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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Scheletri</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il seme della follia, s(c)emi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 13:38:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli They Live nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi rocker, domani melanconico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/s0ochnB3VNs" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe>Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli <em>They Live</em> nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi <em>rocker</em>, domani melanconico come una fievole, calda melodia <em>jazz</em> che, sfregando immagini inquietanti di (sotto)fondo, cari (s)fondati (in)certi, irta ed eretta di <em>cric</em>-<em>track</em>-<em>mind</em>, irosa e rossa nel trasfonderci umana, cauta e lieve, ci inonda di letizia, invece, corroborante la nostra psiche, sempre anima(ta) nella mente vera e giustamente, appunto, vitrea nel lindor accecante del viaggio pen(sier)oso e talora avventuroso del vivido essere senziente e non essere, come (non) siete, dentro una triste, agghiacciante ambulanza di corpi e c(u)ori macchine. Vi(b)ra lampeggiante la bellezza asciutta senza (rim)pianti, incatenata o incantata, feroce o già squagliata dagli squal(lid)i? Ed è poesia (dis)incantata in mo(vi)menti di palpebre argute, sonnolente, abbacchiate ma non abbattute, (s)battiamoci nella pavimentazione a prima-pietra di cuor (in)vis(t)o che, superficiale nel visitarci da voi, opachi e miopi, traslucida, furente, battagliera, si aggancia ai voli pindarici, anche da Icari b(r)uc(i)ati e non da scor(i)egge del viver apparentemente savio e inver falso ché non sente se non i bagliori fatui, effimeri di sé stes(s)i già da morti viventi e sepolti, cementati, orrendamente scop(pi)ati.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/YNeYeZjsry0?list=UUqlcyOb0o3c688_ESZlF_-Q" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Il mio bravo, brado, feroce accanimento barbarico da (tana del) lupo contro un cane bigotto che masticò la rudezza dell’osso duro, spellandosi d’indigestione sua famelica!</title>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2014 08:14:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Da anni, lo dichiaro a gran voce, senz’alcuna vergogna, denudandomi delle vostre ipocrite foglie di “fighi”, son in lotta agguerrita, cacciatrice, spietata e spericolata, contro una famiglia di pazzi scatenati, che patì quanto ancor patirà la mia ferrea e sferrata, invincibile morsa attanagliante, ad asfissiarli nel muro omertoso del loro esecrabile crimine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi57.tinypic.com/2wcqhcy.jpg" width="410" height="670" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Da anni, lo dichiaro a gran voce, senz’alcuna vergogna, denudandomi delle vostre ipocrite foglie di “fighi”, son in lotta agguerrita, cacciatrice, spietata e spericolata, contro una famiglia di pazzi scatenati, che patì quanto ancor patirà la mia ferrea e sferrata, invincibile morsa attanagliante, ad asfissiarli nel muro omertoso del loro esecrabile crimine più efferatamente peccaminoso, l’aver violentemente e “deliberatamente” voluto leder la mia anima, (in)nata d’integrità amante della vita alt(r)a e a lor scagliata (dis)armante ma sempre più inferocita dinanzi al lor crudele, ma mai come me, ribellandomi, così cattivo, avventarmi già prima dopo che il misfatto bianco tal miserabili commisero e per di più poveramente (o)misero appunto, essendo biechi bugiardi della peggior specie (dis)umana mostruosamente carnale.</p>
