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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Ass</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il mio 2014 di augurio di an(n)o, dannato lo sono a te, mio spento</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Dec 2013 00:30:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/american_hustle_foto_nn_1_.jpg"><img class="size-full wp-image-337 aligncenter" alt="american_hustle_foto_nn_1_" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/american_hustle_foto_nn_1_.jpg" width="300" height="450" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di male in vostro peggio, quel che importa è avere “culo”</p>
<p><strong>Introduzione ironica, su calor(i)e del cazzo te lo frego</strong><br />
Tutti a prepararsi per San Silvestro. Ma dove cazzo volete andare se non in culo alle vostre balene quando è il cervello che vi manca? Di mio, posso dire che mi masturberò su qualche canale eroico, suonandomelo di lirica del cavaliere solitario, come Clint Eastwood, pistola in grilletto freddo a scaldarvelo. Anche per quanto concerne l&#8217;erotismo onanista, infatti, la mia cerniera apatica non dà di botti/e artificiali. Oramai, credo solo a dormirmela. Fallo sta, che son cazzi. Comunque sia, lo prenderete. Il resto è consolarvi da lamentosi e diete ipocaloriche d’insalata fra acciughe scopate e un origano al posto del vero orgasmo. Fidatevi.<br />
Non c’è speranza né per la mia testa ma soprattutto per i tuoi testicoli. Te lo amputo e ti butto dal “balconcino”, da “puro schizzato” formato “Fottuto”.</p>
<p><strong>Capolavoro di fine paletto d’avorio alla <em>Gran Torino</em></strong><br />
<em>Anno 2014: </em>le red lights<em> spericolate del magico esoterismo in esplosivo titanismo di lussuosa </em>Gran Torino, <em>fresca d’apoteosi vendicativa</em><br />
Ogni “ciarlatano” potrebbe, a differenza del finale posticcio e consolatorio di <em>Rodrigo Cortés</em>, annuire a sé stesso, osannando l’aroma d’una detonazione (in)aspettata, in attesa che si compia il manifesto, totale, universale sacrificio estremo, punitore d’ogni reato nel giammai scagionare i pusillanimi, a fiera e sì baldanzosa destrezza avvolta da nettari succosi nell’anima ventricolare, che brinda eccelse ed estatiche lune fervide, afferranti la bramosia viva del diamante nel suo esser stato violato d’acuto rintocco e punta ferina, appuntita nei rasoi dello sbranare lo spalancato vulcano e tergere i maligni d’unzione sanguigna a flagellati in remissione dei peccati.<br />
Immolato è il cavaliere se, prostrato a tal ferma e battagliera visione mistica e punitiva che invocò e ora avrà, di violenta missione “suicida” ripristinerà l’arrugginita immondizia del Mondo qui a voi, adesso, permeato di avido sperma già morto e “languido” di carezze mielose così come Satana mentì a Dio nel camuffarsi da pagliaccio rubicondo che spaventar non mi fa, ed esso tremerà, lustrato di tutto mio duello in guanto nero dell’assorbirlo a mia divinità.<br />
Gregge vostro addolcito dalla falsa coscienza, piagnucolate accidiosi nel lamento sgraziato d’uno strazio oramai da me superato. Io che valicai i monti dei pruriginosi tabù e d’urla inveenti, sol perché solare adoratore del vento notturno, mi cosparsero di morsi a mio licantropo inguaribile e guaente in profumo guarnito e invero più senziente.<br />
Gioite di feste e abbracci ruffiani, io arruffo il pelo nel lago stagnante della venerazione a me appiccante. Fuochi dilanieranno le vostre membra e la Luna si temprerà di rossa Apocalisse mortale, come la scia dei colpevoli, bruciata, divamperà in blasfemo corteo dell’ischeletrito lor scannati da già fantasmi che furono e presto cenere dimenticata saranno nei tempi delle notti a me il sacro templare.<br />
Non pretendo d’essere compreso, la mia è una suffragante, giudicante a voi, mentitori, verità che sa e sapete. In quanto sono.<br />
Il resto è l’avvenire dopo che giustizia avverrà.<br />
Il fresco piacevole d’una serenata in macchina nell’aver gli avari incarcerati.<br />
Piangeranno mesti e sconsolati e io riderò da matto. Anche altrove, lassù, in Pace! Io!<br />
Quale sempre mi son professato, in onestà invidiabile e, invidiato, da patirla perfino d’inganni, spergiuri, diffamazioni e ipocrisie laide.<br />
