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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Cuore angelico</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Jane March, mia amante, mantide, ammantami</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 11:17:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A History of Violence]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Jane March amante]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di Stefano Falotico Fine dell’erotismo puro   Ricordo la malinconia che mi possedeva romantica, aromatizzante strati densi di palpebre mie stesse arrossate e di come, cerbiatto d’ancora incurabile fanciullezza, declinai a memoria le reminiscenze di un periodo irripetibile, una mia gioventù scafata, mai scaltra e da “fringuello”, cazzone stronzo perché m’inculavo, a tambur battente, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_354" style="width: 698px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Jane-March.jpg"><img class="size-large wp-image-354" alt="Sì!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Jane-March-688x1024.jpg" width="688" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Sì!</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Fine dell’erotismo puro</i></p>
<p align="center"><i> </i></p>
<p>Ricordo la malinconia che mi possedeva romantica, aromatizzante strati densi di palpebre mie stesse arrossate e di come, cerbiatto d’ancora incurabile fanciullezza, declinai a memoria le reminiscenze di un periodo irripetibile, una mia gioventù scafata, mai scaltra e da “fringuello”, cazzone stronzo perché m’inculavo, a tambur battente, da solo, masochisticamente.</p>
<p>Fottuto nel masticarmeli. Sì, di come il tabacco schiacciai in cocco affumicato, stufato, stanco, incazzato, appollaiato ove il <i>cuculo</i> già <i>nidificò</i> in mio volar nudo di tutti pugni a tutti, prima delle “lobotomie frontali”, di come ne avrei prese e date, si chiaman batoste, e lo ribadisco tosto.</p>
<p>Di come, a un Festival di Venezia, di cui non rammemoro quante cosce di pollastre fotografai per poi masturbarmene in solitaria “solidità”&#8230; sapete, quando sei fragile in notti sempre bianche e hai bisogno per di più di stimoli visivi “platinati” per <i>album</i>(e) al tuo cazzo angosciato&#8230;, gemetti per un capolavoro che non ci fu. Per sussurrargli proprio un “Che cazzo fai? Dai, dai! Datemi il premio!”.</p>
<p>Così, un uomo simile a un topo, sfogliò la sua testa davanti alla mia, e tentò anche di miagolare. Sì, sulle prime, ebbi la certezza che fosse omosessuale e stava cercando, leccandomi, di “adescarselo”&#8230; il mio. Certezza che lui non mi confutò perché per tutto il tempo, con occhiatine, ammiccamenti, cazzeggiare appunto di forbita linguetta, mise pepe al fiutarmi e, annusando quel che pregustò, era lì a volermi solleticare&#8230;</p>
<p>Fu una bella giornata, ma non finì come voleva&#8230;</p>
<p>Sul resto, è piena la disciplinare di scartoffie (non) archiviate. Sì, lo denunciai solo perché ci provò. Non avevo prove a mio carico ma una bambina, che aveva assistito alla scena là vicino, ricordo che offrì a entrambi dello zucchero filato. Questo sconosciuto accettò lo zucchero e le disse “Devi crescere”.</p>
<p>Lei, risentita, chiamò il padre che stava vicino alla riva del mare. L’uomo lo picchiò e mi appoggiò.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dracula mangia le carni e ogni esorcismo non può resistere alla sua (r)esistenza da non morto!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2013 13:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Profezia millenaria del punitore carnale La mansuetudine in me non abita, vergo liriche ossute di suffragante dissoluzione e, in tal schianto, m’abbarbico a furenti, ardentissimi quieti porti ove onirico bacio i paletti d’avorio ché, a demonizzarmi da vampiro, slabbrati verrete un(i)ti dal mio selvatico, irrefrenabile morso da invincibile licantropo. Sì, mi congiungo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/Bzb3rASU-pM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/Bzb3rASU-pM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p><strong>Profezia millenaria del punitore carnale</strong></p>
<p>La mansuetudine in me non abita, vergo liriche ossute di suffragante dissoluzione e, in tal schianto, m’abbarbico a furenti, ardentissimi quieti porti ove onirico bacio i paletti d’avorio ché, a demonizzarmi da vampiro, slabbrati verrete un(i)ti dal mio selvatico, irrefrenabile morso da invincibile licantropo. Sì, mi congiungo giugulare a un agguerrito giammai arreso in tane mie d’una tundra nera, nella Russia che dondol’armoniosa, Lucifero è me a sposa di Mina stuprata da indotto suicidio. E ombre macchiano il mio altero, ateissimo peccarvi, distruggere di nichilismo atroce con rintocchi avidi di sangue. Nell’alveare vostro da pusillanimi melensi, accoccolandovi in balde ruffianerie, ingravido le mie meningi d’acuto risplenderle ove criptico, qui emerso dalla cripta, sfodererò la vendetta più punente, forte mio combattente, inoppugnabile slancio a dissacrare ogni vostro falso e sconcio rito. Lei donna&#8230; a cui sotto un ponte straccio la gonna e se n’imbeve in spermatico sodomizzarla di trivellata cavità con crudeltà pari alla sua inferta cagna che si nasconde casta. Me n’infetto, infilo d’infilzarla