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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; De Niro</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>La vita è un Bag Man</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2014 10:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco cosa pen(s)o del mondo, prendetemi per un cinico, sempre meglio che diventar, come voi, un finto buono: Ricordi che spaccan la memoria, fragili specchi d’ansietà risorte dal vuoto che intercorse nei frangenti limpidi di quel tintinnar, tormentato, tra un’infanzia lacrimante la pubertà pronta a destarsi esplosiva, un’adolescenza onirica, nel viaggiarsi contemplativi, turbati, riflessivi, romantici, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/12/Bag-Man.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-670" alt="Bag Man" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/12/Bag-Man-300x205.jpg" width="300" height="205" /></a>Ecco cosa pen(s)o del mondo, prendetemi per un cinico, sempre meglio che diventar, come voi, un finto buono:</p>
<p>Ricordi che spaccan la memoria, fragili specchi d’ansietà risorte dal vuoto che intercorse nei frangenti limpidi di quel tintinnar, tormentato, tra un’infanzia lacrimante la pubertà pronta a destarsi esplosiva, un’adolescenza onirica, nel viaggiarsi contemplativi, turbati, riflessivi, romantici, avvolti, (in)voluti, avvi(t)ati, (dis)attiv(at)i o iperattivi, avviliti e cinici, un’adulta età sempre sul chi va là, tremolando in stati bradi d’ebbrezza o ebbra-sa(l)via lebbra, poi malsana, (r)esistendo per non impazzire, per non sbriciolarsi, scarnificati, nella massa(ia) e nel lurido porcile dell’adattamento (s)porco, lercio, vanaglorioso, arrivista e (f)utile al cazzo di Nu(te)lla, ché il buonismo è solo un mo(n)do ruffiano per schivar lo “schiavo” ché ti voglion tale, adeguato a linee tristi d’un star non “disturbante”, per ipocritamente (non) vivere in mo(n)di rassicuranti, loro, i garanti “galanti” d’una falsa, fat(u)a felicità di “glassa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Dracula è un dead man, è un Ronin e vive altrove, non finirà&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2014 16:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ronin]]></category>
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		<description><![CDATA[S’infervora ancora il cuore, cammino, corroborato di sogni coloriti, poi scolorisco, quindi in viso scurito e, tempestato da mille serpeggianti, abrasive incognite graffianti, non riesco a svagarmi, piangendo di reminiscenza in quel che non fu(i). Ma non cambio, adoro la notte e il suo manto frusciante, l’odore scalpitante dei miei respiri sofferti, l’odore nitrente delle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin1.jpg"><img class="size-medium wp-image-648 aligncenter" alt="Ronin" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin1-300x229.jpg" width="300" height="229" /></a></p>
<p>S’infervora ancora il cuore, cammino, corroborato di sogni coloriti, poi scolorisco, quindi in viso scurito e, tempestato da mille serpeggianti, abrasive incognite graffianti, non riesco a svagarmi, piangendo di reminiscenza in quel che non fu(i).</p>
<p>Ma non cambio, adoro la notte e il suo manto frusciante, l’odore scalpitante dei miei respiri sofferti, l’odore nitrente delle mie angosce scivolanti, le mie fantasie e l’estasi proibita del mio masturbatorio rendermi sempre svanito, nel vento, un uomo nudo che passeggia nel tempo, scalfendolo nei ricordi del mio cuore e nel fantasma che non c’è, passeggia cheto indietro e, bramandosi in tant’avventure, inventate anche, sigillato nei suoi crepuscoli, autunnale sparisce, ritorna in sé e ride, euforico s’emoziona e, fra una commozione, pure cerebrale, e l’altra&#8230; che mi manda a fanculo, sogghigno, iridescente non (r)esisto, mi confondo tra le folli(e), ma sto qua, cullato dalla complicatezza delle mie rochezze esistenziali, (non) parlo, basito, rimango di sasso, assassinato nell’anima che balbetta sinuosa nelle movenze feline di me, me e solo&#8230;, felpato.</p>
