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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Clint Eastwood</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il Cinema della vendetta, sei film che non mentono sul sentimento più antico dell’uomo: chi ha subito un torto inestirpabile, prima o poi torna sul luogo dell’assassino, e lo torce</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2014 16:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Molta gente mente. Me ne son sempre accorto. Credo che tale buonismo, alla base del fallace cheto vivere ipocrita, sia solo un modo per farsi gli affari propri e, nel mentre da mentitori, far sì che in mezzo scorra il fiume arido e falsamente mai crespo. Così, le ire vengono acquietate e, [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Molta gente mente. Me ne son sempre accorto. Credo che tale buonismo, alla base del fallace cheto vivere ipocrita, sia solo un modo per farsi gli affari propri e, nel mentre da mentitori, far sì che in mezzo scorra il fiume arido e falsamente mai crespo. Così, le ire vengono acquietate e, nell’acqua placida, però rispunterà il <i>revenant</i> atroce. Che non è stato sommerso dalle bugie, dal bisbiglio omertoso di chi volle sedarne la coscienza per seppellire il delitto truce.</p>
<p>Un ribollio morbido, morbidissimo che per anni poltrì e, nuovamente colpito a sangue freddo, non più si zittì ma di rabbia feroce dagli abissi riemerse veloce. Così, chi vivo lo seppellì, credendo d’annegare la verità, oggi ha paura crescente e, tremando a ogni ora dura alla sua anima diabolica di crepapelle, vive nel terrore crepitando. <i>Ahia</i>, ma non era un coraggioso? Suvvia, forza, amico delittuoso, mostrami quanto puoi esser ancora mostro. Chi è il pollo spennato, adesso, mio ossesso bastardello assai presto disossato?</p>
<p>Perché sa(i) che quell’uomo non dimentica e lui, fra le sue mani <i>spietate</i>, prima tramortito nel sangue via via più gelato, perirà sin a ischeletrirsi, dissanguato nel tiepido e, ah ah, patetico strozzarsi all’urlo “Creperò!”.</p>
<p>Sì, lui lo sa e, fuggitivo, scappa, insiste recidivo e dà, da dietro la trincea, ancor senza scampo la vilissima caccia. Già vinta, fidati, mio idiota. Appeso sarai e il cappio ti farà capire che non dovevi rompere il cazzo al capitano. Sei al mortale tuo capolinea. <i>Ops</i>, che buco nell’acqua. Fuochin fuocherello, e poi la sparatoria col silenziatore eterno.</p>
<p>Eh sì, i campi della vita son lunghi per il Signore e il morto cammina in cerca della sua vita già morta e bella che finita nell’attimo stupido che solo se la sognò. Chi ha fregato, ingannando in modo abominevole scannante, pagherà e non solo in contanti ma in pancia d’un colpo da “tonto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parola di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rendete grazie e grazia, cazzo, al buon pastore. Egli, nel gregge di pecore, mai ammainandosi al porcile, fu voluto male dai “tranquilli” borghesi pasciuti e viventi, sai che bello quel triste, lanoso, stolto lor belare di amori frivoli e coccolanti da scemotti, mio “simpatico” uccellino canterino&#8230;</p>
<p>Il vendicatore non perdona, come Cristo comanda.</p>
<p>Ora, i cattivi bestemmino. Perché è l’ultimo grido che a lor sarà permesso.</p>
<p>Perché il punitore iddio non chiede né permesso ma celebra la loro falsa messa e, dopo averli sbattuti nel cesso, incassa le loro sporche ossa.</p>
<p>&nbsp;<br />
<em><strong>Gli spietati</strong></em></p>
<p><em><strong>Carter</strong></em></p>
<p><em><strong>Vendicami</strong></em></p>
<p><em><strong>Cape Fear</strong></em></p>
<p><em><strong>Payback</strong></em></p>
