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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Robert De Niro</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>La vita è un Bag Man</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2014 10:35:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco cosa pen(s)o del mondo, prendetemi per un cinico, sempre meglio che diventar, come voi, un finto buono: Ricordi che spaccan la memoria, fragili specchi d’ansietà risorte dal vuoto che intercorse nei frangenti limpidi di quel tintinnar, tormentato, tra un’infanzia lacrimante la pubertà pronta a destarsi esplosiva, un’adolescenza onirica, nel viaggiarsi contemplativi, turbati, riflessivi, romantici, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/12/Bag-Man.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-670" alt="Bag Man" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/12/Bag-Man-300x205.jpg" width="300" height="205" /></a>Ecco cosa pen(s)o del mondo, prendetemi per un cinico, sempre meglio che diventar, come voi, un finto buono:</p>
<p>Ricordi che spaccan la memoria, fragili specchi d’ansietà risorte dal vuoto che intercorse nei frangenti limpidi di quel tintinnar, tormentato, tra un’infanzia lacrimante la pubertà pronta a destarsi esplosiva, un’adolescenza onirica, nel viaggiarsi contemplativi, turbati, riflessivi, romantici, avvolti, (in)voluti, avvi(t)ati, (dis)attiv(at)i o iperattivi, avviliti e cinici, un’adulta età sempre sul chi va là, tremolando in stati bradi d’ebbrezza o ebbra-sa(l)via lebbra, poi malsana, (r)esistendo per non impazzire, per non sbriciolarsi, scarnificati, nella massa(ia) e nel lurido porcile dell’adattamento (s)porco, lercio, vanaglorioso, arrivista e (f)utile al cazzo di Nu(te)lla, ché il buonismo è solo un mo(n)do ruffiano per schivar lo “schiavo” ché ti voglion tale, adeguato a linee tristi d’un star non “disturbante”, per ipocritamente (non) vivere in mo(n)di rassicuranti, loro, i garanti “galanti” d’una falsa, fat(u)a felicità di “glassa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Dracula è un dead man, è un Ronin e vive altrove, non finirà&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2014 16:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[S’infervora ancora il cuore, cammino, corroborato di sogni coloriti, poi scolorisco, quindi in viso scurito e, tempestato da mille serpeggianti, abrasive incognite graffianti, non riesco a svagarmi, piangendo di reminiscenza in quel che non fu(i). Ma non cambio, adoro la notte e il suo manto frusciante, l’odore scalpitante dei miei respiri sofferti, l’odore nitrente delle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin1.jpg"><img class="size-medium wp-image-648 aligncenter" alt="Ronin" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin1-300x229.jpg" width="300" height="229" /></a></p>
<p>S’infervora ancora il cuore, cammino, corroborato di sogni coloriti, poi scolorisco, quindi in viso scurito e, tempestato da mille serpeggianti, abrasive incognite graffianti, non riesco a svagarmi, piangendo di reminiscenza in quel che non fu(i).</p>
<p>Ma non cambio, adoro la notte e il suo manto frusciante, l’odore scalpitante dei miei respiri sofferti, l’odore nitrente delle mie angosce scivolanti, le mie fantasie e l’estasi proibita del mio masturbatorio rendermi sempre svanito, nel vento, un uomo nudo che passeggia nel tempo, scalfendolo nei ricordi del mio cuore e nel fantasma che non c’è, passeggia cheto indietro e, bramandosi in tant’avventure, inventate anche, sigillato nei suoi crepuscoli, autunnale sparisce, ritorna in sé e ride, euforico s’emoziona e, fra una commozione, pure cerebrale, e l’altra&#8230; che mi manda a fanculo, sogghigno, iridescente non (r)esisto, mi confondo tra le folli(e), ma sto qua, cullato dalla complicatezza delle mie rochezze esistenziali, (non) parlo, basito, rimango di sasso, assassinato nell’anima che balbetta sinuosa nelle movenze feline di me, me e solo&#8230;, felpato.</p>
<p>Poi, muoio ancora, e domani rinasco, come se il tempo mai m’avesse violato, via (s)vol(t)o, scrosciante nella mia storia e, gemendo&#8230;, sono un commediante di queste rosse luci del mio cuore <i>noir</i> e<i> polar</i>(e).</p>
<p>Malinconico, brindo al <i>rock</i>, indosso il mio <i>Sailor</i> da <b><i>Cuore selvaggio</i></b>.</p>
<p>E non cambio, non invecchio, amo forsennatamente, per sempre tale e quale a come nacqui. Perché non voglio morire come tutti ché, passando gli an(n)i, crepano nell’anima e, poltrendo, non sanno più gioire, tutti assillati da donne e dal loro nido di asini all’asilo, una “materna” carezza da borghesi annacquati, “avvinazzati” nei divani dell’esistenza vana, corazzatisi di cori pieni di polemiche scorie, screpolati dietro false dolcezze e la retorica dell’illudersi di essere quando già non sono, da tempo non esistono, sono sol resistenti, nella retorica giacenti.</p>
<p>A tale morte non soggiaccio.</p>
<p>Seppellitemi.</p>
<p>Ma, amico, prima di lasciarti, voglio d(on)arti questa mia lettera.</p>
<p>Abbine cura e, quando vorrai sapere cos’è la vita, rileggila&#8230;</p>
<p>Voglio che tu la serba con cura. Io, invece, mi son sempre trascurato e non ho mai creduto alla Curia, neanche alle <i>cure</i> di <i>Battiato</i>, sono solo belle parole e tanta musica consolatoria ché, se sei così, cambiar (non) puoi.</p>
<p>Poi, forse sono un poeta.</p>
<p>Ma, prima di andarmene, voglio raccontarti qualcosa che possa farti sorridere.</p>
<p>L’altro sabato, ero a un bar, fuori città. Stava chiudendo e il gestore s’avvicina al barista. Mi ammicca e dice di conoscermi. Lui gestisce solo il locale e non serve caffè, eppure mi ha sempre scorto, da dietro l’angolo, mentre sorseggiavo.</p>
<p>- <i>Ehi</i>, che fai? Non offri queste paste al signore? Tanto, fra poco chiudiamo e, domattina, servono dolci freschi. Oramai, questi dolci non li prende più nessuno.</p>
<p>- Signore, possiamo offrirle le rimanenze?</p>