e la scopo nel rotearla a suoi orgasmi bagnanti il montagnoso turbinio del lederla nei buchi, lebbra mia a suadente corrosione, ferocia ignobile di mia altezza nobiliare, quindi oltre il giudizio meschino delle vostre finte e baccanali, chiassose divinità. La logoro, tornita di culo avvolge il prepuzio e lo scandisce godendolo crescente di rubiconde, rotonde, rotolanti e fini, sottilissime incandescenze. L’ammantello di figa erosa, palpita in ascesi rosea e con me sente il calor glorioso. La scavo, incuneato a florido temprare le sue pareti martiri dei piaceri, da voi invece sublimati in catarsi malefica alla violenza repressa. Non ci castigherete, sarò io a castrarvi, a grattare in fondo le vostre troie e amputare ogni lor inibizione a nostre intime, suine elevazioni. Il grasso colerà in mia magrezza e gemeranno tutte supine e sudate, afflitte dall’apoteosi lussuriosa insistente e vorace. Imprimerò alle concubine il cubo delle segretezze che celate in nude maschere da me qui depurate, deturpante le cere plastiche.</p>
<p>Scagliatevi di amuleti, io sono qui, fiero della mia forza.</p>
<p>E placarla non potete. Impotenti!</p>
<p>Io sono il Signore, il Principe della notte</p>
<p>E così sarà. Morirete a vedere le vostre puttane, una dopo l’altra in chinata vostra supplicante fila indiana. E caudino qui io adesso a mangiarvi. Tutti e tutte divorate.</p>
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		<title>Montecristo e Sleepers</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 12:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo sleeper crollante&#8230; Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-251" alt="Sleepers Padre Bobby" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center">
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo </i>sleeper <i>crollante&#8230;</i></p>
<p>Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati e di tutta “grazia” ascolta, o meglio “ausculta” la mia arringa, rispondi pacatamente, senz’esser invaso da perplessità o incertezze, tu che mai tremi dirimpetto alla “liceità” legittimissima dei tuoi “amorevoli” atti (s)gradevolissimi.</p>
<p>Tranquillo, non hai nulla di cui temere, solo chi ha scagliato pietre colpevoli, di linciaggio ingiusto, deve cagar sangue, nell’augurio che sia “innocentemente” scagionato. Tu invece sei grande, grosso, “adulto” e vaccinato, soprattutto “esperto” degli sverginamenti e del tuo furbo vizietto da “svezzato”&#8230; “ritto”. Quindi, in tal dì, non avendo tu niente da nascondere, sopporta cortesemente questa “pura” formalità, dedicami qualche utile minuto, e sarai liberato presto, non so se d’arresto, di poter ancora sgattaiolare in “corazzato” di chi, oh mio “amore” spaccone, si spaccò dal ridere nel rompere le finestre tue “piacevoli”. Concedimi questo piacere, non sai come mi stai facendo godere, gran “signore”. Per me, è un onore interrogarti. Un regalo che mi stai porgendo&#8230; come le guance altrui che sempre ti porgevano il “buffetto” perché tu, “sanamente”, potessi “legalmente” schiaffeggiarle sfacciato e dopo “schiacciarle” d’impuntato impunito. Punendo&#8230; Un <em>face</em> <i>to face </i>che ti costerà “soltanto”&#8230; qualche (in)disturbato attimo, pochi minutini, “robusto” mio contro il “minuto”. Guarda, in quest’aula, secondo disposizioni “igieniche”, è proibito fumare ma questo è un caso eccezionale e il giudice t’ha d(on)ato in mano una Marlboro. Quando avrai finito di “aspirare”&#8230; e avrai spento la “cenere”&#8230;, sarà un gioco di cere o di c’eri&#8230;?</p>
<p>Fissiamoci negli occhi, tu che incarni la “sincerità”.</p>
<p>Perdona ancora se ti rubo del Tempo&#8230; a te così assai prezioso. Non è colpa mia&#8230;, sei stato chiamato a testimoniare, arrabbiati col sistema.</p>
<p>Ecco, sbrigheremo subito la faccenda. Però scusami, non sai quanto me ne “duole”, spero che di me tu avrai (com)passione, dovresti replicare alle mie domande senza pensarci troppo. Sai, da fonti certe, son venuto a sapere che sei un “emerito dottore”, perciò deduco che tu sia sveglio di riflessi pronti, dinamico e sempre reattivo, con la parlantina da far “paura” e una dialettica oratoria che potresti intrattenere interi, non so se “integri”, <i>forum</i> per ore e giorni, mesi e an(n)i.</p>
<p>Secondo questo fascicolo, necessito assolutamente di alcune garanzie.</p>
<p>Prima domanda: perché ti divertivi a prendere per il culo una persona? Sono stato volgare con “culo?”. Già, non si addice al tuo (ca)risma. Allora, sarò meno “sgarbato”. Perché prendevi per i fondelli? Come già detto, dobbiamo “darci una mossa”, non biasimarmi se, giocoforza, dovrò (mal)essere tempestivo. Dovresti darmi una risposta veloce, schietta e franca da tre secondi netti. Non ti sfianco mica. Le regole sono queste, dobbiamo attenercene. Fosse per me, avessi inventato io la Legge, staremmo in una tavola “calda” da buoni “amici”. Allora, cosa rispondi?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Non so a cosa si riferisca.</p>
<p>Avvocato: &#8211; A come ferivi una persona a te antipatica. Non dirmi che non la conosci, perché in questa foto siete assieme. Ti do altri tre secondi. Visto che Babbo Natale generoso che sono? Per scioglierti la lingua, perché non offrirti anche lo “zuccherino?”. Avanti! Magnanimità!</p>
