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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Dracula</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Old-Man</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 17:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Amleto]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
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		<description><![CDATA[La fine, il nubifragio, l’ansia, la libertà mia che, sotterranea, s’è sempre alimentata di poesia espressa, cari repressi. Non opprimetemi, altrimenti (s)premerò. Stringe! Il tempo, la vecchiaia. La nuda essenza, la paura, la fine. Un viaggio a ritroso, solfeggio, soffice nuoto fra le onde della mia anima poderosa, e piango, tumefatto da tanti orrori, rinsecchito, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Oldman.jpg"><img class="size-medium wp-image-605 aligncenter" alt="Oldman Dracula" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Oldman-300x209.jpg" width="300" height="209" /></a></p>
<p>La fine, il nubifragio, l’ansia, la libertà mia che, sotterranea, s’è sempre alimentata di poesia espressa, cari repressi. Non opprimetemi, altrimenti (s)premerò.<br />
Stringe! Il tempo, la vecchiaia. La nuda essenza, la paura, la fine. Un viaggio a ritroso, solfeggio, soffice nuoto fra le onde della mia anima poderosa, e piango, tumefatto da tanti orrori, rinsecchito, ischeletrito, guascone smorzato e non più libero. Scheggiato e in burrasca, strambo, mutante, in questo solito liquame sociale in cui tutti millantano e invero non sanno. Svanisco, io, (in)vano, dove vado se non sdraiarmi sui miei vanitosi vaniloqui che carezzo come una figa morbida sul divano? Rielaboro tante storie di miei (trasc)orsi, di lupe e lampi fra voi creature abbacchiate, di come arrabbiato m’accigliai spesso e, senza sesso, me ne fregai in bello sfog(gi)ar sol chi ero e sono, per quanto possa apparirvi triste, ancora e disancorato da tutto quanto, perso fra abbazie medioevali, incantato dalle catene di come mi (s)lego senza monta(ggio), a letto mi (s)tendo, pauroso di star in mezzo alla gente, non la capisco, soffro piacevolmente la stranezza del cazzo mio, nottambulo e variegato d’angosce che sanno sol sbuffar(ti), in quanto preferisco esser buffo a esser uno qualunque. Non disperate per me se, in una chiesa gotica del mio oscuro, acceso “sacrilegio” alla vita vostra, da me ripudiata, con calma fischietto nei corridoi del mio eremitico star appollaiato come Dracula nel cas(tell)o della mia verità remota. Questa è e sempre sarà la mia (dim)ora, abbine cura, tu che m’offendi, e non volermi più (os)curare. Qui, giaccio e gracchio, sempre giacerò e sopra tutti non sarà soggiaciuto alle vostre morti ma tacciatemi d’esser tocco e alzerò i tacchi della mia superbia ché (non) si taccia, da <em>conte</em> anche <em>Tacchia</em>, e io non taccio, in quanto dovete tacere. Statevi zitti, altrimenti vi accetterò di accette. Accettami. Dammi l’aglio e non l’aceto, dammi il paletto e te lo ficcherò nel culetto. Io son raro e prezioso come l’(av)or(i)o. Essendo quel che sono, non avendo mai sonno da non morto, non lavoro. Sì, son stanco di star in mezzo ai vostri livori, eppur vi salverò e mi salvi chi (non) può. Sto “lav(or)ando” per voi.</p>
<p><i>Amen</i>(o) che&#8230;</p>
<p>Ti menerò e me la men(t)o&#8230; Vivo sol di alt(icci)a mente, miei dementi.</p>
<p>Non sono autistico ma ho la corazza anche quando giro in carrozza col mio servo-autista che obbedisce, prendendo in giro le tue cozze poiché sono-non sono in (ca)muffa ma vero come iddio a cui pregate in autom(atic)i.</p>
<p>Datemi retta, storti. Le vostre vi(s)te mi han fatto molti torti e io ritorno, poi ti ritorco.</p>
<p>Te lo dico una volta, non voltarti. Io volo.</p>