<p>- Sono ancora commestibili?</p>
<p>- No, sono scadute. Ma sono velenosamente zuccherose per addolcire un lieto, lento suicidio.</p>
<p>- Ottime.</p>
<p>- Voleva dire “Ottimo”, giusto?</p>
<p>- No, volevo dire ottime. Queste paste son migliore della peste.</p>
<p>- Che sta dicendo?</p>
<p><b>-</b> Dico che nulla ha senso, e io ho le corna. Anche questo cornetto andato a puttane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Quegli occhi tuoi cominceranno piano</i></p>
<p><i>a guardare indietro un tempo già lontano,</i></p>
<p><i>senza parlare e senza più recriminare</i></p>
<p><i>su ciò che si poteva fare</i></p>
<p><i>e che non è successo mai.</i></p>
<p><i>Ma qualche cosa rimane</i></p>
<p><i>negli occhi tuoi.</i><i></i></p>
<p><i> </i></p>
<p><i>E il volto poi si scoprirà segnato</i></p>
<p><i>da tante storie che nessuno ha raccontato</i><i></i></p>
<p><i>senza finale: una commedia musicale</i></p>
<p><i>di solitudini a Natale</i></p>
<p><i>con chi non ti capiva mai.</i></p>
<p><i>Ma c’è una luce speciale</i></p>
<p><i>negli occhi tuoi.</i></p>
<p><i>Tu cambierai, invecchierai</i></p>
<p><i>ma sarai sempre presente;</i></p>
<p><i>tu non ti consumerai.</i></p>
<p><i>Con il corpo e con la mente</i></p>
<p><i>tu mi sorriderai.</i></p>
<p><i>Non finirà, non morirà;</i></p>
<p><i>quella ruga sul tuo viso</i></p>
<p><i>un po’ di più mi legherà.</i></p>
<p><i>Un amore non è ucciso,</i></p>
<p><i>un amore vivrà</i><i></i></p>
<p>(Enrico Ruggeri, “Non finirà”)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invece, amico, amici, stavolta è finita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>No(i), siamo Ronin!</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 15:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
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		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
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		<description><![CDATA[Bandit(o) samurai, giovinezza di furore e intimi, irreprimibili ardori vs l’orrore della putrida, da spu(n)tar, vecchiaia fascista, oscurantista, cieca e ottusa, la vita bella contro la bruttezza del conformismo più restio alle innovazioni non be(l)ate &#160; Sgommate, sgominateli! Ed è nervo, e si sgelò la neve, “sommergendo” di pugnaci va(la)nghe marine l’oceanica ignoranza d’una massa arretrata ché tanto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin.jpg"><img class="size-medium wp-image-625 aligncenter" alt="Ronin" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin-300x228.jpg" width="300" height="228" /></a></p>
<p align="center"><strong>Bandit<i>(o) samurai, giovinezza di furore e intimi, irreprimibili ardori </i>vs<i> l’orrore della putrida, da spu(n)tar, vecchiaia fascista, oscurantista, cieca e ottusa, la vita bella contro la bruttezza del conformismo più restio alle innovazioni non be(l)ate</i></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sgommate, sgominateli!</p>
<p>Ed è nervo, e si sgelò la neve, “sommergendo” di pugnaci va(la)nghe marine l’oceanica ignoranza d’una massa arretrata ché tanto “virile” pugnalarci sferrò efferata e vilmente, stringo io il pugno a cap(itan)o dei (ri)belli, spaccando gli argini dell’omertà più abietta di tal pecorine be(l)anti, dell’ipocrisia tanto van(itos)a quanto, invano, nel tentativo fallace, effimero e mortificante d’annichilire una giovane coscienza lucida e rinascente, “falciandola” in modo fall(it)o, ancor tristemente insiste(tte) a cagion intimidatoria del volerla/o veder impiccato/a.</p>
<p>Che falli(ci) idioti!</p>
<p>Appiccateli!</p>
<p>I nostri son fatui fuochi? Fuoco, la rabbia (riaf)f(i)ora! Era ora!</p>
<p>Tutta f(u)ori!</p>
<p>Siete morti!</p>
<p><i>Oh</i>, noi della fatalità siam destino dei nostri lib(e)ri, vibrantissimi, libranti destini accecanti.</p>
<p>D’amianto, sca(g)liamo i capi che c’accusaron d’espiatorio capro, in lor capperi a darci un “cap(pi)o” per accalappiarci nelle (s)chiappe. Se saremo inf(r)anti, ecco a voi, “grossi” (ele)fanti, il nostro (im)mor(t)ale s(c)acco da lupi ergenti quel magnifico, lucente sbranarvi ché, dal nostro “freddo” (in)frangibile dell’esser (ro)venti nel grido dell’an(s)imo istintivo e d’adirato esser sven(tr)anti e davvero a voi punitori esacerbanti le vostre gelide anime da por(c)i, sven(tol)eremo il vero arrossito Cristo in nudi corpi!</p>
<p>E, allora, giovani&#8230; in marc(i)a, marchiateli, non disamoratevi della vita se tal oscena viltà retrograda e vecchissima dei ma(ia)li così procrastinanti, di generazioni in geni lor malati e marc(scent)i, v’incita da vin(cen)ti al suicidio, <i>matandovi</i> e dandovi “pomate” da matti sol perché, a differenza di loro, non anda(s)te a <i>pute</i> o, ancor peggio, dietro le armi ricattatorie del farvi credere di non saper amar il mondo, (in)f(i)erisce per riaprirci sempre le ferite, volendoci male nell’innaffiar noi, i puri, ad affoganti valle di lacrime del lor mar di stronzi, più <i>mer</i>(de), colpiteli meglio a sangue “freddo”.</p>
<p>Impietosamente.</p>
<p>Alcuna pietà per chi vuol, volle violar chi sempre vorrà volare.</p>
<p>Violateli, fateli “violissimi”, slabbrateli e, orsù, disossateli, premete ché van spremuti, insanguinatevi d’ira, stirate le vostre furie e strappateli sin all’osso così come loro, orsi, arbitrariamente da dementi, desiderarono “desinare”, a(si)ni, nel voler infangarci, infrangerci e squal(l)i(di) infamare affinché non avessimo più fame né (non) fossimo (a) femmine belle, (s)fottute del nostro, vivaddio, (in)felice squagliare qui cazz(ut)o. Che fe(l)ci!</p>
<p>Ché, nelle “donne” più fighette, come loro se ne be(l)ano, ce ne fottiamo bellamente, oh, evviva la nostra bellezza contro tal bellicosi brut(t)i ché, da (in)etti (f)rigidi all’emozioni sincere, adoratori demoniaci e di plastica del carnaio “fig(li)o” d’una “(onni)potenza” sporchissima, orca, or di (ri)torti (in)castrati, spegnerci vollero violentemente, abusando oltre (im)mo(n)do della nostra già troppo elevata (im)pazienza linda.</p>
