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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Clint Eastwood</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Gran Unforgiven, splendori incandescenti, (s)ca(n)denti, a denti stretti della vendetta più ascendente e non pacificante, ed è magica rinascenza</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2014 10:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[First Blood]]></category>
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		<category><![CDATA[Gran Torino]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Atto d’accusa irremovibile, punitore, tremendo, un terremoto che, anziché affievolirsi, lievita di rabbia per levarseli una volta dalle pall(ottol)e. Giran le “rotelle” di Clint contro i bulletti dal “grilletto” della “facile” ragazza angariata, abusata, ché osaron troppo nei confronti del suo timido arrossire pudico. Impuniti&#8230; Non sono sol piattole ma han mangiato nel p(i)atto inviolabile dello [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Eastwood.jpg"><img class="size-medium wp-image-588 aligncenter" alt="Eastwood" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/11/Eastwood-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Atto d’accusa irremovibile, punitore, tremendo, un terremoto che, anziché affievolirsi, lievita di rabbia per levarseli una volta dalle pall(ottol)e.</p>
<p>Giran le “rotelle” di Clint contro i <i>bulletti</i> dal “grilletto” della “facile” ragazza angariata, abusata, ché osaron troppo nei confronti del suo timido arrossire pudico.</p>
<p>Impuniti&#8230;</p>
<p>Non sono sol piattole ma han mangiato nel p(i)atto inviolabile dello sconsacrare ogni lor “d(i)ritto”&#8230;</p>
<p>Lo stupro, il gesto più vigliacco, marcio, agghiacciante, sconvolgente.</p>
<p>Marchiata&#8230;</p>
<p>Sc(i)occante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una notte (pro)fonda, ove neanche un prete può evitare la giusta tragedia sacrosanta.</p>
<p>Uno “squittio” di palpebre, un “rossore” violento, l’apice della mistica adirata nel viso tirato d’un Clint superbo.</p>
<p>Un dolore irreprimibile e il lupo “cattivo”, che tutti tentano di dissuader dal vendicare chi all’incolume verginità casta e pura attentò, nel <i>silence of the lambs</i>, a passi “lenti”, nel suo straziarsi viscerale, scarnito in volto da teschio fantasmatico cogli <i>occhi</i> imperturbabili, scrutanti, <b><i>spietati</i></b> <i>di ghiaccio</i>, arrugginito spos(t)a la sua (car)cassa “mortifera” da leone, ancor viv(id)issimo, nell’avviarsi arrabbiato a “morte”, all’ora del “tramonto” crepuscolare, di furia cosmica dal tremolio scagliato affatto ridente, irredentissimo, immarcescibile, a muso duro, contro gli adesso tremanti musi gialli, e sempre più potente monta “cavalcante”, inevitabile, verso la casa “marcissima” degli schifosi criminali marc(i)anti all’inferno&#8230;</p>
<p>Innocente è la vita se non la si lede, irreversibile la tragedia se l’omertà più vile dei “virili”, impauriti dall’orrenda verità, putrida offuscò e vorrà ipocritamente celar i re(at)i tristissimi.</p>
<p>Raggelante&#8230; tutto quanto.</p>
<p>Tutto d’un pezzo fra questi pezzi di merda.</p>
<p>Ma(sche)r(a) di turbolenza e ce(ne)re.</p>
<p>Principesco, <i>Kowalski</i>, “rincoglionito”, “fuori” posto e di “testicoli”, da casa di “cura”, da (ospi)zio borbottante che non vale uno sputo, aspetta gli spar(vier)i “tosti”.</p>
<p>Proprio f(u)ori&#8230;</p>
<p>Si para davanti all’abitazione dei malfattori, e la comunità il canto suo da cigno “nero” (ri)nato ascolterà nel silenzi(at)o.</p>
<p>Zittito eternamente, ancor trivellato, un fucile che <i>uccise donne e bambini</i>, che <i>fino a prova contraria</i> combatterà per i giusti e non si schiererà mai trincerato tra i falsi “giudici”, i giudei d’un mondo che crede a Dio sol quando gli par “provvidenziale” il “quieto vivere” (dis)armante. No, Clint mai l’altra guancia porgerà, Dio perdona e lui è Dio, sì, eppur questa è la notte del plebiscitario Giudizio lapidario.</p>
<p>Universale!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Potere assoluto</i>!<br />
<i>Mezzanotte</i> da “<i>good</i>” in <i>evil&#8230;</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vendicatore <i>angel</i>(o)!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Titanica la sua figura si staglia al buio degl’intagliati suoi zigomi inferociti, seccamente nervoso, come neve che si scalda infocata e, graniticamente sol(idific)a(ndosi), dinanzi allo spettrale gelo delle menzogne repellenti e più rabbrividenti, scende nella tana dei “lupi” per salir in cielo, da redento(r) a(g)nello al disgelar ogni oscena bugia stu(p)rante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stupefacente!</p>
<p>Tutti s(tupe)fatti, che stupidi.</p>
<p>Chi avrebbe mai osato&#8230; pensare che un uomo così “malinconico”, malconcio e da “manicomio”, potesse non arrendersi di fronte a una crudele efferatezza tanto sconcia?</p>
<p>Lui, di coccio, lui che ora è amico di un ragazzino “cocco”, d’un tonto&#8230;</p>
<p><i>Tard</i>(iv)<i>o</i> ma mai dire che non ci sarà un più roseo, splendente domani da <b><i>Gran Torino</i></b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Orrore!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ieri, il nuovo Papa ha chiesto a un artista di “replicare” la Cappella Sistina ma Michelangelo è morto. Così, il Papa trovò un Maramao che, povero, infamato, affamatissimo, stava morendo nell’orto in mezzo a questo mondo in cui il b(r)anco brinda da “(tes)ori”.</p>
<p>Il Papa, fra questi papponi, gli offrì l’opportunità di far riscoccare la sua scintilla d’Adamo affinché dipingesse un (im)pari capolavoro.</p>
<p>L’artista, che stava morendo disilluso da tutto, accettò quest’immane compito.</p>
<p>E creò un’opera d’arte che non ha nulla da invidiare a quella immortale di Michelangelo.</p>
<p>Eppur, la gente immorale se ne fregò e la sfregiò. Per voler (s)freg(i)are l’artista ancora una volta.</p>
<p>Per tarpargli il vol(t)o.</p>
<p>Perché alla gente “mortale”, “normale”, sì purtroppo, non interessano gli artisti oltre ma il mero “lavoro” dei merli.</p>
<p>L’artista fu accusato di essere un mostro&#8230;</p>
<p>Egli dipinse un capodopera ma alla gente che importa?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Par(ab)ola di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tragedia.</p>
<p>Salvezza!</p>
<p>Immensità!</p>
<p>(S)vetta!</p>
