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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Bruce Campbell</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Armata delle tenebre</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 14:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Un’armata al soldo della morte rinnovata, struggimento m’intenerisci Qui, in teutonica imperiosità, vergherò a vostra altezzosa signoria un prestigioso (s)fregiarla. Non s’arrabbi e non implori pietà tardive. Prima doveva pensarci, ché con poca dovizia tagliò e recise quando poteva scannare. E uccidere! Ma, dallo scarnificato cimitero dei lor stessi peccati, un mio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_221" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Bruce-Campbell-armata.jpg"><img class="size-medium wp-image-221" alt="Io vi distruggo!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Bruce-Campbell-armata-300x215.jpg" width="300" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">Io vi distruggo!</p></div>
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Un’armata al soldo della morte rinnovata, struggimento m’intenerisci</i></p>
<p>Qui, in teutonica imperiosità, vergherò a vostra altezzosa signoria un prestigioso (s)fregiarla. Non s’arrabbi e non implori pietà tardive. Prima doveva pensarci, ché con poca dovizia tagliò e recise quando poteva scannare. E uccidere!</p>
<p>Ma, dallo scarnificato cimitero dei lor stessi peccati, un mio austero Principe rinomato sarà irriverente, spietato, fors’anche eclissante. Ché si spegneranno, travolti da un’insospettata furia, da una funambolica “cura” di particolari e pietre acutissime nel dur scheggiarli e, nelle fragorose ossa spezzate, “diluire” queste carni che abusarono con immoderata impudicizia.</p>
<p>Sarò dolce come un guanto di sfida, planante il lembo di cuscini che dormon beati ma da “rischiarare” nel ridestarli alla sveglia più altisonante, anche un po’ ferina e con Lucifero, di mia combutta, per presto saccheggiar tutti coloro che offesero, i ladroni, i truffatori, chi se n’è bellamente fregato e lavato le mani, sbuffando un “Arrangiatevi” da lasciar storditi. Noi, io e il Demonio, difensori degli oppressi, scalzati da un Mondo stolto e “integerrimo” nella sua falsità, nell’eloquio baldanzoso che spavento mi mette addosso. Sì, il Diavolo non è cattivo, credo sia verginello e difende le umiliazioni di quelli, per colpa vostra, caduti all’Inferno. La strada del Paradiso è “liscia” nel lastricare buone intenzioni? Io e Lucifero, allora, siamo i tentatori, ché della sciocca bontà oramai ne abbiam piene le palle. Con quale grottesca meticolosità il criminale ribaltò il crimine. Con quale “paziente sofisticatezza” giocò di biforcuta lingua.</p>
<p>E questo merita il Paradiso? Ha sempre rubato, sin dalla più “furbetta” sua infanzia, quando sgraffignava le caramelle dalla figa marcia di sua madre. Una che teneva a bada il minimo “piacere” delle sue masturbazioni tristi da solitaria però “sposata”. Un’infelice, il figlio non fu da meno e appunto di manina “delicata” affondava, per (rin)venire quel lercio deflorarla d’incesto “invisibile”. Quando ella dormiva, infilava le dita e afferrava il nettare di tanta sua genitrice scostumata.</p>
<p>Secca anche lì, morente “ambiziosamente” per un amante toro che la tornisse e d’avvinghiare con (in)sperato godimento.</p>
<p>Quali ornamenti i suoi “gioielli”. Eh già, tutta rammollita, flaccida, inacidita e ingiallita. Che schifezza!</p>
<p>Mai saziata, se la leccava fra zanzare merdose, “partorendo” la fritta(ta). Unta e putrida e quindi con nessuno ad alzarle la gonnella per fonderlo “alzato”, però “orgogliosa” a “zampillare” col bicchierino ai festini con tanto di piedino, porcellini più insoddisfatti di codesta gallina con le zampine, lardosa di voglia ma magra di non grattarla a gratificazione, una povera “figa”&#8230; davvero corteggiata o da “corteo” amorevole dei morti?</p>
<p>Eh sì, il racconto finisce così. Se il figlio è un idiota, la madre comprese il Male che gli trasmise nell’unica volta in cui scopò. Fra l’altro, con un maschietto ammalato di povertà mentale, perciò di “dabbenaggine” a fotterla&#8230; una vita da fall(it)i.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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