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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Nazismo</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il seme della follia, s(c)emi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 13:38:51 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/s0ochnB3VNs" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe>Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli <em>They Live</em> nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi <em>rocker</em>, domani melanconico come una fievole, calda melodia <em>jazz</em> che, sfregando immagini inquietanti di (sotto)fondo, cari (s)fondati (in)certi, irta ed eretta di <em>cric</em>-<em>track</em>-<em>mind</em>, irosa e rossa nel trasfonderci umana, cauta e lieve, ci inonda di letizia, invece, corroborante la nostra psiche, sempre anima(ta) nella mente vera e giustamente, appunto, vitrea nel lindor accecante del viaggio pen(sier)oso e talora avventuroso del vivido essere senziente e non essere, come (non) siete, dentro una triste, agghiacciante ambulanza di corpi e c(u)ori macchine. Vi(b)ra lampeggiante la bellezza asciutta senza (rim)pianti, incatenata o incantata, feroce o già squagliata dagli squal(lid)i? Ed è poesia (dis)incantata in mo(vi)menti di palpebre argute, sonnolente, abbacchiate ma non abbattute, (s)battiamoci nella pavimentazione a prima-pietra di cuor (in)vis(t)o che, superficiale nel visitarci da voi, opachi e miopi, traslucida, furente, battagliera, si aggancia ai voli pindarici, anche da Icari b(r)uc(i)ati e non da scor(i)egge del viver apparentemente savio e inver falso ché non sente se non i bagliori fatui, effimeri di sé stes(s)i già da morti viventi e sepolti, cementati, orrendamente scop(pi)ati.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/YNeYeZjsry0?list=UUqlcyOb0o3c688_ESZlF_-Q" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Controvento</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2014 14:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Essere-non essere un russo e “russare” non solo in Russia ma in Dracula a ma(e)stro dei suoi monchi, miei monaci e “dott(or)i”, questa è la libertà di vero “(av)or(i)o” Basta coi paletti, d’altronde io sono l’Impalatore. A memoria imparatelo, miei “pallini” con le “palle”, combattei in guerra crociata contro i mori, miei viventi morti. E [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><b><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi60.tinypic.com/16a1orc.jpg" width="512" height="360" /></b></p>
<p align="center"><b>Essere-non essere un russo e “russare” non solo in Russia ma in Dracula a ma(e)stro dei suoi monchi, miei monaci e “dott(or)i”, questa è la libertà di vero “(av)or(i)o”</b></p>
<p>Basta coi paletti, d’altronde io sono l’<i>Impalatore</i>. A memoria imparatelo, miei “pallini” con le “palle”, combattei in guerra crociata contro i mori, miei viventi morti. E adoro i giochi di parole, in quanto eternamente giovane a differenza di chi, facendo(si) figli d’un Dio porco, “smadonna” appena la tanto “agognata” prole sbuc(ci)a in culo al suo (im)mo(n)do di vivere ché, se non partorisce altre puttan(at)e, non si sente a posto e in porcile.</p>
<p>Porcile uguale “adattamento”, uguale nostra (s)fottuta “normalità”, parimenti alla nostra micidiale (im)moralità. Se a tal “proposito” ci darete or(d)inanti degl’invertiti da urinanti, noi, perversamente, (t)remeremo ancor più spropositati d’inversamente proporzionali alle vostre po(r)zioni, miei porci, ecco Ulisse che sta sbarcando a Troia, mie troie, dette anche, “maschilmente”, proci.</p>
<p>Udite e sentitelo chiaro e forte, questa non è retorica, è il mio Auditorium, la mia Sala Magna… voi.</p>
<p>Oratoria contro le oralità da ma(ia)li.</p>
<p>Pochi uomini raggiungono la <i>libertà</i>. Vivono quasi tutti sognando le “stelle” e, ad alcuni (s)fortunati, capita in “dote”, o meglio in lor (in)consapevole dolo, la frustrazione “evoluta” del s(ucc)esso come nell’ennesimo capolavoro di Cronenberg, <b><i>Maps to the Stars</i></b>, appunto… e a cap(itombol)o.</p>