<p>Il mito del giusto “eremita”.</p>
<p>Ed è marmorea vendetta incantatoria!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scambiatevi un segno di pace, solo se non scagliaste la prima pietra, se dapprima da “primi” non sparaste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parola di Rambo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>Il Cinema della vendetta, sei film che non mentono sul sentimento più antico dell’uomo: chi ha subito un torto inestirpabile, prima o poi torna sul luogo dell’assassino, e lo torce</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2014 16:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Cape Fear]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Johnnie To]]></category>
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		<category><![CDATA[Vendetta]]></category>
		<category><![CDATA[Vendicami]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Molta gente mente. Me ne son sempre accorto. Credo che tale buonismo, alla base del fallace cheto vivere ipocrita, sia solo un modo per farsi gli affari propri e, nel mentre da mentitori, far sì che in mezzo scorra il fiume arido e falsamente mai crespo. Così, le ire vengono acquietate e, [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Molta gente mente. Me ne son sempre accorto. Credo che tale buonismo, alla base del fallace cheto vivere ipocrita, sia solo un modo per farsi gli affari propri e, nel mentre da mentitori, far sì che in mezzo scorra il fiume arido e falsamente mai crespo. Così, le ire vengono acquietate e, nell’acqua placida, però rispunterà il <i>revenant</i> atroce. Che non è stato sommerso dalle bugie, dal bisbiglio omertoso di chi volle sedarne la coscienza per seppellire il delitto truce.</p>
<p>Un ribollio morbido, morbidissimo che per anni poltrì e, nuovamente colpito a sangue freddo, non più si zittì ma di rabbia feroce dagli abissi riemerse veloce. Così, chi vivo lo seppellì, credendo d’annegare la verità, oggi ha paura crescente e, tremando a ogni ora dura alla sua anima diabolica di crepapelle, vive nel terrore crepitando. <i>Ahia</i>, ma non era un coraggioso? Suvvia, forza, amico delittuoso, mostrami quanto puoi esser ancora mostro. Chi è il pollo spennato, adesso, mio ossesso bastardello assai presto disossato?</p>
<p>Perché sa(i) che quell’uomo non dimentica e lui, fra le sue mani <i>spietate</i>, prima tramortito nel sangue via via più gelato, perirà sin a ischeletrirsi, dissanguato nel tiepido e, ah ah, patetico strozzarsi all’urlo “Creperò!”.</p>
<p>Sì, lui lo sa e, fuggitivo, scappa, insiste recidivo e dà, da dietro la trincea, ancor senza scampo la vilissima caccia. Già vinta, fidati, mio idiota. Appeso sarai e il cappio ti farà capire che non dovevi rompere il cazzo al capitano. Sei al mortale tuo capolinea. <i>Ops</i>, che buco nell’acqua. Fuochin fuocherello, e poi la sparatoria col silenziatore eterno.</p>
<p>Eh sì, i campi della vita son lunghi per il Signore e il morto cammina in cerca della sua vita già morta e bella che finita nell’attimo stupido che solo se la sognò. Chi ha fregato, ingannando in modo abominevole scannante, pagherà e non solo in contanti ma in pancia d’un colpo da “tonto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parola di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rendete grazie e grazia, cazzo, al buon pastore. Egli, nel gregge di pecore, mai ammainandosi al porcile, fu voluto male dai “tranquilli” borghesi pasciuti e viventi, sai che bello quel triste, lanoso, stolto lor belare di amori frivoli e coccolanti da scemotti, mio “simpatico” uccellino canterino&#8230;</p>
<p>Il vendicatore non perdona, come Cristo comanda.</p>
<p>Ora, i cattivi bestemmino. Perché è l’ultimo grido che a lor sarà permesso.</p>
<p>Perché il punitore iddio non chiede né permesso ma celebra la loro falsa messa e, dopo averli sbattuti nel cesso, incassa le loro sporche ossa.</p>
<p>&nbsp;<br />
<em><strong>Gli spietati</strong></em></p>
<p><em><strong>Carter</strong></em></p>
<p><em><strong>Vendicami</strong></em></p>
<p><em><strong>Cape Fear</strong></em></p>
<p><em><strong>Payback</strong></em></p>
<p><em><strong>Gangs of New York</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La foll(i)a è meglio! Gran Torino è un capolavoro! Chiamami Il cavaliere pallido</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2014 19:54:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Barba e capelli, grazie, ai pelosi ci penso io, so come tagliarli! di Stefano Falotico Credo, sempre più fermamente, che le persone “pazze”, “cretine” e “fuori dai gangheri” siano le migliori, animatamente di dannazione&#8230;, non mano nella mano con l’accompagnatrice&#8230; “amano” ma son accompagnate a manetta di catene, perché troppo scatenate, spesso “ammanettate” sulla bestemmia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi57.tinypic.com/2w2l8oj.jpg" width="630" height="430" /></p>
<p align="center">Barba e capelli, grazie, ai pelosi ci penso io, so come tagliarli!</p>
<p align="center">
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p>Credo, sempre più fermamente, che le persone “pazze”, “cretine” e “fuori dai gangheri” siano le migliori, animatamente di dannazione&#8230;, non mano nella mano con l’accompagnatrice&#8230; “amano” ma son accompagnate a manetta di catene, perché troppo scatenate, spesso “ammanettate” sulla bestemmia inclusa, poi bocca chiusa e taci, previo denuncia degli ipocriti, sboccati solo in casa e sussiegosi col padrone leccandolo per non farsi passare da sbeccati non diligenti che (o)misero il becco nelle facce(nde) di merda, è tal parossismo a farmi&#8230; nel culo sull’esser preso nel colmo, più pieno e dunque svuotato di me non si può, è il colpo della strega a convincermene, e questa persuasione sempre più invoca la mia innata, “angelicata” ribellione a briglia sciolta anche di misoginia sadomaso, ottemperanza solo al grido famelico della mia carne contro che due scatole delle scadute ché san solo urlare a Dio che vada in malora, prendendosela contro la scalogna e sognando che i ragazzi, tutti, senz’eccezione salvabile alcuna, finiscan alla gogna in quanto, da pentite ex donne facili dalla lard(os)a e lorda gonna, dopo tante delusioni a rammaricar le lor vagine stanche e ammuffite, prostituitesi per troppi an(n)i quando furon, va detto e andavano tutti dentro, tope (im)pure, oggi si scagliano, previo lavatina di scaglie di sapone ottenuto dalle ossa dei loro ama(n)ti cornuti e poi <i>mazziati</i>, in tal caso ammazzati e “riciclati”, contro la loro malasanità, d’assistite socialmente, per rivendicare il diritto drittissimo dell’asilo nido, cioè quello dell’infante già svezzato di cervello più avanti a fotter chicchessia nel didietro senza scont(r)i che lo tengan agli arresti domiciliari della <i>baby sitter</i> nuda e fradicia, quindi fratricida, di volerlo allattare a suo seno “materno” quanto la chiatta del “bagnasciuga” suo d’accappatoio umido di poppe al vento sformate su pettinatura tinta del riccioluto amar le notti (s)porche da assatanata e al contempo timorata di Dio quando la domenica a messa(lina) va come Maddalena confessandosi al “venire”&#8230; del settimo giorno “san(t)o”. Eppur sarà maschio e auguri che tu non possa violentarlo di incesto precoce o peggio di gettarlo nel bidone della tua spazzat(ur)a.</p>
