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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Jane March amante</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Jane March, mia amante, mantide, ammantami</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 11:17:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A History of Violence]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Jane March amante]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di Stefano Falotico Fine dell’erotismo puro   Ricordo la malinconia che mi possedeva romantica, aromatizzante strati densi di palpebre mie stesse arrossate e di come, cerbiatto d’ancora incurabile fanciullezza, declinai a memoria le reminiscenze di un periodo irripetibile, una mia gioventù scafata, mai scaltra e da “fringuello”, cazzone stronzo perché m’inculavo, a tambur battente, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_354" style="width: 698px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Jane-March.jpg"><img class="size-large wp-image-354" alt="Sì!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Jane-March-688x1024.jpg" width="688" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Sì!</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Fine dell’erotismo puro</i></p>
<p align="center"><i> </i></p>
<p>Ricordo la malinconia che mi possedeva romantica, aromatizzante strati densi di palpebre mie stesse arrossate e di come, cerbiatto d’ancora incurabile fanciullezza, declinai a memoria le reminiscenze di un periodo irripetibile, una mia gioventù scafata, mai scaltra e da “fringuello”, cazzone stronzo perché m’inculavo, a tambur battente, da solo, masochisticamente.</p>
<p>Fottuto nel masticarmeli. Sì, di come il tabacco schiacciai in cocco affumicato, stufato, stanco, incazzato, appollaiato ove il <i>cuculo</i> già <i>nidificò</i> in mio volar nudo di tutti pugni a tutti, prima delle “lobotomie frontali”, di come ne avrei prese e date, si chiaman batoste, e lo ribadisco tosto.</p>
<p>Di come, a un Festival di Venezia, di cui non rammemoro quante cosce di pollastre fotografai per poi masturbarmene in solitaria “solidità”&#8230; sapete, quando sei fragile in notti sempre bianche e hai bisogno per di più di stimoli visivi “platinati” per <i>album</i>(e) al tuo cazzo angosciato&#8230;, gemetti per un capolavoro che non ci fu. Per sussurrargli proprio un “Che cazzo fai? Dai, dai! Datemi il premio!”.</p>
<p>Così, un uomo simile a un topo, sfogliò la sua testa davanti alla mia, e tentò anche di miagolare. Sì, sulle prime, ebbi la certezza che fosse omosessuale e stava cercando, leccandomi, di “adescarselo”&#8230; il mio. Certezza che lui non mi confutò perché per tutto il tempo, con occhiatine, ammiccamenti, cazzeggiare appunto di forbita linguetta, mise pepe al fiutarmi e, annusando quel che pregustò, era lì a volermi solleticare&#8230;</p>
<p>Fu una bella giornata, ma non finì come voleva&#8230;</p>
<p>Sul resto, è piena la disciplinare di scartoffie (non) archiviate. Sì, lo denunciai solo perché ci provò. Non avevo prove a mio carico ma una bambina, che aveva assistito alla scena là vicino, ricordo che offrì a entrambi dello zucchero filato. Questo sconosciuto accettò lo zucchero e le disse “Devi crescere”.</p>
<p>Lei, risentita, chiamò il padre che stava vicino alla riva del mare. L’uomo lo picchiò e mi appoggiò.</p>
<p>&nbsp;</p>
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