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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Bologna</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Grosso guaio a Bologna: il David Lo Pan di Via Zanardi e la leggenda di Villa Clara</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2018 15:32:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Case maledette]]></category>
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		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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		<description><![CDATA[Eh sì, il mitico David Lo Pan di Grosso guaio a Chinatown. Come dimenticarlo? Uomo millenario che vive nel sottosuolo, e su cui incombe una terribile maledizione. Da tempo immemorabile langue in uno stato fantasmatico, e sogna di reincarnarsi nell’uomo che fu, riacquisendo il proprio corpo, smarrito nell’ectoplasmatico suo vagare tormentato da vecchiaccio stregone malvisto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2018/06/Villa-Clara.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-756" alt="Villa Clara" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2018/06/Villa-Clara-300x203.jpg" width="300" height="203" /></a></p>
<p>Eh sì, il mitico David Lo Pan di <b><i>Grosso guaio a Chinatown</i></b>. Come dimenticarlo? Uomo millenario che vive nel sottosuolo, e su cui incombe una terribile maledizione. Da tempo immemorabile langue in uno stato fantasmatico, e sogna di reincarnarsi nell’uomo che fu, riacquisendo il proprio corpo, smarrito nell’ectoplasmatico suo vagare tormentato da vecchiaccio stregone malvisto da chiunque.</p>
<p>Ecco, in una laterale di Via Zanardi di Bologna, abito io e, debbo ammettere, che per moltissimo tempo scivolai in una dimensione spettrale, evanescente e impalpabile, liquidamente diabolica.</p>
<p>Afflitto da forti stati depressivi, nel silenzio quasi tombale della mia sepolcrale dimora, dalla mia terrazza ammiravo i cipressi dei parchetti circostanti, in una condizione mortifera della mia anima remota dal piacere più vivo. E vivevo di leggende e fantasie, sogni mostruosamente tanto grandi da farmi perdere il contatto più viscerale perfino con l’altro sesso.</p>
<p>Ma poi m’innamorai di una ragazza bionda dagli occhi verdi, quasi azzurri come lapislazzuli incastonati nella marmorea sua beltà irraggiungibile. E, baciandola intensamente, compenetrandomi, arrivando a sanguinare di passione con lei, di colpo ringiovanii, come David Lo Pan, ma anche come Gary Oldman del <b><i>Dracula</i></b> di Coppola.</p>
<p>Di ragazze italiane con gli occhi verdi ce n’è a bizzeffe, ma donne cinesi no. Le donne cinesi hanno gli occhi a mandorla, ovvio, ma le loro iridi è pressoché impossibili che siano pigmentate di verde o azzurro. E, se lo sono, il padre e la madre non sono cinesi. E dunque loro sono un incrocio di razza un po’ bastarda.</p>
<p>Quello che voglio dire è che uno può anche ordinare cibo saporito e piccante dalla rosticceria cinese ma, se è depresso, diventerà un pollo al limone o un gamberetto in salsa agro-dolce, precipitando in una senescenza, anzi, senilità precoce da gelato fritto.</p>
<p>C’è sempre tempo per deprimersi e invecchiare nell’anima. Poi, non siamo mica in Cina. Se amate le donne con gli occhi verdi, sapete quante ne potete corteggiare? Roba che poi uno muore non di vecchiaia ma di sconfinata, goduta giovinezza. Eh eh.</p>
<p>Comunque, a tal proposito, voglio raccontarvi una macabra e assai inquietante storia.</p>
<p>Avrò avuto su per già sedici anni, ed ero in pieno turbamento ormonale-adolescenziale. Sì, lasciando stare la ragazza coi capelli verdi di cui v’ho accennato, che mi aprì a molte gioie, una notte feci un incubo.</p>
<p>Dovete sapere che, vicino a Trebbo di Reno, frazioncina dell’estrema periferia di Bologna, al numero 449 proprio di Via Zanardi, via lunghissima che arriva sin là, c’è Villa Clara, un fatiscente <i>chalet</i> diroccato su cui aleggia da tantissimo una leggenda. Si dice che la figlia di un ricco uomo, Clara appunto, fu schiavizzata dal padre e poi rinchiusa in una delle stanze segrete di questa magione. Ove morì asfissiata. E che, se ci si addentra in quest’abbandonata costruzione, di notte si possa udire il suo fantasma che, vagando senza pace nell’eternità, piange e si lamenta.</p>
<p>Ecco, un tempo questa casa maledetta ospitò, almeno così si dice, alcune piccole sette sataniche che qui si riunivano per celebrare messe nere. E quelli del quartiere mi dissero che una volta fu sacrificata una bellissima ragazza dai capelli verdi. Tale orrendo crimine non è mai stato appurato, e io sognai, nel mio incubo, che un Jack Burton/Kurt Russell di turno salvasse la ragazza dalle grinfie del suo mostro. Ma forse il vero David Lo Pan, che non è quello del film e nemmeno io, nient’affatto, ancora circola a piede libero per Bologna, ed è pure più bello e giovane di quando commise la sua scellerata efferatezza. Chissà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Anche i bovari assassini han paura di un loro riflesso boia e del buio più pest(at)o</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Oct 2013 19:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dylan Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero dei freaks]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico   Arcigno, tetro, impetuoso, famelico, quattro aggettivi poker che delineano i miei lineamenti spirituali, a tonante vendetta abissale, (d)istruttiva, scalfente ogni altro delitto “bianco” Sto sottilmente spiando i movimenti, assai prevedibili fra l’altro senza bisogno che piazzi delle “videocamere” psicologiche nel suo cervello bacato, pazzo su mia intuizione infallibile, dentro l’anima, usiamo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_132" style="width: 238px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/dyl_245.jpg"><img class="size-medium wp-image-132" alt="Il cimitero dei freaks" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/dyl_245-228x300.jpg" width="228" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il cimitero dei freaks</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: right;" align="center"><i> </i></p>