<p>Io sono il <i>Master</i>, miei <i>commander</i>(s), e qui leggo per voi il mio “Pacifico”, perché ho riscoperto la mia miniera d’oro intellettiva e più romantica, Atlantide… del mio cuore. Tutti in cor(te)o, sonando d’afflato, miei “tromboni”, il flauto della nostra navigazione s’eleva candido, quindi cauto in allegri vivi, ubriachi di vita e addio ogni viltà.</p>
<p>Dammi del (di)vino e ti dimostrerò d’esser davvero un “Cristo”, stordendo ogni mostro e qui, sul mio battello nel batterci il petto, miei polli, rispettando la bellissima <i>balena bianca</i> e tutti gli “<i>Achab</i>” del cazz’ abbattendo.</p>
<p>Noi siamo freddi, non indossiamo le Polo ma viriamo al Nord e poi a Sud. Transilvanici, quindi, nostri villani da villiche e da vi(te)lloni, in guardia, foste guardoni e adesso ve ne dovete guardare.</p>
<p>Poi, dando il mangime ai miei “pesciolini”, ché nell’acquario devon “affogare” di (de)nutrizione al mio Plasmon, in quanto vampiro esangue, plano pian pianino.</p>
<p>Nave, neve, nervi (s)tirati, Altissimo Dio adirato a morte e sopra ogni legge(nda) col mio (t)rombante aeroplanino giudicante. Basta con queste lastre di sangue, questo è il mio “seme” dato in “orifizi” a voi, (im)piegati a novanta dinanzi al mio “sacrificio”.</p>
<p>Me ne vanto! Io son l’a(g)nello di Dio che toglie il peccato ai vostri spacc(i)ati, l’onestà dell’ostia del vero, stronzo mio oste in (congi)unzione nell’un(i)ta mia (dis)umanità (di)staccata, st(r)appante sia tua moglie in “p(i)ena”, in quanto da me di “pene” (inon)data nel dato di “fallo”, e sia la botte ubriaca di detto “alterato” poiché, come già dissi e ridico, io rido, anche ridondante, suonati da <i>din don dan</i>, invertendovi, e fanculo a tutte le dee delle vostre passer(ell)e.</p>
<p>Non (mi) passerà la te(mpe)sta, io son il gabbiano che nessun gabba, io libero tutte le gabbie dei “passerotti” ed evviva Noè, apro le “acque” d’ogni donna al passaggio del mio (r)osato Mosè <i>osé</i> e poi (s)vol(t)o “alto” di <i>comandamenti</i> mandati sull’asino vostro, cari miei tonti da <i>Sinai</i> ché dite sempre “Sì”. Non arrossite, siete arrosto.</p>
<p><i>Desiderate la donna d’altri</i>? Eccome, ma il cristianesimo v’impedisce di sbattervela…</p>
<p>Allor la vostra, frust(r)ata, vi fa bestemmiare e v’imbestialite perché (dis)onorate le “feste”, <i>guardando ma non toccando</i>, miei “toccat(ev)i”, io sono Al Pacino de <b><i>L’avvocato del diavolo</i></b>, e cado ancor in <i>falò delle </i><b>vanità</b>! <i>Ah ah</i>!</p>
<p>Tocco!</p>
<p>Così, per quanto vinsi-persi la ca(u)sa, ancor la riapro e ve li aprirò nuovamente. Sì, ve li rifaccio nuovi e ripartiam daccapo. Questa è la mia cap(r)a e non potete farmi niente, se non appellarvi alla Corte d’Appello perché io “olio” la mia cappella e le donne me lo leccano, scappellato, in quanto è uno “scalpello” nelle più scultoree e tornite, di tutto “cavallo” in tutti e tutte inchiappettante. Non odiatemi, noleggiate <i>Kassovitz</i> e il suo <b><i>L’odio</i></b>, e urlatemi, abba(gl)iati, un “Sti cazzi”. No, ne ho solo uno, ma i vostri son amari.</p>
<p>Evviva il mare, dai, è bella Mara, poi c’è Marta. Se non ti piace, datti a Marte e, da marziano, sarai anche lì “marinaio”. Invece, tutte le mie (ciam)belle vengon col buco di culo…, non solo an(nu)almente ma di quotidiano (s)fondarle in mio “schizzato” lontano dalle “bontà” delle cretine delle mass(ai)e. Un altro “massaggio” e altri “assaggi”. “Sale”, “dolce”, insomma un <i>salad</i>, miei salami.</p>
<p>Non faccio un cazzo da mattina a sera ma tutte me le faccio, alla facciaccia vostra ché dovete star solo buo(n)i mentre io sto nelle mule. Asini, ecco la “tragedia” che si è (ab)battuta per voi. Siete dei cagasotto!</p>