<p>Accendiamo una torcia.</p>
<p>Attorcigliamo quella lì, ché mangia sol le torte.</p>
<p>Non è automatico capirmi subito, non vivo dei vostri vuoti pneumatici.</p>
<p>Insomma, insonnia.</p>
<p>Io sono Amleto. Dracula solo se ti voglio rompere il cu(cu)lo.</p>
<p>Di mio, ho molti cont(ent)i in sospeso. Che cazzo ridono?</p>
<p>Sono il Conte e non possono raccontarsela.</p>
<p>Stessero stesi e mi lasciasser esser me stes(s)o.</p>
<p>Che son queste contese?</p>
<p>Meglio il cont(us)o.</p>
<p>Contento io, comunque i conti (non) tornano.</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Il (bar)col(l)are di Dracula</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 09:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antichrist]]></category>
		<category><![CDATA[Devil]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Oldman]]></category>
		<category><![CDATA[Nosferatu]]></category>
		<category><![CDATA[Transilvania]]></category>

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		<description><![CDATA[Fragorosamente rinato, dentro la mia poesia più fulgida&#8230; ri(t)mato, ondante fra mille umori mutanti, perso, vagabondo, viandante. “Origami” di mio esser “androide” in tal mia nostalgia da Blade Runner. Ché rimpiango il tempo passato, non lo temo ma, dinanzi alle spettrali mentalità “odierne”, moderne d’orrido viver “dabbene” da mendaci, ferini, sferranti ca(r)ni, squagliandomi nei riflessivi, melanconici [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi60.tinypic.com/1zoak5k.jpg" width="582" height="858" /></p>
<p>Fragorosamente rinato, dentro la mia poesia più fulgida&#8230; ri(t)mato, ondante fra mille umori mutanti, perso, vagabondo, viandante.</p>
<p>“<i>Origami</i>” di mio esser “androide” in tal mia nostalgia da <b><i>Blade Runner</i></b>. Ché rimpiango il tempo passato, non lo temo ma, dinanzi alle spettrali mentalità “odierne”, moderne d’orrido viver “dabbene” da mendaci, ferini, sferranti ca(r)ni, squagliandomi nei riflessivi, melanconici pian(t)i infernali d’un tormento ossessivo e a mio distrutto cuor disossato, angosciandomi spaventosa-mente, non so se m’incanto d’un altrove sognante oppur mi lustro d’una purezza magnifica. Incendiandomi di passioni dense e vividamente sanguigne, “<i>weird</i>” perché non adatto ai “contemporanei” <i>nerd</i>, ai lor “tristi temporali” da stronzetti sempre fissati coi fum(ett)i. Gente sbiadita&#8230;</p>
<p>Piove, insiste la pioggia battente e io mi perderò fra i rivoli camaleontici del mio illanguidirmi “grandinoso”, scalfendo i selciati del mio non morto, come Dracula a Londra, che di notte visse tra le “<i>vergini</i>” <i>ma morì di sete</i>, succhiato dai dottori alla Van Helsing, bastardi nel suo “collare” da esser troppo grandioso lupo per esser accolto nella “colite” della “normale” accolita omologante, troppo poco ligio al dover di massa per non esser ammazzato dalle frivolezze di chi (non) vive solo di liti(g)i, di depressioni che (os)curano con le false dottrine delle cur(i)e, incrociando sempre le dita nel pregar i lor Cristi bifronti, onesti davanti, gentili di facciata “marmorea” e “amorevole”, poi tremendamente marc(escent)i nella “provvidenza” del sbatterti in cella e in “gelo” se non obbedisci, da idiota, ai cretini “Credo” screpolanti dei tonti, già squamati, che sol san appellarsi al cielo quando a lor non va la “cappella”.</p>
<p>Si chiama (im)potenza, testa di cazzo.</p>
<p>Bevitela!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Controvento</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2014 14:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nosferatu]]></category>
		<category><![CDATA[Russell Crowe]]></category>
		<category><![CDATA[Coppola]]></category>
