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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; The Masked of the Red Death</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il solito gelato e una leccata ma non da lecchino al paraculo</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Oct 2013 09:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
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		<description><![CDATA[“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari! Così, in tal storia dai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img94.imageshack.us/img94/4214/m2mv.jpg" width="800" height="588" /><p class="wp-caption-text">Una granita e poi grandinale dentro! Gradiscila!</p></div>
<p>“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari!</p>
<p>Così, in tal storia dai miracolanti contorni, colo il mio coglier l’occasione e stampiglio una lagrima arrugginita in faccia alla comicità “triste”. Piango in finta camuffa e buffoneria che forse, nel disprezzo che ti spezza, rivela il rimpianto che sta dietro anche a chi prova a svoltare, rimane uno strozzar tutto, e le polveri abbrustoliscono una tortuosità che urla.</p>
<p>Ululo e vi ficco in culo!</p>
<p>Dietro le risa, anche le tue, c’è sempre il lupo. Coccoli il pelo ma strizza quel che non è e non sarà più nei sereni e nell’animo turbato. Esservi servile non è servito, tanto voi vivacchiate di leccatine e mordete le fragole con lingua a “orge di tenzone”, sempre ardenti miei tizzoni.</p>
<p>E poi osate “disossare”, rintuzzando la dose di fottervi fra cene da cretini, “cremosità” da me ripudiate, basate tutto su un’inventata vostra corsa per salir in “podio” al bellimbusto più apprezzabile, sfangate, v’affamate, di tutti mi spogliate da dilettevoli, eppur resisto da infamato e più fiammante, barcamenandomi sfarfallante, in ode a una poesia bislacca, non dolciastra come le vostre lacche su capelli da lacchè. Accendo un fiammifero ad Amsterdam, città fiamminga per canali di fighe vostre annegate. Ad Amsterdam non mi drogo, fotografo.</p>
<p>Checche&#8230; se ne dica, son il Principe.</p>
<p>Vergo la mia “verga” in solitudine, rassodato in apostrofarvi di sputarvi, di fissare il vostro “cotanto” arieggiar d’ilarità riprovevole. Siete davvero notevoli, sapete? Sì, il mio notaio vi consegnerà delle “note”.</p>
<p>Non son provato, son oramai provetto al fottuto sebben mi diate del poveretto e non mi darete credito.</p>
<p>Di mio, ho il nullaosta senz’ostie “benedette”, maledico il cazzo come si confà a farvele, tripudio splendido d’appunto cazzeggiar senza coglioni in mezzo alle palle. Ebeti, avete trovato l’osso duro, azzardatevi ad azzannarmi e vi spolperò poi leccando il pompelmo delle vostre puttane.</p>
<p>Qui, io enuncio codesto, “cari” bellocci da coccoline&#8230; Dopo tanto sognare, son tornato arrabbiato, rombante Cuore incendiantissimo.</p>
<p>Tenermi fermo, non mi dolerà, nessun dolo ora che il fuoco scoppia e di brace bacia tutti.</p>
<p>Sinceramente, sono peggio di te. Così è. Se ti sta bene, bene, altrimenti Male maiuscolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">(Stefano Falotico)</p>
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		<title>Il cattiv(ism)o</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 17:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[The Masked of the Red Death]]></category>
		<category><![CDATA[Cattiveria]]></category>
		<category><![CDATA[Cruel]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è la “bontà” a renderci uomini migliori ma il sano e fottuto “cattivismo” sia nel Cinema che nella vita. Parola del Signore indiscutibile Son ostinato, un persecutorio fantasma riapparso a tormentare gli psicopatici, gente che abusa della tua pazienza, prima succhiando il tuo midollo vitale, poi scartandoti nelle ossa a lor giugulari abbaianti, inferocite [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è la “bontà” a renderci uomini migliori ma il sano e fottuto “cattivismo” sia nel Cinema che nella vita. Parola del Signore indiscutibile</p>
<p>Son ostinato, un persecutorio fantasma riapparso a tormentare gli psicopatici, gente che abusa della tua pazienza, prima succhiando il tuo midollo vitale, poi scartandoti nelle ossa a lor giugulari abbaianti, inferocite e protese a protervia rabbiosa, quindi giustizialisti del fascismo più “schietto”, che sbatte le porte in faccia e rinnega l’altrui dignità con disprezzo. Ma non calcolò gli sprezzi che si posson originare dallo sprezzo del mio “pericoloso” frutto amaro offerto di grande “generosità” a tali acerbi di mentalità grezza.<br />
Da quanto mi ricordo, li ho sempre odiati e giocare al loro “giogo”, come dico io, cioè replicare alle provocazioni ad attenuar i miei occhi e “fingere” d’assomigliare alla loro stirpe meschina e orca, quanto “lieta” di finte cortesie, è stato solo un dannoso inganno compiacente verso questi stessi sessuomani perpetrati(mi). Porgetemi pure carezze “addoloranti” in fetida, dunque “fedele” osservanza di tanto vostro (s)fregio, acuirete soltanto la mia resistenza, ch’esiste in uno spazio atemporale funambolico, fervido di squittii desueti dalla massa “gaudente” e così (in)felice, sempre per (de)finirla a parole mie.<br />
Con far persecutorio e assidua “fermezza” lor “educata”, delicata quanto uno stupro bianco, han sempre discusso e voluto uccidere la mia (non) volontà, voluttuosa in scelta arbitraria, ché del libero arbitrio siamo personalità a sé stanti, e devi lasciarmi stare, monito per cui l’allarmai con svariate “cautele” ma non obbedirono, trasgredendo proprio il mio incarnarmi a trasgressione lor sbattuta in faccia. Se non servirà, anche qualche altro pugno a rincarar la dose.<br />