<p>Battone, dopo an(n)i di miei pa(le)tti, voleste perfino tagliarmelo e “ridurmi” in mutande, cari “duri”, con le brache calate, “scompisciandovi” nell’“appurar” che fossi c(r)ol(l)ato.</p>
<p>Voleste ardir ad ardermi anche la calma p(i)atta.</p>
<p>Sputando nei vostri piatti. Piattole!</p>
<p>Ridendo col vostro “gelato al cioccolato”.</p>
<p>Mai “orrore” fu più stronzo e ogni <i>mer(</i>da) oggi in tribunale ritorna come “(im)potente” onda d’urto.</p>
<p>Io sono un toro, nato Vergine e ascendente “gemelli” in Ariete.</p>
<p>Dopo che mi (mal)trattasti come una bestia da So(do)ma, tu, somaro, avesti anche il (co)raggio “illuminante” di chiedermi “Adesso, hai una vita tua? La vedi in modo più solare?”.</p>
<p>E io, qui, mio baro, dalla mia “(s)bar(r)a”, ti rispondo <i>notturno</i> e liber(tin)o nelle<i> strade di Madrid</i>, da genio assoluto, come il grande <i>Mozart</i>.</p>
<p>- Sì, ho trovato una vita mia. La tua…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo si chiama scherzo di cattivo (in)g(i)usto, si chiama vendetta atroce, si chiama il tuo (os)sess(ionat)o del cazzo.</p>
<p>Ora, chiama la tua “bella” e, belando, vedrà la tua pecora in mia ce(r)n(ier)a su “spettacolo” tremendo, osceno.</p>
<p>Allora, perché <i>Russell Crowe</i> e non <i>Gary Oldman</i>?</p>
<p>Perché sì!</p>
<p>Chi ha orecchie per intendere, intenda…, io brucio nel vento. Voi, nel “coprifuoco”, attenti al bombardamento. Nelle tende!</p>
<p>Sono “malato?”</p>
<p>Sì, miei dementi!</p>
<p>E ne vado fiero, orgoglioso!</p>
<p>Ora, servi, siate severi a suo sedere, sbattet(egli)elo “dentro”.</p>
<p>Questa è poesia per i miei “occhi” del vederla come volevo e ancor voglio…</p>
<p>Questo è farti il mio (di)verso “indiano” che non si arrese e giammai sventolerà bandiera bianca di fronte ai vostri ricatti da ricotte delle (sci)albe da notti in bianco.</p>
<p>Ecco il tuo b(r)anco!</p>
<p>“Amico”, ci vediamo in (di)battimento.</p>
<p>Sbattitene se (ci) ri-esci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buonanotte.</p>
<p align="center"><b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><b> </b></p>
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		<title>Il mio bravo, brado, feroce accanimento barbarico da (tana del) lupo contro un cane bigotto che masticò la rudezza dell’osso duro, spellandosi d’indigestione sua famelica!</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2014 08:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Da anni, lo dichiaro a gran voce, senz’alcuna vergogna, denudandomi delle vostre ipocrite foglie di “fighi”, son in lotta agguerrita, cacciatrice, spietata e spericolata, contro una famiglia di pazzi scatenati, che patì quanto ancor patirà la mia ferrea e sferrata, invincibile morsa attanagliante, ad asfissiarli nel muro omertoso del loro esecrabile crimine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi57.tinypic.com/2wcqhcy.jpg" width="410" height="670" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Da anni, lo dichiaro a gran voce, senz’alcuna vergogna, denudandomi delle vostre ipocrite foglie di “fighi”, son in lotta agguerrita, cacciatrice, spietata e spericolata, contro una famiglia di pazzi scatenati, che patì quanto ancor patirà la mia ferrea e sferrata, invincibile morsa attanagliante, ad asfissiarli nel muro omertoso del loro esecrabile crimine più efferatamente peccaminoso, l’aver violentemente e “deliberatamente” voluto leder la mia anima, (in)nata d’integrità amante della vita alt(r)a e a lor scagliata (dis)armante ma sempre più inferocita dinanzi al lor crudele, ma mai come me, ribellandomi, così cattivo, avventarmi già prima dopo che il misfatto bianco tal miserabili commisero e per di più poveramente (o)misero appunto, essendo biechi bugiardi della peggior specie (dis)umana mostruosamente carnale.</p>
