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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Ghost</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Ques(i)to fantasma&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 09:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spar(t)izione   Luna metallica, acquetati nella speranza mia, forse effimera, di poter toccare un giorno le vette della felicità, per ora preclusami dall’“avaria” d’un tempo instabile, non ador(n)andomi e indomato. Spar(g)ente sangue su questa “lacustre” vanità terrestre, giocondo, arrido di “(mala)voglia” alla caducità della vita, squinternato ectoplasma del non esser divenuto uomo, giammai lo sarò, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><i>Spar(t)izione</i></p>
<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/04/fantasma.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-709" alt="fantasma" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/04/fantasma-240x300.jpg" width="240" height="300" /></a></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p>Luna metallica, acquetati nella speranza mia, forse effimera, di poter toccare un giorno le vette della felicità, per ora preclusami dall’“avaria” d’un tempo instabile, non ador(n)andomi e indomato.</p>
<p>Spar(g)ente sangue su questa “lacustre” vanità terrestre, giocondo, arrido di “(mala)voglia” alla caducità della vita, squinternato ectoplasma del non esser divenuto uomo, giammai lo sarò, qui ché, rammaricato dalle vostre dissoluzioni, non assolvendovi, son sempre più dissolto, neanche pelle e ossa, rabbrividente in un involucro che maschera persin la mia cera, mentre gli “idioti” saltimbanchi imbandiscono balli e canti, non tanto candidi. Cane intimorito e “incancrenito” nelle mie paure, guido nel vento a prua dell’ignoto enigma (mal)essere, quintessenza natia d’un parto esule dall’animalità che ride attorno, qua, quatto quatto mi rintano, esperendo altr’ansia e ventricolari tremori (im)pavidi, arroccato nel “cast(ell)o”, att(r)accante laddove il tempo non è, futuro (in)certo d’esser stato&#8230; concepito non tiepido, della mia incognita intrepido. Così, passeggio di notte con far d’unzione estrema, affannato nel levarmi a luna piena, vampiro o forse, sì, fantasma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Macellaio, scorgi ora il fantasma fra i tuoi occhi</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 10:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; di Stefano Falotico &#160; Vengeance, colore nitido d’un ectoplasmatico profumo Lugubre fantasma a raschio di gola inferta, sprigionante ansimo catartico, leggiadro punitore delle sconcezze al pudore, passeggiò a monito esuberante di sé a scannarli in poi sparir languido&#8230; Uno dopo l’altro, abbarbicati a vetuste certezze, cagionatrici di panze orripilanti, festaiole in gran chiasso di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_376" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Butcher.jpg"><img class="size-medium wp-image-376" alt="Rosso sangue." src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Butcher-300x210.jpg" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Rosso sangue.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Vengeance</em>, colore nitido d’un ectoplasmatico profumo</strong></p>
<p><em> Lugubre fantasma a raschio di gola inferta, sprigionante ansimo catartico, leggiadro punitore delle sconcezze al pudore, passeggiò a monito esuberante di sé a scannarli in poi sparir languido&#8230;</em></p>
<p>Uno dopo l’altro, abbarbicati a vetuste certezze, cagionatrici di panze orripilanti, festaiole in gran chiasso di carcasse già morte, asfittiche nel lor brindarsi allegre e paciose d’invero razzismo guerrafondaio se minate nel dubbio della pasciuta carnalità d’animali mai domi, creperanno! Che, con irriverenti risate, grufolando in gozzoviglie prone ai ludici, esornativi e abbellenti piaceri, tronfi della propria ghiotta cupidigia porca, versarono del malignissimo veleno ad anima di me ché espellessi la mia alterità innata. Al fine che, assottigliato nel respiro, morso nei suoi istintivi vagiti, mi prostrassi alle orche delizie di tal loro spinoso conficcarsi in grazia d’un Dio rinnegato, laido e putrefatto in balli orgiastici di gioia invero artefatta e già sfattissima.</p>
