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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Master and Commander &#8211; Sfida ai confini del mare</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Ma(lesse)re, gioiscimi ancora&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2014 10:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Master and Commander - Sfida ai confini del mare]]></category>
		<category><![CDATA[Commander]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
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		<category><![CDATA[Oceano]]></category>
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		<description><![CDATA[Navigami in tal mio sbraitar “sbrindellato”, bucherellami lontano dai lor “buo(n)i”, dai lor buchi ché son solo porci in cerca del tuo “fallo” e dello sbagliarti fallace per leccar falli(mentari) il tuo pisello d’“iella” oceanica nel leccar le passerine a tuo strozzato passerotto in gabbia. Gatta-buia, in cambusa io rifletto fra gli avvoltoi opacizzanti il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Master.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-662" alt="Master" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Master-300x214.jpg" width="300" height="214" /></a></p>
<p>Navigami in tal mio sbraitar “sbrindellato”, bucherellami lontano dai lor “buo(n)i”, dai lor buchi ché son solo porci in cerca del tuo “fallo” e dello sbagliarti fallace per leccar falli(mentari) il tuo pisello d’“iella” oceanica nel leccar le passerine a tuo strozzato passerotto in gabbia.</p>
<p>Gatta-buia, in cambusa io rifletto fra gli avvoltoi opacizzanti il mio vi(b)rare lontano dalle squallide lotte inutili dei fratricidi squali guerrafondai e il mio orgoglio, puro, affondanti. Non affogo e, in mezzo a tal isterico trambusto bellico(so) d’uomini-“cannonata”, volteggio in svoltante volto a una vita che ammira i (tra)monti d’oriente, sorvolando lidi eccelsi e mirando il cielo del mio strepitoso, schizzante, fragoroso uccello schiumoso.</p>
<p>Dal leggiadro piumaggio, volante come un (d)ardo!</p>
<p>Sì, (d)ard(eggi)o nei miei arcobaleni illuminati e soffusi, non offuscati, tra rischiarate foschie sobrie e calde sfumature dai variopinti, immaginifici, soffici drappeggi morbidi.</p>
<p>E non soffoco! Fuoco!</p>
<p>Acqua alla vostra gola, miei “golosi”.</p>
<p>Mor(ibond)o. Vago fra quest’umanità nauseabonda, già morta, già ammainata senz’ancora&#8230; scevra della bella, splendente chimera ribalda. Io, il baldo, io Albatros.</p>
<p>Non passerà, il turbolento passato torna “tortuoso”, m’affligge e lo rifuggo pen(sier)oso, è una discesa infernale di marine ansie(tà) via dalla vostra umanità “libidinosa!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rimembrante un periodo sin troppo cheto in cui, assediato d’arpie velenose, scalfenti il mio animo innocente, gioioso, vollero incenerirmi ferocemente, ché squittii troppo (sin)cero&#8230; mi dissanguarono come lacrime brucianti il mio cuor poderoso in ardere remoto da persone fredde, artiche, già invecchiate in lor osceno, incancrenito esser già spenti, quindi non furono già dalla nascita, son e sempre sa(ra)nno nel sonno eterno, poco etereo dei morti dentro, rotti da un’irreparabile visione distorta della vita, ché per questi è un “fiero” combattimento nauseante d’orride rivalse da puttane, di cene beffanti il “cretino” prescelto, il disarmarlo nello sputargli odi a farlo proprio della vita disamorare, il loro asettico (i)odio, uccidendo noi, i vivi e giammai vinti, “lietamente” nel morder perfino i vitali slanci retorici, loro, gli “ero(t)ici”, pedestri senz’estro, a darci degli eretici, evviva l’ieri ché non (r)esiste e a picc(hi)o urla di guerra rabbiosa nel sognare un migliore (do)ma(n)i, non do(r)miamoci, ammazziamo questi stronzi di massa, loro, i macellai degli “uccelli” nostr(om)i che voglion volar liberi.</p>
