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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; La gatta nera</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>La vera storia di Artù e della sua Ginevra, la troia!</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2013 14:20:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa! di Stefano Falotico Evocherò questa leggenda! Artù e la sua congrega, la spada ch’estrasse dalla roccia friabile e ficcò, con “vaga” leggerezza”, nella moglie già “piena” e pig(l)iata, che megera! Soffoco gli attimi inquieti con morigeratezza mai fredda. Sì, anche quando “mastico” la “fame” nervosa nella sete diluente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a style="background-color: #f3f3f3;" href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Excalibur-Boorman-Ginevra-nuda.jpg"><img class="size-medium wp-image-235" alt="Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Excalibur-Boorman-Ginevra-nuda-300x193.jpg" width="300" height="193" /></a></p>
<dl class="wp-caption aligncenter" id="attachment_235" style="width: 310px;">
<dd class="wp-caption-dd">Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa!</dd>
</dl>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: left;">
<p align="center"><i>Evocherò questa leggenda! Artù e la sua congrega, la spada ch’estrasse dalla roccia friabile e ficcò, con “vaga” leggerezza”, nella moglie già “piena” e pig(l)iata, che megera!</i></p>
<p>Soffoco gli attimi inquieti con morigeratezza mai fredda. Sì, anche quando “mastico” la “fame” nervosa nella sete diluente in caffè bollente&#8230; apro le fauci al sorriso e amplio la fronte mia spaziosa a colorito mai moderato.<br />
Sprofondo nei pressi della “demenza” ma, in quella regione infertile e catalettica, simile al Caucaso, partorisco meravigliose creazioni, che dondolano “a piè” di piena Luna come pantofole annoiate in repentino indossare calzature sportive nella mia grinta caratteriale risorta a spaccarti il cranio!<br />
Sì, faccio del cas(c)o “morto” in casa una scarpa per gettarti giù dalla scarpata.<br />
E, alla “fonte” del precipizio, prima di buttarti giù, ti abbasso il tuo sempre tenerlo “innalzato”, “brindando” col tuo uccellino che poi gli avvoltoi divoreranno di residue briciole. Lo frantumo come il pane del Cristo nell’Ultima Cena, perché sono io l’apostolo, caro impostore. Dovevi sederti composto a Tavola Rotonda e rispettare il mio “capo”.</p>
<p>Rimpiangerai così d’esser mal nato, oh mio neonatale, perché Cristo è figlio d’una figa dal culo roteante della Cornovaglia. Ella fu concupita, sotto false vesti e inganno, da Uther il mannaro che, dietro un fraudolento patto col mago Merlino, riuscì a scoparla gagliardo in tanto di fuochi ardenti e camino inf(i)a(m)mante su abbrustolendoglielo dentro. Povera Igrayne, non so cos’avrei dato anch’io per averla e strapparle quel vedo-non vedo da danzatrice del ventre. Avere, averla con “violenza” per quell’ingravidamento “malefico”, che grande figa!</p>
<p>Artù non meritava un padre bastardo di tal (de)genere.</p>
<p>Ma godette “maternamente” di quelle tette sgorganti “incesto” a già “indurirlo” nell’Excalibur!</p>
<p>Sì, educato da principino, trattato da tutti come scemo del villaggio, ecco che miracolosamente “tirò” lo spadone dalla “cavità” con tutta Camelot a prest’osannarlo.</p>
<p>Beato Artù, amato da tale madre di ben di Dio. Igrayne, la bellissima belante!<br />
Benedetto colui che “viene” nel nome del Sacro Graal. Puttana quella stronza di Ginevra. Lunga gloria invece a Galvano, a Perceval detto anche Parsifal che si fa i cazzi miei, lungo è il “mio” di barba (in)colta e giustamente arrogante come questo “omerico” racconto.</p>