<p>Con qual prosopopea, il folle ebbe la vigliacca idea di sporcarmi e infliggere il suo pazzo plebiscito, ché mi chinassi a suoi voleri e alla libertà del preservarlo sciolto nelle sue troie a riverirlo con “boccali” dello spurgargli la maschera, che fuori indossa, a suoi (di)letti ligi al mercimonio brado della sua carne golosa, lui, ardimentoso di cotanta boria e sempre ad anelar le arsioni delle sue fiamme screanzate nel godersi felice e spaparanzarsi in trionfi goliardici del sé edonista e crasso di (pres)unzione nella cena più schifosa.</p>
<p>A sua remissione dei peccati, non mi placo e, non pacato, lo devasterò affinché possa inalare tutto l’asma della sua acredine, che porse di tanta luridezza ché mi piegassi al monopolio del suo sconcio rider sporco.</p>
<p>Volle macchiarmi e attentò tanto ché io m’adombrassi e, incupito nell’animo, perdessi anche l’energia di scaldarmi e far nascere in me la ribellione forte di chi mai, dinanzi a tal merdoso “vittorioso” di sue moine e frivolo bruciar di gole, gridacchiante sol la sua bisunta felicità così ferinamente agognata, afferrata così come acciuffante anime altrui per castigarle, se non remissive a suo (de)coro, da lui in barbarico concepirle, nel poi affliggerci, sì, noi tutti, in gogne sudanti la sua meschinità, potesse rinascere!</p>
<p>Irriguardoso di chiunque, passeggia a (scorri)banda di chi gli regge il “giogo” e persevera, crede lui con inappuntabile, spassosa, “divertente” felicità, per crocifiggere chi, non a lui sventolante bandiera bianca, fissa sorridente e “indisturbato” dello affigger nella macelleria dei suoi lordi giochi. N’estrarrà il sangue dell’averlo appeso al chiodo, ancor guaendo maialesco in issante sua superbia “intoccabile”.</p>
<p>Ma uno non riuscì ad abbattere, fuori dalla sua porta aspetta adesso “esso” la cena.</p>
<p>Ossa, ossa, ossa!</p>
<p>Perché sa che, non solo il fantasma lo divorerà, ma come una bestia, lui, che per così tanto ordì un imperdonabile crimine, patirà l’eguale dente per dente. Sin a strappo non più rimarginabile delle sue budella e vedersi urlare in pianto interminabile così “delicato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Amen</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nick Joad, il teschio della vita</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 18:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A History of Violence]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasma]]></category>
		<category><![CDATA[Ghost]]></category>
		<category><![CDATA[Ossa]]></category>
		<category><![CDATA[Skull]]></category>
		<category><![CDATA[TEschio]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Joad]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Rivelazione Svelarsi, un crepitio che, angosciandoci e liberandoci dalle ibernazioni delle nostre emozioni, sguainando la spada catartica del rinomato nostro piumaggio, fra solforico rimembrarci opachi in trascendenze opache, ci tempra di glorios’astrarci, librare acuti in firmamenti d’orizzonti ampli e, naufraghi felici di tanto scontento, lederci vir(ul)enti a sacre tempie dell’intima, sublime [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_365" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Teschio.jpg"><img class="size-medium wp-image-365" alt="ahahah!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Teschio-300x241.jpg" width="300" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">ahahah!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Rivelazione</i></p>