<p>Sì, rimarco, e perpetrassero ancora, sì, li imploro, il lor marchiarmi ché son ai (co)desti inviso, sì, che continuino ad accerchiarmi per incenerirmi e li polverizzerò di più potente, terrificante, a lor tremolante morsa bestiale. Virando ad altri miei colpi sottili, scardinandoli con intelletto sofisticato e sopraffino stile, a evirazione propedeutica di come abusarono del male delle loro anime da animali con cui, a voler incuneare nell’animo mio puro le scure, suggestionanti, irrazionali paure, al fine, ah ah, sai che inutile finezza, che m’arrendesti e soggiacessi tombale e sacrale nelle menzogne da loro sepolte vive e giaciute, qui, invece nuovamente corazzato, scorrazzando libero, maestoso e da assoluto punitore biblico, incoraggiato da poeti intrepidi che, come me, già soffrissero l’ignoranza irriguardosa di chi desiderò si martirizzassero a lor immagini (s)porche di farsi&#8230; piacer tutto il lor dorato, ah ah, orrore nella somiglianza più plagiante il prossimo ché sia demoralizzato, annichilito dal volerlo come a questi (non) piace, qua s’erge vibrante il licantropo a spaventarli, il terrore notturno riscaturito di primigenio impeto ed energia portentosa, qui la Luna invoca la sua vendetta e, morso io, sì, nella brughiera delle loro mentalità inette e annebbiate, afferro i cuori loro di pietra e impugno sagacemente l’ascia di guerra tumefacente.</p>
<p>Perché il mio Dio barbaro preferisce la vita eterea e contemplativa d’eternità, e perennemente morderà i figli della lor carne, delle loro orge e dei loro cannibalistici balli baccanali, di osceno baccano bastarde cene, da belanti loro donne belline a uso, consumo e unzione del porcile che adorano di velli stupranti.</p>
<p>Sì, io punisco gli stupidi, risorgendo dalla macerie di come tanto agognarono il mio calvario da esser ora da me impalati, come Vlad il vampiro, a perpetuo crocefisso ché lo scempio non perdona.</p>
<p>E che il massacro infilzi con più forza, siamo solo all’inizio del vendicare i vostri vizi.</p>
<p>Io sono lupo che perde il pelo, poiché invecchio come ogni creatura ma tanto cadon i miei capelli di Sansone quanto i filistei moriranno a costo che muoia anch’io.</p>
<p>Così sia scritto, così sia fatto!</p>
<p>Parola di<i> Wolfman</i>.</p>
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		<title>Rec-conto, eh eh, teatrale, istrionico e bifronte mia spaziosa su sparizione del riapparir da dietro le quinte</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2013 00:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; I lugubri, suadenti fantasmi del palcoscenico fra “illustri luminari” di spettacolini teatrali “lungimiranti”, a pel di ragno va l’orologeria scandita dei mostri a viso scoperto&#8230; Nel bel mezzo della fosca nebbia d’una città “ubicata” nelle arredate sue pendenti torri, un uomo “nero”, di tanto (s)fregio, ferisce (in)disturbato per dar turbamento al “gran” spettacolo di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_305" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01387702.jpg"><img class="size-full wp-image-305" alt="Occhi di gatta morta?" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01387702.jpg" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Occhi di gatta morta?</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>I lugubri, suadenti fantasmi del palcoscenico fra “illustri luminari” di spettacolini teatrali “lungimiranti”, a pel di ragno va l’orologeria scandita dei mostri a viso scoperto&#8230;</b></p>
<p>Nel bel mezzo della fosca nebbia d’una città “ubicata” nelle arredate sue pendenti torri, un uomo “nero”, di tanto (s)fregio, ferisce (in)disturbato per dar turbamento al “gran” spettacolo di là prossimo. Bardato nella sua Luna piena, quando scende la sera e tutto il dramma par rasserenato, egli “allarma” o meglio avverte dell’oltraggio ricevuto, “donandosi” a chi, i vigliacchi e fuggitivi, metton in scene oscenissime i propri obbrobri con sibillina acustica della cornetta, e dunque della “esimia” cornuta.<br />
Il “fantasma” senza volto, e d’identità ben conscia di farsi riconoscere in modo (non) identificabile, recapita la notifica, via telefono, ché molto presto gli “egregi” architetti, non tanto d’un teatrale scempio da ortaggi, ma del pudore a illudersi borghesemente d’infrangerlo, son già stati serviti dal caffè più amaro d’un conto in sospeso.<br />
Al tintinnare della “riapparizione” vocale, lei ha un attimo di svenimento, un crepacuore d’allucinazione? Chissà che i suoi “prodi” commedianti non la riscaldino per tirarla su da terra e dalla vergogna che tanto ancor “ben” nasconde, forse ingioiellata anche se in un centro sociale per anziani la “signora” è da tutti “aperta” d’applausi leccanti il “gratificarla”.<br />