<p>Poi, muoio ancora, e domani rinasco, come se il tempo mai m’avesse violato, via (s)vol(t)o, scrosciante nella mia storia e, gemendo&#8230;, sono un commediante di queste rosse luci del mio cuore <i>noir</i> e<i> polar</i>(e).</p>
<p>Malinconico, brindo al <i>rock</i>, indosso il mio <i>Sailor</i> da <b><i>Cuore selvaggio</i></b>.</p>
<p>E non cambio, non invecchio, amo forsennatamente, per sempre tale e quale a come nacqui. Perché non voglio morire come tutti ché, passando gli an(n)i, crepano nell’anima e, poltrendo, non sanno più gioire, tutti assillati da donne e dal loro nido di asini all’asilo, una “materna” carezza da borghesi annacquati, “avvinazzati” nei divani dell’esistenza vana, corazzatisi di cori pieni di polemiche scorie, screpolati dietro false dolcezze e la retorica dell’illudersi di essere quando già non sono, da tempo non esistono, sono sol resistenti, nella retorica giacenti.</p>
<p>A tale morte non soggiaccio.</p>
<p>Seppellitemi.</p>
<p>Ma, amico, prima di lasciarti, voglio d(on)arti questa mia lettera.</p>
<p>Abbine cura e, quando vorrai sapere cos’è la vita, rileggila&#8230;</p>
<p>Voglio che tu la serba con cura. Io, invece, mi son sempre trascurato e non ho mai creduto alla Curia, neanche alle <i>cure</i> di <i>Battiato</i>, sono solo belle parole e tanta musica consolatoria ché, se sei così, cambiar (non) puoi.</p>
<p>Poi, forse sono un poeta.</p>
<p>Ma, prima di andarmene, voglio raccontarti qualcosa che possa farti sorridere.</p>
<p>L’altro sabato, ero a un bar, fuori città. Stava chiudendo e il gestore s’avvicina al barista. Mi ammicca e dice di conoscermi. Lui gestisce solo il locale e non serve caffè, eppure mi ha sempre scorto, da dietro l’angolo, mentre sorseggiavo.</p>
<p>- <i>Ehi</i>, che fai? Non offri queste paste al signore? Tanto, fra poco chiudiamo e, domattina, servono dolci freschi. Oramai, questi dolci non li prende più nessuno.</p>
<p>- Signore, possiamo offrirle le rimanenze?</p>
<p>- Sono ancora commestibili?</p>
<p>- No, sono scadute. Ma sono velenosamente zuccherose per addolcire un lieto, lento suicidio.</p>
<p>- Ottime.</p>
<p>- Voleva dire “Ottimo”, giusto?</p>
<p>- No, volevo dire ottime. Queste paste son migliore della peste.</p>
<p>- Che sta dicendo?</p>
<p><b>-</b> Dico che nulla ha senso, e io ho le corna. Anche questo cornetto andato a puttane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Quegli occhi tuoi cominceranno piano</i></p>
<p><i>a guardare indietro un tempo già lontano,</i></p>
<p><i>senza parlare e senza più recriminare</i></p>
<p><i>su ciò che si poteva fare</i></p>
<p><i>e che non è successo mai.</i></p>
<p><i>Ma qualche cosa rimane</i></p>
<p><i>negli occhi tuoi.</i><i></i></p>
<p><i> </i></p>
<p><i>E il volto poi si scoprirà segnato</i></p>
<p><i>da tante storie che nessuno ha raccontato</i><i></i></p>
<p><i>senza finale: una commedia musicale</i></p>
<p><i>di solitudini a Natale</i></p>
<p><i>con chi non ti capiva mai.</i></p>
<p><i>Ma c’è una luce speciale</i></p>
<p><i>negli occhi tuoi.</i></p>
<p><i>Tu cambierai, invecchierai</i></p>
<p><i>ma sarai sempre presente;</i></p>
<p><i>tu non ti consumerai.</i></p>
<p><i>Con il corpo e con la mente</i></p>
<p><i>tu mi sorriderai.</i></p>
<p><i>Non finirà, non morirà;</i></p>
<p><i>quella ruga sul tuo viso</i></p>
<p><i>un po’ di più mi legherà.</i></p>
<p><i>Un amore non è ucciso,</i></p>
<p><i>un amore vivrà</i><i></i></p>
<p>(Enrico Ruggeri, “Non finirà”)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invece, amico, amici, stavolta è finita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>No(i), siamo Ronin!</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 15:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Ronin]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Frankenheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Jean reno]]></category>
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		<description><![CDATA[Bandit(o) samurai, giovinezza di furore e intimi, irreprimibili ardori vs l’orrore della putrida, da spu(n)tar, vecchiaia fascista, oscurantista, cieca e ottusa, la vita bella contro la bruttezza del conformismo più restio alle innovazioni non be(l)ate &#160; Sgommate, sgominateli! Ed è nervo, e si sgelò la neve, “sommergendo” di pugnaci va(la)nghe marine l’oceanica ignoranza d’una massa arretrata ché tanto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin.jpg"><img class="size-medium wp-image-625 aligncenter" alt="Ronin" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin-300x228.jpg" width="300" height="228" /></a></p>
