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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Devil</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il (bar)col(l)are di Dracula</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 09:20:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fragorosamente rinato, dentro la mia poesia più fulgida&#8230; ri(t)mato, ondante fra mille umori mutanti, perso, vagabondo, viandante. “Origami” di mio esser “androide” in tal mia nostalgia da Blade Runner. Ché rimpiango il tempo passato, non lo temo ma, dinanzi alle spettrali mentalità “odierne”, moderne d’orrido viver “dabbene” da mendaci, ferini, sferranti ca(r)ni, squagliandomi nei riflessivi, melanconici [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi60.tinypic.com/1zoak5k.jpg" width="582" height="858" /></p>
<p>Fragorosamente rinato, dentro la mia poesia più fulgida&#8230; ri(t)mato, ondante fra mille umori mutanti, perso, vagabondo, viandante.</p>
<p>“<i>Origami</i>” di mio esser “androide” in tal mia nostalgia da <b><i>Blade Runner</i></b>. Ché rimpiango il tempo passato, non lo temo ma, dinanzi alle spettrali mentalità “odierne”, moderne d’orrido viver “dabbene” da mendaci, ferini, sferranti ca(r)ni, squagliandomi nei riflessivi, melanconici pian(t)i infernali d’un tormento ossessivo e a mio distrutto cuor disossato, angosciandomi spaventosa-mente, non so se m’incanto d’un altrove sognante oppur mi lustro d’una purezza magnifica. Incendiandomi di passioni dense e vividamente sanguigne, “<i>weird</i>” perché non adatto ai “contemporanei” <i>nerd</i>, ai lor “tristi temporali” da stronzetti sempre fissati coi fum(ett)i. Gente sbiadita&#8230;</p>
<p>Piove, insiste la pioggia battente e io mi perderò fra i rivoli camaleontici del mio illanguidirmi “grandinoso”, scalfendo i selciati del mio non morto, come Dracula a Londra, che di notte visse tra le “<i>vergini</i>” <i>ma morì di sete</i>, succhiato dai dottori alla Van Helsing, bastardi nel suo “collare” da esser troppo grandioso lupo per esser accolto nella “colite” della “normale” accolita omologante, troppo poco ligio al dover di massa per non esser ammazzato dalle frivolezze di chi (non) vive solo di liti(g)i, di depressioni che (os)curano con le false dottrine delle cur(i)e, incrociando sempre le dita nel pregar i lor Cristi bifronti, onesti davanti, gentili di facciata “marmorea” e “amorevole”, poi tremendamente marc(escent)i nella “provvidenza” del sbatterti in cella e in “gelo” se non obbedisci, da idiota, ai cretini “Credo” screpolanti dei tonti, già squamati, che sol san appellarsi al cielo quando a lor non va la “cappella”.</p>
<p>Si chiama (im)potenza, testa di cazzo.</p>
<p>Bevitela!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Cosa pen(s)o della vi(s)ta?</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2014 10:29:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E qui, ancora mai acchetato, disancorato, salvo per miracolo nei miei tanti saltellanti oracoli senza falsi oroscopi e invece guardandola al microscopio in mezzo ai miopi-microscopici, stroboscopico mi scop(r)o, fraudolento al pensiero mio nauseato da questo mondo di bugiardi, “cresciuti” nasi, dunque di nani, un mondo onanistico, ombelicale, che si fa le seghe da sol(d)i, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi61.tinypic.com/2cd78dj.jpg" width="600" height="316" /></p>
<p>E qui, ancora mai acchetato, disancorato, salvo per miracolo nei miei tanti saltellanti oracoli senza falsi oroscopi e invece guardandola al microscopio in mezzo ai miopi-microscopici, stroboscopico mi scop(r)o, fraudolento al pensiero mio nauseato da questo mondo di bugiardi, “cresciuti” nasi, dunque di nani, un mondo onanistico, ombelicale, che si fa le seghe da sol(d)i, ammira attori che non valgon una mia “povera” lir(ic)a e plaude il “gigantismo” della solita, stolta, “assolutista” mentalità fascista, perdendo ogni orizzonte dei vari punti di vi(s)ta.</p>
<p>E non c’è verso&#8230; mai più poesia, solo (scorri)bande di gente capitalistica che decapita colui che, a “tiro” lor di cazzi per la teste cap(r)e, fra i lor “testicoli” capiterà, in tal tessuto teso senza scampo a nostro discapito in mezzo a ta(g)li(anti) caporali marcescenti in (ab)battente “marc(h)iarci”, non facciam testo, attendono e ancor violentano gli indiani fra le tende. Scalpitano, tal fascisti, affinché ogni uomo “diversa-mente” sé stesso s’adatti allo scal(p)o del non potersi nemmeno avvalere della vendetta “<i>boomerang</i>”.</p>
<p><i>Bang</i>, un altro sparo, spariamo&#8230; spiriamo, s(com)par(s))i, miei (im)pari, m’urlano, a vis(t)o aprente e ad altri (af)fini miei invisi “aperti”, un “impara(te)!”, voglion che, (sotto)mettendoci, (dis)impariamo. Loro son gli “imperatori”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Noi, i puri, non appariamo ai lor occhi e dunque, per quanto possiamo stringer i denti, non potremo mai, da già “tagliati” e accecati, non accettati eppur recisi dalle efferate, brutali accette, viver per una giustizia del dente per (per)dente.</p>
