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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; The Black Cat</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il mio bravo, brado, feroce accanimento barbarico da (tana del) lupo contro un cane bigotto che masticò la rudezza dell’osso duro, spellandosi d’indigestione sua famelica!</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2014 08:14:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Da anni, lo dichiaro a gran voce, senz’alcuna vergogna, denudandomi delle vostre ipocrite foglie di “fighi”, son in lotta agguerrita, cacciatrice, spietata e spericolata, contro una famiglia di pazzi scatenati, che patì quanto ancor patirà la mia ferrea e sferrata, invincibile morsa attanagliante, ad asfissiarli nel muro omertoso del loro esecrabile crimine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi57.tinypic.com/2wcqhcy.jpg" width="410" height="670" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Da anni, lo dichiaro a gran voce, senz’alcuna vergogna, denudandomi delle vostre ipocrite foglie di “fighi”, son in lotta agguerrita, cacciatrice, spietata e spericolata, contro una famiglia di pazzi scatenati, che patì quanto ancor patirà la mia ferrea e sferrata, invincibile morsa attanagliante, ad asfissiarli nel muro omertoso del loro esecrabile crimine più efferatamente peccaminoso, l’aver violentemente e “deliberatamente” voluto leder la mia anima, (in)nata d’integrità amante della vita alt(r)a e a lor scagliata (dis)armante ma sempre più inferocita dinanzi al lor crudele, ma mai come me, ribellandomi, così cattivo, avventarmi già prima dopo che il misfatto bianco tal miserabili commisero e per di più poveramente (o)misero appunto, essendo biechi bugiardi della peggior specie (dis)umana mostruosamente carnale.</p>
<p>Sì, rimarco, e perpetrassero ancora, sì, li imploro, il lor marchiarmi ché son ai (co)desti inviso, sì, che continuino ad accerchiarmi per incenerirmi e li polverizzerò di più potente, terrificante, a lor tremolante morsa bestiale. Virando ad altri miei colpi sottili, scardinandoli con intelletto sofisticato e sopraffino stile, a evirazione propedeutica di come abusarono del male delle loro anime da animali con cui, a voler incuneare nell’animo mio puro le scure, suggestionanti, irrazionali paure, al fine, ah ah, sai che inutile finezza, che m’arrendesti e soggiacessi tombale e sacrale nelle menzogne da loro sepolte vive e giaciute, qui, invece nuovamente corazzato, scorrazzando libero, maestoso e da assoluto punitore biblico, incoraggiato da poeti intrepidi che, come me, già soffrissero l’ignoranza irriguardosa di chi desiderò si martirizzassero a lor immagini (s)porche di farsi&#8230; piacer tutto il lor dorato, ah ah, orrore nella somiglianza più plagiante il prossimo ché sia demoralizzato, annichilito dal volerlo come a questi (non) piace, qua s’erge vibrante il licantropo a spaventarli, il terrore notturno riscaturito di primigenio impeto ed energia portentosa, qui la Luna invoca la sua vendetta e, morso io, sì, nella brughiera delle loro mentalità inette e annebbiate, afferro i cuori loro di pietra e impugno sagacemente l’ascia di guerra tumefacente.</p>
<p>Perché il mio Dio barbaro preferisce la vita eterea e contemplativa d’eternità, e perennemente morderà i figli della lor carne, delle loro orge e dei loro cannibalistici balli baccanali, di osceno baccano bastarde cene, da belanti loro donne belline a uso, consumo e unzione del porcile che adorano di velli stupranti.</p>
<p>Sì, io punisco gli stupidi, risorgendo dalla macerie di come tanto agognarono il mio calvario da esser ora da me impalati, come Vlad il vampiro, a perpetuo crocefisso ché lo scempio non perdona.</p>
<p>E che il massacro infilzi con più forza, siamo solo all’inizio del vendicare i vostri vizi.</p>
<p>Io sono lupo che perde il pelo, poiché invecchio come ogni creatura ma tanto cadon i miei capelli di Sansone quanto i filistei moriranno a costo che muoia anch’io.</p>
<p>Così sia scritto, così sia fatto!</p>
<p>Parola di<i> Wolfman</i>.</p>
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		<title>Io non dimentico! Mi vendico!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 10:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gli spietati]]></category>
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		<category><![CDATA[Vendetta]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; Io non dimentico, mi vendico! Il Tempo dell’afflizione mi squamò d’ilarità rabbiosa Nubi di risentimento, rancore che s’incendia, m’eclisso e svengo, vago in cammini alter(at)i e fervido è il Sole dorato. Pioggia, tu mi lastricasti d’angoscia, mi spensi e in te, mia amata uccisa, trovo il Cuore rinforzato, proprio nell’omicidio che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_263" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Eastwood-Unforgiven.jpg"><img class="size-medium wp-image-263" alt="Sono William Munny" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Eastwood-Unforgiven-300x207.jpg" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Sono William Munny</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>Io non dimentico, mi vendico!</b></p>
<p align="center"><i><br />
Il Tempo dell’afflizione mi squamò d’ilarità rabbiosa</i></p>
<p>Nubi di risentimento, rancore che s’incendia, m’eclisso e svengo, vago in cammini alter(at)i e fervido è il Sole dorato. Pioggia, tu mi lastricasti d’angoscia, mi spensi e in te, mia amata uccisa, trovo il Cuore rinforzato, proprio nell’omicidio che il mostro t’ha perpetrato.</p>
<p>Attrazione, vil danaro che spendi in troie, mio amico che baci lune di te perverso e cannibale. Vivila, sei così che te la godi. Ammazzami, se ti riuscirà, perché il mio fuoco arde ed è pulsione detonante. Non mi fermerai, sono qui ad azzannarti. Damerino di puttane, trovasti mai, nel tuo omicidio di “perfetto” ingegno e ingranaggi violentanti, un “raggiante” cavaliere a spezzare il gioco puro che violasti?</p>
<p>Autunnali squittii, squamata la pelle del mio serpente, arcuandosi in medievali logorii, qui è tosta forza, ad agonie persistenti, perturbante quiete raffreddata che, eviscerata, strappa la gola mia al prima tramonto declinato. E non vi sarà perdono perché il dolore, che il mostro partorì nel suo piano omicida, d’architettura invero traballante, m’ha proprio rotto. Comincio io, non mi fermo, pian pian e con mesta perseveranza son qui a tormentare l’ansia che trasmettesti, proiettato a slancio per trivellarti e martoriarti in soffici e via via più duri attacchi lancinanti.</p>
<p>Tintinnio morbido, a sfilare lungo scrosci di valle mia solitaria, d’apparenza placata, che sbraita da laggiù ove seppellii l’amore, lo punii con metodiche ascendenze, sì, trascesi a monti ermetici d’una libagione accorata soltanto all’odore del vento. Caldo, spifferava mellifluo, tetre nuvole sempre a rattristarmi, e io mi sfogavo, invocando l’alato, vagabondo parossismo dell’<i>ego</i> rinnegato. In tane primitive, in una Stonehenge a calendario del brillar vacuo, innalzato al Dio barbaro. Prodigo al graffi(t)o di un’anima senz’epoca, fuori dal Tempo, agganciata agli umorali strati atmosferici. Mistici, gotici nell’intravedere una donna nuda ballare sull’altare della cattedrale di Notre-Dame, oh mia Esmeralda, concupita da tutti e anche dal bel gobbo sulla guglia del <i>gargoyle</i>. Tutti ti vogliono, ti bramano e li baci scalza, ma sei pervasa da quella minacciosa ombra per te golosa e appetitosa, ti sta attanagliando, spiante ti stuprerà. Lo avvertisti, allarmata gridasti aiuto, e nessuno corse in tuo soccorso. Preda, ostaggio impotente d’un senza Dio irriverente, bastarda sua lussuria per imprigionarti nelle tenebre. Qui, scoccò la funesta ribellione, lo scatto risvegliante del mio guerriero addormentato. I dormienti spiriti ribaldi d’un Tempo s’impossessarono di me, e urlo guerra al mostro che ti rapì per spogliarti in suo piacere tanto a lui gustoso.</p>
<p>Non vide oltre il suo crimine, non previse il mio viso&#8230; gli ho spedii ieri una lettera di sfida, non mi teme, anzi ride. Questo suo riso, molto buffamente, non fa altro che la mia vendetta acuire. La sua gogna impiccarlo in sangue che vibrerà dal collo suo tanto rosso proprio di risa. Deridimi, nemico. Te lo chiedo con garbo, grazia gentile. Ma poi non urlare tu quando, afferrato nel momento meno aspettato, strizzato sarai con cura e perizia strangolato.<br />
Perendo, in sparo accecandoti.</p>
<p>E ira!</p>
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		<title>Montecristo e Sleepers</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 12:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo sleeper crollante&#8230; Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-251" alt="Sleepers Padre Bobby" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center">
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo </i>sleeper <i>crollante&#8230;</i></p>
<p>Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati e di tutta “grazia” ascolta, o meglio “ausculta” la mia arringa, rispondi pacatamente, senz’esser invaso da perplessità o incertezze, tu che mai tremi dirimpetto alla “liceità” legittimissima dei tuoi “amorevoli” atti (s)gradevolissimi.</p>