Si sa, i maledetti non muoiono mai. Puoi provar, dietro ricatti e intimidazioni, di “arrestarli”, soprattutto nell’anima, sedandoli di abusi e prevaricazioni. Ma, una volta svelato il misfatto, venuta a galla la merda, alcuni imbastiscono la morte in diretta sul palco degli “oratori” mentre gli “schivati”, con strategia legale, han già preso provvedimenti per una giustizia salomonica.<br />
Questa è la vita, la ricompensa degli orrori e degli “abomini” partoriti.<br />
Il resto è una famiglia presto e di nuovo in tribunale a doversi giustificare non più dietro “vantaggi” e assegni cospicui.<br />
Eh sì, il nostro “dottor” Balanzone e consorte han incontrato stavolta uno “stronzo” con le “corna” in fronte, che li ha conciati per le feste.<br />
E che lo<i> show</i> prosegua di “calore”.<br />
Grazie mille.</p>
<p>Io do ai pazzi i loro pizzi e me ne sbatto in platea invisibile il cazzo di tosta vista. Poiché son “napoletano” di Pulcinella ma non pulcino, e nei buchini lo servo grosso&#8230; di cifra enorme.<br />
Scusatemi, se v’ho tolto il sonno.<br />
Mi merito il primo piano.</p>
<p>Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
<ol>
<li><a title="Casinò (1995)" href="http://www.filmtv.it/film/13293/casin-1995/"><b>Casinò (1995)</b></a></li>
<li><a title="L'uomo ombra (1934)" href="http://www.filmtv.it/film/11138/l-uomo-ombra-1934/"><b>L&#8217;uomo ombra (1934)</b></a></li>
<li><a title="Darkman (1990)" href="http://www.filmtv.it/film/29236/darkman-1990/"><b>Darkman (1990)</b></a></li>
<li><a title="Il fantasma dell'Opera (2004)" href="http://www.filmtv.it/film/27550/il-fantasma-dell-opera-2004/"><b>Il fantasma dell&#8217;Opera (2004)</b></a></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Travis!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 01:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di come Travis Bickle, man on fire, li ammazzò uno dopo l’altro in uno spettacolo “aberrante”, di vendetta impressionante, marchiandoli a stigmata perpetua Nel Mondo, nascono subito persone come me che, arrivate alla soglia già molto precoce della soglia percettiva, fermano la coscienza, apparentemente immobilizzandola, per approdare allo sterminio di sé catartico, d’una estrema unzione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_292" style="width: 212px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01041804.jpg"><img class="size-medium wp-image-292" alt="Iris!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/12/01041804-202x300.jpg" width="202" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Iris!</p></div>
<p style="text-align: center;"><strong>Di come <em>Travis Bickle</em>, <em>man on fire</em>, li ammazzò uno dopo l’altro in uno spettacolo “aberrante”, di vendetta impressionante, marchiandoli a stigmata perpetua</strong></p>
<p>Nel Mondo, nascono subito persone come me che, arrivate alla soglia già molto precoce della soglia percettiva, fermano la coscienza, apparentemente immobilizzandola, per approdare allo sterminio di sé catartico, d’una estrema unzione nel disintegrare la razza storpia dell’umanità sbagliata e sbadigliante, sempre sull’orlo omertoso del confessare le meschinità con ipocrite bugie ma poi mentirle, nel non pentimento di massa.<br />
Dinanzi a un carro armato di profonda “atimia”, non puoi nulla. Quando affila l’arma, lo sterminio li devasta. Una persecuzione senza un attimo di tregua, allenta la morsa e poi deflagra l’anima a scoppio repentino, poi un altro improvviso nel silenzio della Notte. Fra sguardi dei “dirimpettai” a suo limitrofo tifar che li uccida tutti.<br />
Aborra Travis il Sole, è vampiro (non) sognatore, della filastrocca aggrovigliata a suo intimo e leso Cuore, eppur immune ma con potenti munizioni, avanza fra le tradizioni vetuste, egli è l’innovatore, il gran “ciarlatano” dalle mille ossessioni e non si polverizza con un mieloso quanto bieco bacio sulla fronte. Dal buco egli è tornato, più forte e agguerrito di prima nello spaventarli e soggiogar i lor stili stolti di vita, con puntiglio e maggior repentaglio egli arrota le rotule, le spezza e incatena la sua pelle al dimagrimento a vista d’occhio. Mirino di mira acuta quanto l’esplodere. E, se esplode, son gua(nt)i.<br />
