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	<title>Edgar Allan Poe, The Master</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Grosso guaio a Bologna: il David Lo Pan di Via Zanardi e la leggenda di Villa Clara</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2018 15:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Case maledette]]></category>
		<category><![CDATA[John Carpenter]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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		<description><![CDATA[Eh sì, il mitico David Lo Pan di Grosso guaio a Chinatown. Come dimenticarlo? Uomo millenario che vive nel sottosuolo, e su cui incombe una terribile maledizione. Da tempo immemorabile langue in uno stato fantasmatico, e sogna di reincarnarsi nell’uomo che fu, riacquisendo il proprio corpo, smarrito nell’ectoplasmatico suo vagare tormentato da vecchiaccio stregone malvisto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2018/06/Villa-Clara.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-756" alt="Villa Clara" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2018/06/Villa-Clara-300x203.jpg" width="300" height="203" /></a></p>
<p>Eh sì, il mitico David Lo Pan di <b><i>Grosso guaio a Chinatown</i></b>. Come dimenticarlo? Uomo millenario che vive nel sottosuolo, e su cui incombe una terribile maledizione. Da tempo immemorabile langue in uno stato fantasmatico, e sogna di reincarnarsi nell’uomo che fu, riacquisendo il proprio corpo, smarrito nell’ectoplasmatico suo vagare tormentato da vecchiaccio stregone malvisto da chiunque.</p>
<p>Ecco, in una laterale di Via Zanardi di Bologna, abito io e, debbo ammettere, che per moltissimo tempo scivolai in una dimensione spettrale, evanescente e impalpabile, liquidamente diabolica.</p>
<p>Afflitto da forti stati depressivi, nel silenzio quasi tombale della mia sepolcrale dimora, dalla mia terrazza ammiravo i cipressi dei parchetti circostanti, in una condizione mortifera della mia anima remota dal piacere più vivo. E vivevo di leggende e fantasie, sogni mostruosamente tanto grandi da farmi perdere il contatto più viscerale perfino con l’altro sesso.</p>
<p>Ma poi m’innamorai di una ragazza bionda dagli occhi verdi, quasi azzurri come lapislazzuli incastonati nella marmorea sua beltà irraggiungibile. E, baciandola intensamente, compenetrandomi, arrivando a sanguinare di passione con lei, di colpo ringiovanii, come David Lo Pan, ma anche come Gary Oldman del <b><i>Dracula</i></b> di Coppola.</p>
<p>Di ragazze italiane con gli occhi verdi ce n’è a bizzeffe, ma donne cinesi no. Le donne cinesi hanno gli occhi a mandorla, ovvio, ma le loro iridi è pressoché impossibili che siano pigmentate di verde o azzurro. E, se lo sono, il padre e la madre non sono cinesi. E dunque loro sono un incrocio di razza un po’ bastarda.</p>
<p>Quello che voglio dire è che uno può anche ordinare cibo saporito e piccante dalla rosticceria cinese ma, se è depresso, diventerà un pollo al limone o un gamberetto in salsa agro-dolce, precipitando in una senescenza, anzi, senilità precoce da gelato fritto.</p>
<p>C’è sempre tempo per deprimersi e invecchiare nell’anima. Poi, non siamo mica in Cina. Se amate le donne con gli occhi verdi, sapete quante ne potete corteggiare? Roba che poi uno muore non di vecchiaia ma di sconfinata, goduta giovinezza. Eh eh.</p>
<p>Comunque, a tal proposito, voglio raccontarvi una macabra e assai inquietante storia.</p>
<p>Avrò avuto su per già sedici anni, ed ero in pieno turbamento ormonale-adolescenziale. Sì, lasciando stare la ragazza coi capelli verdi di cui v’ho accennato, che mi aprì a molte gioie, una notte feci un incubo.</p>
<p>Dovete sapere che, vicino a Trebbo di Reno, frazioncina dell’estrema periferia di Bologna, al numero 449 proprio di Via Zanardi, via lunghissima che arriva sin là, c’è Villa Clara, un fatiscente <i>chalet</i> diroccato su cui aleggia da tantissimo una leggenda. Si dice che la figlia di un ricco uomo, Clara appunto, fu schiavizzata dal padre e poi rinchiusa in una delle stanze segrete di questa magione. Ove morì asfissiata. E che, se ci si addentra in quest’abbandonata costruzione, di notte si possa udire il suo fantasma che, vagando senza pace nell’eternità, piange e si lamenta.</p>