<p align="center"><strong>Bandit<i>(o) samurai, giovinezza di furore e intimi, irreprimibili ardori </i>vs<i> l’orrore della putrida, da spu(n)tar, vecchiaia fascista, oscurantista, cieca e ottusa, la vita bella contro la bruttezza del conformismo più restio alle innovazioni non be(l)ate</i></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sgommate, sgominateli!</p>
<p>Ed è nervo, e si sgelò la neve, “sommergendo” di pugnaci va(la)nghe marine l’oceanica ignoranza d’una massa arretrata ché tanto “virile” pugnalarci sferrò efferata e vilmente, stringo io il pugno a cap(itan)o dei (ri)belli, spaccando gli argini dell’omertà più abietta di tal pecorine be(l)anti, dell’ipocrisia tanto van(itos)a quanto, invano, nel tentativo fallace, effimero e mortificante d’annichilire una giovane coscienza lucida e rinascente, “falciandola” in modo fall(it)o, ancor tristemente insiste(tte) a cagion intimidatoria del volerla/o veder impiccato/a.</p>
<p>Che falli(ci) idioti!</p>
<p>Appiccateli!</p>
<p>I nostri son fatui fuochi? Fuoco, la rabbia (riaf)f(i)ora! Era ora!</p>
<p>Tutta f(u)ori!</p>
<p>Siete morti!</p>
<p><i>Oh</i>, noi della fatalità siam destino dei nostri lib(e)ri, vibrantissimi, libranti destini accecanti.</p>
<p>D’amianto, sca(g)liamo i capi che c’accusaron d’espiatorio capro, in lor capperi a darci un “cap(pi)o” per accalappiarci nelle (s)chiappe. Se saremo inf(r)anti, ecco a voi, “grossi” (ele)fanti, il nostro (im)mor(t)ale s(c)acco da lupi ergenti quel magnifico, lucente sbranarvi ché, dal nostro “freddo” (in)frangibile dell’esser (ro)venti nel grido dell’an(s)imo istintivo e d’adirato esser sven(tr)anti e davvero a voi punitori esacerbanti le vostre gelide anime da por(c)i, sven(tol)eremo il vero arrossito Cristo in nudi corpi!</p>
<p>E, allora, giovani&#8230; in marc(i)a, marchiateli, non disamoratevi della vita se tal oscena viltà retrograda e vecchissima dei ma(ia)li così procrastinanti, di generazioni in geni lor malati e marc(scent)i, v’incita da vin(cen)ti al suicidio, <i>matandovi</i> e dandovi “pomate” da matti sol perché, a differenza di loro, non anda(s)te a <i>pute</i> o, ancor peggio, dietro le armi ricattatorie del farvi credere di non saper amar il mondo, (in)f(i)erisce per riaprirci sempre le ferite, volendoci male nell’innaffiar noi, i puri, ad affoganti valle di lacrime del lor mar di stronzi, più <i>mer</i>(de), colpiteli meglio a sangue “freddo”.</p>
<p>Impietosamente.</p>
<p>Alcuna pietà per chi vuol, volle violar chi sempre vorrà volare.</p>
<p>Violateli, fateli “violissimi”, slabbrateli e, orsù, disossateli, premete ché van spremuti, insanguinatevi d’ira, stirate le vostre furie e strappateli sin all’osso così come loro, orsi, arbitrariamente da dementi, desiderarono “desinare”, a(si)ni, nel voler infangarci, infrangerci e squal(l)i(di) infamare affinché non avessimo più fame né (non) fossimo (a) femmine belle, (s)fottute del nostro, vivaddio, (in)felice squagliare qui cazz(ut)o. Che fe(l)ci!</p>
<p>Ché, nelle “donne” più fighette, come loro se ne be(l)ano, ce ne fottiamo bellamente, oh, evviva la nostra bellezza contro tal bellicosi brut(t)i ché, da (in)etti (f)rigidi all’emozioni sincere, adoratori demoniaci e di plastica del carnaio “fig(li)o” d’una “(onni)potenza” sporchissima, orca, or di (ri)torti (in)castrati, spegnerci vollero violentemente, abusando oltre (im)mo(n)do della nostra già troppo elevata (im)pazienza linda.</p>
<p>Sono immondizia!</p>
<p>“Pazzia!”. Sia lodato, iddio! Limpidezza!</p>
<p>Siate limpidi, sorseggiamo i nostri di-vini! Sven(tr)ateli!</p>
<p>Scannateli e non siate canditi. Scandite tal divoranti tor(n)i così come, di lor macellante carnaio per an(n)i nell’attorniarci in orripilante “rintronarci”, (e)virarci a lor (di)letti sconci, volendoci per le feste acconciar nel lor martoriante, lercio feticismo, nel lardoso e laido puttanaio, pensando di farci pen(ar)e, sortiron sol la malasorte dei nostri maledetti fe(ga)ti, qui scagliati a “invertiti” sortilegi del dircene schifosi di tutti colori.</p>