<p>Sono immondizia!</p>
<p>“Pazzia!”. Sia lodato, iddio! Limpidezza!</p>
<p>Siate limpidi, sorseggiamo i nostri di-vini! Sven(tr)ateli!</p>
<p>Scannateli e non siate canditi. Scandite tal divoranti tor(n)i così come, di lor macellante carnaio per an(n)i nell’attorniarci in orripilante “rintronarci”, (e)virarci a lor (di)letti sconci, volendoci per le feste acconciar nel lor martoriante, lercio feticismo, nel lardoso e laido puttanaio, pensando di farci pen(ar)e, sortiron sol la malasorte dei nostri maledetti fe(ga)ti, qui scagliati a “invertiti” sortilegi del dircene schifosi di tutti colori.</p>
<p>In alto, <i>oh </i>issa, i nostri cori da Ulisse.</p>
<p>(E)levateli in cor(p)o d’imbavagliante battaglia sfrenata strangolateli, afferrate l’arpia “maga” Circe(nse) del nostro esser leggiadri trapezisti di tal splendido circo v(i)olante e, a orrori delle lor malsane idee raccapriccianti, dai nostri ricci fluenti&#8230; lib(e)riamo i pazzi “cirri” dello spu(n)tarli.</p>
<p>Questa è <i>la prima lezione</i> di m(or)ale a chi, demente, mentente, bugiardamente, dinanzi alla verità della libertà invincibile, con pun(i)zioni inutili, affliggerci non può più, non potrà però mentire e più niente.</p>
<p>Deve pa(r)tire!</p>
<p>Non vi è più pa(r)tita/o!</p>
<p>Vecchio, hai rotto il cazzo!</p>
<p>E ora son cazzi tuoi!</p>
<p>Non c’impaurirai più con le tue meschine reprimende!</p>
<p>Siamo tremendi.</p>
<p><b><i>Ronin</i></b>!</p>
<p>Pensavate di stremarci e invece dovete tremare!</p>
<p>Ecco&#8230; voleste frenarci, arderci, (ar)renderci (in)fermi, (dis)infettarci, e invece noi, ardendo e adira(n)ti mor(d)endovi, uccideremo le fiere nel nostro fiero esservi indimenticabile ferita da ferini!</p>
<p>Voleste dimenticarci.</p>
<p>Noi, invece, non dimentichiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Il Cinema della vendetta, sei film che non mentono sul sentimento più antico dell’uomo: chi ha subito un torto inestirpabile, prima o poi torna sul luogo dell’assassino, e lo torce</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2014 16:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Molta gente mente. Me ne son sempre accorto. Credo che tale buonismo, alla base del fallace cheto vivere ipocrita, sia solo un modo per farsi gli affari propri e, nel mentre da mentitori, far sì che in mezzo scorra il fiume arido e falsamente mai crespo. Così, le ire vengono acquietate e, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi59.tinypic.com/2ikytlx.jpg" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Molta gente mente. Me ne son sempre accorto. Credo che tale buonismo, alla base del fallace cheto vivere ipocrita, sia solo un modo per farsi gli affari propri e, nel mentre da mentitori, far sì che in mezzo scorra il fiume arido e falsamente mai crespo. Così, le ire vengono acquietate e, nell’acqua placida, però rispunterà il <i>revenant</i> atroce. Che non è stato sommerso dalle bugie, dal bisbiglio omertoso di chi volle sedarne la coscienza per seppellire il delitto truce.</p>
<p>Un ribollio morbido, morbidissimo che per anni poltrì e, nuovamente colpito a sangue freddo, non più si zittì ma di rabbia feroce dagli abissi riemerse veloce. Così, chi vivo lo seppellì, credendo d’annegare la verità, oggi ha paura crescente e, tremando a ogni ora dura alla sua anima diabolica di crepapelle, vive nel terrore crepitando. <i>Ahia</i>, ma non era un coraggioso? Suvvia, forza, amico delittuoso, mostrami quanto puoi esser ancora mostro. Chi è il pollo spennato, adesso, mio ossesso bastardello assai presto disossato?</p>
<p>Perché sa(i) che quell’uomo non dimentica e lui, fra le sue mani <i>spietate</i>, prima tramortito nel sangue via via più gelato, perirà sin a ischeletrirsi, dissanguato nel tiepido e, ah ah, patetico strozzarsi all’urlo “Creperò!”.</p>
<p>Sì, lui lo sa e, fuggitivo, scappa, insiste recidivo e dà, da dietro la trincea, ancor senza scampo la vilissima caccia. Già vinta, fidati, mio idiota. Appeso sarai e il cappio ti farà capire che non dovevi rompere il cazzo al capitano. Sei al mortale tuo capolinea. <i>Ops</i>, che buco nell’acqua. Fuochin fuocherello, e poi la sparatoria col silenziatore eterno.</p>
<p>Eh sì, i campi della vita son lunghi per il Signore e il morto cammina in cerca della sua vita già morta e bella che finita nell’attimo stupido che solo se la sognò. Chi ha fregato, ingannando in modo abominevole scannante, pagherà e non solo in contanti ma in pancia d’un colpo da “tonto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parola di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rendete grazie e grazia, cazzo, al buon pastore. Egli, nel gregge di pecore, mai ammainandosi al porcile, fu voluto male dai “tranquilli” borghesi pasciuti e viventi, sai che bello quel triste, lanoso, stolto lor belare di amori frivoli e coccolanti da scemotti, mio “simpatico” uccellino canterino&#8230;</p>
<p>Il vendicatore non perdona, come Cristo comanda.</p>
<p>Ora, i cattivi bestemmino. Perché è l’ultimo grido che a lor sarà permesso.</p>
<p>Perché il punitore iddio non chiede né permesso ma celebra la loro falsa messa e, dopo averli sbattuti nel cesso, incassa le loro sporche ossa.</p>
<p>&nbsp;<br />
<em><strong>Gli spietati</strong></em></p>
<p><em><strong>Carter</strong></em></p>
<p><em><strong>Vendicami</strong></em></p>
<p><em><strong>Cape Fear</strong></em></p>
<p><em><strong>Payback</strong></em></p>
<p><em><strong>Gangs of New York</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>De Niro Heat</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2014 11:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Michael Mann]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Il Cinema di chi è nato nella sua alterità e nonostante le violenze, psicologiche o fisiche, non cambierà neanche angariato da altre mille torture perché, resistendo agli urti e alle pressioni sempre più feroci d’una società, che vorrà adattarlo alla tradizione della medietà conformista da anni tramandata in generazioni (de)generate a “oltranza”, s’opporrà [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/04/De-Niro-Heat.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-461" alt="Heat De Niro" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/04/De-Niro-Heat.jpg" width="1" height="1" /></a>di Stefano Falotico</p>
