<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; L&#8217;ombra. Una parabola</title>
	<atom:link href="https://edgarallanpoetale.info/?cat=19&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://edgarallanpoetale.info</link>
	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 Jun 2018 15:32:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.7.36</generator>
	<item>
		<title>Dracula preferisce Monica Bellucci a Mina</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=180</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=180#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 10:28:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Devil]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[L'ombra. Una parabola]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Bellucci]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula di Bram stoker]]></category>
		<category><![CDATA[Francis Ford Coppola]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Oldman]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=180</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Dracula (a)dora l’appuntito codino del canino e carezza il suo lupo di soave cupezza Metafisicamente, il mio fisico esiste soltanto in una zona scura, più beata di tal moltitudine dalle frivole beatitudini. Altezzoso, attrezzato a mia reggia eretta tra un forte ponte a castello, sorretto da gotiche palizzate e sostenuto dai miei eletti “schiavi”, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 572px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img713.imageshack.us/img713/3740/cw6e.jpg" width="562" height="800" /><p class="wp-caption-text">Monicaaa!</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>Dracula (a)dora l’appuntito codino del canino e carezza il suo lupo di soave cupezza</i></p>
<p>Metafisicamente, il mio fisico esiste soltanto in una zona scura, più beata di tal moltitudine dalle frivole beatitudini. Altezzoso, attrezzato a mia reggia eretta tra un forte ponte a castello, sorretto da gotiche palizzate e sostenuto dai miei eletti “schiavi”, vivo al di là d’ogni sconcezza “reale”. Torsione lupeggiante e principesca immersa in solitudini dei venti russi amanti.</p>
<p>Soggiogante la “generosa” lucina del dì, gioco a scacchi con Lucifero, porgendogli l’applauso quando vince da baro. Poi, mi rinchiudo nella bara, addentando prima della buonanotte una barretta di cioccolato fino, prodotto dai più certosini buongustai della Transilvania pasticciera. Pasticcio con labbra odoranti sangue nutrito già di sonnambulismo, “penetro” nell’urna e celo i miei occhi mefistofelici alle diurne vostre animalità. Se io son anemico e “patito” di atimia, voi invece “gioite” dei sociali “baciamani” ruffiani, ai quali “inchino” i miei disprezzanti ossequi per (t)ergermi nell’ossario dei miei riflessi(vi) cimiteri.</p>
<p>Mi tuffo nel nero più serpentesco, sfioro la delicatezza dell’incubo a me amato, fortificato, “torturato” e “traviato”, insisto di perversioni “sognanti” Mina nuda a nostro baldacchino feroce. Ad apice del mio sogno la spoglio rabbioso, la fotto “permaloso” se d’unghie graffia il mio dorso e nuota bagnata prima che schizzi&#8230; già a primo preliminare. Sì, Mina educai in modo elementare a goder con calma del limonarmi, ad assaggiare quel che “vien” prima dello svenevole amplesso su nostre vene divine e martoriate estatiche.</p>
<p>All’inizio, la mia sposa fu pudica, col trascorrer degli an(n)i divenne p(l)acata al morsicchiarmelo con dovute “lentezze”. Al fin di spremersi sudata in un bagno “idromassaggio”, leccando ogni bollicina dello scopar navigante su onde dalle liquide fermezze. Splendori di nefandezze accoppiate! Dapprincipio, addentava con troppa precipitosità e persin io, che son Dracula, “deperii” dinanzi a tanta esagerata magnificenza della sua figa “imboccata”. Come m’inculava Mina, neanche quella “vacante” delle peggiori prostitute di Mosca.</p>
<p>E fui tante mine vaganti tra tantissimi miei “uccelli” a occhi “chiusi”.</p>
<p>Non resistevo mai e mi domava già “addormentandolo” su sperma precoce d’una euforia repentina e sbottante in mia puttana nello smaltarsi il viso di seminal ingoiare.</p>
<p>L’educazione sessuale impartii a Mina con tanto di lavagna dopo tante mie gastriche “lavande”. Rischiai, causa il suo esagitato, sovreccitata da irreprimibile focosa vagina, che me lo raschiasse a prepuzio “suicidato” come Lei, Lei la sola&#8230; “baluginante”, la qual oggi è morta dopo essersi buttata giù dal precipizio per mio dannarmi d’allucinantissima non averla più potuta “lucidare”.</p>