<p>Sì, rimarco, e perpetrassero ancora, sì, li imploro, il lor marchiarmi ché son ai (co)desti inviso, sì, che continuino ad accerchiarmi per incenerirmi e li polverizzerò di più potente, terrificante, a lor tremolante morsa bestiale. Virando ad altri miei colpi sottili, scardinandoli con intelletto sofisticato e sopraffino stile, a evirazione propedeutica di come abusarono del male delle loro anime da animali con cui, a voler incuneare nell’animo mio puro le scure, suggestionanti, irrazionali paure, al fine, ah ah, sai che inutile finezza, che m’arrendesti e soggiacessi tombale e sacrale nelle menzogne da loro sepolte vive e giaciute, qui, invece nuovamente corazzato, scorrazzando libero, maestoso e da assoluto punitore biblico, incoraggiato da poeti intrepidi che, come me, già soffrissero l’ignoranza irriguardosa di chi desiderò si martirizzassero a lor immagini (s)porche di farsi&#8230; piacer tutto il lor dorato, ah ah, orrore nella somiglianza più plagiante il prossimo ché sia demoralizzato, annichilito dal volerlo come a questi (non) piace, qua s’erge vibrante il licantropo a spaventarli, il terrore notturno riscaturito di primigenio impeto ed energia portentosa, qui la Luna invoca la sua vendetta e, morso io, sì, nella brughiera delle loro mentalità inette e annebbiate, afferro i cuori loro di pietra e impugno sagacemente l’ascia di guerra tumefacente.</p>
<p>Perché il mio Dio barbaro preferisce la vita eterea e contemplativa d’eternità, e perennemente morderà i figli della lor carne, delle loro orge e dei loro cannibalistici balli baccanali, di osceno baccano bastarde cene, da belanti loro donne belline a uso, consumo e unzione del porcile che adorano di velli stupranti.</p>
<p>Sì, io punisco gli stupidi, risorgendo dalla macerie di come tanto agognarono il mio calvario da esser ora da me impalati, come Vlad il vampiro, a perpetuo crocefisso ché lo scempio non perdona.</p>
<p>E che il massacro infilzi con più forza, siamo solo all’inizio del vendicare i vostri vizi.</p>
<p>Io sono lupo che perde il pelo, poiché invecchio come ogni creatura ma tanto cadon i miei capelli di Sansone quanto i filistei moriranno a costo che muoia anch’io.</p>
<p>Così sia scritto, così sia fatto!</p>
<p>Parola di<i> Wolfman</i>.</p>
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		<title>La parabola del nazismo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 10:59:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Il vendicatore di ogni forma di nazismo: il nazismo, mai come oggi, esiste, pervade mellifluamente l’umanità, quasi tutti ne sono circuiti inconsapevolmente, e io li punirò spietatamente Una notte funebre a redimervi dalla vostra sciagura in mia potente onnipotenza, “infantile”, dunque priva di ogni regola perché “puerilmente” cosciente come un bambino squartato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/03/Hitler.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-418" alt="Adolf Hitler" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/03/Hitler-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Il vendicatore di ogni forma di nazismo: il nazismo, mai come oggi, esiste, pervade mellifluamente l’umanità, quasi tutti ne sono circuiti inconsapevolmente, e io li punirò spietatamente</i></p>
<p>Una notte funebre a redimervi dalla vostra sciagura in mia potente onnipotenza, “infantile”, dunque priva di ogni regola perché “puerilmente” cosciente come un bambino squartato dentro che, assaggiando nelle vene dissanguate e dilaniate il male più atroce dell’ottusità bieca, imperante e scelleratamente ignorante, giunto all’età adulta distrusse quel che ancora spaccherà irreprimibile con furia d’una violenza stupefacente, accecante così proporzionalmente alla “cecità” che gli indussero per via della sua congenita, non curabile alterità, a cagione sanguinaria dell’ostinazione dura e dunque non a lui intenerente.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Ogni tentativo, infatti, di “addolcimento” nel torcergli il braccio vivente della sua anima diversa, sarà vendicato con ira parimenti di stessa caudina forca da campo di concentramento a detonazione agghiacciante così come il cuore gelarono nell’impiccagione di ogni suo frenato godimento.</p>
