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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Ronin</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Dracula è un dead man, è un Ronin e vive altrove, non finirà&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2014 16:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Ronin]]></category>
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		<description><![CDATA[S’infervora ancora il cuore, cammino, corroborato di sogni coloriti, poi scolorisco, quindi in viso scurito e, tempestato da mille serpeggianti, abrasive incognite graffianti, non riesco a svagarmi, piangendo di reminiscenza in quel che non fu(i). Ma non cambio, adoro la notte e il suo manto frusciante, l’odore scalpitante dei miei respiri sofferti, l’odore nitrente delle [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin1.jpg"><img class="size-medium wp-image-648 aligncenter" alt="Ronin" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin1-300x229.jpg" width="300" height="229" /></a></p>
<p>S’infervora ancora il cuore, cammino, corroborato di sogni coloriti, poi scolorisco, quindi in viso scurito e, tempestato da mille serpeggianti, abrasive incognite graffianti, non riesco a svagarmi, piangendo di reminiscenza in quel che non fu(i).</p>
<p>Ma non cambio, adoro la notte e il suo manto frusciante, l’odore scalpitante dei miei respiri sofferti, l’odore nitrente delle mie angosce scivolanti, le mie fantasie e l’estasi proibita del mio masturbatorio rendermi sempre svanito, nel vento, un uomo nudo che passeggia nel tempo, scalfendolo nei ricordi del mio cuore e nel fantasma che non c’è, passeggia cheto indietro e, bramandosi in tant’avventure, inventate anche, sigillato nei suoi crepuscoli, autunnale sparisce, ritorna in sé e ride, euforico s’emoziona e, fra una commozione, pure cerebrale, e l’altra&#8230; che mi manda a fanculo, sogghigno, iridescente non (r)esisto, mi confondo tra le folli(e), ma sto qua, cullato dalla complicatezza delle mie rochezze esistenziali, (non) parlo, basito, rimango di sasso, assassinato nell’anima che balbetta sinuosa nelle movenze feline di me, me e solo&#8230;, felpato.</p>
<p>Poi, muoio ancora, e domani rinasco, come se il tempo mai m’avesse violato, via (s)vol(t)o, scrosciante nella mia storia e, gemendo&#8230;, sono un commediante di queste rosse luci del mio cuore <i>noir</i> e<i> polar</i>(e).</p>
<p>Malinconico, brindo al <i>rock</i>, indosso il mio <i>Sailor</i> da <b><i>Cuore selvaggio</i></b>.</p>
<p>E non cambio, non invecchio, amo forsennatamente, per sempre tale e quale a come nacqui. Perché non voglio morire come tutti ché, passando gli an(n)i, crepano nell’anima e, poltrendo, non sanno più gioire, tutti assillati da donne e dal loro nido di asini all’asilo, una “materna” carezza da borghesi annacquati, “avvinazzati” nei divani dell’esistenza vana, corazzatisi di cori pieni di polemiche scorie, screpolati dietro false dolcezze e la retorica dell’illudersi di essere quando già non sono, da tempo non esistono, sono sol resistenti, nella retorica giacenti.</p>
<p>A tale morte non soggiaccio.</p>
<p>Seppellitemi.</p>
<p>Ma, amico, prima di lasciarti, voglio d(on)arti questa mia lettera.</p>
<p>Abbine cura e, quando vorrai sapere cos’è la vita, rileggila&#8230;</p>
<p>Voglio che tu la serba con cura. Io, invece, mi son sempre trascurato e non ho mai creduto alla Curia, neanche alle <i>cure</i> di <i>Battiato</i>, sono solo belle parole e tanta musica consolatoria ché, se sei così, cambiar (non) puoi.</p>
<p>Poi, forse sono un poeta.</p>
<p>Ma, prima di andarmene, voglio raccontarti qualcosa che possa farti sorridere.</p>
<p>L’altro sabato, ero a un bar, fuori città. Stava chiudendo e il gestore s’avvicina al barista. Mi ammicca e dice di conoscermi. Lui gestisce solo il locale e non serve caffè, eppure mi ha sempre scorto, da dietro l’angolo, mentre sorseggiavo.</p>
<p>- <i>Ehi</i>, che fai? Non offri queste paste al signore? Tanto, fra poco chiudiamo e, domattina, servono dolci freschi. Oramai, questi dolci non li prende più nessuno.</p>