Rotolo in strada piovigginante, servo del mio destino.<br />
In guardia, fra le sbarre, in trincea state gemendo. A mio adesso aver invertito il sadico godimento.<br />
Perché vidi. E in tal cataclisma miracoloso vi punii.<br />
Siete da Dio stati puniti.<br />
Impuntatevi e altro dolore udirete nel rimbombo dei vostri rotti specchi.<br />
In dentro fratturati, per sempre.<br />
Parola del Signore, <em>Clint Eastwood</em>.</p>
<p><strong>Cosa mi aspetto dal domani e dal nuovo an(n)o?<br />
</strong><br />
Rifartelo.<br />
Fine.<br />
Anzi no, vaffanculo ancora! E se non ti sta bene, ti starà male di striscio. Non rispetto le pedonali, figurati le pedine.<br />
Prendi la tua bambina e gettala nel cesso. Altrimenti, lo sciacquone le sarà servito a tua poi saponetta di ossicine.</p>
<p><strong>Se vanno a festeggiare ai locali “caldi”, raffreddiamoli subito</strong></p>
<p>La mia vicina di casa andrà a brindare, e stappare i cazzi fedifraghi col marito imbottigliato fra risate “<em>champagne</em>”, al “famoso” ristorante-pizzeria “Al Cuntadein”, ubicato vicino Pianoro ove serviranno al consorte fregato una “piadina” cruda e alla moglie, “sessualmente” arzilla, un’impanatura di pene/i fritto/i. Impanatura fra moglie e marito del pesce a metter il dito.<br />
La figlia è una demente. Da an(n)i, è sposata con un saldatore. Della serie: Dio li fa, scopano, scoppiano e la fede, pur tradendosi, li tiene “uniti”.<br />
Per questo c’è lo zampone. A ricordarvi che siete, senza distinzioni di sesso, razza e religione, zoccole e tali rimarrete sinché lenticchie non morirete a cottura lenta.<br />
Di mio, farò scoppiare un peto, scopandomi una cretina di petardo.<br />
Su tale sbottato, buon anno di <em>boom</em>!<br />
E ricordate: trovare l’amore è “duro”. Meglio la masturbazione di “burro”. Almeno non devi render conto a nessuno, tranne al tuo, migliore di te che te lo racconti. Chiamami Il Conte.</p>
<p><strong>Un attimo, però, non perdetevi il finale con “Addio, a Gesù, a tua sorella, una zoccola”<br />
</strong><br />
L’ultimo dell’an(n)o non “schizzate” con donne di malaffare. Quelle te l’afferrano forte e ti lascian senza ferro. Lo so, perché non ce l’hai per cerniera e per cer(t)o.<br />
Sono un suonato, un Silvestro, una corsa campestre, un neonato o un campagnolo?<br />
Forse, uno zampognaro con gli scarponi. Sono uno Yeti, ch’è meglio di quel che fu ieri e del tuo funerale. Sicuramente te l’ho messo nel didietro e vai avanti così in retroguardia.<br />
Che cazzo guardi a quel che sarà? Pensa a quel che sei, il nulla.<br />
Adesso, con permesso, cari (a)sessuati, vi (la)scio. E vi do in bocca le compresse. Senti che zuccherino!<br />
Perché io sono la bella neve nella mia ballante nave.</p>
<p>In senso di balle e anche di bolla.<br />
Tu pensa a quel che in pentola bolle. Sta annacquando in bagnomaria il tuo cazzo voglioso di verginelle che bolli.<br />
Ama il lama, sputante animale. Altro che spumanti, mutande rosse e leopardate.<br />
Questa vita è uno zoo e io sono il Primo.<br />
Dell’anno? No, del fartelo nel buc(at)o.</p>
<p>Se non ti è piaciuta, non so che farci. Più che (dis)gustarti, il mio compito salvifico potrebbe finir in figa tua. E non godrai molto.</p>
<p>Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
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		<title>Sandra Bullock sbullona</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 20:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Sandra+Bullock+Alternative+Views+BFI+London+Ax0MDm1p_ELl.jpg"><img class="size-medium wp-image-155 aligncenter" alt="Sandra Bullock" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Sandra+Bullock+Alternative+Views+BFI+London+Ax0MDm1p_ELl-182x300.jpg" width="182" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>“Siringa” in giugulare recisa, adombrata nostalgia che svaga “daltonica” o in bianco e nero</i></p>