		<category><![CDATA[Crowe]]></category>
		<category><![CDATA[Master and Commander]]></category>
		<category><![CDATA[Oldman]]></category>

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		<description><![CDATA[Essere-non essere un russo e “russare” non solo in Russia ma in Dracula a ma(e)stro dei suoi monchi, miei monaci e “dott(or)i”, questa è la libertà di vero “(av)or(i)o” Basta coi paletti, d’altronde io sono l’Impalatore. A memoria imparatelo, miei “pallini” con le “palle”, combattei in guerra crociata contro i mori, miei viventi morti. E [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi60.tinypic.com/16a1orc.jpg" width="512" height="360" /></b></p>
<p align="center"><b>Essere-non essere un russo e “russare” non solo in Russia ma in Dracula a ma(e)stro dei suoi monchi, miei monaci e “dott(or)i”, questa è la libertà di vero “(av)or(i)o”</b></p>
<p>Basta coi paletti, d’altronde io sono l’<i>Impalatore</i>. A memoria imparatelo, miei “pallini” con le “palle”, combattei in guerra crociata contro i mori, miei viventi morti. E adoro i giochi di parole, in quanto eternamente giovane a differenza di chi, facendo(si) figli d’un Dio porco, “smadonna” appena la tanto “agognata” prole sbuc(ci)a in culo al suo (im)mo(n)do di vivere ché, se non partorisce altre puttan(at)e, non si sente a posto e in porcile.</p>
<p>Porcile uguale “adattamento”, uguale nostra (s)fottuta “normalità”, parimenti alla nostra micidiale (im)moralità. Se a tal “proposito” ci darete or(d)inanti degl’invertiti da urinanti, noi, perversamente, (t)remeremo ancor più spropositati d’inversamente proporzionali alle vostre po(r)zioni, miei porci, ecco Ulisse che sta sbarcando a Troia, mie troie, dette anche, “maschilmente”, proci.</p>
<p>Udite e sentitelo chiaro e forte, questa non è retorica, è il mio Auditorium, la mia Sala Magna… voi.</p>
<p>Oratoria contro le oralità da ma(ia)li.</p>
<p>Pochi uomini raggiungono la <i>libertà</i>. Vivono quasi tutti sognando le “stelle” e, ad alcuni (s)fortunati, capita in “dote”, o meglio in lor (in)consapevole dolo, la frustrazione “evoluta” del s(ucc)esso come nell’ennesimo capolavoro di Cronenberg, <b><i>Maps to the Stars</i></b>, appunto… e a cap(itombol)o.</p>
<p>Io sono il <i>Master</i>, miei <i>commander</i>(s), e qui leggo per voi il mio “Pacifico”, perché ho riscoperto la mia miniera d’oro intellettiva e più romantica, Atlantide… del mio cuore. Tutti in cor(te)o, sonando d’afflato, miei “tromboni”, il flauto della nostra navigazione s’eleva candido, quindi cauto in allegri vivi, ubriachi di vita e addio ogni viltà.</p>
<p>Dammi del (di)vino e ti dimostrerò d’esser davvero un “Cristo”, stordendo ogni mostro e qui, sul mio battello nel batterci il petto, miei polli, rispettando la bellissima <i>balena bianca</i> e tutti gli “<i>Achab</i>” del cazz’ abbattendo.</p>
<p>Noi siamo freddi, non indossiamo le Polo ma viriamo al Nord e poi a Sud. Transilvanici, quindi, nostri villani da villiche e da vi(te)lloni, in guardia, foste guardoni e adesso ve ne dovete guardare.</p>
<p>Poi, dando il mangime ai miei “pesciolini”, ché nell’acquario devon “affogare” di (de)nutrizione al mio Plasmon, in quanto vampiro esangue, plano pian pianino.</p>
<p>Nave, neve, nervi (s)tirati, Altissimo Dio adirato a morte e sopra ogni legge(nda) col mio (t)rombante aeroplanino giudicante. Basta con queste lastre di sangue, questo è il mio “seme” dato in “orifizi” a voi, (im)piegati a novanta dinanzi al mio “sacrificio”.</p>
<p>Me ne vanto! Io son l’a(g)nello di Dio che toglie il peccato ai vostri spacc(i)ati, l’onestà dell’ostia del vero, stronzo mio oste in (congi)unzione nell’un(i)ta mia (dis)umanità (di)staccata, st(r)appante sia tua moglie in “p(i)ena”, in quanto da me di “pene” (inon)data nel dato di “fallo”, e sia la botte ubriaca di detto “alterato” poiché, come già dissi e ridico, io rido, anche ridondante, suonati da <i>din don dan</i>, invertendovi, e fanculo a tutte le dee delle vostre passer(ell)e.</p>
