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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Il Corvo</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Travis Bickle vampiro</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2013 17:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; di Stefano Falotico &#160; Il monologo-“monocolo” del vampiro “invisibile” Travis Bickle: ai bordi del turpe barbarismo “moderno”, v’è l’origine fallace, infelice e femme fatale della società (im)produttiva, il seme del Male a suo coraggioso nel mare allattante! Meschina è l’esistenza se, sfregiata, oltraggiata nella dignità onesta, dai parassiti travestiti da persone “perbene”, vien schifata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Il-coraggioso-Brando.jpg"><img class="size-medium wp-image-278 aligncenter" alt="Il coraggioso " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Il-coraggioso-Brando-300x214.jpg" width="300" height="214" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Il monologo-“monocolo” del vampiro “invisibile” Travis Bickle: ai bordi del turpe barbarismo “moderno”, v’è l’origine fallace, infelice e </i>femme fatale<i> della società (im)produttiva, il seme del Male a suo coraggioso nel mare allattante!</i></p>
<p>Meschina è l’esistenza se, sfregiata, oltraggiata nella dignità onesta, dai parassiti travestiti da persone “perbene”, vien schifata e genera emarginazioni a linciaggio di chi, schernito oltre le soglie del pudore, si ribellerà coi più “lievi” fervori, intingerà le sue membra nel fantasma lacustre d’un licantropo di mangusta, vi masticherà cannibale nel suo sopravvivere al di là d’ogni legge morale.</p>
<p>Sacralizzando il suo virtuoso punito, sfregerà gli impuniti a viso aperto e pugni scagliati con sublimi poesie feroci, nell’immolar il cantico creaturale della ritrovata, scatenata ira craterica.</p>
<p>Ove il suo carattere s’ammansì, esplose il Dio della strage, della divina carneficina ai macellai che inflissero castighi protrattisi a iosa per oscurarlo dentro il <i>tunnel </i>del turbato esistenzialismo in sé (dis)armato. E, “ammattito”, dalla cancrena sviscerata dell’agonia lesa con altrui folle arbitrio scriteriato, dagli inferi meandrici dei dolori tensivi, risorgente rifulgerà in coscienza vendicativa.</p>
<p>Come <i>Vlad</i>, Principe della Notte disturbato dalla chiassosa e ciarliera società frenetica degli scacchi matti o, peggior sorte(ggio), a demonizzarlo d’oscuranti sortilegi demoralizzanti al fine d’affinarlo al “buon” gusto della “golosità” pasciuta e scevra di scrupoli. Che “succosi”. Si slaccerà la “cerniera”, esibizionista furibondo, lanciando grido battagliero lanceolato a puro suo scalfito con indubbia boria, la prosopopea dei “posati” già nel lercio lecito addomesticati e privati del vero, innocente mastice al proprio profondo mastino effervescente e brioso.</p>
<p>Attaccherà briga nello sbrogliare il suo nervosismo a pelle, raschiata in transumanza d’una spaventosa e repentina metamorfosi stronza. Ma la metamorfosi non c’è. Come Iddio creato dagli spauracchi del moralismo per Cristi ubicati a loculo di scatole craniche presto plagiate dai catechistici e perciò castiganti indottrinamenti dei “dotti” poco di mente “elastica”. Scemenza innata e di orrido tramandata!</p>
<p>Egli è l’erudito che s’è rotto, strappa i lacci, piglia al lazo, ruppe imbizzarrito le putride razz(i)e dei razzisti, slegò con fragore le catene, attorcigliò la sua simbiotica Natura morsa dai viventi morti nell’innalzata levità del Cuore or ancorato alle baldanti aurore.</p>
<p>Dall’anfratto d’una intera, e giammai integra società di megere e finti “maghi”, navigò sin al fastoso chiarore del plenilunio torbido, modellato a far di sé un capolavoro nell’<i>orgasmizzarsi</i>.</p>
<p>Cattivo come nacque perché è enorme bugia credere che gli uomini siano buoni. Molti di essi si fan paralizzare dalle palizzate del viver “quieto” ma invero, così (tras)curandosi nell’amor davver proprio, agghiacciano sol che i lor s(t)essi, stesi in fila già orrendamente plasmata al <i>murder incorporated</i>.</p>
<p>Sputatelo, figli di puttana e papponi delle minorenni. Io sono il <i>predator</i> re(o) d’ogni più invincibile cacciatore del vostro sporco bosco! Io sono il <i>Pater Noster</i>! Vi disboscherò da quel che v’imboccate nell’indur(ir)vi a vicenda nelle ritualità da tribù “progredita” all’apparenza ma soltanto più ad atterrirmi d’orrore nella nudità del vedervi con vostr’assassina “meraviglia” da “sani” viaggiatori di tal valle di antropofaga lacrima “alleviante” idioti da zoo dei maiali.</p>
<p>Ieri, contatto un gran pezzo di figa, perché affascinato dalle sue seducenti, attizzanti caviglie, che si propagavano di <i>silhouette</i> lunga in gambe da “sifilide” venerante. Da quei centimetri “nascosti” del celarla in “tiro” di tacchi a spillo, udii il “mio” di grinta a volerla di <i>grinding</i>. Sentite come in tal “baciata” rima già ve lo baciate, oh miei gringhi, di musica per le vostre orecchie e il cazzo che voi invece “rapinate”, fingendovi di non ammirare tal parlante “grilletto” ringhiante. Origliatevi. Sveglia, coglioncelli! Rapitori “bravi” nell’edonismo di facciata ma squali della vostra piacente anima fustigata! Ella, calzante setose scarpine nere, su di me scalpitò le cosce a (mas)carponi, in foto assaggiate da un cane assatanato a cui, abbaiandogli d’occhiolini languidi, lascivamente godeva non di “cuccia” nel pregustarlo “accarezzandoglielo” tanto nel ciucciato “cucciolotto”.</p>
<p>Il cane, di tanta “pregiata” lingua da ghiottone accalorato, tal figa con molta (in)certezza s’è montato.</p>
<p>Ed è per questo che la contattai, perché io lo so come il cane assai la tastò. Il mio <i>test</i>(icolo) s’è rivelato come al solito azzeccato!</p>
<p>Scopro che è <i>personal trainer</i> in una palestra per femministe dai <i>pilates</i> urlanti “in giuggiole” giulive la patata che <i>non deve chiedere mai</i> le “olive”. Forse, “quelle” son tutte rasate con del <i>Gillette</i> versione “<i>No woman</i>, non piangere”, sognanti di oliantissimi, “violenti” <i>yoga</i> “depilanti” ogni negro muscoloso, “asciutto”, mai in bianco alla Bob Marley “incazzato” come una bestia per le “violette!”. Esse alzano in “tono” i culi sul “sopp(r)es(s)ar” quante palle “avranno”, sfregano le cosce in tute “aizzanti” i cavalli prominenti, alcune (s)fregate da seganti e sfigati. Altre invece son procaci e voglion solo “tonificarle”, le residue, mosce di sedere, desiderano il fondoschiena “tornire”. Torreggianti nell’inno di mammelle “capezzollanti” per ogni maschio scopante di cappella bruciante al loro capezzale d’inondare.</p>
<p>Ella mi spezzò il pene e lo diede al mio discepolo. Il cane.</p>
<p>Par(ab)ola di Travis Bickle. Il quale, dopo rannicchiate flessioni a scultura del suo esistenzialismo da monaco, ingranò la marcia su taglio da <i>mohicano </i>e sparò in faccia per salvare l’unica puttana che non “li” meritava.</p>
<p>Meditate!</p>
<p>Ed è per questo che Marlon Brando de <b><i>Il coraggioso</i></b> conosce che la vita è dolore, “essa”, cioè la (s)figa, parte dal parto e finisce sempre d’una partita in “parità”.</p>
<p>Ora, dammela qua. Partorendo, le donne è come se venissero fornicate da Satana. Un po’ soffrono, un po’ no. Quasi gioiscono come la Gioconda.</p>