<p>Al massimo, possiamo tener soltanto tutto dentro, (in)castrati nei ricatti di chi, cane sventrante, fotte un’altra gatta nel “ventre”, sempre ricattandola col “mantra” di noi (s)fottuti a sangue nell’omertà del silenzioso “ment(i)re”, noi siamo gli accattoni e ci “raccatteranno” in questo “barbone” stato sociale, “vincente” a “comando” dei fascisti barbosi ché, però, issan le lor noie a “statuto” del triste, (im)battibile <i>status quo</i>. Ci grideranno solo “Stai buono!”. Loro sono i “buo(n)i”. Dunque, appiattiscono ogni moto ribelle, ogni rivendicazione di noi da lor morti&#8230;</p>
<p>Tutto qua!</p>
<p>Questa è la vita di merda/e.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>L’urlo infame della mia pazzia contro i luridi, contro il duro lavoro, contro tutto, e nessuno sconto, solo i miei (r)acconti, evviva Dracula che non perdona, lunga vita al Conte</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2014 09:35:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Da anni, con protervia e fine, intima arroganza, me ne fotto&#8230; sia dell’organza che degli orgasmi. Questo mio atteggiamento, che i superficiali giudicano schivo e a me schifano, è il ritratto simbiotico della mia creaturale aderenza al temp(i)o mio ignoto ove, senza soluzione di continuità, un giorno la mia mente si rompe [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi59.tinypic.com/208zc5x.jpg" width="500" height="348" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Da anni, con protervia e fine, intima arroganza, me ne fotto&#8230; sia dell’organza che degli orgasmi. Questo mio atteggiamento, che i superficiali giudicano schivo e a me schifano, è il ritratto simbiotico della mia creaturale aderenza al temp(i)o mio ignoto ove, senza soluzione di continuità, un giorno la mia mente si rompe in eruzioni odoranti il mio adorabile, olfattivissimo malessere da crollato in lacrime colanti ma sempre più remoto dalla società che incolla, mentre del domani non v’è certezza e comunque continuerò estenuatamente a far i cazzi miei, privilegiando il gioco da “idiota” di colui che, barricato in orgogliosa trincea, preferisce vivere rintanato, lontano dal trambusto, dalle rivalità ché scatenan solo fratricidi e guerrafondaie gelosie, coccolandomi nell’armistizio beato a meno che qualche stronzo appunto non rompa e, anelando a scalfire i miei collaudati equilibri, con la sua fottuta superbia da figlio di puttana tanto “corazzato” a scoraggiarmi perché sbuffo, scoreggiandogli, mi voglia indurre a combattere&#8230; Io combatto solo per il mio petto battermi, perché preferisco la nudità espettorata ai caporali e al generale&#8230; porcile di massa, ottenebrandomi nelle albe chete perché sol allora m’assonno in ancor neri sogni, masturbatorio poi, in tali stupendi incubi, gracchio il mio pen(ar)e in stile mansueto allo scroscio del dolce su e giù che se la mena in modo disturbante e a me dunque piacevolmente cazzeggiandovi. A sfancularvi con orrida prosopopea da uomo che del mondo è stufo. Nella mia dimora, non uso le stufe, mangio però le caldarroste durante il mio eterno autunno. Sì, il vostro capitalismo, soprattutto ideologico, ha partorito i vostri esseri informi e io invece son qui a informarvi che tal vostro comportamento porterà soltanto ad altri crematori forni e ad anime ammalate di povertà. Oh sempre state a fornicare, a ficcar la torta e guai, miei schizzinosi tanto caldamente schizzati, se le (ciam)belle non riescon col cubo. Tanto v’entrate con la “dolcezza” ipocrita da “uomini” di “burro”. Sì, sento “calore” e affett(at)o da parte vostra, da parte mia solo la ciliegina rossa, vampiristica di non potermi levar di torno. Userete, a mia tortura, il torchio ma io son sempre tornante ad accerchiarvi, ad abbrustolirvi tanto da lasciarvi accecati tutti e di ghiaccio, così non lancerete neanche più un sasso, miei stoccafissi di questo paio di palle. Io sono il mitico impalatore! Io sono lanceolato ma non morto, ho perduto lo slancio eppur mordo. Ti fissi col lavoro. Andate pure a lavorare, vi serve come copertura per ogni squallida porcata da squali. Io amerò sempre una pizza capricciosa, mangiata al tuo viso di pomodoro da gommosa mozzarella, alle tue belanti bellocce che “condisci” di olivine “piccanti, leccandomi poi le labbra quando ti presenterò il mio Conte Dracula. Sì, non lascio mai i conti in sospeso. E ora t’impalo, così impari. Io sono colui che cattivo è diventato di parimenti carne al sangue. Se non ti sta bene ove t’ho seppellito, pagami e, di gran cordoglio, sotterrerò di nuovo l’ascia di guerra per piazzartela violentissima in pancia. Sentite condoglianze? No, dammi almeno i soldi, mio pomposo, per pagarti le “onorificenze” di tante funebri pompe. Sì, all’Inferno, il Diavolo, che son sempre io, Vlad, non ti spompinerà, te lo taglierà del “lutto”.</p>