<p>Ecco, un tempo questa casa maledetta ospitò, almeno così si dice, alcune piccole sette sataniche che qui si riunivano per celebrare messe nere. E quelli del quartiere mi dissero che una volta fu sacrificata una bellissima ragazza dai capelli verdi. Tale orrendo crimine non è mai stato appurato, e io sognai, nel mio incubo, che un Jack Burton/Kurt Russell di turno salvasse la ragazza dalle grinfie del suo mostro. Ma forse il vero David Lo Pan, che non è quello del film e nemmeno io, nient’affatto, ancora circola a piede libero per Bologna, ed è pure più bello e giovane di quando commise la sua scellerata efferatezza. Chissà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Anime dimenticate</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jun 2017 08:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime]]></category>
		<category><![CDATA[Notte]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Francesco Grazioli]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Anime dimenticate       Notte ore 2&#8230; strada che porta a villa abbandonata posta su collina&#8230; cancello divelto si apre su viale  delimitato da silenti fantasmi pietrificati, riportati alla vita dal chiarore della luna. Cortile disadorno e trascurato giardino d&#8217;inverno immortalati nella loro decadenza dalla argenta luce di “Selen”. Tremula fiamma di lanterna illumina l&#8217;ingresso, disegnando grottesche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Anime dimenticate      </strong></p>
<p>Notte ore 2&#8230; strada che porta a villa abbandonata posta su collina&#8230; cancello divelto si apre su viale  delimitato da silenti fantasmi pietrificati, riportati alla vita dal chiarore della luna.</p>
<p>Cortile disadorno e trascurato giardino d&#8217;inverno immortalati nella loro decadenza dalla argenta luce di “Selen”.</p>
<p>Tremula fiamma di lanterna illumina l&#8217;ingresso, disegnando grottesche ombre sui muri&#8230; danza macabra di spettri mi accompagna nel mio esplorare.</p>
<p>Scale conducono al piano superiore&#8230; corridoio con stanze vuote come tante bocche urlanti in silenzio&#8230; rumore indefinito proviene da una di esse.</p>
<p>Lanterna rivela camera fatiscente con vecchia culla arrugginita, mano invisibile la muove&#8230; ritmico ed inquietante cigolio simile al pianto di un neonato&#8230;  angosciante presenza.  <a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2017/06/19458385_320092775079776_1678267868_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-746" alt="19458385_320092775079776_1678267868_n" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2017/06/19458385_320092775079776_1678267868_n-300x170.jpg" width="300" height="170" /></a></p>
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		<title>Omaggio a Wes Craven, da Nightmare mi guardi iddio, ai miei (in)cubi ci penso io e il mio culo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2015 18:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Dal profondo della notte]]></category>
		<category><![CDATA[Krueger]]></category>
		<category><![CDATA[Nightmare]]></category>
		<category><![CDATA[Wes Craven]]></category>

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		<description><![CDATA[(Irreprimi)bile mer(da), altezzosa/o, (sin)cera, cerea, “abbronzata” nelle tenaglie d’un mondo sterile, partorente “sempreverde” persone graffianti del peggior cor(o) accorpato al materialismo “corpulentissimo” borghese, becero e mer(l)o. Pizza, pizzi, merletti, il pizzetto e un pizzicotto, una cantilena lenta-frenetica con andamento roteante d’incubo strozzante le “giovani” coscienze già a(du)ltere, “adultizzate” da una società fiera&#8230; I cannibali vivono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/09/Wes-Craven-regista-Nightmare-695x445.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-738" alt="Wes-Craven-regista-Nightmare-695x445" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/09/Wes-Craven-regista-Nightmare-695x445-300x192.jpg" width="300" height="192" /></a></p>
<p>(Irreprimi)bile <i>mer</i>(da), altezzosa/o, (sin)cera, cerea, “abbronzata” nelle tenaglie d’un mondo sterile, partorente “sempreverde” persone graffianti del peggior cor(o) accorpato al materialismo “corpulentissimo” borghese, becero e mer(l)o.</p>
<p>Pizza, pizzi, merletti, il pizzetto e un pizzicotto, una cantilena lenta-frenetica con andamento roteante d’incubo strozzante le “giovani” coscienze già a(du)ltere, “adultizzate” da una società fiera&#8230;</p>