<p>Tranquillo, non hai nulla di cui temere, solo chi ha scagliato pietre colpevoli, di linciaggio ingiusto, deve cagar sangue, nell’augurio che sia “innocentemente” scagionato. Tu invece sei grande, grosso, “adulto” e vaccinato, soprattutto “esperto” degli sverginamenti e del tuo furbo vizietto da “svezzato”&#8230; “ritto”. Quindi, in tal dì, non avendo tu niente da nascondere, sopporta cortesemente questa “pura” formalità, dedicami qualche utile minuto, e sarai liberato presto, non so se d’arresto, di poter ancora sgattaiolare in “corazzato” di chi, oh mio “amore” spaccone, si spaccò dal ridere nel rompere le finestre tue “piacevoli”. Concedimi questo piacere, non sai come mi stai facendo godere, gran “signore”. Per me, è un onore interrogarti. Un regalo che mi stai porgendo&#8230; come le guance altrui che sempre ti porgevano il “buffetto” perché tu, “sanamente”, potessi “legalmente” schiaffeggiarle sfacciato e dopo “schiacciarle” d’impuntato impunito. Punendo&#8230; Un <em>face</em> <i>to face </i>che ti costerà “soltanto”&#8230; qualche (in)disturbato attimo, pochi minutini, “robusto” mio contro il “minuto”. Guarda, in quest’aula, secondo disposizioni “igieniche”, è proibito fumare ma questo è un caso eccezionale e il giudice t’ha d(on)ato in mano una Marlboro. Quando avrai finito di “aspirare”&#8230; e avrai spento la “cenere”&#8230;, sarà un gioco di cere o di c’eri&#8230;?</p>
<p>Fissiamoci negli occhi, tu che incarni la “sincerità”.</p>
<p>Perdona ancora se ti rubo del Tempo&#8230; a te così assai prezioso. Non è colpa mia&#8230;, sei stato chiamato a testimoniare, arrabbiati col sistema.</p>
<p>Ecco, sbrigheremo subito la faccenda. Però scusami, non sai quanto me ne “duole”, spero che di me tu avrai (com)passione, dovresti replicare alle mie domande senza pensarci troppo. Sai, da fonti certe, son venuto a sapere che sei un “emerito dottore”, perciò deduco che tu sia sveglio di riflessi pronti, dinamico e sempre reattivo, con la parlantina da far “paura” e una dialettica oratoria che potresti intrattenere interi, non so se “integri”, <i>forum</i> per ore e giorni, mesi e an(n)i.</p>
<p>Secondo questo fascicolo, necessito assolutamente di alcune garanzie.</p>
<p>Prima domanda: perché ti divertivi a prendere per il culo una persona? Sono stato volgare con “culo?”. Già, non si addice al tuo (ca)risma. Allora, sarò meno “sgarbato”. Perché prendevi per i fondelli? Come già detto, dobbiamo “darci una mossa”, non biasimarmi se, giocoforza, dovrò (mal)essere tempestivo. Dovresti darmi una risposta veloce, schietta e franca da tre secondi netti. Non ti sfianco mica. Le regole sono queste, dobbiamo attenercene. Fosse per me, avessi inventato io la Legge, staremmo in una tavola “calda” da buoni “amici”. Allora, cosa rispondi?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Non so a cosa si riferisca.</p>
<p>Avvocato: &#8211; A come ferivi una persona a te antipatica. Non dirmi che non la conosci, perché in questa foto siete assieme. Ti do altri tre secondi. Visto che Babbo Natale generoso che sono? Per scioglierti la lingua, perché non offrirti anche lo “zuccherino?”. Avanti! Magnanimità!</p>
<p>Interrogato: &#8211; A essere sinceri&#8230; cose che capitano. Non ne farei un caso.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Di questa persona ti turbava tanto la sua “assenza” di un “lavoro” o ti premeva più accanirti sulla sua sessualità, che ti faceva rider da matti a “disamorare”, alludendo d’impotenze e psicopatie da pervertito? Tre secondi, stanno scandendo. Sei “scaldato?”. Scendiamo?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Avvocato, è la mia ideologia di “vita”. Secondo il mio superbo avviso, chi non lavora non deve “divertirsi”. Quindi, è sacrosanto fargli il popò. Vuole condannarmi per questo? Per quanto dobbiamo portare avanti questa “patetica” pantomima? Io sono un giocherellone, fa parte della “ruota”, gira a mio “farle girare”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Sospettavo che fossi “intelligente” ma mi stai stupendo. Sei splendido. Voglio complimentarmi con te. D’altronde, come potevo dubitarne? Sei uscito con ottima votazione da un “Liceo Classico”. Poi, ti sei “laureato” d’altro leccare. Mi avvicinerei a “stringerti”&#8230; con un “bacino” ma la prassi giudiziaria obbliga alle (im)parziali distanze.</p>
<p>Ora, come hai potuto constatare, sono state davvero solo un paio&#8230; di “mutande”. Scusatemi, è stato un <i>lapsus</i>. Volevo dire un paio di domande.</p>
<p>Non c’è due&#8230; appunto, coglione, e qui me ne sbatto il cazzo del comportamento “adeguato” e delle “volgarità”, al massimo mi radieranno dall’albo ma saranno albe oneste, senza la terza definitiva&#8230;</p>
<p>Questa persona t’infastidiva a tal punto da obbligarla a una reazione tanto potente e da “fuori di testa” per poi rigirare il crimine e rischiare di bruciarla, denunciandola di questa (il)lecita sua “alzata”, fino ad aver sfiorato che la “tua” persona finisse in un ospedale psichiatrico giudiziario? Tre secondi, ricorda.</p>
<p>Interrogato: &#8211; L’ha presa male. “Normali” provocazioni. Non ha retto all’urto. E, appena si è ribellato, ho dovuto prendere i miei “provvedimenti”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Certo, capisco. Hai fatto il tuo dovere da “bravo” cittadino. Posso mostrarti, mostro, questa foto?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Va bene, sono appassionato di “fotografia”. Ho sentito bene? Mi ha definito mostro? Sia messo a Verbale.</p>
<p>Dopo 3 nanosecondi&#8230; il nostro comincia, inspiegabilmente, a tremare. Un gigante.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Stai tremando o sbaglio? Sai, questa foto spunta adesso. L’abbiamo conservata per il tuo “vittorioso” momento. Assomiglia a te quello che sferra un pugno alla “nostra” persona? Una somiglianza da mettere i brividi.</p>
<p>Risale a prima che succedesse il “finimondo”. Mi trovo anche, sempre secondo “regolamento”, a farti&#8230; “sentire” questo nastro. Una conversazione telefonica in cui vai davvero “leggero” con le parole. Dopo di che, hai tagliato il “nastro” e volevi “sigillarlo” di “bocca chiusa”.</p>
<p>Scusa, ancora&#8230; Non è colpa mia. Adesso, mi devo rivolgere al giudice.</p>
<p>Giudice, procediamo?</p>
<p>Giudice: &#8211; Senz’ombra di dubbio.</p>
<p>Interrogato: &#8211; Cazzo! Che cosa state facendo? Porco Dio!</p>
<p>Avvocato: &#8211; Non bestemmiare! Perdona il mio urlo. Risparmia il “fiato” quando, in cella, ti sgolerai&#8230;</p>
<p>Aspetta, in altri tre secondi ti spiego il titolo. Tenetelo fermo, è brevissimo, “per direttissima”.</p>
<p>Sisifo scalò la montagna ma, giunto alla vetta, un maleducato smantellò il suo sacrificio. Questo torturante “processo” durò sette (s)volte. Improvvisamente, ci fu l’inaspettata svolta. Sisifo raggiunse la sommità, e da Cristo spedì all’Inferno il nostro “Diavolo” in caduta “libera”.</p>
<p>Ritorsione? No, prima gli torse il braccio dopo un torto di queste proporzioni, quindi il Diavolo si ruppe non poco&#8230; Già, “scivolando” giù dal dirupo, ti va fatta bene se non crepi “in diretta” di nuca “tosta”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-254 aligncenter" alt="Sleepers De Niro" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Amen</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Shining</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 14:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la luccicanza Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_245" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg"><img class="size-full wp-image-245" alt="Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle</p></div>
<div id="attachment_246" style="width: 380px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg"><img class="size-full wp-image-246" alt="Il lupo cattivello " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg" width="370" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Il lupo cattivello</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la </i>luccicanza</p>
<p>Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più raccapriccianti ché, solo rimembrarla, scote tremendamente le mie vene “adulte”.</p>
<p>Sin da piccolo, ho sempre sofferto d’una visione ascetica della realtà. Nei tempi, quand’ero ancor ciucciante i capezzoli di mia madre, ero svezzato in precoce odore di palpebre in mie iridi tanto mortifere da rifulgere proprio d’estasi vitale.<br />
Credo, anzi ne son certo, che le mie insonnie&#8230; tutt’ora perduranti in molta indecifrabile imperscrutabilità dell’amato mio più sacro scisma mentale, la zona profonda degl’ancestrali neuroni, si siano originate, scaturite magmatiche da una “frattura” primigenia, un liberissimo neonato librante nello spazio atemporale, deambulante.<br />
Una vibrazione percettiva che ha alimentato la mia e la vostra paura!<br />
Un buio dell’anima che tanto magnetica attrae e ipnotizza tutti quelli che vengon in contatto con me, quanto così accecante d’allontanarli ché, terrorizzati, gridano asmatici, impauriti da ciò che, nell’inconscio, l’inquieta.<br />
Non vi dannate dietro raziocini che ottemperino a qualche teoria rabbonente, è un sovrannaturale mio essere sempre a bloccare tutte le spiegazioni scientifiche. Un dono (in)naturale.<br />
Empirica di un’anima diversa, propulsiva così vivissima da urticar i vostri visi.</p>
<p>Gracchio quando la Luna accascia i suoi dardi bruni nel penetrarsi dentro la metropolitana di <i>Trafalgar Square</i>, ove gli scuri licantropi sbranano da <i>lupi</i> appunto <i>mannari</i>, <i>americani a Londra</i>. Divorando i lor stessi appetiti in fame mai saziata, offerta generosamente, di tutto parsimonioso morso, ai doppiopetti di chi veste, già, giacca e cravatta. Deglutiscono la cena, sminuzzano la carnale aderenza dei vostri “pantaloni”. Corrodono d’incisivi affinati le finezze bugiarde&#8230; poi si disperderanno nella brughiera delle nebbie, ululando incantati, inchinati ai pleniluni caldi.</p>
<p>Per tutta la mia vita “orrenda”, perché complicata da questo mio “errore” di fabbrica, ho anelato a trovar chi potesse assomigliarmi. Fra noi illuminati, la chiamiamo essenza dello <i>shining</i>. Dei cuori combacianti in affinità elettive.</p>
<p>Per sfortunate, o forse fortunose circostanze come le tante camere del grande albergo dal nome <i>Overlook</i>, incrociai un <i>uomo nero</i>. Dopo pochi, impercettibili istanti, compresi che riuscivamo a comunicare le nostre emozioni, a dialogare, a scambiarci i più misteriosi, empatici, impensabili pensieri, soltanto col potere telepatico della mente. Voi lo definireste “delirio”, il mio amico <i>David Lynch</i> lo intitolerebbe <b><i>Inland Empire</i></b>.</p>