<p>Vo(g)liamo!</p>
<p>Librate, amici miei, gabbiani solitari, lontano da chi v’avvelena d’ipocondrie, vi(t)a dalle opprimenti, vili sommergenti gabbie “virili”, loro a tramandarci superstiziose ubbie, andiamo a Gubbio, città medioevale dal fascino immortale e (s)colpiamoli a castelli di svettante bellezza antica, come noi, restaura(n)ti in moderno sempre perpetuarci mai sgretolati dalla fatiscenza del progresso loro così, questo sì, vecchio e (d)istruttivo.</p>
<p>Ci trasmettono quel letalissimo morbo lor vitale, dunque mortifero, che tanto li cagiona di triste visione sbiadita e tanto però, ritorcendola a nostra lucentezza innata, così vivamente insita brillante, ad appannarci in lor (ap)pann(agg)i lerci, sciupandoci&#8230;</p>
<p>Al galoppo, dai di scialuppe, basta con le vostre ruffiane “scaloppine”.</p>
<p>Ricordo del mio (ri)co(ve)r(o), della psichiatrica cella gelante il mio “uccello rovente, nel vento, della cura del cazzo “geriatrica” a volermi sigillar “in vitro” in una cella asfittica, imprigionante la mia anima (im)mobile, contemplativa, serena-mente propria in me così nato, anzi, natio della trascendenza, dell’esoterico incarnarmi a “teso(ro)” giustissimo d’un congenito splendore che offuscar vollero da ricattatori.</p>
<p>Da “torelli”.</p>
<p><i>Amen&#8230;</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>La balena è indistruttibile, ti spezza la gamba legnosa della tua ostinazione cattiva, la balena strozza, è stronza</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2014 11:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Master and Commander - Sfida ai confini del mare]]></category>
		<category><![CDATA[Moby Dick]]></category>
		<category><![CDATA[Gregory Peck]]></category>
		<category><![CDATA[John Huston]]></category>
		<category><![CDATA[Orson Welles]]></category>

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		<description><![CDATA[Sì, gioendo nei campi di mio Padre, signore autarchico, d’aspetto austero, aureo in sue certezze corrucciate per colpa d’un mondo (s)porco, dirimpetto al quale bisogna “accigliarsi” ed esser tremenda-mente irriverenti, (s)fottendolo a sua volta nello svoltar dissacranti, imparai l’arte “arrangiante” dell’esser sé stessi anche nella propria spassosa visione del sesso. “Duro”, (s)fatto a mo’ del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Moby-Dick1.jpg"><img class="size-medium wp-image-594 aligncenter" alt="Moby Dick" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Moby-Dick1-300x222.jpg" width="300" height="222" /></a></p>
<p>Sì, gioendo nei campi di mio Padre, signore autarchico, d’aspetto austero, aureo in sue certezze corrucciate per colpa d’un mondo (s)porco, dirimpetto al quale bisogna “accigliarsi” ed esser tremenda-mente irriverenti, (s)fottendolo a sua volta nello svoltar dissacranti, imparai l’arte “arrangiante” dell’esser sé stessi anche nella propria spassosa visione del sesso. “Duro”, (s)fatto a mo’ del fregarsene&#8230; Mai abdicando al sociale mal’ di ricatti, m(i)ele e lerce (ri)cottarelle, (in)dotto con l’indole introspettiva all’introiettar questa società di troie e farsene&#8230; una ragione, a divertimento di propria erogena “regione” del mandar a culo chi non la pen(s)a come noi. Nati un po’ stronzi, incattiviti per troppi rifiuti, combattenti e, anche sì, “(per)denti” nei lupi congeniti, nella geni(t)ale, scrotal’ sacca di sacchi di <i>mer</i>(de) della collettività coi coll(ar)i “bianchetti”, cancellanti nell’epurar i puri dietro sorrisetti di (s)facciate&#8230; Che ca(r)ni!</p>
