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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Dracula</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il seme della follia, s(c)emi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 13:38:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli They Live nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi rocker, domani melanconico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/s0ochnB3VNs" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe>Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli <em>They Live</em> nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi <em>rocker</em>, domani melanconico come una fievole, calda melodia <em>jazz</em> che, sfregando immagini inquietanti di (sotto)fondo, cari (s)fondati (in)certi, irta ed eretta di <em>cric</em>-<em>track</em>-<em>mind</em>, irosa e rossa nel trasfonderci umana, cauta e lieve, ci inonda di letizia, invece, corroborante la nostra psiche, sempre anima(ta) nella mente vera e giustamente, appunto, vitrea nel lindor accecante del viaggio pen(sier)oso e talora avventuroso del vivido essere senziente e non essere, come (non) siete, dentro una triste, agghiacciante ambulanza di corpi e c(u)ori macchine. Vi(b)ra lampeggiante la bellezza asciutta senza (rim)pianti, incatenata o incantata, feroce o già squagliata dagli squal(lid)i? Ed è poesia (dis)incantata in mo(vi)menti di palpebre argute, sonnolente, abbacchiate ma non abbattute, (s)battiamoci nella pavimentazione a prima-pietra di cuor (in)vis(t)o che, superficiale nel visitarci da voi, opachi e miopi, traslucida, furente, battagliera, si aggancia ai voli pindarici, anche da Icari b(r)uc(i)ati e non da scor(i)egge del viver apparentemente savio e inver falso ché non sente se non i bagliori fatui, effimeri di sé stes(s)i già da morti viventi e sepolti, cementati, orrendamente scop(pi)ati.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/YNeYeZjsry0?list=UUqlcyOb0o3c688_ESZlF_-Q" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Old-Man</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 17:13:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fine, il nubifragio, l’ansia, la libertà mia che, sotterranea, s’è sempre alimentata di poesia espressa, cari repressi. Non opprimetemi, altrimenti (s)premerò. Stringe! Il tempo, la vecchiaia. La nuda essenza, la paura, la fine. Un viaggio a ritroso, solfeggio, soffice nuoto fra le onde della mia anima poderosa, e piango, tumefatto da tanti orrori, rinsecchito, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Oldman.jpg"><img class="size-medium wp-image-605 aligncenter" alt="Oldman Dracula" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Oldman-300x209.jpg" width="300" height="209" /></a></p>
<p>La fine, il nubifragio, l’ansia, la libertà mia che, sotterranea, s’è sempre alimentata di poesia espressa, cari repressi. Non opprimetemi, altrimenti (s)premerò.<br />
Stringe! Il tempo, la vecchiaia. La nuda essenza, la paura, la fine. Un viaggio a ritroso, solfeggio, soffice nuoto fra le onde della mia anima poderosa, e piango, tumefatto da tanti orrori, rinsecchito, ischeletrito, guascone smorzato e non più libero. Scheggiato e in burrasca, strambo, mutante, in questo solito liquame sociale in cui tutti millantano e invero non sanno. Svanisco, io, (in)vano, dove vado se non sdraiarmi sui miei vanitosi vaniloqui che carezzo come una figa morbida sul divano? Rielaboro tante storie di miei (trasc)orsi, di lupe e lampi fra voi creature abbacchiate, di come arrabbiato m’accigliai spesso e, senza sesso, me ne fregai in bello sfog(gi)ar sol chi ero e sono, per quanto possa apparirvi triste, ancora e disancorato da tutto quanto, perso fra abbazie medioevali, incantato dalle catene di come mi (s)lego senza monta(ggio), a letto mi (s)tendo, pauroso di star in mezzo alla gente, non la capisco, soffro piacevolmente la stranezza del cazzo mio, nottambulo e variegato d’angosce che sanno sol sbuffar(ti), in quanto preferisco esser buffo a esser uno qualunque. Non disperate per me se, in una chiesa gotica del mio oscuro, acceso “sacrilegio” alla vita vostra, da me ripudiata, con calma fischietto nei corridoi del mio eremitico star appollaiato come Dracula nel cas(tell)o della mia verità remota. Questa è e sempre sarà la mia (dim)ora, abbine cura, tu che m’offendi, e non volermi più (os)curare. Qui, giaccio e gracchio, sempre giacerò e sopra tutti non sarà soggiaciuto alle vostre morti ma tacciatemi d’esser tocco e alzerò i tacchi della mia superbia ché (non) si taccia, da <em>conte</em> anche <em>Tacchia</em>, e io non taccio, in quanto dovete tacere. Statevi zitti, altrimenti vi accetterò di accette. Accettami. Dammi l’aglio e non l’aceto, dammi il paletto e te lo ficcherò nel culetto. Io son raro e prezioso come l’(av)or(i)o. Essendo quel che sono, non avendo mai sonno da non morto, non lavoro. Sì, son stanco di star in mezzo ai vostri livori, eppur vi salverò e mi salvi chi (non) può. Sto “lav(or)ando” per voi.</p>
<p><i>Amen</i>(o) che&#8230;</p>
<p>Ti menerò e me la men(t)o&#8230; Vivo sol di alt(icci)a mente, miei dementi.</p>
<p>Non sono autistico ma ho la corazza anche quando giro in carrozza col mio servo-autista che obbedisce, prendendo in giro le tue cozze poiché sono-non sono in (ca)muffa ma vero come iddio a cui pregate in autom(atic)i.</p>
<p>Datemi retta, storti. Le vostre vi(s)te mi han fatto molti torti e io ritorno, poi ti ritorco.</p>
<p>Te lo dico una volta, non voltarti. Io volo.</p>
<p>Accendiamo una torcia.</p>
<p>Attorcigliamo quella lì, ché mangia sol le torte.</p>
<p>Non è automatico capirmi subito, non vivo dei vostri vuoti pneumatici.</p>
<p>Insomma, insonnia.</p>
<p>Io sono Amleto. Dracula solo se ti voglio rompere il cu(cu)lo.</p>
<p>Di mio, ho molti cont(ent)i in sospeso. Che cazzo ridono?</p>
<p>Sono il Conte e non possono raccontarsela.</p>
<p>Stessero stesi e mi lasciasser esser me stes(s)o.</p>
