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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Dylan Dog</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il seme della follia, s(c)emi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 13:38:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli They Live nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi rocker, domani melanconico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/s0ochnB3VNs" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe>Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli <em>They Live</em> nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi <em>rocker</em>, domani melanconico come una fievole, calda melodia <em>jazz</em> che, sfregando immagini inquietanti di (sotto)fondo, cari (s)fondati (in)certi, irta ed eretta di <em>cric</em>-<em>track</em>-<em>mind</em>, irosa e rossa nel trasfonderci umana, cauta e lieve, ci inonda di letizia, invece, corroborante la nostra psiche, sempre anima(ta) nella mente vera e giustamente, appunto, vitrea nel lindor accecante del viaggio pen(sier)oso e talora avventuroso del vivido essere senziente e non essere, come (non) siete, dentro una triste, agghiacciante ambulanza di corpi e c(u)ori macchine. Vi(b)ra lampeggiante la bellezza asciutta senza (rim)pianti, incatenata o incantata, feroce o già squagliata dagli squal(lid)i? Ed è poesia (dis)incantata in mo(vi)menti di palpebre argute, sonnolente, abbacchiate ma non abbattute, (s)battiamoci nella pavimentazione a prima-pietra di cuor (in)vis(t)o che, superficiale nel visitarci da voi, opachi e miopi, traslucida, furente, battagliera, si aggancia ai voli pindarici, anche da Icari b(r)uc(i)ati e non da scor(i)egge del viver apparentemente savio e inver falso ché non sente se non i bagliori fatui, effimeri di sé stes(s)i già da morti viventi e sepolti, cementati, orrendamente scop(pi)ati.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/YNeYeZjsry0?list=UUqlcyOb0o3c688_ESZlF_-Q" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Essi vivono?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Oct 2013 17:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Firmato Stefano Falotico La più grande storia horror mai raccontata: se stai indigesto a chi ti giudica “diverso”, spezza la normalità presunta e ungila con graffi, unghie, arti(gli), sputi e pugni Una società sempre più intollerante, boicottante, armeggiano di maldicenze, superstiziosa come poteva essere durante i periodi più bui dell’Inquisizione, ove si bruciavan le donne [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/They-Live.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-209" alt="They Live" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/They-Live-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Firmato Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La più grande storia <em>horror</em> mai raccontata: se stai indigesto a chi ti giudica “diverso”, spezza la normalità presunta e ungila con graffi, unghie, arti(gli), sputi e pugni</strong></p>
<p>Una società sempre più intollerante, boicottante, armeggiano di maldicenze, superstiziosa come poteva essere durante i periodi più bui dell’Inquisizione, ove si bruciavan le donne “indigeste” nel “recluderle” a fiamme di peccati tutti inventati. L’oscurantismo s’è accresciuto e qui io vi narro l’abominio partorito dalla mente dei più orridi dementi, capeggiati da un losco “capobanda” che ne riceverà tante. Vedi? Anzi, senti? Fa anche assonanza e, sonante, va il rumor del tuo tremare già sprofondato. Ascoltami, porgi il palmo della manina&#8230; morta sul tuo di pietra cuoricino e “ausculta” come, tensivo, il tuo battito cardiaco, mio “bel” bimbino, sta scuoiandosi di pari cannibalismo. Una lapide mortuaria o sbiancato come il marmo? Ma non eri sempre innamorato? Sì, delle zoccole. Tope limitrofe ai tombini.</p>