<p>Non (mi) passerà la te(mpe)sta, io son il gabbiano che nessun gabba, io libero tutte le gabbie dei “passerotti” ed evviva Noè, apro le “acque” d’ogni donna al passaggio del mio (r)osato Mosè <i>osé</i> e poi (s)vol(t)o “alto” di <i>comandamenti</i> mandati sull’asino vostro, cari miei tonti da <i>Sinai</i> ché dite sempre “Sì”. Non arrossite, siete arrosto.</p>
<p><i>Desiderate la donna d’altri</i>? Eccome, ma il cristianesimo v’impedisce di sbattervela…</p>
<p>Allor la vostra, frust(r)ata, vi fa bestemmiare e v’imbestialite perché (dis)onorate le “feste”, <i>guardando ma non toccando</i>, miei “toccat(ev)i”, io sono Al Pacino de <b><i>L’avvocato del diavolo</i></b>, e cado ancor in <i>falò delle </i><b>vanità</b>! <i>Ah ah</i>!</p>
<p>Tocco!</p>
<p>Così, per quanto vinsi-persi la ca(u)sa, ancor la riapro e ve li aprirò nuovamente. Sì, ve li rifaccio nuovi e ripartiam daccapo. Questa è la mia cap(r)a e non potete farmi niente, se non appellarvi alla Corte d’Appello perché io “olio” la mia cappella e le donne me lo leccano, scappellato, in quanto è uno “scalpello” nelle più scultoree e tornite, di tutto “cavallo” in tutti e tutte inchiappettante. Non odiatemi, noleggiate <i>Kassovitz</i> e il suo <b><i>L’odio</i></b>, e urlatemi, abba(gl)iati, un “Sti cazzi”. No, ne ho solo uno, ma i vostri son amari.</p>
<p>Evviva il mare, dai, è bella Mara, poi c’è Marta. Se non ti piace, datti a Marte e, da marziano, sarai anche lì “marinaio”. Invece, tutte le mie (ciam)belle vengon col buco di culo…, non solo an(nu)almente ma di quotidiano (s)fondarle in mio “schizzato” lontano dalle “bontà” delle cretine delle mass(ai)e. Un altro “massaggio” e altri “assaggi”. “Sale”, “dolce”, insomma un <i>salad</i>, miei salami.</p>
<p>Non faccio un cazzo da mattina a sera ma tutte me le faccio, alla facciaccia vostra ché dovete star solo buo(n)i mentre io sto nelle mule. Asini, ecco la “tragedia” che si è (ab)battuta per voi. Siete dei cagasotto!</p>
<p>Battone, dopo an(n)i di miei pa(le)tti, voleste perfino tagliarmelo e “ridurmi” in mutande, cari “duri”, con le brache calate, “scompisciandovi” nell’“appurar” che fossi c(r)ol(l)ato.</p>
<p>Voleste ardir ad ardermi anche la calma p(i)atta.</p>
<p>Sputando nei vostri piatti. Piattole!</p>
<p>Ridendo col vostro “gelato al cioccolato”.</p>
<p>Mai “orrore” fu più stronzo e ogni <i>mer(</i>da) oggi in tribunale ritorna come “(im)potente” onda d’urto.</p>
<p>Io sono un toro, nato Vergine e ascendente “gemelli” in Ariete.</p>
<p>Dopo che mi (mal)trattasti come una bestia da So(do)ma, tu, somaro, avesti anche il (co)raggio “illuminante” di chiedermi “Adesso, hai una vita tua? La vedi in modo più solare?”.</p>
<p>E io, qui, mio baro, dalla mia “(s)bar(r)a”, ti rispondo <i>notturno</i> e liber(tin)o nelle<i> strade di Madrid</i>, da genio assoluto, come il grande <i>Mozart</i>.</p>
<p>- Sì, ho trovato una vita mia. La tua…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo si chiama scherzo di cattivo (in)g(i)usto, si chiama vendetta atroce, si chiama il tuo (os)sess(ionat)o del cazzo.</p>
<p>Ora, chiama la tua “bella” e, belando, vedrà la tua pecora in mia ce(r)n(ier)a su “spettacolo” tremendo, osceno.</p>
<p>Allora, perché <i>Russell Crowe</i> e non <i>Gary Oldman</i>?</p>
<p>Perché sì!</p>
<p>Chi ha orecchie per intendere, intenda…, io brucio nel vento. Voi, nel “coprifuoco”, attenti al bombardamento. Nelle tende!</p>
<p>Sono “malato?”</p>
<p>Sì, miei dementi!</p>
<p>E ne vado fiero, orgoglioso!</p>
<p>Ora, servi, siate severi a suo sedere, sbattet(egli)elo “dentro”.</p>