I lestofanti fuggon terrorizzati, segnalano per altro rabbonir d’intimidazioni ma egli non arretra e ara la mietitrice. Coltiva la sua mania omicida, telefona anonimo nel trambusto dei soliti (ig)noti e agguanta le prede come un selvaggio, irrefrenabile cacciatore. Accende la macchina e fa volar pezzi di marmo del falso amore. Donando alle troie sol che calci di acido sapore e ai papponi un papparselo nello spappolato fegato di vigliacche “palle”. Li prende per i calzoni, a suo “coglione” maltrattato colpisce detonato. E non occorrerà fermarlo di “fermagli” con bave alla bocca da signori “bravi” e persone “perbene”, egli odia il moralismo e le prediche dei bonaccioni. Egli è e c’è, ucciderà i beoti, letale nel quando meno se l’aspetteranno.<br />
Nell’attesa, vibra e assediarlo oppur sedarlo non puoi.<br />
Carta adesso canta e in testa vi caga, dopo avervela mozzata. Perché i tentativi di (de)moralizzazione non partorirono un Pronto Soccorso ma un SOS di allarmismo savio.<br />
Travis è sempre stato pazzo ma vi aveva avvisato e non fu ascoltato, da quando scelse tal icona cinematografica a virtuoso sputarvi nelle membra e sbranarle.</p>
<p>Firmato un imprevisto Stefano Falotico<br />
Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
<ol id="elencoPlaylist">
<li><a title="Taxi Driver (1976)" href="http://www.filmtv.it/film/7025/taxi-driver-1976/">Taxi Driver (1976)</a></li>
<li><a title="Ronin (1998)" href="http://www.filmtv.it/film/18034/ronin-1998/">Ronin (1998)</a></li>
<li><a title="Cuore selvaggio (1990)" href="http://www.filmtv.it/film/14352/cuore-selvaggio-1990/">Cuore selvaggio (1990)</a></li>
</ol>
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		<title>Nosferatu</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Nov 2013 13:01:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Presto questo mio scritto comparirà in un libro, forse nella mia versione Necronomicon. Nosferatu Un cannibale che viaggia fra generose, sfoglianti follie. E piange le sue mestizie nell’imbrunire della strada. Come la vendetta nel mio nero mantello! Irsuto, in tendini nervosi, si squamano le agonie, squalo in questa città che poltrisce. Decadentista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_273" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Nosferatu-Kinski.jpg"><img class="size-medium wp-image-273" alt="Amami!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Nosferatu-Kinski-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Amami!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/lQJpxLy4vHY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/lQJpxLy4vHY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Presto questo mio scritto comparirà in un libro, forse nella mia versione <em>Necronomicon</em>.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><i>Nosferatu</i></p>
<p>Un cannibale che viaggia fra generose, sfoglianti follie. E piange le sue mestizie nell’imbrunire della strada. Come la vendetta nel mio nero mantello!</p>
<p>Irsuto, in tendini nervosi, si squamano le agonie, squalo in questa città che poltrisce. Decadentista in un mio apparire-sparire, fantasma e spettro, canzoniere di cicatrici “pittate” a viso semp’affamato, scarno, scavato, zigomo affilato, mai flebile, colpente le rabbie impetuose, forte, “incastrato” nel sempre mai dissuadermi da quel che sono, esperii, rinnegai e potente (ri)spu(n)tai! Da quel che capto d’istinto, gabbia mia voracissima rapita di scherno dolente in questa società “scherzosa” e schermante, propensa atavicamente alla derisione e ai giochi più schernitori, a umiliare il prossimo sinché par debole e dunque percepito come vigliacco su cui accanirsi da “sani”.</p>
<p>In una sera d’avanzato Settembre, mia amata mi domandasti perché, “affranto”, stavo affacciato al balcone a osservare il passeggiar stanco d’uomini indaffarati, chi con la prole “addosso”, chi ridacchiando nell’indistinto, confuso chiacchiericcio. Mi voltai, tranquillamente ti risposi che io non mi riposo neppure quando contemplo, o fingo, sospirando di guardare il tramonto sbuffante, quando plasmo le mie iridi, d’apparenza “distratta”, nel vedere oltre la superficie dei mari calmi, delle coscienze addormentate. Mi baciasti, soffiasti sul mio collo e premesti alla base del mio cazzo, che schizzò naufrago di tanta “moderata pigrizia”. Con flemma “acustica”, addolcisti l’esorbitare frenetico del mio voluttuoso volerti già volteggiante e nuda, “dirimpetto” a tutti che, da sotto, potevan adocchiarci per additarci come maniaci dell’oscenità