<p>Viviamo qui ove le scelte non vengono rispettate.</p>
<p>Tra felsinee torre “svettanti” le borie d’autunnali “splendori”, va la famiglia che può competere col campione più untore. Tutti “dottori”, “laureati” in scibile del serpeggiante sviar il vero tra “farfalline” e bisbetiche da dom(in)are. Ruminano schietti e s’accaniscono contro chi beve dalle fiaschette. A detta loro, è un insipiente, un ubriacone senza parte e dai deboli pantaloni.</p>
<p>Eh sì, lor “signoria” ne ha ben donde ad avercela contro i “vagabondi”, si balocca fra orecchini e “sventole” sullo sventolante “plebiscito” tanto del giudicar più a lor ardir che tal “cattiva erba” sia estirpata. Odiano la plebe, son clericali quanto un cazzo in cul.</p>
<p>Ma non addomesticheranno nessuno, tantomeno me che, dopo esser “murato” vivo da tali vivissimi vili, scardinandoli a fuoco lento ne terrorizzerò di gusto il lor “gustarmi”. Cotto e voi mangiati! Andate a plagiare vostra madre. Ah, scusate. L’avete già fatta?</p>
<p>Maniaci del sospetto, sempre all’erta nel lor tragicomico “imbavagliare” col “lindo” pettorale d’una corazza appunto disarmante, eccoli a ridere e a scherzare, tronfi in piazza e poi a messa nel finto pentimento dopo tanto distruttivo “istruir” di convenzione e circuizioni. A polpette, la patata bollente. Eccoti a fette. E la ciliegina? Altro che torta in faccia!</p>
<p>Che personaggi da circo&#8230; degli orrori.</p>
<p>I ribaltatori dei crimini, i “legulei” di cotanto “ingegno”.</p>
<p>Saltimbanchi delle ex s(c)uolette come il “liceo classico” Minghetti, son ora sistemati a panza piena ma perseverano a sbeffeggiare di tracotanze.</p>
<p>Accuse infondate, deduzioni all’acqua di rose come la lor testa annacquata e le “troiette” che innaffiano, presto il dolor avvertiranno nel bagnarsi di merde.</p>
<p>E, se non crollarono, la rovina delle loro “maledizioni” si riverserà lor addosso con tanto di risarcimento e versamenti. Ancora chiamerebbero l’esercito.</p>
<p>Ma voglio rivelar a codesti che varie ambulanze li aspettano.</p>
<p>Non per consegnarli al manicomio ma alla funeraria “cerimonia”.</p>
<p>Comunque, non saran celebrati dai parenti, serpenti come loro.</p>
<p>Se vi stavo antipatico, bastava dirlo e non inventarne di crude&#8230;</p>
<p>Perché repentinamente i vostri testicoli saranno vicino ai lumicini&#8230; del cimitero?</p>
<p>Certo(sa). Hai indovinato il tuo posto, impostore!</p>
<p>E la storia dov’è? La sanno loro, i morti.</p>
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		<title>Racconto di night by Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 19:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230; Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-198" alt="Topolino Fantasia" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center"><i>Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230;</i></p>
<p>Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante in gambe tue leggiadre, svincolo in una povertà “miserabile”, vinto e vivo al confino, l’emarginazione dei miei traguardi dimenticati, di soldi buttai nel cesso, spesi in frottole e “vettovaglie” d’una immaginazione per me, solo e abbandonato, sventolante palpebre smorte che ci sono, esistettero e resiston madide d’una “sporcizia” che ado(r)no, lussuria svestimi e canta all’alba in schizzi fragorosi d’un incanto mastodontico, erra cavaliere notturno, un errore ché t’è costato tanto&#8230;, ma sper(per)o ingannevole al naso mio stes(s)o bugiardo, affido un po’ di pargola malinconia a un funerale che ritempri la voce coraggiosa d’una lagrima del “piagnisteo inutile”, io l’odiato che amo ingenuo, spezzato e rancoroso e dunque ancorato a quel che m’è rimasto, ma si mastica, mi stritolo in angoscia temp(e)rata, non esisto e frammentato residuo svengo senza lasciar la preda delle scie trascorse, un po’ orso e un po’ cavallo di battaglia quando ergo un racconto che vi faccio leggere, ché i posteri ricorderanno un mio diaframma roco, flebile e che nessun vede?<br />