<p>Questo è il mondo di oggi e non sperate appunto di venir alle mani perché mai e poi cambierà il domani. Non prendete a sberle il destino beffardo, farete sol sbellicare sotto i baffi gli uomini “forti” che vi tratteran buffamente e ancor più da puffi, essendo loro i bulli. Eppur, miei “belli”, si balla, inventando mosse che non esistono per far ridere i principi da giullari qual siamo e mai ce ne rammaricheremo, rimboccandoci le maniche per altre troiate d’imboccarvi (s)corretti e si piglia il caffettino correggendolo con qualche scoreggia “sorda” senza far rumore. Mai imboccheremo la strada retta perché sappiam che conduce solo a fottervi, di festini, nel retto più tetro d’un puttanesco destino infetto. Ci aspettano altre inculate se terremo “botta”, a meno che qualcuno non decida sacrosantamente d’impiccarsi e “tagliar la corda”, perché almeno, da strozzato, si risparmierà il penar quel “duro” pene dello strozzino severo nel suo sodomizzato sederino&#8230;  eh, già, privati anche del pigiama, senza un soldo ma sempre più soli eppur con un bucato calzino, il nostro cazzetto, e non porterà a nulla l’incazzatura, dovremo svendere da omosessuali passivi&#8230;, tanto non passerà e le passere andranno solo con i passeggini di chi le ha ingravidate da “uccello” volante nel sen(s)o che prima se la scopò e poi scappò, ficcandole il “mantenimento” di nessun assegno ma tanta popò di ove lei adesso precipitò, in tal via(le) del peccato originale e da allora sempre “benedetto” in modo giudeo-cristiano pur di non ribellarsi, ecco il punt(eruol)o, ed è dovere (im)morale spaccar le regole false del fascismo omertoso.</p>
<p>Per queste e altre ragioni, anche erogene regioni mie di risorgimento orogenetico, asserisco che i pazzi sono (il) meglio. Sono rompi-coglioni! Sono tosti come la roccia. Se incontrano uno che vuole ucciderli, mascherato da (passa)montagna, lanceranno più sassi. Piovono pietre! Finiranno in carcere e saran docce fredde di ne(g)ri dal salame caldo e piccante!</p>
<p>Non accettano le regole di un mondo schifoso e ti (s)batton&#8230; altre tegole.</p>
<p>Tenga! Poi, tenetemi (in)fermo!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, fratelli della congrega, mi aspetta il manicomio. Tutto ciò, essendo io il più savio di mente, ché gradivo solo masticar la mia ment(in)a, ha del comico.</p>
<p>Ma è tutta una tragedia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E spero iddio vi assista quando, sfiniti, finirete peggio di me.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Io vi ho avvertito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora, scusate, tre teppisti devo picchiare perché non amano mi faccia i cazzi miei.</p>
<p>Mi vorrebbero bene se usassi il cazzo a modo loro, cioè stuprando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma non ci sto e combatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il western ove capisci che (non) sei morto, compresa la tua sessualità rispu(n)tata</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 08:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Amleto]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Ultimamente, molte cose non vanno benissimo. Provo a tirar acqua al mio mulino ma imbarco solo un Sole già sbiadito che scoreggia fra nuvole del mio tramonto vicino al cam(m)mino bello che bruciato tanto quanto, avendo pochi soldi per vestirmi, la toppa in mezzo alle gambe che sta facendo fuoriuscire quel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/Hq5zN4zziPk" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Ultimamente, molte cose non vanno benissimo. Provo a tirar acqua al mio mulino ma imbarco solo un Sole già sbiadito che scoreggia fra nuvole del mio tramonto vicino al cam(m)mino bello che bruciato tanto quanto, avendo pochi soldi per vestirmi, la toppa in mezzo alle gambe che sta facendo fuoriuscire quel mio “arnese del mestiere” che, a contatto col fuoco, ardendo, mi sa che devo cucinarmelo perché le quaglie son ammuffite a causa del mio frigorifero senza luce.</p>
<p>Anche il “riscaldamento” deve prendere una “boccata d’aria”.</p>
<p>Eh sì. L’uccello va a f(r)asi alterne.</p>
<p>Sì, è troppo colto e, anziché darsi alle cagne per sfogliar le lor crostate millefoglie, sfoglia l’enciclopedia Treccani. Sì, non posso criticarlo per la sua levatura intellettuale, è sempre preso a citar i filosofi medio-orientali perché non si alza “perpendicolare”.</p>
<p>Basterebbe s’eccitasse per le donne, invece, appena ne sente parlare, volta pagina e si (ri)posa, come al solito, fra il pensieroso e l’ammosciato, annoiato e non “montante”, sui nomi dei musicisti cecoslovacchi del diciassettesimo secolo.</p>
<p>Mah, io gradirei che talvolta lo suonasse a qualche rumena di culo a mandolino, evitando però le italiane, tutte da pizze in faccia. A quelle basta servir un po’ di “mozzarella” e vanno di pummarola “di corpo”.</p>
<p>Che merde.</p>
<p>Sai che besciamella, cazzo.</p>
<p>Sì, il mio uccello sta perdendo le “carine” e pure le car(t)uccie, funziona meglio quello del mio ciuccio, che sta là, vicino al pozzo, puzza ma sa ingropparsi la mucca pazza, con le pecorine che applaudono fra un esser mangiate dai lupi e le quattro stagioni capricciose di tal vita scorrente, al pascolo delle mie “ascolane” olive essiccate a causa appunto dell’uccello non più cacciatore&#8230; a volte, vi spruzzo sopra dell’olio piccante per veder se reagisce ma resta a mangiarsi quello in bianco. Che “riso”.</p>
<p>Il mio uccello ha perso la mira dei bei tempi frenetici e “ficcanti”, adesso “spinge” solo i tasti della mia vecchia pianola Bontempi.</p>