<p>Che son queste contese?</p>
<p>Meglio il cont(us)o.</p>
<p>Contento io, comunque i conti (non) tornano.</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Il (bar)col(l)are di Dracula</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 09:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fragorosamente rinato, dentro la mia poesia più fulgida&#8230; ri(t)mato, ondante fra mille umori mutanti, perso, vagabondo, viandante. “Origami” di mio esser “androide” in tal mia nostalgia da Blade Runner. Ché rimpiango il tempo passato, non lo temo ma, dinanzi alle spettrali mentalità “odierne”, moderne d’orrido viver “dabbene” da mendaci, ferini, sferranti ca(r)ni, squagliandomi nei riflessivi, melanconici [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi60.tinypic.com/1zoak5k.jpg" width="582" height="858" /></p>
<p>Fragorosamente rinato, dentro la mia poesia più fulgida&#8230; ri(t)mato, ondante fra mille umori mutanti, perso, vagabondo, viandante.</p>
<p>“<i>Origami</i>” di mio esser “androide” in tal mia nostalgia da <b><i>Blade Runner</i></b>. Ché rimpiango il tempo passato, non lo temo ma, dinanzi alle spettrali mentalità “odierne”, moderne d’orrido viver “dabbene” da mendaci, ferini, sferranti ca(r)ni, squagliandomi nei riflessivi, melanconici pian(t)i infernali d’un tormento ossessivo e a mio distrutto cuor disossato, angosciandomi spaventosa-mente, non so se m’incanto d’un altrove sognante oppur mi lustro d’una purezza magnifica. Incendiandomi di passioni dense e vividamente sanguigne, “<i>weird</i>” perché non adatto ai “contemporanei” <i>nerd</i>, ai lor “tristi temporali” da stronzetti sempre fissati coi fum(ett)i. Gente sbiadita&#8230;</p>
<p>Piove, insiste la pioggia battente e io mi perderò fra i rivoli camaleontici del mio illanguidirmi “grandinoso”, scalfendo i selciati del mio non morto, come Dracula a Londra, che di notte visse tra le “<i>vergini</i>” <i>ma morì di sete</i>, succhiato dai dottori alla Van Helsing, bastardi nel suo “collare” da esser troppo grandioso lupo per esser accolto nella “colite” della “normale” accolita omologante, troppo poco ligio al dover di massa per non esser ammazzato dalle frivolezze di chi (non) vive solo di liti(g)i, di depressioni che (os)curano con le false dottrine delle cur(i)e, incrociando sempre le dita nel pregar i lor Cristi bifronti, onesti davanti, gentili di facciata “marmorea” e “amorevole”, poi tremendamente marc(escent)i nella “provvidenza” del sbatterti in cella e in “gelo” se non obbedisci, da idiota, ai cretini “Credo” screpolanti dei tonti, già squamati, che sol san appellarsi al cielo quando a lor non va la “cappella”.</p>
<p>Si chiama (im)potenza, testa di cazzo.</p>
<p>Bevitela!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Controvento</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2014 14:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Essere-non essere un russo e “russare” non solo in Russia ma in Dracula a ma(e)stro dei suoi monchi, miei monaci e “dott(or)i”, questa è la libertà di vero “(av)or(i)o” Basta coi paletti, d’altronde io sono l’Impalatore. A memoria imparatelo, miei “pallini” con le “palle”, combattei in guerra crociata contro i mori, miei viventi morti. E [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi60.tinypic.com/16a1orc.jpg" width="512" height="360" /></b></p>
<p align="center"><b>Essere-non essere un russo e “russare” non solo in Russia ma in Dracula a ma(e)stro dei suoi monchi, miei monaci e “dott(or)i”, questa è la libertà di vero “(av)or(i)o”</b></p>
<p>Basta coi paletti, d’altronde io sono l’<i>Impalatore</i>. A memoria imparatelo, miei “pallini” con le “palle”, combattei in guerra crociata contro i mori, miei viventi morti. E adoro i giochi di parole, in quanto eternamente giovane a differenza di chi, facendo(si) figli d’un Dio porco, “smadonna” appena la tanto “agognata” prole sbuc(ci)a in culo al suo (im)mo(n)do di vivere ché, se non partorisce altre puttan(at)e, non si sente a posto e in porcile.</p>
<p>Porcile uguale “adattamento”, uguale nostra (s)fottuta “normalità”, parimenti alla nostra micidiale (im)moralità. Se a tal “proposito” ci darete or(d)inanti degl’invertiti da urinanti, noi, perversamente, (t)remeremo ancor più spropositati d’inversamente proporzionali alle vostre po(r)zioni, miei porci, ecco Ulisse che sta sbarcando a Troia, mie troie, dette anche, “maschilmente”, proci.</p>
<p>Udite e sentitelo chiaro e forte, questa non è retorica, è il mio Auditorium, la mia Sala Magna… voi.</p>
<p>Oratoria contro le oralità da ma(ia)li.</p>
<p>Pochi uomini raggiungono la <i>libertà</i>. Vivono quasi tutti sognando le “stelle” e, ad alcuni (s)fortunati, capita in “dote”, o meglio in lor (in)consapevole dolo, la frustrazione “evoluta” del s(ucc)esso come nell’ennesimo capolavoro di Cronenberg, <b><i>Maps to the Stars</i></b>, appunto… e a cap(itombol)o.</p>
<p>Io sono il <i>Master</i>, miei <i>commander</i>(s), e qui leggo per voi il mio “Pacifico”, perché ho riscoperto la mia miniera d’oro intellettiva e più romantica, Atlantide… del mio cuore. Tutti in cor(te)o, sonando d’afflato, miei “tromboni”, il flauto della nostra navigazione s’eleva candido, quindi cauto in allegri vivi, ubriachi di vita e addio ogni viltà.</p>
<p>Dammi del (di)vino e ti dimostrerò d’esser davvero un “Cristo”, stordendo ogni mostro e qui, sul mio battello nel batterci il petto, miei polli, rispettando la bellissima <i>balena bianca</i> e tutti gli “<i>Achab</i>” del cazz’ abbattendo.</p>
<p>Noi siamo freddi, non indossiamo le Polo ma viriamo al Nord e poi a Sud. Transilvanici, quindi, nostri villani da villiche e da vi(te)lloni, in guardia, foste guardoni e adesso ve ne dovete guardare.</p>
<p>Poi, dando il mangime ai miei “pesciolini”, ché nell’acquario devon “affogare” di (de)nutrizione al mio Plasmon, in quanto vampiro esangue, plano pian pianino.</p>