<p>Questo è il mio (rac)conto “sbattuto” agli osti e alle ost(r)i(ch)e dai vampiri ca(gnol)ini che siete voi!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lou Reed, Creazione di Adamo alla Michelangelo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 11:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Blade Runner, R.I.P. caro eterno mio Lou Reed Sei morto a fine Ottobre di questo (s)fortunato 2013, un lutto che ci martoria, m’ossessiona e sta anche però gioendo. Tu, “gioielliere” delle emozioni dedicate ai loser, perché anche tu lo sei o lo fosti nel divenire. Quando, vedendo il Mondo nella sua squallida nudità, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Creazione-Adamo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-215" alt="Creazione Adamo" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Creazione-Adamo-300x131.jpg" width="300" height="131" /></a></p>
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center">Blade Runner<i>, R.I.P. caro eterno mio </i>Lou Reed<i></i></p>
<p>Sei morto a fine Ottobre di questo (s)fortunato 2013, un lutto che ci martoria, m’ossessiona e sta anche però gioendo.</p>
<p>Tu, “gioielliere” delle emozioni dedicate ai <i>loser</i>, perché anche tu lo sei o lo fosti nel divenire. Quando, vedendo il Mondo nella sua squallida nudità, magnificasti il celestiale elevarti a profeta, di lusso (s)gradito, inviso alle borghesie più (s)radicate. Quel radicalissimo sempre loro accertare chi mai accetteranno, a far scomparire l’umanità “diversa” che combatterà sempre, purtroppo o per (s)fortuna, una lotta persa in partenza. Quanta voce nel tuo roco “ammattirla”, sì, incitarla a essere sempre feroce, battagliera, a non adeguarsi, a non cedere dinanzi ai più melliflui, sporchi ricatti. Insistetti perché noi (r)esisteremo altrove, baciati nella culla dal Dio nobile, che presto ci giudicò destinati a un (in)fa(r)to sganciato dalle frenesie di quelli senza Cuore, che bruciano le anime e di sadismo le avvelenano a poco a poco, strangolandole nelle fornaci. A cui puoi dapprima sbraitare futilmente, fuggitivo poi (e)vincertene, sbuffare ché sei (im)battuto, sbattertene&#8230; ma della vita così come giacciono d’abbracci ed erosivi bracieri o braccialetti senza sensuale letto a mo’ di loro, gli essi vivono, la intendono per sempre “protenderlo”&#8230; Sì, pretenziosi in erezione stronza, fra bastarde pronte a leccar ansie false. Soltanto protese anch’esse a soddisfare gli appetiti della morte più imperdonabile. Cioè vivere per “piacere”&#8230; non confessando mai il proprio desiderio di volontà, inibendo i veri slanci per ten(d)erli nel buono, cattivissimo porcile&#8230; ché, dietro le dolci tendine, affilano le carni più avide.</p>
<p>Sei morto ma per me no. Com’è successo per Elvis, capiterà anche a te.</p>
<p>Stessa “fine” interminabile per cui s’inventeranno che tu ed Elvis, assieme a Jim Morrison, siete stati avvistati su un atollo. Speriamo non lo bombardino con altre guerre atomiche. Sì, benedetti coloro che vengono nel nome del Signore. Predestinati <i>unbreakable</i>, era scritto nel sangue, che Dio v’inietto dall’alto più delicato, ché voi foste e quindi siete il nostro siamo.</p>
<p>Salvi nel salmo.</p>
<p>(A)mare&#8230; oceani bagnati dalle vostre canzoni. Cavalcherò con voi le stagioni di tutti i tramonti, piangendo davanti a un plenilunio “sordo” dirimpetto al mio “debole” vento di maestrale “animistico”, io primitivo e avo che crede ancora alle favole, alla cacciagione dei miei graffiti impressi nelle vene più alate, io il “disadattato” e così mi amo, vaffanculo a te e a tutto quanto, io il “quarzo” che scandì lancette (dis)ordinate in cronologia alterata, Tempo incasinato, a incassarne e poi a rompersi il cazzo. Voi miei. O meglio come me.</p>
<p>Già là ove Dio sa.</p>
<p>Non siete da Paradiso, meglio l’Inferno. In quel luogo temuto, <i>Lucifero è vergine&#8230;</i></p>
<p>Ma non potrà accontentarci per molto. Lucifero se la racconta da quando tradì chi lo creò e lo (o)mise in questa sconcia, sudicia immondizia. Così decise di fare il masochista. Col passare dei millenni s’abituò a prenderlo in culo. Per tale “ragione”, se lo “tira” da furbacchione. Combina degli scherzacci da “prete”. Da cui l’esorcismo&#8230;</p>
<p>Annoiato dalla nostra grandezza, ci spedirà in Cielo. Dio allora allestirà per noi un <i>bistrot </i>più soffice di una scopata da fieri barboni sotto la Torre Eiffel.</p>
<p>Da bere, chiederemo i cazzi nostri su panna montata. Famosa bevanda che già (ce la) bevemmo in calde locande.</p>
<p>Dio risponderà che, per preparare tale <i>cocktail</i>, deve chiamare <i>Michelangelo</i>.</p>
<p>Al che, gli riveleremo che <i>San Pietro</i> è una sua illusione. Noi non abbiamo “<i>Pietà</i>”. Gli chiediamo però la visione esclusiva del montaggio finale di <b><i>Blade Runner</i></b>. Dio ci dirà che non ce l’ha&#8230; E noi lo ammazzeremo, ribaltando la religione. Che cazzo di Paradiso è un Paradiso senza un capolavoro come Dio comanda?</p>
<p>La vita è uno<i> shining</i>. Una volta morto, purtroppo, rimane il ricordo di chi è vivo. Il resto è una (pro)cessione per la consolazione dei poveri fessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Essi vivono?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Oct 2013 17:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
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		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
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		<description><![CDATA[Firmato Stefano Falotico La più grande storia horror mai raccontata: se stai indigesto a chi ti giudica “diverso”, spezza la normalità presunta e ungila con graffi, unghie, arti(gli), sputi e pugni Una società sempre più intollerante, boicottante, armeggiano di maldicenze, superstiziosa come poteva essere durante i periodi più bui dell’Inquisizione, ove si bruciavan le donne [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/They-Live.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-209" alt="They Live" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/They-Live-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Firmato Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La più grande storia <em>horror</em> mai raccontata: se stai indigesto a chi ti giudica “diverso”, spezza la normalità presunta e ungila con graffi, unghie, arti(gli), sputi e pugni</strong></p>
<p>Una società sempre più intollerante, boicottante, armeggiano di maldicenze, superstiziosa come poteva essere durante i periodi più bui dell’Inquisizione, ove si bruciavan le donne “indigeste” nel “recluderle” a fiamme di peccati tutti inventati. L’oscurantismo s’è accresciuto e qui io vi narro l’abominio partorito dalla mente dei più orridi dementi, capeggiati da un losco “capobanda” che ne riceverà tante. Vedi? Anzi, senti? Fa anche assonanza e, sonante, va il rumor del tuo tremare già sprofondato. Ascoltami, porgi il palmo della manina&#8230; morta sul tuo di pietra cuoricino e “ausculta” come, tensivo, il tuo battito cardiaco, mio “bel” bimbino, sta scuoiandosi di pari cannibalismo. Una lapide mortuaria o sbiancato come il marmo? Ma non eri sempre innamorato? Sì, delle zoccole. Tope limitrofe ai tombini.</p>
<p>Viviamo qui ove le scelte non vengono rispettate.</p>
<p>Tra felsinee torre “svettanti” le borie d’autunnali “splendori”, va la famiglia che può competere col campione più untore. Tutti “dottori”, “laureati” in scibile del serpeggiante sviar il vero tra “farfalline” e bisbetiche da dom(in)are. Ruminano schietti e s’accaniscono contro chi beve dalle fiaschette. A detta loro, è un insipiente, un ubriacone senza parte e dai deboli pantaloni.</p>
<p>Eh sì, lor “signoria” ne ha ben donde ad avercela contro i “vagabondi”, si balocca fra orecchini e “sventole” sullo sventolante “plebiscito” tanto del giudicar più a lor ardir che tal “cattiva erba” sia estirpata. Odiano la plebe, son clericali quanto un cazzo in cul.</p>
<p>Ma non addomesticheranno nessuno, tantomeno me che, dopo esser “murato” vivo da tali vivissimi vili, scardinandoli a fuoco lento ne terrorizzerò di gusto il lor “gustarmi”. Cotto e voi mangiati! Andate a plagiare vostra madre. Ah, scusate. L’avete già fatta?</p>