<p>- Signore, possiamo offrirle le rimanenze?</p>
<p>- Sono ancora commestibili?</p>
<p>- No, sono scadute. Ma sono velenosamente zuccherose per addolcire un lieto, lento suicidio.</p>
<p>- Ottime.</p>
<p>- Voleva dire “Ottimo”, giusto?</p>
<p>- No, volevo dire ottime. Queste paste son migliore della peste.</p>
<p>- Che sta dicendo?</p>
<p><b>-</b> Dico che nulla ha senso, e io ho le corna. Anche questo cornetto andato a puttane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Quegli occhi tuoi cominceranno piano</i></p>
<p><i>a guardare indietro un tempo già lontano,</i></p>
<p><i>senza parlare e senza più recriminare</i></p>
<p><i>su ciò che si poteva fare</i></p>
<p><i>e che non è successo mai.</i></p>
<p><i>Ma qualche cosa rimane</i></p>
<p><i>negli occhi tuoi.</i><i></i></p>
<p><i> </i></p>
<p><i>E il volto poi si scoprirà segnato</i></p>
<p><i>da tante storie che nessuno ha raccontato</i><i></i></p>
<p><i>senza finale: una commedia musicale</i></p>
<p><i>di solitudini a Natale</i></p>
<p><i>con chi non ti capiva mai.</i></p>
<p><i>Ma c’è una luce speciale</i></p>
<p><i>negli occhi tuoi.</i></p>
<p><i>Tu cambierai, invecchierai</i></p>
<p><i>ma sarai sempre presente;</i></p>
<p><i>tu non ti consumerai.</i></p>
<p><i>Con il corpo e con la mente</i></p>
<p><i>tu mi sorriderai.</i></p>
<p><i>Non finirà, non morirà;</i></p>
<p><i>quella ruga sul tuo viso</i></p>
<p><i>un po’ di più mi legherà.</i></p>
<p><i>Un amore non è ucciso,</i></p>
<p><i>un amore vivrà</i><i></i></p>
<p>(Enrico Ruggeri, “Non finirà”)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Invece, amico, amici, stavolta è finita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>No(i), siamo Ronin!</title>
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		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=624#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 15:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Ronin]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Frankenheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Jean reno]]></category>
		<category><![CDATA[Nizza]]></category>
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		<description><![CDATA[Bandit(o) samurai, giovinezza di furore e intimi, irreprimibili ardori vs l’orrore della putrida, da spu(n)tar, vecchiaia fascista, oscurantista, cieca e ottusa, la vita bella contro la bruttezza del conformismo più restio alle innovazioni non be(l)ate &#160; Sgommate, sgominateli! Ed è nervo, e si sgelò la neve, “sommergendo” di pugnaci va(la)nghe marine l’oceanica ignoranza d’una massa arretrata ché tanto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin.jpg"><img class="size-medium wp-image-625 aligncenter" alt="Ronin" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Ronin-300x228.jpg" width="300" height="228" /></a></p>
<p align="center"><strong>Bandit<i>(o) samurai, giovinezza di furore e intimi, irreprimibili ardori </i>vs<i> l’orrore della putrida, da spu(n)tar, vecchiaia fascista, oscurantista, cieca e ottusa, la vita bella contro la bruttezza del conformismo più restio alle innovazioni non be(l)ate</i></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sgommate, sgominateli!</p>
<p>Ed è nervo, e si sgelò la neve, “sommergendo” di pugnaci va(la)nghe marine l’oceanica ignoranza d’una massa arretrata ché tanto “virile” pugnalarci sferrò efferata e vilmente, stringo io il pugno a cap(itan)o dei (ri)belli, spaccando gli argini dell’omertà più abietta di tal pecorine be(l)anti, dell’ipocrisia tanto van(itos)a quanto, invano, nel tentativo fallace, effimero e mortificante d’annichilire una giovane coscienza lucida e rinascente, “falciandola” in modo fall(it)o, ancor tristemente insiste(tte) a cagion intimidatoria del volerla/o veder impiccato/a.</p>
<p>Che falli(ci) idioti!</p>
<p>Appiccateli!</p>
<p>I nostri son fatui fuochi? Fuoco, la rabbia (riaf)f(i)ora! Era ora!</p>
<p>Tutta f(u)ori!</p>
<p>Siete morti!</p>
<p><i>Oh</i>, noi della fatalità siam destino dei nostri lib(e)ri, vibrantissimi, libranti destini accecanti.</p>