<p>I cannibali vivono negli stadi&#8230; bradi(pi) e l’adolescente vien concupito da atroci, falsi schemi mentali, “assediato” dalla matematica, dalla già scarsa grigia materia schiavizzata dagli “uomini” tor(chiant)i, e si ciba di<i> tv</i> al p(r)ezzo della figa “meglio” offerente la sua “saputella” frivolezza insipida.</p>
<p>Al che vien voglia che il fuoco s’appicchi, qualcuno in crisi mi(s)tica s’impicca, la gente offende i preti che con dei peti schiamazzano e di retorica ammazza(no), l’unica (ri)petizione è della maestrina inascoltata sulla cattedra(tica). Le cattedrali! Cola il sangue, tutto crolla e io barcollo, ubriacandomi, me “lo” trastullo, è un <em>bon ton</em>(o) e rullo di burro e tamburi(ni), gonfio come quello della Pirelli, che iella, te la dà, il danaro, il fare per avere, il nullatenente più cattivo dei mantenuti con lo stipendio.</p>
<p>E tutto è una (cer)<i>bottana</i>, una squallida, malinconica ce(r)n(ier)a.</p>
<p>Dov’è ieri se oggi non vedo il domani? E cambierò mai e poi mai, <i>oh</i>, mio (a)mare, inculami, prendi una donna e trattala male.</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Rocca Calascio, Vintage spettro monumentale</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2015 08:58:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasmi]]></category>
		<category><![CDATA[Rocc(h)e]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Il nome della rosa]]></category>
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		<description><![CDATA[  Ove tu ti stagli, imponente, alta e arcigna, da lassù, sulfurea e “scricchiolante”, cerea e di marmo grezzo intagliato come diamante sopraffino, ci guardi ed esplori le nostre paure, “superstiziosa”, sei di mistica ascendenza secolare, abbarbicata fra rocce rupestri di maestoso splendor nostro penetrante. “Addobbata” solo dalla tua scabra, “glabra” trasparenza, t’affacci da lontano [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/05/roccacalascio.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-728" alt="roccacalascio" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/05/roccacalascio-168x300.jpg" width="168" height="300" /></a> </b></p>
<p>Ove tu ti stagli, imponente, alta e arcigna, da lassù, sulfurea e “scricchiolante”, cerea e di marmo grezzo intagliato come diamante sopraffino, ci guardi ed esplori le nostre paure, “superstiziosa”, sei di mistica ascendenza secolare, abbarbicata fra rocce rupestri di maestoso splendor nostro penetrante. “Addobbata” solo dalla tua scabra, “glabra” trasparenza, t’affacci da lontano sul mare, abruzzese “statua” in monumento delle eclissi lunari. E ci (s)colpisci in vetta tua inarrivabile di fascino e suggestione suprema.</p>
<p>Da <b><i>Ladyhawke</i> </b>a <b><i>Il nome della rosa</i></b>, sei stata la residenza fastosamente cinematografica.</p>
<p>Di notte, sappiamo, che mille e più fantasmi, a(r)mati nelle tenebre, abitan la tua torre e da lì si “diramano” lungo gli argini del tuo castello, scivolando nelle acque dei nostri mareggianti pensieri ombrosi e torbidi. Torva, tu, irraggiungibile, spettro d’antichi temp(l)i, brame e medioevali lame, baciar le tue lamine e par(e)ti, ci rischiara al chiaror enigmatico della Luna robusta e dei nostri interiori (l)aghi.</p>
<p>Accanto a te, nessun ramo, solo fantasmi e ragni.</p>
<p>E un altro fantasma, sperduto, ci chiede umilmente la vi(t)a.</p>
<p>Rocc(i)a, c’immoliamo incantati alle tue ginocchia, sdrucciolevoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>(Ru)giade</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2015 08:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giada]]></category>
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		<description><![CDATA[Sedotto in uno lastrico d’emozioni sventolate, vivandate, te(r)se, nella poesia incendiaria, fumante nell’aria opaca, noi, come me, gli svenati, mai nati, ammainatisi a cagion ricattatoria d’una “adult(er)a” società ferina, slabbrati e affamati, (r)affinati tra i lor affanni mai moderati, cani(ni), non carini ma spappolante carne macerante, tra i loro “fall(at)i”, biascichiamo mormorate parole nonsense tra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/05/Giada.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-723" alt="Giada" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/05/Giada-286x300.jpg" width="286" height="300" /></a></p>