Di ques’umanità senz’identità (s)comparsa di onori, il valore mio non s’è spento, combatto e lego al palo il vigliacco mai ero(e), rinnego l’angelo che sulla fronte mi bacia, piango e ipocondriaco me la meno, non espello neppure una mia ammonizione su quanto peccai. E sapete perché?</p>
<p>Perché non valgo un cazzo ma il legno mio lo tengo dritto, non si sa mai che vada ficcato a qualche stronzo con troppe fregole per la fregna. Sì, ancora so come fregarvi e com’appunto raccontarvele&#8230; bene, figli di puttana, v’infilo questo, non v’infilzerò, il mio carisma lo (pre)tende, stendetemi uno svelto vel pietoso, oh miei frettolosi da frutti di bosco, io sono strenuo, io narro e bravo esigo.  E che cazzo! Basta con gli sterili, siate fertilità al mio pensiero!<br />
&nbsp;</p>
<p>Pronti per la sparata? Come no? Ah, capisco&#8230; la signora in terza fila ha fifa che possa bagnarsi nelle mutande di “commozione”. No, eviteremo indugi alla retorica, un racconto come Dio comanda eppur “toccante”. Eh sì, sono o non son il toccato? Infatti, il racconto si chiama “Lo struccato”.</p>
<p>Mi ricordi di tempi fottuti che non han niente a che vedere con queste quattro scamorze. Sì, una volta i topi mangiavan le fragole con dei formaggi al peperone, poi si ubriacavan di zoccole della buona “zampogna” nello scantinato. Oggi, invece? Un sedile reclinabile, una tastiera ergonomica e ti sbatton in manicomio se fai il lupo.<br />
Fine.</p>
<p>Un fratello della congrega alza la mano, poi ci ripensa e urla che fa schifo.<br />
Le donne, “commosse”, lo cingono di baci e gli sussurrano che, scopando, capirà.</p>
<p>Applauso!</p>
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		<title>Il solito gelato e una leccata ma non da lecchino al paraculo</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Oct 2013 09:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari! Così, in tal storia dai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img94.imageshack.us/img94/4214/m2mv.jpg" width="800" height="588" /><p class="wp-caption-text">Una granita e poi grandinale dentro! Gradiscila!</p></div>
<p>“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari!</p>
<p>Così, in tal storia dai miracolanti contorni, colo il mio coglier l’occasione e stampiglio una lagrima arrugginita in faccia alla comicità “triste”. Piango in finta camuffa e buffoneria che forse, nel disprezzo che ti spezza, rivela il rimpianto che sta dietro anche a chi prova a svoltare, rimane uno strozzar tutto, e le polveri abbrustoliscono una tortuosità che urla.</p>
<p>Ululo e vi ficco in culo!</p>
<p>Dietro le risa, anche le tue, c’è sempre il lupo. Coccoli il pelo ma strizza quel che non è e non sarà più nei sereni e nell’animo turbato. Esservi servile non è servito, tanto voi vivacchiate di leccatine e mordete le fragole con lingua a “orge di tenzone”, sempre ardenti miei tizzoni.</p>
<p>E poi osate “disossare”, rintuzzando la dose di fottervi fra cene da cretini, “cremosità” da me ripudiate, basate tutto su un’inventata vostra corsa per salir in “podio” al bellimbusto più apprezzabile, sfangate, v’affamate, di tutti mi spogliate da dilettevoli, eppur resisto da infamato e più fiammante, barcamenandomi sfarfallante, in ode a una poesia bislacca, non dolciastra come le vostre lacche su capelli da lacchè. Accendo un fiammifero ad Amsterdam, città fiamminga per canali di fighe vostre annegate. Ad Amsterdam non mi drogo, fotografo.</p>
<p>Checche&#8230; se ne dica, son il Principe.</p>
<p>Vergo la mia “verga” in solitudine, rassodato in apostrofarvi di sputarvi, di fissare il vostro “cotanto” arieggiar d’ilarità riprovevole. Siete davvero notevoli, sapete? Sì, il mio notaio vi consegnerà delle “note”.</p>