<p>Nave, neve, nervi (s)tirati, Altissimo Dio adirato a morte e sopra ogni legge(nda) col mio (t)rombante aeroplanino giudicante. Basta con queste lastre di sangue, questo è il mio “seme” dato in “orifizi” a voi, (im)piegati a novanta dinanzi al mio “sacrificio”.</p>
<p>Me ne vanto! Io son l’a(g)nello di Dio che toglie il peccato ai vostri spacc(i)ati, l’onestà dell’ostia del vero, stronzo mio oste in (congi)unzione nell’un(i)ta mia (dis)umanità (di)staccata, st(r)appante sia tua moglie in “p(i)ena”, in quanto da me di “pene” (inon)data nel dato di “fallo”, e sia la botte ubriaca di detto “alterato” poiché, come già dissi e ridico, io rido, anche ridondante, suonati da <i>din don dan</i>, invertendovi, e fanculo a tutte le dee delle vostre passer(ell)e.</p>
<p>Non (mi) passerà la te(mpe)sta, io son il gabbiano che nessun gabba, io libero tutte le gabbie dei “passerotti” ed evviva Noè, apro le “acque” d’ogni donna al passaggio del mio (r)osato Mosè <i>osé</i> e poi (s)vol(t)o “alto” di <i>comandamenti</i> mandati sull’asino vostro, cari miei tonti da <i>Sinai</i> ché dite sempre “Sì”. Non arrossite, siete arrosto.</p>
<p><i>Desiderate la donna d’altri</i>? Eccome, ma il cristianesimo v’impedisce di sbattervela…</p>
<p>Allor la vostra, frust(r)ata, vi fa bestemmiare e v’imbestialite perché (dis)onorate le “feste”, <i>guardando ma non toccando</i>, miei “toccat(ev)i”, io sono Al Pacino de <b><i>L’avvocato del diavolo</i></b>, e cado ancor in <i>falò delle </i><b>vanità</b>! <i>Ah ah</i>!</p>
<p>Tocco!</p>
<p>Così, per quanto vinsi-persi la ca(u)sa, ancor la riapro e ve li aprirò nuovamente. Sì, ve li rifaccio nuovi e ripartiam daccapo. Questa è la mia cap(r)a e non potete farmi niente, se non appellarvi alla Corte d’Appello perché io “olio” la mia cappella e le donne me lo leccano, scappellato, in quanto è uno “scalpello” nelle più scultoree e tornite, di tutto “cavallo” in tutti e tutte inchiappettante. Non odiatemi, noleggiate <i>Kassovitz</i> e il suo <b><i>L’odio</i></b>, e urlatemi, abba(gl)iati, un “Sti cazzi”. No, ne ho solo uno, ma i vostri son amari.</p>
<p>Evviva il mare, dai, è bella Mara, poi c’è Marta. Se non ti piace, datti a Marte e, da marziano, sarai anche lì “marinaio”. Invece, tutte le mie (ciam)belle vengon col buco di culo…, non solo an(nu)almente ma di quotidiano (s)fondarle in mio “schizzato” lontano dalle “bontà” delle cretine delle mass(ai)e. Un altro “massaggio” e altri “assaggi”. “Sale”, “dolce”, insomma un <i>salad</i>, miei salami.</p>
<p>Non faccio un cazzo da mattina a sera ma tutte me le faccio, alla facciaccia vostra ché dovete star solo buo(n)i mentre io sto nelle mule. Asini, ecco la “tragedia” che si è (ab)battuta per voi. Siete dei cagasotto!</p>
<p>Battone, dopo an(n)i di miei pa(le)tti, voleste perfino tagliarmelo e “ridurmi” in mutande, cari “duri”, con le brache calate, “scompisciandovi” nell’“appurar” che fossi c(r)ol(l)ato.</p>
<p>Voleste ardir ad ardermi anche la calma p(i)atta.</p>
<p>Sputando nei vostri piatti. Piattole!</p>
<p>Ridendo col vostro “gelato al cioccolato”.</p>
<p>Mai “orrore” fu più stronzo e ogni <i>mer(</i>da) oggi in tribunale ritorna come “(im)potente” onda d’urto.</p>
<p>Io sono un toro, nato Vergine e ascendente “gemelli” in Ariete.</p>
<p>Dopo che mi (mal)trattasti come una bestia da So(do)ma, tu, somaro, avesti anche il (co)raggio “illuminante” di chiedermi “Adesso, hai una vita tua? La vedi in modo più solare?”.</p>
<p>E io, qui, mio baro, dalla mia “(s)bar(r)a”, ti rispondo <i>notturno</i> e liber(tin)o nelle<i> strade di Madrid</i>, da genio assoluto, come il grande <i>Mozart</i>.</p>
<p>- Sì, ho trovato una vita mia. La tua…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo si chiama scherzo di cattivo (in)g(i)usto, si chiama vendetta atroce, si chiama il tuo (os)sess(ionat)o del cazzo.</p>
<p>Ora, chiama la tua “bella” e, belando, vedrà la tua pecora in mia ce(r)n(ier)a su “spettacolo” tremendo, osceno.</p>
<p>Allora, perché <i>Russell Crowe</i> e non <i>Gary Oldman</i>?</p>
<p>Perché sì!</p>
<p>Chi ha orecchie per intendere, intenda…, io brucio nel vento. Voi, nel “coprifuoco”, attenti al bombardamento. Nelle tende!</p>
<p>Sono “malato?”</p>
<p>Sì, miei dementi!</p>
<p>E ne vado fiero, orgoglioso!</p>
<p>Ora, servi, siate severi a suo sedere, sbattet(egli)elo “dentro”.</p>
<p>Questa è poesia per i miei “occhi” del vederla come volevo e ancor voglio…</p>
<p>Questo è farti il mio (di)verso “indiano” che non si arrese e giammai sventolerà bandiera bianca di fronte ai vostri ricatti da ricotte delle (sci)albe da notti in bianco.</p>
<p>Ecco il tuo b(r)anco!</p>
<p>“Amico”, ci vediamo in (di)battimento.</p>
<p>Sbattitene se (ci) ri-esci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buonanotte.</p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><b> </b></p>
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		<title>Poesia di Edgar Allan, a(la)no vostro e Ave Maria in Pater di Santo Cielo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2014 15:28:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ di Stefano Falotico Alla psicoterapia, ho sempre preferito la poesia, Dracula e Fuga per la vittoria, io scelgo il mito, io scelgo la foll(i)a che mi acclama, un torbido spirar alla “spirale” delle “spie” Conosco, al solito, una donna. Le porgo un occhio semi-asciutto in ammiccamento beffardo, forse sotto i baffi d’altre ce(r)n(ier)e delle beffe. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" alt="" src="http://oi61.tinypic.com/33nw4cw.jpg" width="522" height="422" /> di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Alla psicoterapia, ho sempre preferito la poesia, <em>Dracula</em> e <em>Fuga per la vittoria</em>, io scelgo il mito, io scelgo la foll(i)a che mi acclama, un torbido spirar alla “spirale” delle “spie”</strong></p>