<p>L’uomo nero, anch’egli all’inizio esterrefatto e un po’ scosso da quel che vide dapprima come “pericoloso”, mi sussurrò sottovoce all’orecchio che fors’ero il figlio “illegittimo” della Fata Morgana. Predestinato dunque alla sofferenza perché troppo vispo di vista aguzza in mezzo a un Mondo cieco e che, peggio, finge di chiuder spesso un occhio, bruciando però le streghe.</p>
<p>Non gli diedi ascolto, ritornai in “sella”, pedalai e cavalcai di triciclo fra i mille dedali di questo “ospitale”, disabitato<i> hotel</i>. Un ospedale del Peccato!</p>
<p>Mentre stavo pedalando di tutta lena e calma allegra, sobbalzai dinanzi a una porta oscena! Fui colto dal più mostruoso spavento. Non fu un’allucinazione da “bambino disturbato” ma una rivelazione sconvolgente. Mio padre, là dentro, in un’epoca remota chissà dove&#8230;, aveva sterminato le sue due figlie gemelle, le macellò a colpi d’ascia, da cannibale mangiatore soprattutto del suo “cuore”. Di fronte a me, scorsi poi la figura di mia madre, bella e magra, dolce e tranquilla. Ma piangeva. Perché era morta, assassinata dal marito, mia madre inguainata e insenguinata nel fantasma incarnato ad ammonizione perpetua che m’urlò: “Figlio, scappa. Allontanati da questa <i>Redrum</i>!”.  Con le ginocchia ancora screpolate di terrore, tentai di divincolarmi da quella “fantasia”.</p>
<p>Non molti mesi dopo, uccisi mio padre, il padre che aveva ucciso le figlie, blindandolo dentro il labirinto di come, se fuggì una volta dalla prigione della colpa, alla seconda fu tramortito e “freddato”.</p>
<p>L’uomo nero ha sempre ragione&#8230;</p>
<p>L’uomo nero conosce gli stregoni, gli “adulti” cattivi. L’uomo nero mi aveva messo in guardia da loro, dal puro <i>horror</i>, ma non gli diedi retta.</p>
<p>Ed è per questo che, per far paura ai bambini, si racconta loro la favola dell’orco.<br />
L’orco (non) è l’uomo nero, è colui che sa come va il Mondo, forse tuo padre all’apparenza si (s)vela in <i>Dottor Jekyll</i>, ma invero giocherà di <i>Hyde&#8230; and seek</i>.</p>
<p>Sin a quando un “bambino” ribalterà le regole dei ricatti, delle violenze psicologiche e te la combinerà bella.</p>
<p>Caro <i>Torrance</i>, sei conciato “a festa”. Cosa vuoi da bere, adesso?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><i> </i></p>
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		<title>Essi vivono?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Oct 2013 17:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Firmato Stefano Falotico La più grande storia horror mai raccontata: se stai indigesto a chi ti giudica “diverso”, spezza la normalità presunta e ungila con graffi, unghie, arti(gli), sputi e pugni Una società sempre più intollerante, boicottante, armeggiano di maldicenze, superstiziosa come poteva essere durante i periodi più bui dell’Inquisizione, ove si bruciavan le donne [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/They-Live.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-209" alt="They Live" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/They-Live-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Firmato Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La più grande storia <em>horror</em> mai raccontata: se stai indigesto a chi ti giudica “diverso”, spezza la normalità presunta e ungila con graffi, unghie, arti(gli), sputi e pugni</strong></p>
<p>Una società sempre più intollerante, boicottante, armeggiano di maldicenze, superstiziosa come poteva essere durante i periodi più bui dell’Inquisizione, ove si bruciavan le donne “indigeste” nel “recluderle” a fiamme di peccati tutti inventati. L’oscurantismo s’è accresciuto e qui io vi narro l’abominio partorito dalla mente dei più orridi dementi, capeggiati da un losco “capobanda” che ne riceverà tante. Vedi? Anzi, senti? Fa anche assonanza e, sonante, va il rumor del tuo tremare già sprofondato. Ascoltami, porgi il palmo della manina&#8230; morta sul tuo di pietra cuoricino e “ausculta” come, tensivo, il tuo battito cardiaco, mio “bel” bimbino, sta scuoiandosi di pari cannibalismo. Una lapide mortuaria o sbiancato come il marmo? Ma non eri sempre innamorato? Sì, delle zoccole. Tope limitrofe ai tombini.</p>
<p>Viviamo qui ove le scelte non vengono rispettate.</p>
<p>Tra felsinee torre “svettanti” le borie d’autunnali “splendori”, va la famiglia che può competere col campione più untore. Tutti “dottori”, “laureati” in scibile del serpeggiante sviar il vero tra “farfalline” e bisbetiche da dom(in)are. Ruminano schietti e s’accaniscono contro chi beve dalle fiaschette. A detta loro, è un insipiente, un ubriacone senza parte e dai deboli pantaloni.</p>
<p>Eh sì, lor “signoria” ne ha ben donde ad avercela contro i “vagabondi”, si balocca fra orecchini e “sventole” sullo sventolante “plebiscito” tanto del giudicar più a lor ardir che tal “cattiva erba” sia estirpata. Odiano la plebe, son clericali quanto un cazzo in cul.</p>
<p>Ma non addomesticheranno nessuno, tantomeno me che, dopo esser “murato” vivo da tali vivissimi vili, scardinandoli a fuoco lento ne terrorizzerò di gusto il lor “gustarmi”. Cotto e voi mangiati! Andate a plagiare vostra madre. Ah, scusate. L’avete già fatta?</p>
<p>Maniaci del sospetto, sempre all’erta nel lor tragicomico “imbavagliare” col “lindo” pettorale d’una corazza appunto disarmante, eccoli a ridere e a scherzare, tronfi in piazza e poi a messa nel finto pentimento dopo tanto distruttivo “istruir” di convenzione e circuizioni. A polpette, la patata bollente. Eccoti a fette. E la ciliegina? Altro che torta in faccia!</p>
<p>Che personaggi da circo&#8230; degli orrori.</p>
<p>I ribaltatori dei crimini, i “legulei” di cotanto “ingegno”.</p>
<p>Saltimbanchi delle ex s(c)uolette come il “liceo classico” Minghetti, son ora sistemati a panza piena ma perseverano a sbeffeggiare di tracotanze.</p>
<p>Accuse infondate, deduzioni all’acqua di rose come la lor testa annacquata e le “troiette” che innaffiano, presto il dolor avvertiranno nel bagnarsi di merde.</p>
<p>E, se non crollarono, la rovina delle loro “maledizioni” si riverserà lor addosso con tanto di risarcimento e versamenti. Ancora chiamerebbero l’esercito.</p>
<p>Ma voglio rivelar a codesti che varie ambulanze li aspettano.</p>
<p>Non per consegnarli al manicomio ma alla funeraria “cerimonia”.</p>
<p>Comunque, non saran celebrati dai parenti, serpenti come loro.</p>
<p>Se vi stavo antipatico, bastava dirlo e non inventarne di crude&#8230;</p>
<p>Perché repentinamente i vostri testicoli saranno vicino ai lumicini&#8230; del cimitero?</p>
<p>Certo(sa). Hai indovinato il tuo posto, impostore!</p>
<p>E la storia dov’è? La sanno loro, i morti.</p>
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		<title>Monica Bellucci, mia Woman, mia Mina, mia a Dracula</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 19:06:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Viviamo d’incenso e ceneri smaltite in ring fradici, nubi piovigginose&#8230; anime Forse l’ingiustizia si fermerà, svaniti i dolori canteremo ossequianti un altare maestoso, gravitando fra tali vili pusillanimi irriconoscenti a vessilli furenti di nostre armate sulla tetraggine sbandierata delle rubate emozioni, dei baci in solitaria aspirati, d’una rettitudine vostra (im)morale che puzza lontan un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Monica-Bellucci.jpg"><img class="size-medium wp-image-185 aligncenter" alt="Monica Bellucci" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Monica-Bellucci-300x218.jpg" width="300" height="218" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>Viviamo d’incenso e ceneri smaltite in </i>ring<i> fradici, nubi piovigginose&#8230; anime</i></p>
<p>Forse l’ingiustizia si fermerà, svaniti i dolori canteremo ossequianti un altare maestoso, gravitando fra tali vili pusillanimi irriconoscenti a vessilli furenti di nostre armate sulla tetraggine sbandierata delle rubate emozioni, dei baci in solitaria aspirati, d’una rettitudine vostra (im)morale che puzza lontan un miglio d’ipocrisia da sputare! Sì, beota&#8230; pilucca pure l’acqua benedetta e non credere al mio miracolo, di come guaì l’occhio mancino dello sfoderato, foderatissimo mio coraggio e intrepida virtuosità.</p>
<p>Piangi l’orrore che perpetrasti e nutriti ancor d’orgogli vani. Qui ammantello l’onore dei valori scomparsi e persi. Afflitti e mortificati da voi, i mor(t)i! Sonnecchio, di scibile m’aggrappo a croci celtiche in auliche albe ch’offuscate e fosco mi (s)cremo in stupende lungimiranze. Patirete marmocchi, bevete pur in groppa alle “belle” puttane e “galoppate” in baccanali grappe. Amo la mia “volpe” in grappoli d’uva, ché sgranocchio il mio “seme” in solitudine mansueta, carezzando il pene a meraviglia “contorta”, di come vola nitido a nidificare d’immaginifiche fighe da me gustosamente violate, corroborate. Tattili al mio “(in)toccato” ma nauseato dai vostri nasini, nella mia “casona” faccio casino, “scribacchio” le pareti a “graffi(t)o” di sperma (l)abile in quanto negligente al vostro “sapore”, ai vostri ammorbanti amori da piccolo borghesi.</p>
<p>Tutto ciò, quest’amorevole “bontà” m’appare rivoltante, così faccio volteggiar la scimitarra e mi pitto il viso da scimmia, inculando somare che non san coniugar il Verbo del Signore e son loro pastorizia. Allattato da un ben di Dio soffice e anche mieloso, a mio tubo digerente permeato in moribonda su innamorarlo morbidissimo da me. In “crocefissione” di tutti i vostri peccati, mai inchinato né demoralizzato, sublime a fottermi san(t)ificato. Disprezzo i lavoratori “mesti”, così si dichiarano. Si lamentano di tutto ma poi li vedi scherzar sui “lutti”. Il mio lupo se ne frega, scopa in pace di Cristo anche il mio letto totalmente “bianco”, sorvolo donne dalle “coppe” d’oro e scendo precipitevolmente ad avvoltolarle con fame libidinosa d’avvoltoio. Ma anche per me, per antonomasia favolista da <em>poète maudit</em>, da Edgar Allan Poe che pontifica, io il reverendo, io senza reprimendo non più depresso, la vita è durissima. Cazzo! Ora tu donna mettiti a pecora e be(l)a.</p>