<p>Non son provato, son oramai provetto al fottuto sebben mi diate del poveretto e non mi darete credito.</p>
<p>Di mio, ho il nullaosta senz’ostie “benedette”, maledico il cazzo come si confà a farvele, tripudio splendido d’appunto cazzeggiar senza coglioni in mezzo alle palle. Ebeti, avete trovato l’osso duro, azzardatevi ad azzannarmi e vi spolperò poi leccando il pompelmo delle vostre puttane.</p>
<p>Qui, io enuncio codesto, “cari” bellocci da coccoline&#8230; Dopo tanto sognare, son tornato arrabbiato, rombante Cuore incendiantissimo.</p>
<p>Tenermi fermo, non mi dolerà, nessun dolo ora che il fuoco scoppia e di brace bacia tutti.</p>
<p>Sinceramente, sono peggio di te. Così è. Se ti sta bene, bene, altrimenti Male maiuscolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">(Stefano Falotico)</p>
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		<title>Sandra Bullock sbullona</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 20:00:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Sandra+Bullock+Alternative+Views+BFI+London+Ax0MDm1p_ELl.jpg"><img class="size-medium wp-image-155 aligncenter" alt="Sandra Bullock" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Sandra+Bullock+Alternative+Views+BFI+London+Ax0MDm1p_ELl-182x300.jpg" width="182" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>“Siringa” in giugulare recisa, adombrata nostalgia che svaga “daltonica” o in bianco e nero</i></p>
<p>Di pazzi è stracolmo tal Mondo d’inetta volgarità, pedissequamente perseguitano, feriscon taglienti e mordon il tuo universo emotivo, spranghe psicologiche, tremebondi circonvoluzioni radicate a tuo stanco martoriarti, spellato crolli, isteria ti domina e svieni, cadi in stato di <i>trance</i>, sì, tranciato nell’anima già sparita una volta, adesso a espiar caduca, imbrunita respira un istante e poi “vien” rasserenata sol da brezze scandite in tenui sospiri per una felicità (in)esistente, giammai sarà. Ingiallito, stai colando rabbia, s’aggrappa a un mellifluo illuderti ma, incisivo, il Tempo non cambia, peggiora e deperisci già smorto.</p>
<p>Avvolto da un nitore che si sbianca a tuo viso evanescente, giaci sottile in un urlo tanto adamantino quanto di “Diamine, cazzo!” esclamato a membra non udite. Nessun ti sente, batte la gioia per un frangente, sei franto, sperma caldo ma gelido (nono)stante, il resto son stralci, vanità perpetua mai ad attraccar in un non dove che, soffocandoti, goloso lecca le ferite, non godi, scopi di fantasia ma forse l’immaginazione è tutto, te ne giovi, ne sei soggiogato, burattino e marionetta, a fili di rasoio e rasoiate incastrate e rasate nei doppi tagli caudini del solito, insuperabile circoletto vizioso. S’innesca sempre, vaffanculo. Prenditi una puttana, noleggia il tuo cazzo per un po’ ma servirà un’inculata per sopperire alle tante tue&#8230;?</p>
<p>Dal colorito “acrilico”, svieni, ti ravvedi, “polistirolo” di pelle umana, ombra sfuggevole nel senso della vita che gli altri non captano né capiranno mai.</p>
<p>Tingi le nubi di arcobaleno ma a questi appare scialba. A me sembra una bionda dal buco nero, detto anche nebulosa per cataclismatico, scalmanato “razzo” esplorante l’immensità. Ameno o bombardiere? Attento a non metterla incinta, proteggi il pisello con stantuffar “protetto”, succhia le tette ma contieniti, ci potrebbe scappar un figlio. E poi chi ti dà i soldi per le belle bomboniere? So che è un bocconcino ma gustalo di “bontà”. Non incattivirlo e castiga quando schizzerà. In aria, mi raccomando.</p>