<p>Il Cinema di chi è nato nella sua alterità e nonostante le violenze, psicologiche o fisiche, non cambierà neanche angariato da altre mille torture perché, resistendo agli urti e alle pressioni sempre più feroci d’una società, che vorrà adattarlo alla tradizione della medietà conformista da anni tramandata in generazioni (de)generate a “oltranza”, s’opporrà perennemente d’arte “violenta” anche se verrà scambiato per “demente”, l’unica forma di ribellione possibile per rompere le mura silenti dell’omertosa ipocrisia obbrobriosa, accendendosi in visioni arcane, metafisiche, libranti in liberatoria fame dell’anima vibrantissima che, non più a punirsi, in quanto dapprima recintata dai ricatti coercitivi, desidera adesso unicamente spadroneggiare di libertà selvaggia, ancor turbando chi puntualmente e con “puntiglio” dei più meschini, lapidariamente graffiante e di melliflua falsità, ne volle imporre le ragioni (il)logiche dello star al mondo a suo modo. Un modo violentatore, che stupra l’anima in maniera “invisibile”, per appiattirla negli schemi stantii del loro stagno limaccioso, già affogante in risate ruffiane, poltrente e asservito all’adeguamento carnale “ottemperante” soltanto al laido rituale “lavorativo” del piegarsi all’impiegatizia<em> routine</em> giornaliera, riscuotendo lo stipendio a fine mese dopo le consuete urla altrui zittite, punite, murate vive, sedate, picchiate nel sangue della lor vividezza florida, strappando la poesia ai cuori lucidi per spremerli alla “durezza” lor “intoccabile” d’apparenze perentoriamente par(l)ate nel culo, ove sempre van a parare coi loro discorsi “intelligenti”, ché sempre tergiversano nello spacc(i)arsi intellettuali, rifugiandosi nella “cultura” quando una citazione li coprirà d’altro (s)mascherarsi dietro il paravento di un’“eleganza” prostrata al prostituire invero chi son davvero soltanto per “rispettare” la parvenza della rispettabilità “combaciante” con la miseria del lor illuso credersi vivi nello sbaciucchiarsi quando son già seppelliti, forse ancor prima che spu(n)tassero, nel limbo patetico d’uno strozzar il prossimo, a lor parvente d’esser un irritante “disturbante”, nel perseverante respiro lor singhiozzante l’andatura lenta del tutto scorrere. Il lutto!<br />
Allora, meglio il lupo. Che, ostinato, d’una testardaggine delle più bellissimamente nefande, insiste nella sua lotta sfrenata, vivendo una solitudine atterrente se questa è la condizione “esistenzialista” a cui s’è obbligati se non si cede ai ricatti “recidenti” l’innatismo, immutabile, della propria (in)alienabilità insindacabile, perché il di(ritt)o li ha creati come desiderò che nascessero&#8230; chiunque, barbaricamente, vorrà (il)lecitamente intenerirli all’addolcimento “cremoso” della vita “normale”, sarà sfidato.<br />
Il duellante “cattivo”, designato dall’inevitabile “<em>happy end</em>” già sentenziato dall’umanità fratricida che lo (co)stringerà a dover morire dissanguato, comunque sia&#8230; <em>non arretrerà&#8230; nemmeno un istante</em>.<br />
Questo si chiama masochismo? È autodistruzione?<br />
Sì, probabilmente lo è.<br />
E non erano cazzi tuoi rompere i miei “pian(t)i”. Mentali e d’anima.<br />
<em>Amen</em>.<br />
E ora che il <em>mucchio selvaggio</em> si scateni. Tanto v’accaniste contro noi, i “cani”, tanto creaste soltanto i cagnacci nostri più incattiviti, i lupi!<br />
Ora, che il vostro branco provi ad azzannarci ancora.<br />
Ora, come dice la Bibbia vera, a nostra distorsione e ritorsioni, siete voi le pecore in mezzo ai lupi!</p>
<p>Beffardamente, indosso i miei baffi. E lecco la schiuma del cappuccino.</p>
<p>Poi, raggruppo il mio manipolo di (ri)belli e vi facc(iam)o il culo!</p>
<p>Sarà un suicidio annunciato? Già, ma anche un omicidio tuo che ti sei (ri)cercato.</p>
<p>Chiamami <em>Wanted</em>.</p>
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		<title>Il cupo della mia vita, la coppola della malavita, i cap(p)i del mio (de)col(l)ato, la mia corona di spine</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2014 21:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Cose nostre]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Luc Besson]]></category>
		<category><![CDATA[Malavita]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Ode alla nitida cupezza, oh, brezze, sospiratemi languide carezze a libagione dei miei fervidi brusii iridescenti del cuore, e anima rapisciti altrove! Non so, in molti tentarono di cambiarmi, di cannibalizzarmi, di distorcere la mia vista affinché al tedio loro, camuffato in risate brillanti, ah ah, m’attenessi, soggiacessi, soggiogatissimo, al vile consumismo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_422" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/03/cose_nostre_malavita_foto_17.jpg"><img class="size-medium wp-image-422" alt="Tic tac" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/03/cose_nostre_malavita_foto_17-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Tic tac</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ode alla nitida cupezza, oh, brezze, sospiratemi languide carezze a libagione dei miei fervidi brusii iridescenti del cuore, e anima rapisciti altrove!</em></p>