<p>In alto, <i>oh </i>issa, i nostri cori da Ulisse.</p>
<p>(E)levateli in cor(p)o d’imbavagliante battaglia sfrenata strangolateli, afferrate l’arpia “maga” Circe(nse) del nostro esser leggiadri trapezisti di tal splendido circo v(i)olante e, a orrori delle lor malsane idee raccapriccianti, dai nostri ricci fluenti&#8230; lib(e)riamo i pazzi “cirri” dello spu(n)tarli.</p>
<p>Questa è <i>la prima lezione</i> di m(or)ale a chi, demente, mentente, bugiardamente, dinanzi alla verità della libertà invincibile, con pun(i)zioni inutili, affliggerci non può più, non potrà però mentire e più niente.</p>
<p>Deve pa(r)tire!</p>
<p>Non vi è più pa(r)tita/o!</p>
<p>Vecchio, hai rotto il cazzo!</p>
<p>E ora son cazzi tuoi!</p>
<p>Non c’impaurirai più con le tue meschine reprimende!</p>
<p>Siamo tremendi.</p>
<p><b><i>Ronin</i></b>!</p>
<p>Pensavate di stremarci e invece dovete tremare!</p>
<p>Ecco&#8230; voleste frenarci, arderci, (ar)renderci (in)fermi, (dis)infettarci, e invece noi, ardendo e adira(n)ti mor(d)endovi, uccideremo le fiere nel nostro fiero esservi indimenticabile ferita da ferini!</p>
<p>Voleste dimenticarci.</p>
<p>Noi, invece, non dimentichiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Il tassista De Niro vive di (tram)busti e non tran tran(quillanti)</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2014 09:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Taxi Driver]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Scorsese]]></category>

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		<description><![CDATA[Il piacere lindo di un intellettuale violento la cui adorazione per Bob De Niro risiede in sacre visioni esistenziali del taxi driver a sé più liturgico in detergenza dalla feccia Afferro il volante, faccio sì che schizzi e inondo la strada del mio corroborarla in libertà asciutta, azionando le marce con indole isterica a strafottenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b>Il piacere lindo di un intellettuale violento la cui adorazione per Bob De Niro risiede in sacre visioni esistenziali del <i>taxi driver</i> a sé più liturgico in detergenza dalla feccia</b></p>
<p>Afferro il volante, faccio sì che schizzi e inondo la strada del mio corroborarla in libertà asciutta, azionando le marce con indole isterica a strafottenza delle ragazzine che spingo <i>su clacson</i> eccitato del trombarle in sorpasso metodico quanto il puntuale scheggiar le lor fiancate, così, incazzandosi più di come leccan i cazzi pneumatici dei lor ragazzi tamarri, odono soltanto, desolate, la rabbia impotente del mio fenderle sanamente a guarnizione slabbrata d’iroso urlarmi invano quanto le ho futuristicamente inculate meglio dei loro fondoschiena violati. Al che, sterzo di voluttà, su mia risata di (in)ferma (mal)sanità e, odorando il pestaggio del mio sgommar lor in front(al)e, fermo all’improvviso il mio veicolo e m’involo in mezzo a un chiosco graffiante l’odor cremoso d’un gelato da leccar come queste fighe usurate da troppi schifosamente appetitosi succhiotti. Ordino della stracciatella plasmata al pistacchio delle cosce della gelataia e, prima di posar il mio bacio sullo sciolto “colante”, le strappo i <i>collant</i> e colo sopra di lei di <i>gel</i> smagliante, farcendola a volontà di briose scaglie del mio scagliato al “frullato” su yogurt finale della spagnola su sua (dis)fatta profumata di zabaione in mio orgasmo pasticciato color zuppa inglese. Insufflo di caramello mieloso come la mia zanzara pun(g)ente in sue cosce al dente, ardendo agghiacciato da questo gelato appunto schiumoso. Raggrumandola dopo averla mangiata di stantuffo, pilucco la sua vanità da me fornicata prima e ora aromatizzando il suo liquido ancor caldo come la crosta(ta) del già sgranocchiato su mandorla bruciante di sua bagnata euforizzata. E, ficcandomi il cono in bocca, piramidale ancor lei sbava su grembiule smacchiato. Quindi, torno in macchina e pompo di altro volume, impiastricciando altre sventurate su mia irrefrenabile avventura “leccante”.</p>