<p><em><strong>Gangs of New York</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La foll(i)a è meglio! Gran Torino è un capolavoro! Chiamami Il cavaliere pallido</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 19:54:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Barba e capelli, grazie, ai pelosi ci penso io, so come tagliarli! di Stefano Falotico Credo, sempre più fermamente, che le persone “pazze”, “cretine” e “fuori dai gangheri” siano le migliori, animatamente di dannazione&#8230;, non mano nella mano con l’accompagnatrice&#8230; “amano” ma son accompagnate a manetta di catene, perché troppo scatenate, spesso “ammanettate” sulla bestemmia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi57.tinypic.com/2w2l8oj.jpg" width="630" height="430" /></p>
<p align="center">Barba e capelli, grazie, ai pelosi ci penso io, so come tagliarli!</p>
<p align="center">
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p>Credo, sempre più fermamente, che le persone “pazze”, “cretine” e “fuori dai gangheri” siano le migliori, animatamente di dannazione&#8230;, non mano nella mano con l’accompagnatrice&#8230; “amano” ma son accompagnate a manetta di catene, perché troppo scatenate, spesso “ammanettate” sulla bestemmia inclusa, poi bocca chiusa e taci, previo denuncia degli ipocriti, sboccati solo in casa e sussiegosi col padrone leccandolo per non farsi passare da sbeccati non diligenti che (o)misero il becco nelle facce(nde) di merda, è tal parossismo a farmi&#8230; nel culo sull’esser preso nel colmo, più pieno e dunque svuotato di me non si può, è il colpo della strega a convincermene, e questa persuasione sempre più invoca la mia innata, “angelicata” ribellione a briglia sciolta anche di misoginia sadomaso, ottemperanza solo al grido famelico della mia carne contro che due scatole delle scadute ché san solo urlare a Dio che vada in malora, prendendosela contro la scalogna e sognando che i ragazzi, tutti, senz’eccezione salvabile alcuna, finiscan alla gogna in quanto, da pentite ex donne facili dalla lard(os)a e lorda gonna, dopo tante delusioni a rammaricar le lor vagine stanche e ammuffite, prostituitesi per troppi an(n)i quando furon, va detto e andavano tutti dentro, tope (im)pure, oggi si scagliano, previo lavatina di scaglie di sapone ottenuto dalle ossa dei loro ama(n)ti cornuti e poi <i>mazziati</i>, in tal caso ammazzati e “riciclati”, contro la loro malasanità, d’assistite socialmente, per rivendicare il diritto drittissimo dell’asilo nido, cioè quello dell’infante già svezzato di cervello più avanti a fotter chicchessia nel didietro senza scont(r)i che lo tengan agli arresti domiciliari della <i>baby sitter</i> nuda e fradicia, quindi fratricida, di volerlo allattare a suo seno “materno” quanto la chiatta del “bagnasciuga” suo d’accappatoio umido di poppe al vento sformate su pettinatura tinta del riccioluto amar le notti (s)porche da assatanata e al contempo timorata di Dio quando la domenica a messa(lina) va come Maddalena confessandosi al “venire”&#8230; del settimo giorno “san(t)o”. Eppur sarà maschio e auguri che tu non possa violentarlo di incesto precoce o peggio di gettarlo nel bidone della tua spazzat(ur)a.</p>
<p>Questo è il mondo di oggi e non sperate appunto di venir alle mani perché mai e poi cambierà il domani. Non prendete a sberle il destino beffardo, farete sol sbellicare sotto i baffi gli uomini “forti” che vi tratteran buffamente e ancor più da puffi, essendo loro i bulli. Eppur, miei “belli”, si balla, inventando mosse che non esistono per far ridere i principi da giullari qual siamo e mai ce ne rammaricheremo, rimboccandoci le maniche per altre troiate d’imboccarvi (s)corretti e si piglia il caffettino correggendolo con qualche scoreggia “sorda” senza far rumore. Mai imboccheremo la strada retta perché sappiam che conduce solo a fottervi, di festini, nel retto più tetro d’un puttanesco destino infetto. Ci aspettano altre inculate se terremo “botta”, a meno che qualcuno non decida sacrosantamente d’impiccarsi e “tagliar la corda”, perché almeno, da strozzato, si risparmierà il penar quel “duro” pene dello strozzino severo nel suo sodomizzato sederino&#8230;  eh, già, privati anche del pigiama, senza un soldo ma sempre