<p>Di pazzi è stracolmo tal Mondo d’inetta volgarità, pedissequamente perseguitano, feriscon taglienti e mordon il tuo universo emotivo, spranghe psicologiche, tremebondi circonvoluzioni radicate a tuo stanco martoriarti, spellato crolli, isteria ti domina e svieni, cadi in stato di <i>trance</i>, sì, tranciato nell’anima già sparita una volta, adesso a espiar caduca, imbrunita respira un istante e poi “vien” rasserenata sol da brezze scandite in tenui sospiri per una felicità (in)esistente, giammai sarà. Ingiallito, stai colando rabbia, s’aggrappa a un mellifluo illuderti ma, incisivo, il Tempo non cambia, peggiora e deperisci già smorto.</p>
<p>Avvolto da un nitore che si sbianca a tuo viso evanescente, giaci sottile in un urlo tanto adamantino quanto di “Diamine, cazzo!” esclamato a membra non udite. Nessun ti sente, batte la gioia per un frangente, sei franto, sperma caldo ma gelido (nono)stante, il resto son stralci, vanità perpetua mai ad attraccar in un non dove che, soffocandoti, goloso lecca le ferite, non godi, scopi di fantasia ma forse l’immaginazione è tutto, te ne giovi, ne sei soggiogato, burattino e marionetta, a fili di rasoio e rasoiate incastrate e rasate nei doppi tagli caudini del solito, insuperabile circoletto vizioso. S’innesca sempre, vaffanculo. Prenditi una puttana, noleggia il tuo cazzo per un po’ ma servirà un’inculata per sopperire alle tante tue&#8230;?</p>
<p>Dal colorito “acrilico”, svieni, ti ravvedi, “polistirolo” di pelle umana, ombra sfuggevole nel senso della vita che gli altri non captano né capiranno mai.</p>
<p>Tingi le nubi di arcobaleno ma a questi appare scialba. A me sembra una bionda dal buco nero, detto anche nebulosa per cataclismatico, scalmanato “razzo” esplorante l’immensità. Ameno o bombardiere? Attento a non metterla incinta, proteggi il pisello con stantuffar “protetto”, succhia le tette ma contieniti, ci potrebbe scappar un figlio. E poi chi ti dà i soldi per le belle bomboniere? So che è un bocconcino ma gustalo di “bontà”. Non incattivirlo e castiga quando schizzerà. In aria, mi raccomando.</p>
<p>Ambiscono a carpirlo, a inchiappettarle, rimangono tanti “trionfi” ma il tonfo dove me lo ficcano? Sapete dove state? Nel <i>plof</i> e tutto è un (tram)busto, tran tran(s) e un <i>viados</i> alberato che ride contento come la befana di tua madre. Svoltò in un’altra sessualità, chirurg(i)a plastica o figa in filigrana? Secondo me, spesso infilata di sana pianta ma l’importante è piantarglielo senza “fioretti”, ché son fiorellino quando faccio il buono, tua madre è ancor bona e va in sedere “stringato” valorosamente <em>badly</em>. Col cazzo che tieni (d)ritto, tienilo a ba(n)d(ier)a, anche penzolando da un orgasmo all’altro, regalandole zucchero filato da Babbo Natale e una barba “terrorista” da talebani per un suo parsimonioso an(n)o nuovo. Inaugurato dal gatto (San) Silvestro, smielato come il canarino, “pulcino” cresciuto ben di pen impennato a uccellone. Tua madre tracanno, un altro cane sarà dalla sua, enorme scannato. Voragine! E così va la vita “svolazzante”, fra una buca a “biliardo”, il fegato e la bile da bruco, il fiele e “Calmo con le mani”, la dinamite sul pepe del pinnacolo e il carbone nel cam(m)ino. Insomma, dammi tua figlia perché è più figona della matrona.</p>
<p>Il patrigno la consolerà di Ave Maria e codesta darà a Cesare l’aureo suo deflorarla in fiamma, firmante pompante, “poppanti” a raccolta delle (v)u(l)ve. Dateci a più non potete. Dai, impotente, sguinzaglia il <i>papillon</i>, accollalo ché sgorghi a gole <i>solari</i>(s)del colartelo. Incolla la fotografia di <i>Sandra Bullock</i> e masturbati sulle tue gambe. Questa è <i>happiness</i>. Voli basso ma vale il prezzo del biglietto questa di gran pezzone. Non è che Sandra però è (s)pezzata? Che <em>space odissey</em> poterla avere. Non essere avaro, sii a Sandra alveare. Vero!</p>
<p>La verità è che (non) la vedi benissimo. La trombasti da <i>demolition man</i>, adesso ce l’hai ibernato. Neanche Sandra può sghiacciarlo, non ci saran <i>gravity</i> che terranno. Sta colando a picco e strabuzzi gli occhi a orbite per quel culo spaziale.</p>
<p>Detta come va detta, daglielo e non pen(s)arci su due volte. Solo una botta.</p>
<p>Poi, di <i>gas</i>, svuota da benzinaio su un’altra attrice di Hollywood.</p>
<p>C’è sol l’imbarazzo della scelta. Nasce una “stella” ogni dì, perdindirindina.</p>
<p style="text-align: center;">
(Stefano Falotico)</p>
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