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		<title>Dracula mangia le carni e ogni esorcismo non può resistere alla sua (r)esistenza da non morto!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2013 13:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Profezia millenaria del punitore carnale La mansuetudine in me non abita, vergo liriche ossute di suffragante dissoluzione e, in tal schianto, m’abbarbico a furenti, ardentissimi quieti porti ove onirico bacio i paletti d’avorio ché, a demonizzarmi da vampiro, slabbrati verrete un(i)ti dal mio selvatico, irrefrenabile morso da invincibile licantropo. Sì, mi congiungo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/Bzb3rASU-pM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/Bzb3rASU-pM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p><strong>Profezia millenaria del punitore carnale</strong></p>
<p>La mansuetudine in me non abita, vergo liriche ossute di suffragante dissoluzione e, in tal schianto, m’abbarbico a furenti, ardentissimi quieti porti ove onirico bacio i paletti d’avorio ché, a demonizzarmi da vampiro, slabbrati verrete un(i)ti dal mio selvatico, irrefrenabile morso da invincibile licantropo. Sì, mi congiungo giugulare a un agguerrito giammai arreso in tane mie d’una tundra nera, nella Russia che dondol’armoniosa, Lucifero è me a sposa di Mina stuprata da indotto suicidio. E ombre macchiano il mio altero, ateissimo peccarvi, distruggere di nichilismo atroce con rintocchi avidi di sangue. Nell’alveare vostro da pusillanimi melensi, accoccolandovi in balde ruffianerie, ingravido le mie meningi d’acuto risplenderle ove criptico, qui emerso dalla cripta, sfodererò la vendetta più punente, forte mio combattente, inoppugnabile slancio a dissacrare ogni vostro falso e sconcio rito. Lei donna&#8230; a cui sotto un ponte straccio la gonna e se n’imbeve in spermatico sodomizzarla di trivellata cavità con crudeltà pari alla sua inferta cagna che si nasconde casta. Me n’infetto, infilo d’infilzarla e la scopo nel rotearla a suoi orgasmi bagnanti il montagnoso turbinio del lederla nei buchi, lebbra mia a suadente corrosione, ferocia ignobile di mia altezza nobiliare, quindi oltre il giudizio meschino delle vostre finte e baccanali, chiassose divinità. La logoro, tornita di culo avvolge il prepuzio e lo scandisce godendolo crescente di rubiconde, rotonde, rotolanti e fini, sottilissime incandescenze. L’ammantello di figa erosa, palpita in ascesi rosea e con me sente il calor glorioso. La scavo, incuneato a florido temprare le sue pareti martiri dei piaceri, da voi invece sublimati in catarsi malefica alla violenza repressa. Non ci castigherete, sarò io a castrarvi, a grattare in fondo le vostre troie e amputare ogni lor inibizione a nostre intime, suine elevazioni. Il grasso colerà in mia magrezza e gemeranno tutte supine e sudate, afflitte dall’apoteosi lussuriosa insistente e vorace. Imprimerò alle concubine il cubo delle segretezze che celate in nude maschere da me qui depurate, deturpante le cere plastiche.</p>
<p>Scagliatevi di amuleti, io sono qui, fiero della mia forza.</p>
<p>E placarla non potete. Impotenti!</p>
<p>Io sono il Signore, il Principe della notte</p>
<p>E così sarà. Morirete a vedere le vostre puttane, una dopo l’altra in chinata vostra supplicante fila indiana. E caudino qui io adesso a mangiarvi. Tutti e tutte divorate.</p>
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		<title>Sanguinamento e trasformazione</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2013 11:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Ferreo è il fascino corvino delle notti brade a balorda “sconcezza” che in me si dimena, scimmiesco principio d’onnipotenza in virenti e nere cornee fra gli alligatori sporchi. Gravitare nel fango, sedersi ed esplodere di rabbia affliggente stavolta loro, i caudini e meschini. Una punta di diamante, letargico vulcano di furiosa, esplosa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_327" style="width: 682px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Cruising-Pacino.jpg"><img class="size-full wp-image-327" alt="Attenti al lupo" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Cruising-Pacino.jpg" width="672" height="440" /></a><p class="wp-caption-text">Attenti al lupo</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Ferreo è il fascino corvino delle notti brade a balorda “sconcezza” che in me si dimena, scimmiesco principio d’onnipotenza in virenti e nere cornee fra gli alligatori sporchi. Gravitare nel fango, sedersi ed esplodere di rabbia affliggente stavolta loro, i caudini e meschini.</p>
<p>Una punta di diamante, letargico vulcano di furiosa, esplosa vita! Rinsavito!</p>
<p>Arsa la pelle, in gracile flagellarsi, narra della mia peripezia da licantropo nel tocco prelibato d’un luciferino assaggio. E le donne svesto a dissanguato mio aroma di succhiante papilla, nelle toccate e mie ferite, gustative papille oculari e nel gustoso morderle in calibrati palpiti con scaltra, indagante oculatezza ambigua. Sorseggi tu, mora d’amori rinnegati e malinconica, il furore e crepiti in strizzar la gonna armonica nel viverla sul lib(e)rato orgoglio mio mutante, aderendoci al simbiotico. Spaccala e gusta l’entrata di mia salvifica giustizia. Imporre la propria titanica Legge, sfilar il guanto fra tenzoni ché del tuo pianto martirizzarono anche l’ultima singhiozzante goccia. E lustrarsene come un vampiro divoratore,<i> Lestat</i> o bardarmi, “vulnerabile”, dentro un’aristocrazia densa di proprie colpe nella vinta impudicizia di tutti questi bugiardi e vili.</p>