<p>Maniaci del sospetto, sempre all’erta nel lor tragicomico “imbavagliare” col “lindo” pettorale d’una corazza appunto disarmante, eccoli a ridere e a scherzare, tronfi in piazza e poi a messa nel finto pentimento dopo tanto distruttivo “istruir” di convenzione e circuizioni. A polpette, la patata bollente. Eccoti a fette. E la ciliegina? Altro che torta in faccia!</p>
<p>Che personaggi da circo&#8230; degli orrori.</p>
<p>I ribaltatori dei crimini, i “legulei” di cotanto “ingegno”.</p>
<p>Saltimbanchi delle ex s(c)uolette come il “liceo classico” Minghetti, son ora sistemati a panza piena ma perseverano a sbeffeggiare di tracotanze.</p>
<p>Accuse infondate, deduzioni all’acqua di rose come la lor testa annacquata e le “troiette” che innaffiano, presto il dolor avvertiranno nel bagnarsi di merde.</p>
<p>E, se non crollarono, la rovina delle loro “maledizioni” si riverserà lor addosso con tanto di risarcimento e versamenti. Ancora chiamerebbero l’esercito.</p>
<p>Ma voglio rivelar a codesti che varie ambulanze li aspettano.</p>
<p>Non per consegnarli al manicomio ma alla funeraria “cerimonia”.</p>
<p>Comunque, non saran celebrati dai parenti, serpenti come loro.</p>
<p>Se vi stavo antipatico, bastava dirlo e non inventarne di crude&#8230;</p>
<p>Perché repentinamente i vostri testicoli saranno vicino ai lumicini&#8230; del cimitero?</p>
<p>Certo(sa). Hai indovinato il tuo posto, impostore!</p>
<p>E la storia dov’è? La sanno loro, i morti.</p>
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		<title>Invaghimento di uno spaventapasseri</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 12:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Al Pacino]]></category>
		<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Devil]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Hannibal Lecter]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Dark Tales]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico libri]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Gemito, è questo  a farmi soffrire quand’indossi la più stronza minigonna aderente, in bilico tra un tirartela da matti e una sigaretta pulita fra tue labbra candide, mielose giusto un po’ ad attizzarmi, svanisco e vorrei venirti già solo scalzando questa resistenza “pia” ché non prendo sonno, immaginandoti (s)velata in briose luminescenze [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Gemito, è questo  a farmi soffrire quand’indossi la più stronza minigonna aderente, in bilico tra un tirartela da matti e una sigaretta pulita fra tue labbra candide, mielose giusto un po’ ad attizzarmi, svanisco e vorrei venirti già solo scalzando questa resistenza “pia” ché non prendo sonno, immaginandoti (s)velata in briose luminescenze d’un tuo seno “accennato” d’angelica tentazione, demonio sei, oh mia tentatrice che graviti in me, dai “”volteggi” i tacchi a spillo melodiosi come un sorriso vanesio già frantumato. Ovunque andrai, sarò nella tua anima, e tormentami pure. Addolciremo il nostro Club Silencio lynchiano, addolorati nella foschia lussuriosa di notti “atee”.</p>
<p>Ora, con l(uc)entezza, sfila la gonna e lasciami intravedere un sogno.</p>
<p>“Baciala” in chiaro fragor di membra e smembriamoci a “membro” sessuale, divorante, fragoloso e impetuoso.</p>
<p>Ergiamoci nel sereno lontano da questa “benedizione” dei loro dizionari, sempre d’una dizione “perfetta”, ubicata a morte lenta, ché “viventi” loro scandiscono in vene abrasive d’un tedio assoluto. “Rasserenati” per arrabbiarsi dal nulla, incitandosi reciprocamente in violenze nervose, acidi e d’accidia sempre pervasi, invasori delle intimità, del pudor leso, no, non ci stenderanno.</p>
<p>Stenditi tu nuda e lasciati toccar in figa a ogni rintocco prelibato che gusterà l’aspirante inghiottirla di brame. Basta coi tuoi rituali, il pomello del gas è “chiuso”, se esplode&#8230; che ti frega? Salteremo in gioia ariosa! Adesso non blindarmi, accendi la mia fiammella, schizzala di fuoco “vitreo”, ossidrica sgusciala e solamente saremo caldo abbrustolente, via via crescendo. Remota, fammi perdere le “tracce”. E traccia la riga di “coca” in alcolic’amplesso.</p>
<p>Stuprami, che cazzo aspetti? Nessuno mai te lo offrirà sbocc(i)ato così!</p>
<p>Prendimi ora, adesso sii sensi del Sesso maiuscolo! Cazzo, dai! Incalza, fammi incazzare!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’innominabile, che ferì mortalmente e ch’ammazzerò “sensibilmente”, assomiglia in maniera spaventosa a Nanni Moretti di “Bianca”</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Oct 2013 12:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anthony Hopkins]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle peculiarità, che distinguono la mia anima da un comune “intellettuale”, è non asservirmi mai all’intellighenzia.  Bensì essere felicemente autarchico, distaccato dal comune ma lucidissimo in mezzo a tanti esaltati ludici, specie se tempro la mia alterità (s)naturata quando viene, come fu, invasa(ta). Perentoriamente accerchiata, vilipesa, ostracizzata, dileggiata e sempre messa a dure prove [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_163" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Moretti-Bianca.jpg"><img class="size-medium wp-image-163" alt="L’idiota" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Moretti-Bianca-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">L’idiota</p></div>
<p>Una delle peculiarità, che distinguono la mia anima da un comune “intellettuale”, è non asservirmi mai all’<i>intellighenzia</i>.  Bensì essere felicemente<i> autarchico</i>, distaccato dal comune ma lucidissimo in mezzo a tanti esaltati ludici, specie se tempro la mia alterità (s)naturata quando viene, come fu, invasa(ta). Perentoriamente accerchiata, vilipesa, ostracizzata, dileggiata e sempre messa a dure prove per provarmi. Ma, giunto allo scoccar d’un dì a me miracoloso, la tattica osteggiante di costui, mero lestofantissimo e dalla risata d’elefante, rintonò mor(t)ale. Affatto fugace, quella (s)volta, scaltro e imprendibile, cominciai a studiarlo. Ad adottar la stessa strategia del suo ragno. Respinsi lentamente il suo “piano” omicida, scrutando nell’architettura, invero assai labile del suo criminoso “organizzato”, nello smontargli la boria pezzo per pezzo di merda ch’è. Le sue branchie respirano&#8230;? Troverà lieti sospiri assieme al suo delinquenziale branco di cioccolatai? Ora, il nostro “contento” fanatico è intrappolato in una paralisi parimenti dolorosa. Si sta sgretolando dentro mura dello stesso silenzio ch’inflisse dietro ricatti “altolocati” e sovente si tocca perché la mia vendetta s’augura possa dissolversi. Come neve al Sole, come buio ancor da rabbuiare! No, non mi addolcirai con leccate tardive. Eh già, mi spiace deludere la tua superstizione e le tue inette presunzioni, di doverosa calma e “calamità” m’avventerò sul vile da “villano”. Sei tu il villico e fosti vigliacchissimo! Ché rabbonir le mie “urla” non ha attenuato l’adesso schi(amaz)zarti fra le mutande. Chi è costui che minaccio e al quale presto sarò un accendino da candelotto? Cagò tante frottole sul mio conto, ma nella sua “veggenza” non vide oltre una sciocca miopia. La cecità di cui soffrì, nonostante il tentativo di soffocarmi, è sotto gli occhi di tutti. E non gl’occorrerà altro correr via del “darsele a gambe”, perché le sue troie non lo salveranno dal mio “caldo” rigenerato, oh mio degeneratissimo mostro tanto a me “scoreggiante”. “Specializzato” a chiamar il “Pronto Soccorso”, insistette “tenace” a mortificarmi di “bavagli”, ma la sua “cura” generò appunto un suo stesso cuocersi nella fornace. Volesti inguaiarmi e invece sarò io a guar(n)irti. Tanto “fornicò” e presunse che fossi “debole”, per schernirmi oltre il lecito, ch’è adesso lui lo spazientito e paziente. Pazienta pure, la mia sala d’attesa sta godendo sadicamente la tua “sauna”. Sudi freddo e preghi perché si raffreddi la premeditata tortura di cui, non solo in culo, sarai trafitto solidamente. Ecco il mio <em>ovosodo</em>. “Friggitele” per un altro po’ nel tuo “acclarato” popò da “retto” e fortunato, attento quando lo tiri fuori per far&#8230; la pipì. Da dietro il lavabo, potrei tagliartelo senza “fazzoletto”. “Coleran” tanti tuoi urletti, mio putrido deficiente. Pigliavi anche in quel posto il mio “papà”. Ahia! Sì, non ho mai stimato, a differenza della tua “famiglia”, Nanni Moretti. L’ho sempre trovato disgustoso, sopravvalutato, uno spermatozoo “montato”. Ti ricordi, oh mio “dolcetto”, la famosa scena del “<i>Continuiamo così&#8230; Facciamoci del male?