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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Bruce Springsteen</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Nick Joad &amp; Asbury Park</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2014 10:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Joad]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Sbiadita palpebra in tenebra cremisi Lungo la periferia umida di Asbury Park, coi gabbiani libranti in voli alteri, che singhiozzano felici sopra le paure dei perdenti e degli scarti, riunitisi qui nel focolare di screpolate vite sgualcite. Fra chi tiene in mano chitarre “affrante” su proprie corde vocali arrugginite o tempestate [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_371" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/city.jpg"><img class="size-medium wp-image-371" alt="In this city!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/city-300x219.jpg" width="300" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">In this city!</p></div>
<p>di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Sbiadita palpebra in tenebra cremisi</i></p>
<p>Lungo la periferia umida di Asbury Park, coi gabbiani libranti in voli alteri, che singhiozzano felici sopra le paure dei perdenti e degli scarti, riunitisi qui nel focolare di screpolate vite sgualcite. Fra chi tiene in mano chitarre “affrante” su proprie corde vocali arrugginite o tempestate da rochi rumori d’anime marine, fruscii ve(le)nosi di quei timori che han serbato per tutta l’esistenza in poi detonarli asciutti, troppo tersi o troppo bagnati, in cinguettii arrossati su guance scavate come rocce scolpite nei bassorilievi a cartine tornasole “geografiche” di tutti i traumi patiti, dell’erronee vie traverse intraprese dai lor destini ostinati, testardi e non ammessi alla comune, bastarda socialità dei tutti “vivi” invero morti. Fatiscenza assolata in lune grigie, obnubilati ex <i>broker</i> che han perso tutto con la “scommessa” puttana sulla cavallina da corsa di un’Escort buona solo a mescolar le loro palline da tomb(ol)e. Donne scolanti <i>whiskettini</i> marci, “(a)nemici” ma migliori delle loro figacce burrascose, che si trovan qui per aver litigato con l’“assistenza sociale” d’un marito traditore e gran cornuto. Uno comunque che non ha mai assaporato le tracce nella sabbia d’una donna davvero accalorata. Sapete? Quando i capezzoli te lo strizzan durissimo e devi coccolarla su e giù di succhiantissima lingua a mo’ di vampiro mai domo fra raggi solari focosi.</p>
<p>Nick riflette, e pensa ad Asbury Park. Incassato nella sua casa merdosa e incastrato nel suo corpo più taurino dei polli che si credono da <i>corrida</i>.</p>
<p>Invero, corridori poco <i>matador </i>ma già nell’asettico corridoio dello scolo&#8230; incoscienti già infilzati!</p>
<p>Arde in Nick la brama, il flebile, via via costantemente crescente, vivo pudore che spella in serene bestemmie. Perché stufo di tutto e, come questi reietti di Asbury, un topo, un rettile, un cazzo che striscia senza chiedere nulla e dando a vedere solo che è un poco di buono, sicuramente un veloce rapace e non un pachidermico bue da budini e mielosi amoretti pii da pulcinacci.</p>
<p>Nick ode, anche da distanza remota, il flusso d’un oceano che tanto segretamente accudiva le sue paure e oggi pare inghiottirlo con far lordo.</p>
<p>Nick pensa alla sua infanzia. Non è sempre stato “grosso”, Nick.</p>
<p>Da piccolissimo, era gracile, magrissimo eppur già grande&#8230;</p>
<p>Grande come la vastità totale della vita carpita da chi non ha tempo da perdere con ambienti giornalistici da leccaculo e bombaroli delle <i>news</i> da far (avan)spettacolo. Quelle rassegne stampe per stappare i capodanni con troie e stronzoni pronti solo a infilarti il linguino fra paste da radiografiche piastrine malate di qualche cazzo di influenza sessuale&#8230; e impiastri che sono da scribacchini delle mut(u)e. Vaffanculo!</p>
<p>Nick era un tizio fottuto da tutti, lo sfottevan di brutto.</p>
<p>Ma il mutamento visse da sempre in lui. Conturbante inquietudine d’una tristezza di fondo da chi, raschiando perennemente il barile, si trasformò in pietra grezza scheggiante per non sporcarsi le suole, per esser lucentissimo Sole e camminare eretto come un sapiente ignorante di gran carisma e dignità, una macchina da guerra nel macinar rabbie e calpestarle con sfrontati frontali.</p>
<p>Nick dalla rugosa f(r)onte, uno che ha sempre fatto il suo cazzo.</p>
<p>Masturbandosi in palestra fra tiri a segno a cazzetti senza ver’uccello di potenti ganci. Nick di tosti cazzotti. Cazzo!</p>
<p>Così Nick piange. Così merita di essere una pregiata merda, insomma, fra questo incasinante baccano e beccamorti, una rara perla.</p>
<p><i> </i></p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/city-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-372 aligncenter" alt="City by the Sea (2002)" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/02/city-2-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
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		<title>Racconto di night by Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 19:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Dylan Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Dark tale]]></category>

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		<description><![CDATA[Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230; Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-198" alt="Topolino Fantasia" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center"><i>Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230;</i></p>