<p>Il <i>detective</i> lupo li ha scovati, l’han redarguito, è cambiato ma li ha puniti. Non li ha discolpati!</p>
<p>Avete allestito merda da spargerci nell’anima, ci avete vivisezionato come bestie ma rimpiangerete tale animalesche vostre tronfiezze. Morirete, avvolti nel solforico, estatico nostro grido adirato e nervoso.</p>
<p>Mai più calmo per farci addolcire dal vostro velenoso sangue.</p>
<p>E verranno altre notti di paura.</p>
<p>Altro orrore a incupir adesso voi nel nostro bravo, lesto, agguerrito concupirvi.</p>
<p>Questo è il<i> cruising</i>.</p>
<p>Frontiera della metamorfosi, dell’avervi visto per come nudi davvero siete nascosti.</p>
<p>Dell’aver anche noi&#8230; Peccato per non “allattarci” al vostro lussurioso, osceno “bianco”.</p>
<p>Nella bifronte mutevolezza “sconcia” della vi(s)ta, non vi sarà pace per i morti.</p>
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		<title>Vendicati!</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Nov 2013 14:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Devil]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi Driver]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Alveare di revenge, scuoia la calma, sviscera in vene slabbrate, fremiamo in ossessive torture ai mendicanti della nostra anima! Mattina “altezzosa”, immemorabili squittiscono gli odori carnali recisi, che insistentemente “logoro” di corrosione alta, ateo e giammai ad ammansirmi in tal putrescenza che spolverate sempre con l’impolverarci. Io vi polverizzo. E, dal nero [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_260" style="width: 217px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Travis-Bickle.jpg"><img class="size-medium wp-image-260" alt="Scheletro, (D)io odio ogni armadio!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Travis-Bickle-207x300.jpg" width="207" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Scheletro, (D)io odio ogni armadio!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Alveare di </i>revenge<i>, scuoia la calma, sviscera in vene slabbrate, fremiamo in ossessive torture ai mendicanti della nostra anima!</i></p>
<p>Mattina “altezzosa”, immemorabili squittiscono gli odori carnali recisi, che insistentemente “logoro” di corrosione alta, ateo e giammai ad ammansirmi in tal putrescenza che spolverate sempre con l’impolverarci. Io vi polverizzo. E, dal nero metafisico del mio cervello, grattato, affranto, premuto e torchiato, è esploso Dio il punitore, il barbarico orso delle nevi congelate. In guardia, “bendate” le vostre abitazioni “simpatiche”, inchiostri della verga a vergine che, di spudoratezza, vilipendeste, s’è immolata la furia. Vi st’accerchiando, in cerchio un bel e gravitante falò, spalmati nemico nella contrazione, blocca il tuo mugugno e qui odi adesso il fuoco dello schiacciasassi. Ti salta addosso il macigno, ti stai infiammando, paura a “potenza” magna dai nervi tuoi ché tanto uccidesti il mio io. Avanti, crep(iter)ai, e il dolore ti sarà agonico, sventrante, t’entra di soppiatto, applaudi di risa anche ora col tuo branco rissaiolo? Oh issa, guarda che forca, oh mio orgiastico. Dovevi colpire con più forza perché la mia taurina energia qui ti è invidia non più contrita. Non contagi più nessuno, aspergi il pianto prima di supplicare pietà. E il mio perdono non t’accorderà. Ecco, ecco, ecco il mio “amore”, a te donato, osannami e quindi senz’ossa ti spelo.</p>
<p>Clandestino, del pagare un nubifragio dell’anima, svenente in complessi di colpa, artic(olat)o in questo trambusto, di robustezza mantengo la fame negli occhi e li vivo, vetri oggi “corrucciati” e doman’intimiditi da un altro nervosissimo tedio. Superlativi di tanti de(mon)i, spassionato, abbraccio Satana e con lui ballo, casino che inneggio in voi che m’adorate o forse mi scherni(re)te come tutti. Trattore di lentezza e quindi ad accelerazione, gravosi v’impaurite. E qui la rabbia è manifesta, non più assassinii commetterete.</p>
<p>Qui, vige l’astrazione! In me il solo Sole!</p>
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		<title>Shining</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 14:05:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la luccicanza Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_245" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg"><img class="size-full wp-image-245" alt="Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle</p></div>
<div id="attachment_246" style="width: 380px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg"><img class="size-full wp-image-246" alt="Il lupo cattivello " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg" width="370" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Il lupo cattivello</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la </i>luccicanza</p>
<p>Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più raccapriccianti ché, solo rimembrarla, scote tremendamente le mie vene “adulte”.</p>