<p>Contemplando il triste, autunnale tempo crepuscolare vicino alla notte nera senza vagine arruffanti.</p>
<p>Almeno, se desse la caccia a qualche furfante che ce l’ha col femminismo, sarebbe per le donne <i>cowgirl</i> fantino.</p>
<p>Eppur beve soltanto le botti piene dalle vigne di frizzantino.</p>
<p>Però, quando mi fa “incazzare”, piglio la pistola, la estraggo dal cassetto e premo il suo “grilletto”.</p>
<p>Sì, credo si sia effeminato.</p>
<p>Per veder se “masturbandolo” un po’, si olia d’ingranaggi da rinnovarlo di rodaggio per un buon muliebre “pestaggio”, aziono la “rotellina” del suo cervellino.</p>
<p>Il mio uccello invece sta zitto e “mulo”.</p>
<p>E quindi, ammutolendomi perché non ho più p(a)role, penso che sia meglio così.</p>
<p>I bambini son cagionatori solo, quando cresceranno, di (s)fighe.</p>
<p>Ho già il mio cazzo da mantenere, tu pensa ai tuoi.</p>
<p>Ti sei voluto sposare quella campagnola, e allora adesso devi allev(i)arne quattro, il tuo, più i tuoi tre pargoletti già porcellini.</p>
<p>Senza tener conto che sono io lo sceriffo.</p>
<p>Insomma, già di “mio” non posso dettar legge, quindi non rubarmi il latte di tua moglie.</p>
<p>Per ora mi accontento di (m)ungerla.</p>
<p>Domani, rosso di sera, speriamo “fiorirà” l’uccello da me sbattuto in cella, essendo sceriffo intransigente contro chi si mette contro il mio “gelo”.</p>
<p>Scende e sale la Luna.</p>
<p>Prepariamo degli spaghetti prima dell’alba.</p>
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		<title>La violenza umana, la scagioni ma tornerà sempre, così come è (in)nata</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jan 2014 10:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A History of Violence]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[David Cronenberg]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Stall Cronenberg]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Tom Stall, racconto d’una tetra inquietudine innata, inguaribile violence all’origine sconfinata dell’animalità umana&#8230; Chi è Tom Stall? Nelle sue movenze, prima dolci e intonate al gusto conformista della società, risiedono le sue iridi, la psiche inconscia a marchio tatuato di ciò che nacque, indelebilmente incurabile. Perché vige, nella trasmutazione di Viggo, una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_345" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Violence.jpg"><img class="size-full wp-image-345" alt="Contenti ora?" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Violence.jpg" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Contenti ora?</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><b><em>Tom Stall</em>, racconto d’una tetra inquietudine innata, inguaribile <i>violence</i> all’origine sconfinata dell’animalità umana&#8230;</b></p>
<p>Chi è Tom Stall? Nelle sue movenze, prima dolci e intonate al gusto conformista della società, risiedono le sue iridi, la psiche inconscia a marchio tatuato di ciò che nacque, indelebilmente incurabile. Perché vige, nella trasmutazione di Viggo, una pacifica indole mortifera, lunare come la crespa onda d’un oceano naufrago del sempre memore suo altero, uterino essere. Dondola, si placa, e apparentemente quieto si plasma a compiacenza ruffiana come tutti, camuffandosi dietro una parvenza savia, che invero lo lede nell’anima(le). Qual è, come tutti gli altri uomini che invece si rapiscono nel rubare la scimmia della lor primitività, irosa, ferina e d’istintività represse.</p>
<p>Tom adotta la strategia del comune, mortale adattamento. Ma, se sei diverso nel Cuore, sanguinario, d’impeto distruttivo, lancinante riesploderai implacabile in frenesie irrefrenabili, turbinose, sciacquanti la deturpazione del volgare di tutti ammansirsi a estasi della visione svelata del sé celato.</p>
<p>Ecco che il nostro bravo cittadino ha addormentato, come gli altri assopenti e nell’induzione progressiva a morirsi dentro, quella furia vitale che ha tentato, ingannando inconsciamente le vene cardiache del rattrappito sfuggirsi, (in)volontario spasmo a sé connaturato, com’è altrettanto, anche se spesso inconsapevole, la macchina di morte della società. La castrazione dei desideri e del maligno capriccio vitalistico nasce sin in fasce, s’acuisce dietro l’allattamento alla perbenistica educazione e si trova adulta, senza saperlo o forse sì, ah ah, a manipolazione dei propri specchi della verità.</p>
<p>Cosa più spaventa l’uomo? La sua vera immagine che (s)maschera a eruzioni dei cosiddetti sfoghi. Nello sfogo, sia anche sessuale, c’è il sé che ruba l’anima(le). La sua primigenia proprio genetica all’esser carne. La carne puoi mordere e smorzare per indurla, già, alla tentazione del volerla propria, così com’è di tutti. Uomo&#8230; Lo spezzarsi fra le giacche e cravatte e il suo sguardo fingono, e maggiore è la finzione e più detonante sarà la rivelazione. Tom&#8230; molti lo frenano e tal frenarlo è un ferimento quasi sempre obbligato a mutarsi, “senza volontà”, nella coscienza collettiva. Sì, lui fa sì per piacere che sia ferito come gli altri. Addolcendosi perché così è normale&#8230;</p>
<p>Ma se la sua natura non è quella, la violenza deflagrerà biblica.</p>
<p>Tom Stall è come il Babau di tutta la vita nelle notti insondabili dei tempi, il mostro delle favole nere che rispunta a causa di qualche evento “distorto”, soprattutto quello scatto, anche suo meccanico, di sopravvivenza ch’estrae potente ciò che ha soggiaciuto per spirito “miscelante”, induttivo della società.</p>
<p>Così, lavora in una tavola calda, barista tranquillo, coccolato da baci e strette di mano al cioccolato&#8230;</p>
<p>Serve la colazione, si sveglia di buon ora, ha una bella moglie, impartisce ai figli lezioni di pedagogia comportamentale, allontanando solo se stesso dalla <i>cape fear&#8230;</i></p>
<p><i>Il promontorio della paura</i> è sapere chi s’è ma far di tutto per apparire altro. La prima lezione (im)morale alla base della borghesia&#8230; la bugia per sembrare lindi e quindi amati dietro la cosiddetta “rispettabilità”.</p>
<p>Al che, nel suo locale entrano due scagnozzi dalle maniere un po’ troppo pesanti.</p>
<p>Appena Tom, di “ultrasuono” percettivo, così come un licantropo ridestatosi nel plenilunio illuminante, avverte puzza di pericolo alla sua incolumità, spara e li uccide, con una freddezza da mettere i brividi. Viene preso per eroe e salvatore, da medaglia al valore.</p>