<p>Conosco, al solito, una donna. Le porgo un occhio semi-asciutto in ammiccamento beffardo, forse sotto i baffi d’altre ce(r)n(ier)e delle beffe. E non l’arraffo, sol altro fegato mio “arruffato”, in un richiamo però sempre più appassionato. Spesso non m’arrendo, altre “da solo” m’arrangio. Ma se diventa “solido”, sì, “pene” di contraltare, Dio mi punirà per questi auto-erotismi “bestemmianti”, ma non ho sonno, pace di pece e son-non sono la bestia, lei è bella, eppur alle “pecorine” vostre non belo. E, nonostante “tutto”, son sempre più bello. Anche quando nel girotondo ballo. Sbavate per i miei baffi, la mia barba è (in)colta, io sono il Conte e con me, voi del porcile, dovrete prima o poi far i conti. Qui, non si gioca alla romana ma a calci(o). E se, come <i>Pelé</i>, eseguo una rovesciata, piglio al “volo” ogni nazista, impressionandolo d’un gesto più alto del suo aver bruciato le nostre speranze, i nostri coraggiosi aliti, i nostri ebrei trattati da lebbrosi, noi da lor slabbrati, mai però di fughe e foghe ebbri. Prendetevi un’altra (s)figa e trattatela ma(ia)le. Io son il condottiero della mia anima e preferirò per tutta la vita una parata alle sparlate. Sparasti e qui son io, (s)fottente, ché non ti paro il “culo”. Demente!</p>
<p>Ti denuncio a mia (s)volta e ti blocco le “palle”. Nell’urlo forestale della festa nostra, di noi scoiattoli a tua testa di cazzo piscianti.</p>
<p>Inghiottito dalle falci mortifere e dalle tentatrici, tentacolari fauci di questo mondo di feci, sbrinato, un freddo polare s’è spanso, e l’aridità si mischia all’aria, commuovendomi a ogni istante, ché or mi muovo e siete voi a commuovervi, ad aver paura, a rintanarvi poiché è spaventevole coprifuoco di mia fuggitiva, imprendibile o(mb)ra.</p>
<p>Qui, io mi vendico come una furia rossa, come un pirata a incendiare i piromani che arsero i miei verdi prati e i miei polmoni&#8230; freschi. State arrestati, miei capi di “Stato”.</p>
<p>Io dietro (ti) sto.</p>
<p>Il cuor che sanguina e un collo tuo “issato” in mia gloria. Altre gole, forse la galera. Meglio dei galli.</p>
<p>Evviva chi russa in Russia ed è ruspante, rustico.</p>
<p>Ostile, ostico, ero(t)ico.</p>
<p>Qui, è devastante (onni)potenza in gioco <i>falotico</i>.</p>
<p>Ma la società piccolo borghese vorrebbe curarmi dal (rim)pianto del vostro intralcio, dall’ottusità delle vostre ipocrisie taglienti e del vostro modo di (in)tenderlo&#8230;</p>
<p>Io alzo l’anima e mia è qui la vita che, fulminante, sgorga in fremito di me ferente art(ic)o, nudo (s)profondo.</p>
<p>Sottilmente acu(s)t(ic)o nel rimbombo dei tuoni, nel mio Rambo, nelle mie segrete dei <i>mister</i>(i) vostri (s)coperti.</p>
<p>Ecco il puro divorato dai por(c)i vostri, ecco il “muto” che sbotta, borbottando a chi, boicottandolo, lo “sputtanò”. Chi crudele azzannò, chi al dolor aizzò, chi “rizzo” si credette dritto.</p>
<p>Pensando che sarei scappato, dopo avermi “scopato”. E che, anziché perseguirlo, avrei dovuto sol sgobbare da “gobbo”.</p>
<p>Da (im)piegato, da plagiato, da piallato e forse un domani anche stanchissimo e pelato.</p>
<p>Lui, <i>puta</i> e Ponzio Pilato, io Cristo al volermi suo crocefisso con la mentalità “aguzz(in)a” delle sue (in)ferme fisse. Ma io non sono un fesso e sei tu che morirai nel fosso. Dopo che t’avrò spolpato d’ogni ossa.</p>
<p>Nessuna ostia, cattiveria omertosa ché anche tu, amico (in)fedele, non osi e pensi solo alla sua ros(s)a&#8230;, nessuna (com)unione, nessun ecumenismo. Fottiti, cattolic(esim)o.</p>
<p>Voglio il porno, non l’<i>osé</i> e le rossette.</p>
<p><i>Oh oh</i>, o siam russi e davvero rossi oppure vaffanculo!</p>
<p>Nessuna dottrina, nessun catechismo, nessun chinato, solo te spalmato.</p>
<p>Solo io, assassin(at)o.</p>
<p>Spi(n)a nel fianco, eppur ho ancora (f)iato.</p>
<p>Se vuoi intervenire con intenti taumaturgici, fai prima a chiamar il chirurgo.</p>
<p>Adesso, cuciti la bocca e in pancia beccatelo!</p>
<p>Becchino!</p>
<p>Tu, psichiatra del cazzo, sessuale maniaco, ecco il “bocchino!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’urlo infame della mia pazzia contro i luridi, contro il duro lavoro, contro tutto, e nessuno sconto, solo i miei (r)acconti, evviva Dracula che non perdona, lunga vita al Conte</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2014 09:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Devil]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Bram Stoker]]></category>
		<category><![CDATA[Francis Ford Coppola]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Oldman]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Da anni, con protervia e fine, intima arroganza, me ne fotto&#8230; sia dell’organza che degli orgasmi. Questo mio atteggiamento, che i superficiali giudicano schivo e a me schifano, è il ritratto simbiotico della mia creaturale aderenza al temp(i)o mio ignoto ove, senza soluzione di continuità, un giorno la mia mente si rompe [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi59.tinypic.com/208zc5x.jpg" width="500" height="348" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Da anni, con protervia e fine, intima arroganza, me ne fotto&#8230; sia dell’organza che degli orgasmi. Questo mio atteggiamento, che i superficiali giudicano schivo e a me schifano, è il ritratto simbiotico della mia creaturale aderenza al temp(i)o mio ignoto ove, senza soluzione di continuità, un giorno la mia mente si rompe in eruzioni odoranti il mio adorabile, olfattivissimo malessere da crollato in lacrime colanti ma sempre più remoto dalla società che incolla, mentre del domani non v’è certezza e comunque continuerò estenuatamente a far i cazzi miei, privilegiando il gioco da “idiota” di colui che, barricato in orgogliosa trincea, preferisce vivere rintanato, lontano dal trambusto, dalle rivalità ché scatenan solo fratricidi e guerrafondaie gelosie, coccolandomi nell’armistizio beato a meno che qualche stronzo appunto non rompa e, anelando a scalfire i miei collaudati equilibri, con la sua fottuta superbia da figlio di puttana tanto “corazzato” a scoraggiarmi perché sbuffo, scoreggiandogli, mi voglia indurre a combattere&#8230; Io combatto solo per il mio petto battermi, perché preferisco la nudità espettorata ai caporali e al