<p>Non so, in molti tentarono di cambiarmi, di cannibalizzarmi, di distorcere la mia vista affinché al tedio loro, camuffato in risate brillanti, ah ah, m’attenessi, soggiacessi, soggiogatissimo, al vile consumismo della carne avvinto, prodigo e mansueto, ah ah, ai loro programmi scoppiettanti, costernato <i>ohibò</i>, mi piegassi, ah ah, portatori solo di ansia, di lotta isterica, di mio nauseabondo ridervi a gracchiare la loro frenetica frivolezza. Così, ammantato di mia indelebile aura, passeggio tra le foglie del tempo e m’inferocisco di sottilissima violenza, amante del mio maestro Poe Edgar Allan, con in mano il guinzaglio d’un cane, forse un alano, ché son io stesso nell’abbaiare contro ogni museruola della loro predominatrice, ah ah, voluttà, questa sì volenterosa, ah ah, di castrarmi nel mio ululato quando, al sorger del più buio plenilunio, mi trasformo coloritamente, ah ah, in un cattivo lupo, e addento le mie tenaglie a mo’ di ruggine incarnata nella scatenata, mandibolare morsa stavolta di nuovo evolutami in ragno. Un ragno dispettoso che piazza trappole accerchianti, brulicante poi a cicala nello sfiorar, con le dita dei miei invisi(bili) occhi, le donne più a leccarle di tutto flebile, ah ah, invero assai potente suggere, annusare e mio inventato, umido anulare, eh eh, da matto qui umano, ah ah, dell’abbacinarmi dentro in bacini sognanti il mio caracollar da orgasmico, onanistico gondoliere. Ed è un inafferrabile piacere che voi mai acciufferete. Il gusto della proibita fantasia eppur così chiarita dal mio volto beffardo di tutto plateal rider sotto i mie baffetti. Mi porgerete degli sguardi simpatici, ah ah, a maniera, oh, che danni i manierismi del vostro comando, nel <i>buffet</i>(to), e io rincarerò la dose in tal caso da cavallo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stallone nottambulo, unicorno di purezza (in)immaginabile, roteando di corse campestri d’adesso scorrazzante cerbiatto. Ché del putiferio del vostro materialismo tangibile da mer(l)i allocchi, sempre miranti le loro albicocche, uh uh, io non so che farmene, se non inventarmi una dama, nel mio gioco da re degli scacchi in arrocco (in)difendibile, su danzar di mia regina, ih ih, in tango con lo squallido, virile, ultimo passo da strapparmi il mio tanga di uomo a metà della mia mela capricciosa, succhiante il midollo spinale dell’unica ragione per cui respiro, il fregarmene un cazzo.</p>
<p>So che questo mio distaccato, (in)differente atteggiamento vi disgusta, ma debbo ammettere che, per me, è un inesausto, inaudito scompisciarmelo di (im)palpabile sbattervela tutta&#8230; la verità della vostra sporca faccia e della mia ora fo(r)ca. Monaca di cupo cappio al collo, eppure inculo.</p>
<p>Ahia, ahia.</p>
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		<title>Hands of Stone</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2014 00:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Édgar Ramire]]></category>
		<category><![CDATA[Hands of Stone]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Durán]]></category>

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		<description><![CDATA[La leggenda di Manos de Piedra, detto in inglese “Hands of Stone”, e l’enigma falotico, cioè il bizzarro e fantastico, improvviso, (in)compreso No Más Fight, chiamami De Niro/Ray Arcel&#8230; Quanto leggerete vi sconvolgerà, soprattutto è un monito spaventoso nei confronti di una famiglia ostinata di “legulei” criminali che, sotto la mia potenza, crollerà esangue, a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_410" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Hands.jpg"><img class="size-medium wp-image-410" alt="Amen" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Hands-300x254.jpg" width="300" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Amen</p></div>
<p align="center"><b>La leggenda di Manos de Piedra, detto in inglese “<em>Hands of Stone</em>”, e l’enigma falotico, cioè il bizzarro e fantastico, improvviso, (in)compreso <em>No Más Fight</em>, chiamami De Niro/Ray Arcel&#8230;</b></p>
<p>Quanto leggerete vi sconvolgerà, soprattutto è un monito spaventoso nei confronti di una famiglia ostinata di “legulei” criminali che, sotto la mia potenza, crollerà esangue, a barbarica vendetta innalzata in campione dei pesi “leggeri”, il più grande.</p>
<p>Storico è l’incontro fra il mitico Roberto Durán e il grande Sugar Ray Leonard. Improvvisamente, senza alcuna ragione apparente, Roberto, si siede all’angolo e sussurra il celeberrimo, “raccapricciante”, imperscrutabile <i>Mai più&#8230;</i> Da allora, nello sconcerto generale degli astanti, dei suoi <i>aficionado</i> e di tutto il mondo, non solo tifoso di pugilato, tale boxistico <i>bocciolo</i>, memore di reminiscenza di <b><i>Quarto potere</i></b> alla Welles, rimane il più impressionante atto di ribellione, credo, della Storia dell’umanità. Durán si ritira, da quel <i>match</i>, a vita privata e nessuno ancora ha mai svelato il mistero di tale appunto ritiro (in)sensato. Quest’anno, un valente, prodigioso regista venezuelano di nome Jonathan Jakubowicz ha deciso di rivelarne l’arcano, come garantisce già d’anteprima del suo nuovo film attesissimo, <b><i>Hands of Stone</i></b>. L’attore compatriota Édgar Ramirez, dopo il no fra l’altro del già designato Gael Garcia Bernal, vestirà i “guantoni” di Roberto, affiancato sul <i>ring </i>dal toro scatenato <i>De Niro</i>, un omonimo, dato che Robert è soltanto il nome statunitense dell’internazionale Roberto, appunto.</p>