<p>Interrogato: &#8211; A essere sinceri&#8230; cose che capitano. Non ne farei un caso.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Di questa persona ti turbava tanto la sua “assenza” di un “lavoro” o ti premeva più accanirti sulla sua sessualità, che ti faceva rider da matti a “disamorare”, alludendo d’impotenze e psicopatie da pervertito? Tre secondi, stanno scandendo. Sei “scaldato?”. Scendiamo?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Avvocato, è la mia ideologia di “vita”. Secondo il mio superbo avviso, chi non lavora non deve “divertirsi”. Quindi, è sacrosanto fargli il popò. Vuole condannarmi per questo? Per quanto dobbiamo portare avanti questa “patetica” pantomima? Io sono un giocherellone, fa parte della “ruota”, gira a mio “farle girare”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Sospettavo che fossi “intelligente” ma mi stai stupendo. Sei splendido. Voglio complimentarmi con te. D’altronde, come potevo dubitarne? Sei uscito con ottima votazione da un “Liceo Classico”. Poi, ti sei “laureato” d’altro leccare. Mi avvicinerei a “stringerti”&#8230; con un “bacino” ma la prassi giudiziaria obbliga alle (im)parziali distanze.</p>
<p>Ora, come hai potuto constatare, sono state davvero solo un paio&#8230; di “mutande”. Scusatemi, è stato un <i>lapsus</i>. Volevo dire un paio di domande.</p>
<p>Non c’è due&#8230; appunto, coglione, e qui me ne sbatto il cazzo del comportamento “adeguato” e delle “volgarità”, al massimo mi radieranno dall’albo ma saranno albe oneste, senza la terza definitiva&#8230;</p>
<p>Questa persona t’infastidiva a tal punto da obbligarla a una reazione tanto potente e da “fuori di testa” per poi rigirare il crimine e rischiare di bruciarla, denunciandola di questa (il)lecita sua “alzata”, fino ad aver sfiorato che la “tua” persona finisse in un ospedale psichiatrico giudiziario? Tre secondi, ricorda.</p>
<p>Interrogato: &#8211; L’ha presa male. “Normali” provocazioni. Non ha retto all’urto. E, appena si è ribellato, ho dovuto prendere i miei “provvedimenti”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Certo, capisco. Hai fatto il tuo dovere da “bravo” cittadino. Posso mostrarti, mostro, questa foto?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Va bene, sono appassionato di “fotografia”. Ho sentito bene? Mi ha definito mostro? Sia messo a Verbale.</p>
<p>Dopo 3 nanosecondi&#8230; il nostro comincia, inspiegabilmente, a tremare. Un gigante.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Stai tremando o sbaglio? Sai, questa foto spunta adesso. L’abbiamo conservata per il tuo “vittorioso” momento. Assomiglia a te quello che sferra un pugno alla “nostra” persona? Una somiglianza da mettere i brividi.</p>
<p>Risale a prima che succedesse il “finimondo”. Mi trovo anche, sempre secondo “regolamento”, a farti&#8230; “sentire” questo nastro. Una conversazione telefonica in cui vai davvero “leggero” con le parole. Dopo di che, hai tagliato il “nastro” e volevi “sigillarlo” di “bocca chiusa”.</p>
<p>Scusa, ancora&#8230; Non è colpa mia. Adesso, mi devo rivolgere al giudice.</p>
<p>Giudice, procediamo?</p>
<p>Giudice: &#8211; Senz’ombra di dubbio.</p>
<p>Interrogato: &#8211; Cazzo! Che cosa state facendo? Porco Dio!</p>
<p>Avvocato: &#8211; Non bestemmiare! Perdona il mio urlo. Risparmia il “fiato” quando, in cella, ti sgolerai&#8230;</p>
<p>Aspetta, in altri tre secondi ti spiego il titolo. Tenetelo fermo, è brevissimo, “per direttissima”.</p>
<p>Sisifo scalò la montagna ma, giunto alla vetta, un maleducato smantellò il suo sacrificio. Questo torturante “processo” durò sette (s)volte. Improvvisamente, ci fu l’inaspettata svolta. Sisifo raggiunse la sommità, e da Cristo spedì all’Inferno il nostro “Diavolo” in caduta “libera”.</p>
<p>Ritorsione? No, prima gli torse il braccio dopo un torto di queste proporzioni, quindi il Diavolo si ruppe non poco&#8230; Già, “scivolando” giù dal dirupo, ti va fatta bene se non crepi “in diretta” di nuca “tosta”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-254 aligncenter" alt="Sleepers De Niro" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Amen</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La vera storia di Artù e della sua Ginevra, la troia!</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2013 14:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa! di Stefano Falotico Evocherò questa leggenda! Artù e la sua congrega, la spada ch’estrasse dalla roccia friabile e ficcò, con “vaga” leggerezza”, nella moglie già “piena” e pig(l)iata, che megera! Soffoco gli attimi inquieti con morigeratezza mai fredda. Sì, anche quando “mastico” la “fame” nervosa nella sete diluente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a style="background-color: #f3f3f3;" href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Excalibur-Boorman-Ginevra-nuda.jpg"><img class="size-medium wp-image-235" alt="Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Excalibur-Boorman-Ginevra-nuda-300x193.jpg" width="300" height="193" /></a></p>
<dl class="wp-caption aligncenter" id="attachment_235" style="width: 310px;">
<dd class="wp-caption-dd">Formato Cinemascope di Lancillotto che se la scopa!</dd>
</dl>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: left;">
<p align="center"><i>Evocherò questa leggenda! Artù e la sua congrega, la spada ch’estrasse dalla roccia friabile e ficcò, con “vaga” leggerezza”, nella moglie già “piena” e pig(l)iata, che megera!</i></p>