<p>Sedotto in uno lastrico d’emozioni sventolate, vivandate, te(r)se, nella poesia incendiaria, fumante nell’aria opaca, noi, come me, gli svenati, mai nati, ammainatisi a cagion ricattatoria d’una “adult(er)a” società ferina, slabbrati e affamati, (r)affinati tra i lor affanni mai moderati, cani(ni), non carini ma spappolante carne macerante, tra i loro “fall(at)i”, biascichiamo mormorate parole <i>nonsense </i>tra frastagliati aromi acchiappati, allucinati c’immoliamo a fatali respiri (e)spianti, incatenati all’ossigeno sfibrante di cuori in viaggio miracolati, raggianti nonostante il cattivo “fat(u)o” (s)premente. Avviluppati! Castrati, “cast(an)i”, rosicchiati, bruciacchiamo d’ardori immor(t)ali, nel baglior mort(ifer)o di loro, adoratori del demonio, fantasmi gracchianti, in apici di solstizi invernali invero giammai tristi, artisti siamo, siamo mesti, miscela d’occhi cerbiatti, fra i ratti, le lor urla macchianti, noi, i maculati, oculati, dotati di buon sen(s)o, dissennati poi per non smarrir la foll(i)a di quelli come noi, nascituri d’un destino avverso fatto di poetici ver(s)i.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Una camminata fra le lapidi</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2015 07:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[A Walk Among the Tombstones]]></category>
		<category><![CDATA[lapidi]]></category>
		<category><![CDATA[Liam Neeson]]></category>
		<category><![CDATA[Scott Frank]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>

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		<description><![CDATA[Fantasm(atic)i, c’illanguidiamo nel turbinio “turbo” di sere tempestose, fievolmente arroccati e arricciati a liquido cangevole di noi esausti, investigatori marci delle nostre speranze dissolute, dissoltesi nelle ossa dei cadaveri al c(imit)ero e dei lor guardiani abba(gl)ianti la (scon)fitta di dolori esistenziali rappresi nel sangue impotente degli sterilizzati lor cuori, dei loro odori oramai anestetizzatisi nella [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/05/a-walk-among-the-tombstones-image-liam-neeson.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-720" alt="a-walk-among-the-tombstones-image-liam-neeson" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/05/a-walk-among-the-tombstones-image-liam-neeson-300x126.jpg" width="300" height="126" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Fantasm(atic)i, c’illanguidiamo nel turbinio “turbo” di sere tempestose, fievolmente arroccati e arricciati a liquido cangevole di noi esausti, investigatori marci delle nostre speranze dissolute, dissoltesi nelle ossa dei cadaveri al c(imit)ero e dei lor guardiani abba(gl)ianti la (scon)fitta di dolori esistenziali rappresi nel sangue impotente degli sterilizzati lor cuori, dei loro odori oramai anestetizzatisi nella nebbia crepuscolare d’un tempo avvizzitosi, non più “muscolare”, dei dubbi (im)pertinenti a spettinarli in gabbie metalliche a controllo dei morti in una pianura moritura, “abulica”, lenta dei lor moribondi stanchissimi. Si trascinano, così come noi c’incamminiamo stronzi di fierezza accidiosa, nel fango, raggrumando illusioni pari alla nostra disillusione, all’arca di Noè spezzatasi nell’estinzione della nostra razz(i)a, mangiatori siamo delle nostre gesuitiche “mangiatoie” spellate vive, “vitree”, ove la purezza è oramai stata infranta dal ciarpame e dal “fecciume” di troppe emozioni deglutite con stantia, ripudiante amarezza della (s)comparsa bellezza. Spar(s)i nel buio, aromatici nel gracchio di co(r)vi ove ci celiamo gelati, freddi menestrelli dell’incanto disincantato, dei nostri <i>bersagli</i> e sal(m)i <i>di notte</i>.</p>
<p style="text-align: left;">Arcieri della solitudine, nel passeggiar mesti, ancor desti, nel “desinar” pranzi onirici ché ci spingan laddove è svanita la vivacità d’un tempo (s)colorito(si), inacidito da pulsioni (s)frenate della morigeratezza (impermea)bile.</p>
<p style="text-align: left;">Giocando coi fati, da fate della fatalità, del des(t)ino&#8230; un’altra cena senza dolce ma scoprendo la putredine d’un mondo “insetto”, infettato dall’inettitudine delle troppe, mortificanti ebetudini, dei b(r)anchi, del nostro esser (fant)asma.</p>