<p>Una storia che assomiglia pazzescamente alla mia autobiografia, presto nelle migliori librerie. Stefano Falotico, vale a dire il sottoscritto, nato il 13 settembre del 1979, nonostante fervidi e prementi tentativi di “riportarlo” a una dimensione “combattiva” della “realtà” sociale, nonostante la determinata sua ritrosia, allentata per qualche anno di “reinserimento” alla convivenza “normale” affinché eternamente non si alienasse ma tornasse ad allenarsi, ancora è però fermamente sicuro della sua scelta, da sempre ipocritamente combattuta a sua volta dagl’insistenti, falsi “incitamenti” e dall’oppressivo “marchiarlo” soltanto di “vigliaccheria” perché aderisca ai laidi, viscidi indottrinamenti. No, grazie, vermi. Adoro il mio Credo. Questa è la mia storia, chi mi ama, come un devastante pugno allo stomaco, la tenga per sempre impressa nella memoria. Sin dalla mia prima adolescenza, disgustato, oserei dire nauseato dal già mio lungimirante, profetico aver captato la progressiva involuzione della società, protesa, come oggi sappiamo, al turpe e carnale, bestiale e frivolo imborghesimento, mi fermai a riflettere in un istante velocissimo, mi guardai attorno e lasciai (arre)stare&#8230; Falotico, nauseato dai suoi coetanei, avidi già guardoni delle sottane, a lor volta sventolanti in puttanesimo svenduto al miglior offerente, cioè il “re” Don King del “maggior dotato”, soprattutto di soldi e scopate truccate, s’abbandona sublime nell’odore delle profonde notti. Al che, la sua indole (in)dolente, da molti accusata erroneamente di esser solo la “stoffa” d’un topo, senza top(p)e, perdente, si plasma in Robert, divinizzando il suo eroico ribelle, senza “pelle”, nudissimo e dunque enorme, di <b><i>Taxi Driver</i></b>. Giunto in prossimità dell’età in cui la gente “comune” dimentica (in)coscientemente la bellezza della poesia per mascherarsi nel gioco scannante degli inganni e del “tirarlo” a campare ove il vento fa suonar meglio le “campanelline”, il signor Falotico, all’anagrafe vero Peter Pan, uncina la sua indole da santo missionario, e accetta per un attimo il rientro in (s)cena. Trova una donna, la ama ma presto s’annoia. Nonostante il suo (non) resistergli, all’ennesimo “spronarlo”, Falotico le strappa di nuovo la gonna e le mormora “<i>Gong</i>”. Lei piange, lui ne trova un’altra ma “Non più”. Vilmente tormentato da una famiglia che, per “reindirizzarlo”, credette di fargli del bene, a causa della loro orrenda mancanza di rispetto, sconta cinque anni, assolutamente inutili e peraltro più rafforzanti la sua irremovibile decisione, in cui rischia di esser “buttato al tappeto” di cervello bruciato a vita, sfiorando addirittura l’ospedale psichiatrico più famoso d’Italia. Salvato miracolosamente dai suoi familiari e da un agguerrito avvocato con due palle da toro, ritorna giustamente a vivere come la sua anima desiderò. Ma questa famiglia, soprattutto il figlio, nemesi della visione metafisica del Falotico, continuando a non concepire un’esistenza che per lui non è sinonimo di “godimento”, gli recapita, anonimamente (questo pensa il malfattore perché non si è cautelato di controllare la connessione del <i>modem</i> mobile) una missiva pericolosa&#8230; E a quel punto succede(rà) il finimondo. Vi racconto questa per metterli in allarme.</p>
<p>Stasera, come consuetudine, mi reco a un bar di estrema periferia. Oramai, vengo preso di mira da una ragazza sciocca e dal suo fidanzato “cazzuto”&#8230;</p>
<p>- Allora, fallito di merda, quand’è che, anziché bere caffè bollenti, a tarda notte, ti deciderai a scremarle, come me, di cappuccino?</p>
<p>Io non faccio una piega né sono in vena di spiegazioni. Mi avvicino alla mia macchina, apro delicatamente la portiera, mi siedo, estraggo dal cruscotto il mio nuovo libro, che a giorni potrete acquistare tutti, “Il cadavere di Dracula”, già fra l’altro disponibile in Kindle. Lo stringo fra le mani, ritorno al bar e ordino discretamente un altro caffè. La coppia si avvicina e ora è lei a provocarmi, ridendo spalleggiata da cotante “palle”, in segno di totale sfottimento. Senza batter ciglio, neppure sfiorandole le sopracciglia, per di più tinte da prostituta di basso bordo, le consegno il mio libro&#8230;</p>
<p>- E che dovrei farmene di questa merda? Ah, grazie, grazie davvero. Forse, abbiam finito i fazzoletti, vero caro? Servirà al mio uomo per asciugarsi lo sperma.</p>
<p>Poi, mi allontano e noto di sottecchi che, invece, incuriosita, forse per farsi altre quattro risate, incomincia a sfogliare le prime pagine. Trema convulsamente, il ragazzo preoccupato grida aiuto nel vederla svenire a terra, perché è ora in preda a scossoni terrificanti. Io, sempre con estrema cautela, mi reco nei loro pressi e sussurro <i>No Más</i>.</p>
<p>Morale: con infinita gentilezza, allo stesso modo, avvertii a una famiglia di non rompermi il cazzo ma, se a tal codesti non è bastato cambiar casa e sborsare una marea di soldi per (non) rimediare alla vergogna, spetterà loro una punizione “intoccabile”.</p>
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		<title>Promontorio</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Feb 2014 10:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Promontorio   Non v’è reato più mostruoso della boria degli adulti a spezzare la cruenta, sì, violenta fantasia della giovinezza che, ribellandosi, macellerà il gretto conformismo A piedistallo issato in orgogliosa gloria del mio sempiterno malessere di vivere, questo splendido, logorante ma vivido morbo che m’attanaglia e m’opprime con escrescenze strappanti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_383" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Max-Cady.jpg"><img class="size-medium wp-image-383" alt="Imparerai cosa vuol dire perdere!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Max-Cady-300x169.jpg" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Imparerai cosa vuol dire perdere!</p></div>
<p>di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>Promontorio</strong></p>
<p align="center"><i> </i></p>
<p align="center"><i>Non v’è reato più mostruoso della boria degli adulti a spezzare la cruenta, sì, violenta fantasia della giovinezza che, ribellandosi, macellerà il gretto conformismo</i></p>
<p>A piedistallo issato in orgogliosa gloria del mio sempiterno malessere di vivere, questo splendido, logorante ma vivido morbo che m’attanaglia e m’opprime con escrescenze strappanti le mie viscere, esigo silenzio. Viscere, gridate!</p>
