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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Coppola</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Controvento</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2014 14:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nosferatu]]></category>
		<category><![CDATA[Russell Crowe]]></category>
		<category><![CDATA[Coppola]]></category>
		<category><![CDATA[Crowe]]></category>
		<category><![CDATA[Master and Commander]]></category>
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		<description><![CDATA[Essere-non essere un russo e “russare” non solo in Russia ma in Dracula a ma(e)stro dei suoi monchi, miei monaci e “dott(or)i”, questa è la libertà di vero “(av)or(i)o” Basta coi paletti, d’altronde io sono l’Impalatore. A memoria imparatelo, miei “pallini” con le “palle”, combattei in guerra crociata contro i mori, miei viventi morti. E [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi60.tinypic.com/16a1orc.jpg" width="512" height="360" /></b></p>
<p align="center"><b>Essere-non essere un russo e “russare” non solo in Russia ma in Dracula a ma(e)stro dei suoi monchi, miei monaci e “dott(or)i”, questa è la libertà di vero “(av)or(i)o”</b></p>
<p>Basta coi paletti, d’altronde io sono l’<i>Impalatore</i>. A memoria imparatelo, miei “pallini” con le “palle”, combattei in guerra crociata contro i mori, miei viventi morti. E adoro i giochi di parole, in quanto eternamente giovane a differenza di chi, facendo(si) figli d’un Dio porco, “smadonna” appena la tanto “agognata” prole sbuc(ci)a in culo al suo (im)mo(n)do di vivere ché, se non partorisce altre puttan(at)e, non si sente a posto e in porcile.</p>
<p>Porcile uguale “adattamento”, uguale nostra (s)fottuta “normalità”, parimenti alla nostra micidiale (im)moralità. Se a tal “proposito” ci darete or(d)inanti degl’invertiti da urinanti, noi, perversamente, (t)remeremo ancor più spropositati d’inversamente proporzionali alle vostre po(r)zioni, miei porci, ecco Ulisse che sta sbarcando a Troia, mie troie, dette anche, “maschilmente”, proci.</p>
<p>Udite e sentitelo chiaro e forte, questa non è retorica, è il mio Auditorium, la mia Sala Magna… voi.</p>
<p>Oratoria contro le oralità da ma(ia)li.</p>
<p>Pochi uomini raggiungono la <i>libertà</i>. Vivono quasi tutti sognando le “stelle” e, ad alcuni (s)fortunati, capita in “dote”, o meglio in lor (in)consapevole dolo, la frustrazione “evoluta” del s(ucc)esso come nell’ennesimo capolavoro di Cronenberg, <b><i>Maps to the Stars</i></b>, appunto… e a cap(itombol)o.</p>
<p>Io sono il <i>Master</i>, miei <i>commander</i>(s), e qui leggo per voi il mio “Pacifico”, perché ho riscoperto la mia miniera d’oro intellettiva e più romantica, Atlantide… del mio cuore. Tutti in cor(te)o, sonando d’afflato, miei “tromboni”, il flauto della nostra navigazione s’eleva candido, quindi cauto in allegri vivi, ubriachi di vita e addio ogni viltà.</p>
<p>Dammi del (di)vino e ti dimostrerò d’esser davvero un “Cristo”, stordendo ogni mostro e qui, sul mio battello nel batterci il petto, miei polli, rispettando la bellissima <i>balena bianca</i> e tutti gli “<i>Achab</i>” del cazz’ abbattendo.</p>
<p>Noi siamo freddi, non indossiamo le Polo ma viriamo al Nord e poi a Sud. Transilvanici, quindi, nostri villani da villiche e da vi(te)lloni, in guardia, foste guardoni e adesso ve ne dovete guardare.</p>