<p>D’amianto, sca(g)liamo i capi che c’accusaron d’espiatorio capro, in lor capperi a darci un “cap(pi)o” per accalappiarci nelle (s)chiappe. Se saremo inf(r)anti, ecco a voi, “grossi” (ele)fanti, il nostro (im)mor(t)ale s(c)acco da lupi ergenti quel magnifico, lucente sbranarvi ché, dal nostro “freddo” (in)frangibile dell’esser (ro)venti nel grido dell’an(s)imo istintivo e d’adirato esser sven(tr)anti e davvero a voi punitori esacerbanti le vostre gelide anime da por(c)i, sven(tol)eremo il vero arrossito Cristo in nudi corpi!</p>
<p>E, allora, giovani&#8230; in marc(i)a, marchiateli, non disamoratevi della vita se tal oscena viltà retrograda e vecchissima dei ma(ia)li così procrastinanti, di generazioni in geni lor malati e marc(scent)i, v’incita da vin(cen)ti al suicidio, <i>matandovi</i> e dandovi “pomate” da matti sol perché, a differenza di loro, non anda(s)te a <i>pute</i> o, ancor peggio, dietro le armi ricattatorie del farvi credere di non saper amar il mondo, (in)f(i)erisce per riaprirci sempre le ferite, volendoci male nell’innaffiar noi, i puri, ad affoganti valle di lacrime del lor mar di stronzi, più <i>mer</i>(de), colpiteli meglio a sangue “freddo”.</p>
<p>Impietosamente.</p>
<p>Alcuna pietà per chi vuol, volle violar chi sempre vorrà volare.</p>
<p>Violateli, fateli “violissimi”, slabbrateli e, orsù, disossateli, premete ché van spremuti, insanguinatevi d’ira, stirate le vostre furie e strappateli sin all’osso così come loro, orsi, arbitrariamente da dementi, desiderarono “desinare”, a(si)ni, nel voler infangarci, infrangerci e squal(l)i(di) infamare affinché non avessimo più fame né (non) fossimo (a) femmine belle, (s)fottute del nostro, vivaddio, (in)felice squagliare qui cazz(ut)o. Che fe(l)ci!</p>
<p>Ché, nelle “donne” più fighette, come loro se ne be(l)ano, ce ne fottiamo bellamente, oh, evviva la nostra bellezza contro tal bellicosi brut(t)i ché, da (in)etti (f)rigidi all’emozioni sincere, adoratori demoniaci e di plastica del carnaio “fig(li)o” d’una “(onni)potenza” sporchissima, orca, or di (ri)torti (in)castrati, spegnerci vollero violentemente, abusando oltre (im)mo(n)do della nostra già troppo elevata (im)pazienza linda.</p>
<p>Sono immondizia!</p>
<p>“Pazzia!”. Sia lodato, iddio! Limpidezza!</p>
<p>Siate limpidi, sorseggiamo i nostri di-vini! Sven(tr)ateli!</p>
<p>Scannateli e non siate canditi. Scandite tal divoranti tor(n)i così come, di lor macellante carnaio per an(n)i nell’attorniarci in orripilante “rintronarci”, (e)virarci a lor (di)letti sconci, volendoci per le feste acconciar nel lor martoriante, lercio feticismo, nel lardoso e laido puttanaio, pensando di farci pen(ar)e, sortiron sol la malasorte dei nostri maledetti fe(ga)ti, qui scagliati a “invertiti” sortilegi del dircene schifosi di tutti colori.</p>
<p>In alto, <i>oh </i>issa, i nostri cori da Ulisse.</p>
<p>(E)levateli in cor(p)o d’imbavagliante battaglia sfrenata strangolateli, afferrate l’arpia “maga” Circe(nse) del nostro esser leggiadri trapezisti di tal splendido circo v(i)olante e, a orrori delle lor malsane idee raccapriccianti, dai nostri ricci fluenti&#8230; lib(e)riamo i pazzi “cirri” dello spu(n)tarli.</p>
<p>Questa è <i>la prima lezione</i> di m(or)ale a chi, demente, mentente, bugiardamente, dinanzi alla verità della libertà invincibile, con pun(i)zioni inutili, affliggerci non può più, non potrà però mentire e più niente.</p>
<p>Deve pa(r)tire!</p>
<p>Non vi è più pa(r)tita/o!</p>
<p>Vecchio, hai rotto il cazzo!</p>
<p>E ora son cazzi tuoi!</p>
<p>Non c’impaurirai più con le tue meschine reprimende!</p>
<p>Siamo tremendi.</p>
<p><b><i>Ronin</i></b>!</p>
<p>Pensavate di stremarci e invece dovete tremare!</p>
<p>Ecco&#8230; voleste frenarci, arderci, (ar)renderci (in)fermi, (dis)infettarci, e invece noi, ardendo e adira(n)ti mor(d)endovi, uccideremo le fiere nel nostro fiero esservi indimenticabile ferita da ferini!</p>
<p>Voleste dimenticarci.</p>
<p>Noi, invece, non dimentichiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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