<p>Al che, odiai Dio, Cristo e tutte le (in)crociate, misogino che non si dica mai, maledetto e bestemmiante, accoltellando la sacra “cappella” dell’evirazione mia da questa società ingrata. Tutte vi grattate voi uomini, i più almeno, siete nazisti da graticole e crematori, io scremo di Notte e imbalsamato schiumo la chioma lunga nei detergenti balsami essiccanti e “patibolari” in mandibola scarnificata, a cera livida d’un arruffato stronzo com’esigo sia il mio “carnale” lupo.</p>
<p>Spellato, sradicato, isolato, a punte del puntarvi il dito e infilzarvi nei cuori da me odiati. Bastardi! Basta!</p>
<p>Chiamate pure la Croce Rossa, son nato irredento, me la rido bellamente con la <i>Bellucci</i>, la scopo di netto, le trancio il seno e poi mi ficco nel letto.</p>
<p>Mandandovi a far in culo, anche se <i>Monica</i> ce l’ha, altro che “cenacoli”, come la Madonna, e io non so che “fare”. La “Vergine” m’ha sputato, Dio l’ha “stuprata” d’inseminazione artificiale “dall’alto dei cieli”, fu ingravidata coi Re Magi a donar regali al figlio “adottivo”.</p>
<p>A me questa è sempre sembrata una porcata storica. La gente non capisce appunto un “cazzo”. Celebra felice e contenta il Natale, adorando un’icona messianica di pure invenzioni “evangeliche”. Mah, uomini e donne siete solo che delle mess(alin)e.</p>
<p>Di mio, grido “Oh mio Dio, mi salvi Cristo da questo schifo!”.</p>
<p>Quindi, leggo Hemingway nella mia “grotta” russa, russo e continuo a vivere libero da gingilli, falsi dèi, mitologie consumistiche e consumarvele tutte.</p>
<p>Sì, ho fatto bene a transumare qui alle pendici del Danubio.</p>
<p>Da laggiù in poi la vostra vita è fango. Amo tutt’al più le mie terme e le tenebre di “tenerezza”, mangio le termiti e anche l’autodistruggermi, divorando volteggiante da pipistrello <i>batmaniano </i>le mie connessioni sfasate, “sfarfallate” su voli pindarici, brillanti e bruciate a neuronal Icaro spacc(i)ato.</p>
<p>Se mi deridi, scendo dal castello e ti rendo servo. Ché ti serva di lezione!</p>
<p>Ora, prima di dormire, afferrerò di nuovo Monica Bellucci e Monica se lo “schiafferà” nel culo! Dopo esser venuto “duro”, la schiaffeggerò, gettandola dalla rupe.</p>
<p>Sì, anche questa “lupa” ha rotto le palle!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Ode a Monica Bellucci di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=180</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ombra. Una parabola</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=35</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=35#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2013 14:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[L'ombra. Una parabola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=35</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Sì! Sebbene cammini nella valle dell&#8217; Ombra&#8230; &#160; DAVID, Salmi, XXIII &#160; Voi che leggete siete ancora tra i vivi, ma io che scrivo sarò andato da lungo tempo nel regno delle ombre. Poiché succederanno invero strane cose, fatti segreti saranno svelati, e molti secoli saranno trascorsi, prima che queste memorie siano conosciute dall&#8217;umanità. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Sì! Sebbene cammini nella valle dell&#8217; Ombra&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DAVID, Salmi, XXIII</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Voi che leggete siete ancora tra i vivi, ma io che scrivo sarò andato da lungo tempo nel regno delle ombre. Poiché succederanno invero strane cose, fatti segreti saranno svelati, e molti secoli saranno trascorsi, prima che queste memorie siano conosciute dall&#8217;umanità. E quando le vedranno ci sarà chi non le crederà, chi ne dubiterà e solo pochi troveranno molta materia da meditare nelle parole qui scolpite con uno stilo d&#8217;acciaio.</p>
<p>L&#8217;anno era stato un anno di terrore, e di sensazioni più intense del terrore per le quali non esiste un nome sulla terra. Poiché molti prodigi e segni premonitori si erano manifestati, e in lungo ed in largo, sul mare e sulla terraferma le ali nere della Pestilenza si erano spiegate. A coloro, tuttavia, che conoscono le stelle, non era ignoto che i cieli mostravano un aspetto funesto; ed a me, il greco Oinos, tra gli altri, risultava evidente che era arrivato l&#8217;avvicendamento di quei settecentonovantaquattro anni nei quali, all&#8217;ingresso dell&#8217;Ariete, il pianeta Giove si congiunge con l&#8217;anello rosso del terribile Saturno. Il caratteristico atteggiamento dei cieli, se non mi sbaglio grossolanamente, si manifestava non soltanto nell&#8217;orbita geometrica della terra ma anche negli stati d&#8217;animo, nelle immaginazioni e nelle meditazioni del genere umano.</p>
