila già orrendamente plasmata al <i>murder incorporated</i>.</p>
<p>Sputatelo, figli di puttana e papponi delle minorenni. Io sono il <i>predator</i> re(o) d’ogni più invincibile cacciatore del vostro sporco bosco! Io sono il <i>Pater Noster</i>! Vi disboscherò da quel che v’imboccate nell’indur(ir)vi a vicenda nelle ritualità da tribù “progredita” all’apparenza ma soltanto più ad atterrirmi d’orrore nella nudità del vedervi con vostr’assassina “meraviglia” da “sani” viaggiatori di tal valle di antropofaga lacrima “alleviante” idioti da zoo dei maiali.</p>
<p>Ieri, contatto un gran pezzo di figa, perché affascinato dalle sue seducenti, attizzanti caviglie, che si propagavano di <i>silhouette</i> lunga in gambe da “sifilide” venerante. Da quei centimetri “nascosti” del celarla in “tiro” di tacchi a spillo, udii il “mio” di grinta a volerla di <i>grinding</i>. Sentite come in tal “baciata” rima già ve lo baciate, oh miei gringhi, di musica per le vostre orecchie e il cazzo che voi invece “rapinate”, fingendovi di non ammirare tal parlante “grilletto” ringhiante. Origliatevi. Sveglia, coglioncelli! Rapitori “bravi” nell’edonismo di facciata ma squali della vostra piacente anima fustigata! Ella, calzante setose scarpine nere, su di me scalpitò le cosce a (mas)carponi, in foto assaggiate da un cane assatanato a cui, abbaiandogli d’occhiolini languidi, lascivamente godeva non di “cuccia” nel pregustarlo “accarezzandoglielo” tanto nel ciucciato “cucciolotto”.</p>
<p>Il cane, di tanta “pregiata” lingua da ghiottone accalorato, tal figa con molta (in)certezza s’è montato.</p>
<p>Ed è per questo che la contattai, perché io lo so come il cane assai la tastò. Il mio <i>test</i>(icolo) s’è rivelato come al solito azzeccato!</p>
<p>Scopro che è <i>personal trainer</i> in una palestra per femministe dai <i>pilates</i> urlanti “in giuggiole” giulive la patata che <i>non deve chiedere mai</i> le “olive”. Forse, “quelle” son tutte rasate con del <i>Gillette</i> versione “<i>No woman</i>, non piangere”, sognanti di oliantissimi, “violenti” <i>yoga</i> “depilanti” ogni negro muscoloso, “asciutto”, mai in bianco alla Bob Marley “incazzato” come una bestia per le “violette!”. Esse alzano in “tono” i culi sul “sopp(r)es(s)ar” quante palle “avranno”, sfregano le cosce in tute “aizzanti” i cavalli prominenti, alcune (s)fregate da seganti e sfigati. Altre invece son procaci e voglion solo “tonificarle”, le residue, mosce di sedere, desiderano il fondoschiena “tornire”. Torreggianti nell’inno di mammelle “capezzollanti” per ogni maschio scopante di cappella bruciante al loro capezzale d’inondare.</p>
<p>Ella mi spezzò il pene e lo diede al mio discepolo. Il cane.</p>
<p>Par(ab)ola di Travis Bickle. Il quale, dopo rannicchiate flessioni a scultura del suo esistenzialismo da monaco, ingranò la marcia su taglio da <i>mohicano </i>e sparò in faccia per salvare l’unica puttana che non “li” meritava.</p>
<p>Meditate!</p>
<p>Ed è per questo che Marlon Brando de <b><i>Il coraggioso</i></b> conosce che la vita è dolore, “essa”, cioè la (s)figa, parte dal parto e finisce sempre d’una partita in “parità”.</p>
<p>Ora, dammela qua. Partorendo, le donne è come se venissero fornicate da Satana. Un po’ soffrono, un po’ no. Quasi gioiscono come la Gioconda.</p>
<p>Questo è il mio (rac)conto “sbattuto” agli osti e alle ost(r)i(ch)e dai vampiri ca(gnol)ini che siete voi!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Anche Marlon Brando è dolce come il burro, senza un tango ma da solo nelle tane, col ricordo di una donna da letame col tanga</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Oct 2013 15:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Bertolucci]]></category>
		<category><![CDATA[burro]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Marlon Brando]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo tango a Parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancor’innamorato, morbido e morboso fra moribonde striature dallo svelto, velato pensiero. Non è stata una gran vita, così decido di “circoscriverla” in una tastiera che l’inganni, la capti per come poggio i neuroni emozionali d’un rimpianto battente, o forse proprio da quel blackout rinascerà un’atavica speranza che credetti morta? Che ne so? Pensa a saperla tu, che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Brando-Parigi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-191" alt="Brando Parigi" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Brando-Parigi-300x204.jpg" width="300" height="204" /></a></p>