Oggi, sì, credo che siamo tormentati da un “buonismo” ipocrita ammansente la nostra coscienza. Già per tropp’ere non fummo eterei, ma eravamo puri. Ora, dai crateri rabboniti, la vostra cera sarà divorata dalla lava acerrima! Saccheggiaron tal virtù a issarsi tutti in sguaiate “figate”. Ove l’osceno prende consistenza indelebile, mordendo lentamente anime indebolenti, nell’illuderle che vita coincida con presunta, supponente, dunque untoria “vittoria”.<br />
Replico da “perdente” e persevero nella mia lotta in combattenti altri assedi. Consideratemi folle, pensate me ne freghi?<br />
Mi sbatteranno in galera ma ne sarà valsa la pena, perché io vivo per il mio cazzo. Piscerà in un cesso marcio ma meglio che adoperarlo per quattro troie che van col dottorino. Io lo metterei sotto col trattore. Capirà il grosso pneumatico paritario del vuoto a me asfaltante. Il secondino mi picchierà e gli suonerò il cranio nei momenti di pausa sotto la doccia da me sua spia(ta).<br />
A prescindere che io sia rifiutato o meno, malmenato, scarnificato, osteggiato e d’ostia falsa sconsacrato.<br />
Almeno, posso dire di essermene fottuto. Sì, la vita va presa per quello che è, rifiutando i canoni sbagliati e facendosi i cazzi propri. Se poi qualcuno non t’accetta, tiro fuori il machete. Lo sgozzo. Quindi, una carabina e lo fucilo nelle palle.<br />
Oh, dici che avrà capito la lezione alla base della convivenza, il rispetto?<br />
No, allora amputiamogli le gambe.<br />
Questo non è essere violenti, è essere giusti. Sacrosanti. Come vuole Iddio, cioè io.<br />
Perché Dio decide, Dio sa quando punire.</p>
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		<title>Racconto di Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 08:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cheyenne]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Sean Penn]]></category>
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		<description><![CDATA[La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera  di Stefano Falotico La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera   Io non scherzerei con un “pagliaccio” come Sean Penn, con un “pazzo” di tal portata, potrebbe combinarti una festa altrettanto “ridente”, lentina di dolenza e poi piangerai pelle tua nuda spellata a lento [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera </strong></p>
<p style="text-align: center;">di</p>
<p style="text-align: center;">Stefano Falotico</p>
<div style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img713.imageshack.us/img713/8861/evj2.jpg" width="650" height="458" /><p class="wp-caption-text">Ride bene chi ride ultimo!</p></div>
<p style="text-align: left;">
<p align="center"><i>La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera</i></p>
<p align="center"><i> </i></p>
<p>Io non scherzerei con un “pagliaccio” come Sean Penn, con un “pazzo” di tal portata, potrebbe combinarti una festa altrettanto “ridente”, lentina di dolenza e poi piangerai pelle tua nuda spellata a lento “raffreddarti”, non ti sparerà, mio “sapientone”, con un silenziatore violento ma gusterà lentissimamente le tue “confessioni” sinché, sul punto di commozione, cerebrale e della tua anima spurgata, “evirata”, ti squaglierai solo e sbranato dal tuo nazista colpevole.</p>
<p>Bisogna perdonare sempre?</p>
<p>Dimenticare gli orrori e far finta appunt(it)o di niente?</p>
<p>No, la vendetta serve e va servita proprio freddissima.</p>
<p>La tua persecuzione, ostinata da testardo, incurabile nazista della malora, mio arbitrario  “<i>habitué</i>”, abitò in me di rancore, ho fatto molta strada da pellegrino dell’anima per ucciderti con “dolcezza”.</p>
<p>Per<i> umiliarti</i>!</p>
<p>Cannibale, sono qui a “svegliarti”, sono il “Papa” dell’estrema unzione più cruda e spietata. Potrei, dato che sei vecchio e ischeletrito, tu fottuto gerarca che del “cuore” altrui fottesti l’armonia a carne tua “brillante”, potrei sì infierire da fiera egual alla tua “forza”.</p>
<p>Ma invece adotterò una strategia ugualmente bastarda.</p>
<p>“Imbattibile”, cardiaca, scannata, candida nello scandirla di “battiti”.</p>
<p>Ah ah! Fissa questa macchina fotografica, specchiati d’occhi tuoi “accecanti”, sii limpido a sputare, stuprare la tua anima.</p>
<p>La sto catturando, mio cacciatore di coscienze.</p>
<p>Con scrupolo maniacale, adesso <i>zoomo</i> sulla tua faccia da porco.</p>
<p><i>Cis</i>, chiudi e apri il sorrisino, ti brucerò nel “for(n)o crematorio” d’una cremata, inappellabile giustizia.</p>
<p>Io detengo qui l’erezione di chi spegnesti, “caro” untore, mio padre c’entra relativamente, sono il punitore non solo del suo castigarlo. Tira fuori l’uccellino rattrappito, mostrami il “petto in fuori” da “uomo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non sei stato un caporale? E allora?</p>
<p>Cammina “a testa alta” fin a valicar quell’uscio, mi raccomando non cagarti addosso, sotto zero non si riesce neanche a pisciare, sai?</p>
<p>Eh già, tu che travisavi le anime, le tranciavi di “filo spinato”.</p>
<p>Per te, l’importante era aver “campo di concentramento” libero, la tua mentalità spianavi e pian piano sadicamente seppellivi.</p>
<p>Io sono una “merda”. Me ne sbatto il cazzo delle tue “medaglie”.</p>
<p>Ecco l’etica delle tue “etichette”.</p>
<p>No, nessun “dolore”, non voglio marchiarti maiale. Devi “marciare”.</p>
<p>Ora quindi, cammina al gelo e “strizza” le palle, stringi i denti e vai.</p>
<p>Dai, dai! Che ce la fai! Te lo ordino, suvvia.</p>
<p>Sono giovane, sono uno stronzo.</p>
<p>Leggermente meno animale di te.</p>
<p>Ti è piaciuto (il) buffone?</p>
<p>Ride bene chi ride “ultimo!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne&#8221; di Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 09:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