<p>Intorno a delle caraffe di vino rosso di Chio, tra le mura solenni di una fosca città chiamata Tolemaide, sedevamo, una notte, in gruppo di sette. Alla nostra sala non si poteva accedere se non attraverso l&#8217;unica alta porta di bronzo; la porta stessa, foggiata dall&#8217;artigiano Corinnos, era un&#8217;opera di rara perfezione e si chiudeva dall&#8217;interno. Anche i neri drappeggi alle pareti della tetra stanza celavano alla nostra vista la luna, le infauste stelle, le strade deserte, ma non potevano escludere allo stesso modo la presenza e la memoria del Male. C&#8217;erano cose intorno a noi, delle quali non sono in grado di dare una esatta descrizione &#8211; cose materiali e spirituali &#8211; pesantezza dell&#8217;atmosfera &#8211; senso di soffocamento &#8211; ansia &#8211; e, soprattutto, quella terribile condizione che i nevrotici sperimentano quando i sensi sono acutamente desti e attivi, mentre i poteri della mente giacciono addormentati. Un peso mortale incombeva su di noi, opprimeva le nostre membra, i mobili della casa, i calici con i quali bevevamo; tutte le cose erano depresse, appiattite, a eccezione delle fiamme di sette lampade di ferro che illuminavano il nostro festino.</p>
<p>Allungandosi in sottili alti pennelli di luce, rimanevano accese, pallide, immote e, nello specchio che illuminavano sulla rotonda tavola d&#8217;ebano intorno alla quale sedevamo, ciascuno di noi vedeva riflesso il pallore del proprio volto e l&#8217;irrequietezza negli occhi dei compagni. Ridevamo e sembravamo allegri, sebbene un po&#8217; isterici; cantavamo le liriche di Anacreonte, un po&#8217; folli, bevevamo abbondantemente sebbene il vino purpureo ci ricordasse il sangue. Poiché c&#8217;era un altro ospite nella nostra camera, nella persona del giovane Zoilo. Morto, giaceva lungo disteso, avvolto nel sudario &#8211; era il protagonista e il demone della scena. Ahimè! non era certo coinvolto nella nostra allegria, ma qualcosa del suo volto, deformato dalla peste, e i suoi occhi, nei quali la morte non aveva del tutto estinto il fuoco della malattia, sembravano partecipare alla nostra gaiezza, come può un morto, forse, partecipare alla gaiezza di chi sta per morire. Sebbene io, Oinos, sentissi gli occhi del defunto fissi su di me, mi sforzavo di non percepire l&#8217;amarezza della loro espressione e, guardando fermamente nelle profondità dello specchio d&#8217;ebano, cantavo con forte, sonora voce, i versi del figlio di Teios. Gradualmente i miei canti cessarono, la loro eco, rimbalzando sulle nere tappezzerie della stanza, divenne debole, indistinta, si dileguò nel nulla. Ed ecco da quei drappeggi neri, che avevano spento il rumore dei canti, apparve una oscura, indistinta ombra &#8211; un&#8217;ombra come quella che la luna, bassa nel cielo, può disegnare da una figura umana: ma non era l&#8217;ombra di un uomo, né di Dio, né di qualsiasi altra cosa familiare. Dopo aver indugiato un po&#8217; tra le tappezzerie della stanza, alla fine si fermò in piena vista sulla superficie della porta d&#8217;ottone. L&#8217;ombra era vaga, senza forma, indefinita e non era l&#8217;ombra di un uomo, né di un Dio, non di un Dio di Grecia, né di un Dio della Caldea e neppure di un Dio egizio. L&#8217;ombra restò sulla facciata d&#8217;ottone della porta, sotto l&#8217;architrave del suo telaio, non si mosse, non pronunciò parola, ma si fissò e rimase immobile. Se ben ricordo, la porta sulla quale restò l&#8217;ombra toccava i piedi del giovane Zoilo, avvolto nel sudario. E noi, i sette presenti, avendo visto l&#8217;ombra uscire dalla tappezzeria, non osavamo guardarla e, con gli occhi chini, guardavamo fissamente nelle profondità dello specchio d&#8217;ebano. Alla fine io, Oinos, a voce bassa, chiesi all&#8217;ombra dove dimorasse e quale fosse il suo nome. E l&#8217;ombra rispose: «Io sono OMBRA e la mia dimora è vicino alle catacombe di Tolemaide, poco lontano dai foschi piani di Helusion, che costeggiano il sudicio canale di Caronte». Noi balzammo inorriditi dalle nostre sedie e restammo tremanti, sbalorditi, atterriti, perché gli accenti della voce dell&#8217;ombra non erano quelli di un essere unico, ma di una moltitudine di esseri e, variando nella loro cadenza da sillaba a sillaba, penetravano cupi nelle nostre orecchie con le inflessioni familiari e ben presenti alla nostra memoria, di molte migliaia di nostri amici scomparsi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=35</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