più soli eppur con un bucato calzino, il nostro cazzetto, e non porterà a nulla l’incazzatura, dovremo svendere da omosessuali passivi&#8230;, tanto non passerà e le passere andranno solo con i passeggini di chi le ha ingravidate da “uccello” volante nel sen(s)o che prima se la scopò e poi scappò, ficcandole il “mantenimento” di nessun assegno ma tanta popò di ove lei adesso precipitò, in tal via(le) del peccato originale e da allora sempre “benedetto” in modo giudeo-cristiano pur di non ribellarsi, ecco il punt(eruol)o, ed è dovere (im)morale spaccar le regole false del fascismo omertoso.</p>
<p>Per queste e altre ragioni, anche erogene regioni mie di risorgimento orogenetico, asserisco che i pazzi sono (il) meglio. Sono rompi-coglioni! Sono tosti come la roccia. Se incontrano uno che vuole ucciderli, mascherato da (passa)montagna, lanceranno più sassi. Piovono pietre! Finiranno in carcere e saran docce fredde di ne(g)ri dal salame caldo e piccante!</p>
<p>Non accettano le regole di un mondo schifoso e ti (s)batton&#8230; altre tegole.</p>
<p>Tenga! Poi, tenetemi (in)fermo!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, fratelli della congrega, mi aspetta il manicomio. Tutto ciò, essendo io il più savio di mente, ché gradivo solo masticar la mia ment(in)a, ha del comico.</p>
<p>Ma è tutta una tragedia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E spero iddio vi assista quando, sfiniti, finirete peggio di me.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Io vi ho avvertito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, scusate, tre teppisti devo picchiare perché non amano mi faccia i cazzi miei.</p>
<p>Mi vorrebbero bene se usassi il cazzo a modo loro, cioè stuprando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma non ci sto e combatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un fantasma è apparso nel saloon cattivo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 12:37:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Leggende maculate nella pelle di cuoio d’un glaciale, freddissimo Clint Eastwood che, dal profumo innervante torpori alati del suo revenant sconsacrato, sigillò a noi la punizione estrema, la più esemplare&#8230; I corvi gracchiano, i cieli imbruniti son stanotte scolpiti da “balorde” nuvole d’una epica ritorsione. La malefica crudeltà odo che vendicata sarà. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_288" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Eastwood-Unforgiven1.jpg"><img class="size-medium wp-image-288" alt="Clint, nella sua carrozzeria arrugginita ma secca da Gran Torino, non dimentica la vendetta!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Eastwood-Unforgiven1-300x221.jpg" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Clint, nella sua carrozzeria arrugginita ma secca da Gran Torino, non dimentica la vendetta!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Leggende maculate nella pelle di cuoio d’un glaciale, freddissimo </i>Clint Eastwood<i> che, dal profumo innervante torpori alati del suo </i>revenant <i>sconsacrato, sigillò a noi la punizione estrema, la più esemplare&#8230;</i></p>
<p>I corvi gracchiano, i cieli imbruniti son stanotte scolpiti da “balorde” nuvole d’una epica ritorsione.</p>
<p>La malefica crudeltà odo che vendicata sarà. E gemeremo tutti, modellati al comando d’una onnipotenza biblica, ritornata da vetuste stagioni oniriche ch’assediammo per macchiarle con la nostra immonda vanità. Seppelliti, ascia di guerra a scagliarsi affilata, appuntita in un mirino dal fucile furioso, affamato delle nostre carni, del nostro laido godimento da giullari sempre plagiatici nel sesso dilettevole e al Principe così tanto rinnegato. Fra i venti, colgo i fruscii d’un livore che c’accecherà, un cecchino a sventrato suo, che fu, nella fosca rimembranza qui detonata di vivida potenza infocata per debellarsi dalla putrescenza di noi che, sdegnosi, marciammo sopra la sua lunar anima, illividendola quanto, nel deperito apparente, brillantemente dentro un inferocito ricordarci il Male. Rispuntato da zone che credemmo, illusi, d’aver soggiogato e plastificato in vitro. Una sua vittoria, eccentrica, la spirale dell’assassinio prima perpetrato d’avidità irriverente, con sporca impertinenza a lordar il Principe all’epoca “disarmato” e vulnerabile, erta nell’orrore a noi più concentrico.</p>