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		<category><![CDATA[Il silenzio. Una favola]]></category>
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		<category><![CDATA[De Niro Rourke]]></category>
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		<category><![CDATA[Faust]]></category>
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		<description><![CDATA[Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne Da oggi, è ufficialmente disponibile il mio nuovo libro. Complessa e intarsiata miscela dalle squisitezze deliranti innestate e innervate dentro le fratture torturanti, tonantissime, martoriate e poi a volteggiarsi a onirismo d’impalpabilità mia fascinosa, sobria, avvolgente profumo che s’immerge in anima lirica ed eccelsa, elevata eleganza intattissima, superlativ’ascesi mia mistica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Copertina-Cuore-Angelico-definitiva.png"><img class="size-medium wp-image-52 aligncenter" alt="Copertina Cuore Angelico definitiva" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Copertina-Cuore-Angelico-definitiva-300x215.png" width="300" height="215" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><b>Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne</b></p>
<p>Da oggi, è ufficialmente disponibile il mio nuovo libro.</p>
<p>Complessa e intarsiata miscela dalle squisitezze deliranti innestate e innervate dentro le fratture torturanti, tonantissime, martoriate e poi a volteggiarsi a onirismo d’impalpabilità mia fascinosa, sobria, avvolgente profumo che s’immerge in anima lirica ed eccelsa, elevata eleganza intattissima, superlativ’ascesi mia mistica che si morsica aulica all’effusione di cereo, presto incendiato color marmoreo, esangue e perciò eburneo delle mie versatili, inafferrabili intelligenze poetiche.</p>
<p>Austero decadentismo che abbranco in personal palpito della respirata, abbracciata, baciatissima trascendenza su sangue animato, fiero d’intrepidezza sonante, musicale odore della vita lucente nel vederla suadente.</p>
<p>Vita vera e dunque “virtuale”, fra crepuscolari lanterne ermetiche d’una viva e imbrunita Notte lunarissima e acquiescente, placida come un lago sfiorato dall’alba del primo roseo mattino emozionale, innaffiato ai virtuosi, funambolici dardi solari d’ammorbidito nevischio in mio “demoniaco”, divino <i>Cuore</i> (s)ghiacciato. Altissimo!</p>
<p>Le ragioni, o forse appunto le misteriose regioni divinatorie di tal creazione tinta all’<i>heart </i>letterato più avventuriero d’arcaica, raffinatissima Arte, son enunciate nella postfazione.</p>
<p>Ma non tutto il significato dell’opera in essa svelo. Spetterà allo “spettatore”, ché il lettore chi è se non un “grande schermo cinematografico” dei suoi candori (in)consci abbacinati e meravigliosamente infuocati, fruirne a suo Piacere.</p>
<p>Posso sol qui accennarvi che s’ispira al film “satanico” di Alan Parker con protagonisti Rourke e De Niro il “<i>Lucifero</i>”, ma cambia anima “rubata” e rotta nella sua “<i>detection</i>” appena svolta “manicomiale” nel Johnny Favorite forse “doppio” e reincarnato.</p>
<p>“Amleto” quasi <i>faustiano</i> come d’estratto iniziale di <i>Goethe</i>, un investigatore dalle gote rubescenti, pallide quindi da “deturpato” e turlupinato, quanto “arrossato”.</p>
<p>Di vendetta (in)giusta e impossibile? Oh sì.</p>
<p>Quindi, compratelo. Perché io sono lo scrittore più “rubacuori”. <i>Vanitoso</i> come il <i>Diavolo</i>.</p>
<p><i>Ah ah!</i></p>
<p>E mai mi disancorerò dall’accorarmi al me più romantico.</p>
<p>Non disarcionate la Passione!</p>
<p>Applauso!</p>
<p>E che sia scrosciante. Soprattutto spero che diventi “(ap)pagante”.</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Cuore-Angel-Heart-4.jpg"><img class="size-medium wp-image-53 aligncenter" alt="Cuore Angel Heart 4" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Cuore-Angel-Heart-4-300x286.jpg" width="300" height="286" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La maschera(ta) della Morte Rossa</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2013 16:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[The Masked of the Red Death]]></category>
		<category><![CDATA[La maschera della Morte Rossa]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Sin da infante, son sempre stato un grande ammiratore del supremo, imbattibile Edgar, vero genio d’acutezza mentale forse scaturita dalla sua vita tribolata. Per esperienze personali, posso infatti attestare e comprovar alla mano che non v’è Arte senza sofferenze interiori. Innanzitutto, definiamo “Arte”, concetto assai suscettibile di molteplici significa(n)ti ma, proprio in tali [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8" style="width: 252px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Edgar2.jpg"><img class="size-medium wp-image-8 alignleft" alt="Nei suoi occhi è Sibilla, vi è congenita la febbre del genio sfavillante." src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Edgar2-242x300.jpg" width="242" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nei suoi occhi è Sibilla, vi è congenita la febbre del genio sfavillante. <strong>Prefazione: esegesi dell’Arte, esigenza! So che spesso, in Passato non poche volte accadde (quindi caddi&#8230;), fraintendeste il mio umorismo nero. Mi pare il caso, anzi il racconto che calza a “trucco”. </strong><em>Dietro un resoconto di vita, qualcuno deve fare i conti!</em><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> </span><em>Anche col proprio raccontarsela</em></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sin da infante, son sempre stato un grande ammiratore del supremo, imbattibile Edgar, vero genio d’acutezza mentale forse scaturita dalla sua vita tribolata.<br />
