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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Eastern Promises</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Le notti (in)Faust(e) di Nikolai, Eastern Promises del mio tatuaggio in croce di Tao e non del tuo Dio</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2014 15:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Viggo Mortensen]]></category>
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		<description><![CDATA[Il profeta Ezechiele “coniò” tal “crocefissione” e i porcellini vollero soltanto, per mano di Ponzio Pilato, lavarsi le mani e sporcare il suo vis(t)o. Un giorno, (a)scese (d)al Cielo Cristo per far felici donne e bambini, moltiplicando il pane e il vino, patì “pene” dell’inferno e lo tennero (in)fermo, divinizzato poi dalle religioni nello spar(t)imento [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/10/Promises.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-574" alt="Eastern Promises" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/10/Promises-185x300.jpg" width="185" height="300" /></a></p>
<p>Il profeta <i>Ezechiele </i>“coniò” tal “crocefissione” e i <i>porcellini</i> vollero soltanto, per mano di Ponzio Pilato, lavarsi le mani e sporcare il suo vis(t)o.</p>
<p>Un giorno, (a)scese (d)al Cielo Cristo per far felici donne e bambini, moltiplicando il pane e il vino, patì “pene” dell’inferno e lo tennero (in)fermo, divinizzato poi dalle religioni nello spar(t)imento dei vari Credo.</p>
<p>Fra ortodossi, preti che se la fecero addosso, da cui le feci e i più merdosi pedofili, cattolici del peggior moralismo bigotto, “sicule” mafi(os)e di gente che prima ammazza il prossimo e dopo gli “porge” l’altra guancia nel suo scellerato, inguardabile sorrisino ipocrita, intingendo ogni domenica, che Dio (non) comanda, la manina morta&#8230; nell’acqua “benedetta”, annuendo di luoghi comuni maledetti (s)fatti di (pro)verbi dai cattivi congiuntivi e da ottusità peggiore e più “benigna”-maligna della congiuntivite, da cui il mal mio di testa da “malato” in tal società fintamente perbenista, <i>assassina</i>, ché già dall’infanzia rintrona i “<i>figliol prodig</i>(h)<i>i</i>” nel battesimo blasfemo della lor abluzione ove conterà sol appellarsi alla Divina Provvidenza in caso di “maree” e poi, di “contraltare” e scheletri nell’armadio, urlare e best(emm)i(ar)e contro tutti i mar(tir)i, spu(n)tando in piatto sputtanato da ma(ia)li in cui essi ste(s)si mangiano come gran puttane e quella “figa della Madonna” tanto vergine quando fa “sangue” e tanto troia se fa “comodino”.</p>
<p>Allorché, quest’uomo osceno, dalle carnali ce(r)n(ier)e, banchetta nel b(r)anco degli imputati e contro chi gli sta antipatico, a pelle e a “palle”, s’impunta, trivellandolo di sue baionette e “tirandosela” da baro(netto) e tre etti di macellaio a tarpar gli “uccelli”.</p>
<p>Questa si chiama appunto “oscenità” e io ne vado fiero, fiera in mezzo agli animali, elevo il cazzo di ferro in vanità perpetua senza tregua. E sia fatta la mia (non) volontà. Da russo che, a suo (di)letto, se la russa anche se non esiston più le russ(at)e d’un tempo, di quella mia M(atri)osca da <i>barfly </i>che tanto (d)isperar-spensierato mi rendeva illibato eppur pen(sier)oso, puro e non (s)porco, spara-stronz(at)e in un <i>attimo fuggente</i> da <i>Walt Whitman&#8230;</i></p>
<p>Chiamatela retorica, mie o(r)che, in mezzo agli squal(lid)i, io son oggi ad Assisi e, fra gli Asin(ell)i delle “torri” felsinee, gioisco pendente in quanto <i>Alighieri Dante</i> in <i>Garisenda</i> oscillante fra uno stato crollante da depresso (ab)battuto e quindi un innalzarmi in gloria del mio eterno passeggiar alla Marsigliese internazionale.</p>
<p>Da New York a Parigi, da Madrid ad Helsinki, dalla Scandinavia agli “scantinati”, io son scatenato e (v’)ubriaco, rubicondo e Golconda, Gioconda e non si gioca perché Dio mio mi soggioga.</p>
<p>Fine dei giochetti. Ecco il “giocattolaio”.</p>
<p>Incatenatemi e, dirimpetto alla mia nudità taurina, v’incanterete.</p>
<p>Perché io impersono l’inne(r)vato ghiaccio bollente della saggezza montagnosa più bella e florida, sono <i>Nikolai </i>e su questo non ci (s)piove. Nebraska!</p>
<p>Son da immortal(ar)e di Nikon dal tramonto transilvanico più in gola nel Dracula insaziabile, golosissimo.</p>
<p>Dammi del matto e, di miei (af)fini “mattoni”, ergerò la Chiesa della mia fratellanza. <i>Oh</i>, Gesù!</p>