<p>Sin da piccolo, ho sempre sofferto d’una visione ascetica della realtà. Nei tempi, quand’ero ancor ciucciante i capezzoli di mia madre, ero svezzato in precoce odore di palpebre in mie iridi tanto mortifere da rifulgere proprio d’estasi vitale.<br />
Credo, anzi ne son certo, che le mie insonnie&#8230; tutt’ora perduranti in molta indecifrabile imperscrutabilità dell’amato mio più sacro scisma mentale, la zona profonda degl’ancestrali neuroni, si siano originate, scaturite magmatiche da una “frattura” primigenia, un liberissimo neonato librante nello spazio atemporale, deambulante.<br />
Una vibrazione percettiva che ha alimentato la mia e la vostra paura!<br />
Un buio dell’anima che tanto magnetica attrae e ipnotizza tutti quelli che vengon in contatto con me, quanto così accecante d’allontanarli ché, terrorizzati, gridano asmatici, impauriti da ciò che, nell’inconscio, l’inquieta.<br />
Non vi dannate dietro raziocini che ottemperino a qualche teoria rabbonente, è un sovrannaturale mio essere sempre a bloccare tutte le spiegazioni scientifiche. Un dono (in)naturale.<br />
Empirica di un’anima diversa, propulsiva così vivissima da urticar i vostri visi.</p>
<p>Gracchio quando la Luna accascia i suoi dardi bruni nel penetrarsi dentro la metropolitana di <i>Trafalgar Square</i>, ove gli scuri licantropi sbranano da <i>lupi</i> appunto <i>mannari</i>, <i>americani a Londra</i>. Divorando i lor stessi appetiti in fame mai saziata, offerta generosamente, di tutto parsimonioso morso, ai doppiopetti di chi veste, già, giacca e cravatta. Deglutiscono la cena, sminuzzano la carnale aderenza dei vostri “pantaloni”. Corrodono d’incisivi affinati le finezze bugiarde&#8230; poi si disperderanno nella brughiera delle nebbie, ululando incantati, inchinati ai pleniluni caldi.</p>
<p>Per tutta la mia vita “orrenda”, perché complicata da questo mio “errore” di fabbrica, ho anelato a trovar chi potesse assomigliarmi. Fra noi illuminati, la chiamiamo essenza dello <i>shining</i>. Dei cuori combacianti in affinità elettive.</p>
<p>Per sfortunate, o forse fortunose circostanze come le tante camere del grande albergo dal nome <i>Overlook</i>, incrociai un <i>uomo nero</i>. Dopo pochi, impercettibili istanti, compresi che riuscivamo a comunicare le nostre emozioni, a dialogare, a scambiarci i più misteriosi, empatici, impensabili pensieri, soltanto col potere telepatico della mente. Voi lo definireste “delirio”, il mio amico <i>David Lynch</i> lo intitolerebbe <b><i>Inland Empire</i></b>.</p>
<p>L’uomo nero, anch’egli all’inizio esterrefatto e un po’ scosso da quel che vide dapprima come “pericoloso”, mi sussurrò sottovoce all’orecchio che fors’ero il figlio “illegittimo” della Fata Morgana. Predestinato dunque alla sofferenza perché troppo vispo di vista aguzza in mezzo a un Mondo cieco e che, peggio, finge di chiuder spesso un occhio, bruciando però le streghe.</p>
<p>Non gli diedi ascolto, ritornai in “sella”, pedalai e cavalcai di triciclo fra i mille dedali di questo “ospitale”, disabitato<i> hotel</i>. Un ospedale del Peccato!</p>
<p>Mentre stavo pedalando di tutta lena e calma allegra, sobbalzai dinanzi a una porta oscena! Fui colto dal più mostruoso spavento. Non fu un’allucinazione da “bambino disturbato” ma una rivelazione sconvolgente. Mio padre, là dentro, in un’epoca remota chissà dove&#8230;, aveva sterminato le sue due figlie gemelle, le macellò a colpi d’ascia, da cannibale mangiatore soprattutto del suo “cuore”. Di fronte a me, scorsi poi la figura di mia madre, bella e magra, dolce e tranquilla. Ma piangeva. Perché era morta, assassinata dal marito, mia madre inguainata e insenguinata nel fantasma incarnato ad ammonizione perpetua che m’urlò: “Figlio, scappa. Allontanati da questa <i>Redrum</i>!”.  Con le ginocchia ancora screpolate di terrore, tentai di divincolarmi da quella “fantasia”.</p>
<p>Non molti mesi dopo, uccisi mio padre, il padre che aveva ucciso le figlie, blindandolo dentro il labirinto di come, se fuggì una volta dalla prigione della colpa, alla seconda fu tramortito e “freddato”.</p>
<p>L’uomo nero ha sempre ragione&#8230;</p>
<p>L’uomo nero conosce gli stregoni, gli “adulti” cattivi. L’uomo nero mi aveva messo in guardia da loro, dal puro <i>horror</i>, ma non gli diedi retta.</p>
<p>Ed è per questo che, per far paura ai bambini, si racconta loro la favola dell’orco.<br />
L’orco (non) è l’uomo nero, è colui che sa come va il Mondo, forse tuo padre all’apparenza si (s)vela in <i>Dottor Jekyll</i>, ma invero giocherà di <i>Hyde&#8230; and seek</i>.</p>
<p>Sin a quando un “bambino” ribalterà le regole dei ricatti, delle violenze psicologiche e te la combinerà bella.</p>
<p>Caro <i>Torrance</i>, sei conciato “a festa”. Cosa vuoi da bere, adesso?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><i> </i></p>