Per esperienze personali, posso infatti attestare e comprovar alla mano che non v’è Arte senza sofferenze interiori.<br />
Innanzitutto, definiamo “Arte”, concetto assai suscettibile di molteplici significa(n)ti ma, proprio in tali variazioni di metrica e giudizio, dal <em>de</em> <em>gustibus </em>discutibile, nasce il primo inghippo.</p>
<p>C’è chi considera “Arte” qualsiasi forma espressiva della personalità (non) mostrata. E quindi inglobano in tale “ginepraio” (sì, lo è ché il concetto tanto amplificato&#8230; si morde la coda da solo d’orticaria&#8230;) oramai tutto.<br />
E, generalizzando, accorpando anche le più furbe, ricattatorie e a prima vista avvenenti “carezzine” al piacere, spesso omologato, s’include (dunque s’espande a iosa e “rose di spine” ritorsive) anche il brutto.<br />
E il brutto, sempre secondo il <em>discutandum est</em>, a taluni appar(v)e-irà bellissimo. Addirittura, dinanzi a quattro schizzi di “sperma” su una tela, eiaculati per escogitar lo stratagemma “ludico” del far soldi, leggasi volgarmente e, per pari “teorema” (in)direttamente proporzionale, gettar fumo (piccante) agli occhi, spennando le coscienze di quattro creduloni pronti, dirimpetto a questi “stopposi petti pornografici” così “pendenti” dalle loro labbra, a farsi (in)coscientemente spellare semmai da chi li ha persuasi che arte sia, “ivi” spacc(i)ata a lettere cubitali in prima pagina del pennivendolo, a sua volta finto e suggestionante, dall’“alto” molto labile dell’esser già stato reputato “grande” e “credibile”&#8230; (eh sì, ha quattro lauree&#8230; se n’intenderà, se lo dice lui, bisogna credergli, può “certificarlo” appunto di “consolidata”, solidissima&#8230; reputazione eh, non si sputtanerebbe nel celebrar puttanate).<br />
Finiamo, travolti dalla miriade d’informazioni (multi)mediatiche del bombardamento appiattente degli spiriti critici, con l’annebbiarci.<br />
Prima, venivamo accecati da Michelangelo e la Letteratura di Dostoevskij c’ipnotizzava col suo carico, anche giustamente doloroso, d’<em>addiction</em> e tormenti, noi stessi ai limiti del misticismo e del rapimento estasiato.</p>
<p>Oggi, in questo Mondo alla cianfrusaglia, imbevuto di troppe “latrine”, anche il piscio a mo’ di graffito non è urina ma “adorabile”. Un Mondo appisolato di pis(ch)elli.<br />
Insomma, non allunghiamo il brodo, la brodaglia puzza, non ho “quella” sotto il naso, ma vorrei annusare una bellissima Donna, senza che se la tiri da diva di Hollywood&#8230; oltre a nessun film in <em>curriculum</em>, ha solo un grande culo.<br />
(S)oggettivamente è figa(ta). Per il resto, fa cagare.</p>
<p>Identico discorso “allusivo”, possiamo spostarlo in un versante più “elevato”. Le virgolette, che uso spesso, son qui ancor più necessarie per accentuar il sen(s)o d’ambiguità in cui raccapezzarsi è oramai impresa impossibile. Fra tale valle di capricci, arricciatevi e le acconciature eleganti vi sembreran sconce. Ah, scontato. Questo è già visto. Ma cosa è visto se reinventato?</p>
<p>Se vai al cinema e stronchi il film che va per la maggiore (semmai sei “obiettivo), ti dan del cretino perché oggi “spinge” il “cinema” con la maggiorata, a prescindere che compaia “allodola” solo nel <em>trailer </em>già “da lodare e Dio ti benedica&#8230;, oh, si chiamerà Benedetta, quindi ben detto” idolatrante giacché, per “vederla” priva di “giacchetta”, sudi freddo ma poi resti di ghiaccio quando “scopri” che all’oca han tagliato la parte “migliore”. Non è l’occhio, ma dove vorresti “pararli”. La “ravvedrai” completamente lussuriosa solo negli extra del <em>Dvd deluxe</em> formato “Max”, un po’ calendario e un po’ Patrizia D’Addario. Sì, dai al pubblico il “pube”, e crescerà “al cubo”- molto cubista da dadaismo&#8230;</p>
<p>Insomma, se hai talento, impegnati tanto lei la dà e di soldi pretende pure l’aborto dopo che il produttore corrotto l’ha “impregnata”, censurando la recitazione “orale” di “Sono cazzi suoi”. Sempre impegnato, non disturbatelo!</p>
<p>Ah sì, ironizziamo. Ché mi trovo in libreria davanti a una pila-“davanzale” di “<em>bestseller</em>” con in copertina peli pubici “pudicissimi”, “inneggianti” all’“altezza” scatologica delle più luride schifezze smerciate come “purissima” lindezza. Indecentemente, invece, la libreria più “fornita” di Bologna non ha più copie dei racconti&#8230; di Poe. Vado dal commesso e gli chiedo, anzi esigo, di parlare col direttore, al fine di poter esporgli uno scandalo “annunciato”.</p>
<p>Vendono solo i corpi “spogli”, nudi alla “Helmut Newton”&#8230; uguali, tendenti alla fotocopia delle cosiddette bellezze. Al bagno o ai bagnini?</p>
<p>Che cos’è quest’inversione balorda delle e(ste)tiche? E delle na(u)tiche?<br />
Si rema a rotta contraria, nessuno vuol contrastare il prossimo. E si dichiarano però democratici con vezzi artistoidi da spacciatori.</p>
<p>Il commesso dichiara, a viva voce-urlatore, che va così e così bisogna (s)vendere. Minaccia di chiamare le forze dell’ordine e blocca anche la mia “ordinazione” del Poe.</p>
<p>Dopo tre secondi netti, entrano in libreria dei fascisti teppisti fasciati di “nervi”. Insomma, dei nerboruti manigoldi col manganello senza distintivo qualificante ma “quantitativo” per l’istinto lor brado del da pollo marchiarmi in quanto voglio ancora comprare Poe nel 2013, dunque sono solo che un puerile e non posso perfino spillar di tasca mia.<br />
Però, mi riempiono le palle di “palate”. Eh già, ne fan a “patate”, a polpette sul chi crede all’Arte fra questa “sensibile” contemporaneità!</p>
<p>Mah.</p>
<p>Di mio, nonostante vari lividi all’attivo, visibili e non “passibili di denuncia”, poiché acquirente sorpassato, non voglio acclararmi nei cori ma insisto, “masochista”, a raschiarmi di vera Arte depurativa come il Vim Clorex.</p>