<p>Attorcigliate in reclusioni ostruttive al sangue, da voi raffreddato e coagulato al glaciale, freddissimo spegnerne le vie respirative, in me s’ammalia d’ammantato gelarmi con arso furore di tempie crateriche in zampilli fluorescenti che partoriscono creatività inarrestabile. Potente, visionaria si slancia ad acutizzare la mia bella e altera malattia dell’anima, tanto l’assillate nel reprimerla quanto, straziata da tante grida d’adulti frivoli e canterini, ottusi e bellicosi ad affondarla in balli immolati alla più bieca carnalità, s’infuoca magnificente in alto, serenissimo vendicarsi con impetuoso ardere di grande ed esornante pavone-agnello da sacrificare sull’altare del Dio delle carneficine. Ove, aguzzini affilanti orrende cene d’unzioni alla purezza, stan allestendo il banchetto pagano delle frantumanti orge d’anali volgarità, a me indigeste, celate dietro risa allegre del costume odierno, invero la putrida scostumatezza della cattiva lor screanzata presunzione bigotta, sempre più incidente chi, nato discorde rispetto al coro porco delle sporcizie “eleganti”, dapprima, rabbuiato e paralizzato dai pesanti, estenuanti ricatti, si chiuderà nella muta omertà, mentendo alla verità della sua innata anima libera, e poi, con coraggioso sdegno, nauseato dal baccano vostro fiero da “rinomate” fiere “inviolabili”, volerà sopra le vostre teste com’un avvoltoio predatore che non arresterete, come un vampiro senza sonno, alato nel rapirvi e farvi soffrire come gli animali che incarnate ma tanto nascondete, <em>hide and seek</em>, di scheletri rabbrividenti nell’armadio di carni già spellate d’ossario a voi non più di vita rinsavente.</p>
<p>Il Diavolo è <i>Max Cady</i> che, deturpato della sua anche autentica “ingenuità”, pun(i)to scelleratamente, oltre la sconfinata ingiustizia delle più aberranti, in urlo di <i>cape fear</i>, “carezzato” alle vostre teste d’amputare nell’evirazione sana del danno morale a ripristinare lo scempio del peccato imperdonabile e originale, volteggerà attorno alle paciose, bugiarde domesticità.</p>
<p>E non l’addomesticherete con leguleie, ancor più mentitrici e vane trappole, perché il “topo” è sempre <i>Max il leprotto</i>, corre sotto il plenilunio come l’uomo <i>lupo</i>, s’asperge in divinità sua d’elevare le teorie superomistiche di Nietzsche e non attenua la gioiosa, sì, voluttà della sua ostia a benedirvi con l’imperturbabile, disturbante mietitrice dal tatuaggio profetico come la Bibbia, <i>Vengeance is mine</i>.</p>
<p>Udirete, durante le vostre tranquille sere, il canto giocondo della sua beffarda faccia da stronzo che, offeso e denigrato nell’onore puro all’anima, anche forse peccatrice ma non meritante tanto ipocrita insudiciarlo, sporcherà con altrettanta ferocità le bocche troppo facili di chi ha il cane, nel cortile, d’accudire a pelo della sua mogliettina frustrata e della figlia, gran figa maliziosetta da farle assaggiare il <em>ditino</em> insalivato del duro esperto in <i>Henry Miller</i>, “cancro” al <i>cristianesimo </i>“ortodosso” delle mentalità “toste”, e infilzante il suo pene liscio, eppur grinzoso, disgustoso e bastardo da urlatore ululante <em>Bible</em> di evangelica, non tanto angelicata “novella” messianica nella Babele di <i>Jessica Lange</i>, la bella di King Kong a sua suzione “materna” di mammelle ancor grosse come una piacevole, dolorosa, lenta inculata letiziosa di tanti <i>demoni&#8230;</i></p>
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		<title>Rec-conto, eh eh, teatrale, istrionico e bifronte mia spaziosa su sparizione del riapparir da dietro le quinte</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2013 00:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Scheletri]]></category>
		<category><![CDATA[Casinò Sharon Stone]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; I lugubri, suadenti fantasmi del palcoscenico fra “illustri luminari” di spettacolini teatrali “lungimiranti”, a pel di ragno va l’orologeria scandita dei mostri a viso scoperto&#8230; Nel bel mezzo della fosca nebbia d’una città “ubicata” nelle arredate sue pendenti torri, un uomo “nero”, di tanto (s)fregio, ferisce (in)disturbato per dar turbamento al “gran” spettacolo di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_305" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01387702.jpg"><img class="size-full wp-image-305" alt="Occhi di gatta morta?" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01387702.jpg" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Occhi di gatta morta?</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>I lugubri, suadenti fantasmi del palcoscenico fra “illustri luminari” di spettacolini teatrali “lungimiranti”, a pel di ragno va l’orologeria scandita dei mostri a viso scoperto&#8230;</b></p>
<p>Nel bel mezzo della fosca nebbia d’una città “ubicata” nelle arredate sue pendenti torri, un uomo “nero”, di tanto (s)fregio, ferisce (in)disturbato per dar turbamento al “gran” spettacolo di là prossimo. Bardato nella sua Luna piena, quando scende la sera e tutto il dramma par rasserenato, egli “allarma” o meglio avverte dell’oltraggio ricevuto, “donandosi” a chi, i vigliacchi e fuggitivi, metton in scene oscenissime i propri obbrobri con sibillina acustica della cornetta, e dunque della “esimia” cornuta.<br />
Il “fantasma” senza volto, e d’identità ben conscia di farsi riconoscere in modo (non) identificabile, recapita la notifica, via telefono, ché molto presto gli “egregi” architetti, non tanto d’un teatrale scempio da ortaggi, ma del pudore a illudersi borghesemente d’infrangerlo, son già stati serviti dal caffè più amaro d’un conto in sospeso.<br />
Al tintinnare della “riapparizione” vocale, lei ha un attimo di svenimento, un crepacuore d’allucinazione? Chissà che i suoi “prodi” commedianti non la riscaldino per tirarla su da terra e dalla vergogna che tanto ancor “ben” nasconde, forse ingioiellata anche se in un centro sociale per anziani la “signora” è da tutti “aperta” d’applausi leccanti il “gratificarla”.<br />
