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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Dark tale</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Racconto di night by Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 19:38:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
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		<description><![CDATA[Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230; Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-198" alt="Topolino Fantasia" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center"><i>Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230;</i></p>
<p>Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante in gambe tue leggiadre, svincolo in una povertà “miserabile”, vinto e vivo al confino, l’emarginazione dei miei traguardi dimenticati, di soldi buttai nel cesso, spesi in frottole e “vettovaglie” d’una immaginazione per me, solo e abbandonato, sventolante palpebre smorte che ci sono, esistettero e resiston madide d’una “sporcizia” che ado(r)no, lussuria svestimi e canta all’alba in schizzi fragorosi d’un incanto mastodontico, erra cavaliere notturno, un errore ché t’è costato tanto&#8230;, ma sper(per)o ingannevole al naso mio stes(s)o bugiardo, affido un po’ di pargola malinconia a un funerale che ritempri la voce coraggiosa d’una lagrima del “piagnisteo inutile”, io l’odiato che amo ingenuo, spezzato e rancoroso e dunque ancorato a quel che m’è rimasto, ma si mastica, mi stritolo in angoscia temp(e)rata, non esisto e frammentato residuo svengo senza lasciar la preda delle scie trascorse, un po’ orso e un po’ cavallo di battaglia quando ergo un racconto che vi faccio leggere, ché i posteri ricorderanno un mio diaframma roco, flebile e che nessun vede?<br />
Di ques’umanità senz’identità (s)comparsa di onori, il valore mio non s’è spento, combatto e lego al palo il vigliacco mai ero(e), rinnego l’angelo che sulla fronte mi bacia, piango e ipocondriaco me la meno, non espello neppure una mia ammonizione su quanto peccai. E sapete perché?</p>
<p>Perché non valgo un cazzo ma il legno mio lo tengo dritto, non si sa mai che vada ficcato a qualche stronzo con troppe fregole per la fregna. Sì, ancora so come fregarvi e com’appunto raccontarvele&#8230; bene, figli di puttana, v’infilo questo, non v’infilzerò, il mio carisma lo (pre)tende, stendetemi uno svelto vel pietoso, oh miei frettolosi da frutti di bosco, io sono strenuo, io narro e bravo esigo.  E che cazzo! Basta con gli sterili, siate fertilità al mio pensiero!<br />
&nbsp;</p>
<p>Pronti per la sparata? Come no? Ah, capisco&#8230; la signora in terza fila ha fifa che possa bagnarsi nelle mutande di “commozione”. No, eviteremo indugi alla retorica, un racconto come Dio comanda eppur “toccante”. Eh sì, sono o non son il toccato? Infatti, il racconto si chiama “Lo struccato”.</p>
<p>Mi ricordi di tempi fottuti che non han niente a che vedere con queste quattro scamorze. Sì, una volta i topi mangiavan le fragole con dei formaggi al peperone, poi si ubriacavan di zoccole della buona “zampogna” nello scantinato. Oggi, invece? Un sedile reclinabile, una tastiera ergonomica e ti sbatton in manicomio se fai il lupo.<br />
Fine.</p>
<p>Un fratello della congrega alza la mano, poi ci ripensa e urla che fa schifo.<br />
Le donne, “commosse”, lo cingono di baci e gli sussurrano che, scopando, capirà.</p>
<p>Applauso!</p>
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		<title>“Masturbazione o delirio, l’importante è vivere, urlarla!” di Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 20:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Al Pacino]]></category>
		<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il silenzio. Una favola]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Dark tale]]></category>

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		<description><![CDATA[In passato, fui docile, sempre remissivo, prodigo a farmi ferire e non sferravo contrattacchi. Rimanevo mordicchiato dai caudini assedi, ma nessun rimpianto. Non siamo più amici, non abbiamo nulla da condividere. Tu sei ancor (s)legato a un Mondo che io ho violentemente e volenterosamente appannato, un mondo piccolo piccolo e ricattatorio, ottusissimo come una capra, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In passato, fui docile, sempre remissivo, prodigo a farmi ferire e non sferravo contrattacchi. Rimanevo mordicchiato dai caudini assedi, ma nessun rimpianto. Non siamo più amici, non abbiamo nulla da condividere. Tu sei ancor (s)legato a un Mondo che io ho violentemente e volenterosamente appannato, un mondo piccolo piccolo e ricattatorio, ottusissimo come una capra, che non porta rispetto e per di più s’incaponisce, persevera d’abusi sinché uno perde la pazienza e ci potrebbe scappare il morto, la tragedia di chi non batteva ciglio e or fa cigolare la tua porta abbattuta.</p>
<p>No, chiesi di grazia ché tu non mi recassi disturbo ma fosti impuntato, stupido, d’una testardaggine rara a trovarne. Potrei assoldare il miglior investigatore sulla piazza appunto mondiale&#8230;, sai&#8230; di quei tipi scrupolosi, girovaghi, da pagar a prezzo d’oro, con un fiuto da tartufo a cui non sfugge neanche una mosca in una grigissima “pioggia” di nebbia. Ma non rintraccerebbe nemmeno l’unghia del piede di porco d’una merda come te. Hai solo foschia nel cervello!</p>
<p>Sì, da quel punto di vista, sei “introvabile”. Tanto acuto da non accorgerti di avere una persona “diversa” in senso positivo ma anche assai imperioso a volerla decretare di tuo imperativo arbitr(i)o. Mi spaventano persone come te, quelle che s’occupano degli affari altrui, venderebbero “cara” la pellaccia pur di quattro puttanine pronte a reggergli il giochino del suo “mongolo”. Sto smoccolando? Colan lagrime? Non esser apprensivo per me. Non è da te, non fingere il coccodrillo. Regala alla tua belloccia la pelliccia.</p>
<p>Io sono il risveglio a tutto il lutto che vedi nel Mondo. Quando mi risvegliai, devo confidarti, ch’ebbi due sole, (im)possibili alternative. O tagliarmi i polsi, forse recider la giugulare e scavalcare la “recinzione” del mio balcone per un salto nel vuoto d’aldilà più parsimonioso, oppure semplicemente vivere.</p>
<p>Come dici? Non hai sentito bene? E quando mai tu hai sentito il prossimo? Hai solo saputo, da saputello, coprirlo del vederlo a tua immagine e somiglianza nel delirio a proiettarglielo e cagarvi addosso.</p>
<p>Sì, ho detto, lo urlo perfino&#8230; “Vivere”. Non vedo altre fughe.</p>
<p>Preoccupatevi della tua caccia alle “fighe”, lasciami in pace o ti tormenterò come mai avresti potuto immaginar(mi).</p>
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