<p>Poi, dando il mangime ai miei “pesciolini”, ché nell’acquario devon “affogare” di (de)nutrizione al mio Plasmon, in quanto vampiro esangue, plano pian pianino.</p>
<p>Nave, neve, nervi (s)tirati, Altissimo Dio adirato a morte e sopra ogni legge(nda) col mio (t)rombante aeroplanino giudicante. Basta con queste lastre di sangue, questo è il mio “seme” dato in “orifizi” a voi, (im)piegati a novanta dinanzi al mio “sacrificio”.</p>
<p>Me ne vanto! Io son l’a(g)nello di Dio che toglie il peccato ai vostri spacc(i)ati, l’onestà dell’ostia del vero, stronzo mio oste in (congi)unzione nell’un(i)ta mia (dis)umanità (di)staccata, st(r)appante sia tua moglie in “p(i)ena”, in quanto da me di “pene” (inon)data nel dato di “fallo”, e sia la botte ubriaca di detto “alterato” poiché, come già dissi e ridico, io rido, anche ridondante, suonati da <i>din don dan</i>, invertendovi, e fanculo a tutte le dee delle vostre passer(ell)e.</p>
<p>Non (mi) passerà la te(mpe)sta, io son il gabbiano che nessun gabba, io libero tutte le gabbie dei “passerotti” ed evviva Noè, apro le “acque” d’ogni donna al passaggio del mio (r)osato Mosè <i>osé</i> e poi (s)vol(t)o “alto” di <i>comandamenti</i> mandati sull’asino vostro, cari miei tonti da <i>Sinai</i> ché dite sempre “Sì”. Non arrossite, siete arrosto.</p>
<p><i>Desiderate la donna d’altri</i>? Eccome, ma il cristianesimo v’impedisce di sbattervela…</p>
<p>Allor la vostra, frust(r)ata, vi fa bestemmiare e v’imbestialite perché (dis)onorate le “feste”, <i>guardando ma non toccando</i>, miei “toccat(ev)i”, io sono Al Pacino de <b><i>L’avvocato del diavolo</i></b>, e cado ancor in <i>falò delle </i><b>vanità</b>! <i>Ah ah</i>!</p>
<p>Tocco!</p>
<p>Così, per quanto vinsi-persi la ca(u)sa, ancor la riapro e ve li aprirò nuovamente. Sì, ve li rifaccio nuovi e ripartiam daccapo. Questa è la mia cap(r)a e non potete farmi niente, se non appellarvi alla Corte d’Appello perché io “olio” la mia cappella e le donne me lo leccano, scappellato, in quanto è uno “scalpello” nelle più scultoree e tornite, di tutto “cavallo” in tutti e tutte inchiappettante. Non odiatemi, noleggiate <i>Kassovitz</i> e il suo <b><i>L’odio</i></b>, e urlatemi, abba(gl)iati, un “Sti cazzi”. No, ne ho solo uno, ma i vostri son amari.</p>
<p>Evviva il mare, dai, è bella Mara, poi c’è Marta. Se non ti piace, datti a Marte e, da marziano, sarai anche lì “marinaio”. Invece, tutte le mie (ciam)belle vengon col buco di culo…, non solo an(nu)almente ma di quotidiano (s)fondarle in mio “schizzato” lontano dalle “bontà” delle cretine delle mass(ai)e. Un altro “massaggio” e altri “assaggi”. “Sale”, “dolce”, insomma un <i>salad</i>, miei salami.</p>
<p>Non faccio un cazzo da mattina a sera ma tutte me le faccio, alla facciaccia vostra ché dovete star solo buo(n)i mentre io sto nelle mule. Asini, ecco la “tragedia” che si è (ab)battuta per voi. Siete dei cagasotto!</p>
<p>Battone, dopo an(n)i di miei pa(le)tti, voleste perfino tagliarmelo e “ridurmi” in mutande, cari “duri”, con le brache calate, “scompisciandovi” nell’“appurar” che fossi c(r)ol(l)ato.</p>
<p>Voleste ardir ad ardermi anche la calma p(i)atta.</p>
<p>Sputando nei vostri piatti. Piattole!</p>
<p>Ridendo col vostro “gelato al cioccolato”.</p>
<p>Mai “orrore” fu più stronzo e ogni <i>mer(</i>da) oggi in tribunale ritorna come “(im)potente” onda d’urto.</p>
<p>Io sono un toro, nato Vergine e ascendente “gemelli” in Ariete.</p>