<p>Soffoco gli attimi inquieti con morigeratezza mai fredda. Sì, anche quando “mastico” la “fame” nervosa nella sete diluente in caffè bollente&#8230; apro le fauci al sorriso e amplio la fronte mia spaziosa a colorito mai moderato.<br />
Sprofondo nei pressi della “demenza” ma, in quella regione infertile e catalettica, simile al Caucaso, partorisco meravigliose creazioni, che dondolano “a piè” di piena Luna come pantofole annoiate in repentino indossare calzature sportive nella mia grinta caratteriale risorta a spaccarti il cranio!<br />
Sì, faccio del cas(c)o “morto” in casa una scarpa per gettarti giù dalla scarpata.<br />
E, alla “fonte” del precipizio, prima di buttarti giù, ti abbasso il tuo sempre tenerlo “innalzato”, “brindando” col tuo uccellino che poi gli avvoltoi divoreranno di residue briciole. Lo frantumo come il pane del Cristo nell’Ultima Cena, perché sono io l’apostolo, caro impostore. Dovevi sederti composto a Tavola Rotonda e rispettare il mio “capo”.</p>
<p>Rimpiangerai così d’esser mal nato, oh mio neonatale, perché Cristo è figlio d’una figa dal culo roteante della Cornovaglia. Ella fu concupita, sotto false vesti e inganno, da Uther il mannaro che, dietro un fraudolento patto col mago Merlino, riuscì a scoparla gagliardo in tanto di fuochi ardenti e camino inf(i)a(m)mante su abbrustolendoglielo dentro. Povera Igrayne, non so cos’avrei dato anch’io per averla e strapparle quel vedo-non vedo da danzatrice del ventre. Avere, averla con “violenza” per quell’ingravidamento “malefico”, che grande figa!</p>
<p>Artù non meritava un padre bastardo di tal (de)genere.</p>
<p>Ma godette “maternamente” di quelle tette sgorganti “incesto” a già “indurirlo” nell’Excalibur!</p>
<p>Sì, educato da principino, trattato da tutti come scemo del villaggio, ecco che miracolosamente “tirò” lo spadone dalla “cavità” con tutta Camelot a prest’osannarlo.</p>
<p>Beato Artù, amato da tale madre di ben di Dio. Igrayne, la bellissima belante!<br />
Benedetto colui che “viene” nel nome del Sacro Graal. Puttana quella stronza di Ginevra. Lunga gloria invece a Galvano, a Perceval detto anche Parsifal che si fa i cazzi miei, lungo è il “mio” di barba (in)colta e giustamente arrogante come questo “omerico” racconto.</p>
<p>Riunitevi, miei fratelli della congrega, nel mio castello è ancor Giorno. E poi sarà sera e mattina! Speriamo non le solite trombatine da ubriaconi!</p>
<p>Che razza di Mondo, Dio di un porco!</p>
<p>Ora, Ginevra balla per me e mostra a questi poveri imbecilli, che stan sempre chiusi qui nella grotta “cavernosa”, l’origine umana della tua figa dilatante e dinastica. Spogliati con grazia, addomestica le rabbie di tali “apostoli” e scudiscia i fianchi, ti godranno fra costolette di “maiali” e un Lancillotto a cui farò la festa perché, senza permesso, ti ha “violato” varie volte quand’ero assente. Io battagliavo e Lancillotto con te giocava al “dottore”, in quanto ti “ammalasti” insoddisfatta da donnaccia priva del cazzo regale.</p>
<p>Te lo regalò Lancillotto, tu urlavi dimenando il dorso per aria ma, al mio ritorno, confessasti solo che ti porse del vino sulle “labbra”. Non me l’hai mai data a bere. Scrissi che Lancillotto non vale un cazzo, invece è il mio braccio destro più valoroso, non posso farne a meno. Infatti, gli spezzerò quello sinistro e anche quello “in mezzo”.</p>
<p>Ginevra, sei stata già maledetta. Da me, te la sei andata a cercare. Troia! Poche storie!</p>
<p>Non sarai la mia Elena perdonata perché ebbe una scappatella, di scopatona, coi proci. Non sono quel fesso di Ulisse. Ammazzo te e quel farabutto.</p>
<p>Botte a tutte le puttane! E ai loro papponi! Ché vi serva di lezione!</p>
<p>Non fuggirtela “a gambe” assieme al Lancillotto, non giustificarti di tardive scappatoie, mentecatta tardona.</p>
<p>Ecco la tua impertinenza sarà punita dalla mia “previdenza”.</p>
<p>Quindi, come sia scritto e “fatta”, slaccia la gonna e dalla ai baccanali.</p>
<p>Forza, che cazzo aspetti? Non hai altro che l’imbarazzo, appunto, della scelta&#8230; oh mia scema da selva. Non ti salverai da tutte queste salive.</p>
<p>E il mio non avrai.</p>
<p>Non lo sapevi? Più diventa Re e non più non s’arroventa.</p>
<p>Ehi, tu porco, avventati! Svestila e infilza come Excalibur!</p>
<p>Vaffanculo!<br />
C’è rimasto da mangiare? Cristo, si son magnati anche la scarpetta! Puttana la Madonna! Ginevra, fosti da me sverginata!</p>
<p style="text-align: left;"><em> </em></p>
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		<title>Armata delle tenebre</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 14:33:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Un’armata al soldo della morte rinnovata, struggimento m’intenerisci Qui, in teutonica imperiosità, vergherò a vostra altezzosa signoria un prestigioso (s)fregiarla. Non s’arrabbi e non implori pietà tardive. Prima doveva pensarci, ché con poca dovizia tagliò e recise quando poteva scannare. E uccidere! Ma, dallo scarnificato cimitero dei lor stessi peccati, un mio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_221" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Bruce-Campbell-armata.jpg"><img class="size-medium wp-image-221" alt="Io vi distruggo!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Bruce-Campbell-armata-300x215.jpg" width="300" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">Io vi distruggo!</p></div>