<p>Ancor’innamorato, morbido e morboso fra moribonde striature dallo svelto, velato pensiero.</p>
<p>Non è stata una gran vita, così decido di “circoscriverla” in una tastiera che l’inganni, la capti per come poggio i neuroni emozionali d’un rimpianto battente, o forse proprio da quel <i>blackout</i> rinascerà un’atavica speranza che credetti morta? Che ne so? Pensa a saperla tu, che ti professi di “sapore”.</p>
<p>E soprattutto lavati col sapone migliore. Quello che ti cancella la merda dalla faccia. A lentezza stanca, macilento&#8230; tu che prima primeggiavi in tutto&#8230;, cioè me stesso, ora non sei più o solo piuma, poeta per sublimare quello squittire che tanto però abbrustolisce, stizzito soffri, piangi lagnoso, ti dimeni ma ne val la pena?</p>
<p>Ambasciatore porta il piatto della vendetta. Il resto è da ve(n)dersi se sarà una mancia(ta) di colpi in pancia mancini al fegato mangiato. Non sono un gatto. Non ho sette vite e quindi devi rispettare il mio suicidio.</p>
<p>Porta via questi biglietti d’invito. Via, via! Vattene fuori! O ti butto io a calci già dal burrone!</p>
<p>Che fai? Mi offri della burrata? Ti sborro!</p>
<p>La gente non leggerà mai le tue “cazzate”, sei uno che cazzeggia, uno stronzo senza questa da tutti chiamata dignità. Che poi cosa sia non si sa.</p>
<p>Ho visto laureati con lode scopar puttane lorde, ho visto avvocati rubar i crimini ai notai, che si son scopati la <i>figlia del dottore</i>, ho visto “<i>comò</i>” appunto rubacuori far <i>l’ammalata </i>nel cambio di sesso con pagate mulatte.</p>
<p>E, fra questi “lieti”, suono il flauto, pensando che m’è andata bene al non far un cazzo. Mi son risparmiato la delusione, anche se domani potrete trovarmi in manicomio. Ciò è certo, non (ci)piove. Malinconia!</p>
<p>Manicomio in cui me la rido, miei inculati “quatti quatti”. Ove è già affissa la “locandina” d’un film “<i>biopic</i>” (d)a me ispirato, intitolato <b><i>Fatti i cazzi tuoi, altrimenti mi farai il culo</i></b>.</p>
<p>La battuta già storica è questa a mo’ di “promozione”: “Sei bocciato, ora rimboccami le coperte!”, pronunciata dal mio rivale che m’ammazzò nel duello finale fuori campo e “coprifuoco”.</p>
<p>Film ambientato a <i>Manhattan</i> con <i>Woody Allen</i> come<i> </i>comparsa elegante fra una scazzottata in riva al fiume e una zoccola assoldata alla “buoncostume”, detta anche mafiosamente, in stile di Little Italy in quel di Brooklyn, “Colei che picchia i broccolini che non sanno usar il manganello da (b)ricconi”.</p>
<p>Questo sono io. Un fottuto&#8230; ora, dammi da bere o ficcherò le tue “olivine” nel <i>drink</i>. Drin drin, chiara l’antifona?</p>
<p>Ah no? Allora, eccoti “innaffiato”.</p>
<p>Dopo il <i>drin </i>e il <i>plof</i>, c’è sempre il <i>bang</i>. Anche il buco del cul’.</p>
<p><i>Abracadabra</i>, sei cascato nel bicchiere e ti ho frantumato come la porcellana, caro porcellino, (s)beccati il tuo “coniglio” spuntato dal cilindro.</p>
<p>Ed ecco il mio “bacio” colore “cedrata”.</p>
<p>Sono caloroso quanto <i>Parigi</i> a Novembre.</p>
<p>Cioè, “evidenziamolo”, il tuo cazzo acceso&#8230; in senso di dolor peggio degli ascessi.</p>
<p>Lo getterò nel cesso. E tu, figa, vuoi il mio?</p>
<p>Devi ancora mangiar pagnotte prima di poter pappare un pene di tal qualità.</p>
<p>Perché sono il panettiere delle infornate cremose ed esigo solo soffici bomboloni. Basta, ninfomane! Ti faccio infoiare io!</p>
<p>Sì, adesso, a benzina sul “fuoco”, vedo che ci siamo a livello di lato posteriore.  Facciamolo sui sedili anteriori. Almeno, il retrovisore è vicino e ci accorgeremo delle censure da maniaci guardoni.</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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