<p>Riunitevi, miei fratelli della congrega, nel mio castello è ancor Giorno. E poi sarà sera e mattina! Speriamo non le solite trombatine da ubriaconi!</p>
<p>Che razza di Mondo, Dio di un porco!</p>
<p>Ora, Ginevra balla per me e mostra a questi poveri imbecilli, che stan sempre chiusi qui nella grotta “cavernosa”, l’origine umana della tua figa dilatante e dinastica. Spogliati con grazia, addomestica le rabbie di tali “apostoli” e scudiscia i fianchi, ti godranno fra costolette di “maiali” e un Lancillotto a cui farò la festa perché, senza permesso, ti ha “violato” varie volte quand’ero assente. Io battagliavo e Lancillotto con te giocava al “dottore”, in quanto ti “ammalasti” insoddisfatta da donnaccia priva del cazzo regale.</p>
<p>Te lo regalò Lancillotto, tu urlavi dimenando il dorso per aria ma, al mio ritorno, confessasti solo che ti porse del vino sulle “labbra”. Non me l’hai mai data a bere. Scrissi che Lancillotto non vale un cazzo, invece è il mio braccio destro più valoroso, non posso farne a meno. Infatti, gli spezzerò quello sinistro e anche quello “in mezzo”.</p>
<p>Ginevra, sei stata già maledetta. Da me, te la sei andata a cercare. Troia! Poche storie!</p>
<p>Non sarai la mia Elena perdonata perché ebbe una scappatella, di scopatona, coi proci. Non sono quel fesso di Ulisse. Ammazzo te e quel farabutto.</p>
<p>Botte a tutte le puttane! E ai loro papponi! Ché vi serva di lezione!</p>
<p>Non fuggirtela “a gambe” assieme al Lancillotto, non giustificarti di tardive scappatoie, mentecatta tardona.</p>
<p>Ecco la tua impertinenza sarà punita dalla mia “previdenza”.</p>
<p>Quindi, come sia scritto e “fatta”, slaccia la gonna e dalla ai baccanali.</p>
<p>Forza, che cazzo aspetti? Non hai altro che l’imbarazzo, appunto, della scelta&#8230; oh mia scema da selva. Non ti salverai da tutte queste salive.</p>
<p>E il mio non avrai.</p>
<p>Non lo sapevi? Più diventa Re e non più non s’arroventa.</p>
<p>Ehi, tu porco, avventati! Svestila e infilza come Excalibur!</p>
<p>Vaffanculo!<br />
C’è rimasto da mangiare? Cristo, si son magnati anche la scarpetta! Puttana la Madonna! Ginevra, fosti da me sverginata!</p>
<p style="text-align: left;"><em> </em></p>
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		<title>Monica Bellucci, mia Woman, mia Mina, mia a Dracula</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 19:06:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Viviamo d’incenso e ceneri smaltite in ring fradici, nubi piovigginose&#8230; anime Forse l’ingiustizia si fermerà, svaniti i dolori canteremo ossequianti un altare maestoso, gravitando fra tali vili pusillanimi irriconoscenti a vessilli furenti di nostre armate sulla tetraggine sbandierata delle rubate emozioni, dei baci in solitaria aspirati, d’una rettitudine vostra (im)morale che puzza lontan un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Monica-Bellucci.jpg"><img class="size-medium wp-image-185 aligncenter" alt="Monica Bellucci" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Monica-Bellucci-300x218.jpg" width="300" height="218" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>Viviamo d’incenso e ceneri smaltite in </i>ring<i> fradici, nubi piovigginose&#8230; anime</i></p>
<p>Forse l’ingiustizia si fermerà, svaniti i dolori canteremo ossequianti un altare maestoso, gravitando fra tali vili pusillanimi irriconoscenti a vessilli furenti di nostre armate sulla tetraggine sbandierata delle rubate emozioni, dei baci in solitaria aspirati, d’una rettitudine vostra (im)morale che puzza lontan un miglio d’ipocrisia da sputare! Sì, beota&#8230; pilucca pure l’acqua benedetta e non credere al mio miracolo, di come guaì l’occhio mancino dello sfoderato, foderatissimo mio coraggio e intrepida virtuosità.</p>