<p>Questa è poesia per i miei “occhi” del vederla come volevo e ancor voglio…</p>
<p>Questo è farti il mio (di)verso “indiano” che non si arrese e giammai sventolerà bandiera bianca di fronte ai vostri ricatti da ricotte delle (sci)albe da notti in bianco.</p>
<p>Ecco il tuo b(r)anco!</p>
<p>“Amico”, ci vediamo in (di)battimento.</p>
<p>Sbattitene se (ci) ri-esci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buonanotte.</p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><b> </b></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Poesia di Edgar Allan, a(la)no vostro e Ave Maria in Pater di Santo Cielo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 15:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Coppola]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Oldman]]></category>
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		<description><![CDATA[ di Stefano Falotico Alla psicoterapia, ho sempre preferito la poesia, Dracula e Fuga per la vittoria, io scelgo il mito, io scelgo la foll(i)a che mi acclama, un torbido spirar alla “spirale” delle “spie” Conosco, al solito, una donna. Le porgo un occhio semi-asciutto in ammiccamento beffardo, forse sotto i baffi d’altre ce(r)n(ier)e delle beffe. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" alt="" src="http://oi61.tinypic.com/33nw4cw.jpg" width="522" height="422" /> di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Alla psicoterapia, ho sempre preferito la poesia, <em>Dracula</em> e <em>Fuga per la vittoria</em>, io scelgo il mito, io scelgo la foll(i)a che mi acclama, un torbido spirar alla “spirale” delle “spie”</strong></p>
<p>Conosco, al solito, una donna. Le porgo un occhio semi-asciutto in ammiccamento beffardo, forse sotto i baffi d’altre ce(r)n(ier)e delle beffe. E non l’arraffo, sol altro fegato mio “arruffato”, in un richiamo però sempre più appassionato. Spesso non m’arrendo, altre “da solo” m’arrangio. Ma se diventa “solido”, sì, “pene” di contraltare, Dio mi punirà per questi auto-erotismi “bestemmianti”, ma non ho sonno, pace di pece e son-non sono la bestia, lei è bella, eppur alle “pecorine” vostre non belo. E, nonostante “tutto”, son sempre più bello. Anche quando nel girotondo ballo. Sbavate per i miei baffi, la mia barba è (in)colta, io sono il Conte e con me, voi del porcile, dovrete prima o poi far i conti. Qui, non si gioca alla romana ma a calci(o). E se, come <i>Pelé</i>, eseguo una rovesciata, piglio al “volo” ogni nazista, impressionandolo d’un gesto più alto del suo aver bruciato le nostre speranze, i nostri coraggiosi aliti, i nostri ebrei trattati da lebbrosi, noi da lor slabbrati, mai però di fughe e foghe ebbri. Prendetevi un’altra (s)figa e trattatela ma(ia)le. Io son il condottiero della mia anima e preferirò per tutta la vita una parata alle sparlate. Sparasti e qui son io, (s)fottente, ché non ti paro il “culo”. Demente!</p>
<p>Ti denuncio a mia (s)volta e ti blocco le “palle”. Nell’urlo forestale della festa nostra, di noi scoiattoli a tua testa di cazzo piscianti.</p>
<p>Inghiottito dalle falci mortifere e dalle tentatrici, tentacolari fauci di questo mondo di feci, sbrinato, un freddo polare s’è spanso, e l’aridità si mischia all’aria, commuovendomi a ogni istante, ché or mi muovo e siete voi a commuovervi, ad aver paura, a rintanarvi poiché è spaventevole coprifuoco di mia fuggitiva, imprendibile o(mb)ra.</p>
<p>Qui, io mi vendico come una furia rossa, come un pirata a incendiare i piromani che arsero i miei verdi prati e i miei polmoni&#8230; freschi. State arrestati, miei capi di “Stato”.</p>
<p>Io dietro (ti) sto.</p>
<p>Il cuor che sanguina e un collo tuo “issato” in mia gloria. Altre gole, forse la galera. Meglio dei galli.</p>