<p>Godi in gola il mio “picchiatore”, il picc(i)one hai appiccato. Sbeccalo e sbavala!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un componimento di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sandra Bullock sbullona</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 20:00:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; “Siringa” in giugulare recisa, adombrata nostalgia che svaga “daltonica” o in bianco e nero Di pazzi è stracolmo tal Mondo d’inetta volgarità, pedissequamente perseguitano, feriscon taglienti e mordon il tuo universo emotivo, spranghe psicologiche, tremebondi circonvoluzioni radicate a tuo stanco martoriarti, spellato crolli, isteria ti domina e svieni, cadi in stato di trance, sì, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Sandra+Bullock+Alternative+Views+BFI+London+Ax0MDm1p_ELl.jpg"><img class="size-medium wp-image-155 aligncenter" alt="Sandra Bullock" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Sandra+Bullock+Alternative+Views+BFI+London+Ax0MDm1p_ELl-182x300.jpg" width="182" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>“Siringa” in giugulare recisa, adombrata nostalgia che svaga “daltonica” o in bianco e nero</i></p>
<p>Di pazzi è stracolmo tal Mondo d’inetta volgarità, pedissequamente perseguitano, feriscon taglienti e mordon il tuo universo emotivo, spranghe psicologiche, tremebondi circonvoluzioni radicate a tuo stanco martoriarti, spellato crolli, isteria ti domina e svieni, cadi in stato di <i>trance</i>, sì, tranciato nell’anima già sparita una volta, adesso a espiar caduca, imbrunita respira un istante e poi “vien” rasserenata sol da brezze scandite in tenui sospiri per una felicità (in)esistente, giammai sarà. Ingiallito, stai colando rabbia, s’aggrappa a un mellifluo illuderti ma, incisivo, il Tempo non cambia, peggiora e deperisci già smorto.</p>
<p>Avvolto da un nitore che si sbianca a tuo viso evanescente, giaci sottile in un urlo tanto adamantino quanto di “Diamine, cazzo!” esclamato a membra non udite. Nessun ti sente, batte la gioia per un frangente, sei franto, sperma caldo ma gelido (nono)stante, il resto son stralci, vanità perpetua mai ad attraccar in un non dove che, soffocandoti, goloso lecca le ferite, non godi, scopi di fantasia ma forse l’immaginazione è tutto, te ne giovi, ne sei soggiogato, burattino e marionetta, a fili di rasoio e rasoiate incastrate e rasate nei doppi tagli caudini del solito, insuperabile circoletto vizioso. S’innesca sempre, vaffanculo. Prenditi una puttana, noleggia il tuo cazzo per un po’ ma servirà un’inculata per sopperire alle tante tue&#8230;?</p>
<p>Dal colorito “acrilico”, svieni, ti ravvedi, “polistirolo” di pelle umana, ombra sfuggevole nel senso della vita che gli altri non captano né capiranno mai.</p>
<p>Tingi le nubi di arcobaleno ma a questi appare scialba. A me sembra una bionda dal buco nero, detto anche nebulosa per cataclismatico, scalmanato “razzo” esplorante l’immensità. Ameno o bombardiere? Attento a non metterla incinta, proteggi il pisello con stantuffar “protetto”, succhia le tette ma contieniti, ci potrebbe scappar un figlio. E poi chi ti dà i soldi per le belle bomboniere? So che è un bocconcino ma gustalo di “bontà”. Non incattivirlo e castiga quando schizzerà. In aria, mi raccomando.</p>
<p>Ambiscono a carpirlo, a inchiappettarle, rimangono tanti “trionfi” ma il tonfo dove me lo ficcano? Sapete dove state? Nel <i>plof</i> e tutto è un (tram)busto, tran tran(s) e un <i>viados</i> alberato che ride contento come la befana di tua madre. Svoltò in un’altra sessualità, chirurg(i)a plastica o figa in filigrana? Secondo me, spesso infilata di sana pianta ma l’importante è piantarglielo senza “fioretti”, ché son fiorellino quando faccio il buono, tua madre è ancor bona e va in sedere “stringato” valorosamente <em>badly</em>. Col cazzo che tieni (d)ritto, tienilo a ba(n)d(ier)a, anche penzolando da un orgasmo all’altro, regalandole zucchero filato da Babbo Natale e una barba “terrorista” da talebani per un suo parsimonioso an(n)o nuovo. Inaugurato dal gatto (San) Silvestro, smielato come il canarino, “pulcino” cresciuto ben di pen impennato a uccellone. Tua madre tracanno, un altro cane sarà dalla sua, enorme scannato. Voragine! E così va la vita “svolazzante”, fra una buca a “biliardo”, il fegato e la bile da bruco, il fiele e “Calmo con le mani”, la dinamite sul pepe del pinnacolo e il carbone nel cam(m)ino. Insomma, dammi tua figlia perché è più figona della matrona.</p>
<p>Il patrigno la consolerà di Ave Maria e codesta darà a Cesare l’aureo suo deflorarla in fiamma, firmante pompante, “poppanti” a raccolta delle (v)u(l)ve. Dateci a più non potete. Dai, impotente, sguinzaglia il <i>papillon</i>, accollalo ché sgorghi a gole <i>solari</i>(s)del colartelo. Incolla la fotografia di <i>Sandra Bullock</i> e masturbati sulle tue gambe. Questa è <i>happiness</i>. Voli basso ma vale il prezzo del biglietto questa di gran pezzone. Non è che Sandra però è (s)pezzata? Che <em>space odissey</em> poterla avere. Non essere avaro, sii a Sandra alveare. Vero!</p>
<p>La verità è che (non) la vedi benissimo. La trombasti da <i>demolition man</i>, adesso ce l’hai ibernato. Neanche Sandra può sghiacciarlo, non ci saran <i>gravity</i> che terranno. Sta colando a picco e strabuzzi gli occhi a orbite per quel culo spaziale.</p>
<p>Detta come va detta, daglielo e non pen(s)arci su due volte. Solo una botta.</p>
<p>Poi, di <i>gas</i>, svuota da benzinaio su un’altra attrice di Hollywood.</p>
<p>C’è sol l’imbarazzo della scelta. Nasce una “stella” ogni dì, perdindirindina.</p>
<p style="text-align: center;">
(Stefano Falotico)</p>
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		<title>Racconto tenebroso di Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 19:59:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Racconto tenebroso del Falotico Apparente mutamento, mente che cambia, anima (im)mobile che si rinnova Non è vero che si rimane uguali nel tragitto di questo “viaggio” chiamato vita. Anche s’io abolirei, anzi “aborrirei” tal proprio limitante “viaggio” dal mio “dizionario” dell’anima. Abortiamolo! “Viaggio”, così come comunemente inteso mi par “crescita per tappe”, per esperienze identiche [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Jack-Russell.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-73" alt="Ciao Jack!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Jack-Russell-297x300.jpg" width="297" height="300" /></a></p>
<p>Racconto tenebroso del Falotico</p>
<p><strong><a href="http://www.filmtv.it/playlist/50656/the-raven-parla-la-voce-di-edgar-allan-poe-con-ani/">Apparente mutamento, mente che cambia, anima (im)mobile che si rinnova</a><br />
</strong><br />
Non è vero che si rimane uguali nel tragitto di questo “viaggio” chiamato vita. Anche s’io abolirei, anzi “aborrirei” tal proprio limitante “viaggio” dal mio “dizionario” dell’anima. Abortiamolo!<br />
“Viaggio”, così come comunemente inteso mi par “crescita per tappe”, per esperienze identiche a tutti, sempre topolini a guidar per la “top(p)a”. Ma così viaggiando l’approdo null’altro sarà amarezza ché, se conquisterai ogni avamposto di “comando”, poi che ti resta da vivere se non il cannibalismo del tuo “impero” e le squallide nostalgie d’una processione funeraria di ricordi a retrovia del sempre vederla “a posteriori”, con un po’ di dolcezza quand’ancor che te la scoli, scopi a golosità ingiallita, “retrogusto” d’uno sconsolato, incancellabile sfogo a canali di scolo?<br />
Sc(r)ol(l)ando un altro bicchierino fra un “però” e aperitivi con quattro cadenti pere e un “liquorino” del languor ormai “sciacquante”, tra una scialba notte in bianco e quel disgustoso “piccante” che, appena giunta l’alba, ti metti in bocca per prenderla&#8230; così com’è (s)venuta. Sei già tramontato. A tal orrore, scambiatemi pure per pazzo, continuo (r)esistente a opporre il mio “uccello” gracchiante, corvo nervoso, leggermente dispettoso fra le “ondose” e fragorosissimo di fragoline, dai capelli nerissimi, arrabbiati e “arcobalenici”, nel nuotar di Notte roteante con la faccia tutta “rotta” e le rotule a spaccarti le (g)nocche, senza plastiche e senz’imbrogli delle vostre bevute bavose e del vostro “bravo” bavaglino. Bevi di c(ann)uccina. Pulisci la cucina, lucida!<br />
La mia voce si discorda dalle comuni vocali corde stonate, ché io non scordo quel che patii per colpa dell’ignoranza, di com’amputaste l’amor per Lei, dunque per me, la mia vita&#8230; inducendola appunto alla qui sempre più viv(id)a malinconia. Siete dei bugiardi, Pinocchio ha la testa dura e il tonno morbido del puro&#8230;<br />
No, non son cambiato, semmai adesso indosso una “maschera” più fottutamente disturbante, plateal schiaffarvi in faccia le mie rughe prive dei vostri roghi negli spurganti-Purgatori, e anche delle vostre strisce, tanto “tranquille” da pedonali quanto di cocaina per voi ricchi a darmi altre pedate in culo e (ri)spedirmi all’Inferno. Ma qui brucia&#8230; si combatte e non si dorme.<br />
Mai domo! Donna!<br />
Infatti, sovreccitato dal Diavolo, non sto zitto, parlo poco ma smaschero i porcellini lassù a vostro artificiale, “figo Paradiso”. Ché m’infuocarono ma stan pian pianino morendo, fuochin fuochetto a mio forcone tutto rizzo, arruffato di cresta e “rastrello”, che furbaccio “inviso” e soprattutto “invisibile” son miei galloni il pipistrellone, quel sedato, seppellito Cuor mio amato, sempre più intonato, oh cari rintronati. Che grinta da “rasta”.<br />
Che rospo sei e io il Principe che ti strozza e spu(n)ta!<br />
La pancia vostra, a forza di crescer nella presunzione superficiale per qualche “figa” che “cioccolatinizzate” d’amaretto “affogato”, sta dando di botto.<br />
Quindi, perché se tu borbotti io non posso darti delle botte?<br />