<p><strong>Ho recitato “La mascherata della Morte Rossa”, alcuni testi poco puristi riportano solo “Maschera”, ma qual è davvero il titolo originale?</strong> <strong>Quello “valido?”</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Altri “vetusti”, “vegliardamente” han adattato ne “La pantomima della Morte Rossa”. Insomma, è tutta una “festa”.<br />
Ma c’è da perder la testa fra queste maschere carnevalesche, fra i mascara delle donne fra maschi animaleschi, fratricidi, omicidi e appunto il porno attore che fa&#8230; “artista” ma a me sembra solo “apri-aragoste” di “carisma” spermicida. Ad Agosto, tutti al mare, ma ti girano per gli altri mesi lavorativi, un girarrosto di girasole. Sì, appassiti autunnalmente e dipendenti per il festivo, concesso loro dal padrone coi festini eterni.<br />
Alcuni si rivolgono al Padreterno. Altri alle tenerezze, altri alla monnezza.</p>
<p>Insomma, ecco il testo integrale, da leggere e imparare a memoria.</p>
<p>Dopo di che, recitatelo con la mia voce, e capirete che sono Arte col suo perché: <iframe src="//www.youtube.com/embed/QBzeQShoF-8" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><em><strong>La mascherata della Morte Rossa</strong></em></p>
<p><em>Da lungo tempo la Morte Rossa devastava il paese. Nessuna pestilenza era mai stata così fatale, così spaventosa. Il sangue era la sua manifestazione e il suo sigillo: il rosso e l&#8217;orrore del sangue. Provocava dolori acuti, improvvise vertigini, poi un abbondante sanguinare dai pori, e infine la dissoluzione. Le macchie scarlatte sul corpo e soprattutto sul volto delle vittime erano il marchio della pestilenza che le escludeva da ogni aiuto e simpatia dei loro simili. L&#8217;intero processo della malattia: l&#8217;attacco, l&#8217;avanzamento e la conclusione duravano non più di mezz&#8217;ora.</em><br />
<em>Ma il principe Prospero era felice, coraggioso e sagace. E, quando le sue terre furono per metà spopolate, egli convocò un migliaio di amici sani e spensierati, scelti fra i cavalieri e le dame della sua corte, e si ritirò con loro in totale isolamento in una delle sue roccaforti. Era una costruzione immensa, magnifica, una creazione che corrispondeva al gusto eccentrico e alla grandiosità del principe. Un muro forte ed altissimo la circondava. Nel muro le porte erano di ferro. Una volta entrati, i cortigiani presero incudini e martelli massicci e saldarono le serrature. Impedivano così ogni possibilità di entrata ? di uscita, per improvvisi impulsi di disperazione ? di frenesia, che potevano nascere, in chi era dentro le mura. La fortezza era ampiamente fornita di viveri. Con tutte queste precauzioni i cortigiani potevano permettersi di sfidare il contagio. Il mondo esterno provvedesse a se stesso. Era tutto sommato follia addolorarsi o pensarci troppo su. Il principe aveva pensato a tutti i divertimenti possibili. C&#8217;erano buffoni, improvvisatori, c&#8217;erano ballerini, musicanti, c&#8217;era la Bellezza e c&#8217;era il vino. Tutto chiuso là dentro. Fuori c&#8217;era la Morte Rossa.</em><br />
<em>Fu verso la fine del quinto o sesto mese di questo isolamento, mentre la pestilenza tutt&#8217;intorno infuriava al massimo, che il principe Prospero pensò di divertire i suoi mille amici con un ballo mascherato di un insolito splendore.</em><br />
<em>Fu una messa in scena voluttuosa, questa mascherata. Innanzitutto però, vorrei descrivere le stanze in cui si svolse. Sette stanze formavano un unico maestoso appartamento. In molti palazzi, simili fughe di stanze aprono a una veduta lunga e diritta; con le porte a due battenti che si aprono verso le pareti permettendo di vedere tutto in un solo colpo d&#8217;occhio. In questo caso invece la situazione era differente, come d&#8217;altronde ci si poteva aspettare dall&#8217;amore del principe per il bizzarro. Le camere erano disposte così irregolarmente da poter essere viste soltanto una alla volta. C&#8217;era, ogni venti ? trenta metri, un&#8217;improvvisa svolta che apriva di conseguenza prospettive sempre diverse. A destra e a sinistra, nel mezzo delle pareti, un&#8217;alta e strettissima finestra gotica dava su un corridoio chiuso, che seguiva le tortuosità dell&#8217;appartamento. Queste finestre, di vetro lavorato, variavano di colore secondo la tinta dominante delle decorazioni di ogni singola stanza. Quella situata all&#8217;estremità orientale aveva nella decorazione una forte dominante blu, e blu erano le finestre. Negli ornamenti e nelle tappezzerie della seconda stanza predominava il purpureo e purpuree erano le vetrate. Tutta verde la terza, altrettanto le finestre. La quarta era arredata in arancione e così anche illuminata dello stesso colore, la quinta di bianco e la sesta di violetto. La settima stanza invece era tutta avvolta in arazzi di velluto nero, che pendevano dal soffitto e dalle pareti, ricadendo su tappeti della stessa stoffa e colore. Era soltanto in questa stanza che il colore delle finestre non corrispondeva a quello delle decorazioni. Le vetrate erano di un colore scarlatto, di un cupo color sangue. Ebbene, nessuna delle sette stanze con le loro decorazioni, pur ricca di ornamenti d&#8217;oro, era illuminata da lampade o da candelabri. Non v&#8217;era luce di alcun genere proveniente da candele ? lampadari in questo succedersi di sale. Ma nei corridoi che accompagnavano le stanze erano appoggiati pesanti tripodi che sostenevano bracieri accesi, che, proiettando la loro luce raggiante attraverso il vetro colorato, illuminavano così in modo abbagliante le sale. Questo produceva un&#8217;infinità di immagini fantastiche. Ma nella stanza nera, quella a occidente, l&#8217;effetto della luce e del fuoco che si diffondeva sui drappi neri attraverso le rosse vetrate era talmente spettrale e produceva un tale effetto irreale sulle fisionomie di chi entrava, che nessuno aveva il coraggio di mettervi piede.</em><br />