<p>Piangi l’orrore che perpetrasti e nutriti ancor d’orgogli vani. Qui ammantello l’onore dei valori scomparsi e persi. Afflitti e mortificati da voi, i mor(t)i! Sonnecchio, di scibile m’aggrappo a croci celtiche in auliche albe ch’offuscate e fosco mi (s)cremo in stupende lungimiranze. Patirete marmocchi, bevete pur in groppa alle “belle” puttane e “galoppate” in baccanali grappe. Amo la mia “volpe” in grappoli d’uva, ché sgranocchio il mio “seme” in solitudine mansueta, carezzando il pene a meraviglia “contorta”, di come vola nitido a nidificare d’immaginifiche fighe da me gustosamente violate, corroborate. Tattili al mio “(in)toccato” ma nauseato dai vostri nasini, nella mia “casona” faccio casino, “scribacchio” le pareti a “graffi(t)o” di sperma (l)abile in quanto negligente al vostro “sapore”, ai vostri ammorbanti amori da piccolo borghesi.</p>
<p>Tutto ciò, quest’amorevole “bontà” m’appare rivoltante, così faccio volteggiar la scimitarra e mi pitto il viso da scimmia, inculando somare che non san coniugar il Verbo del Signore e son loro pastorizia. Allattato da un ben di Dio soffice e anche mieloso, a mio tubo digerente permeato in moribonda su innamorarlo morbidissimo da me. In “crocefissione” di tutti i vostri peccati, mai inchinato né demoralizzato, sublime a fottermi san(t)ificato. Disprezzo i lavoratori “mesti”, così si dichiarano. Si lamentano di tutto ma poi li vedi scherzar sui “lutti”. Il mio lupo se ne frega, scopa in pace di Cristo anche il mio letto totalmente “bianco”, sorvolo donne dalle “coppe” d’oro e scendo precipitevolmente ad avvoltolarle con fame libidinosa d’avvoltoio. Ma anche per me, per antonomasia favolista da <em>poète maudit</em>, da Edgar Allan Poe che pontifica, io il reverendo, io senza reprimendo non più depresso, la vita è durissima. Cazzo! Ora tu donna mettiti a pecora e be(l)a.</p>
<p>Godi in gola il mio “picchiatore”, il picc(i)one hai appiccato. Sbeccalo e sbavala!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un componimento di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sandra Bullock sbullona</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 20:00:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; “Siringa” in giugulare recisa, adombrata nostalgia che svaga “daltonica” o in bianco e nero Di pazzi è stracolmo tal Mondo d’inetta volgarità, pedissequamente perseguitano, feriscon taglienti e mordon il tuo universo emotivo, spranghe psicologiche, tremebondi circonvoluzioni radicate a tuo stanco martoriarti, spellato crolli, isteria ti domina e svieni, cadi in stato di trance, sì, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Sandra+Bullock+Alternative+Views+BFI+London+Ax0MDm1p_ELl.jpg"><img class="size-medium wp-image-155 aligncenter" alt="Sandra Bullock" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Sandra+Bullock+Alternative+Views+BFI+London+Ax0MDm1p_ELl-182x300.jpg" width="182" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>“Siringa” in giugulare recisa, adombrata nostalgia che svaga “daltonica” o in bianco e nero</i></p>
<p>Di pazzi è stracolmo tal Mondo d’inetta volgarità, pedissequamente perseguitano, feriscon taglienti e mordon il tuo universo emotivo, spranghe psicologiche, tremebondi circonvoluzioni radicate a tuo stanco martoriarti, spellato crolli, isteria ti domina e svieni, cadi in stato di <i>trance</i>, sì, tranciato nell’anima già sparita una volta, adesso a espiar caduca, imbrunita respira un istante e poi “vien” rasserenata sol da brezze scandite in tenui sospiri per una felicità (in)esistente, giammai sarà. Ingiallito, stai colando rabbia, s’aggrappa a un mellifluo illuderti ma, incisivo, il Tempo non cambia, peggiora e deperisci già smorto.</p>