<p>Evviva chi russa in Russia ed è ruspante, rustico.</p>
<p>Ostile, ostico, ero(t)ico.</p>
<p>Qui, è devastante (onni)potenza in gioco <i>falotico</i>.</p>
<p>Ma la società piccolo borghese vorrebbe curarmi dal (rim)pianto del vostro intralcio, dall’ottusità delle vostre ipocrisie taglienti e del vostro modo di (in)tenderlo&#8230;</p>
<p>Io alzo l’anima e mia è qui la vita che, fulminante, sgorga in fremito di me ferente art(ic)o, nudo (s)profondo.</p>
<p>Sottilmente acu(s)t(ic)o nel rimbombo dei tuoni, nel mio Rambo, nelle mie segrete dei <i>mister</i>(i) vostri (s)coperti.</p>
<p>Ecco il puro divorato dai por(c)i vostri, ecco il “muto” che sbotta, borbottando a chi, boicottandolo, lo “sputtanò”. Chi crudele azzannò, chi al dolor aizzò, chi “rizzo” si credette dritto.</p>
<p>Pensando che sarei scappato, dopo avermi “scopato”. E che, anziché perseguirlo, avrei dovuto sol sgobbare da “gobbo”.</p>
<p>Da (im)piegato, da plagiato, da piallato e forse un domani anche stanchissimo e pelato.</p>
<p>Lui, <i>puta</i> e Ponzio Pilato, io Cristo al volermi suo crocefisso con la mentalità “aguzz(in)a” delle sue (in)ferme fisse. Ma io non sono un fesso e sei tu che morirai nel fosso. Dopo che t’avrò spolpato d’ogni ossa.</p>
<p>Nessuna ostia, cattiveria omertosa ché anche tu, amico (in)fedele, non osi e pensi solo alla sua ros(s)a&#8230;, nessuna (com)unione, nessun ecumenismo. Fottiti, cattolic(esim)o.</p>
<p>Voglio il porno, non l’<i>osé</i> e le rossette.</p>
<p><i>Oh oh</i>, o siam russi e davvero rossi oppure vaffanculo!</p>
<p>Nessuna dottrina, nessun catechismo, nessun chinato, solo te spalmato.</p>
<p>Solo io, assassin(at)o.</p>
<p>Spi(n)a nel fianco, eppur ho ancora (f)iato.</p>
<p>Se vuoi intervenire con intenti taumaturgici, fai prima a chiamar il chirurgo.</p>
<p>Adesso, cuciti la bocca e in pancia beccatelo!</p>
<p>Becchino!</p>
<p>Tu, psichiatra del cazzo, sessuale maniaco, ecco il “bocchino!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’urlo infame della mia pazzia contro i luridi, contro il duro lavoro, contro tutto, e nessuno sconto, solo i miei (r)acconti, evviva Dracula che non perdona, lunga vita al Conte</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2014 09:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Devil]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Bram Stoker]]></category>
		<category><![CDATA[Francis Ford Coppola]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Da anni, con protervia e fine, intima arroganza, me ne fotto&#8230; sia dell’organza che degli orgasmi. Questo mio atteggiamento, che i superficiali giudicano schivo e a me schifano, è il ritratto simbiotico della mia creaturale aderenza al temp(i)o mio ignoto ove, senza soluzione di continuità, un giorno la mia mente si rompe [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi59.tinypic.com/208zc5x.jpg" width="500" height="348" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Da anni, con protervia e fine, intima arroganza, me ne fotto&#8230; sia dell’organza che degli orgasmi. Questo mio atteggiamento, che i superficiali giudicano schivo e a me schifano, è il ritratto simbiotico della mia creaturale aderenza al temp(i)o mio ignoto ove, senza soluzione di continuità, un giorno la mia mente si rompe in eruzioni odoranti il mio adorabile, olfattivissimo malessere da crollato in lacrime colanti ma sempre più remoto dalla società che incolla, mentre del domani non v’è certezza e comunque continuerò estenuatamente a far i cazzi miei, privilegiando il gioco da “idiota” di colui che, barricato in orgogliosa trincea, preferisce vivere rintanato, lontano dal trambusto, dalle rivalità ché scatenan solo fratricidi e guerrafondaie gelosie, coccolandomi nell’armistizio beato a meno che qualche stronzo appunto