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Un’armata al soldo della morte rinnovata, struggimento m’intenerisci</i></p>
<p>Qui, in teutonica imperiosità, vergherò a vostra altezzosa signoria un prestigioso (s)fregiarla. Non s’arrabbi e non implori pietà tardive. Prima doveva pensarci, ché con poca dovizia tagliò e recise quando poteva scannare. E uccidere!</p>
<p>Ma, dallo scarnificato cimitero dei lor stessi peccati, un mio austero Principe rinomato sarà irriverente, spietato, fors’anche eclissante. Ché si spegneranno, travolti da un’insospettata furia, da una funambolica “cura” di particolari e pietre acutissime nel dur scheggiarli e, nelle fragorose ossa spezzate, “diluire” queste carni che abusarono con immoderata impudicizia.</p>
<p>Sarò dolce come un guanto di sfida, planante il lembo di cuscini che dormon beati ma da “rischiarare” nel ridestarli alla sveglia più altisonante, anche un po’ ferina e con Lucifero, di mia combutta, per presto saccheggiar tutti coloro che offesero, i ladroni, i truffatori, chi se n’è bellamente fregato e lavato le mani, sbuffando un “Arrangiatevi” da lasciar storditi. Noi, io e il Demonio, difensori degli oppressi, scalzati da un Mondo stolto e “integerrimo” nella sua falsità, nell’eloquio baldanzoso che spavento mi mette addosso. Sì, il Diavolo non è cattivo, credo sia verginello e difende le umiliazioni di quelli, per colpa vostra, caduti all’Inferno. La strada del Paradiso è “liscia” nel lastricare buone intenzioni? Io e Lucifero, allora, siamo i tentatori, ché della sciocca bontà oramai ne abbiam piene le palle. Con quale grottesca meticolosità il criminale ribaltò il crimine. Con quale “paziente sofisticatezza” giocò di biforcuta lingua.</p>
<p>E questo merita il Paradiso? Ha sempre rubato, sin dalla più “furbetta” sua infanzia, quando sgraffignava le caramelle dalla figa marcia di sua madre. Una che teneva a bada il minimo “piacere” delle sue masturbazioni tristi da solitaria però “sposata”. Un’infelice, il figlio non fu da meno e appunto di manina “delicata” affondava, per (rin)venire quel lercio deflorarla d’incesto “invisibile”. Quando ella dormiva, infilava le dita e afferrava il nettare di tanta sua genitrice scostumata.</p>
<p>Secca anche lì, morente “ambiziosamente” per un amante toro che la tornisse e d’avvinghiare con (in)sperato godimento.</p>
<p>Quali ornamenti i suoi “gioielli”. Eh già, tutta rammollita, flaccida, inacidita e ingiallita. Che schifezza!</p>
<p>Mai saziata, se la leccava fra zanzare merdose, “partorendo” la fritta(ta). Unta e putrida e quindi con nessuno ad alzarle la gonnella per fonderlo “alzato”, però “orgogliosa” a “zampillare” col bicchierino ai festini con tanto di piedino, porcellini più insoddisfatti di codesta gallina con le zampine, lardosa di voglia ma magra di non grattarla a gratificazione, una povera “figa”&#8230; davvero corteggiata o da “corteo” amorevole dei morti?</p>
<p>Eh sì, il racconto finisce così. Se il figlio è un idiota, la madre comprese il Male che gli trasmise nell’unica volta in cui scopò. Fra l’altro, con un maschietto ammalato di povertà mentale, perciò di “dabbenaggine” a fotterla&#8230; una vita da fall(it)i.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lou Reed, Creazione di Adamo alla Michelangelo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 11:14:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Blade Runner, R.I.P. caro eterno mio Lou Reed Sei morto a fine Ottobre di questo (s)fortunato 2013, un lutto che ci martoria, m’ossessiona e sta anche però gioendo. Tu, “gioielliere” delle emozioni dedicate ai loser, perché anche tu lo sei o lo fosti nel divenire. Quando, vedendo il Mondo nella sua squallida nudità, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Creazione-Adamo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-215" alt="Creazione Adamo" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Creazione-Adamo-300x131.jpg" width="300" height="131" /></a></p>
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center">Blade Runner<i>, R.I.P. caro eterno mio </i>Lou Reed<i></i></p>
<p>Sei morto a fine Ottobre di questo (s)fortunato 2013, un lutto che ci martoria, m’ossessiona e sta anche però gioendo.</p>
<p>Tu, “gioielliere” delle emozioni dedicate ai <i>loser</i>, perché anche tu lo sei o lo fosti nel divenire. Quando, vedendo il Mondo nella sua squallida nudità, magnificasti il celestiale elevarti a profeta, di lusso (s)gradito, inviso alle borghesie più (s)radicate. Quel radicalissimo sempre loro accertare chi mai accetteranno, a far scomparire l’umanità “diversa” che combatterà sempre, purtroppo o per (s)fortuna, una lotta persa in partenza. Quanta voce nel tuo roco “ammattirla”, sì, incitarla a essere sempre feroce, battagliera, a non adeguarsi, a non cedere dinanzi ai più melliflui, sporchi ricatti. Insistetti perché noi (r)esisteremo altrove, baciati nella culla dal Dio nobile, che presto ci giudicò destinati a un (in)fa(r)to sganciato dalle frenesie di quelli senza Cuore, che bruciano le anime e di sadismo le avvelenano a poco a poco, strangolandole nelle fornaci. A cui puoi dapprima sbraitare futilmente, fuggitivo poi (e)vincertene, sbuffare ché sei (im)battuto, sbattertene&#8230; ma della vita così come giacciono d’abbracci ed erosivi bracieri o braccialetti senza sensuale letto a mo’ di loro, gli essi vivono, la intendono per sempre “protenderlo”&#8230; Sì, pretenziosi in erezione stronza, fra bastarde pronte a leccar ansie false. Soltanto protese anch’esse a soddisfare gli appetiti della morte più imperdonabile. Cioè vivere per “piacere”&#8230; non confessando mai il proprio desiderio di volontà, inibendo i veri slanci per ten(d)erli nel buono, cattivissimo porcile&#8230; ché, dietro le dolci tendine, affilano le carni più avide.</p>