</i>”. Sì, sei esperto del mio “masochismo”, oh oh mio (in)sicuro “maschio”. Mettevi i puntini al posto “giusto”, “composto” e ben seduto a capotavola. Ma tu, mio da studi “classici”, dovresti conoscere <i>Andronico Tito&#8230;</i> Se, cannibale, “ometti” le mie dita, infilando il coltello nella piaga, potresti trovare il tuo fegato non solo rosicato bensì mangiato&#8230; e i tuoi “cazzi” arrossati! Ti farò arrosto. Mi desti del “cagasotto”. Sei arrivato alla frutta con la tua “cultura” di “confettura”. Ti sto confezionando un “tiramisù” coi fiocchi&#8230; <i>Gli amici ti deludono, la gente normale no</i>. <i>Lei mi sta scavando sotto e mi toglie la panna: la castagna, da sola sopra, non ha senso! Il Mont-Blanc non è come un cannolo alla siciliana, che c&#8217;è tutto dentro, è come uno zaino: lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro! Il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte&#8230;</i> Il mio “scavo” non è un tuo finto-educato “Scavati dalle palle”. Son io che t’impalo, così impari a esser meno strafottente. Chi gusta la ciliegina? Ciao, salutami i “cugini”&#8230; Sono quello che ti toglierà le “castagne” dal fuoco&#8230; e ti trivella, mio idiota a cui in testa saltò bella.   Chiamami Stefano Falotico!</p>
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		<title>Siamo tutti Cruising</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Oct 2013 10:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Al Pacino]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Cruising]]></category>
		<category><![CDATA[Pacino Friedkin]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="//www.youtube.com/v/bn31G2SHkVE?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="//www.youtube.com/v/bn31G2SHkVE?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Inturgidimenti, rinnovamento e marina neve</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Oct 2013 13:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
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		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Il silenzio. Una favola]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico poeta]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico    Un crepitar sonnecchiante ai bordi d’una mia “fatiscenza” che ora si specchia, adornerà le ore più adoranti di un vago struggermi anche vano, a svariar fra divari e valli fumanti, tra fiumi in burrasca e ardere denso del “crepacuore” inflitto. Arroccato qui sul monte, dilapido inesausto la mia mente in astruse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><i> </i></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><i> </i>Un crepitar sonnecchiante ai bordi d’una mia “fatiscenza” che ora si specchia, adornerà le ore più adoranti di un vago struggermi anche vano, a svariar fra divari e valli fumanti, tra fiumi in burrasca e ardere denso del “crepacuore” inflitto.</p>
<p>Arroccato qui sul monte, dilapido inesausto la mia mente in astruse congetture, fantasticando ché la vita non è proprio il “tranquillo” sonnellino di tutti questi lesti tanto lestofanti sui “divanetti” da inezie d’un viaggiare in “eleganti” carrozze dal “gran” portamento. Ah ah!</p>
<p>Abbiamo un “adulto” elefante, di malsana proboscide, sta “educando” i suoi figliocci all’amar la bisboccia crassa, ah ah, di tanto “eloquio” fischiettan “contenti” fra bevute alcoliche e un’altra laida alcova.</p>
<p>Ma, alla mia lealtà morale, paiono affiliati di sifilide gastrica afflittiva, rigidi di mentalità a mo’ di “palafitte” sempre pericolanti, ad allagar le coscienze altrui però oscillando nel loro orticelli di oche e putrido “laghetto”.</p>
<p>Che fango orrendo d’un permanente vuoto frivolo che riempiono con enormi banalità, (ar)rendendo la cazzata <i>a modus vivendi</i>.</p>
<p>Muovon a Ponente col cazzo sempre ritto a “Levante”.</p>
<p>E dunque levatevi dalle palle!</p>
<p>Alla demenza uniscon l’unta “contentezza”, ridacchian come beoti balbuzienti. Ma chi s’accontenta gode o incespica e ta(rta)glia? Sì, i “castranti” raglianti. Miran sempre al  più verde orto del vicino, e l’invidiano d’occhi da orchi.</p>
<p>Orbene, ne ho ben donde per criticarli, perché tanto li avvisai ma, ancor non amorevoli, armeggianti e più ilari nei turpiloqui, turlupineranno di lor “savio” orgoglio mai ammainato. Son rimasto, mi spiace deluderli, intatto e come son nato. Cinico, all’occorrenza Dio del bello romantico, stronzo “aromatico”, talvolta adorabile se scopo con garbo. Che bell’affronto! E la lor testa, tanto da codesti “a(r)mata”, crollerà piangente a paure latenti.</p>
<p>Vessillifero, sto tuonando d’inaudita vendetta!</p>
<p>Adesso, fioccan di “nuovo” le vostre antiche resistenze, le superstizioni da cacciatori della mia “stregoneria?”.</p>
<p>Com’alto sorseggio l’esistenza nostra d’eletti, vanesio la scuoto e di percosse vi do la scossa.</p>
<p>Ahia, che dolorino.</p>
<p>Ma ho sol premuto sulla stessa “fervida” ferita su cui voi v’impuntaste, “additandola” nella solita piaga delle vostra “consolidate” pianezza.</p>
<p><i>Alt</i>! Pian piano scendo a lagrime a voi versate, vessatori ostinati!</p>
<p>Ottusità, sarai punita con identico “estrarti” ogni dente.</p>
<p>Oh, mia canaglia, l’hai combinata sporca.</p>
<p>E quindi ti pulisco la b(r)ava(ta).</p>
<p>Ecco la bevutina e la bavetta. Fai il bravo bambino.</p>
<p>Attento, poi ti aggiusterò le labbra.</p>
<p>Merito un fresco bacino sulla f(r)onte della nuova mia giovinezza che amputasti di tanto tuo (s)degno?</p>
<p>No? E allora con più rabbia t’addento!</p>
<p>Oh, mio criminale invadente, adesso ti servirà l’apparecchio.</p>
<p>Posso regalarti invece un aereo per spedirti all’Inferno con “volo” diretto e senza pentimento?</p>
<p>Dimmi la verità e ti abbonerò&#8230; lo scont(r)o!</p>
<p align="center"><i> </i></p>
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		<title>Racconto di Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 08:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
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		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[The Masked of the Red Death]]></category>
		<category><![CDATA[Cheyenne]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Sean Penn]]></category>
		<category><![CDATA[This Must Be the Place]]></category>

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		<description><![CDATA[La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera  di Stefano Falotico La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera   Io non scherzerei con un “pagliaccio” come Sean Penn, con un “pazzo” di tal portata, potrebbe combinarti una festa altrettanto “ridente”, lentina di dolenza e poi piangerai pelle tua nuda spellata a lento [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera </strong></p>
<p style="text-align: center;">di</p>
<p style="text-align: center;">Stefano Falotico</p>