Si sa, i maledetti non muoiono mai. Puoi provar, dietro ricatti e intimidazioni, di “arrestarli”, soprattutto nell’anima, sedandoli di abusi e prevaricazioni. Ma, una volta svelato il misfatto, venuta a galla la merda, alcuni imbastiscono la morte in diretta sul palco degli “oratori” mentre gli “schivati”, con strategia legale, han già preso provvedimenti per una giustizia salomonica.<br />
Questa è la vita, la ricompensa degli orrori e degli “abomini” partoriti.<br />
Il resto è una famiglia presto e di nuovo in tribunale a doversi giustificare non più dietro “vantaggi” e assegni cospicui.<br />
Eh sì, il nostro “dottor” Balanzone e consorte han incontrato stavolta uno “stronzo” con le “corna” in fronte, che li ha conciati per le feste.<br />
E che lo<i> show</i> prosegua di “calore”.<br />
Grazie mille.</p>
<p>Io do ai pazzi i loro pizzi e me ne sbatto in platea invisibile il cazzo di tosta vista. Poiché son “napoletano” di Pulcinella ma non pulcino, e nei buchini lo servo grosso&#8230; di cifra enorme.<br />
Scusatemi, se v’ho tolto il sonno.<br />
Mi merito il primo piano.</p>
<p>Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
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<li><a title="Casinò (1995)" href="http://www.filmtv.it/film/13293/casin-1995/"><b>Casinò (1995)</b></a></li>
<li><a title="L'uomo ombra (1934)" href="http://www.filmtv.it/film/11138/l-uomo-ombra-1934/"><b>L&#8217;uomo ombra (1934)</b></a></li>
<li><a title="Darkman (1990)" href="http://www.filmtv.it/film/29236/darkman-1990/"><b>Darkman (1990)</b></a></li>
<li><a title="Il fantasma dell'Opera (2004)" href="http://www.filmtv.it/film/27550/il-fantasma-dell-opera-2004/"><b>Il fantasma dell&#8217;Opera (2004)</b></a></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Travis!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 01:25:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
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		<description><![CDATA[Di come Travis Bickle, man on fire, li ammazzò uno dopo l’altro in uno spettacolo “aberrante”, di vendetta impressionante, marchiandoli a stigmata perpetua Nel Mondo, nascono subito persone come me che, arrivate alla soglia già molto precoce della soglia percettiva, fermano la coscienza, apparentemente immobilizzandola, per approdare allo sterminio di sé catartico, d’una estrema unzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_292" style="width: 212px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01041804.jpg"><img class="size-medium wp-image-292" alt="Iris!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01041804-202x300.jpg" width="202" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Iris!</p></div>
<p style="text-align: center;"><strong>Di come <em>Travis Bickle</em>, <em>man on fire</em>, li ammazzò uno dopo l’altro in uno spettacolo “aberrante”, di vendetta impressionante, marchiandoli a stigmata perpetua</strong></p>
<p>Nel Mondo, nascono subito persone come me che, arrivate alla soglia già molto precoce della soglia percettiva, fermano la coscienza, apparentemente immobilizzandola, per approdare allo sterminio di sé catartico, d’una estrema unzione nel disintegrare la razza storpia dell’umanità sbagliata e sbadigliante, sempre sull’orlo omertoso del confessare le meschinità con ipocrite bugie ma poi mentirle, nel non pentimento di massa.<br />
Dinanzi a un carro armato di profonda “atimia”, non puoi nulla. Quando affila l’arma, lo sterminio li devasta. Una persecuzione senza un attimo di tregua, allenta la morsa e poi deflagra l’anima a scoppio repentino, poi un altro improvviso nel silenzio della Notte. Fra sguardi dei “dirimpettai” a suo limitrofo tifar che li uccida tutti.<br />
Aborra Travis il Sole, è vampiro (non) sognatore, della filastrocca aggrovigliata a suo intimo e leso Cuore, eppur immune ma con potenti munizioni, avanza fra le tradizioni vetuste, egli è l’innovatore, il gran “ciarlatano” dalle mille ossessioni e non si polverizza con un mieloso quanto bieco bacio sulla fronte. Dal buco egli è tornato, più forte e agguerrito di prima nello spaventarli e soggiogar i lor stili stolti di vita, con puntiglio e maggior repentaglio egli arrota le rotule, le spezza e incatena la sua pelle al dimagrimento a vista d’occhio. Mirino di mira acuta quanto l’esplodere. E, se esplode, son gua(nt)i.<br />
I lestofanti fuggon terrorizzati, segnalano per altro rabbonir d’intimidazioni ma egli non arretra e ara la mietitrice. Coltiva la sua mania omicida, telefona anonimo nel trambusto dei soliti (ig)noti e agguanta le prede come un selvaggio, irrefrenabile cacciatore. Accende la macchina e fa volar pezzi di marmo del falso amore. Donando alle troie sol che calci di acido sapore e ai papponi un papparselo nello spappolato fegato di vigliacche “palle”. Li prende per i calzoni, a suo “coglione” maltrattato colpisce detonato. E non occorrerà fermarlo di “fermagli” con bave alla bocca da signori “bravi” e persone “perbene”, egli odia il moralismo e le prediche dei bonaccioni. Egli è e c’è, ucciderà i beoti, letale nel quando meno se l’aspetteranno.<br />
Nell’attesa, vibra e assediarlo oppur sedarlo non puoi.<br />
Carta adesso canta e in testa vi caga, dopo avervela mozzata. Perché i tentativi di (de)moralizzazione non partorirono un Pronto Soccorso ma un SOS di allarmismo savio.<br />
Travis è sempre stato pazzo ma vi aveva avvisato e non fu ascoltato, da quando scelse tal icona cinematografica a virtuoso sputarvi nelle membra e sbranarle.</p>
<p>Firmato un imprevisto Stefano Falotico<br />
Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
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<li><a title="Taxi Driver (1976)" href="http://www.filmtv.it/film/7025/taxi-driver-1976/">Taxi Driver (1976)</a></li>
<li><a title="Ronin (1998)" href="http://www.filmtv.it/film/18034/ronin-1998/">Ronin (1998)</a></li>
<li><a title="Cuore selvaggio (1990)" href="http://www.filmtv.it/film/14352/cuore-selvaggio-1990/">Cuore selvaggio (1990)</a></li>
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