generale&#8230; porcile di massa, ottenebrandomi nelle albe chete perché sol allora m’assonno in ancor neri sogni, masturbatorio poi, in tali stupendi incubi, gracchio il mio pen(ar)e in stile mansueto allo scroscio del dolce su e giù che se la mena in modo disturbante e a me dunque piacevolmente cazzeggiandovi. A sfancularvi con orrida prosopopea da uomo che del mondo è stufo. Nella mia dimora, non uso le stufe, mangio però le caldarroste durante il mio eterno autunno. Sì, il vostro capitalismo, soprattutto ideologico, ha partorito i vostri esseri informi e io invece son qui a informarvi che tal vostro comportamento porterà soltanto ad altri crematori forni e ad anime ammalate di povertà. Oh sempre state a fornicare, a ficcar la torta e guai, miei schizzinosi tanto caldamente schizzati, se le (ciam)belle non riescon col cubo. Tanto v’entrate con la “dolcezza” ipocrita da “uomini” di “burro”. Sì, sento “calore” e affett(at)o da parte vostra, da parte mia solo la ciliegina rossa, vampiristica di non potermi levar di torno. Userete, a mia tortura, il torchio ma io son sempre tornante ad accerchiarvi, ad abbrustolirvi tanto da lasciarvi accecati tutti e di ghiaccio, così non lancerete neanche più un sasso, miei stoccafissi di questo paio di palle. Io sono il mitico impalatore! Io sono lanceolato ma non morto, ho perduto lo slancio eppur mordo. Ti fissi col lavoro. Andate pure a lavorare, vi serve come copertura per ogni squallida porcata da squali. Io amerò sempre una pizza capricciosa, mangiata al tuo viso di pomodoro da gommosa mozzarella, alle tue belanti bellocce che “condisci” di olivine “piccanti, leccandomi poi le labbra quando ti presenterò il mio Conte Dracula. Sì, non lascio mai i conti in sospeso. E ora t’impalo, così impari. Io sono colui che cattivo è diventato di parimenti carne al sangue. Se non ti sta bene ove t’ho seppellito, pagami e, di gran cordoglio, sotterrerò di nuovo l’ascia di guerra per piazzartela violentissima in pancia. Sentite condoglianze? No, dammi almeno i soldi, mio pomposo, per pagarti le “onorificenze” di tante funebri pompe. Sì, all’Inferno, il Diavolo, che son sempre io, Vlad, non ti spompinerà, te lo taglierà del “lutto”.</p>
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		<title>Il cadavere di Dracula</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2014 14:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[Il cadavere di Dracula]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico IL CADAVERE DI DRACULA&#8230; Dracula è morto, Nosferatu è vivo e vegeto, evviva il grido silente dei potenti lupi dell’Est&#8230; Ove la Trinità delle montagne, intersecate al dolor mesto dei guerrieri ombrosi, giacerà perpetua in nitriti foschi e floridi degli unicorni furiosi. A fortificata estasi magniloquente del Dio dei venti transiberiani, inchinato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_387" style="width: 221px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Il-cadavere-di-Dracula-cover.jpg"><img class="size-medium wp-image-387" alt="Immagine di copertina by Manuela Paric’  (Max Schreck as Graf Orlok/Nosferatu, rielaborato  da Nosferatu, eine Symphonie des Grauens di Murnau) " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Il-cadavere-di-Dracula-cover-211x300.jpg" width="211" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine di copertina by Manuela Paric’<br />(Max Schreck as Graf Orlok/Nosferatu, rielaborato<br />da Nosferatu, eine Symphonie des Grauens di Murnau)</p></div>
<p>di Stefano Falotico</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/Il-cadavere-Dracula-Stefano-Falotico-ebook/dp/B00I9BTHF6/ref=sr_1_1?s=digital-text&amp;ie=UTF8&amp;qid=1391695119&amp;sr=1-1&amp;keywords=cadavere+di+dracula"><strong>IL CADAVERE DI DRACULA&#8230;</strong></a></p>
<p><strong>Dracula è morto, <em>Nosferatu</em> è vivo e vegeto, evviva il grido silente dei potenti lupi dell’Est&#8230;</strong></p>
<p>Ove la Trinità delle montagne, intersecate al dolor mesto dei guerrieri ombrosi, giacerà perpetua in nitriti foschi e floridi degli unicorni furiosi. A fortificata estasi magniloquente del Dio dei venti transiberiani, inchinato al prodigio di Vlad il vampiro, creatura che, a voragini spettrali di sue membra scorticate d’antica magnificenza eburnea come un tagliente e sobrio paletto d’avorio, squama la vastità del tempo(rale) nell’approdar iroso a violenza fulminea del suo crociato barbaro irrequieto e smanioso. Traversando l’oceano, valicando le prigioni arrossenti dell’Inferno terrestre, vi prostrerete fulgidi dinanzi a sua raffinatissima e affilante potenza di fuoco. Di come, fervido d’avvolgente vetustà della sua altera nobiltà, i vostri cuori di pietra sbriciolerà, uccidendo ogni residua viltà, smorendo a languore degli inetti, allibiti, esterrefatti, dirimpetto alla saggezza infinita del suo vivido grembo immolato al più romantico ed eccelso amore sconfinato. Sfibrerà le mentalità vetuste e ottundenti, ché troppo le tempie degli eletti annebbiarono, e tutt’ora infliggono i lor vigliacchi castighi di non miracolosa redenzione, con la protervia laida e meschina di chi non crede più a nulla se non al materialismo di tal nuova, vecchissima Inghilterra. Egli è il Gran Regno che sbarcherà a Tamigi funesto, sfiorando i lembi dei peccatori, mai dei loro delitti delittuosi contenti, forse esal(t)erà l’estremo respiro della sua vita da immortale combattente lanceolato e maledetto. Contro Van Helsing e i suoi prodi, dunque infimi, servi della gleba, i suoi scudieri lo riveriranno, in quest’eroica missione, reggendone il superbo gioco sgelante da mostro transilvanico delle nevi non più ibernanti, ove i “latrati” della sera imbrunente abbrustoliscono ardentissimi d’illuminazione dentale a suoi cani(ni) salivari di gengive erotiche rabbrividenti. Mina ne godette il sangue, e le fu Signore della Notte. Spirito ascetico d’elevatezza schierata, qui, a vessillo del suo invincibile incarnarsi nel castello più lindamente marmoreo e dell’esistenza fieramente, indistruttibilmente, innamorato di sacro Cuore.</p>