<p style="text-align: left;">Aria che leggera si diluisce nello scialle nero, forse, di una donna bellissima, o statuarie dissipatezze dei nostri dormiglioni ermetici, come tal poesia in p(r)osa della mia stranezza evanescente.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Villa Clara</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 10:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Case maledette]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasmi]]></category>
		<category><![CDATA[666]]></category>
		<category><![CDATA[fantasmi]]></category>
		<category><![CDATA[murata viva]]></category>
		<category><![CDATA[Shining]]></category>
		<category><![CDATA[Villa Clara]]></category>

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		<description><![CDATA[Aleggia lo spettro di una bambina Clara spi(rit)ata &#160; Abito in via della Ca’Bianca, nella periferia “nobile” d’una Bologna nebbiosa, avvolta spesso da piogge novembrine che si protraggono sin a estate inoltrata, “tumefacendo” il clima e rattristandolo d’una mesta aria leggera ma fortemente, robustamente temporalesca. &#160; A pochi chilometri dalla mia abitazione, immersa nel verde [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/04/Villa-Clara.jpg"><img class="size-medium wp-image-714 aligncenter" alt="Villa Clara" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/04/Villa-Clara-300x193.jpg" width="300" height="193" /></a></p>
<p align="center"><b>Aleggia lo spettro di una bambina <i>Clara</i> spi(rit)ata</b></p>
<p>&nbsp;<br />
Abito in via della Ca’Bianca, nella periferia “nobile” d’una Bologna nebbiosa, avvolta spesso da piogge novembrine che si protraggono sin a estate inoltrata, “tumefacendo” il clima e rattristandolo d’una mesta aria leggera ma fortemente, robustamente temporalesca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A pochi chilometri dalla mia abitazione, immersa nel verde caduco di cipressi ga(gliard)i, esiste una magione maledetta, Villa Clara, ubicata al 449 di Via Zanardi, la stessa via principale che “taglia” di decumana la laterale nella quale risiedo. Limitrofa a Trebbo di Reno, c’è Clara&#8230;, e la leggenda narra che fu abitata da un casato patriarcale d’alto rango, ma il padre, alla <b><i>Shining</i></b>, non sopportando più le doti di chiaroveggenza della figlia, e spaventatone a morte, la murò viva quand’ella era ancora bimba, quasi in fasce. Alcuni, invece, sostengono che la uccise così terribilmente nella sua adolescenza. Oggi, la gente è impaurita ad avvicinarsi al luogo di tal oscena, non raccontabile perdizione omicida, e chi ha avuto il coraggio di appropinquarsene, dice che ha avvistato il fantasma di Clara piangere e, al contempo, ridere, correre nel giardino antistante alla villa, soprattutto a notte fonda, “meta” prelibata d’alcune passate sette sataniche assetate di sangue d’infante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Or non m’è dato sapere se ciò sia indescrivibilmente vero o sia soltanto la fantasia popolare ad aver creatone il mito, ma fatto sta&#8230; che il terrore, al (ri)cor(do) di tal storia maledetta, rabbrividir mi fa in mutande e non so se quanto ascoltato dai can(tor)i mi faccia ridere o piangere dal tremore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mia voce s’arrochisce e io, scioccato, resto basito e “murato vivo” a paralisi della paura profonda che ancor sento&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ques(i)to fantasma&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2015 09:35:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Spar(t)izione   Luna metallica, acquetati nella speranza mia, forse effimera, di poter toccare un giorno le vette della felicità, per ora preclusami dall’“avaria” d’un tempo instabile, non ador(n)andomi e indomato. Spar(g)ente sangue su questa “lacustre” vanità terrestre, giocondo, arrido di “(mala)voglia” alla caducità della vita, squinternato ectoplasma del non esser divenuto uomo, giammai lo sarò, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><i>Spar(t)izione</i></p>