<p>Ambiscono a carpirlo, a inchiappettarle, rimangono tanti “trionfi” ma il tonfo dove me lo ficcano? Sapete dove state? Nel <i>plof</i> e tutto è un (tram)busto, tran tran(s) e un <i>viados</i> alberato che ride contento come la befana di tua madre. Svoltò in un’altra sessualità, chirurg(i)a plastica o figa in filigrana? Secondo me, spesso infilata di sana pianta ma l’importante è piantarglielo senza “fioretti”, ché son fiorellino quando faccio il buono, tua madre è ancor bona e va in sedere “stringato” valorosamente <em>badly</em>. Col cazzo che tieni (d)ritto, tienilo a ba(n)d(ier)a, anche penzolando da un orgasmo all’altro, regalandole zucchero filato da Babbo Natale e una barba “terrorista” da talebani per un suo parsimonioso an(n)o nuovo. Inaugurato dal gatto (San) Silvestro, smielato come il canarino, “pulcino” cresciuto ben di pen impennato a uccellone. Tua madre tracanno, un altro cane sarà dalla sua, enorme scannato. Voragine! E così va la vita “svolazzante”, fra una buca a “biliardo”, il fegato e la bile da bruco, il fiele e “Calmo con le mani”, la dinamite sul pepe del pinnacolo e il carbone nel cam(m)ino. Insomma, dammi tua figlia perché è più figona della matrona.</p>
<p>Il patrigno la consolerà di Ave Maria e codesta darà a Cesare l’aureo suo deflorarla in fiamma, firmante pompante, “poppanti” a raccolta delle (v)u(l)ve. Dateci a più non potete. Dai, impotente, sguinzaglia il <i>papillon</i>, accollalo ché sgorghi a gole <i>solari</i>(s)del colartelo. Incolla la fotografia di <i>Sandra Bullock</i> e masturbati sulle tue gambe. Questa è <i>happiness</i>. Voli basso ma vale il prezzo del biglietto questa di gran pezzone. Non è che Sandra però è (s)pezzata? Che <em>space odissey</em> poterla avere. Non essere avaro, sii a Sandra alveare. Vero!</p>
<p>La verità è che (non) la vedi benissimo. La trombasti da <i>demolition man</i>, adesso ce l’hai ibernato. Neanche Sandra può sghiacciarlo, non ci saran <i>gravity</i> che terranno. Sta colando a picco e strabuzzi gli occhi a orbite per quel culo spaziale.</p>
<p>Detta come va detta, daglielo e non pen(s)arci su due volte. Solo una botta.</p>
<p>Poi, di <i>gas</i>, svuota da benzinaio su un’altra attrice di Hollywood.</p>
<p>C’è sol l’imbarazzo della scelta. Nasce una “stella” ogni dì, perdindirindina.</p>
<p style="text-align: center;">
(Stefano Falotico)</p>
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		<title>Tristezza meditativa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 10:52:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Come ti senti oggi? Stai meglio? No, di merda, quasi alla diarrea. Non ho voglia di parlare. Sii tu logorroico, riempi le pause della mia (s)figa. Ma l’ira diluisce, dipana un pensiero vagabondo che presto smalta la mia coscienza svanita, nitrendo io stesso svanisco se è vero che gli occhi racchiudono i [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Pietà.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-151" alt="Pietà" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Pietà-300x219.jpg" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Come ti senti oggi? Stai meglio? No, di merda, quasi alla diarrea.</p>
<p>Non ho voglia di parlare. Sii tu logorroico, riempi le pause della mia (s)figa.<br />
Ma l’ira diluisce, dipana un pensiero vagabondo che presto smalta la mia coscienza svanita, nitrendo io stesso svanisco se è vero che gli occhi racchiudono i dolori, le gioie e le frustrazioni di un anim(istic)o. Mistica rinomanza da primitivo coi graffi(ti) e specchi vanitosi d’una sempre ritrosia, svia, fagocita e soffre, sta male, malissimo, non s’attenuerà l’inquietudine di sentirsi fuori posto, fra ombre che scalfiscon un selciato a tuo rustico Cuore, antico come le pietre intagliate ove il lago dei sogni fu scremato da “lapidi” d’un bianco ucciderle. Candore avvizzito, stordisci le membra, sparisci e un’altra eclissi a te che ti pavoneggi solare ma invero sei triste, perso, come tutti o alla ricerca sempre d’una strada, d’un porto d’attracco che non pianga oppur si commuova, movimento d’impeti, di rabbie solitarie, di grandine che ferisce, cazzo&#8230; la vita si dilania a un gemito sofferto, sì, inutile resisterle, il resto è consolazione da poveri diavoli e un friggersi nella bugia che non sei purtroppo “normale”.</p>