<p>Firmato Travis Bickle, lo stronzo al (sesqui)pedale. Su taglio <i>mohicano</i>, salvo solo le prostitute sane, le altre van tamponate così come tampono i lor papponi.</p>
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		<title>Il cupo della mia vita, la coppola della malavita, i cap(p)i del mio (de)col(l)ato, la mia corona di spine</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2014 21:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Cose nostre]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Luc Besson]]></category>
		<category><![CDATA[Malavita]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Ode alla nitida cupezza, oh, brezze, sospiratemi languide carezze a libagione dei miei fervidi brusii iridescenti del cuore, e anima rapisciti altrove! Non so, in molti tentarono di cambiarmi, di cannibalizzarmi, di distorcere la mia vista affinché al tedio loro, camuffato in risate brillanti, ah ah, m’attenessi, soggiacessi, soggiogatissimo, al vile consumismo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_422" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/03/cose_nostre_malavita_foto_17.jpg"><img class="size-medium wp-image-422" alt="Tic tac" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/03/cose_nostre_malavita_foto_17-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Tic tac</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ode alla nitida cupezza, oh, brezze, sospiratemi languide carezze a libagione dei miei fervidi brusii iridescenti del cuore, e anima rapisciti altrove!</em></p>
<p>Non so, in molti tentarono di cambiarmi, di cannibalizzarmi, di distorcere la mia vista affinché al tedio loro, camuffato in risate brillanti, ah ah, m’attenessi, soggiacessi, soggiogatissimo, al vile consumismo della carne avvinto, prodigo e mansueto, ah ah, ai loro programmi scoppiettanti, costernato <i>ohibò</i>, mi piegassi, ah ah, portatori solo di ansia, di lotta isterica, di mio nauseabondo ridervi a gracchiare la loro frenetica frivolezza. Così, ammantato di mia indelebile aura, passeggio tra le foglie del tempo e m’inferocisco di sottilissima violenza, amante del mio maestro Poe Edgar Allan, con in mano il guinzaglio d’un cane, forse un alano, ché son io stesso nell’abbaiare contro ogni museruola della loro predominatrice, ah ah, voluttà, questa sì volenterosa, ah ah, di castrarmi nel mio ululato quando, al sorger del più buio plenilunio, mi trasformo coloritamente, ah ah, in un cattivo lupo, e addento le mie tenaglie a mo’ di ruggine incarnata nella scatenata, mandibolare morsa stavolta di nuovo evolutami in ragno. Un ragno dispettoso che piazza trappole accerchianti, brulicante poi a cicala nello sfiorar, con le dita dei miei invisi(bili) occhi, le donne più a leccarle di tutto flebile, ah ah, invero assai potente suggere, annusare e mio inventato, umido anulare, eh eh, da matto qui umano, ah ah, dell’abbacinarmi dentro in bacini sognanti il mio caracollar da orgasmico, onanistico gondoliere. Ed è un inafferrabile piacere che voi mai acciufferete. Il gusto della proibita fantasia eppur così chiarita dal mio volto beffardo di tutto plateal rider sotto i mie baffetti. Mi porgerete degli sguardi simpatici, ah ah, a maniera, oh, che danni i manierismi del vostro comando, nel <i>buffet</i>(to), e io rincarerò la dose in tal caso da cavallo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stallone nottambulo, unicorno di purezza (in)immaginabile, roteando di corse campestri d’adesso scorrazzante cerbiatto. Ché del putiferio del vostro materialismo tangibile da mer(l)i allocchi, sempre miranti le loro albicocche, uh uh, io non so che farmene, se non inventarmi una dama, nel mio gioco da re degli scacchi in arrocco (in)difendibile, su danzar di mia regina, ih ih, in tango con lo squallido, virile, ultimo passo da strapparmi il mio tanga di uomo a metà della mia mela capricciosa, succhiante il midollo spinale dell’unica ragione per cui respiro, il fregarmene un cazzo.</p>
<p>So che questo mio distaccato, (in)differente atteggiamento vi disgusta, ma debbo ammettere che, per me, è un inesausto, inaudito scompisciarmelo di (im)palpabile sbattervela tutta&#8230; la verità della vostra sporca faccia e della mia ora fo(r)ca. Monaca di cupo cappio al collo, eppure inculo.</p>