Invece, posso eccome e presto ti sposserai. Ti st(r)uccherò mio “sano” ometto sposato. Rimarrai <em>horror</em> di stucco.<br />
Visto come mi hai distrutto? Ah ah!<br />
Quante concupisci di segretarie in “segreto” delle fotocopie poi da eliminare?<br />
A me puoi dirlo, caro <em>lord</em>, se a lor lo dai così “generoso” di dollari e lo(r)dante di collare.<br />
Oh, come “decolla”. Ah ah”. Sì, alcune plagi con regaletti a base di mazzolin di f(i)ori, usi una tattica di molto “tatto”. Sfiorarle con “gentilezza” per deflorarle e presto sfiorite avran già, come te, “capito tutto”.<br />
Inserite&#8230;, si capisce da come pisciano, mio pervertito, son indirizzante al “dritto” vederla&#8230;<br />
Fra un capitombolo, detto anche altarino scoperto dalla moglie col notaio dal “tamburino” in altre pratiche&#8230; di divorzio “annot(t)anti” quello “sveglio nottambulo” (investigatore privato che sveste la proprietà non tanto privata?), confessionali per salvar la “fede” nuziale, capra e cavoli, il mio co(r)dino da caprino, altre “merendine”, i tuoi bambini ficcati nella s(c)uoletta, una suora che con te s’inchina timorante e assai trombatina, un agnello di Dio a Pasqua su panettone del tuo pene alle “mandorle”&#8230;, eh già, anche le gialle cinesine mastichi fra invernali, marroni “caldarroste” e il contemplare “arrossito”, finto-intellettuale un film “alto” del Cinema orientale, ma sai come orientarlo, sventolante le disorienti e “occidentale”, coi tuoi movimenti “intelligenti” d’occipitali, (s)fotti in modo sacrale, da cui il riso all’agro con gelato al limone della yogurteria più <em>glup glup</em>, la prendi sempre di “slancio”, allaccia la cintura se no ti fan la mu(l)ta ma io non muto.<br />
Mi denuncerai per (ec)cesso di “lentezza” ma spedito t’entro in “galleria” alla maniera veloce e che non dimenticherai. Che Male, che “bene”, che bile, che vaffanculo!<br />
Prenditi il corvo e afferra un “cornetto” partenopeo. Sono lo stregone, prova a debellarmi coi tuoi riti popolari e scaramantici, intanto “scarto” il tuo “babà” e succhio l’amore senza “eccitanti” di “cartine” ma di cartone “animato” a tua merda d’animale.<br />
Ciao, la Notte è lunga. Prevedo altre strade buie. E molta bua, mio “bue”.<br />
Firmato Edgar Allan Poe?<br />
No, un “falò” sul bignè del tuo <em>bidet</em> al mascarpone!</p>
<p>Stefano Falotico</p>
<ol id="elencoPlaylist">
<li><a title="Il corvo (1943)" href="http://www.filmtv.it/film/11317/il-corvo-1943/">Il corvo (1943)</a></li>
<li><a title="Il corvo (1994)" href="http://www.filmtv.it/film/11354/il-corvo-1994/">Il corvo (1994)</a></li>
<li><a title="I tre giorni del Condor (1975)" href="http://www.filmtv.it/film/7309/i-tre-giorni-del-condor-1975/">I tre giorni del Condor (1975)</a></li>
<li><a title="Corvo Rosso non avrai il mio scalpo! (1972)" href="http://www.filmtv.it/film/1889/corvo-rosso-non-avrai-il-mio-scalpo-1972/">Corvo Rosso non avrai il mio scalpo! (1972)</a></li>
<li><a title="I corvi ti scaveranno la fossa (1971)" href="http://www.filmtv.it/film/13203/i-corvi-ti-scaveranno-la-fossa-1971/">I corvi ti scaveranno la fossa (1971)</a></li>
<li><a title="Impiccalo più in alto (1968)" href="http://www.filmtv.it/film/3458/impiccalo-pi-in-alto-1968/">Impiccalo più in alto (1968)</a></li>
<li><a title="Cose nostre - Malavita (2013)" href="http://www.filmtv.it/film/54535/cose-nostre-malavita-2013/">Cose nostre &#8211; Malavita (2013)</a><br />
Amo le famiglie Addams alla <em><strong>Dark Shadows</strong> </em>di Tim Burton. Ad Alessandro <em>Manzoni</em> preferisco <em>Fred Blake</em>, fidati di me e la tua vita non sarà in bianco e nero, ma una divertente <em>black comedy</em>. Senza <em>crime</em> ma alla crema non da stronze creme delle cremine.<br />
Chiamami <em>goodfella</em> e salutami tua sorella. In poche parole, <em>ricordati di me</em>, non sono da pasticcini e <em>Muccino</em>anche se <em>Michelle</em> è ancora bella e la scopo in maniera <em>Besson</em>, cioè molto pepe e zucchero a velo fra lenzuola al silenziatore.</li>
</ol>
<p align="center"><i> </i></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne&#8221; di Stefano Falotico</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 09:09:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne Da oggi, è ufficialmente disponibile il mio nuovo libro. Complessa e intarsiata miscela dalle squisitezze deliranti innestate e innervate dentro le fratture torturanti, tonantissime, martoriate e poi a volteggiarsi a onirismo d’impalpabilità mia fascinosa, sobria, avvolgente profumo che s’immerge in anima lirica ed eccelsa, elevata eleganza intattissima, superlativ’ascesi mia mistica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Copertina-Cuore-Angelico-definitiva.png"><img class="size-medium wp-image-52 aligncenter" alt="Copertina Cuore Angelico definitiva" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Copertina-Cuore-Angelico-definitiva-300x215.png" width="300" height="215" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><b>Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne</b></p>
<p>Da oggi, è ufficialmente disponibile il mio nuovo libro.</p>
<p>Complessa e intarsiata miscela dalle squisitezze deliranti innestate e innervate dentro le fratture torturanti, tonantissime, martoriate e poi a volteggiarsi a onirismo d’impalpabilità mia fascinosa, sobria, avvolgente profumo che s’immerge in anima lirica ed eccelsa, elevata eleganza intattissima, superlativ’ascesi mia mistica che si morsica aulica all’effusione di cereo, presto incendiato color marmoreo, esangue e perciò eburneo delle mie versatili, inafferrabili intelligenze poetiche.</p>
<p>Austero decadentismo che abbranco in personal palpito della respirata, abbracciata, baciatissima trascendenza su sangue animato, fiero d’intrepidezza sonante, musicale odore della vita lucente nel vederla suadente.</p>
<p>Vita vera e dunque “virtuale”, fra crepuscolari lanterne ermetiche d’una viva e imbrunita Notte lunarissima e acquiescente, placida come un lago sfiorato dall’alba del primo roseo mattino emozionale, innaffiato ai virtuosi, funambolici dardi solari d’ammorbidito nevischio in mio “demoniaco”, divino <i>Cuore</i> (s)ghiacciato. Altissimo!</p>
<p>Le ragioni, o forse appunto le misteriose regioni divinatorie di tal creazione tinta all’<i>heart </i>letterato più avventuriero d’arcaica, raffinatissima Arte, son enunciate nella postfazione.</p>
<p>Ma non tutto il significato dell’opera in essa svelo. Spetterà allo “spettatore”, ché il lettore chi è se non un “grande schermo cinematografico” dei suoi candori (in)consci abbacinati e meravigliosamente infuocati, fruirne a suo Piacere.</p>
<p>Posso sol qui accennarvi che s’ispira al film “satanico” di Alan Parker con protagonisti Rourke e De Niro il “<i>Lucifero</i>”, ma cambia anima “rubata” e rotta nella sua “<i>detection</i>” appena svolta “manicomiale” nel Johnny Favorite forse “doppio” e reincarnato.</p>
<p>“Amleto” quasi <i>faustiano</i> come d’estratto iniziale di <i>Goethe</i>, un investigatore dalle gote rubescenti, pallide quindi da “deturpato” e turlupinato, quanto “arrossato”.</p>
<p>Di vendetta (in)giusta e impossibile? Oh sì.</p>
<p>Quindi, compratelo. Perché io sono lo scrittore più “rubacuori”. <i>Vanitoso</i> come il <i>Diavolo</i>.</p>
<p><i>Ah ah!</i></p>
<p>E mai mi disancorerò dall’accorarmi al me più romantico.</p>
<p>Non disarcionate la Passione!</p>
<p>Applauso!</p>
<p>E che sia scrosciante. Soprattutto spero che diventi “(ap)pagante”.</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Cuore-Angel-Heart-4.jpg"><img class="size-medium wp-image-53 aligncenter" alt="Cuore Angel Heart 4" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Cuore-Angel-Heart-4-300x286.jpg" width="300" height="286" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Black Cat, Il gatto nero, la gatta(buia)!</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 15:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[The Black Cat]]></category>
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		<description><![CDATA[Non vivete di superstizioni e pregiudizio, “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe è racconto spiccato, vi spelacchia e scova i vostri peccatucci! Esegesi esigente de “Il gatto nero” Uomini siate e-rettili e le “nere” vi saran feline! Prego, stendete il tappeto rosso, lasciate che sua signoria parli da Maestro. Gustatevi ogni “singulto” visionario di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non vivete di superstizioni e pregiudizio, “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe è racconto spiccato, vi spelacchia e scova i vostri peccatucci!</p>
<p><b>Esegesi esigente de “Il gatto nero”</b></p>
<div id="attachment_25" style="width: 202px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Gatto-nero.jpg"><img class="size-medium wp-image-25" alt="Il gatto sa(lta)." src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Gatto-nero-192x300.jpg" width="192" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il gatto sa(lta).</p></div>
<p><strong><br />
</strong><br />
<em>Uomini siate e-rettili e le “nere” vi saran feline!</p>
<p></em><br />
Prego, stendete il tappeto rosso, lasciate che sua signoria parli da Maestro. Gustatevi ogni “singulto” visionario di questo tenebroso racconto, di come sofisticatissimo Edgar gratta nelle viscere delle nostre (in)coscienze e c’ammanetta alla verità, che è una trina, mai ubiqua, cari miei nasi lunghi. Edgar di brevità densa accorcia i vostri sconci scheletrelli nell’armadietto. Apri i cassetti, son ancora pieni di sogni.<br />
Impregna una Donna, impegnati, dai dai, e vedrai che in calore e di fusa ti “confonderà” nelle sue labbra profonde in occhi di giada, e gatta sarà tua cotta.<br />
Non raccontartela, non seppellire i rimpianti, piangi d’amore e Lei si commuoverà.<br />