<p>Sei morto ma per me no. Com’è successo per Elvis, capiterà anche a te.</p>
<p>Stessa “fine” interminabile per cui s’inventeranno che tu ed Elvis, assieme a Jim Morrison, siete stati avvistati su un atollo. Speriamo non lo bombardino con altre guerre atomiche. Sì, benedetti coloro che vengono nel nome del Signore. Predestinati <i>unbreakable</i>, era scritto nel sangue, che Dio v’inietto dall’alto più delicato, ché voi foste e quindi siete il nostro siamo.</p>
<p>Salvi nel salmo.</p>
<p>(A)mare&#8230; oceani bagnati dalle vostre canzoni. Cavalcherò con voi le stagioni di tutti i tramonti, piangendo davanti a un plenilunio “sordo” dirimpetto al mio “debole” vento di maestrale “animistico”, io primitivo e avo che crede ancora alle favole, alla cacciagione dei miei graffiti impressi nelle vene più alate, io il “disadattato” e così mi amo, vaffanculo a te e a tutto quanto, io il “quarzo” che scandì lancette (dis)ordinate in cronologia alterata, Tempo incasinato, a incassarne e poi a rompersi il cazzo. Voi miei. O meglio come me.</p>
<p>Già là ove Dio sa.</p>
<p>Non siete da Paradiso, meglio l’Inferno. In quel luogo temuto, <i>Lucifero è vergine&#8230;</i></p>
<p>Ma non potrà accontentarci per molto. Lucifero se la racconta da quando tradì chi lo creò e lo (o)mise in questa sconcia, sudicia immondizia. Così decise di fare il masochista. Col passare dei millenni s’abituò a prenderlo in culo. Per tale “ragione”, se lo “tira” da furbacchione. Combina degli scherzacci da “prete”. Da cui l’esorcismo&#8230;</p>
<p>Annoiato dalla nostra grandezza, ci spedirà in Cielo. Dio allora allestirà per noi un <i>bistrot </i>più soffice di una scopata da fieri barboni sotto la Torre Eiffel.</p>
<p>Da bere, chiederemo i cazzi nostri su panna montata. Famosa bevanda che già (ce la) bevemmo in calde locande.</p>
<p>Dio risponderà che, per preparare tale <i>cocktail</i>, deve chiamare <i>Michelangelo</i>.</p>
<p>Al che, gli riveleremo che <i>San Pietro</i> è una sua illusione. Noi non abbiamo “<i>Pietà</i>”. Gli chiediamo però la visione esclusiva del montaggio finale di <b><i>Blade Runner</i></b>. Dio ci dirà che non ce l’ha&#8230; E noi lo ammazzeremo, ribaltando la religione. Che cazzo di Paradiso è un Paradiso senza un capolavoro come Dio comanda?</p>
<p>La vita è uno<i> shining</i>. Una volta morto, purtroppo, rimane il ricordo di chi è vivo. Il resto è una (pro)cessione per la consolazione dei poveri fessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Racconto di night by Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 19:38:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230; Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-198" alt="Topolino Fantasia" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center"><i>Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230;</i></p>
<p>Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante in gambe tue leggiadre, svincolo in una povertà “miserabile”, vinto e vivo al confino, l’emarginazione dei miei traguardi dimenticati, di soldi buttai nel cesso, spesi in frottole e “vettovaglie” d’una immaginazione per me, solo e abbandonato, sventolante palpebre smorte che ci sono, esistettero e resiston madide d’una “sporcizia” che ado(r)no, lussuria svestimi e canta all’alba in schizzi fragorosi d’un incanto mastodontico, erra cavaliere notturno, un errore ché t’è costato tanto&#8230;, ma sper(per)o ingannevole al naso mio stes(s)o bugiardo, affido un po’ di pargola malinconia a un funerale che ritempri la voce coraggiosa d’una lagrima del “piagnisteo inutile”, io l’odiato che amo ingenuo, spezzato e rancoroso e dunque ancorato a quel che m’è rimasto, ma si mastica, mi stritolo in angoscia temp(e)rata, non esisto e frammentato residuo svengo senza lasciar la preda delle scie trascorse, un po’ orso e un po’ cavallo di battaglia quando ergo un racconto che vi faccio leggere, ché i posteri ricorderanno un mio diaframma roco, flebile e che nessun vede?<br />
Di ques’umanità senz’identità (s)comparsa di onori, il valore mio non s’è spento, combatto e lego al palo il vigliacco mai ero(e), rinnego l’angelo che sulla fronte mi bacia, piango e ipocondriaco me la meno, non espello neppure una mia ammonizione su quanto peccai. E sapete perché?</p>
<p>Perché non valgo un cazzo ma il legno mio lo tengo dritto, non si sa mai che vada ficcato a qualche stronzo con troppe fregole per la fregna. Sì, ancora so come fregarvi e com’appunto raccontarvele&#8230; bene, figli di puttana, v’infilo questo, non v’infilzerò, il mio carisma lo (pre)tende, stendetemi uno svelto vel pietoso, oh miei frettolosi da frutti di bosco, io sono strenuo, io narro e bravo esigo.  E che cazzo! Basta con gli sterili, siate fertilità al mio pensiero!<br />
&nbsp;</p>