non rompa e, anelando a scalfire i miei collaudati equilibri, con la sua fottuta superbia da figlio di puttana tanto “corazzato” a scoraggiarmi perché sbuffo, scoreggiandogli, mi voglia indurre a combattere&#8230; Io combatto solo per il mio petto battermi, perché preferisco la nudità espettorata ai caporali e al generale&#8230; porcile di massa, ottenebrandomi nelle albe chete perché sol allora m’assonno in ancor neri sogni, masturbatorio poi, in tali stupendi incubi, gracchio il mio pen(ar)e in stile mansueto allo scroscio del dolce su e giù che se la mena in modo disturbante e a me dunque piacevolmente cazzeggiandovi. A sfancularvi con orrida prosopopea da uomo che del mondo è stufo. Nella mia dimora, non uso le stufe, mangio però le caldarroste durante il mio eterno autunno. Sì, il vostro capitalismo, soprattutto ideologico, ha partorito i vostri esseri informi e io invece son qui a informarvi che tal vostro comportamento porterà soltanto ad altri crematori forni e ad anime ammalate di povertà. Oh sempre state a fornicare, a ficcar la torta e guai, miei schizzinosi tanto caldamente schizzati, se le (ciam)belle non riescon col cubo. Tanto v’entrate con la “dolcezza” ipocrita da “uomini” di “burro”. Sì, sento “calore” e affett(at)o da parte vostra, da parte mia solo la ciliegina rossa, vampiristica di non potermi levar di torno. Userete, a mia tortura, il torchio ma io son sempre tornante ad accerchiarvi, ad abbrustolirvi tanto da lasciarvi accecati tutti e di ghiaccio, così non lancerete neanche più un sasso, miei stoccafissi di questo paio di palle. Io sono il mitico impalatore! Io sono lanceolato ma non morto, ho perduto lo slancio eppur mordo. Ti fissi col lavoro. Andate pure a lavorare, vi serve come copertura per ogni squallida porcata da squali. Io amerò sempre una pizza capricciosa, mangiata al tuo viso di pomodoro da gommosa mozzarella, alle tue belanti bellocce che “condisci” di olivine “piccanti, leccandomi poi le labbra quando ti presenterò il mio Conte Dracula. Sì, non lascio mai i conti in sospeso. E ora t’impalo, così impari. Io sono colui che cattivo è diventato di parimenti carne al sangue. Se non ti sta bene ove t’ho seppellito, pagami e, di gran cordoglio, sotterrerò di nuovo l’ascia di guerra per piazzartela violentissima in pancia. Sentite condoglianze? No, dammi almeno i soldi, mio pomposo, per pagarti le “onorificenze” di tante funebri pompe. Sì, all’Inferno, il Diavolo, che son sempre io, Vlad, non ti spompinerà, te lo taglierà del “lutto”.</p>
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		<title>Dracula è Gioconda</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Oct 2013 09:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Autoritratto]]></category>
		<category><![CDATA[da Vinci]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Giocnda]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di Stefano Falotico M’avvolgo in una tempesta emotiva dalle sfumature grigissime, opalescenza meditativa e rannicchiato per altro scricchiolar di nervi “stanchi”, rabbiosi come a Dio sputai in totale, “generosa” ah ah negligenza alle sue vetuste, da me abbattute regole stupide. Detesto furoreggiante i suoi comandamenti, l’idiozia menzognera che ha permeato questo Mondo “socialmente integrato” [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Gioconda.jpg"><img class="size-medium wp-image-124 aligncenter" alt="Gioconda" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Gioconda-201x300.jpg" width="201" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>M’avvolgo in una tempesta emotiva dalle sfumature grigissime, opalescenza meditativa e rannicchiato per altro scricchiolar di nervi “stanchi”, rabbiosi come a Dio sputai in totale, “generosa” ah ah negligenza alle sue vetuste, da me abbattute regole stupide.</p>