<p>Ahia, ahia.</p>
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		<title>Travis!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 01:25:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di come Travis Bickle, man on fire, li ammazzò uno dopo l’altro in uno spettacolo “aberrante”, di vendetta impressionante, marchiandoli a stigmata perpetua Nel Mondo, nascono subito persone come me che, arrivate alla soglia già molto precoce della soglia percettiva, fermano la coscienza, apparentemente immobilizzandola, per approdare allo sterminio di sé catartico, d’una estrema unzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_292" style="width: 212px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01041804.jpg"><img class="size-medium wp-image-292" alt="Iris!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01041804-202x300.jpg" width="202" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Iris!</p></div>
<p style="text-align: center;"><strong>Di come <em>Travis Bickle</em>, <em>man on fire</em>, li ammazzò uno dopo l’altro in uno spettacolo “aberrante”, di vendetta impressionante, marchiandoli a stigmata perpetua</strong></p>
<p>Nel Mondo, nascono subito persone come me che, arrivate alla soglia già molto precoce della soglia percettiva, fermano la coscienza, apparentemente immobilizzandola, per approdare allo sterminio di sé catartico, d’una estrema unzione nel disintegrare la razza storpia dell’umanità sbagliata e sbadigliante, sempre sull’orlo omertoso del confessare le meschinità con ipocrite bugie ma poi mentirle, nel non pentimento di massa.<br />
Dinanzi a un carro armato di profonda “atimia”, non puoi nulla. Quando affila l’arma, lo sterminio li devasta. Una persecuzione senza un attimo di tregua, allenta la morsa e poi deflagra l’anima a scoppio repentino, poi un altro improvviso nel silenzio della Notte. Fra sguardi dei “dirimpettai” a suo limitrofo tifar che li uccida tutti.<br />
Aborra Travis il Sole, è vampiro (non) sognatore, della filastrocca aggrovigliata a suo intimo e leso Cuore, eppur immune ma con potenti munizioni, avanza fra le tradizioni vetuste, egli è l’innovatore, il gran “ciarlatano” dalle mille ossessioni e non si polverizza con un mieloso quanto bieco bacio sulla fronte. Dal buco egli è tornato, più forte e agguerrito di prima nello spaventarli e soggiogar i lor stili stolti di vita, con puntiglio e maggior repentaglio egli arrota le rotule, le spezza e incatena la sua pelle al dimagrimento a vista d’occhio. Mirino di mira acuta quanto l’esplodere. E, se esplode, son gua(nt)i.<br />
I lestofanti fuggon terrorizzati, segnalano per altro rabbonir d’intimidazioni ma egli non arretra e ara la mietitrice. Coltiva la sua mania omicida, telefona anonimo nel trambusto dei soliti (ig)noti e agguanta le prede come un selvaggio, irrefrenabile cacciatore. Accende la macchina e fa volar pezzi di marmo del falso amore. Donando alle troie sol che calci di acido sapore e ai papponi un papparselo nello spappolato fegato di vigliacche “palle”. Li prende per i calzoni, a suo “coglione” maltrattato colpisce detonato. E non occorrerà fermarlo di “fermagli” con bave alla bocca da signori “bravi” e persone “perbene”, egli odia il moralismo e le prediche dei bonaccioni. Egli è e c’è, ucciderà i beoti, letale nel quando meno se l’aspetteranno.<br />
Nell’attesa, vibra e assediarlo oppur sedarlo non puoi.<br />
Carta adesso canta e in testa vi caga, dopo avervela mozzata. Perché i tentativi di (de)moralizzazione non partorirono un Pronto Soccorso ma un SOS di allarmismo savio.<br />
Travis è sempre stato pazzo ma vi aveva avvisato e non fu ascoltato, da quando scelse tal icona cinematografica a virtuoso sputarvi nelle membra e sbranarle.</p>
<p>Firmato un imprevisto Stefano Falotico<br />
Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
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<li><a title="Taxi Driver (1976)" href="http://www.filmtv.it/film/7025/taxi-driver-1976/">Taxi Driver (1976)</a></li>