<p>Dracula è Dio, è Satana, unisce in sé ogni elemento della Natura a cantico fino al termine… di tutte le paure! E si allupa!</p>
<p><i>Il mio castello s’erge trionfante e agghindato di foschie perenni, accucciato in una valle disperata, immalinconita all’erosione eterea della mia nobile decadenza notturna.</i></p>
<p><i>Mura sfavillanti di nera Luna impressa nel mesmerico profumo tenue e roccioso d’una pietra sacrale a perpetue folgori scagliate nell’antro di blasfema rinascenza&#8230;</i></p>
<p>Il mito di Dracula, attinto dal capostipite Bram Stoker e riletto in una versione sinuosa di liriche a glorificarne l’immortale Nosferatu. Creatura ancestrale, notturna, che al plenilunio danza coi lupi e con l’accorato romanticismo martoriato dalla morte della sua amatissima, mai dimenticata Mina.</p>
<p>Dracula, imprigionato nel suo sarcofago, resusciterà in auge dall’antichità mefistofelica del suo corpo congelato, asperso in senile torpore gracchiante, per librarsi in svettante e risorgente furore, veleggiante coi suoi scudieri servi, al fine di sbarcare a Londra e poter riabbracciare la reincarnata sua eterna Mina&#8230;</p>
<p>Un viaggio innanzitutto spirituale, una scandagliante esplorazione della sua anima, da un irredento, lungo sonno assopita nel buio del suo segreto eremo, per rifulgere solare o trafitto dall’insondabile balia dell’ingrato, maledetto, inestirpabile destino?</p>
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		<title>Macellaio, scorgi ora il fantasma fra i tuoi occhi</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 10:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[Amsterdam]]></category>
		<category><![CDATA[Butcher]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasma]]></category>
		<category><![CDATA[Gangs of New York]]></category>
		<category><![CDATA[Ghost]]></category>
		<category><![CDATA[Vendetta]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di Stefano Falotico &#160; Vengeance, colore nitido d’un ectoplasmatico profumo Lugubre fantasma a raschio di gola inferta, sprigionante ansimo catartico, leggiadro punitore delle sconcezze al pudore, passeggiò a monito esuberante di sé a scannarli in poi sparir languido&#8230; Uno dopo l’altro, abbarbicati a vetuste certezze, cagionatrici di panze orripilanti, festaiole in gran chiasso di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_376" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Butcher.jpg"><img class="size-medium wp-image-376" alt="Rosso sangue." src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/Butcher-300x210.jpg" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Rosso sangue.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Vengeance</em>, colore nitido d’un ectoplasmatico profumo</strong></p>
<p><em> Lugubre fantasma a raschio di gola inferta, sprigionante ansimo catartico, leggiadro punitore delle sconcezze al pudore, passeggiò a monito esuberante di sé a scannarli in poi sparir languido&#8230;</em></p>
<p>Uno dopo l’altro, abbarbicati a vetuste certezze, cagionatrici di panze orripilanti, festaiole in gran chiasso di carcasse già morte, asfittiche nel lor brindarsi allegre e paciose d’invero razzismo guerrafondaio se minate nel dubbio della pasciuta carnalità d’animali mai domi, creperanno! Che, con irriverenti risate, grufolando in gozzoviglie prone ai ludici, esornativi e abbellenti piaceri, tronfi della propria ghiotta cupidigia porca, versarono del malignissimo veleno ad anima di me ché espellessi la mia alterità innata. Al fine che, assottigliato nel respiro, morso nei suoi istintivi vagiti, mi prostrassi alle orche delizie di tal loro spinoso conficcarsi in grazia d’un Dio rinnegato, laido e putrefatto in balli orgiastici di gioia invero artefatta e già sfattissima.</p>
<p>Con qual prosopopea, il folle ebbe la vigliacca idea di sporcarmi e infliggere il suo pazzo plebiscito, ché mi chinassi a suoi voleri e alla libertà del preservarlo sciolto nelle sue troie a riverirlo con “boccali” dello spurgargli la maschera, che fuori indossa, a suoi (di)letti ligi al mercimonio brado della sua carne golosa, lui, ardimentoso di cotanta boria e sempre ad anelar le arsioni delle sue fiamme screanzate nel godersi felice e spaparanzarsi in trionfi goliardici del sé edonista e crasso di (pres)unzione nella cena più schifosa.</p>
<p>A sua remissione dei peccati, non mi placo e, non pacato, lo devasterò affinché possa inalare tutto l’asma della sua acredine, che porse di tanta luridezza ché mi piegassi al monopolio del suo sconcio rider sporco.</p>
<p>Volle macchiarmi e attentò tanto ché io m’adombrassi e, incupito nell’animo, perdessi anche l’energia di scaldarmi e far nascere in me la ribellione forte di chi mai, dinanzi a tal merdoso “vittorioso” di sue moine e frivolo bruciar di gole, gridacchiante sol la sua bisunta felicità così ferinamente agognata, afferrata così come acciuffante anime altrui per castigarle, se non remissive a suo (de)coro, da lui in barbarico concepirle, nel poi affliggerci, sì, noi tutti, in gogne sudanti la sua meschinità, potesse rinascere!</p>
<p>Irriguardoso di chiunque, passeggia a (scorri)banda di chi gli regge il “giogo” e persevera, crede lui con inappuntabile, spassosa, “divertente” felicità, per crocifiggere chi, non a lui sventolante bandiera bianca, fissa sorridente e “indisturbato” dello affigger nella macelleria dei suoi lordi giochi. N’estrarrà il sangue dell’averlo appeso al chiodo, ancor guaendo maialesco in issante sua superbia “intoccabile”.</p>
<p>Ma uno non riuscì ad abbattere, fuori dalla sua porta aspetta adesso “esso” la cena.</p>
<p>Ossa, ossa, ossa!</p>