<p>Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante in gambe tue leggiadre, svincolo in una povertà “miserabile”, vinto e vivo al confino, l’emarginazione dei miei traguardi dimenticati, di soldi buttai nel cesso, spesi in frottole e “vettovaglie” d’una immaginazione per me, solo e abbandonato, sventolante palpebre smorte che ci sono, esistettero e resiston madide d’una “sporcizia” che ado(r)no, lussuria svestimi e canta all’alba in schizzi fragorosi d’un incanto mastodontico, erra cavaliere notturno, un errore ché t’è costato tanto&#8230;, ma sper(per)o ingannevole al naso mio stes(s)o bugiardo, affido un po’ di pargola malinconia a un funerale che ritempri la voce coraggiosa d’una lagrima del “piagnisteo inutile”, io l’odiato che amo ingenuo, spezzato e rancoroso e dunque ancorato a quel che m’è rimasto, ma si mastica, mi stritolo in angoscia temp(e)rata, non esisto e frammentato residuo svengo senza lasciar la preda delle scie trascorse, un po’ orso e un po’ cavallo di battaglia quando ergo un racconto che vi faccio leggere, ché i posteri ricorderanno un mio diaframma roco, flebile e che nessun vede?<br />
Di ques’umanità senz’identità (s)comparsa di onori, il valore mio non s’è spento, combatto e lego al palo il vigliacco mai ero(e), rinnego l’angelo che sulla fronte mi bacia, piango e ipocondriaco me la meno, non espello neppure una mia ammonizione su quanto peccai. E sapete perché?</p>
<p>Perché non valgo un cazzo ma il legno mio lo tengo dritto, non si sa mai che vada ficcato a qualche stronzo con troppe fregole per la fregna. Sì, ancora so come fregarvi e com’appunto raccontarvele&#8230; bene, figli di puttana, v’infilo questo, non v’infilzerò, il mio carisma lo (pre)tende, stendetemi uno svelto vel pietoso, oh miei frettolosi da frutti di bosco, io sono strenuo, io narro e bravo esigo.  E che cazzo! Basta con gli sterili, siate fertilità al mio pensiero!<br />
&nbsp;</p>
<p>Pronti per la sparata? Come no? Ah, capisco&#8230; la signora in terza fila ha fifa che possa bagnarsi nelle mutande di “commozione”. No, eviteremo indugi alla retorica, un racconto come Dio comanda eppur “toccante”. Eh sì, sono o non son il toccato? Infatti, il racconto si chiama “Lo struccato”.</p>
<p>Mi ricordi di tempi fottuti che non han niente a che vedere con queste quattro scamorze. Sì, una volta i topi mangiavan le fragole con dei formaggi al peperone, poi si ubriacavan di zoccole della buona “zampogna” nello scantinato. Oggi, invece? Un sedile reclinabile, una tastiera ergonomica e ti sbatton in manicomio se fai il lupo.<br />
Fine.</p>
<p>Un fratello della congrega alza la mano, poi ci ripensa e urla che fa schifo.<br />
Le donne, “commosse”, lo cingono di baci e gli sussurrano che, scopando, capirà.</p>
<p>Applauso!</p>
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		<title>Il solito gelato e una leccata ma non da lecchino al paraculo</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Oct 2013 09:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Devil]]></category>
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		<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[The Masked of the Red Death]]></category>
		<category><![CDATA[Last Vegas]]></category>

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		<description><![CDATA[“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari! Così, in tal storia dai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img94.imageshack.us/img94/4214/m2mv.jpg" width="800" height="588" /><p class="wp-caption-text">Una granita e poi grandinale dentro! Gradiscila!</p></div>
<p>“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari!</p>
<p>Così, in tal storia dai miracolanti contorni, colo il mio coglier l’occasione e stampiglio una lagrima arrugginita in faccia alla comicità “triste”. Piango in finta camuffa e buffoneria che forse, nel disprezzo che ti spezza, rivela il rimpianto che sta dietro anche a chi prova a svoltare, rimane uno strozzar tutto, e le polveri abbrustoliscono una tortuosità che urla.</p>
<p>Ululo e vi ficco in culo!</p>
<p>Dietro le risa, anche le tue, c’è sempre il lupo. Coccoli il pelo ma strizza quel che non è e non sarà più nei sereni e nell’animo turbato. Esservi servile non è servito, tanto voi vivacchiate di leccatine e mordete le fragole con lingua a “orge di tenzone”, sempre ardenti miei tizzoni.</p>
<p>E poi osate “disossare”, rintuzzando la dose di fottervi fra cene da cretini, “cremosità” da me ripudiate, basate tutto su un’inventata vostra corsa per salir in “podio” al bellimbusto più apprezzabile, sfangate, v’affamate, di tutti mi spogliate da dilettevoli, eppur resisto da infamato e più fiammante, barcamenandomi sfarfallante, in ode a una poesia bislacca, non dolciastra come le vostre lacche su capelli da lacchè. Accendo un fiammifero ad Amsterdam, città fiamminga per canali di fighe vostre annegate. Ad Amsterdam non mi drogo, fotografo.</p>
<p>Checche&#8230; se ne dica, son il Principe.</p>
<p>Vergo la mia “verga” in solitudine, rassodato in apostrofarvi di sputarvi, di fissare il vostro “cotanto” arieggiar d’ilarità riprovevole. Siete davvero notevoli, sapete? Sì, il mio notaio vi consegnerà delle “note”.</p>
<p>Non son provato, son oramai provetto al fottuto sebben mi diate del poveretto e non mi darete credito.</p>
<p>Di mio, ho il nullaosta senz’ostie “benedette”, maledico il cazzo come si confà a farvele, tripudio splendido d’appunto cazzeggiar senza coglioni in mezzo alle palle. Ebeti, avete trovato l’osso duro, azzardatevi ad azzannarmi e vi spolperò poi leccando il pompelmo delle vostre puttane.</p>
<p>Qui, io enuncio codesto, “cari” bellocci da coccoline&#8230; Dopo tanto sognare, son tornato arrabbiato, rombante Cuore incendiantissimo.</p>
<p>Tenermi fermo, non mi dolerà, nessun dolo ora che il fuoco scoppia e di brace bacia tutti.</p>
<p>Sinceramente, sono peggio di te. Così è. Se ti sta bene, bene, altrimenti Male maiuscolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">(Stefano Falotico)</p>
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