<div style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img713.imageshack.us/img713/8861/evj2.jpg" width="650" height="458" /><p class="wp-caption-text">Ride bene chi ride ultimo!</p></div>
<p style="text-align: left;">
<p align="center"><i>La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera</i></p>
<p align="center"><i> </i></p>
<p>Io non scherzerei con un “pagliaccio” come Sean Penn, con un “pazzo” di tal portata, potrebbe combinarti una festa altrettanto “ridente”, lentina di dolenza e poi piangerai pelle tua nuda spellata a lento “raffreddarti”, non ti sparerà, mio “sapientone”, con un silenziatore violento ma gusterà lentissimamente le tue “confessioni” sinché, sul punto di commozione, cerebrale e della tua anima spurgata, “evirata”, ti squaglierai solo e sbranato dal tuo nazista colpevole.</p>
<p>Bisogna perdonare sempre?</p>
<p>Dimenticare gli orrori e far finta appunt(it)o di niente?</p>
<p>No, la vendetta serve e va servita proprio freddissima.</p>
<p>La tua persecuzione, ostinata da testardo, incurabile nazista della malora, mio arbitrario  “<i>habitué</i>”, abitò in me di rancore, ho fatto molta strada da pellegrino dell’anima per ucciderti con “dolcezza”.</p>
<p>Per<i> umiliarti</i>!</p>
<p>Cannibale, sono qui a “svegliarti”, sono il “Papa” dell’estrema unzione più cruda e spietata. Potrei, dato che sei vecchio e ischeletrito, tu fottuto gerarca che del “cuore” altrui fottesti l’armonia a carne tua “brillante”, potrei sì infierire da fiera egual alla tua “forza”.</p>
<p>Ma invece adotterò una strategia ugualmente bastarda.</p>
<p>“Imbattibile”, cardiaca, scannata, candida nello scandirla di “battiti”.</p>
<p>Ah ah! Fissa questa macchina fotografica, specchiati d’occhi tuoi “accecanti”, sii limpido a sputare, stuprare la tua anima.</p>
<p>La sto catturando, mio cacciatore di coscienze.</p>
<p>Con scrupolo maniacale, adesso <i>zoomo</i> sulla tua faccia da porco.</p>
<p><i>Cis</i>, chiudi e apri il sorrisino, ti brucerò nel “for(n)o crematorio” d’una cremata, inappellabile giustizia.</p>
<p>Io detengo qui l’erezione di chi spegnesti, “caro” untore, mio padre c’entra relativamente, sono il punitore non solo del suo castigarlo. Tira fuori l’uccellino rattrappito, mostrami il “petto in fuori” da “uomo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non sei stato un caporale? E allora?</p>
<p>Cammina “a testa alta” fin a valicar quell’uscio, mi raccomando non cagarti addosso, sotto zero non si riesce neanche a pisciare, sai?</p>
<p>Eh già, tu che travisavi le anime, le tranciavi di “filo spinato”.</p>
<p>Per te, l’importante era aver “campo di concentramento” libero, la tua mentalità spianavi e pian piano sadicamente seppellivi.</p>
<p>Io sono una “merda”. Me ne sbatto il cazzo delle tue “medaglie”.</p>
<p>Ecco l’etica delle tue “etichette”.</p>
<p>No, nessun “dolore”, non voglio marchiarti maiale. Devi “marciare”.</p>
<p>Ora quindi, cammina al gelo e “strizza” le palle, stringi i denti e vai.</p>
<p>Dai, dai! Che ce la fai! Te lo ordino, suvvia.</p>
<p>Sono giovane, sono uno stronzo.</p>
<p>Leggermente meno animale di te.</p>
<p>Ti è piaciuto (il) buffone?</p>
<p>Ride bene chi ride “ultimo!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Racconto tenebroso di Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 19:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[The Black Cat]]></category>
		<category><![CDATA[Una discesa nel Maelström]]></category>
		<category><![CDATA[Allan Poe l'alano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti e poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconto tenebroso del Falotico Apparente mutamento, mente che cambia, anima (im)mobile che si rinnova Non è vero che si rimane uguali nel tragitto di questo “viaggio” chiamato vita. Anche s’io abolirei, anzi “aborrirei” tal proprio limitante “viaggio” dal mio “dizionario” dell’anima. Abortiamolo! “Viaggio”, così come comunemente inteso mi par “crescita per tappe”, per esperienze identiche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Jack-Russell.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-73" alt="Ciao Jack!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Jack-Russell-297x300.jpg" width="297" height="300" /></a></p>
<p>Racconto tenebroso del Falotico</p>
<p><strong><a href="http://www.filmtv.it/playlist/50656/the-raven-parla-la-voce-di-edgar-allan-poe-con-ani/">Apparente mutamento, mente che cambia, anima (im)mobile che si rinnova</a><br />
</strong><br />
Non è vero che si rimane uguali nel tragitto di questo “viaggio” chiamato vita. Anche s’io abolirei, anzi “aborrirei” tal proprio limitante “viaggio” dal mio “dizionario” dell’anima. Abortiamolo!<br />
“Viaggio”, così come comunemente inteso mi par “crescita per tappe”, per esperienze identiche a tutti, sempre topolini a guidar per la “top(p)a”. Ma così viaggiando l’approdo null’altro sarà amarezza ché, se conquisterai ogni avamposto di “comando”, poi che ti resta da vivere se non il cannibalismo del tuo “impero” e le squallide nostalgie d’una processione funeraria di ricordi a retrovia del sempre vederla “a posteriori”, con un po’ di dolcezza quand’ancor che te la scoli, scopi a golosità ingiallita, “retrogusto” d’uno sconsolato, incancellabile sfogo a canali di scolo?<br />
Sc(r)ol(l)ando un altro bicchierino fra un “però” e aperitivi con quattro cadenti pere e un “liquorino” del languor ormai “sciacquante”, tra una scialba notte in bianco e quel disgustoso “piccante” che, appena giunta l’alba, ti metti in bocca per prenderla&#8230; così com’è (s)venuta. Sei già tramontato. A tal orrore, scambiatemi pure per pazzo, continuo (r)esistente a opporre il mio “uccello” gracchiante, corvo nervoso, leggermente dispettoso fra le “ondose” e fragorosissimo di fragoline, dai capelli nerissimi, arrabbiati e “arcobalenici”, nel nuotar di Notte roteante con la faccia tutta “rotta” e le rotule a spaccarti le (g)nocche, senza plastiche e senz’imbrogli delle vostre bevute bavose e del vostro “bravo” bavaglino. Bevi di c(ann)uccina. Pulisci la cucina, lucida!<br />
La mia voce si discorda dalle comuni vocali corde stonate, ché io non scordo quel che patii per colpa dell’ignoranza, di com’amputaste l’amor per Lei, dunque per me, la mia vita&#8230; inducendola appunto alla qui sempre più viv(id)a malinconia. Siete dei bugiardi, Pinocchio ha la testa dura e il tonno morbido del puro&#8230;<br />
No, non son cambiato, semmai adesso indosso una “maschera” più fottutamente disturbante, plateal schiaffarvi in faccia le mie rughe prive dei vostri roghi negli spurganti-Purgatori, e anche delle vostre strisce, tanto “tranquille” da pedonali quanto di cocaina per voi ricchi a darmi altre pedate in culo e (ri)spedirmi all’Inferno. Ma qui brucia&#8230; si combatte e non si dorme.<br />
Mai domo! Donna!<br />
Infatti, sovreccitato dal Diavolo, non sto zitto, parlo poco ma smaschero i porcellini lassù a vostro artificiale, “figo Paradiso”. Ché m’infuocarono ma stan pian pianino morendo, fuochin fuochetto a mio forcone tutto rizzo, arruffato di cresta e “rastrello”, che furbaccio “inviso” e soprattutto “invisibile” son miei galloni il pipistrellone, quel sedato, seppellito Cuor mio amato, sempre più intonato, oh cari rintronati. Che grinta da “rasta”.<br />
Che rospo sei e io il Principe che ti strozza e spu(n)ta!<br />
La pancia vostra, a forza di crescer nella presunzione superficiale per qualche “figa” che “cioccolatinizzate” d’amaretto “affogato”, sta dando di botto.<br />
Quindi, perché se tu borbotti io non posso darti delle botte?<br />
Invece, posso eccome e presto ti sposserai. Ti st(r)uccherò mio “sano” ometto sposato. Rimarrai <em>horror</em> di stucco.<br />
Visto come mi hai distrutto? Ah ah!<br />