<p>Questa è follia, sì, darsi del diverso per ottenebrare l’amore che scatta, scottan le cicatrici e non bolle neanche una patata bollente in pentola, ché tale esistenza anche repulsiva o pulsante prima o poi t’agguanta e ti c(u)oce la boccuccia. Dai, dai, guaisci, odia e fremi, guarniscilo, non guarisci neppure con una sega, sii oggi femmina e domani mezzo uomo, titano, gigant’appunto o nano, quel ch’importa è sempre un cazzo in culo. Capita a te domani, ieri lo estrassi dal tuo. A modo mio, un po’ dandolo e un po’ “ricevendone”, questa vita non è un eterno giovamento e i ricevimenti sono spesso funebri, perché vedo il mio volto cadaverico steso sull’altare e Cristo che sadicamente applaude.<br />
Si chiama presa presto e senza prestiti salvifici in quel posto vicino al presbitero perfin dal prete, anche le suore presbiti non ne vogliono.</p>
<p>Mi diedi alla mutua, divenni muto e ora neanche le carezze della Caritas.</p>
<p>Allora elemosino.</p>
<p>Divento “donna” e bacio una mimosa, regalatami dal mio spettro, stronzo perché mi corteggiò e poi mi lasciò solo con un cane da mantenere, cioè me stesso. Nonostante il mangime scarseggi, vado a preparare il pranzo.</p>
<p>Sarò costretto a tagliarmi un’unghia e cucinar il mio “artiglio”, sperando lo digerisca. Buona cena.</p>
<p>Tanti saluti, ieri fui, dopo il pranzo (s)fumerò. Con tanto di “dolce”.<br />
Insomma, sono uno come pochi. Non se ne fanno più uomini così. Mi sarei allietato solo del mio flauto.</p>
<p>E invece è stato un uccello cattivo a strapparmelo.</p>
<p>Comunque, passeggio e fischietto nelle aiuole. Si fottano!</p>
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		<title>Anche i bovari assassini han paura di un loro riflesso boia e del buio più pest(at)o</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Oct 2013 19:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dylan Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero dei freaks]]></category>
		<category><![CDATA[Croce]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico   Arcigno, tetro, impetuoso, famelico, quattro aggettivi poker che delineano i miei lineamenti spirituali, a tonante vendetta abissale, (d)istruttiva, scalfente ogni altro delitto “bianco” Sto sottilmente spiando i movimenti, assai prevedibili fra l’altro senza bisogno che piazzi delle “videocamere” psicologiche nel suo cervello bacato, pazzo su mia intuizione infallibile, dentro l’anima, usiamo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_132" style="width: 238px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/dyl_245.jpg"><img class="size-medium wp-image-132" alt="Il cimitero dei freaks" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/dyl_245-228x300.jpg" width="228" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il cimitero dei freaks</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: right;" align="center"><i> </i></p>
<p align="center"><i>Arcigno, tetro, impetuoso, famelico, quattro aggettivi poker che delineano i miei lineamenti spirituali, a tonante vendetta abissale, (d)istruttiva, scalfente ogni altro delitto “bianco”</i></p>
<p>Sto sottilmente spiando i movimenti, assai prevedibili fra l’altro senza bisogno che piazzi delle “videocamere” psicologiche nel suo cervello bacato, pazzo su mia intuizione infallibile, dentro l’anima, usiamo quest’eufemismo per umanizzarlo, di un “perfetto” criminale, tanto scrupoloso in tutti i minimi (det)tagli dell’infierir ferite ostinate e “recidive” all’altrui guancia, da “solleticar” il suo atrocissimo sdegno e (di)segno “marchiante”.</p>