<p>La viltà sarà esecrabilmente ritorta contro nello spezzar le braccia d’ogni altra “legalizzata” e “lecita” violenza e Iddio l’ascia di guerra dissotterrerà a martirio d’una macellazione mai vista prima, con una sottigliezza d’affilata e tonitruante, esplosiva accetta tagliente da annichilire ogni “capo” dei folli, esalta(n)ti nei sanguinamenti esalanti sin alla morte più lenta dello sgozzamento vi(ri)lmente eguale, decapitante il coraggioso, primo capitano che subì le decapitazioni, perché fu lui il primo a esser inizialmente sfigurato e poi ancor più ingiustamente esposto alle brade risa dei comandanti che gli uccisero l’anima soltanto per soddisfare un bieco lor raccapricciante desiderio carnale, per sguaiato innalzare il lor goduto porcile sadico in appetito d’orrida, cannibalistica fame.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Solo perché costui pretese il legittimo diritto alla sua sacra, inviolabile vita, che voleva vivere da pacifista e non con “adatta” violenza della ricattatoria maggioranza, a navigazione placida dei sogni più belli, anche assonnata per non guardar in viso il volto dell’umano orrore. Ma tale suo atteggiamento fu percepito come vigliaccheria, come fuga dagli obblighi del pensar “forte” e gli furono imputate paure amputanti&#8230; a incisione della sua marchiata pelle. Strappato il marchio, che gli tatuarono in faccia ferinamente, egli sbudellò dapprima il suo cuore, lo brandì mordendolo in ogni lacrimazione degli ultimi suoi globuli rossi piangenti, lo divorò di gusto e ne respirò gli ansiti cardiaci a elevata predestinazione nel divino sacrificio di Cristo, in suo nudo corpo rabbioso e non più oramai rimarginabile. Perché fu egli stesso, dopo che ne mangiarono ogni emozione autentica e pura, ad afferrare per le corna il Diavolo delle sue interiora, quel fremito guerrigliero che invero in tutti c’è ma vien celato dagli assurdi comportamenti del cheto vivere falsamente gioioso e rabbonente dinanzi alla verità del mondo lurido e dalle sue origini ineludibilmente imputridito di Peccato supremo e non combattibile, e ne ingurgitò l’odore esangue della perdizione estrema a patto mortuario col suo fantasma spietato, adesso cattivo, nella notte angelica da giusto fanatico punitore di tutte le barbariche invasioni. A esemplare ribellione e prostrazione, innanzitutto sua, dunque santa, contro tutte le crudeli bestialità dei “vincenti” e delle loro fantomatiche, pazze inquisizioni. Di chi resse il gioco delle efferatezze ad apice di ogni esagerazione maciullante e infermabile, per immolarsi a Dio sceso in terra.</p>
<p>Sì, quando Dio instillò nell’uomo la scintilla della coscienza superiore, illuminandolo di libero arbitrio indomabile, l’uomo ne assunse il comando e ribaltò le gerarchie del potere, sodomizzando il suo creatore a volontà suprema da indiscusso e invincibile onnipotente.</p>
<p>Chi commise lo scempio di proibire a un uomo di vivere la sua anima in santa pace, assassinato di moltiplicata forza d’urto impressionante, morirà esalando la divertita Pietà!</p>
<p>Parola del Signore.</p>
<p>Questo è il nazismo.</p>
<p>L’origine del superomismo nasce da qui.</p>
<p>Che vi piaccia o no.</p>
<p>Morale: inutile che vi accaniate contro il prossimo che vi usa violenza psicologica e non, i primi violenti siete voi perché è nell’animo umano insita la violenza. Potrete credervi buoni e godere della vostra bontà solo se nelle vostre più profonde intimità del pudore non verrete toccati, altrimenti in voi, per quanto v’affannerete, con ogni strumento diplomatico, intellettuale e non, dall’anima vostra stuprata ma repressa dalla rabbia, prima o poi (vi) divamperà Satana!</p>
<p>Questa è volontà!</p>
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<p>&nbsp;</p>
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