<p>Avvolto da un nitore che si sbianca a tuo viso evanescente, giaci sottile in un urlo tanto adamantino quanto di “Diamine, cazzo!” esclamato a membra non udite. Nessun ti sente, batte la gioia per un frangente, sei franto, sperma caldo ma gelido (nono)stante, il resto son stralci, vanità perpetua mai ad attraccar in un non dove che, soffocandoti, goloso lecca le ferite, non godi, scopi di fantasia ma forse l’immaginazione è tutto, te ne giovi, ne sei soggiogato, burattino e marionetta, a fili di rasoio e rasoiate incastrate e rasate nei doppi tagli caudini del solito, insuperabile circoletto vizioso. S’innesca sempre, vaffanculo. Prenditi una puttana, noleggia il tuo cazzo per un po’ ma servirà un’inculata per sopperire alle tante tue&#8230;?</p>
<p>Dal colorito “acrilico”, svieni, ti ravvedi, “polistirolo” di pelle umana, ombra sfuggevole nel senso della vita che gli altri non captano né capiranno mai.</p>
<p>Tingi le nubi di arcobaleno ma a questi appare scialba. A me sembra una bionda dal buco nero, detto anche nebulosa per cataclismatico, scalmanato “razzo” esplorante l’immensità. Ameno o bombardiere? Attento a non metterla incinta, proteggi il pisello con stantuffar “protetto”, succhia le tette ma contieniti, ci potrebbe scappar un figlio. E poi chi ti dà i soldi per le belle bomboniere? So che è un bocconcino ma gustalo di “bontà”. Non incattivirlo e castiga quando schizzerà. In aria, mi raccomando.</p>
<p>Ambiscono a carpirlo, a inchiappettarle, rimangono tanti “trionfi” ma il tonfo dove me lo ficcano? Sapete dove state? Nel <i>plof</i> e tutto è un (tram)busto, tran tran(s) e un <i>viados</i> alberato che ride contento come la befana di tua madre. Svoltò in un’altra sessualità, chirurg(i)a plastica o figa in filigrana? Secondo me, spesso infilata di sana pianta ma l’importante è piantarglielo senza “fioretti”, ché son fiorellino quando faccio il buono, tua madre è ancor bona e va in sedere “stringato” valorosamente <em>badly</em>. Col cazzo che tieni (d)ritto, tienilo a ba(n)d(ier)a, anche penzolando da un orgasmo all’altro, regalandole zucchero filato da Babbo Natale e una barba “terrorista” da talebani per un suo parsimonioso an(n)o nuovo. Inaugurato dal gatto (San) Silvestro, smielato come il canarino, “pulcino” cresciuto ben di pen impennato a uccellone. Tua madre tracanno, un altro cane sarà dalla sua, enorme scannato. Voragine! E così va la vita “svolazzante”, fra una buca a “biliardo”, il fegato e la bile da bruco, il fiele e “Calmo con le mani”, la dinamite sul pepe del pinnacolo e il carbone nel cam(m)ino. Insomma, dammi tua figlia perché è più figona della matrona.</p>
<p>Il patrigno la consolerà di Ave Maria e codesta darà a Cesare l’aureo suo deflorarla in fiamma, firmante pompante, “poppanti” a raccolta delle (v)u(l)ve. Dateci a più non potete. Dai, impotente, sguinzaglia il <i>papillon</i>, accollalo ché sgorghi a gole <i>solari</i>(s)del colartelo. Incolla la fotografia di <i>Sandra Bullock</i> e masturbati sulle tue gambe. Questa è <i>happiness</i>. Voli basso ma vale il prezzo del biglietto questa di gran pezzone. Non è che Sandra però è (s)pezzata? Che <em>space odissey</em> poterla avere. Non essere avaro, sii a Sandra alveare. Vero!</p>
<p>La verità è che (non) la vedi benissimo. La trombasti da <i>demolition man</i>, adesso ce l’hai ibernato. Neanche Sandra può sghiacciarlo, non ci saran <i>gravity</i> che terranno. Sta colando a picco e strabuzzi gli occhi a orbite per quel culo spaziale.</p>
<p>Detta come va detta, daglielo e non pen(s)arci su due volte. Solo una botta.</p>
<p>Poi, di <i>gas</i>, svuota da benzinaio su un’altra attrice di Hollywood.</p>
<p>C’è sol l’imbarazzo della scelta. Nasce una “stella” ogni dì, perdindirindina.</p>
<p style="text-align: center;">
(Stefano Falotico)</p>
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