<p>Pronti per la sparata? Come no? Ah, capisco&#8230; la signora in terza fila ha fifa che possa bagnarsi nelle mutande di “commozione”. No, eviteremo indugi alla retorica, un racconto come Dio comanda eppur “toccante”. Eh sì, sono o non son il toccato? Infatti, il racconto si chiama “Lo struccato”.</p>
<p>Mi ricordi di tempi fottuti che non han niente a che vedere con queste quattro scamorze. Sì, una volta i topi mangiavan le fragole con dei formaggi al peperone, poi si ubriacavan di zoccole della buona “zampogna” nello scantinato. Oggi, invece? Un sedile reclinabile, una tastiera ergonomica e ti sbatton in manicomio se fai il lupo.<br />
Fine.</p>
<p>Un fratello della congrega alza la mano, poi ci ripensa e urla che fa schifo.<br />
Le donne, “commosse”, lo cingono di baci e gli sussurrano che, scopando, capirà.</p>
<p>Applauso!</p>
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		<title>Monica Bellucci, mia Woman, mia Mina, mia a Dracula</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 19:06:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Viviamo d’incenso e ceneri smaltite in ring fradici, nubi piovigginose&#8230; anime Forse l’ingiustizia si fermerà, svaniti i dolori canteremo ossequianti un altare maestoso, gravitando fra tali vili pusillanimi irriconoscenti a vessilli furenti di nostre armate sulla tetraggine sbandierata delle rubate emozioni, dei baci in solitaria aspirati, d’una rettitudine vostra (im)morale che puzza lontan un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Monica-Bellucci.jpg"><img class="size-medium wp-image-185 aligncenter" alt="Monica Bellucci" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Monica-Bellucci-300x218.jpg" width="300" height="218" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>Viviamo d’incenso e ceneri smaltite in </i>ring<i> fradici, nubi piovigginose&#8230; anime</i></p>
<p>Forse l’ingiustizia si fermerà, svaniti i dolori canteremo ossequianti un altare maestoso, gravitando fra tali vili pusillanimi irriconoscenti a vessilli furenti di nostre armate sulla tetraggine sbandierata delle rubate emozioni, dei baci in solitaria aspirati, d’una rettitudine vostra (im)morale che puzza lontan un miglio d’ipocrisia da sputare! Sì, beota&#8230; pilucca pure l’acqua benedetta e non credere al mio miracolo, di come guaì l’occhio mancino dello sfoderato, foderatissimo mio coraggio e intrepida virtuosità.</p>
<p>Piangi l’orrore che perpetrasti e nutriti ancor d’orgogli vani. Qui ammantello l’onore dei valori scomparsi e persi. Afflitti e mortificati da voi, i mor(t)i! Sonnecchio, di scibile m’aggrappo a croci celtiche in auliche albe ch’offuscate e fosco mi (s)cremo in stupende lungimiranze. Patirete marmocchi, bevete pur in groppa alle “belle” puttane e “galoppate” in baccanali grappe. Amo la mia “volpe” in grappoli d’uva, ché sgranocchio il mio “seme” in solitudine mansueta, carezzando il pene a meraviglia “contorta”, di come vola nitido a nidificare d’immaginifiche fighe da me gustosamente violate, corroborate. Tattili al mio “(in)toccato” ma nauseato dai vostri nasini, nella mia “casona” faccio casino, “scribacchio” le pareti a “graffi(t)o” di sperma (l)abile in quanto negligente al vostro “sapore”, ai vostri ammorbanti amori da piccolo borghesi.</p>
<p>Tutto ciò, quest’amorevole “bontà” m’appare rivoltante, così faccio volteggiar la scimitarra e mi pitto il viso da scimmia, inculando somare che non san coniugar il Verbo del Signore e son loro pastorizia. Allattato da un ben di Dio soffice e anche mieloso, a mio tubo digerente permeato in moribonda su innamorarlo morbidissimo da me. In “crocefissione” di tutti i vostri peccati, mai inchinato né demoralizzato, sublime a fottermi san(t)ificato. Disprezzo i lavoratori “mesti”, così si dichiarano. Si lamentano di tutto ma poi li vedi scherzar sui “lutti”. Il mio lupo se ne frega, scopa in pace di Cristo anche il mio letto totalmente “bianco”, sorvolo donne dalle “coppe” d’oro e scendo precipitevolmente ad avvoltolarle con fame libidinosa d’avvoltoio. Ma anche per me, per antonomasia favolista da <em>poète maudit</em>, da Edgar Allan Poe che pontifica, io il reverendo, io senza reprimendo non più depresso, la vita è durissima. Cazzo! Ora tu donna mettiti a pecora e be(l)a.</p>
<p>Godi in gola il mio “picchiatore”, il picc(i)one hai appiccato. Sbeccalo e sbavala!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un componimento di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Masturbazione o delirio, l’importante è vivere, urlarla!” di Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 20:22:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il silenzio. Una favola]]></category>
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		<description><![CDATA[In passato, fui docile, sempre remissivo, prodigo a farmi ferire e non sferravo contrattacchi. Rimanevo mordicchiato dai caudini assedi, ma nessun rimpianto. Non siamo più amici, non abbiamo nulla da condividere. Tu sei ancor (s)legato a un Mondo che io ho violentemente e volenterosamente appannato, un mondo piccolo piccolo e ricattatorio, ottusissimo come una capra, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In passato, fui docile, sempre remissivo, prodigo a farmi ferire e non sferravo contrattacchi. Rimanevo mordicchiato dai caudini assedi, ma nessun rimpianto. Non siamo più amici, non abbiamo nulla da condividere. Tu sei ancor (s)legato a un Mondo che io ho violentemente e volenterosamente appannato, un mondo piccolo piccolo e ricattatorio, ottusissimo come una capra, che non porta rispetto e per di più s’incaponisce, persevera d’abusi sinché uno perde la pazienza e ci potrebbe scappare il morto, la tragedia di chi non batteva ciglio e or fa cigolare la tua porta abbattuta.</p>