<p>Sì, io non credo ai finti ecumenismi, alle comunioni stolte, vi auguro ogni <i>Morte</i>(<i>nsen</i>) possibile e immaginabile, ieri <i>Stall</i>, domani di neri tatuaggi, forse <i>Freud</i>, forse ho freddo ma, <i>in veritas</i>, su <i>dangerous method</i>, vi dico che tutti abbiamo f(r)etta e, in questa frenesia, non essendo il Messia, credo solo che ognuno dev’essere quel ch’è.</p>
<p>Così sia. Buona messa(lina).</p>
<p>Ecco il tor(t)o, ecco la tua torta, ecco la “ciliegina” a chi torchia.</p>
<p>Ecco il conto e i conti che tornano.</p>
<p>Ora, svigna via, evviva le vigne, questa è la vita!</p>
<p>Evvai!</p>
<p>Nikolai!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Am(let)o non amarmi di-letto</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 11:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Amleto]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[calembour]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo bene]]></category>
		<category><![CDATA[Cronenberg]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[Essere]]></category>
		<category><![CDATA[Hamlet]]></category>
		<category><![CDATA[Laurence Olivier]]></category>
		<category><![CDATA[Viggo Mortensen]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Teschio volteggiante sulle mie pal(pebr)e che, lucido, corrodendo la mia anima, si spacca e annuso, nelle sue mille fratture, la mia friabilità e il sen(s)o&#8230; del tutto nauseante. Siete rivoltanti, morti in viaggio che camminano in the mouth of madness, la luciferina foll(i)a impazza, sempre più pazzi stan nelle p(i)azze, c’è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi57.tinypic.com/2lbc5li.jpg" width="885" height="1052" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/G4vLbBm83f4?rel=0" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>&nbsp;<br />
Teschio volteggiante sulle mie pal(pebr)e che, lucido, corrodendo la mia anima, si spacca e annuso, nelle sue mille fratture, la mia friabilità e il sen(s)o&#8230; del tutto nauseante. Siete rivoltanti, morti in viaggio che camminano in the <i>mouth of madness</i>, la luciferina foll(i)a impazza, sempre più pazzi stan nelle p(i)azze, c’è chi sbraita, chi apre le serr(and)e e chi si scalda, state calmi. Andate a Venezia e immergetevi&#8230; nelle calli, dico anche a voi, donne callose, a voi, uomini calunnianti, a te, testa di cazzo. Pigliatelo in culo e nasconditi nella tua ombra, non lascerai nessuna orma, sei sol un orso e un già morto. Ti do da mangiare questo salmo(ne) e abbocch(era)i sempre come un pesce, sei un peso, evviva <i>El Paso</i>! Ove i <i>cowboy</i> ruban le banche, mio gregge di pecore in branco. Ecco il du(ell)o di me (s)doppi(at)o che, spadaccino, ficca uno in pancia, fumandosi l’oppio <i>op op</i> a ca(va)llo, sì, aguzz(in)o, quindi estraggo il da(r)do e, nel “giogo” della lama, ti getto fra le lamiere, “giocandotelo” senz’altri gett(on)i. Sì, dame(rino), ecco l’uomo che infil(z)a nel “buchino” e bacia a culo la vita, gioendo dei suoi camaleontici cazzi, svoltando a destra di “man(i)co” e “man(i)ca” contro di te, nato con la (ca)micia e dunque cane fottuto. Ecco l’uomo di cui vorreste vivere l’uccello ma mai potrete gustarlo, perché egli “schizza”, facilmente si scazza, che pal(l)e. Noia, amami, scopami, (t)rombami una serenata e giammai sarò sereno in quanto d’umor variabile in atmosferico viver fra le nuvole, tu, (co)r(n)acchia, sta’ zitta e beccati le briciole, non sei la <i>Bice </i>adatta al mio <i>Paradiso</i>, non darmela, io non son <i>Dante</i>, hai voluto quell’uomo da catena di monta(ggio)? E allora pedala con lui in bicicletta senza raggi&#8230; solari. La sua vita è (im)piegata, di triste affanno ingrigisce ora dopo “orto” che coltivi a “pisello” moscio. Da lui, riceverai solo la cucina e le pa(de)ll(at)e su tuoi “testicoli” da donna “emancipata” quanto le la(sa)gne di una vita “infornata”, cara be(sciam)ella.</p>
<p>Qui, io vivo, io vissi, se mi va, son anche Mortensen Viggo de <b><i>La promessa dell’assassino</i></b>, evviva le donne di Vigevano e vai con la vita, miei morti che vegetate.</p>
<p>Le casalinghe di Voghera son donne di volgo, sì, ma san scaldare anche(ggiando) le vongole meglio dei gondolieri. Ieri, dov’ero? Domani, chi mai sarò? Sara vuole Deborah e l’h aspirata si fotte del desinar assieme in desinenza “<i>ah ah</i>” eccitante da lesbiche “scioglilingua” sul sospirar ché l’alba dei sogni è spirata in una (r)esistenza a spir(al)e, poche ros(s)e e molte spi(n)e, andate a puttane tutte/i e salutami tua sor(ell)a, una da clausura e non da “d(i)ur(n)o”.</p>
<p><b><i>Buongiorno notte</i></b>, bel film di Bellocchio, il caso <i>Moro</i> e il morto non usò il casco. Morendo in “moto”&#8230; perpetuo del suo cervello “pneumatico”.</p>
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