<p>Ed è lì che Tom mente ancora di più&#8230; perché accetta le onorificenze, ridendo già corrugato d’immagine riflessa invero al sé scricchiolato e dunque “ricomposto” all’originario suo essere (non) mutante.</p>
<p>Lui non ha ammazzato per salvare degli innocenti, lui li ha trucidati con una crudezza da farlo impallidire. Perché ha provato gusto a massacrare i criminali.</p>
<p>E sapete perché? A lui non importava nulla se i due criminali avessero sterminato gli avventori del locale, né ha sparato per proteggere il suo “covo”, il lavoro che gli dà da mangiare.</p>
<p>Lui ha ucciso perché Tom Stall è tutto ciò che l’uomo incarna, ma ha finto di essere nel suo stolto insistere, ostinato, al modellarsi al modello di umanità che si costruisce, per dimenticare l’anima(le).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><b>Detonazione</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’altra sera, ero con dei miei amici, perfetti (s)conosciuti&#8230; sapete?</p>
<p>Ci sediamo e uno di loro è davvero un estraneo, è la prima volta che mi ha conosciuto. Come se poi gli altri mi conoscessero&#8230; per quello che sono&#8230; io e loro stessi&#8230;</p>
<p>Al che, l’estraneo, dopo mezz’ora di conversazione, prende su parola.</p>
<p>- Ragazzo, allontanati da questo tavolo. Immediatamente, ti prego&#8230;</p>
<p>- Perché mai? C’è qualcosa che non va?</p>
<p>- No, va tutto bene. Fin troppo. Ma sto cogliendo un turbamento indecifrabile nei tuoi occhi. E più li fisso, più provo orrore per me.</p>
<p>- Hai paura di me? Ti sto spaventando? E per quale assurda ragione?</p>
<p>- No, ecco&#8230; sebbene stia considerano i tuoi discorsi molto intelligenti, è proprio questo che mi mette a disagio. Mi sta(i) tornando alla mente&#8230;</p>
<p>- Spiegami meglio. Ti trasmetto un’idea di superbia? Se così è, perdonami. Non è mia intenzione farti sentire inferiore.</p>
<p>- No, ti sto apprezzando molto. Ma non per quello che pensi tu. Anzi, lo pensi e ti stai divertendo tantissimo.</p>
<p>- Spiegami.</p>
<p>- Va bene, provo a spiegarmi. Fissa i miei occhi per una ventina di secondi netti, non battere mai le palpebre.</p>
<p>- Va bene, se ciò può rassicurarti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Passano i venti secondi, l’apostrofo&#8230;</p>
<p>- Finito il giochino? Soddisfatto di qualcosa?</p>
<p>- Ora, dimmi questo. Cosa hai visto, in questi venti secondi, nell’anima dei miei occhi? Sii sincero. Dimmi la prima cosa che ti viene in mente. Dilla subito!</p>
<p>- Un animale.</p>
<p>- Va bene, hai visto un animale. Anche se fissavi me, con la coda dell’occhio, hai colto anche gli altri occhi che ti stavano osservando mentre ci guardavamo?</p>
<p>- Sì.</p>
<p>- E cos’hai intravisto? Adesso, dimmi solo una parola.</p>
<p>- Morte&#8230; ho intravisto la morte negli occhi.</p>
<p>- Ed è per questo, Tom, che sei Tom Stall. Non per altro.</p>
<p>Ed è per questo che la tua diversità, essendo tu diverso, non poteva e non può essere capita da noi finché, adesso, ti alzerai dal tavolo e te ne andrai, perché non ti vogliamo. Tu andrai via e dopo verrai a cercarci, ammazzandoci come degli animali.</p>
<p>E non potremo fermarti. Non avremmo mai dovuto incontrarti. Siamo stati sfortunati.</p>
<p>Ora, guarda l’altro mio occhio.</p>
<p>- L’altro occhio è di vetro. Sono stato io a strappartelo.</p>
<p>- Già, sei stato tu.</p>
<p>Ora, te lo ricordi. Ora riprendi coscienza di chi sei. Il tuo primo addolcirti, Tom, è stato il nostro aver scambiato il tuo <i>Travis Bickle</i> per una normale passione cinematografica.</p>
<p>Perché ti piace tanto <b><i>Taxi Driver</i></b>? Voglio la verità, Tom. La sappiamo entrambi.</p>
<p>Chi è Travis? Come viene percepito e invece chi è davvero? Avanti, ammazzaci subito.</p>
<p>Ammazza tutti, Tom.</p>
<p>Perché è meglio che succeda adesso. Almeno, moriremo in maniera più indolore che torturarci a vita. Ammazzaci, te lo ordino! Ti supplichiamo!</p>
<p>- Invece non vi ammazzo, no&#8230;</p>
<p>- Ammazzaci! Te lo stiamo ordinando! Liberaci dall’orrore, subito! Non vogliamo soffrire!</p>
<p>- Io sono Tom Stall. Io sono questo e decido io come ammazzarvi.</p>
<p>- Nooo! Bastardo! Figlio della puttana umanità! Dio, ammazzaci ora!</p>
<p>- Urla, non servirà a nulla. Creperete in maniera “dolce”.</p>
<p>&nbsp;<br />
<i>A History&#8230;</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_347" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Violence-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-347" alt="Ciao, amico, non ti è bastata la prima volta?" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2014/01/Violence-2-300x210.jpg" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Ciao, amico, non ti è bastata la prima volta?</p></div>
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		<title>Gli auguri di Natale di Clint Eastwood contro ogni cafone sceriffo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Dec 2013 23:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood Unforgiven]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Il “regalo” natalizio di Walt Kowalski, reduce del Vietnam in ozio violento e stizzito dinanzi agli stronzi che la combinaron sconcia ma a cui donerà il vischio delle lor anime avvizzenti L’alba, orgogliosa e tumefatta già di mio non pentimento, sovrana in alto dardeggiante “scalcia” e io, inorgoglito”, sputacchio “lucente” nel piatto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_334" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/00993903.jpg"><img class="size-full wp-image-334" alt="Sono cazzi tuoi" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/00993903.jpg" width="290" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Sono cazzi tuoi</p></div>
<p>di Stefano Falotico</p>
<p>Il “regalo” natalizio di Walt Kowalski, reduce del Vietnam in ozio violento e stizzito dinanzi agli stronzi che la combinaron sconcia ma a cui donerà il vischio delle lor anime avvizzenti</p>
<p>L’alba, orgogliosa e tumefatta già di mio non pentimento, sovrana in alto dardeggiante “scalcia” e io, inorgoglito”, sputacchio “lucente” nel piatto dei ruffiani che sputtano, osservandoli mentre di “goliardia” ribalda s’azzufferanno per donnacce galline da uccellini che le unghie si smaltano su miei “apatici” occhi giammai stanchi, indolenti forse, eppure non in cancrena e presto a incatenarli, scatenando altro pandemonio e punendo il lor recidivo “vizietto” da presto puniti “diavoletti”.</p>