Quante concupisci di segretarie in “segreto” delle fotocopie poi da eliminare?<br />
A me puoi dirlo, caro <em>lord</em>, se a lor lo dai così “generoso” di dollari e lo(r)dante di collare.<br />
Oh, come “decolla”. Ah ah”. Sì, alcune plagi con regaletti a base di mazzolin di f(i)ori, usi una tattica di molto “tatto”. Sfiorarle con “gentilezza” per deflorarle e presto sfiorite avran già, come te, “capito tutto”.<br />
Inserite&#8230;, si capisce da come pisciano, mio pervertito, son indirizzante al “dritto” vederla&#8230;<br />
Fra un capitombolo, detto anche altarino scoperto dalla moglie col notaio dal “tamburino” in altre pratiche&#8230; di divorzio “annot(t)anti” quello “sveglio nottambulo” (investigatore privato che sveste la proprietà non tanto privata?), confessionali per salvar la “fede” nuziale, capra e cavoli, il mio co(r)dino da caprino, altre “merendine”, i tuoi bambini ficcati nella s(c)uoletta, una suora che con te s’inchina timorante e assai trombatina, un agnello di Dio a Pasqua su panettone del tuo pene alle “mandorle”&#8230;, eh già, anche le gialle cinesine mastichi fra invernali, marroni “caldarroste” e il contemplare “arrossito”, finto-intellettuale un film “alto” del Cinema orientale, ma sai come orientarlo, sventolante le disorienti e “occidentale”, coi tuoi movimenti “intelligenti” d’occipitali, (s)fotti in modo sacrale, da cui il riso all’agro con gelato al limone della yogurteria più <em>glup glup</em>, la prendi sempre di “slancio”, allaccia la cintura se no ti fan la mu(l)ta ma io non muto.<br />
Mi denuncerai per (ec)cesso di “lentezza” ma spedito t’entro in “galleria” alla maniera veloce e che non dimenticherai. Che Male, che “bene”, che bile, che vaffanculo!<br />
Prenditi il corvo e afferra un “cornetto” partenopeo. Sono lo stregone, prova a debellarmi coi tuoi riti popolari e scaramantici, intanto “scarto” il tuo “babà” e succhio l’amore senza “eccitanti” di “cartine” ma di cartone “animato” a tua merda d’animale.<br />
Ciao, la Notte è lunga. Prevedo altre strade buie. E molta bua, mio “bue”.<br />
Firmato Edgar Allan Poe?<br />
No, un “falò” sul bignè del tuo <em>bidet</em> al mascarpone!</p>
<p>Stefano Falotico</p>
<ol id="elencoPlaylist">
<li><a title="Il corvo (1943)" href="http://www.filmtv.it/film/11317/il-corvo-1943/">Il corvo (1943)</a></li>
<li><a title="Il corvo (1994)" href="http://www.filmtv.it/film/11354/il-corvo-1994/">Il corvo (1994)</a></li>
<li><a title="I tre giorni del Condor (1975)" href="http://www.filmtv.it/film/7309/i-tre-giorni-del-condor-1975/">I tre giorni del Condor (1975)</a></li>
<li><a title="Corvo Rosso non avrai il mio scalpo! (1972)" href="http://www.filmtv.it/film/1889/corvo-rosso-non-avrai-il-mio-scalpo-1972/">Corvo Rosso non avrai il mio scalpo! (1972)</a></li>
<li><a title="I corvi ti scaveranno la fossa (1971)" href="http://www.filmtv.it/film/13203/i-corvi-ti-scaveranno-la-fossa-1971/">I corvi ti scaveranno la fossa (1971)</a></li>
<li><a title="Impiccalo più in alto (1968)" href="http://www.filmtv.it/film/3458/impiccalo-pi-in-alto-1968/">Impiccalo più in alto (1968)</a></li>
<li><a title="Cose nostre - Malavita (2013)" href="http://www.filmtv.it/film/54535/cose-nostre-malavita-2013/">Cose nostre &#8211; Malavita (2013)</a><br />
Amo le famiglie Addams alla <em><strong>Dark Shadows</strong> </em>di Tim Burton. Ad Alessandro <em>Manzoni</em> preferisco <em>Fred Blake</em>, fidati di me e la tua vita non sarà in bianco e nero, ma una divertente <em>black comedy</em>. Senza <em>crime</em> ma alla crema non da stronze creme delle cremine.<br />
Chiamami <em>goodfella</em> e salutami tua sorella. In poche parole, <em>ricordati di me</em>, non sono da pasticcini e <em>Muccino</em>anche se <em>Michelle</em> è ancora bella e la scopo in maniera <em>Besson</em>, cioè molto pepe e zucchero a velo fra lenzuola al silenziatore.</li>
</ol>
<p align="center"><i> </i></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Corvo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2013 14:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Draven]]></category>
		<category><![CDATA[The Crow]]></category>
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		<description><![CDATA[“Il Corvo” di Edgar Allan Poe o The Crow di Alex Proyas? Non The Raven con Cusack perché amo falotico delirar da tal racconto a mio Cure, “cura” e di Cor burn! Ah ah, leggete! Del Poe rispetteremo la perfetta spaziatura e gli “a capo”, così come puristi noi adoriamo le licenze poetiche del sottoscritto che lo giustifica a genio suo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Il Corvo” di Edgar Allan Poe o <strong><em>The Crow </em></strong>di Alex Proyas? Non <strong><em>The Raven</em></strong> con Cusack perché amo falotico delirar da tal racconto a mio <em>Cure</em>, “cura” e di Cor <em>burn</em>! Ah ah, leggete!</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Del Poe rispetteremo la perfetta spaziatura e gli “a capo”, così come puristi noi adoriamo le licenze poetiche del sottoscritto che lo giustifica a genio suo, rielaborando di convergenze con <em>Brandon Lee</em> su <em>reborn</em> di “virtuale” rinascita appunto</strong></p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/nyqQRhjwWsM?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/nyqQRhjwWsM?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong><em>Il Corvo<br />
</em></strong><br />
Una volta, in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, stanco e sconsolato,<br />
su molti strani e astrusi volumi d’obliata sapienza,<br />
mentre, sonnecchiando, già il capo mi si chinava, mi riscosse d’improvviso<br />
un battito leggero,<br />
come d’uno che bussasse sommesso alla porta della mia stanza.<br />
«È un visitatore», borbottai, «che bussa alla porta della mia stanza -<br />
solo questo e nulla più».</p>
<p>Ah, distintamente ricordo che si era in un desolato dicembre,<br />
e che ogni stizzo morente disegnava, dal camino, un suo spettro sul mio<br />
pavimento.<br />
Sospiravo ansioso il mattino; &#8211; giacché invano avevo chiesto<br />
ai miei libri di lenire il mio dolore &#8211; il dolore per la perduta Lenora -<br />
per la rara e radiosa fanciulla cui gli angeli dan nome Lenora -<br />
ma che qui non avrà un nome mai più.</p>
<p>Il serico, triste fruscio dei drappeggi purpurei<br />
mi suscitava un brivido – m’accendeva d’immaginari terrori mai prima<br />
avvertiti;<br />
sicché infine, per placare il pulsare del cuore, m’alzai ripetendo:<br />
«È un visitatore che insiste alla porta della mia stanza -<br />
qualcuno che s’attarda e insiste alla mia porta; -<br />
solo questo e nulla più».</p>
<p>Allora ripresi coraggio; e senza più esitare,<br />
«Signore», dissi, «o signora, umilmente vi chiedo perdono;<br />
ma è ch’io sonnecchiavo, e così sommesso fu il vostro bussare,<br />
così fu leggero quel vostro battito, battito alla mia porta,<br />
che appena ero certo d’averlo io<br />
inteso» — e tutta apersi la mia porta; -<br />
solo tenebre e nulla più.</p>
<p>Scrutai a lungo in quelle tenebre, sostai a lungo con stupore e timore,<br />
dubbioso, sognando sogni che mai un mortale osò prima sognare;<br />
ma il silenzio era assoluto, e la muta aria, non dava alcun segno,<br />
e una sola parola fu detta, fu bisbigliata: «Lenora!».<br />
Fui io stesso a pronunciarla, e un’eco mi rimandò quella parola: «Lenora!».<br />
Solo questo e nulla più.</p>
<p>Rientrai nella mia stanza, col cuore infiammato.<br />
E di nuovo udii bussare, un po’ più forte udii bussare.<br />
«Certo», mi dissi, «c’è qualcosa alla finestra;<br />
m’accerterò, dunque, esplorerò questo mistero; -<br />
con cautela esplorerò questo mistero<br />
sarà il vento e nulla più!».</p>
<p>Aprii la finestra: ed allora con strepito d’ali<br />