<em>In questa sala si trovava pure, appoggiato contro la parete, un gigantesco orologio d&#8217;ebano. Il suo pendolo emetteva un suono cupo e monotono e quando la lancetta dei minuti compiva il giro del quadrante e batteva l&#8217;ora, veniva fuori dai suoi polmoni di bronzo un suono chiaro, forte e profondo, straordinariamente musicale ma di una tale forza, che a ogni ora i musicisti dell&#8217;orchestra erano costretti a fermare l&#8217;esecuzione dei loro pezzi, per ascoltare quel suono; e così anche le coppie interrompevano le danze e su tutta l&#8217;allegra compagnia cadeva un velo di tristezza; e mentre l&#8217;orologio scandiva ancora i suoi rintocchi si notava che i più spensierati impallidivano e i più vecchi e sereni si passavano una mano sulla fronte in un gesto di confusa visione o di meditazione. Ma non appena questi rintocchi tacevano, tutti erano subito presi da un sottile riso; i musicanti si guardavano fra di loro e sorridevano quasi imbarazzati del proprio nervosismo, e si promettevano che il prossimo scoccare della pendola non li avrebbe più messi tanto a disagio; ma poi, dopo sessanta minuti (che sono esattamente tremilaseicento secondi del Tempo che fugge), quando tornavano a risuonare i rintocchi dell&#8217;orologio, cresceva in loro lo stesso stato di smarrimento, di tremore e meditazione.</em><br />
<em>Nonostante tutto questo, la festa era allegra e incantevole. I gusti del principe erano davvero squisiti. Aveva, in particolare, occhio per i colori e per gli effetti. Disprezzava le facili decorazioni in voga. I suoi progetti erano avventurosi e bizzarri, e la loro ideazione era illuminata da incandescenze quasi barbare. Qualcuno avrebbe potuto giudicarlo pazzo. I suoi seguaci però intuivano che non lo era affatto. Bastava stargli vicino e ascoltarlo per assicurarsi del contrario.</em><br />
<em>Era stato in gran parte lui stesso a sovrintendere alle decorazioni delle sette stanze, in occasione di questa grande festa; ed era stato senz&#8217;altro il suo gusto personale a caratterizzare le maschere dell&#8217;intera compagnia. Credete, erano davvero grottesche! Di splendore e lucentezza, di intensità e fantasticheria, ce ne era tanto quanto poi se ne sarebbe visto nell&#8217;</em>Ernani<em>. Vi erano maschere arabesche, maschere totalmente in contrasto con i corpi che le portavano, fantasie assurde che soltanto un pazzo poteva aver inventato. Vi si trovavano in gran copia bellezza, lascivia e bizzarria, e insieme terrore, e nulla che potesse suscitare disgusto. E difatti, nelle sette stanze si muoveva una moltitudine di sogni. E questi sogni si intrecciavano, assumendo colore dalle stanze e dando la sensazione che la musica ossessionante dell&#8217;orchestra fosse soltanto l&#8217;eco dei loro passi. E poi, ancora l&#8217;orologio d&#8217;ebano, nella sala di velluto, che batte tutte le ore pietrificando per un attimo, i sogni. E cade il silenzio e l&#8217;immobilità e si sente soltanto l&#8217;orologio. Ma l&#8217;eco dei rintocchi si estingue lentamente: ancora una volta non sono durati che un istante, e un riso represso fluttua e l&#8217;insegue, mentre svaniscono. Torna la musica e i sogni riprendono vita; si incrociano e si uniscono ancora più ardentemente, illuminati dai raggi del fuoco dei tripodi, attraverso il vetro colorato. Ma verso la camera più occidentale nessuna maschera osa avventurarsi, ora che la notte avanza e dalle vetrate sanguigne viene una luce più rossiccia, e la cupezza dei drappeggi scuri spaventa più che mai. Chi posasse il piede sul tappeto nero sentirebbe il rintocco ovattato dell&#8217;orologio vicino ancora più solenne e, nello stesso tempo più vigoroso, di quanto possano sentirlo le orecchie di coloro che indugiano nei più remoti divertimenti delle altre sale.</em><br />
<em>Ma queste sale erano densamente affollate; in esse pulsava febbrile il cuore della vita. La baldoria andò avanti ancora più frenetica, finché risuonarono i primi rintocchi della mezzanotte. La musica cessò, come ho detto, i ballerini si interruppero e vi fu, come prima, una pausa generale, inquieta. Questa volta però i rintocchi erano dodici e accadde che il tempo a disposizione per lasciarsi andare a contemplazioni e pensieri fosse più lungo; e per questo forse, prima che l&#8217;ultima eco si dileguasse, più di uno della compagnia ebbe occasione di notare una figura mascherata che fino ad allora era sfuggita all&#8217;attenzione. E, quando la notizia della presenza di questo personaggio si diffuse fra i presenti, si levò un bisbiglio, un mormorio dapprima di disapprovazione e di sorpresa e alla fine di spavento, orrore e disgusto.</em><br />
<em>In una mascherata come quella appena descritta si può immaginare che non poteva essere un&#8217;apparizione normale a suscitare tutto questo trambusto. Alla fantasia e al capriccio delle maschere erano state fatte illimitate concessioni, ma la persona in questione aveva superato Erode e oltrepassato anche i limiti della stravaganza del principe. Anche nei cuori dei più sfrenati ci sono corde che non possono essere toccate senza dare forti emozioni. Persino per i più cinici, per i quali la vita e la morte sono oggetto di beffa, esistono cose su cui non si può scherzare. Era ovvio ormai che tutta la compagnia sentiva profondamente che nel costume e nel comportamento dell&#8217;individuo non vi erano né umorismo né dignità. La figura era alta e ossuta, ed era coperta dalla testa ai piedi dei vestimenti per i defunti. La maschera che portava sul viso era talmente simile all&#8217;aspetto di un cadavere irrigidito che anche l&#8217;occhio più accorto avrebbe avuto difficoltà a scoprire l&#8217;inganno. Eppure tutto questo avrebbe potuto essere sopportato, se non approvato, dai pazzi festaioli tutt&#8217;intorno. Ma l&#8217;individuo aveva avuto il coraggio di mascherarsi a guisa di Morte Rossa. Le sue vesti erano fradicie di sangue e anche la sua faccia dall&#8217;ampia fronte era cosparsa dell&#8217;orrore scarlatto.</em><br />