<p>Il prete mi benedice ma io gli auguro una catechesi che non rispetti, nelle sue prediche moralistiche, gli arrivisti “onesti” e i cinici sfruttatori del sistema che chiude falsamente un occhio per campare da “balletti” lisci, stimolandolo&#8230; affinché “tiri” la sua mano fra le cosce d’una suora o nella mon(a)ca di manicone, in “remissione” immettente dell’atto vero e apostolico per ecumenismo mai chiedente, neppur in (s)consacrata chiesa, come vigilia (a)scendente fra tali morti viventi, in verità vi dico solo supplicanti laidi, unti orgasmi fra bionde e more buone contundenti. Questa è “amorevolezza”, di fronte alle vostre ipocrite arrendevolezze, io son il pastore latrante, sfondandoti, fetente, con il “fondente” dei miei potenti fendenti, sono il “bastone” sp(r)ezzante nel gregge ammansito e ammanettato alla (di)messa massa. Non credo ai luterani, ma da ortodosso ti spacco le ossa.</p>
<p>Io qui m’elevo a zaffiro vampiresco di mia stazza e, del mio albero genealogico, stritolo i cattivi con fenomenal impudicizia, ché di tal prosapie da presepio è oramai pieno il mio mag(i)o. In tale mese invernale e ultimo dell’an(n)o, celebro il castigarvi perché dovrete inchinarvi nel leccarmelo. Obbedendo alla mia mandibola da cane ché la mascella ti sloga con colpi di secca pistola su fisico rinsecchito e doverosamente rinfrescandoti dalle tue idee balzane prestissimo ridotte a magrissimo “teschio”.</p>
<p>Io ti becco, caro mio da baccano e falsi battesimi, io passeggio con le mani in tasca, nel farti girare i “pollici su” dei tuoi coglioni all’ingiù e a me giubilante tu su rotte subito tue ginocchia friabili e frananti.</p>
<p>Non soffro di “latte” né di dolcetto, alla lattica vostra pigrizia preferisco le pastorizie da <i>revenant </i>ché cagasotto ti stai pisciando nelle mutande strizzate da me. Fammelo, dai!<br />
Ti cago in testa, stronzo.</p>
<p>Io pulisco il panno (s)porco e sono il salumiere dell’affettarti con crudezza. Non aver fretta ad attaccarmi, mio maiale penzolerai in galera a mio sfarzo dopo che il tuo culo mi sarò “re(g)almente” (s)fatto. Non stai più a gallo e neppur a galla?</p>
<p>Di fifa sfiati? Ecco la figata! Te la fai? Te l’ho affilato! Chi era il fifone?!</p>
<p>In prigione, di gran calore, ah ah, sfiaterai. Ora, godi?!</p>
<p>La bambina innocente volesti e stuprasti con violenza.</p>
<p>Ecco il mio suicidio annunciato.</p>
<p>Sei stato arrestato.</p>
<p>E stai calmo e bontà lì, nel tuo culo a strisciartelo.</p>
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		<title>Amore è un cimitero, un cervello o un cervo senz’uccello ma con le corna in testa?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2013 15:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Sex death]]></category>
		<category><![CDATA[Tomba]]></category>

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		<description><![CDATA[Così è! &#160; di Stefano Falotico Ella s’intirizzì, il mio cavallo s’imbizzarrì e rizzo fu al lazo preso di vol(t)o arrossito. Spomp(in)andomi, nel cimitero infilai la mia crucis. E l’ambulanza mi salvò dalla puttana in calore. Prima che seppellisse il mio cadavere assieme al suo, da an(n)i andato già nella tomba peccaminosa senza romanticismi e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<dl class="wp-caption alignnone" id="attachment_320" style="width: 2602px;">
<dt class="wp-caption-dt">Così è!</dt>
</dl>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_320" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Angelo.jpg"><img class="size-medium wp-image-320" alt="Angelicata? Sia mai la Maria!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Angelo-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Angelicata? Sia mai la Maria!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Ella s’intirizzì, il mio cavallo s’imbizzarrì e rizzo fu al lazo preso di vol(t)o arrossito.<br />
Spomp(in)andomi, nel cimitero infilai la mia crucis. E l’ambulanza mi salvò dalla puttana in calore.<br />
Prima che seppellisse il mio cadavere assieme al suo, da an(n)i andato già nella tomba peccaminosa senza romanticismi e mimose, si toccò ove, senza pudore, la mostrò al corteo dei piangenti, vicino ai c(ipr)essi. E la incipriò.</p>
<p>Tornai al cimitero e regalai al becchino un “bocchino” della vedova. Quella era mia moglie.<br />
E questa è una stronzata necrofila ma che sa il “cris(an)t(em)o” suo.</p>
<p>M’apparve infine un cer(v)o, aveva una brutta cera perché anche lui fu trasformato in Bambie dalla gatta morta.<br />
La vita è una (s)figa.</p>
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		<title>Rec-conto, eh eh, teatrale, istrionico e bifronte mia spaziosa su sparizione del riapparir da dietro le quinte</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2013 00:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Scheletri]]></category>
		<category><![CDATA[Casinò Sharon Stone]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; I lugubri, suadenti fantasmi del palcoscenico fra “illustri luminari” di spettacolini teatrali “lungimiranti”, a pel di ragno va l’orologeria scandita dei mostri a viso scoperto&#8230; Nel bel mezzo della fosca nebbia d’una città “ubicata” nelle arredate sue pendenti torri, un uomo “nero”, di tanto (s)fregio, ferisce (in)disturbato per dar turbamento al “gran” spettacolo di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_305" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01387702.jpg"><img class="size-full wp-image-305" alt="Occhi di gatta morta?" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01387702.jpg" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Occhi di gatta morta?</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>I lugubri, suadenti fantasmi del palcoscenico fra “illustri luminari” di spettacolini teatrali “lungimiranti”, a pel di ragno va l’orologeria scandita dei mostri a viso scoperto&#8230;</b></p>
<p>Nel bel mezzo della fosca nebbia d’una città “ubicata” nelle arredate sue pendenti torri, un uomo “nero”, di tanto (s)fregio, ferisce (in)disturbato per dar turbamento al “gran” spettacolo di là prossimo. Bardato nella sua Luna piena, quando scende la sera e tutto il dramma par rasserenato, egli “allarma” o meglio avverte dell’oltraggio ricevuto, “donandosi” a chi, i vigliacchi e fuggitivi, metton in scene oscenissime i propri obbrobri con sibillina acustica della cornetta, e dunque della “esimia” cornuta.<br />