<p>Perché sa che, non solo il fantasma lo divorerà, ma come una bestia, lui, che per così tanto ordì un imperdonabile crimine, patirà l’eguale dente per dente. Sin a strappo non più rimarginabile delle sue budella e vedersi urlare in pianto interminabile così “delicato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Amen</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dracula mangia le carni e ogni esorcismo non può resistere alla sua (r)esistenza da non morto!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2013 13:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Devil]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula Bela Lugosi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Profezia millenaria del punitore carnale La mansuetudine in me non abita, vergo liriche ossute di suffragante dissoluzione e, in tal schianto, m’abbarbico a furenti, ardentissimi quieti porti ove onirico bacio i paletti d’avorio ché, a demonizzarmi da vampiro, slabbrati verrete un(i)ti dal mio selvatico, irrefrenabile morso da invincibile licantropo. Sì, mi congiungo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/Bzb3rASU-pM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/Bzb3rASU-pM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p><strong>Profezia millenaria del punitore carnale</strong></p>
<p>La mansuetudine in me non abita, vergo liriche ossute di suffragante dissoluzione e, in tal schianto, m’abbarbico a furenti, ardentissimi quieti porti ove onirico bacio i paletti d’avorio ché, a demonizzarmi da vampiro, slabbrati verrete un(i)ti dal mio selvatico, irrefrenabile morso da invincibile licantropo. Sì, mi congiungo giugulare a un agguerrito giammai arreso in tane mie d’una tundra nera, nella Russia che dondol’armoniosa, Lucifero è me a sposa di Mina stuprata da indotto suicidio. E ombre macchiano il mio altero, ateissimo peccarvi, distruggere di nichilismo atroce con rintocchi avidi di sangue. Nell’alveare vostro da pusillanimi melensi, accoccolandovi in balde ruffianerie, ingravido le mie meningi d’acuto risplenderle ove criptico, qui emerso dalla cripta, sfodererò la vendetta più punente, forte mio combattente, inoppugnabile slancio a dissacrare ogni vostro falso e sconcio rito. Lei donna&#8230; a cui sotto un ponte straccio la gonna e se n’imbeve in spermatico sodomizzarla di trivellata cavità con crudeltà pari alla sua inferta cagna che si nasconde casta. Me n’infetto, infilo d’infilzarla e la scopo nel rotearla a suoi orgasmi bagnanti il montagnoso turbinio del lederla nei buchi, lebbra mia a suadente corrosione, ferocia ignobile di mia altezza nobiliare, quindi oltre il giudizio meschino delle vostre finte e baccanali, chiassose divinità. La logoro, tornita di culo avvolge il prepuzio e lo scandisce godendolo crescente di rubiconde, rotonde, rotolanti e fini, sottilissime incandescenze. L’ammantello di figa erosa, palpita in ascesi rosea e con me sente il calor glorioso. La scavo, incuneato a florido temprare le sue pareti martiri dei piaceri, da voi invece sublimati in catarsi malefica alla violenza repressa. Non ci castigherete, sarò io a castrarvi, a grattare in fondo le vostre troie e amputare ogni lor inibizione a nostre intime, suine elevazioni. Il grasso colerà in mia magrezza e gemeranno tutte supine e sudate, afflitte dall’apoteosi lussuriosa insistente e vorace. Imprimerò alle concubine il cubo delle segretezze che celate in nude maschere da me qui depurate, deturpante le cere plastiche.</p>
<p>Scagliatevi di amuleti, io sono qui, fiero della mia forza.</p>
<p>E placarla non potete. Impotenti!</p>
<p>Io sono il Signore, il Principe della notte</p>
<p>E così sarà. Morirete a vedere le vostre puttane, una dopo l’altra in chinata vostra supplicante fila indiana. E caudino qui io adesso a mangiarvi. Tutti e tutte divorate.</p>
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		<title>Nosferatu</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Nov 2013 13:01:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Presto questo mio scritto comparirà in un libro, forse nella mia versione Necronomicon. Nosferatu Un cannibale che viaggia fra generose, sfoglianti follie. E piange le sue mestizie nell’imbrunire della strada. Come la vendetta nel mio nero mantello! Irsuto, in tendini nervosi, si squamano le agonie, squalo in questa città che poltrisce. Decadentista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_273" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Nosferatu-Kinski.jpg"><img class="size-medium wp-image-273" alt="Amami!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Nosferatu-Kinski-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Amami!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/lQJpxLy4vHY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/lQJpxLy4vHY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Presto questo mio scritto comparirà in un libro, forse nella mia versione <em>Necronomicon</em>.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><i>Nosferatu</i></p>
<p>Un cannibale che viaggia fra generose, sfoglianti follie. E piange le sue mestizie nell’imbrunire della strada. Come la vendetta nel mio nero mantello!</p>
<p>Irsuto, in tendini nervosi, si squamano le agonie, squalo in questa città che poltrisce. Decadentista in un mio apparire-sparire, fantasma e spettro, canzoniere di cicatrici “pittate” a viso semp’affamato, scarno, scavato, zigomo affilato, mai flebile, colpente le rabbie impetuose, forte, “incastrato” nel sempre mai dissuadermi da quel che sono, esperii, rinnegai e potente (ri)spu(n)tai! Da quel che capto d’istinto, gabbia mia voracissima rapita di scherno dolente in questa società “scherzosa” e schermante, propensa atavicamente alla derisione e ai giochi più schernitori, a umiliare il prossimo sinché par debole e dunque percepito come vigliacco su cui accanirsi da “sani”.</p>