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		<title>La lista nera del Diavolo e il concetto di libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 14:27:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; di Stefano Falotico Posso considerarmi un eletto, uno che della nausea ha fatto diletto, predilezione di notevole impatto alla mia ansia vivente brade astrazioni per non concimarmi con un Mondo di reietti. Tutti vermi, strisciano plastificati, si concian il visetto di trucchetti, poi struccano chi credon debole, addobbandolo di “dolci sguardi come stelle appassite [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_242" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Dracula-Bram-Stoker.jpg"><img class="size-full wp-image-242" alt="Baciamelo" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Dracula-Bram-Stoker.jpg" width="1024" height="576" /></a><p class="wp-caption-text">Baciamelo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Posso considerarmi un eletto, uno che della nausea ha fatto diletto, predilezione di notevole impatto alla mia ansia vivente brade astrazioni per non concimarmi con un Mondo di reietti. Tutti vermi, strisciano plastificati, si concian il visetto di trucchetti, poi struccano chi credon debole, addobbandolo di “dolci sguardi come stelle appassite dell’albero di Natale. A tutto questo scontento, offro il mio scont(at)o, paralisi emotiva del mio Cuore “anestetizzato”, così tanto che lecco il mio cazzo in tenuta stagna per rispolverarlo universalmente incendiante su strusciarmele con esorbitanti, fantasmagorici tocchi svelti, le svelo tutte a innaffiarle, marchio di segno indelebile eppur tangibile, godendo da matto la vostra folle invidia quand’acchiappo un’altra soda di buon tanga. Sì, faccio dell’essere inviso un carro funebre offerto in “san(t)ità” alla vostra deficienza. Soffro anch’io di un “<i>handicap</i>”, un “<i>deficit</i>” da <i>maudit</i>. Se mi dici “Stronzo”, ti strozzo. Potrebbe scapparci il “carcere” ma anche una tua anca rotta come “bonifico”, previo cucir la tua bella&#8230;</p>
<p>Posso dichiarare, senza fronzoli né giri di parola, che di mio gira bene così. Alla grande. Verso la grappa dell’anima su dondolio dei piedi calzanti nel cazzone e, se mi disturbi, busso due volte al tuo portone. Alla terza, ti spappolo la testa, caro panzone, con incluso “campanello” e poi chiuderti in casa, assieme alla prova delle tue vene “terse” su affreschi rossi a pareti lagrimanti. Nell’ambiente, mi chiamano per questo “demente”. E, più mi chiamano così, meno mi chino, oh perdente a cui spaccherò pur i denti. D’altronde, ho capito come va questa vita. E devi darmi ascolto, altrimenti ti ruberò anche il “credito”. Quant’hai sul conto corrente? Qualche dollaro e basta? Non mi basta. Pretendo la banca, la cassiera mulatta e la cassaforte su tuo distrutto cranio. Rinverranno il tuo cadavere mangiato dai piranha, in mezzo all’oceano più profondo, con la scritta “Scatola nera a cui lo feci nero, ecco il regalo del pirata”.</p>
<p>Guardatevi in faccia. Non vi fate schifo? Voi fate e basta. A me no. Sono io che ve lo faccio e, se mi va “dritto”, te lo falcio e lo do da mangiar a un cane meno lupo di me. Lui mastica, io addomestico.</p>
<p>Credo che il Mondo sia atrocemente peggiorato. Non sono un moralista, sono un realista. E quindi so.</p>
<p>Ora, piglio te ad esempio conclamato. Di tutto “lustro” c’illustri sempre il tuo scibile. Cosa t’aspetti? L’applauso? Forza, coraggio, stringimi la mano. Poi ti strapperò il braccio. Non mi hai stupito, stupido. Tu ti esibisci per soldi? Non ti credo? Lo fai per più fartene. Più ti mostri “figo” e più hai possibilità di “guadagno” al femminile, aumentato di plurale. Sei un falso. Ti posso vendere al mercato dell’usato? Ti acquisterò poi io stesso. Fidati, io ti stendo e ti adopero come attaccapanni. Sai che gli appendiabiti costano troppo? Ho bisogno di risparmiare sull’arredamento inutile. Il mio giubbotto, quando si (ri)posa, necessita solo d’un “gancio”.</p>
<p>Ecco, sono (in) folle. Ma almeno ingrano la marcia. Se non parte subito, lancio le granate.</p>
<p>E tu, bambina, beccati questa “granita”. Sappi che in mezzo ce l’ho granitico. Se non mi credi, basta che tocchi la leva del cambio. Attenta, non hai la patente. Quindi, palpa solo nei punti giusti. Se no, sbanderai di eccessivo pappato.</p>
<p>Ti troverai con le cosce che, causa mia troppa <i>cloche</i>, non galopperanno molto, cara mia “scaloppina”.</p>
<p>Adesso, salutalo e torna nel tuo abitacolo. Succhia lo scemo al <i>drive</i>-<i>in</i>. Vai via.</p>
<p>Ricorda, faccia di merda. Te la sei andata a cercare. Non hai vie di f&#8230; ga.</p>
<p>Per me il Mondo è tutto da <i>black list</i>, in quanto il nero sono io.</p>
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		<title>La vera storia di Artù e della sua Ginevra, la troia!</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2013 14:20:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa! di Stefano Falotico Evocherò questa leggenda! Artù e la sua congrega, la spada ch’estrasse dalla roccia friabile e ficcò, con “vaga” leggerezza”, nella moglie già “piena” e pig(l)iata, che megera! Soffoco gli attimi inquieti con morigeratezza mai fredda. Sì, anche quando “mastico” la “fame” nervosa nella sete diluente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a style="background-color: #f3f3f3;" href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Excalibur-Boorman-Ginevra-nuda.jpg"><img class="size-medium wp-image-235" alt="Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Excalibur-Boorman-Ginevra-nuda-300x193.jpg" width="300" height="193" /></a></p>