<li><a title="Ronin (1998)" href="http://www.filmtv.it/film/18034/ronin-1998/">Ronin (1998)</a></li>
<li><a title="Cuore selvaggio (1990)" href="http://www.filmtv.it/film/14352/cuore-selvaggio-1990/">Cuore selvaggio (1990)</a></li>
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		<title>Montecristo e Sleepers</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 12:01:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo sleeper crollante&#8230; Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-251" alt="Sleepers Padre Bobby" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center">
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo </i>sleeper <i>crollante&#8230;</i></p>
<p>Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati e di tutta “grazia” ascolta, o meglio “ausculta” la mia arringa, rispondi pacatamente, senz’esser invaso da perplessità o incertezze, tu che mai tremi dirimpetto alla “liceità” legittimissima dei tuoi “amorevoli” atti (s)gradevolissimi.</p>
<p>Tranquillo, non hai nulla di cui temere, solo chi ha scagliato pietre colpevoli, di linciaggio ingiusto, deve cagar sangue, nell’augurio che sia “innocentemente” scagionato. Tu invece sei grande, grosso, “adulto” e vaccinato, soprattutto “esperto” degli sverginamenti e del tuo furbo vizietto da “svezzato”&#8230; “ritto”. Quindi, in tal dì, non avendo tu niente da nascondere, sopporta cortesemente questa “pura” formalità, dedicami qualche utile minuto, e sarai liberato presto, non so se d’arresto, di poter ancora sgattaiolare in “corazzato” di chi, oh mio “amore” spaccone, si spaccò dal ridere nel rompere le finestre tue “piacevoli”. Concedimi questo piacere, non sai come mi stai facendo godere, gran “signore”. Per me, è un onore interrogarti. Un regalo che mi stai porgendo&#8230; come le guance altrui che sempre ti porgevano il “buffetto” perché tu, “sanamente”, potessi “legalmente” schiaffeggiarle sfacciato e dopo “schiacciarle” d’impuntato impunito. Punendo&#8230; Un <em>face</em> <i>to face </i>che ti costerà “soltanto”&#8230; qualche (in)disturbato attimo, pochi minutini, “robusto” mio contro il “minuto”. Guarda, in quest’aula, secondo disposizioni “igieniche”, è proibito fumare ma questo è un caso eccezionale e il giudice t’ha d(on)ato in mano una Marlboro. Quando avrai finito di “aspirare”&#8230; e avrai spento la “cenere”&#8230;, sarà un gioco di cere o di c’eri&#8230;?</p>
<p>Fissiamoci negli occhi, tu che incarni la “sincerità”.</p>
<p>Perdona ancora se ti rubo del Tempo&#8230; a te così assai prezioso. Non è colpa mia&#8230;, sei stato chiamato a testimoniare, arrabbiati col sistema.</p>
<p>Ecco, sbrigheremo subito la faccenda. Però scusami, non sai quanto me ne “duole”, spero che di me tu avrai (com)passione, dovresti replicare alle mie domande senza pensarci troppo. Sai, da fonti certe, son venuto a sapere che sei un “emerito dottore”, perciò deduco che tu sia sveglio di riflessi pronti, dinamico e sempre reattivo, con la parlantina da far “paura” e una dialettica oratoria che potresti intrattenere interi, non so se “integri”, <i>forum</i> per ore e giorni, mesi e an(n)i.</p>
<p>Secondo questo fascicolo, necessito assolutamente di alcune garanzie.</p>
<p>Prima domanda: perché ti divertivi a prendere per il culo una persona? Sono stato volgare con “culo?”. Già, non si addice al tuo (ca)risma. Allora, sarò meno “sgarbato”. Perché prendevi per i fondelli? Come già detto, dobbiamo “darci una mossa”, non biasimarmi se, giocoforza, dovrò (mal)essere tempestivo. Dovresti darmi una risposta veloce, schietta e franca da tre secondi netti. Non ti sfianco mica. Le regole sono queste, dobbiamo attenercene. Fosse per me, avessi inventato io la Legge, staremmo in una tavola “calda” da buoni “amici”. Allora, cosa rispondi?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Non so a cosa si riferisca.</p>
<p>Avvocato: &#8211; A come ferivi una persona a te antipatica. Non dirmi che non la conosci, perché in questa foto siete assieme. Ti do altri tre secondi. Visto che Babbo Natale generoso che sono? Per scioglierti la lingua, perché non offrirti anche lo “zuccherino?”. Avanti! Magnanimità!</p>