<em>Quando gli occhi del principe Prospero caddero per la prima volta su questa immagine lugubre (che solennemente, quasi a simulare il ruolo scelto, camminava maestosamente fra gli ospiti) sul suo viso sconvolto si disegnarono terrore e disgusto; subito dopo avvampò di rabbia.</em><br />
<em> «Chi osa?», domandò con voce rauca ai cortigiani più vicini, «chi osa insultarci con questa bestemmia? Prendetelo e smascheratelo, e che si sappia chi impiccheremo all&#8217;alba sui bastioni del nostro castello.»</em><br />
<em>Mentre pronunciava queste parole, il principe Prospero si trovava nella sala orientale, cioè nella sala blu e la sua voce risuonò alta e chiara per le sette sale, poiché il principe era fiero ed energico, e a un cenno della sua mano l&#8217;orchestra s&#8217;era taciuta.</em><br />
<em>Era nella stanza blu, che si trovava il principe, circondato da un gruppo di cortigiani impalliditi. Al suo parlare dapprima i cortigiani fecero l&#8217;atto di scagliarsi contro l&#8217;intruso, che in quel momento si trovava nei pressi e che ora si stava avvicinando maestosamente al principe, con passo lento e deciso. Ma per l&#8217;indicibile terrore che la folle messa in scena della maschera aveva suscitato nell&#8217;intera compagnia, nessuno osò afferrarlo, e così passò indisturbato vicino al principe. E mentre la folla si allontanava di scatto, come colta da un comune impulso, dal centro delle stanze e si appiattiva alle pareti, presa da una paura incontrollabile, costui continuò ad avanzare con quel suo passo solenne e misurato che lo aveva distinto fin dall&#8217;inizio, senza incontrare ostacoli da una sala all&#8217;altra. Attraversò la sala blu, la sala purpurea e da quella passò alla sala verde, dalla sala verde a quella arancione, e poi alla bianca, e da questa si spinse anche nella sala violetta, prima che fosse fatto un solo tentativo di arrestarlo. Fu in quel momento però, che il principe Prospero, furioso anche della propria momentanea vigliaccheria, si precipitò attraverso le sei stanze, senza che nessuno dei suoi lo seguisse, per il folle terrore che li paralizzava. Impugnava una daga e d&#8217;impeto si era avvicinato alla figura che si ritirava, ed era già a pochi passi quando questa, giunta all&#8217;estremità della stanza di velluto, si girò di scatto verso il suo inseguitore. Si sentì un grido straziante. La spada cadde scintillando sul tappeto nero, sul quale subito dopo si accasciò morto il principe Prospero. Con il coraggio della disperazione un gruppo di gaudenti si precipitò nella sala e afferrò il mascherato, la cui alta figura stava maestosamente immobile nell&#8217;ombra della pendola d&#8217;ebano; e fu allora che con un gemito d&#8217;orrore si accorsero che le vesti funerarie e la maschera di cadavere che avevano afferrato con tanta violenza, non contenevano alcuna forma tangibile.</em><br />
<em>E allora si seppe che la Morte Rossa era là, e tutti la riconobbero. Era arrivata come un ladro nella notte. Uno dopo l&#8217;altro caddero i festanti nelle sale ormai invase di sangue; morivano così, nella disperazione. E quando l&#8217;ultimo morì, anche l&#8217;orologio d&#8217;ebano tacque, e le fiamme dei tripodi si spensero. E il Buio, il Disfacimento e la Morte Rossa dominarono indisturbati su tutto</em>.<em></em><br />
Voi cosa avete capito da quest’emblematico racconto? Che siamo pirandelliani, ognuno dietro una maschera per l’opportunismo di circostanza?<br />
Carlo d’Inghilterra è il Principe che “prosperò” traditore di Lady Diana per “fotterla” nel “<em>tunnel</em>” della buzzicona? Potrebbe essere un’interpretazione molto <em>sui generis</em>, una vaccata meglio della vaccona di Kate Middleton.<br />
Sì, secondo me le principesse, anche se magre e slanciate, han un che di lardoso. E vanno (s)munte.</p>
<p>Ora, alza la mano uno studente senza denti:</p>
<p>- Professore, ce lo spieghi Lei?</p>
<p>- Ma io non ce l’ho piegato! Non devo spiegare proprio un cazzo. Devi impararla/a da solo. Ricorda: non troppo analizzare, se no diventi un analista da penali, e ti faccio l’anale.</p>
<p>- Come, prego?</p>
<p>- Niente, era una cazzata. Vuoi la spiegazione del racconto?</p>
<p>- Certo.</p>
<p>Il Principe Prospero pensa di poter pappare tutte le prosperose e invece niente cena della sua maschera di cera da morto.<br />
I panegirici servono al panettiere per le “rosette”. La verità va dritta e abbrustolita. Come lo “sfilatino” rizzo, non arrotolato&#8230; in inutili (rag)giri(ni). Deve essere caldo e basta. Farina del suo sacco, senza scopiazzature e altri “cazzi” che tengano, leggi Viagra e Bignami.<br />
Da me, il professore, otterrai solo il tuo gnomo se oserai “magnarmi” da falsità professorali. Non sono magnanimo, sono quel che sono. A volte non ci sei, perché dormi. I sonniferi rilassano, per un po’ non ci sarai, poi canterai con Claudio Baglioni la tarantella assieme a Vasco Rossi, al ritmo di sono vivo, sono qui, sono ancora qui, eh già. Secondo me, è già finita. Ti ve(n)do in zona Verdone quando canta la canzone “Binario”&#8230;</p>
<p>Rammenta, demente. Nella vita, non esistono equazioni binarie e spiegazioni logiche. Devi calcolare anche il digitale dopo l’analogico. Infatti, adesso dove li butterò i vecchi VHS che non “entrano” nel “lettore?”.<br />