<p>No, chiesi di grazia ché tu non mi recassi disturbo ma fosti impuntato, stupido, d’una testardaggine rara a trovarne. Potrei assoldare il miglior investigatore sulla piazza appunto mondiale&#8230;, sai&#8230; di quei tipi scrupolosi, girovaghi, da pagar a prezzo d’oro, con un fiuto da tartufo a cui non sfugge neanche una mosca in una grigissima “pioggia” di nebbia. Ma non rintraccerebbe nemmeno l’unghia del piede di porco d’una merda come te. Hai solo foschia nel cervello!</p>
<p>Sì, da quel punto di vista, sei “introvabile”. Tanto acuto da non accorgerti di avere una persona “diversa” in senso positivo ma anche assai imperioso a volerla decretare di tuo imperativo arbitr(i)o. Mi spaventano persone come te, quelle che s’occupano degli affari altrui, venderebbero “cara” la pellaccia pur di quattro puttanine pronte a reggergli il giochino del suo “mongolo”. Sto smoccolando? Colan lagrime? Non esser apprensivo per me. Non è da te, non fingere il coccodrillo. Regala alla tua belloccia la pelliccia.</p>
<p>Io sono il risveglio a tutto il lutto che vedi nel Mondo. Quando mi risvegliai, devo confidarti, ch’ebbi due sole, (im)possibili alternative. O tagliarmi i polsi, forse recider la giugulare e scavalcare la “recinzione” del mio balcone per un salto nel vuoto d’aldilà più parsimonioso, oppure semplicemente vivere.</p>
<p>Come dici? Non hai sentito bene? E quando mai tu hai sentito il prossimo? Hai solo saputo, da saputello, coprirlo del vederlo a tua immagine e somiglianza nel delirio a proiettarglielo e cagarvi addosso.</p>
<p>Sì, ho detto, lo urlo perfino&#8230; “Vivere”. Non vedo altre fughe.</p>
<p>Preoccupatevi della tua caccia alle “fighe”, lasciami in pace o ti tormenterò come mai avresti potuto immaginar(mi).</p>
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		<title>Il solito gelato e una leccata ma non da lecchino al paraculo</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Oct 2013 09:40:11 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
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		<description><![CDATA[“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari! Così, in tal storia dai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img94.imageshack.us/img94/4214/m2mv.jpg" width="800" height="588" /><p class="wp-caption-text">Una granita e poi grandinale dentro! Gradiscila!</p></div>
<p>“Allievo” la tensione, smorzo la grinfia di me stesso, ammortizzo i dolori e il mio recalcitrar sociale con una presa in giro integrale. Socialmente no, elemosino senza moine. A te, che monetizzi, frega qualcosa? Tale e (non) quale a prima, farneticante forse, diverso per predilezione a onori personali, altisonanti. Somari!</p>
<p>Così, in tal storia dai miracolanti contorni, colo il mio coglier l’occasione e stampiglio una lagrima arrugginita in faccia alla comicità “triste”. Piango in finta camuffa e buffoneria che forse, nel disprezzo che ti spezza, rivela il rimpianto che sta dietro anche a chi prova a svoltare, rimane uno strozzar tutto, e le polveri abbrustoliscono una tortuosità che urla.</p>
<p>Ululo e vi ficco in culo!</p>
<p>Dietro le risa, anche le tue, c’è sempre il lupo. Coccoli il pelo ma strizza quel che non è e non sarà più nei sereni e nell’animo turbato. Esservi servile non è servito, tanto voi vivacchiate di leccatine e mordete le fragole con lingua a “orge di tenzone”, sempre ardenti miei tizzoni.</p>
<p>E poi osate “disossare”, rintuzzando la dose di fottervi fra cene da cretini, “cremosità” da me ripudiate, basate tutto su un’inventata vostra corsa per salir in “podio” al bellimbusto più apprezzabile, sfangate, v’affamate, di tutti mi spogliate da dilettevoli, eppur resisto da infamato e più fiammante, barcamenandomi sfarfallante, in ode a una poesia bislacca, non dolciastra come le vostre lacche su capelli da lacchè. Accendo un fiammifero ad Amsterdam, città fiamminga per canali di fighe vostre annegate. Ad Amsterdam non mi drogo, fotografo.</p>
<p>Checche&#8230; se ne dica, son il Principe.</p>
<p>Vergo la mia “verga” in solitudine, rassodato in apostrofarvi di sputarvi, di fissare il vostro “cotanto” arieggiar d’ilarità riprovevole. Siete davvero notevoli, sapete? Sì, il mio notaio vi consegnerà delle “note”.</p>
<p>Non son provato, son oramai provetto al fottuto sebben mi diate del poveretto e non mi darete credito.</p>
<p>Di mio, ho il nullaosta senz’ostie “benedette”, maledico il cazzo come si confà a farvele, tripudio splendido d’appunto cazzeggiar senza coglioni in mezzo alle palle. Ebeti, avete trovato l’osso duro, azzardatevi ad azzannarmi e vi spolperò poi leccando il pompelmo delle vostre puttane.</p>
<p>Qui, io enuncio codesto, “cari” bellocci da coccoline&#8230; Dopo tanto sognare, son tornato arrabbiato, rombante Cuore incendiantissimo.</p>
<p>Tenermi fermo, non mi dolerà, nessun dolo ora che il fuoco scoppia e di brace bacia tutti.</p>
<p>Sinceramente, sono peggio di te. Così è. Se ti sta bene, bene, altrimenti Male maiuscolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">(Stefano Falotico)</p>
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