impudica. T’afferrai, sollevando la gonna in veloce, punitor strappo, e tu me lo “stappasti”. E, nell’infilarlo dolce, allev(i)asti il dur Cuore mio triste, mordesti la mia spina dorsale e indossasti la ferocia di tal nostro (s)fregiarci. In un lasso “fregante” di Tempo “impertinente”, superbo di dinamicità d’acciuffar giusto l’istante d’una temperatura già vittoriosa dal turbinio giammai frenante, ferino inalai la tua figa nei sapori salivari dei canini e tu incalzasti a sbavarci&#8230; attorno, modellazione plastica di due cere astratte, remote d’eternità ineludibile da quest’umanità già, da come nacque, annuente al voler del conformismo arido e stanco.</p>
<p>Ti dimenasti a letto, furibonda di tanto mio buono-cattivo Dracula. E, non mor(d)endoci più, travolti dall’impeto dei gioiosi sensi, accasciai il pene nella vagina tua levigante, leccando poi l’agone dell’avermi martirizzato in tanto nostro ossessivo martellarci pulsante.</p>
<p>Mi domandasti, quindi abbandonata al godimento forse ancor maggiormente disinibito&#8230;, sai quando le carni s’ammorbano nel sudato rilassarle appena “espi(r)ate” nell’alto del poco trascorso innalzarci scevri d’ogni inibizione, se mai io fossi stato in carcere.</p>
<p>Perché, nello scoparmi come Cristo di Dio e Madonna tua di nuovo sverginata nella totale grazia da puledra <i>ars amandi</i> tanto disarmante, avvertisti attimi inequivocabili in cui, macellato dalla tua bontà serena e anche da osannata mia troia serva e severa, ebbi l’indeciso (s)concerto corporeo d’incorporare bestemmie al creatore.</p>
<p>Non solo della tua figa estasiante, io gemetti lagrimante. Sì!</p>
<p>Leccai il capezzolo tuo più irto, quello più tutt’ora da lubrificare nonostante il furioso prima suggerlo in carnivora tua irrefrenabile e lussuriosa, ridonata e ridondante verginità, porgendoti la carezza d’una risposta (in)discreta, ambigua come il dipinto dinanzi al nostro letto. Elegante e non volgare, forse provocante.</p>
<p>Un dipinto che ritraeva Satana accerchiato dagli angeli nel farsi il Cristo d’altro bugiardo schiacciato dalle ipocrisie di chi, da lassù e dalle origini imprigionanti, mentitore “comanda”&#8230; perfino le sacre ostie e come si doman le orge.</p>
<p>No, sì, forse può essere, potrei aver visto le sbarre e l’Inferno a torchiarmi così come poco fa, infiammati dalla Passione, esasperammo la vita vera, amplesso dopo amplessi, flessioni “tortuose” da imbizzarriti tori in fila rubina del cremisi scioglierci. E, in tal purpureo accecare le virtù false, scopai me stesso nel vederla nuda e celestiale, da Illuminato. Perché solo chi ha sconfitto le tetre, crespe onde del Sole bastardo e illusorio, può risalire alle pure ragioni dell’amore notturno.</p>
<p>Quindi è, eternamente e dal terrestre stronzo, alienata, eterea felicità che durerà sempre diurna!</p>
<p>Sai, ci fu un Tempo nel quale vissi nascosto, come un cerbiatto “matto” che, scalciando fanciullesco, cacciò proprio le “solarità” dei “vivi”, adempienti al tragitto “obbligato” e comunemente, secondo&#8230; così come avrei scoperto da intristito (dis)illuso, avviati invero e invece alla morte “tronfia”, che eppur si crede allegra e da “trionfi”.</p>
<p>Fu questo mio “tonfo”, nell’ero in un ieri forse ieratico e quindi già oltre, da cui rinvenni il riesumare la luminescente verità del Mondo. Già allora “fui”&#8230; sempre fum(m)o anche quando siamo, ricordatelo, &#8230; noi originari d’altre sponde da “diversi” del sentire e dunque amarci, commuoverci ed emozionarci&#8230;, già fui (<i>non</i>) <i>morto</i>. Più vivo degli altri nel mio sembiante da “sepolto”.</p>
<p>Ma la cattiveria della gente fu ancor più profonda. Superficiali, disprezzanti e partorenti il peggior, torturante (i)odio. Loro che “vivono colorati” di tanto c(l)oro, son proprio loro i mostri dei nostri “minori” cuori. Pusillanimi senza vergogna e privi di scrupoli morali, cesellatori testardi ché, secondo queste teste, la vita non può essere nulla se non la si vive come appunt(it)o a lor pare.</p>
<p>E fui lestamente “forzato” dalle violenze di tali bestie, dentro lo sgretolar delle sanguinarie pareti, con un vile arresto. Nella psiche ché al vociferar maggiore s’adattasse di tutto mio “fiore”. Forarono nel cambiarmi, “solleticarono” zone mie genetiche nel “naturalizzarmi” a quel che invece è mio naturale, immodificabile essere. Dunque a loro ridente proprio perché desiderarono che piangessi per plagiarmi al volere di “tutti”, della gente “comune” e avara. Ché avessi quel che loro adesso vogliono, han sempre ottusamente voluto sol avere. E non sono! Mai lo furono!</p>