Il “fantasma” senza volto, e d’identità ben conscia di farsi riconoscere in modo (non) identificabile, recapita la notifica, via telefono, ché molto presto gli “egregi” architetti, non tanto d’un teatrale scempio da ortaggi, ma del pudore a illudersi borghesemente d’infrangerlo, son già stati serviti dal caffè più amaro d’un conto in sospeso.<br />
Al tintinnare della “riapparizione” vocale, lei ha un attimo di svenimento, un crepacuore d’allucinazione? Chissà che i suoi “prodi” commedianti non la riscaldino per tirarla su da terra e dalla vergogna che tanto ancor “ben” nasconde, forse ingioiellata anche se in un centro sociale per anziani la “signora” è da tutti “aperta” d’applausi leccanti il “gratificarla”.<br />
Si sa, i maledetti non muoiono mai. Puoi provar, dietro ricatti e intimidazioni, di “arrestarli”, soprattutto nell’anima, sedandoli di abusi e prevaricazioni. Ma, una volta svelato il misfatto, venuta a galla la merda, alcuni imbastiscono la morte in diretta sul palco degli “oratori” mentre gli “schivati”, con strategia legale, han già preso provvedimenti per una giustizia salomonica.<br />
Questa è la vita, la ricompensa degli orrori e degli “abomini” partoriti.<br />
Il resto è una famiglia presto e di nuovo in tribunale a doversi giustificare non più dietro “vantaggi” e assegni cospicui.<br />
Eh sì, il nostro “dottor” Balanzone e consorte han incontrato stavolta uno “stronzo” con le “corna” in fronte, che li ha conciati per le feste.<br />
E che lo<i> show</i> prosegua di “calore”.<br />
Grazie mille.</p>
<p>Io do ai pazzi i loro pizzi e me ne sbatto in platea invisibile il cazzo di tosta vista. Poiché son “napoletano” di Pulcinella ma non pulcino, e nei buchini lo servo grosso&#8230; di cifra enorme.<br />
Scusatemi, se v’ho tolto il sonno.<br />
Mi merito il primo piano.</p>
<p>Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
<ol>
<li><a title="Casinò (1995)" href="http://www.filmtv.it/film/13293/casin-1995/"><b>Casinò (1995)</b></a></li>
<li><a title="L'uomo ombra (1934)" href="http://www.filmtv.it/film/11138/l-uomo-ombra-1934/"><b>L&#8217;uomo ombra (1934)</b></a></li>
<li><a title="Darkman (1990)" href="http://www.filmtv.it/film/29236/darkman-1990/"><b>Darkman (1990)</b></a></li>
<li><a title="Il fantasma dell'Opera (2004)" href="http://www.filmtv.it/film/27550/il-fantasma-dell-opera-2004/"><b>Il fantasma dell&#8217;Opera (2004)</b></a></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un fantasma è apparso nel saloon cattivo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 12:37:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Amleto]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Unforgiven]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spietati]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Leggende maculate nella pelle di cuoio d’un glaciale, freddissimo Clint Eastwood che, dal profumo innervante torpori alati del suo revenant sconsacrato, sigillò a noi la punizione estrema, la più esemplare&#8230; I corvi gracchiano, i cieli imbruniti son stanotte scolpiti da “balorde” nuvole d’una epica ritorsione. La malefica crudeltà odo che vendicata sarà. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_288" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Eastwood-Unforgiven1.jpg"><img class="size-medium wp-image-288" alt="Clint, nella sua carrozzeria arrugginita ma secca da Gran Torino, non dimentica la vendetta!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/Eastwood-Unforgiven1-300x221.jpg" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Clint, nella sua carrozzeria arrugginita ma secca da Gran Torino, non dimentica la vendetta!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Leggende maculate nella pelle di cuoio d’un glaciale, freddissimo </i>Clint Eastwood<i> che, dal profumo innervante torpori alati del suo </i>revenant <i>sconsacrato, sigillò a noi la punizione estrema, la più esemplare&#8230;</i></p>
<p>I corvi gracchiano, i cieli imbruniti son stanotte scolpiti da “balorde” nuvole d’una epica ritorsione.</p>
<p>La malefica crudeltà odo che vendicata sarà. E gemeremo tutti, modellati al comando d’una onnipotenza biblica, ritornata da vetuste stagioni oniriche ch’assediammo per macchiarle con la nostra immonda vanità. Seppelliti, ascia di guerra a scagliarsi affilata, appuntita in un mirino dal fucile furioso, affamato delle nostre carni, del nostro laido godimento da giullari sempre plagiatici nel sesso dilettevole e al Principe così tanto rinnegato. Fra i venti, colgo i fruscii d’un livore che c’accecherà, un cecchino a sventrato suo, che fu, nella fosca rimembranza qui detonata di vivida potenza infocata per debellarsi dalla putrescenza di noi che, sdegnosi, marciammo sopra la sua lunar anima, illividendola quanto, nel deperito apparente, brillantemente dentro un inferocito ricordarci il Male. Rispuntato da zone che credemmo, illusi, d’aver soggiogato e plastificato in vitro. Una sua vittoria, eccentrica, la spirale dell’assassinio prima perpetrato d’avidità irriverente, con sporca impertinenza a lordar il Principe all’epoca “disarmato” e vulnerabile, erta nell’orrore a noi più concentrico.</p>
<p>Ci ammazzerà con puntiglio e sofisticatezza, una balistica strategia del suo Cuore, che divellemmo da serpenti, nell’infliggerci la punizione più imprevista, quella che, nell’impaurir noi tutti di terror lento, non arretrerà un istante. Essa s’arresta, l’ira è poi più funesta. Di titanico funambolismo, ha sgretolato gli argini del nostro averla addormentata, o aver creduto d’aver il Principe sedato. Dal fumo delle nebbie, sentiamo spaventati un (l)abile sparo, nel labirinto dei nostri peccati ci rifugiamo mentre il Principe, d’acuto e maggior splendore, rifulge. Ma scappare è solo suo acuir averci già (in)tagliato nella forza vereconda d’un giusto suo Mondo che c’ostinammo a invader con “leggiadro” nostro marcio sudore a mano armata. Non l’amammo quando potevamo e ora deve sbranarci. Sbriciolati, pezzo per pezzo, noi gli animali.</p>
<p>Mi ricordo d’aver colto, anni fa, in un locale umido da noi gracili spaventapasseri nel già vibrare di paura inconscia, il presentimento che la tragedia, se non imminente, “ritardata” s’era già paventata a nostro, sì, respirarla con pavore. Tentammo d’espiarla nello spiar il Principe e indagar, maceranti, alle origini “celate” della sua scelta di vita da solitario.</p>
<p>Io presi “armi” e coraggio. E gli domandai se credesse all’amore. Sbuffò, annoiato e infastidito, da quell’appunto invasione alla sua già eternamente lesa, sacra intimità. “Annuì” per compiacermi ma, di scatto, m’alzai dal tavolo, uscii tremando. Fuori, estrassi una sigaretta e l’aspirai di nervi congelati.</p>