Fruscerete in striature celestiali, smaglianti e scevri dalla smagliatura di tal angusta, corrotta società. Lei cerbiatta, tu cervo a cacciarla per nelle frasche intrecciarvi.<br />
Leccala a iosa, regalale le rose e, se rifiuta una mimosa, innamoratene di più pelle e ossa, contorciti in sudore gravitazionale in “lilla” là fondente.<br />
Sii il <em>de profundis</em> al suo profumo. Di Sesso pullulerete in colpi d’ariete, sverginati ancora con maggior irretirlo in lei “stirata” nuda e “luridi” sguazzerete a gole sgozzate nel sangue trasfuso.<br />
Trasforma l’Uomo tuo nell’impuro, con durezza Lei t’accheterà a docilità. Ah ah.<br />
Scorgi la Luce fra la bramosia e non prenderti troppo sul serio come Abramo Lincoln.<br />
Lei t’è linda, Lei tintinna, tu rintoni, detonante svenite in corpi assieme attorniati.<br />
Adorala, odoratevi, scambiate il <em>Love </em>senza troppe lodi. Non sprecate Tempo ad alludere m’allupatevi altrimenti il Sole calerà impietoso e non nei sensuali giochi libidinosi. Il plenilunio ulula che Lei in te urli e la riempia a mela congiunta, untissima. Disossala in dolce sale&#8230;<br />
Io ridacchio e son “gua(r)ito” vampiro nel tutti i coll(ar)i vagliare e di bocca veleggiare. Non sono un illusorio toro ma Lei si spoglia dinanzi al mio trono.<br />
Viaggio di Donna in Donna come gondoliere sott’acqua, veliero misticheggiante a prua per fenderla masticante e, nella marea di Marina, ammainarlo per altre onde cavalcanti su poppe e mio pirata un po’ galeotto fra tanti galeoni sper(on)anti del perdermi sonante, cantandomela come mozzo smozzicante ma di poche pi(lu)ccanti. Mi sommergono di risa, essendo codeste delle mondine, e il Mondaccio è amaro?<br />
No, Donna sei la mia <em>isola del tesoro</em>, qui aprirò per te il forziere e (pre)tendo anche il tuo sforzo, mia amante troppo fortificatati nel vacuo fornicar ma solo di desideri inappagati delle tue gambe formicolanti e d’acquolina stagn(ol)a.<br />
Starnuta e dentro di me nuota, nudità. Ah ah. Stappati di bollicine anche sporche e (s)lava il sapone alla scaloppina. Scop(pi)a.<br />
Sono il filibustiere, forzuto ti entro furfante e assieme siam friabili e tu franta sui fantini del nostro festino.<br />
Smacchieremo poi il Peccato con dei detergenti fustini, ma io son fusto e tu usa pur la frusta.<br />
Sì, se non fummo, se non foste, almeno ora rinforziamoci nelle aurore.<br />
Senti che odore, annusa mia Donna quei miei pallori adesso vivificati in tua accesa, propulsiva figa.</p>
<p><strong><em>Il gatto nero<br />
</em></strong><br />
<em>Per il più folle e insieme più semplice racconto che mi accingo a scrivere, non mi aspetto né sollecito credito alcuno. Sarei matto ad aspettarmelo in un caso in cui i miei stessi sensi respingono quanto hanno direttamente sperimentato. Matto non sono e certamente non sto sognando, ma domani morirò e oggi voglio liberarmi l&#8217;anima. Il mio scopo immediato è quello di esporre al mondo pianamente e succintamente una serie di semplici eventi domestici, senza commentarli. Le loro conseguenze mi hanno terrorizzato, torturato, distrutto, ma non tenterò di spiegarli. Per me hanno significato nient&#8217;altro che orrore, ma per molti sembreranno meno terribili che barocchi. Si potrà, forse, trovare qualche intelletto che ridurrà il mio fantasma ad un luogo comune &#8211; qualche intelletto più calmo, più logico e molto meno eccitabile del mio che possa cogliere nelle circostanze che io evoco con timore, nient&#8217;altro che una normale successione di cause ed effetti naturalissimi.</em><br />
<em>Fin dall&#8217;infanzia ero noto per la docilità e l&#8217;umanità del mio carattere. Ero così tenero di cuore da diventare quasi lo zimbello dei miei compagni. Ero particolarmente affezionato agli animali e i miei genitori mi concedevano di tenere una grande quantità di animaletti domestici. Con essi passavo gran parte del mio tempo e niente mi rendeva più felice del nutrire e carezzare le bestiole. Questa mia tendenza crebbe con gli anni ed anche quando divenni adulto trassi da essi il massimo diletto. Tutti coloro che hanno provato affetto per un cane fedele e intelligente comprenderanno facilmente la natura e l&#8217;intensità del piacere che se ne può trarre. C&#8217;è qualcosa, nell&#8217;amore disinteressato e capace di sacrifici di una bestiola, che va direttamente al cuore di chi ha avuto frequenti occasioni di mettere alla prova la gretta amicizia e l&#8217;evanescente fedeltà del semplice Uomo.</em><br />
<em>Mi sposai presto e fui felice di trovare in mia moglie una disposizione analoga alla mia. Avendo notato la mia passione per gli animali domestici, non tralasciò occasione per procurarmene delle specie più gradevoli. Avevamo uccelli, pesci rossi, un grazioso cane, dei conigli, una scimmietta ed un gatto.</em><br />
<em>Quest&#8217;ultimo era un animale grande e molto bello, tutto nero, e intelligente al massimo grado. Parlando della sua intelligenza mia moglie, non aliena da una certa superstizione, faceva frequenti allusioni all&#8217;antica credenza popolare che vedeva i gatti neri come delle streghe travestite. Non che fosse una cosa seria per lei; del resto io ne parlo solo perché proprio ora me ne sono ricordato.</em><br />
<em>Plutone &#8211; questo è il nome del gatto &#8211; era il mio animale preferito ed il mio compagno di giochi. Solo io gli davo da mangiare, mi aspettava quando tornavo a casa e a fatica potevo impedire che mi seguisse nella strada.</em><br />
<em>La nostra amicizia durò così per molti anni, durante i quali il mio carattere ed i miei modi, per l&#8217;azione di una diabolica intemperanza, subirono (arrossisco nel dirlo) una radicale trasformazione in peggio. Divenni giorno dopo giorno più strambo, irritabile, meno rispettoso dei sentimenti altrui. Mi permisi di usare un linguaggio irriguardoso con mia moglie; alla fine arrivai con lei alla violenza. Le mie bestiole sentirono senz&#8217;altro il cambiamento dei miei modi. Non solo li trascuravo, ma li maltrattavo. Per Plutone, tuttavia, avevo ancora un certo riguardo che mi impediva di maltrattarlo, mentre non mi facevo scrupolo di maltrattare i conigli, la scimmietta e perfino il cane, quando per caso o per affetto attraversava la mia strada. Ma il mio malessere cresceva &#8211; che razza di malattia è l&#8217;Alcool! &#8211; ed alla fine anche Plutone, ora divenuto vecchio e conseguentemente un po&#8217; più irritabile &#8211; persino Plutone, cominciò a provare gli effetti del peggioramento del mio carattere.</em><br />
<em>Una notte, tornando a casa ubriaco fradicio, da uno dei miei soliti giri per le bettole della città, mi sembrò che il gatto evitasse la mia presenza. Lo afferrai e quello, impaurito dalla mia violenza, mi fece con i denti una piccola ferita sulla mano. La furia di un demonio si impossessò di me rendendomi irriconoscibile perfino a me stesso. Mi sembrò che la mia anima originale fosse volata via dal mio corpo ed una cattiveria feroce, alimentata dal gin, invase tutte le fibre del mio corpo. Presi dalla tasca un temperino, lo aprii, strinsi la povera bestiola alla gola e deliberatamente gli cavai un occhio dall&#8217;orbita! Arrossisco, brucio, rabbrividisco nello scrivere di questa dannata atrocità.</em><br />
<em>Quando mi tornò la ragione al mattino &#8211; sbolliti nel sonno i fumi dell&#8217;orgia notturna &#8211; provai un senso per metà di orrore e per metà di rimorso per il crimine che avevo commesso; ma fu solo un sentimento superficiale ed equivoco, l&#8217;anima non ne fu toccata. Mi tuffai di nuovo negli eccessi ed affogai nel vino tutti i ricordi del fatto.</em><br />
<em>Frattanto il gatto lentamente si era ripreso; l&#8217;orbita vuota dell&#8217;occhio aveva un aspetto pauroso, ma sembrava che egli non sentisse più dolore. Girava come sempre per casa ma, come era facile attendersi, filava via atterrito appena mi avvicinavo. Mi era rimasto abbastanza del mio vecchio cuore da provare un certo dolore per l&#8217;evidente antipatia da parte della creatura che una volta mi aveva amato. Questo sentimento si trasformò presto in irritazione ed infine, come un irrevocabile ribaltamento, comparve lo spirito della PERVERSITÀ. Di questo spirito la filosofia non tiene conto; ma io non sono tanto sicuro dell&#8217;esistenza della mia anima, quanto lo sono del fatto che questa forma di malvagità perversa è uno degli impulsi primordiali del cuore umano &#8211; una di quelle inscindibili facoltà primarie, ? sentimenti, che governano il carattere dell&#8217;Uomo. Chi non si è trovato centinaia di volte a compiere un&#8217;azione vile ? stupida, per nessuna altra ragione di quella che non doveva farlo? Non abbiamo forse una perpetua inclinazione a violare, a dispetto dei nostri migliori intendimenti, quella che è la Legge, soltanto perché comprendiamo che di questa si tratta? Questo spirito di perversità causò la mia completa rovina. Fu questa insondabile propensione dell&#8217;anima a torturare se stessa &#8211; a fare violenza alla propria natura &#8211; a compiere il male per il piacere di farlo &#8211; che mi spinse a continuare e portare a termine l&#8217;offesa che avevo inflitto all&#8217;inoffensiva bestiola. Una mattina, a sangue freddo, feci scorrere un cappio intorno al suo collo e l&#8217;impiccai al ramo di un albero; l&#8217;impiccai mentre le lacrime mi cadevano dagli occhi ed il più atroce rimorso tormentava il mio cuore. L&#8217;impiccai perché sapevo che mi aveva amato e perché non mi aveva dato alcun motivo di sentirmi offeso &#8211; l&#8217;impiccai perché sapevo che così facendo commettevo un peccato &#8211; un peccato mortale che avrebbe messo in pericolo la mia anima immortale così da porla &#8211; se ciò fosse possibile &#8211; al di fuori persino dalla portata della infinita misericordia del Dio Più Misericordioso e Terribile.</em><br />