<p>Interrogato: &#8211; A essere sinceri&#8230; cose che capitano. Non ne farei un caso.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Di questa persona ti turbava tanto la sua “assenza” di un “lavoro” o ti premeva più accanirti sulla sua sessualità, che ti faceva rider da matti a “disamorare”, alludendo d’impotenze e psicopatie da pervertito? Tre secondi, stanno scandendo. Sei “scaldato?”. Scendiamo?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Avvocato, è la mia ideologia di “vita”. Secondo il mio superbo avviso, chi non lavora non deve “divertirsi”. Quindi, è sacrosanto fargli il popò. Vuole condannarmi per questo? Per quanto dobbiamo portare avanti questa “patetica” pantomima? Io sono un giocherellone, fa parte della “ruota”, gira a mio “farle girare”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Sospettavo che fossi “intelligente” ma mi stai stupendo. Sei splendido. Voglio complimentarmi con te. D’altronde, come potevo dubitarne? Sei uscito con ottima votazione da un “Liceo Classico”. Poi, ti sei “laureato” d’altro leccare. Mi avvicinerei a “stringerti”&#8230; con un “bacino” ma la prassi giudiziaria obbliga alle (im)parziali distanze.</p>
<p>Ora, come hai potuto constatare, sono state davvero solo un paio&#8230; di “mutande”. Scusatemi, è stato un <i>lapsus</i>. Volevo dire un paio di domande.</p>
<p>Non c’è due&#8230; appunto, coglione, e qui me ne sbatto il cazzo del comportamento “adeguato” e delle “volgarità”, al massimo mi radieranno dall’albo ma saranno albe oneste, senza la terza definitiva&#8230;</p>
<p>Questa persona t’infastidiva a tal punto da obbligarla a una reazione tanto potente e da “fuori di testa” per poi rigirare il crimine e rischiare di bruciarla, denunciandola di questa (il)lecita sua “alzata”, fino ad aver sfiorato che la “tua” persona finisse in un ospedale psichiatrico giudiziario? Tre secondi, ricorda.</p>
<p>Interrogato: &#8211; L’ha presa male. “Normali” provocazioni. Non ha retto all’urto. E, appena si è ribellato, ho dovuto prendere i miei “provvedimenti”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Certo, capisco. Hai fatto il tuo dovere da “bravo” cittadino. Posso mostrarti, mostro, questa foto?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Va bene, sono appassionato di “fotografia”. Ho sentito bene? Mi ha definito mostro? Sia messo a Verbale.</p>
<p>Dopo 3 nanosecondi&#8230; il nostro comincia, inspiegabilmente, a tremare. Un gigante.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Stai tremando o sbaglio? Sai, questa foto spunta adesso. L’abbiamo conservata per il tuo “vittorioso” momento. Assomiglia a te quello che sferra un pugno alla “nostra” persona? Una somiglianza da mettere i brividi.</p>
<p>Risale a prima che succedesse il “finimondo”. Mi trovo anche, sempre secondo “regolamento”, a farti&#8230; “sentire” questo nastro. Una conversazione telefonica in cui vai davvero “leggero” con le parole. Dopo di che, hai tagliato il “nastro” e volevi “sigillarlo” di “bocca chiusa”.</p>
<p>Scusa, ancora&#8230; Non è colpa mia. Adesso, mi devo rivolgere al giudice.</p>
<p>Giudice, procediamo?</p>
<p>Giudice: &#8211; Senz’ombra di dubbio.</p>
<p>Interrogato: &#8211; Cazzo! Che cosa state facendo? Porco Dio!</p>
<p>Avvocato: &#8211; Non bestemmiare! Perdona il mio urlo. Risparmia il “fiato” quando, in cella, ti sgolerai&#8230;</p>
<p>Aspetta, in altri tre secondi ti spiego il titolo. Tenetelo fermo, è brevissimo, “per direttissima”.</p>
<p>Sisifo scalò la montagna ma, giunto alla vetta, un maleducato smantellò il suo sacrificio. Questo torturante “processo” durò sette (s)volte. Improvvisamente, ci fu l’inaspettata svolta. Sisifo raggiunse la sommità, e da Cristo spedì all’Inferno il nostro “Diavolo” in caduta “libera”.</p>
<p>Ritorsione? No, prima gli torse il braccio dopo un torto di queste proporzioni, quindi il Diavolo si ruppe non poco&#8230; Già, “scivolando” giù dal dirupo, ti va fatta bene se non crepi “in diretta” di nuca “tosta”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-254 aligncenter" alt="Sleepers De Niro" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Amen</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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