<p>Ci ammazzerà con puntiglio e sofisticatezza, una balistica strategia del suo Cuore, che divellemmo da serpenti, nell’infliggerci la punizione più imprevista, quella che, nell’impaurir noi tutti di terror lento, non arretrerà un istante. Essa s’arresta, l’ira è poi più funesta. Di titanico funambolismo, ha sgretolato gli argini del nostro averla addormentata, o aver creduto d’aver il Principe sedato. Dal fumo delle nebbie, sentiamo spaventati un (l)abile sparo, nel labirinto dei nostri peccati ci rifugiamo mentre il Principe, d’acuto e maggior splendore, rifulge. Ma scappare è solo suo acuir averci già (in)tagliato nella forza vereconda d’un giusto suo Mondo che c’ostinammo a invader con “leggiadro” nostro marcio sudore a mano armata. Non l’amammo quando potevamo e ora deve sbranarci. Sbriciolati, pezzo per pezzo, noi gli animali.</p>
<p>Mi ricordo d’aver colto, anni fa, in un locale umido da noi gracili spaventapasseri nel già vibrare di paura inconscia, il presentimento che la tragedia, se non imminente, “ritardata” s’era già paventata a nostro, sì, respirarla con pavore. Tentammo d’espiarla nello spiar il Principe e indagar, maceranti, alle origini “celate” della sua scelta di vita da solitario.</p>
<p>Io presi “armi” e coraggio. E gli domandai se credesse all’amore. Sbuffò, annoiato e infastidito, da quell’appunto invasione alla sua già eternamente lesa, sacra intimità. “Annuì” per compiacermi ma, di scatto, m’alzai dal tavolo, uscii tremando. Fuori, estrassi una sigaretta e l’aspirai di nervi congelati.</p>
<p>Compresi che, in quella risposta, secca e immediata, consisteva già la sua elegante vendetta di enorme levatura morale e signorilità. Tre sole boccate, mi s’incrinò lo sterno. Chinato, addolorato da un impercettibile eppure devastante dolore, caddi con fragore a terra. Nel mio sangue polmonare asfissiato dall’orrore.</p>
<p>I miei occhi, bruciati di secchezza “mortuaria”, si risvegliarono per sempre funebri. S’era levata la mortal vendetta e, con cautela e spasmodico gracchiare, urlata, strozzandoci d’asmatico bacio della sua apocalittica morte, saremmo stati puniti nel già giacere riversi all’Inferno delle nostre tutte colpe.</p>
<p>Un solo suo battito di ciglio, il canto del suo cigno da <i>unforgiven</i>. Un lussuoso esistenzialismo “roco” e crescente di rancore, a stuprarci stavolta lui perché infrangemmo il suo sogno <i>da Gran Torino</i>.</p>
<p>Un mostruoso ritorno.</p>
<p>E fu, da allora, che iniziò l’inarrestabile nostra fine. Lo <i>straniero senza nome</i> aveva appena appiccato un vibrante, silenzioso fuoco.</p>
<p>Impiccati tutti, coi colli da porci a penzolar dalle travi, immolati al suo fulminante delirio.</p>
<p>A piangere, strangolati dalla sua morsa inaspettata, incisa a recidente, “suicida” nostra fune.</p>
<p>Ce l’eravamo cercata. E ci stava, come orchi e ora eterna, bene.</p>
<p>Questo è il Male.</p>
<p>Questo è Dio che è tornato sulla Terra per la vendetta “sacrilega”.</p>
<p>Bestemmiamo pure, non servirà a nulla. Fato è già fatto, noi siamo già tutti morti.</p>
<p>Così il Principe ha deciso.</p>
<p>Lunga gloria al Principe, infinita morte a noi.</p>
<p>Sepolture.</p>
<p><i>Amen</i>.</p>