entrò nella stanza un maestoso corvo dei sacrali giorni d’un tempo;<br />
non fece alcun cenno d’ossequio, non un attimo s’arrestò o indugiò;<br />
ma con portamento d’un gran signore o di dama si posò sulla mia porta -<br />
si posò sul busto d’una Minerva, sopra la porta della mia stanza -<br />
lassù si posò e nulla più.</p>
<p>Inducendo allora quest‘uccello d’ebano un po’ al sorriso i miei tristi<br />
pensieri,<br />
con il grave e severo contegno che si dava,<br />
«Per quanto», io dissi, «la tua cresta sia rasa e tagliata,<br />
tu non sei certo né vile né spregevole,<br />
orrido, cupo e antico corvo, qui giunto dalle rive della Notte;<br />
dimmi qual nobile nome è il tuo sulle plutonie rive della Notte!».<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>Molto fui stupito a udir parlare così distintamente quel goffo uccello,<br />
quantunque non avesse molto senso, scarsa attinenza avesse anzi la sua<br />
risposta;<br />
poiché certo ognuno converrà che a nessuna vivente persona<br />
toccò mai di vedere un uccello sulla porta della sua stanza -<br />
uccello o altro animale posato sul busto scultoreo sopra la porta della sua<br />
stanza,<br />
e con un tale nome, «Mai più».</p>
<p>Ma il corvo, solitario sedendo sul placido busto, altro non disse<br />
che quella sola parola, quasi che tutta la sua anima in quella sola parola<br />
avesse profuso.<br />
Né altro più aggiunse &#8211; né piuma più scosse -<br />
finché non diss’io in un soffio: «Altri amici già volaron via -<br />
e domani anch’egli andrà via, come le speranze che già tutte volaron via».<br />
Disse allora l’uccello: «Mai più».</p>
<p>Attonito per quell’appropriata risposta che così infrangeva il silenzio,<br />
«Senza dubbio», io ripresi, «è quel che dice tutto quel che sa,<br />
appreso da un qualche infelice padrone che la Sventura<br />
strinse dappresso, sempre più, e più, finché ogni suo canto non si ridusse<br />
che a quel ritornello -<br />
finché gli inni della sua mesta speranza non si ridussero che a quell’unico<br />
malinconico<br />
“Mai &#8211; mai più”».</p>
<p>E mentre il corvo ancora m’induceva al sorriso i tristi pensieri,<br />
io sospinsi la mia poltrona fino alla porta, innanzi al busto e innanzi a<br />
quell’uccello;<br />
quindi, affondato nel velluto, mi diedi a collegare<br />
pensiero a pensiero, domandandomi che cosa mai quel sinistro uccello<br />
d’altri tempi -<br />
che cosa mai questo cupo, goffo, avido, infausto e sinistro uccello d’altri<br />
tempi<br />
volesse dire, gracchiando «Mai più».</p>
<p>Così io sedevo, immerso in congetture, e non più mi volgevo<br />
all’uccello, i cui fieri occhi ora nel petto mi bruciavano;<br />
così io sedevo, su questo e su altro ancora pronosticando, chinata la testa<br />
sul velluto del cuscino, su cui la lampada fissava il suo occhio di luce,<br />
sul tessuto di viola che la lampada fissava col suo occhio di luce,<br />
e che lei non toccherà mai più!<br />
così mi parve, diventò l’aria più densa, quasi fosse profumata da un<br />
invisibile incensiere<br />
da serafini agitato, col tintinnio dei loro passi che sfioravano il tappeto.<br />
«Ah, misero», gridai, «t’offre Iddio per mano di questi angeli, ti offre Iddio<br />
un sollievo — sollievo e nepente per il ricordo della tua Lenora;<br />
sorseggia, oh sorseggia questo dolce nepente e dimentica questa tua<br />
perduta Lenora!».<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>«Profeta!», io dissi, «mostro del male! &#8211; profeta pur sempre, uccello o<br />
demonio! -<br />
sia che il Maligno stesso t’abbia mandato o la tempesta qui gettato sulla<br />
riva,<br />
afflitto ma non domato, su questa deserta terra stregata -<br />
su questa casa visitata dall’Orrore &#8211; dimmi ora, io t’imploro -<br />
vi è &#8211; vi è un balsamo in Gilead? Dimmelo &#8211; dimmelo, io t’imploro!».<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>«Profeta», io dissi, «mostro del male! — profeta pur sempre, uccello o<br />
demonio!<br />
Per quel cielo che su noi s’incurva &#8211; per quel Dio che entrambi<br />
adoriamo<br />
di’ a quest&#8217;anima oppressa se mai nel remoto Eden<br />
abbraccerà più mai una fanciulla beata che gli angeli chiaman Lenora -<br />
abbraccerà più mai quella rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiaman<br />
Lenora».<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>«E sia questa tua parola per noi ora segno d’addio, uccello o demonio!»<br />
gridai e balzai in piedi.<br />
Ritorna alle tue tempeste e alle plutonie rive della Notte!<br />
Non lasciarmi nessuna tua nera piuma a significar la tua menzogna!<br />
La mia solitudine lascia a me intoccata, e tu lascia il busto sopra la mia<br />
porta!<br />
Porta via il tuo becco, dal mio cuore, porta via la tua figura da quella mia<br />
porta!<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>E mai più volando via di lì, il corvo ancora lì posa, ancora<br />
lì siede, sul pallido busto di Pallade, sopra la porta della mia stanza;<br />
e sembrano i suoi gli occhi d’un demonio che sogni;<br />
e la luce della lampada che l’investe ne getta l’ombra sul pavimento;<br />
e la mia anima da quell’ombra che fluttua e tremola sul pavimento<br />
non sarà sollevata — mai più.</p>
<p>Firmato Edgar Allan, appunto Poe</p>
<p><strong>Sono un fan(t)a(s)tico fumetto <em>noir </em>di <em>James O’Barr&#8230;<br />
</em></strong><br />
Con picchi spiccati, piccanti d’una sollazzante <em>Night</em>. <em>Long</em> è la processione dei funebri ricordi, (com)bacia(ma)no di leggiadro furore, e qui ergo il mio feretro spettrale, ove ammansisco gli odori cimiteriali di mio tal naufragare, morire e rinascere, calzar la stinta foschia d’una Luna giammai sarà solar ma a dardeggiare lib(e)ro via.<br />
Con te, mia amata invaghita di me invece “lapidariamente” innamorato, a cer cerulea d’un pallore eccitato, mi sverginasti, oh mia adorata ludica. Affilando l’affranto bambino nel divinizzarlo di suon rintonato in gloria. E di gola m’affamasti dopo avermi sbranato.<br />
Ingorda!<br />
Rammemoro di come, odorante ancor i pettorali miei nudi, sgorgavi lucentissima in capezzoli irrequieti e i tuoi occhi, al sol fiorarmi nel treno oramai lontano, “evaporavan” focosi,(s)filanti quel sognare d’un ricongiungerti a mia già (m)unta iridescenza nera e da te rinvigorita in fiamma rossa&#8230; che irresistibile stronza!<br />
Questa si chiama malinconia oppure semplicemente galleria? Detta anche fornace oppure non uscire più dal tunnel?<br />
Mi sognavi a ragion veduta ché, quando tutt’ignuda, ti prostravi a mia poi goduta, discernevi sempre che m’avresti (dis)cinto vigoroso e non cheto, in te dentro su “tenebra” folgorante. Teneri. Avviluppavi i miei desideri e mi desinavi con far famelico nel bermi&#8230; tutto d’un pezzo o sol d’un fiato spompato.<br />
Sì, ero e sono il tuo amante birichino, “ispido” e “agguerrito” ogni volta che mord(ev)i di bocca rosa il cuscino secco e d’occhiolini annusi come carezzerei, in quell’attimo su(p)ino, le caviglie dense del cremoso&#8230; infervorarci a profumi, fiocchi e mai affiochiti fuochi. Tu m’affoghi eterna di seduzione serale e, dopo il tramonto, smonti ogni mia (l)abile (r)esistenza. Il tuo sottile abito levighi e io tutto&#8230; (mi) levo&#8230; farnetichi me all’orecchio ché cauto sia, al primo batterti, dolce e “accomodante” ma poi, eruttante di troppo piacer(ci) e (tra)volti, implori svenevole in vorace, dissipata vena dei nostri irrequieti e iracondi sessi cavalcanti. Bizzarra m’avvolgi e mi do(r)mi, rivesti l’involucro&#8230; e di lussuria finalmente (s)vieni. Ma l’amplesso fu troppo funambolico, imperituro e durissimo.<br />
Entrambi distrutti, cogitiamo dopo mille e più co(l)iti. Ma vogliamo&#8230; senz’attese né requie coglierci per altro scolarci.<br />