<p>Svelarsi, un crepitio che, angosciandoci e liberandoci dalle ibernazioni delle nostre emozioni, sguainando la spada catartica del rinomato nostro piumaggio, fra solforico rimembrarci opachi in trascendenze opache, ci tempra di glorios’astrarci, librare acuti in firmamenti d’orizzonti ampli e, naufraghi felici di tanto scontento, lederci vir(ul)enti a sacre tempie dell’intima, sublime ascensione, divorati da un gaudio indescrivibile di fervido grido per troppi anni paralizzato dagli ignoranti e dalle caudine fauci delle bocche dei furfanti. Sì, Nick serbava in sé un segreto e, nella custodia di tal misteriosa segretezza, implorava inascoltato, ma elevato in virtù della carica di tritolo, il protuberante erigersi a monumento infinito e più lubrificarlo, d’ora in ora, stagioni dopo melliflui venti, in adornar il suo manto ruvido di grinta solitaria, d’inviolabile aurea profumata intensamente a furibonda intoccabilità.</p>
<p>Come quell’incubo che mi confidò e credetti, in un primo momento, che fosse stato partorito prima da una sua fantasia balorda, di lui arroccato nella tenaglie delle paure ombrose per altri furbi nascondigli del proteggere la sua anima dall’inquietudine sonante e scotennante del mai viver cheto. Poi, mi persuasi che fosse altra menzogna sua spudorata, colorata d’imbellettarla in narrazione simpatica e surreale. Ma, dalle macerie di quel sogno terribile, grigio di crudele empatia, scorsi la verità. Una verità taciuta, segregata, lapidaria e di prodigio incendiario. Nick, Nick Joad visse un’esperienza oscena, qualcuno volle sacrificare la sua bellezza, quell’essere scontroso, iracondo e fottutamente magnifico d’infrangibile aggressività, per ammorbidirlo, addolcire il suo spirito combattivo, la sua innata alterità indelebile, ché tanto avrebbe interiormente lottato per estinguere quanto, to(r)nante, ad accerchiarlo di nuda e sempre più fort’essenza, scagionarsi non potrà mai dalla sua natura violenta. Ma agguerrirla a san(t)ità e flagello!</p>
<p>Sì, qual è il problema? Perché mai rinnegare sé stessi, il capriccio e tutti gli altri vizi che ne derivano, la sua congenita rivalità fra un desiderio latente, bellissimo di volere imporre la sua legge vitale?</p>
<p>In ogni suo nervo, urla di spasmi, è frenesia accesa di piogge incessanti, piacere, oh sì, d’incancrenirsi, addolorarsi. E, in questo strano, incompreso dolore, tacciato di follia e insensatezza, Nick è sé. Totalmente menefreghista. A voi non deve fregare un cazzo. Perché se proverete ad attaccarlo, cacciatori dei puri cervi, rombante in fuochi impetuosi, persisterà mai arreso a colpirvi, a macellare ogni vostro stile di vita pacato e dunque falso.</p>
<p>Perché Nick ha ben poco da condividere con la fierezza di queste tonte frivolezze, di questi balletti vostri accaniti nel carnaio. E, tanto più scannate, scarniti dimagrite per bell’apparire tronfio, tanto Nick insisterà fiero. Contro le vostre orribili fiere da fiera. Sventolerà i vostri corpi e, incidendoli con furia immonda, oh sì, che grandezza titanica, affloscerà le vostre membra a un(i)ta sua voluttà.</p>
<p>Notte di ordinario <i>horror</i>, ecco cos’era ed è, sarà il suo incubo mastodontico. Addentato in sé. Contro ogni (s)porco ragazzino lercio da McDonald’s, contro i <i>drive</i>-<i>in</i> da pompini e (s)gonfiarvi le ruote da carro dei vostri vincitori del cazzo. A bruciare i vostri <i>poster</i> da mitomani delle mitologie di plastica, a macerare e insanguinare i vostri idoli, sconci, di cartapesta. A pestarvi&#8230;</p>
<p>Perché quest’incubo si sta, sempre più svelto, svelando e anche in me incarnando. Sta vivendo! E ne odo la brama, le lame sottili, la perfidia di chi gliel’inflisse, l’orrore alla base di tale inguardabile, atroce sfregio. La sua forza!</p>
<p>Nick è un diverso, lo è sempre stato! Sin da quando, in prima pubertà adolescenziale, avvertì in suo ventre dell’anima una spaccatura enorme. Un’illuminazione forse funebre, forse ardente vera vita assoluta!</p>
<p>Quell’esistenzialismo che possono capire solo i figli del nostro e suo Dio, un Dio arcano, cattivo, punitore, insaziabile, che scaraventa il cielo nella blasfemia della nudità. E bacia le labbra dei muti, assorda chi, cieco di anima, non volle sentir ragioni.</p>
<p>Il suo incubo è grido di morte, di vita in pace?</p>
<p>Non va tormentato!</p>
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