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		<title>Io non dimentico! Mi vendico!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 10:43:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Io non dimentico, mi vendico! Il Tempo dell’afflizione mi squamò d’ilarità rabbiosa Nubi di risentimento, rancore che s’incendia, m’eclisso e svengo, vago in cammini alter(at)i e fervido è il Sole dorato. Pioggia, tu mi lastricasti d’angoscia, mi spensi e in te, mia amata uccisa, trovo il Cuore rinforzato, proprio nell’omicidio che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_263" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Eastwood-Unforgiven.jpg"><img class="size-medium wp-image-263" alt="Sono William Munny" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Eastwood-Unforgiven-300x207.jpg" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Sono William Munny</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>Io non dimentico, mi vendico!</b></p>
<p align="center"><i><br />
Il Tempo dell’afflizione mi squamò d’ilarità rabbiosa</i></p>
<p>Nubi di risentimento, rancore che s’incendia, m’eclisso e svengo, vago in cammini alter(at)i e fervido è il Sole dorato. Pioggia, tu mi lastricasti d’angoscia, mi spensi e in te, mia amata uccisa, trovo il Cuore rinforzato, proprio nell’omicidio che il mostro t’ha perpetrato.</p>
<p>Attrazione, vil danaro che spendi in troie, mio amico che baci lune di te perverso e cannibale. Vivila, sei così che te la godi. Ammazzami, se ti riuscirà, perché il mio fuoco arde ed è pulsione detonante. Non mi fermerai, sono qui ad azzannarti. Damerino di puttane, trovasti mai, nel tuo omicidio di “perfetto” ingegno e ingranaggi violentanti, un “raggiante” cavaliere a spezzare il gioco puro che violasti?</p>
<p>Autunnali squittii, squamata la pelle del mio serpente, arcuandosi in medievali logorii, qui è tosta forza, ad agonie persistenti, perturbante quiete raffreddata che, eviscerata, strappa la gola mia al prima tramonto declinato. E non vi sarà perdono perché il dolore, che il mostro partorì nel suo piano omicida, d’architettura invero traballante, m’ha proprio rotto. Comincio io, non mi fermo, pian pian e con mesta perseveranza son qui a tormentare l’ansia che trasmettesti, proiettato a slancio per trivellarti e martoriarti in soffici e via via più duri attacchi lancinanti.</p>
<p>Tintinnio morbido, a sfilare lungo scrosci di valle mia solitaria, d’apparenza placata, che sbraita da laggiù ove seppellii l’amore, lo punii con metodiche ascendenze, sì, trascesi a monti ermetici d’una libagione accorata soltanto all’odore del vento. Caldo, spifferava mellifluo, tetre nuvole sempre a rattristarmi, e io mi sfogavo, invocando l’alato, vagabondo parossismo dell’<i>ego</i> rinnegato. In tane primitive, in una Stonehenge a calendario del brillar vacuo, innalzato al Dio barbaro. Prodigo al graffi(t)o di un’anima senz’epoca, fuori dal Tempo, agganciata agli umorali strati atmosferici. Mistici, gotici nell’intravedere una donna nuda ballare sull’altare della cattedrale di Notre-Dame, oh mia Esmeralda, concupita da tutti e anche dal bel gobbo sulla guglia del <i>gargoyle</i>. Tutti ti vogliono, ti bramano e li baci scalza, ma sei pervasa da quella minacciosa ombra per te golosa e appetitosa, ti sta attanagliando, spiante ti stuprerà. Lo avvertisti, allarmata gridasti aiuto, e nessuno corse in tuo soccorso. Preda, ostaggio impotente d’un senza Dio irriverente, bastarda sua lussuria per imprigionarti nelle tenebre. Qui, scoccò la funesta ribellione, lo scatto risvegliante del mio guerriero addormentato. I dormienti spiriti ribaldi d’un Tempo s’impossessarono di me, e urlo guerra al mostro che ti rapì per spogliarti in suo piacere tanto a lui gustoso.</p>
<p>Non vide oltre il suo crimine, non previse il mio viso&#8230; gli ho spedii ieri una lettera di sfida, non mi teme, anzi ride. Questo suo riso, molto buffamente, non fa altro che la mia vendetta acuire. La sua gogna impiccarlo in sangue che vibrerà dal collo suo tanto rosso proprio di risa. Deridimi, nemico. Te lo chiedo con garbo, grazia gentile. Ma poi non urlare tu quando, afferrato nel momento meno aspettato, strizzato sarai con cura e perizia strangolato.<br />
Perendo, in sparo accecandoti.</p>
<p>E ira!</p>
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