<em>Nella notte che seguì al giorno in cui avevo compiuto quella crudele azione, fui svegliato dal grido «Al fuoco». Le cortine del mio letto erano in fiamme, l&#8217;intera casa bruciava. Con grande difficoltà mia moglie, una serva ed io stesso riuscimmo a sfuggire all&#8217;incendio. La distruzione fu così completa che tutto il mio patrimonio venne divorato dalle fiamme e da allora mi ritrovai ridotto alla disperazione.</em><br />
<em>Non ho la debolezza di cercare di stabilire un nesso di causa ed effetto, tra il disastro e le atrocità commesse, ma sto descrivendo una sequela di fatti e non voglio tralasciare alcun legame tra di loro. Il giorno successivo all&#8217;incendio andai a vedere le rovine. Le pareti, con una sola eccezione, erano crollate. L&#8217;eccezione era costituita da una parete divisoria, posta all&#8217;incirca al centro della casa, contro la quale prima dell&#8217;incendio era stata appoggiata la testa del mio letto. L&#8217;intonaco aveva qui resistito, in larga misura, all&#8217;azione del fuoco &#8211; un fatto che attribuii alla circostanza che era stato rifatto da poco. Di fronte a questa parete si era radunata una densa folla e molte persone sembrava stessero esaminando con grande attenzione una particolare zona di essa. Le parole «Strano!» «Singolare!» ed altre espressioni simili eccitarono la mia curiosità. Mi avvicinai e vidi, come scolpita in bassorilievo sulla parete bianca la figura di un gigantesco gatto. L&#8217;immagine era di una esattezza sorprendente. Attorno al collo dell&#8217;animale c&#8217;era una corda.</em><br />
<em>Quando vidi la prima volta questa apparizione &#8211; non posso classificarla diversamente &#8211; la mia meraviglia e il mio terrore furono enormi; ma successivamente la riflessione mi venne in aiuto. Ricordai che il gatto era stato impiccato in un giardino adiacente alla casa. Dopo l&#8217;allarme per l&#8217;incendio, quel giardino si era immediatamente riempito di folla &#8211; qualcuno doveva aver staccato l&#8217;animale dall&#8217;albero e averlo lanciato, attraverso una finestra aperta, dentro la mia camera. </em><br />
<em>Questo gesto era stato compiuto probabilmente con l&#8217;intento di svegliarmi. La caduta delle altre pareti aveva compresso la vittima della mia crudeltà dentro l&#8217;intonaco ancora fresco, la cui calce con le fiamme e l&#8217;ammoniaca della carcassa, aveva poi composto l&#8217;immagine come la vedevo.</em><br />
<em>Sebbene io spiegassi così alla mia ragione, se non completamente alla coscienza, l&#8217;evento che ho illustrato, esso non mancò di impressionare profondamente la mia fantasia. Per mesi non riuscii a liberarmi del fantasma del gatto e durante tale periodo affiorò nel mio animo un mezzo sentimento che sembrava ma non era rimorso. Arrivai a dolermi a tal punto della perdita dell&#8217;animale da mettermi a cercare, nei ritrovi malfamati che ora frequentavo abitualmente, un&#8217;altra bestiola della stessa specie ed in qualche modo simile all&#8217;aspetto, in grado di prenderne il posto.</em><br />
<em>Una notte, mentre giacevo in una taverna più che malfamata, mezzo intontito, la mia attenzione fu attratta all&#8217;improvviso da qualcosa di nero che riposava sulla sommità di una delle enormi botti di gin e di rum, che costituivano l&#8217;arredamento principale del locale. Stavo guardando da molto tempo e, con mia sorpresa, non riuscivo a capire di che cosa si trattasse. Mi avvicinai a toccarlo con una mano. Si trattava di un gattone nero, della stessa taglia di Plutone, somigliante a lui sotto ogni aspetto, ad eccezione di uno. Plutone non aveva un solo pelo bianco in tutto il mantello, mentre questo gatto aveva una macchia bianca di contorno indefinito che gli copriva quasi interamente il petto.</em><br />
<em>Appena lo ebbi toccato, si alzò immediatamente, fece le fusa, si strofinò alla mia mano, felice del mio interessamento. Era proprio la creatura che stavo cercando, quindi proposi al padrone del locale di comprarlo: ma questi non ne rivendicò il possesso &#8211; non lo conosceva affatto &#8211; non l&#8217;aveva mai visto prima. Continuai ad accarezzarlo e quando mi apprestai a tornare a casa, l&#8217;animale mostrò l&#8217;intenzione di accompagnarmi. Glielo permisi ed ogni tanto lungo la via mi fermavo per accarezzarlo. Quando giunse a casa si trovò subito a suo agio e divenne immediatamente il beniamino di mia moglie.</em><br />
<em>Da parte mia, invece, sentii subito sorgere dentro di me una cupa antipatia per l&#8217;animale. Era proprio il contrario di quello che avevo previsto, ma &#8211; non so come e perché &#8211; la sua evidente predilezione per me, mi procurava piuttosto fastidio e disgusto. Poi, piano piano, l&#8217;avversione ed il fastidio sfociarono nell&#8217;amarezza dell&#8217;odio. Evitavo l&#8217;animale, ma un certo senso di vergogna e il ricordo del mio precedente atto di crudeltà, mi impedivano di maltrattarlo. Per molte settimane non lo picchiai né gli usai altre forme di violenza, ma, gradualmente, arrivai a guardarlo con insopprimibile ripugnanza e a sfuggire la sua odiosa presenza come la peste.</em><br />
<em>Quello che, senza dubbio, aumentò il mio odio per la bestia, fu la scoperta, fatta il mattino dopo il suo arrivo in casa, che anche lui era privo di un occhio come Plutone. Questa circostanza lo rese, invece, più caro a mia moglie, che, come ho già detto, possedeva in alto grado quell&#8217;umanità di sentimenti che una volta erano una mia peculiare caratteristica nonché la fonte dei miei più semplici e più puri piaceri.</em><br />
<em>Ma la predilezione del gatto nei miei confronti sembrava crescere con la mia avversione. Seguiva ogni mio passo con una tenacia che è difficile far comprendere al lettore. Quando sedevo, si accucciava sotto la mia sedia o saltava sulle mie ginocchia coprendomi di odiose moine. Se mi alzavo, mi si metteva tra i piedi a rischio di farmi cadere o piantava i suoi lunghi aguzzi artigli nelle mie vesti per arrampicarmisi fino al petto. Mi veniva allora voglia di distruggerlo con un colpo, ma mi tratteneva dal farlo il ricordo del mio precedente delitto e ancor di più &#8211; lasciatemelo confessare &#8211; il cieco terrore che mi ispirava la bestia.</em><br />
<em>Non era esattamente un terrore fisico, anche se ho difficoltà a definirlo diversamente. Quasi mi vergogno a confessare &#8211; sì anche in questa cella di delinquenti, quasi mi vergogno a confessare &#8211; che il terrore e l&#8217;orrore che l&#8217;animale mi ispirava è stato alimentato da una specie di chimera tra le più difficili da concepire. Mia moglie aveva richiamato la mia attenzione, più di una volta, sulla conformazione della macchia bianca, della quale vi ho parlato, e che costituiva la sola visibile differenza tra questa strana bestia e quella che io avevo distrutto. Il lettore ricorderà che questa macchia era sì grande, ma aveva originariamente contorni indefiniti. Ora a grado a grado, quasi impercettibilmente, anche se la mia ragione si sforzava di respingere la cosa come assolutamente fantastica, la macchia aveva finito per assumere una forma ben precisa e distinta. Essa era la precisa rappresentazione di un oggetto che rabbrividisco solo a nominare &#8211; e per questo, soprattutto, avevo ripugnanza e paura del mostro, del quale avrei voluto liberarmi se ne avessi avuto il coraggio &#8211; era adesso, dico, l&#8217;immagine di una cosa orribile, spaventosa, la FORCA &#8211; oh! la lugubre, terribile macchina dell&#8217;Orrore e del Crimine, dell&#8217;Agonia e della Morte!</em><br />
<em>E ora io ero veramente misero al di là della peggiore miseria dell&#8217;Umanità. Una bestia bruta &#8211; quella della quale avevo sprezzantemente distrutto il compagno &#8211; una bestia bruta causava a me &#8211; a me, uomo creato a immagine e somiglianza d&#8217;Iddio &#8211; un così insopportabile dolore! Ahimè! Né di giorno, né di notte ebbi più il conforto del riposo! Durante il giorno la creatura non mi lasciava solo un istante, e durante la notte, ad ogni ora, mi destavo da sogni di inesprimibile orrore, per trovarmi il fiato caldo della cosa sul volto ed il suo enorme peso &#8211; come di un fantasma notturno incarnato che non ero in grado di scrollare via &#8211; eternamente incombente sul cuore.</em><br />
<em>Sotto la pressione di tali tormenti, quel poco di buono che c&#8217;era ancora in me scomparve del tutto. Pensieri malvagi, i più neri e i più malvagi dei pensieri, divennero i miei soli padroni. La rudezza abituale del mio carattere divenne odio per tutte le cose, per tutta l&#8217;umanità, così che degli improvvisi, frequenti e incontrollabili scoppi di una furia alla quale ciecamente mi abbandonavo, divenne vittima sempre più frequentemente, ahimè!, la mia povera moglie, che, paziente, sopportava tutto senza lamenti.</em><br />
<em>Un giorno ella mi accompagnò, per una qualche faccenda domestica da sbrigare, nella cantina del vecchio edificio nel quale la nostra povertà ci costringeva ad abitare ed il gatto, seguendomi giù per la scala, mi fece quasi ruzzolare a capofitto, irritandomi fino all&#8217;esasperazione. Afferrata un&#8217;ascia, dimenticando, nella mia furia, la paura infantile che aveva sempre trattenuto la mia mano, vibrai all&#8217;animale un colpo che, se fosse disceso su di lui come volevo, sarebbe risultato mortale. Ma il colpo venne fermato dalla mano di mia moglie. Il suo intervento mi trascinò in una furia ancora più demoniaca; svincolai il braccio dalla sua stretta e le affondai la scure nel cervello. Ella cadde senza vita sul po$to senza emettere un lamento.</em><br />
<em>Compiuto l&#8217;orrendo delitto, mi accinsi con grande determinazione al compito di nascondere il corpo. Sapevo di non poterlo rimuovere dall&#8217;edificio, né di giorno né di notte, senza correre il rischio di essere scorto dai vicini. Mi vennero in mente tanti progetti. Per un momento pensai di tagliare il corpo in tanti pezzi e di distruggerlo con il fuoco, poi di scavare una fossa nel pavimento e seppellircelo, e ancora di gettarlo nel pozzo del cortile &#8211; di chiuderlo in una cassa, camuffandola come se contenesse della merce e incaricando poi un facchino di portarla via. Infine scelsi quello che mi sembrò l&#8217;espediente migliore tra tutti quelli pensati. Decisi di murare il cadavere in una parete della cantina, come si legge facessero i monaci del Medio-Evo con le loro vittime.</em><br />