<p>In una sera d’avanzato Settembre, mia amata mi domandasti perché, “affranto”, stavo affacciato al balcone a osservare il passeggiar stanco d’uomini indaffarati, chi con la prole “addosso”, chi ridacchiando nell’indistinto, confuso chiacchiericcio. Mi voltai, tranquillamente ti risposi che io non mi riposo neppure quando contemplo, o fingo, sospirando di guardare il tramonto sbuffante, quando plasmo le mie iridi, d’apparenza “distratta”, nel vedere oltre la superficie dei mari calmi, delle coscienze addormentate. Mi baciasti, soffiasti sul mio collo e premesti alla base del mio cazzo, che schizzò naufrago di tanta “moderata pigrizia”. Con flemma “acustica”, addolcisti l’esorbitare frenetico del mio voluttuoso volerti già volteggiante e nuda, “dirimpetto” a tutti che, da sotto, potevan adocchiarci per additarci come maniaci dell’oscenità impudica. T’afferrai, sollevando la gonna in veloce, punitor strappo, e tu me lo “stappasti”. E, nell’infilarlo dolce, allev(i)asti il dur Cuore mio triste, mordesti la mia spina dorsale e indossasti la ferocia di tal nostro (s)fregiarci. In un lasso “fregante” di Tempo “impertinente”, superbo di dinamicità d’acciuffar giusto l’istante d’una temperatura già vittoriosa dal turbinio giammai frenante, ferino inalai la tua figa nei sapori salivari dei canini e tu incalzasti a sbavarci&#8230; attorno, modellazione plastica di due cere astratte, remote d’eternità ineludibile da quest’umanità già, da come nacque, annuente al voler del conformismo arido e stanco.</p>
<p>Ti dimenasti a letto, furibonda di tanto mio buono-cattivo Dracula. E, non mor(d)endoci più, travolti dall’impeto dei gioiosi sensi, accasciai il pene nella vagina tua levigante, leccando poi l’agone dell’avermi martirizzato in tanto nostro ossessivo martellarci pulsante.</p>
<p>Mi domandasti, quindi abbandonata al godimento forse ancor maggiormente disinibito&#8230;, sai quando le carni s’ammorbano nel sudato rilassarle appena “espi(r)ate” nell’alto del poco trascorso innalzarci scevri d’ogni inibizione, se mai io fossi stato in carcere.</p>
<p>Perché, nello scoparmi come Cristo di Dio e Madonna tua di nuovo sverginata nella totale grazia da puledra <i>ars amandi</i> tanto disarmante, avvertisti attimi inequivocabili in cui, macellato dalla tua bontà serena e anche da osannata mia troia serva e severa, ebbi l’indeciso (s)concerto corporeo d’incorporare bestemmie al creatore.</p>
<p>Non solo della tua figa estasiante, io gemetti lagrimante. Sì!</p>
<p>Leccai il capezzolo tuo più irto, quello più tutt’ora da lubrificare nonostante il furioso prima suggerlo in carnivora tua irrefrenabile e lussuriosa, ridonata e ridondante verginità, porgendoti la carezza d’una risposta (in)discreta, ambigua come il dipinto dinanzi al nostro letto. Elegante e non volgare, forse provocante.</p>
<p>Un dipinto che ritraeva Satana accerchiato dagli angeli nel farsi il Cristo d’altro bugiardo schiacciato dalle ipocrisie di chi, da lassù e dalle origini imprigionanti, mentitore “comanda”&#8230; perfino le sacre ostie e come si doman le orge.</p>
<p>No, sì, forse può essere, potrei aver visto le sbarre e l’Inferno a torchiarmi così come poco fa, infiammati dalla Passione, esasperammo la vita vera, amplesso dopo amplessi, flessioni “tortuose” da imbizzarriti tori in fila rubina del cremisi scioglierci. E, in tal purpureo accecare le virtù false, scopai me stesso nel vederla nuda e celestiale, da Illuminato. Perché solo chi ha sconfitto le tetre, crespe onde del Sole bastardo e illusorio, può risalire alle pure ragioni dell’amore notturno.</p>
<p>Quindi è, eternamente e dal terrestre stronzo, alienata, eterea felicità che durerà sempre diurna!</p>
<p>Sai, ci fu un Tempo nel quale vissi nascosto, come un cerbiatto “matto” che, scalciando fanciullesco, cacciò proprio le “solarità” dei “vivi”, adempienti al tragitto “obbligato” e comunemente, secondo&#8230; così come avrei scoperto da intristito (dis)illuso, avviati invero e invece alla morte “tronfia”, che eppur si crede allegra e da “trionfi”.</p>
<p>Fu questo mio “tonfo”, nell’ero in un ieri forse ieratico e quindi già oltre, da cui rinvenni il riesumare la luminescente verità del Mondo. Già allora “fui”&#8230; sempre fum(m)o anche quando siamo, ricordatelo, &#8230; noi originari d’altre sponde da “diversi” del sentire e dunque amarci, commuoverci ed emozionarci&#8230;, già fui (<i>non</i>) <i>morto</i>. Più vivo degli altri nel mio sembiante da “sepolto”.</p>
<p>Ma la cattiveria della gente fu ancor più profonda. Superficiali, disprezzanti e partorenti il peggior, torturante (i)odio. Loro che “vivono colorati” di tanto c(l)oro, son proprio loro i mostri dei nostri “minori” cuori. Pusillanimi senza vergogna e privi di scrupoli morali, cesellatori testardi ché, secondo queste teste, la vita non può essere nulla se non la si vive come appunt(it)o a lor pare.</p>
<p>E fui lestamente “forzato” dalle violenze di tali bestie, dentro lo sgretolar delle sanguinarie pareti, con un vile arresto. Nella psiche ché al vociferar maggiore s’adattasse di tutto mio “fiore”. Forarono nel cambiarmi, “solleticarono” zone mie genetiche nel “naturalizzarmi” a quel che invece è mio naturale, immodificabile essere. Dunque a loro ridente proprio perché desiderarono che piangessi per plagiarmi al volere di “tutti”, della gente “comune” e avara. Ché avessi quel che loro adesso vogliono, han sempre ottusamente voluto sol avere. E non sono! Mai lo furono!</p>
<p>Lì, allora, ho visto. Ho visto le mille brame degli orizzonti, l’ampiezza della Bellezza rubata dalla cupidigia, dalla stupidità della loro mai placante, inetta, non essente bramosia.</p>
<p>Nell’<i>horror </i>vidi e (ri)vivrò. Nella virtuosità della mia fortezza. Ché attentarono ma nessuno, implorassero e basta, nessuno scalfirà.</p>
<p>Io scalpito di più rabbia e m’han solo che rafforzato.</p>
<p>Perché innocenti divelsero con pregiudizi svelti, a mortificarli perché “vivessero”. Noi&#8230;</p>
<p>Prima di giacere, qui nudi a letto, stavo assaggiando l’asprezza romantica del mio <i>Nosferatu</i>.</p>
<p>Del mio diverso. Anche del tuo. Ed è per questo che io e te ci siamo scelti, (ci) siamo accoppiati, abbiamo copulato.</p>
<p>Tu sei come me, il Nosferatu. Sfiorati&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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