<dl class="wp-caption aligncenter" id="attachment_235" style="width: 310px;">
<dd class="wp-caption-dd">Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa!</dd>
</dl>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: left;">
<p align="center"><i>Evocherò questa leggenda! Artù e la sua congrega, la spada ch’estrasse dalla roccia friabile e ficcò, con “vaga” leggerezza”, nella moglie già “piena” e pig(l)iata, che megera!</i></p>
<p>Soffoco gli attimi inquieti con morigeratezza mai fredda. Sì, anche quando “mastico” la “fame” nervosa nella sete diluente in caffè bollente&#8230; apro le fauci al sorriso e amplio la fronte mia spaziosa a colorito mai moderato.<br />
Sprofondo nei pressi della “demenza” ma, in quella regione infertile e catalettica, simile al Caucaso, partorisco meravigliose creazioni, che dondolano “a piè” di piena Luna come pantofole annoiate in repentino indossare calzature sportive nella mia grinta caratteriale risorta a spaccarti il cranio!<br />
Sì, faccio del cas(c)o “morto” in casa una scarpa per gettarti giù dalla scarpata.<br />
E, alla “fonte” del precipizio, prima di buttarti giù, ti abbasso il tuo sempre tenerlo “innalzato”, “brindando” col tuo uccellino che poi gli avvoltoi divoreranno di residue briciole. Lo frantumo come il pane del Cristo nell’Ultima Cena, perché sono io l’apostolo, caro impostore. Dovevi sederti composto a Tavola Rotonda e rispettare il mio “capo”.</p>
<p>Rimpiangerai così d’esser mal nato, oh mio neonatale, perché Cristo è figlio d’una figa dal culo roteante della Cornovaglia. Ella fu concupita, sotto false vesti e inganno, da Uther il mannaro che, dietro un fraudolento patto col mago Merlino, riuscì a scoparla gagliardo in tanto di fuochi ardenti e camino inf(i)a(m)mante su abbrustolendoglielo dentro. Povera Igrayne, non so cos’avrei dato anch’io per averla e strapparle quel vedo-non vedo da danzatrice del ventre. Avere, averla con “violenza” per quell’ingravidamento “malefico”, che grande figa!</p>
<p>Artù non meritava un padre bastardo di tal (de)genere.</p>
<p>Ma godette “maternamente” di quelle tette sgorganti “incesto” a già “indurirlo” nell’Excalibur!</p>
<p>Sì, educato da principino, trattato da tutti come scemo del villaggio, ecco che miracolosamente “tirò” lo spadone dalla “cavità” con tutta Camelot a prest’osannarlo.</p>
<p>Beato Artù, amato da tale madre di ben di Dio. Igrayne, la bellissima belante!<br />
Benedetto colui che “viene” nel nome del Sacro Graal. Puttana quella stronza di Ginevra. Lunga gloria invece a Galvano, a Perceval detto anche Parsifal che si fa i cazzi miei, lungo è il “mio” di barba (in)colta e giustamente arrogante come questo “omerico” racconto.</p>
<p>Riunitevi, miei fratelli della congrega, nel mio castello è ancor Giorno. E poi sarà sera e mattina! Speriamo non le solite trombatine da ubriaconi!</p>
<p>Che razza di Mondo, Dio di un porco!</p>
<p>Ora, Ginevra balla per me e mostra a questi poveri imbecilli, che stan sempre chiusi qui nella grotta “cavernosa”, l’origine umana della tua figa dilatante e dinastica. Spogliati con grazia, addomestica le rabbie di tali “apostoli” e scudiscia i fianchi, ti godranno fra costolette di “maiali” e un Lancillotto a cui farò la festa perché, senza permesso, ti ha “violato” varie volte quand’ero assente. Io battagliavo e Lancillotto con te giocava al “dottore”, in quanto ti “ammalasti” insoddisfatta da donnaccia priva del cazzo regale.</p>
<p>Te lo regalò Lancillotto, tu urlavi dimenando il dorso per aria ma, al mio ritorno, confessasti solo che ti porse del vino sulle “labbra”. Non me l’hai mai data a bere. Scrissi che Lancillotto non vale un cazzo, invece è il mio braccio destro più valoroso, non posso farne a meno. Infatti, gli spezzerò quello sinistro e anche quello “in mezzo”.</p>
<p>Ginevra, sei stata già maledetta. Da me, te la sei andata a cercare. Troia! Poche storie!</p>
<p>Non sarai la mia Elena perdonata perché ebbe una scappatella, di scopatona, coi proci. Non sono quel fesso di Ulisse. Ammazzo te e quel farabutto.</p>
<p>Botte a tutte le puttane! E ai loro papponi! Ché vi serva di lezione!</p>
<p>Non fuggirtela “a gambe” assieme al Lancillotto, non giustificarti di tardive scappatoie, mentecatta tardona.</p>
<p>Ecco la tua impertinenza sarà punita dalla mia “previdenza”.</p>
<p>Quindi, come sia scritto e “fatta”, slaccia la gonna e dalla ai baccanali.</p>
<p>Forza, che cazzo aspetti? Non hai altro che l’imbarazzo, appunto, della scelta&#8230; oh mia scema da selva. Non ti salverai da tutte queste salive.</p>
<p>E il mio non avrai.</p>
<p>Non lo sapevi? Più diventa Re e non più non s’arroventa.</p>
<p>Ehi, tu porco, avventati! Svestila e infilza come Excalibur!</p>
<p>Vaffanculo!<br />
C’è rimasto da mangiare? Cristo, si son magnati anche la scarpetta! Puttana la Madonna! Ginevra, fosti da me sverginata!</p>
<p style="text-align: left;"><em> </em></p>