<p>Detesto furoreggiante i suoi comandamenti, l’idiozia menzognera che ha permeato questo Mondo “socialmente integrato” quanto poco integerrimo ai valori appena qualcuno li confuta con obiettività dura e pugnacissima.</p>
<p>Schivano e feriscono quelli come noi, nati “diversi”, che ce ne freghiamo bellamente dei loro miserabili “trionfi”, sguazziam ove il Cielo si tinge anche di furor rossastro e furbesco, dentro un fischiettio inaudito, verecondo che porge affronti schietti contro questa derisoria “clemenza”, ah ah “pietosa”, sì, macerateci con “acutezza” e vostre domestiche “tranquillità”, riverbero odioso partorirete in noi mai ad adempiere per inchinarci dinanzi alle tal meste, “cortesi” inezie, vi solletichiamo di finti “buongiorno”.</p>
<p>Noi ripudiamo la Luce, l’adombriamo d’impudico e battagliero spaccar le sue muscolari “flessioni”, erigiamo il muscolare urlo a Notte atea, alterissima e a voi schifosa. Non gradiamo il vostro aggradarvi in gradi “militari” per la prosopopea dei busti ch’esponete smargiassi a morto invero già esservi dissolti, immolati alle bugie per il solito gioco “lungo” del buon viso a cattiva sorte e l’adattamento più ignominioso. A cui noi entriamo in culo, oh sì, miei “signori”, ci siamo educati alle planetarie e adesso nostre arbitrarie “sconcezze”, nostri car(ezzevol)i debosciati di retorica “inguinale”. Sempre preoccupati del “presente”, rivolgete speranze futili al futuro, ma il futuro io vi svelo che non esiste, ch’è soltanto un altro illudervi per badar al gelo della bieca temperatura stagna. Comincio a non sopportare più nulla della vostra fottuta, e quanto la (s)fotterò, società. Prima, anch’io vi vivevo e vegetavo come voi, i “vigilanti” non tanto delle emozioni sentite quanto piuttosto del continuo, tedioso, ammorbante cibarvi a vicenda delle anime altrui. Tanto viziosi a secernere stronzate, a cagare voi donnette degli escrementizi aborti abominevoli, dal cui già infetto DNA infesteranno d’altro spermatico ingravidare la scemenza totale per nuovi ebeti, di generazione in altro (de)generare. Ah ah, rido in quanto eremita, diamante integro a costo di sacrificarmi nella purezza.</p>
<p>Vi disgusto?</p>
<p>E il vostro ridere di gustarmi fa sì che alletti sol il Sole scomparso. A cui sparo “raggiante”, fregiato d’insistenze recidive, ah ah, a scorporarvi, smembrando nel terrorizzare questo vostro pio “innamorarvi”. Son io che farò di tali risate un pasto nudo antropofago. Del masochismo assumo il piacere, a voi insensibile, del non plastificarlo, non soggiacerò al ghiaccio del tanto vostro “abbracciarvi”. Nei vostri palazzi&#8230; cresceranno mostri guardoni, vi spierete nel “progresso” edonista e “allestirete” costruzioni a<em> ego</em> egoista! Grattacieli svettanti da distruggere con pari vostro bombardamento alle nostre coscienze. Sbatton le porte d’ascensori e io (a)scendo nel piano infernale!</p>
<p>Violentatemi per “guarirmi” o ancora maligno guardarmi, otterrete altre r(e)azioni impreviste e la vostra puttana sedata nel sedere.</p>
<p>V’è chiara l’antifona del mio ritorno tonitruante o devo obbligarmi a farvi gemere come quel Cristo falso che pregate da “crociati” sciocchini?</p>
<p>Scoccò la scintilla e, d’allora, non guarda in faccia nessuno. Io sono nessuno.</p>
<p>Osservate i vostri puliti bicchieri e nel fondo scoverete il marcio di come salivari foste ora da me straziati in devastanti affondi, miei giocondi di avarizia. Evviva l’ubriaco Dracula, in un altro Tempo imbevente un (di)vino a voi arrossante. Tu, troia, stai sbavando di rossetto, ora ti lecco di “bavaglio”. Guarda come ti dipingo. Un bel sorrisetto, stronzetta.</p>
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