<p>So bene che si sta di nuovo impaurendo, è stato l’usignolo dal “balconcino” della sua puttanella a ravvisarmi che tal malfattore, “rinsavendo”, adesso trema fagocitato di carne in sé raggrinzita, sbudellata dal timore denso e palpabile che l’assassinato, invero più vivo che mai, sia risorto dall’omicidio inflitto e lo perseguiterà proprio a morte nella scossa invisibile sulle percosse sue inascoltate, d’acuminate mosse parimenti “strategiche” alla ragnatela che tese per una trappola or ritortagli contro, in quanto si è improvvisamente miniaturizzato da topo, barricato di spavento tra quattro mura tanto asfittiche. Vero?</p>
<p>Squilla il telefono, un’altra offesa “incendiaria” ma la calma è un dono che ho imparato dal Diavolo più congiunto all’angelica <i>vengeance</i> del demoniaco persistere e, di tensione rabbrividente, incuter ancor più in lui “a tornio” la morsa. Prega, scongiurando la tragedia imminentissima, ma Dio è mio amico, ha dimenticato un altro particolare e, nelle mandibolari urla sue “silenziose”, è (in)conscio che perirà nel trafitto suo cuor d’animale.</p>
<p>Alcuni anni fa, con oculatezza e monito altero, già fu “allarmato” da quel che (pre)meditò potesse avvenire. “Svenevolmente”, finse delle scuse per poi da vigliacco fuggire “sgattaiolante” e poter attaccar con più subdola dolenza quel che sempre gl’apparvero come mie “dormienze”. Ma, dalla sonnolenza, può risvegliarsi il tuo incubo peggiore, un <i>nightmare </i>sotterraneo d’insonnia gastrica, di fegato macerato così quanto il nemico “ucciso” è tornato agguerrito a notturno annusarti.</p>
<p>Si rifugia al “calduccio” delle lenzuola, però “rintoccan” le sue “membra” infreddolite al ritmo del cardiopalma più raggelato. Si “straccia” la pelle e contorce le sue intestina, divorato da un senso di colpa macellante. Eppure, tal intirizzimento, non attenua il suo rizzar a irto gemer d’agghiacciante tremolio che grida (in)vano. Ma non era costui un vanesio pavoneggiante, prodigo alla “cultura” meritevole d’una vita “pacata” ché chi “guadagna” s(ucc)esso e culi è quel più scaltro nella furbizia “mascherata?”. Non era costui, il cui nome non nomino per “carità”&#8230;, un borioso strafottente di “classe sapiente?”.</p>
<p>Tutto calcolò nel suo piano&#8230;, ah ah, infatti lo soddisferemo e creperà lentamente a infamie che (pro)tese.</p>
<p>Davvero geniale come suicidio annunciato&#8230;, no? Stringiamogli la mano, non attenuiamo la mannaia che il “mannaro” “accollò” nel fallito&#8230; tentativo di decapitar un altro non “goloso” delle sue porcate.</p>
<p>Ma come? Non festeggiava eterno di gran “generosità”, “spifferando” sul glande “damerino” in bocca “gelatinosa” da schifoso platinato e “dolce” glassa ciucciandole? “Piacente” al tatto, “saporito” a “lievitar” d’ambizioni sfrenate, inculante tutti e tutte nel borioso “ardimentoso”, sadico ad alimentar reazioni rabbiose immolate a sventrare per onore del suo ment(o)re in tanto goder da matto&#8230;</p>
<p>Ha mai giocato a scacchi? Un brusco sterzar d’arrocco e finisce lui come un allocco, ben (in)castrato d’egual “leguleio” inganno. Oh mio bel cane, non è che finirai scannato?</p>
<p>Morale del nostro criminale mostro analmente analizzato:</p>
<p>Colui che testardamente insiste, potrebbe morire senza testa. Detto anche un cannibale dai canini aguzzini di stesso aguzzo.</p>
<p><i>P.S.</i>: mai dire gatto se hai incontrato un lupo.</p>
<p>Insomma, mai dare dello stupido Snoopy a Superman.</p>
<p>Potrebbe togliersi gli occhiali e spaccare le lenti della tua miopia.</p>
<p>Ciao. Voglio farti un favore. Ho già telefonato anche alla Certosa, ti risparmio la spesa per la tomba. Ne ho trovata una proporzionata alla “piramide” gerarchica del tuo (s)ragionar in vetta a tutti. Una volta là dentro, non ti preoccupare. Nessuno sentirà il tuo silenzio. Il becchino è mio amico, gli ho chiesto di portarti dei fiori a San Valentino. Evviva il morto!</p>
<p>Buonanotte&#8230;</p>
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