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		<title>Dracula il maudit contro un idiota maligno, Dracula ulula e lui urla</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Oct 2013 12:02:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Studio della mente di uno psicopatico, che trovò Dracula ad analizzarlo, anche in senso anale e presto carnalmente come la sua idiozia “straziante” Appartengo a quella stramba, onorata categoria di chi oscilla perentoriamente fra stati umorali d’un brad(ip)o orgoglioso di mia “brodaglia”, poi sussurro agonico “malincuore”, stremato fra delusioni insistenti e una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_227" style="width: 212px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Dracula-Oldman.jpg"><img class="size-medium wp-image-227" alt="Il lupo perde il pelo ma non il vizietto, ah ah!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Dracula-Oldman-202x300.jpg" width="202" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il lupo perde il pelo ma non il vizietto, ah ah!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Studio della mente di uno psicopatico, che trovò Dracula ad analizzarlo, anche in senso anale e presto carnalmente come la sua idiozia “straziante”</i></p>
<p>Appartengo a quella stramba, onorata categoria di chi oscilla perentoriamente fra stati umorali d’un brad(ip)o orgoglioso di mia “brodaglia”, poi sussurro agonico “malincuore”, stremato fra delusioni insistenti e una rabbia vincente.</p>
<p>Quella che ti fa innalzare tra suini a me or supini, in volo tramontante acciuffo il criminale di turno, strangolo la sua indole teppistica e lo inchiodo alle responsabilità del (ris)petto che non indossa a vesti altrui spellate.</p>
<p>Che costui, sciaguratamente, sempr’invade, copre di calunnioso “annot(t)arle” in diagnosi da schedario del suo paio di palle imbracate in pantaloni consumati di “strappo”&#8230;</p>
<p>Con me, iniziò una lotta sfrenata di abusi psicologici e ricatti degni di Auschwitz, per “infantilizzare” la mia volontà e circoscriverla nei suoi circhi stracolmi d’aridità e arsioni.</p>
<p>Abrasione dietro altre bruciature “marchianti”, col beneaugurante suo desiderio “intimo” del final arrostirmi in “fornace” crematoria. Gustare il rancore “impotente”, macellazione “sedante” d’altro “godere” oscenamente il suo ferreissimo “intelletto superiore” anelante alla cagione gradente nuove impiccagioni. Un manifesto mostro, reiterante in “tirarselo” a “lucido”, ghigliottinando con “appuntite” lame del suo “morto” di fame.</p>
<p>Qui, non c’è la rima ma il bacio del ritmo a suo graduale cagarsela.</p>
<p>Ma narriamola con calma, così può assaggiare la <i>suspense </i>dell’attimo vagamente “crepitante” in cui, (in)castrato con le (s)palle al muro e inchiodato in pelle tanto da lui scarnita da cane, “fremerà” in febbricitante nervosismo dell’implorazione a una pietà che non gli sarà concessa.</p>
<p>“Punitore eretto” in glorificarsi nel ficcare&#8230; ma trascurò l’<i>impalatore Vlad</i>, anima ribelle convertitasi al diabolico Cuore immolante spettri sonnecchianti un ritorno fervido, placante solo quando il Sole ancor m’addolora in troppi suoi raggi frivoli.</p>
<p>Queste luci stroboscopiche della Luna cangiante ossequiano la mia signorilità divinizzata in principato altero, or che mi son trasformato in ateismo (s)consacrato.<br />
So, posso turbare le coscienze piccole, addentar di canini i virginali colli con “bianchetto” presto (s)macchiante del “segno” non ingravidante eppur affondandolo (s)degnoso da “lebbroso” in labbra calde su incagnirmelo di grosso spolparle, ruvido nel rovente sciogliermi con disgelat’anima in succhiotti a pelo maculato nel mantello nero dentro muliebri “oscurità” di fino esplorate. Ma sì, devo deflorarmi e smascherare me quanto soprattutto le bugie con cui vi “colorate”, a scopo assai scop(pi)ante, del già vostro essere imbruniti nel grigiore maleodorante dei porcili più ambigui, perciò ripudianti da podio di quelli che agognano a sgozzar il pollo per il podio dei “galli”.</p>
<p>Ai galli, ho sempre preferito sbattervi in galera.</p>
<p>Alle galee dei galeoni, il tuo galeotto. E vari giavellotti da Artù contro il traditore Lancillotto. Meglio Mina di Ginevra. Anche se Mina me lo conciò per le feste. Ginevra, almeno, spappolò i testicoli di Lancillotto. La perdonai, tanto Lancillotto non vale un cazzo. Avranno giocato solo a carte.</p>
<p>Alle futili “gioie”, un gioco adesso mio e non puoi sfuggirmi. Ti godo da Dio, in gola! Dove cazzo scappi? Ah sì, il tuo cazzo sta nelle mutande, spesso delle troie da te sporcamente denudate, subitaneamente “eiaculi” fuoriuscente.</p>
<p>Io sono il pulitore, mio punitore. Dai, stringimi la mano, attento al braccio. Sai&#8230; quando uno “spezza” a chi puzza&#8230; non fa male al polso reciso ma di solito, anche fra i mostri con forma umana come te, il braccio è collegato in quel “posto”. Alla base del collo o del culo? Il dolore, del rompertelo, lo avverti vicino alla giugulare e poi crepi di lento crepacuore&#8230; Un “infarto” dissanguante. Non urlare!</p>
<p>Idiota, chiamami solo ululato! Non sapevi che Dracula è matto?</p>
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