<p align="center"><i>Arcigno, tetro, impetuoso, famelico, quattro aggettivi poker che delineano i miei lineamenti spirituali, a tonante vendetta abissale, (d)istruttiva, scalfente ogni altro delitto “bianco”</i></p>
<p>Sto sottilmente spiando i movimenti, assai prevedibili fra l’altro senza bisogno che piazzi delle “videocamere” psicologiche nel suo cervello bacato, pazzo su mia intuizione infallibile, dentro l’anima, usiamo quest’eufemismo per umanizzarlo, di un “perfetto” criminale, tanto scrupoloso in tutti i minimi (det)tagli dell’infierir ferite ostinate e “recidive” all’altrui guancia, da “solleticar” il suo atrocissimo sdegno e (di)segno “marchiante”.</p>
<p>So bene che si sta di nuovo impaurendo, è stato l’usignolo dal “balconcino” della sua puttanella a ravvisarmi che tal malfattore, “rinsavendo”, adesso trema fagocitato di carne in sé raggrinzita, sbudellata dal timore denso e palpabile che l’assassinato, invero più vivo che mai, sia risorto dall’omicidio inflitto e lo perseguiterà proprio a morte nella scossa invisibile sulle percosse sue inascoltate, d’acuminate mosse parimenti “strategiche” alla ragnatela che tese per una trappola or ritortagli contro, in quanto si è improvvisamente miniaturizzato da topo, barricato di spavento tra quattro mura tanto asfittiche. Vero?</p>
<p>Squilla il telefono, un’altra offesa “incendiaria” ma la calma è un dono che ho imparato dal Diavolo più congiunto all’angelica <i>vengeance</i> del demoniaco persistere e, di tensione rabbrividente, incuter ancor più in lui “a tornio” la morsa. Prega, scongiurando la tragedia imminentissima, ma Dio è mio amico, ha dimenticato un altro particolare e, nelle mandibolari urla sue “silenziose”, è (in)conscio che perirà nel trafitto suo cuor d’animale.</p>
<p>Alcuni anni fa, con oculatezza e monito altero, già fu “allarmato” da quel che (pre)meditò potesse avvenire. “Svenevolmente”, finse delle scuse per poi da vigliacco fuggire “sgattaiolante” e poter attaccar con più subdola dolenza quel che sempre gl’apparvero come mie “dormienze”. Ma, dalla sonnolenza, può risvegliarsi il tuo incubo peggiore, un <i>nightmare </i>sotterraneo d’insonnia gastrica, di fegato macerato così quanto il nemico “ucciso” è tornato agguerrito a notturno annusarti.</p>
<p>Si rifugia al “calduccio” delle lenzuola, però “rintoccan” le sue “membra” infreddolite al ritmo del cardiopalma più raggelato. Si “straccia” la pelle e contorce le sue intestina, divorato da un senso di colpa macellante. Eppure, tal intirizzimento, non attenua il suo rizzar a irto gemer d’agghiacciante tremolio che grida (in)vano. Ma non era costui un vanesio pavoneggiante, prodigo alla “cultura” meritevole d’una vita “pacata” ché chi “guadagna” s(ucc)esso e culi è quel più scaltro nella furbizia “mascherata?”. Non era costui, il cui nome non nomino per “carità”&#8230;, un borioso strafottente di “classe sapiente?”.</p>
<p>Tutto calcolò nel suo piano&#8230;, ah ah, infatti lo soddisferemo e creperà lentamente a infamie che (pro)tese.</p>
<p>Davvero geniale come suicidio annunciato&#8230;, no? Stringiamogli la mano, non attenuiamo la mannaia che il “mannaro” “accollò” nel fallito&#8230; tentativo di decapitar un altro non “goloso” delle sue porcate.</p>
<p>Ma come? Non festeggiava eterno di gran “generosità”, “spifferando” sul glande “damerino” in bocca “gelatinosa” da schifoso platinato e “dolce” glassa ciucciandole? “Piacente” al tatto, “saporito” a “lievitar” d’ambizioni sfrenate, inculante tutti e tutte nel borioso “ardimentoso”, sadico ad alimentar reazioni rabbiose immolate a sventrare per onore del suo ment(o)re in tanto goder da matto&#8230;</p>
<p>Ha mai giocato a scacchi? Un brusco sterzar d’arrocco e finisce lui come un allocco, ben (in)castrato d’egual “leguleio” inganno. Oh mio bel cane, non è che finirai scannato?</p>
<p>Morale del nostro criminale mostro analmente analizzato:</p>
<p>Colui che testardamente insiste, potrebbe morire senza testa. Detto anche un cannibale dai canini aguzzini di stesso aguzzo.</p>
<p><i>P.S.</i>: mai dire gatto se hai incontrato un lupo.</p>
<p>Insomma, mai dare dello stupido Snoopy a Superman.</p>
<p>Potrebbe togliersi gli occhiali e spaccare le lenti della tua miopia.</p>
<p>Ciao. Voglio farti un favore. Ho già telefonato anche alla Certosa, ti risparmio la spesa per la tomba. Ne ho trovata una proporzionata alla “piramide” gerarchica del tuo (s)ragionar in vetta a tutti. Una volta là dentro, non ti preoccupare. Nessuno sentirà il tuo silenzio. Il becchino è mio amico, gli ho chiesto di portarti dei fiori a San Valentino. Evviva il morto!</p>
<p>Buonanotte&#8230;</p>
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