<p>Dopo che mi (mal)trattasti come una bestia da So(do)ma, tu, somaro, avesti anche il (co)raggio “illuminante” di chiedermi “Adesso, hai una vita tua? La vedi in modo più solare?”.</p>
<p>E io, qui, mio baro, dalla mia “(s)bar(r)a”, ti rispondo <i>notturno</i> e liber(tin)o nelle<i> strade di Madrid</i>, da genio assoluto, come il grande <i>Mozart</i>.</p>
<p>- Sì, ho trovato una vita mia. La tua…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo si chiama scherzo di cattivo (in)g(i)usto, si chiama vendetta atroce, si chiama il tuo (os)sess(ionat)o del cazzo.</p>
<p>Ora, chiama la tua “bella” e, belando, vedrà la tua pecora in mia ce(r)n(ier)a su “spettacolo” tremendo, osceno.</p>
<p>Allora, perché <i>Russell Crowe</i> e non <i>Gary Oldman</i>?</p>
<p>Perché sì!</p>
<p>Chi ha orecchie per intendere, intenda…, io brucio nel vento. Voi, nel “coprifuoco”, attenti al bombardamento. Nelle tende!</p>
<p>Sono “malato?”</p>
<p>Sì, miei dementi!</p>
<p>E ne vado fiero, orgoglioso!</p>
<p>Ora, servi, siate severi a suo sedere, sbattet(egli)elo “dentro”.</p>
<p>Questa è poesia per i miei “occhi” del vederla come volevo e ancor voglio…</p>
<p>Questo è farti il mio (di)verso “indiano” che non si arrese e giammai sventolerà bandiera bianca di fronte ai vostri ricatti da ricotte delle (sci)albe da notti in bianco.</p>
<p>Ecco il tuo b(r)anco!</p>
<p>“Amico”, ci vediamo in (di)battimento.</p>
<p>Sbattitene se (ci) ri-esci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buonanotte.</p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><b> </b></p>
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		<title>Poesia di Edgar Allan, a(la)no vostro e Ave Maria in Pater di Santo Cielo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 15:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Coppola]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Oldman]]></category>
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		<description><![CDATA[ di Stefano Falotico Alla psicoterapia, ho sempre preferito la poesia, Dracula e Fuga per la vittoria, io scelgo il mito, io scelgo la foll(i)a che mi acclama, un torbido spirar alla “spirale” delle “spie” Conosco, al solito, una donna. Le porgo un occhio semi-asciutto in ammiccamento beffardo, forse sotto i baffi d’altre ce(r)n(ier)e delle beffe. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" alt="" src="http://oi61.tinypic.com/33nw4cw.jpg" width="522" height="422" /> di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Alla psicoterapia, ho sempre preferito la poesia, <em>Dracula</em> e <em>Fuga per la vittoria</em>, io scelgo il mito, io scelgo la foll(i)a che mi acclama, un torbido spirar alla “spirale” delle “spie”</strong></p>
<p>Conosco, al solito, una donna. Le porgo un occhio semi-asciutto in ammiccamento beffardo, forse sotto i baffi d’altre ce(r)n(ier)e delle beffe. E non l’arraffo, sol altro fegato mio “arruffato”, in un richiamo però sempre più appassionato. Spesso non m’arrendo, altre “da solo” m’arrangio. Ma se diventa “solido”, sì, “pene” di contraltare, Dio mi punirà per questi auto-erotismi “bestemmianti”, ma non ho sonno, pace di pece e son-non sono la bestia, lei è bella, eppur alle “pecorine” vostre non belo. E, nonostante “tutto”, son sempre più bello. Anche quando nel girotondo ballo. Sbavate per i miei baffi, la mia barba è (in)colta, io sono il Conte e con me, voi del porcile, dovrete prima o