Io leggo ma gli altri no. Sembrano delle stampanti. Parlan per frasi fatte. Io non mi faccio, gli altri strafatti ti dicono di farti gli affari tuoi. Il loro affare però è ammosciato. Troppa droga e i ventenni han già le rughe. Se a quaranta diverran a novanta, a ottanta rinsaviranno o salirà ancora? Chissà. Lasciano il Tempo che trovano. Ma lo troveranno in mezzo alle troie. Il mestiere più antico. Sì.<br />
Un Tempo, guidavano le Vespette. Amavan la donzelletta che “vien” dalla campagna, adesso mirano a carriere “facili” eppur “arrivate” in cima al “monte”.<br />
C’è Monti, Vespa Bruno, Brunetta va con le brunette, la verruca di <em>De Niro</em> è sempre più vecchia.</p>
<p>Insomma: “La maschera della Morte Rossa” è la metafora della condizione (dis)umana, che tocca anche ai “potenti”. Si credon “<em>untouchable</em>”, ribaltando le regole da <em>Al Capone</em>, ma se li tocchi&#8230; nell’intimo&#8230; (vedi Berlusconi con le mignotte), s’incazzano e rigiran di porcate. Tutto un Travaglio, da che posizione la guardi, sei ingravidato da quando sei uscito uterino, forse anche Martin Lutero era invero papale. Sì, Martin non ha mai pappato, sol di sapone bolle.</p>
<p>Gli uomini coi soldi, prima o poi, si rivelan stronzi. Le stronzette, da me solo che cazzotti. Comunque, ce n’erano molte nell’orgia di <em><strong>Eyes Wide Shut</strong></em>.</p>
<p>Tom Cruise scelse la fulva in modo poco furbo, di lievito “infornante” sull’inculata che levita.</p>
<p>Si toglie la <em>mask</em>, diventa Jim Carrey di <strong><em>Bugiardo Bugiardo</em></strong> e tanto va il porco al largo che fa la fine del Prospero.</p>
<p>Una fine da vero dottore del Principato&#8230; di Monaco?</p>
<p>No, di me che glielo monco.</p>
<p>La Morte Rossa sono io.</p>
<p>Così scrisse, così è.</p>
<p><em>Amen</em>, salutami la bionda morta dell’obitorio.</p>
<p>Anzi no, aspetta. Ma la bionda era la stessa della festa? E chi l’ha resa rossa? Come? Era sempre bionda? Son io che confondo?<br />
Siamo in un <em>doppio sogno</em>?</p>
<p>Mah, secondo me l’ha ammazzata il parrucchiere.</p>
<p>E Nicole Kidman rimase una cagna anche con Kubrick. Il resto è una “montatura”. Rimarrà negli an(n)ali.</p>
<p>Fidati. La vita è Arte per Natura, il bisogno dell’artista è consolarla.</p>
<p>Certo, se non hai i soldi per neanche un piatto d’insalata e la testa di Stanley Kubrick, poi ci scappa la frittata.</p>
<p>E nessuna scopata. Ci sarà qualche scappatoia? Voglio solo la scappatoia. Al massimo, posso pretendere una scaloppina. Non voglio galoppare di fritte patatine.</p>
<p>Oh, non friggerti. Pensa al tuo uovo, mi sa che l’Uomo non sei tu. Mi sembri uno da Vov. Dammi retta, quale genio della lampada.<br />
Non sei nessuno, io sono qualunque. Il problema non mi passa. Svolto mentre ti aspetta la sedia elettrica da Alessandro Volta(ggio).</p>
<p>Insomma, mi tengo Poe-ta, anche squattrinato, tu tieniti le tette guadagnate di molta marchetta.</p>
<p>Ciao, ci rivediamo, eh?!</p>
<p>Non è una spiegazione? Invece, lo è. E se non t’ho convinto, se vuoi avvincermi al tuo vanto, da me lo riceverai poco davanti.</p>
<p>In realtà, l’esegesi di questo grande racconto è questa, sintetizziamola però per questioni logi(sti)che: il “Principe” Prospero pensa di scacciare via i suoi demoni interiori e crede di trovar conforto in una “fortezza”, attorniato solo da persone che può “soggiogare”.<br />
Ma la coscienza silenziosa serpeggia, striscia, entra senza che nessuno possa vederla, il Principe l’ha sempre saputo/a. Sperava che si fossero per sempre calmate le acque, ma le acque delle anime “rinnegate”, soprattutto la propria, tornano prima o poi a galla.<br />
Tormentano di pari persecuzione. Per se stessi nello specchio delle bugie. Di tutti, purtroppo.</p>
<p>M(or)ale: se fai il gallo, anche i ricchi piangono.</p>
<p>Non fa rima. Non segue un filo logico?</p>
<p>Sì, ho sempre preferito gli incubi di Lynch a Shining.</p>
<p>Possiamo dirci la bestemmia? Va detta. E ci sta pure il Dio dopo il?</p>
<p>Il pranzo di Prospero. Perché non puoi (pro)sperare a lungo.</p>
<p>Applauso!</p>
<p>Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
<ol id="elencoPlaylist">
<li><a title="Apocalypse Now (1979)" href="http://www.filmtv.it/film/13196/apocalypse-now-1979/">Apocalypse Now (1979)</a></li>
<li><a title="La maschera della morte rossa (1964)" href="http://www.filmtv.it/film/4190/la-maschera-della-morte-rossa-1964/">La maschera della morte rossa (1964)</a><br />
A scanso di equivoci!</li>
<li><a title="All'inseguimento della pietra verde (1984)" href="http://www.filmtv.it/film/249/all-inseguimento-della-pietra-verde-1984/">All&#8217;inseguimento della pietra verde (1984)</a></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_9" style="width: 281px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Edgar-21.jpg"><img class="size-medium wp-image-9" alt="Decadentista, arrugginito, si sfama eternamente di nostre anime, le dissangua e vivrà prosperamente di aldilà immenso." src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Edgar-21-271x300.jpg" width="271" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Decadentista, arrugginito, si sfama eternamente di nostre anime, le dissangua e vivrà prosperamente di aldilà immenso.</p></div>
<div id="attachment_10" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Ste-De-Niro-71.jpg"><img class="size-medium wp-image-10" alt="Stesse iridi impenetrabili, arcano Cavaliere delle notti. Brandisco e forgio il Cuore a titan(i)o." src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Ste-De-Niro-71-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Stesse iridi impenetrabili, arcano Cavaliere delle notti. Brandisco e forgio il Cuore a titan(i)o.</p></div>
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