<p>Ma noi non c’adattiamo, adoriamo la musica incitante all’epica, anche ret(or)i(ca) d’un sogno che naviga perpetuo in li(n)di troppo chiari e limpidi orizzonti espansi, pesci acchiappati eppur inchiappettanti <i>Achab</i>, “spastici” e molli fra vent(r)i molli, per strozzarci nel fottuto incastr(at)o di chi “taglia”. Intagliati a facce di culo nel muso durissimo&#8230; dello sbattertela ghignando, sogghignanti l’amarezza dell’alterità e del nostro <i>f<b>alotico</b> mutar della vita</i>, così come “coniò” <i>Montale</i> e <i>De Palma </i>ci sarà sempre <i>Tom Hanks</i> di <b><i>Falò delle vanità</i></b>.</p>
<p>Evviva Al Pacino!</p>
<p>Fanculo a tua madre natura!</p>
<p>Vai, Melville, rinasci di <i>Moby Dick</i>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Master &amp; Commander</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 09:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Master and Commander - Sfida ai confini del mare]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Stamattina, mi son svegliato con una forza portentosa e ho subito scritto questo pezzo da pazzo, che regalo a voi, miei da puzze, in quanto io son immenso e ogni perla ai porci dispenso. Eppur ci pen(s)o. &#160; di Stefano Falotico Odio la pornografia che impazza oggi come se fosse una cosa “normale”. Invece, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/10/Russell.jpg"><img class="size-medium wp-image-550 aligncenter" alt="Russell Crowe Master Commander" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/10/Russell-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Stamattina, mi son svegliato con una forza portentosa e ho subito scritto questo pezzo da pazzo, che regalo a voi, miei da puzze, in quanto io son immenso e ogni perla ai porci dispenso. Eppur ci pen(s)o.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Odio la pornografia che impazza oggi come se fosse una cosa “normale”. Invece, la reputo lesiva dei nostri pudori e delle nostre purezze, non è moralismo, è presa di coscienza di un mondo degenerato ad alto tasso di porcile.</p>
<p>Al che, quando il mio umore, scannato da tal casino di massa urlante, si fa malinconicamente dondolante, afferro il putrido vostro senso del pudore a me (il)leso, in quanto incarno fulgido, per antonomasia, il <i>maudit </i>puro più entusiasmante, e mi metto in viaggio, in tante praterie sconfinate mie mentali e a <em>maestro</em>-<em>comandante</em> dell’anima mia liberissima che, superando lo stantio luogo comune limitante, si libra alta in mille e più emozionali avventure circumnaviganti.</p>
<p>Suonando dolcemente il violino, m’involo mozartiano, immergendomi abissale nell’elevata, schiumosa <i>musica notturna delle strade di Madrid</i>.</p>
<p>In quanto io sono il padrone del mio destino, io sono un delfino, io sono Moby Dick, la balena bianca che nessun Achab, capitano monco e vigliacco, può mettere nel sacco.</p>
<p>Mi spiace per la vostra vita triste e non mondiale, io sono giustamente il più folle e non merito questa starnazzante, strangolante foll(i)a che mi sta sinceramente sul cazzo.</p>
<p>“Sentite” condoglianze e buona caccia ai salm(on)i, miei moralistici orsi, io son la stella più splendida, l’Orsa Polare.</p>
<p>Sono riemerso come Atlantide, io sono il più grande, più vasto del Pacifico e continuo freneticamente a navigar fluttuante e mai calmo&#8230;</p>
<p>Se vi sto antipatico, non posso farvi nulla se non regalarvi il mio “tesoro” e il mio infinito mappamondo interiore.</p>
<p>Buona (navig)azione inculante, questo è il mio Paradiso perduto&#8230; strafottente.</p>
<p>Io sono scalpitante!</p>
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