poi far i conti. Qui, non si gioca alla romana ma a calci(o). E se, come <i>Pelé</i>, eseguo una rovesciata, piglio al “volo” ogni nazista, impressionandolo d’un gesto più alto del suo aver bruciato le nostre speranze, i nostri coraggiosi aliti, i nostri ebrei trattati da lebbrosi, noi da lor slabbrati, mai però di fughe e foghe ebbri. Prendetevi un’altra (s)figa e trattatela ma(ia)le. Io son il condottiero della mia anima e preferirò per tutta la vita una parata alle sparlate. Sparasti e qui son io, (s)fottente, ché non ti paro il “culo”. Demente!</p>
<p>Ti denuncio a mia (s)volta e ti blocco le “palle”. Nell’urlo forestale della festa nostra, di noi scoiattoli a tua testa di cazzo piscianti.</p>
<p>Inghiottito dalle falci mortifere e dalle tentatrici, tentacolari fauci di questo mondo di feci, sbrinato, un freddo polare s’è spanso, e l’aridità si mischia all’aria, commuovendomi a ogni istante, ché or mi muovo e siete voi a commuovervi, ad aver paura, a rintanarvi poiché è spaventevole coprifuoco di mia fuggitiva, imprendibile o(mb)ra.</p>
<p>Qui, io mi vendico come una furia rossa, come un pirata a incendiare i piromani che arsero i miei verdi prati e i miei polmoni&#8230; freschi. State arrestati, miei capi di “Stato”.</p>
<p>Io dietro (ti) sto.</p>
<p>Il cuor che sanguina e un collo tuo “issato” in mia gloria. Altre gole, forse la galera. Meglio dei galli.</p>
<p>Evviva chi russa in Russia ed è ruspante, rustico.</p>
<p>Ostile, ostico, ero(t)ico.</p>
<p>Qui, è devastante (onni)potenza in gioco <i>falotico</i>.</p>
<p>Ma la società piccolo borghese vorrebbe curarmi dal (rim)pianto del vostro intralcio, dall’ottusità delle vostre ipocrisie taglienti e del vostro modo di (in)tenderlo&#8230;</p>
<p>Io alzo l’anima e mia è qui la vita che, fulminante, sgorga in fremito di me ferente art(ic)o, nudo (s)profondo.</p>
<p>Sottilmente acu(s)t(ic)o nel rimbombo dei tuoni, nel mio Rambo, nelle mie segrete dei <i>mister</i>(i) vostri (s)coperti.</p>
<p>Ecco il puro divorato dai por(c)i vostri, ecco il “muto” che sbotta, borbottando a chi, boicottandolo, lo “sputtanò”. Chi crudele azzannò, chi al dolor aizzò, chi “rizzo” si credette dritto.</p>
<p>Pensando che sarei scappato, dopo avermi “scopato”. E che, anziché perseguirlo, avrei dovuto sol sgobbare da “gobbo”.</p>
<p>Da (im)piegato, da plagiato, da piallato e forse un domani anche stanchissimo e pelato.</p>
<p>Lui, <i>puta</i> e Ponzio Pilato, io Cristo al volermi suo crocefisso con la mentalità “aguzz(in)a” delle sue (in)ferme fisse. Ma io non sono un fesso e sei tu che morirai nel fosso. Dopo che t’avrò spolpato d’ogni ossa.</p>
<p>Nessuna ostia, cattiveria omertosa ché anche tu, amico (in)fedele, non osi e pensi solo alla sua ros(s)a&#8230;, nessuna (com)unione, nessun ecumenismo. Fottiti, cattolic(esim)o.</p>
<p>Voglio il porno, non l’<i>osé</i> e le rossette.</p>
<p><i>Oh oh</i>, o siam russi e davvero rossi oppure vaffanculo!</p>
<p>Nessuna dottrina, nessun catechismo, nessun chinato, solo te spalmato.</p>
<p>Solo io, assassin(at)o.</p>
<p>Spi(n)a nel fianco, eppur ho ancora (f)iato.</p>
<p>Se vuoi intervenire con intenti taumaturgici, fai prima a chiamar il chirurgo.</p>
<p>Adesso, cuciti la bocca e in pancia beccatelo!</p>
<p>Becchino!</p>
<p>Tu, psichiatra del cazzo, sessuale maniaco, ecco il “bocchino!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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