<em>La cantina sembrava particolarmente adatta a tale scopo. Le sue pareti erano state costruite alla buona e intonacate da poco con una malta grossolana che non si era indurita per effetto dell&#8217;umidità dell&#8217;ambiente. Inoltre in una delle pareti c&#8217;era una sporgenza dovuta forse a un falso caminetto o focolare, che era poi stato riempito e reso somigliante al resto della cantina. Non avevo dubbi di poter estrarre facilmente i mattoni, inserire il cadavere, e murare di nuovo in modo che nessuno potesse mai scoprire qualcosa di sospetto. Non avevo sbagliato i calcoli. Rimossi con una leva i mattoni, deposi poi con cura il corpo puntellandolo contro la parete interna e con poca fatica ricostruii la struttura del muro tale e quale era prima. Mi procurai calce e sabbia e con ogni possibile precauzione preparai un intonaco che non poteva assolutamente essere distinto dal vecchio e lo distesi con ogni cura sulla nuova parete di mattoni. Alla fine fui molto soddisfatto del lavoro. Tutto quadrava, la parete non presentava la minima traccia di manomissione. Asportai con la massima attenzione tutti i detriti dal pavimento e mi guardai intorno trionfante, dicendomi: «Qui almeno il mio lavoro non è stato inutile».</em><br />
<em>Il mio successivo atto fu quello di ricercare la bestia che era stata causa di tanto grave sciagura, perché avevo deciso di metterla a morte. Se ci fossi riuscito in quel momento, non vi sarebbe stato alcun dubbio sulla sua sorte; e invece l&#8217;astuto animale, allarmato dalla violenza della mia collera, evitò di comparirmi davanti. È impossibile descrivere il profondo senso di sollievo che mi pervase per l&#8217;assenza della odiata creatura. Non si fece vivo neanche durante la notte e quindi almeno per una volta, da quando si era introdotto in casa mia, dormii profondamente e tranquillamente; sì, dormii perfino col peso del delitto sulla coscienza!</em><br />
<em>Passarono il secondo e il terzo giorno senza che il mio tormentatore tornasse. Respiravo di nuovo come un uomo libero. Il mostro, terrorizzato, era fuggito via per sempre e non lo avrei più visto! La mia felicità era al culmine! La colpa del mio tenebroso misfatto non mi turbava più di tanto. Mi avevano rivolto domande alle quali avevo risposto con disinvoltura. Perfino le indagini avviate, non avevano dato alcun esito ed io guardavo ormai con sicurezza alla mia futura felicità.</em><br />
<em>Il quarto giorno dopo l&#8217;assassinio, una squadra della polizia irruppe inaspettatamente nella mia casa per eseguire una rigorosa ispezione. Ciò nonostante mi sentivo sicuro del nascondiglio scelto e non mostrai il benché minimo imbarazzo. Gli agenti chiesero che li accompagnassi nella loro ispezione, che non lasciò inesplorato né un angolo né un cantuccio. Alla fine discesero per la terza o la quarta volta nella cantina. Non un muscolo mi tremò; il mio cuore batteva calmo come quello di chi dorme innocente. Passeggiavo su e giù per la cantina, le braccia incrociate sul petto, aggirandomi qua e là. I poliziotti si mostravano del tutto soddisfatti e si preparavano ad andarsene. La gioia che mi riempiva il cuore era troppo intensa perché potessi trattenermela dentro. Bruciavo dal desiderio di dire qualcosa, di trionfare, ed anche di rendere ancora più marcata la loro convinzione della mia innocenza.</em><br />
<em>«Signori», dissi alla fine mentre la squadra saliva le scale, «sono lieto di aver dileguato i vostri sospetti. Vi auguro buona salute ed un po&#8217; più di cortesia. Tra l&#8217;altro, signori, questa &#8211; questa è proprio una casa ben costruita.» In preda alla voglia matta di dir qualcosa, non mi rendevo conto di quanto andavo blaterando&#8230; «Posso dire che questa è una casa costruita in modo eccellente. Queste pareti &#8211; ve ne andate, Signori? &#8211; queste pareti sono costruite solidamente.» E qui, in un eccesso di spavalderia, colpii pesantemente con un bastone che avevo in mano proprio il tratto di muro dietro il quale era celato il cadavere della sposa del mio cuore.</em><br />
<em>Possa mai Iddio proteggermi e liberarmi dalla zanna dell&#8217;arcidiavolo! &#8211; non si era ancora spenta l&#8217;eco del mio colpo di bastone, che una voce rispose dall&#8217;interno della tomba! &#8211; con un lamento, dapprima smorzato e rotto, come il pianto di un bambino, salito poi rapidamente ad un lungo, intenso, continuo urlo, assolutamente inumano, bestiale, &#8211; un ululato &#8211; un grido sconvolgente, per metà di orrore per metà di trionfo, quale avrebbe potuto venire solo dall&#8217;inferno, unitamente dalle gole dei dannati nella loro agonia e dei demoni esultanti nella dannazione.</em><br />
<em>Di quello che mi passò per la testa, sarebbe assurdo parlare. Sentendomi svenire, mi appoggiai alla parete opposta. Per un attimo i poliziotti rimasero immobili, in preda ad una sorta di irrazionale terrore. Subito dopo una dozzina di robuste braccia presero a demolire la parete, che cadde tutta insieme. Il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, intriso di sangue rappreso, stava eretto davanti agli occhi degli spettatori. Sulla sua testa, con la rossa bocca spalancata, con l&#8217;unico occhio di fuoco, stava l&#8217;orrenda bestia la cui astuzia mi aveva portato al delitto e la cui voce rivelatrice mi aveva consegnato al boia. Avevo murato il mostro dentro la tomba.</em></p>
<p>Comunque, ho cambiato la descrizione del mio “Arancia meccanica”, compratelo su Amazon.it. Era piena di refusi, come la mia vita di fuse.<br />
Ora, per molti anni mi tramutai sia nello Stregatto delle “meraviglie”, sia in “<em>Sfigatto</em>” del De Niro mio speculare ma non <em>presentai i</em> “<em>miei</em>”.<br />
Le donne mi salutavano con “Ciao” e io rispondevo “Bau”. Sì, miagolassero.<br />
Però, una mi stregò in prima Liceo. Liceo Sabin come Stilo Sabina, due cosce che “convergevano” in peloso come ogni gatta che si “pettini”.<br />
Lì, c’è da lavorar di <em>petting</em>, ballando il lento. Ecco il “varietà”.<br />
Torniamo a <em>moi</em>, sì, come Joaquin Phoenix di <strong><em>The Master</em></strong> fissai le cosce attizzanti d’una gattina, per adocchiarla nel finto “malocchio” su uccellin per i sessuali “pastrocchi”.<br />
Stava lì, prelibata da tuffarmici argento vivo come ieri la nostra campionessa Tania Cagnotto. Una con due cosciotti che sguazzerebbe con tanto di carpi(a)to e dorsale spumeggiante.<br />
Va be’, al bando l’eiaculare sprizzante in questa figa abissale. A me Tania piace molto, appena apre bocca ha l’accento di Bolzano ma è bonazza.<br />
In aula, desiderai l’aiuola di Federica, sì, una cazzo di figa specializzata, come da “Scientifico”, in matematica. Oh, mentalità apertissima “quella”.<br />
Mostrava di striscio e io annusavo di “allungato”. Al che, entrò la prof. di Storia dell’Arte durante la pausa, molto contemplativa. Federica doveva avere il mio riempitivo. Altro che compunta e compitini. Da ballarle in punta di pene.<br />
Ma la professoressa mi descrisse cattivo, che bagascia col trucco pessimo dei dipinti stantii. E schizzai di pennello, disegnando alla lavagna il mio lavico svenimento&#8230; con tanto di cornetto e marmellata.<br />
Da allora, come dico io, svenni ma poi rinvenne. Venendo prima in una e poi nell’altra.<br />
Ma ricordate: non sgattaiolate troppo, altrimenti ti fanno “negro”.</p>
<p>Ho detto tutto. Non ho dato.<br />
Tu, dammela. Sono il gatton delle nevi, guarda che nave. Che “naso”.</p>
<p>Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
<ol id="elencoPlaylist">
<li><a title="Killing Season (2013)" href="http://www.filmtv.it/film/52515/killing-season-2013/">Killing Season (2013)</a><br />
Basterebbe la colonna sonora iniziale, grande Cinema. Ho deciso io, quindi poco stronzeggiare.<br />
Senti questo Bob che strofina le scarpe fra le montagne, fra le cascate, che mette su <em>Johnny Cash</em> e si allena in modo <em>falotico</em>, mentre mangia, si doccia, si piscia addosso, “tegama” la vita, quindi ascolta l’uccello&#8230; e  da falco si catapulta sulla preda, quella puta del Travolta, prima leggero ora non come prima di peso piuma. Oggi, John è italoamericano mangiaspaghetti da pummarola e t’accoppo. Che panzone! Deve penzolare!</p>
<p>Vi svelo il finale. Ora, si capisce subito che i “cattivi” sono entrambi ma Travolta con l’accento semi-russo-serbo-scemotto dovrebbe farla da leone.<br />
Non è simpaticissimo a dirla tutta. Anche l’altro è una merda. Che minchioni. De Niro lo disarma, Travolta urla “<em>Kill me!</em>”, e Bob “Ma che cazzo sta a di’&#8230;?” e lo perdona, ricongiungendosi col figlio.<br />
Travolta ci rimane male e sussurra: “Tutto questo casino per un finale a tarallucci, figlietto e vino? Ma che cazzo di film è questo?”.<br />
Bob guarda Ventimiglia, ed è lontano dallo smagliante.<br />
Ma prendiamola con della cioccolata calda.<br />
Ciao.</li>
<li><a title="L'avvocato del diavolo (1997)" href="http://www.filmtv.it/film/16394/l-avvocato-del-diavolo-1997/">L&#8217;avvocato del diavolo (1997)</a><br />
Il libero arbitrio è una fregatura.</li>
<li><a title="The Blues Brothers (1980)" href="http://www.filmtv.it/film/1022/the-blues-brothers-1980/">The Blues Brothers (1980)</a><br />
Ricorda, il <em>soul man</em> ci sta sempre.<br />
Sempre come il cazzone.</li>
</ol>
<div id="attachment_27" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Bruce.jpg"><img class="size-medium wp-image-27" alt="Eh " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Bruce-300x296.jpg" width="300" height="296" /></a><p class="wp-caption-text">Eh sì.</p></div>
<p>(Stefano Falotico)</p>
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