<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/04/fantasma.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-709" alt="fantasma" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/04/fantasma-240x300.jpg" width="240" height="300" /></a></p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p>Luna metallica, acquetati nella speranza mia, forse effimera, di poter toccare un giorno le vette della felicità, per ora preclusami dall’“avaria” d’un tempo instabile, non ador(n)andomi e indomato.</p>
<p>Spar(g)ente sangue su questa “lacustre” vanità terrestre, giocondo, arrido di “(mala)voglia” alla caducità della vita, squinternato ectoplasma del non esser divenuto uomo, giammai lo sarò, qui ché, rammaricato dalle vostre dissoluzioni, non assolvendovi, son sempre più dissolto, neanche pelle e ossa, rabbrividente in un involucro che maschera persin la mia cera, mentre gli “idioti” saltimbanchi imbandiscono balli e canti, non tanto candidi. Cane intimorito e “incancrenito” nelle mie paure, guido nel vento a prua dell’ignoto enigma (mal)essere, quintessenza natia d’un parto esule dall’animalità che ride attorno, qua, quatto quatto mi rintano, esperendo altr’ansia e ventricolari tremori (im)pavidi, arroccato nel “cast(ell)o”, att(r)accante laddove il tempo non è, futuro (in)certo d’esser stato&#8230; concepito non tiepido, della mia incognita intrepido. Così, passeggio di notte con far d’unzione estrema, affannato nel levarmi a luna piena, vampiro o forse, sì, fantasma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>I poeti scrivono (di)versi nell’anima</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2015 08:11:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Straziato, attanagliato nelle viscere, medito sulla mia professione, con l’impermeabile del tempo atmosferico delle emozioni miscelate ai ricordi. Angustiato, perennemente demotivato, strangolato, ai “bordi” delle mie tempie, con angoscianti, devastanti risvegli turbinosi nei quali “misuro” l’aria che mi soffoca, fagocita la mia anima in rivoli esangui di stanchezza “mortifera”. E, leggiadro, striscio tra la foschia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Straziato, attanagliato nelle viscere, medito sulla mia professione, con l’impermeabile del tempo atmosferico delle emozioni miscelate ai ricordi.</p>
<p>Angustiato, perennemente demotivato, strangolato, ai “bordi” delle mie tempie, con angoscianti, devastanti risvegli turbinosi nei quali “misuro” l’aria che mi soffoca, fagocita la mia anima in rivoli esangui di stanchezza “mortifera”. E, leggiadro, striscio tra la foschia mattutina, poetico e incendiario, anche incendiato da tremori “a pelle” che, lagrimando nelle mie budella, “starnutiscono” il piacer doloroso della vividezza mia, “sbranata”, afferrata per le corna, soffrente il patimento dell’esser nato e cambiar non potere. Posseduto da ombre “manifeste” del mio “mantello” accorato alle paure profonde e inestirpabili, piango la serenità mai raggiunta, l<em>’interstellare</em> mio imbrunir cauto e candido, “macchiato” dalle mille tempeste nella forzuta pioggia insistente. E batt(it)o cardiaco&#8230;</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/03/Interstellar.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-703" alt="Interstellar" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2015/03/Interstellar-300x210.jpg" width="300" height="210" /></a> di Stefano Falotico</p>
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		<title>Pensieri funambolici</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 09:25:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sensazioni che vibrano sottopelle, “virano” laddove il pianto si fa “esecrabile”, sì, per ancestrali timori di non esser adatto a questo mondo piatto. E, piangendo, “rinsavisci”, tra fatiscenti ricordi mesti che, in circolo vizioso, si mordon la coda, gatto fra le nebbie dei tuo scor(d)ati pensieri, delle l(i)ane del tempo che passa, “fruttivendolo” delle tue [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sensazioni che vibrano sottopelle, “virano” laddove il pianto si fa “esecrabile”, sì, per ancestrali timori di non esser adatto a questo mondo piatto. E, piangendo, “rinsavisci”, tra fatiscenti ricordi mesti che, in circolo vizioso, si mordon la coda, gatto fra le nebbie dei tuo scor(d)ati pensieri, delle l(i)ane del tempo che passa, “fruttivendolo” delle tue agonie, del respiro già caduco, non ancora però caduto, poeta in un’era di sospiri laconici ove s’è smarrita la vi(t)a vera.</p>
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