<p>Compresi che, in quella risposta, secca e immediata, consisteva già la sua elegante vendetta di enorme levatura morale e signorilità. Tre sole boccate, mi s’incrinò lo sterno. Chinato, addolorato da un impercettibile eppure devastante dolore, caddi con fragore a terra. Nel mio sangue polmonare asfissiato dall’orrore.</p>
<p>I miei occhi, bruciati di secchezza “mortuaria”, si risvegliarono per sempre funebri. S’era levata la mortal vendetta e, con cautela e spasmodico gracchiare, urlata, strozzandoci d’asmatico bacio della sua apocalittica morte, saremmo stati puniti nel già giacere riversi all’Inferno delle nostre tutte colpe.</p>
<p>Un solo suo battito di ciglio, il canto del suo cigno da <i>unforgiven</i>. Un lussuoso esistenzialismo “roco” e crescente di rancore, a stuprarci stavolta lui perché infrangemmo il suo sogno <i>da Gran Torino</i>.</p>
<p>Un mostruoso ritorno.</p>
<p>E fu, da allora, che iniziò l’inarrestabile nostra fine. Lo <i>straniero senza nome</i> aveva appena appiccato un vibrante, silenzioso fuoco.</p>
<p>Impiccati tutti, coi colli da porci a penzolar dalle travi, immolati al suo fulminante delirio.</p>
<p>A piangere, strangolati dalla sua morsa inaspettata, incisa a recidente, “suicida” nostra fune.</p>
<p>Ce l’eravamo cercata. E ci stava, come orchi e ora eterna, bene.</p>
<p>Questo è il Male.</p>
<p>Questo è Dio che è tornato sulla Terra per la vendetta “sacrilega”.</p>
<p>Bestemmiamo pure, non servirà a nulla. Fato è già fatto, noi siamo già tutti morti.</p>
<p>Così il Principe ha deciso.</p>
<p>Lunga gloria al Principe, infinita morte a noi.</p>
<p>Sepolture.</p>
<p><i>Amen</i>.</p>
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		<title>Io non dimentico! Mi vendico!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 10:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Amleto]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[The Black Cat]]></category>
		<category><![CDATA[Unforgiven]]></category>
		<category><![CDATA[Black tale]]></category>
		<category><![CDATA[Gli spietati]]></category>
		<category><![CDATA[Revenge]]></category>
		<category><![CDATA[Vendetta]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Io non dimentico, mi vendico! Il Tempo dell’afflizione mi squamò d’ilarità rabbiosa Nubi di risentimento, rancore che s’incendia, m’eclisso e svengo, vago in cammini alter(at)i e fervido è il Sole dorato. Pioggia, tu mi lastricasti d’angoscia, mi spensi e in te, mia amata uccisa, trovo il Cuore rinforzato, proprio nell’omicidio che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_263" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Eastwood-Unforgiven.jpg"><img class="size-medium wp-image-263" alt="Sono William Munny" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Eastwood-Unforgiven-300x207.jpg" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Sono William Munny</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>Io non dimentico, mi vendico!</b></p>
<p align="center"><i><br />
Il Tempo dell’afflizione mi squamò d’ilarità rabbiosa</i></p>
<p>Nubi di risentimento, rancore che s’incendia, m’eclisso e svengo, vago in cammini alter(at)i e fervido è il Sole dorato. Pioggia, tu mi lastricasti d’angoscia, mi spensi e in te, mia amata uccisa, trovo il Cuore rinforzato, proprio nell’omicidio che il mostro t’ha perpetrato.</p>
<p>Attrazione, vil danaro che spendi in troie, mio amico che baci lune di te perverso e cannibale. Vivila, sei così che te la godi. Ammazzami, se ti riuscirà, perché il mio fuoco arde ed è pulsione detonante. Non mi fermerai, sono qui ad azzannarti. Damerino di puttane, trovasti mai, nel tuo omicidio di “perfetto” ingegno e ingranaggi violentanti, un “raggiante” cavaliere a spezzare il gioco puro che violasti?</p>
<p>Autunnali squittii, squamata la pelle del mio serpente, arcuandosi in medievali logorii, qui è tosta forza, ad agonie persistenti, perturbante quiete raffreddata che, eviscerata, strappa la gola mia al prima tramonto declinato. E non vi sarà perdono perché il dolore, che il mostro partorì nel suo piano omicida, d’architettura invero traballante, m’ha proprio rotto. Comincio io, non mi fermo, pian pian e con mesta perseveranza son qui a tormentare l’ansia che trasmettesti, proiettato a slancio per trivellarti e martoriarti in soffici e via via più duri attacchi lancinanti.</p>
<p>Tintinnio morbido, a sfilare lungo scrosci di valle mia solitaria, d’apparenza placata, che sbraita da laggiù ove seppellii l’amore, lo punii con metodiche ascendenze, sì, trascesi a monti ermetici d’una libagione accorata soltanto all’odore del vento. Caldo, spifferava mellifluo, tetre nuvole sempre a rattristarmi, e io mi sfogavo, invocando l’alato, vagabondo parossismo dell’<i>ego</i> rinnegato. In tane primitive, in una Stonehenge a calendario del brillar vacuo, innalzato al Dio barbaro. Prodigo al graffi(t)o di un’anima senz’epoca, fuori dal Tempo, agganciata agli umorali strati atmosferici. Mistici, gotici nell’intravedere una donna nuda ballare sull’altare della cattedrale di Notre-Dame, oh mia Esmeralda, concupita da tutti e anche dal bel gobbo sulla guglia del <i>gargoyle</i>. Tutti ti vogliono, ti bramano e li baci scalza, ma sei pervasa da quella minacciosa ombra per te golosa e appetitosa, ti sta attanagliando, spiante ti stuprerà. Lo avvertisti, allarmata gridasti aiuto, e nessuno corse in tuo soccorso. Preda, ostaggio impotente d’un senza Dio irriverente, bastarda sua lussuria per imprigionarti nelle tenebre. Qui, scoccò la funesta ribellione, lo scatto risvegliante del mio guerriero addormentato. I dormienti spiriti ribaldi d’un Tempo s’impossessarono di me, e urlo guerra al mostro che ti rapì per spogliarti in suo piacere tanto a lui gustoso.</p>
<p>Non vide oltre il suo crimine, non previse il mio viso&#8230; gli ho spedii ieri una lettera di sfida, non mi teme, anzi ride. Questo suo riso, molto buffamente, non fa altro che la mia vendetta acuire. La sua gogna impiccarlo in sangue che vibrerà dal collo suo tanto rosso proprio di risa. Deridimi, nemico. Te lo chiedo con garbo, grazia gentile. Ma poi non urlare tu quando, afferrato nel momento meno aspettato, strizzato sarai con cura e perizia strangolato.<br />
Perendo, in sparo accecandoti.</p>
<p>E ira!</p>
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