E siamo tristi. Vado di là, tiro fuori&#8230; una sigaretta a nudità del mio corpo ancor florido e terso. Dal buio, una finestra s’accende e una muliebre gatta m’ammira&#8230;<br />
Uomo muscoloso&#8230; sudato e quindi più per sovente alzar le belle albe felici delle cupe notti annoiate, nodose da snodare, d’annodarci in nuotar acquatici.</p>
<p><em>Ma questa è pornografia!<br />
</em><br />
No, è la mia stilografica pungente e vendicativa, fremente e tremenda come la più adorabile e impossibile figa.<br />
Son stanco dei cazzeggianti, di <em>boys</em> fiacchi e di quel <em>fuck&#8230; you </em>sempre a presa per il cul’!<br />
Di questi satanisti milionari, di questa società putrefatta che (s)parla sempre di (stra)fare e, a conti fatti, non (se le) fa un cazzo.<br />
Son stufo di far i riassuntini esegetici dei film, delle retrospettive diegetiche e anche della dieta per diventare “critico di razz(i)a”. Cioè “correggere, rivedere, aggiungere, punteggiare, spuntare, limare, un po’ di limonar scacciapensieri fra una virgola e l’altra, tra le vongole e le cozze&#8230;, un’ostrica, un calamaio, calamari, non mi calmo e i film sono la circostanza emozionale del momento, non una riflessione a sangue freddo”.</p>
<p>Questo, ad esempio, lo vidi quando uscì e mi parve un <em>videoclip</em>, montato per far soldi con la scusa della morte “tragica” di Brandon.<br />
L’ho rivisto, poi ancora&#8230; fa “quasi” schifo. Forse totalmente.<br />
Preferirò sempre <strong><em>Dark City</em></strong> a <strong><em>The Crow</em></strong>.<br />
Chi ha apprezzato questa semi-merda (s)pompata era indubbiamente un adolescente coi brufoli in cerca d’emulazioni visive e identificative col Lee, anche il padre&#8230;<br />
So che mi ucciderete per questa sparata ma è successo ben di peggio alla mia amata&#8230;<br />
Perché allora gli ho dato 5 stellette? Perché mi piace. Ah ah!<br />
Che vuoi da me? Tendo al pagliaccio per esorcizzare la morte&#8230;<br />
Credo sia l’unico modo di vivere senza finire tonti.<br />
E ora come me la racconti? Che, tutti in tondo, non ballan più a me in torn(i)o.<br />
Son tornato, grazie. Come sta tua sorella? Bene, è tranquilla?<br />
L’avevo lasciata che se la (s)passava pene. E adesso tu pentiti, altrimenti non più lo impennerai.</p>
<p>Firmato il corvo, scusate, Falotico</p>
<p>(Stefano Falotico)</p>
<p>Dunque, adesso un mio racconto funerario a<em> tale</em> indimenticabile.</p>
<p align="center"><b>Il Corvo e la sua leggenda </b>di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Eremitaggio  mio, adombrami di nostalgia “grottesca” e ad arabesco inne(r)vati d’ostaggio predatore nel vergar le anime di ch’infranse il “corrucciato” sorriso</i></p>
<p>Di cosa vivo? D’un immane senso versatile all’apertura mentale, che avvolgo nell’essiccarla nobile a Principe a(r)mabile.</p>
<p>Che, in quanto da sé ammanta le labbra corrugate, lo può penetrare a virgulto in sue docili gote gioconde. Giocasti di soggiogare e allora godiamocela!</p>
<p>Inalberato d’oscillanti mo(r)ti nervosi, di perlacee notti gioiose (in)consce perfin a me, incarnazione intangibile della suprema ribalderia avventuriera e giocosa, issat’in gole abominevoli dei già caduchi vecchi camuffati dietro giovani pelle “ridenti”.</p>
<p>Decadentista, strampalato a cibarmi d’onnivore malinconie, taciturno mi (s)copro se l’alba abbaia lunatica di Notte insonne o irto a urtar chi mi latrò contro, allupando invero quel che(in)dolente combatterà sempre i delinquenti e il lor tronfio enfiarsi in “balsamici” trofei inutili e patetici da stronzi.</p>
<p>Uh uh, amico ingordo, la tua sazietà plac(<i>her</i>)ai con un imprevisto gesto. Della mia vispezza tacesti gli occhi, “addolorandoli” a cecità “proiettata”.</p>
<p>Quasi fossi un essere speciale in clandestinità ché io asserisco invece (dis)armante uno sbraitantissimo e guerriero samurai giammai domo. Memore di tanti crolli, di com’esangue gemetti nell’afflizione che (e)spiò i tuoi inanellati “premi” e ora proprio ti scherma derisorio nella tua distorta visiera presuntuosa, schernendo ferino il blindato terrorizzato e improvvisamente incupito in casa come rifugio che non ti salverà dallo sbranato (im)punito.</p>
<p>Bambino, con chi scherzasti? Col corvo?</p>
<p>Di gran cori tuoi “amorevoli” scheggiasti l’amore e il più mio libertino della purezza amichevole e inviolabile.</p>
<p>Corruttore e falso di “correzione”, rompesti i patti.</p>
<p>Del rispetto e della decorosità, mentitore qui a spietata, non assolutoria salamoia.</p>
<p>Stai penzolando giù per sempre più gridare. Su su, già dalla trave del tuo stesso aver tranciato, taglio la corda&#8230; o fuggo prima d’aver stritolato sin a ultimo asma?</p>
<p>Rapito sei adesso tu dalla cattiveria inferta e reiterata, se tiro giusto un po’&#8230; schiatterai d’immediato esalare, ma non salirai in Cielo, mio colpevole mostro. Di troppi tranelli intralciasti il tragitto, sgattaiolasti per poi fuorviare le ingenuità dei “sempliciotti”.</p>
<p>Ma ti narro, io il Montecristo, una favola “amara” a tuo esserti, mio spiccato, impiccato da te ste(s)so. Tesa tensione! Mio topo, che trappola (s)tendesti!</p>
<p>Fuoco, fuochino che bravo musino, non urlare ché non anestetizzerò l’ultimo farti godere o morire inglorioso?! Che divertimento!</p>
<p>Cazzo&#8230; il “profilattico” s’è (e)rotto e qualcosa sta “schizzando” di&#8230; botte.</p>
<p>Ah ah!</p>
<p>Sta(i) barcollante colando di “puntar” in bianco dann(eggi)ato ma tappa&#8230; la bocca, con ardore odi che odor (s)gradevole ha il tuo aver premuto irredento e violento l’impertinente “imprimer” castrazioni psichiche a chi(mica) del te inviso.</p>
<p>Non borbottare ché già di borotalco boicottasti. Oh mio traviato&#8230; amputasti con sgambetti di traverso, tu che dei “(di)versi” eri un retorico “amatore” quanto “moralizzatore” bugiardo per soltanto deriderli in orrida doppiezza taglio nei bavaglini. Vi spu(n)tasti da lama appuntita. Che affilato.</p>
<p>Sai, mi hai (de)moralizzato!</p>
<p>Ti sto asciugando la faccia con dell’acqua muriatica, giusto disinfettando il tuo aver infettato d’ammorbante. Poi, “ammorbidirò” le ferite a cicatrice inestirpabile e vi premerò sullo scandire a (s)cadenza sincronizzata. Ti sto leccando di dolcezza mesta, mista a irruente salsedine. Sinché implorerai una tregua lenta a cui d’indifferenza “bastarda” ascolterò solo il sadismo di quanto macellasti con la tua maggior destrezza. Sei stato velocissimo tranne nel delitto finale. Tante lestezze malvagie e peccasti laddove credetti mi sarei arreso con estrema&#8230; facilità.</p>
<p>Anziché un cadavere altrui, avrai presto il tuo perpetrato. Sono avaro?</p>
<p>Non sai quanto av(id)o! Stringi i denti, siam quasi alla fine del “massaggio”.</p>
<p>Piaciuto il massacro?</p>
<p>Un po’ di “limone” a cospargerti le guanciotte, un “bacin” sulla f(r)onte e una lapidaria, tombale buonanotte.</p>
<p>Laggiù, troverai pane per i tuoi denti. Qui, una volta “sepolto” come ti devo, donerò le ceneri a un cane dai tuoi stessi canini” aguzzi(ni). Eccoti servite il sedativo e la carnalità!</p>
<p>Morale della favola:</p>
<p>chi è stato ingiustamente torturato da crude “asciuttezze savie”, si vendicherà “salivare” in modo altrettanto “sobrio” a suoi “gengivali”. Scannando i maiali, che “rideran” tra le fiamme. E, senza rime baciate, non perdonerà neppur per un istante perché non è Dio che sia sempre lo(r)dato.</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/QzR4cyTL2Gc?hl=it_IT&amp;version=3" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/QzR4cyTL2Gc?hl=it_IT&amp;version=3" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: center;"><em><b> </b></em></p>
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