<p>Lì, allora, ho visto. Ho visto le mille brame degli orizzonti, l’ampiezza della Bellezza rubata dalla cupidigia, dalla stupidità della loro mai placante, inetta, non essente bramosia.</p>
<p>Nell’<i>horror </i>vidi e (ri)vivrò. Nella virtuosità della mia fortezza. Ché attentarono ma nessuno, implorassero e basta, nessuno scalfirà.</p>
<p>Io scalpito di più rabbia e m’han solo che rafforzato.</p>
<p>Perché innocenti divelsero con pregiudizi svelti, a mortificarli perché “vivessero”. Noi&#8230;</p>
<p>Prima di giacere, qui nudi a letto, stavo assaggiando l’asprezza romantica del mio <i>Nosferatu</i>.</p>
<p>Del mio diverso. Anche del tuo. Ed è per questo che io e te ci siamo scelti, (ci) siamo accoppiati, abbiamo copulato.</p>
<p>Tu sei come me, il Nosferatu. Sfiorati&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hamlet</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 20:14:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico &#160; L’inverno del nostro “concerto” Vana è la strada di chi, timorato da Dio, chiede venia perché mi sven(tr)i, resisto basculante in oscillazioni nervose ma tutto il mio casino è (de)generato da una rinomata Natura, anche corporea oltreché fisica, che sradicò il Tempo per innamorarsi nei suoi lembi, lemme lemme e flemmatico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_257" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Hamlet-Branagh.jpg"><img class="size-medium wp-image-257" alt="Essere o non essere? Meglio il teschio, bacialo!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Hamlet-Branagh-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Essere o non essere? Meglio il teschio, bacialo!</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><i>L’inverno del nostro “concerto”</i></p>
<p>Vana è la strada di chi, timorato da Dio, chiede venia perché mi sven(tr)i, resisto basculante in oscillazioni nervose ma tutto il mio casino è (de)generato da una rinomata Natura, anche corporea oltreché fisica, che sradicò il Tempo per innamorarsi nei suoi lembi, lemme lemme e flemmatico arco di tempie contemplanti. Girovago, non mento a chi sono dentro, trascorrono le stagioni e le piogge dell’anima trascolorano, un viavai di “saliscendi”, di sale a pelle in dolcezza eburnea che guarnisce ma, giammai guarito, rido (s)<i>contento</i>. Imbrunita è l’aurora, porgimi un sorriso e increspalo a virtù della più vanitosa mia spina infranta in rose ammaccate dell’animo perso. Secondo molti, sono ammattito, secondo me, il solo detentore del mio destino, delle ferocie dentali e “intestine” ai miei ingranaggi invero più di prima raggianti, questa fosca vaghezza, nel pensare alato, m’è indubbia amica alleata. Ammicco con più garbo all’eleganza, sfamo la Notte in ambrata anima non dissanguata. Oh, vili, attaccatemi e schernite, ridete della vostra “saccente” prosopopea, creperete non capendo la vita, fenomeni poco cresciuti di Cuore, carpendo “stentorei” attimi dell’estemporanea idiozia d’un utopico (ar)restarvi topi. La mia musica sta partorendo liriche infinite, planetaria ira e ariosa, briosa, rossissima rugiada. Ruggini smaltite, sbuccio le labbra, brucio di bicchieri colorati nell’alcol mi (ar)rendo altrove. Navigando in tempeste armoniche del batter cardiaco e a te invaghito, forse sfiorata, mia amante lontana. Mi stupri la Vergine in mio petto battente amore puro, godi con un menestrello fra canterina “mascolinità” da quattro soldi. E ti svendi, a lui ti svesti, la sventoli e anche in gondola glielo lecchi. Che onde da stronza. Non me la racconterai&#8230;, già ci cascai, affogai, permeato dal Ponte dei Sospiri io perii in travolto innaffiarmi di corna sott’aceto. Sono anche umoristico, vedi? Negli abissi perlaceo. Ora, datemi una chitarra, scusate per il catarro, è colpa di me che spesso m’arrocco senza torri trionfanti ma “furfante” da spirito privo della vostra gelosia. Infatti, per sua (dis)colpa, son già morto d’un mancino colpo alle spalle. Troia! Ammirami dall’alto mentre mi fiondo sul lastricato. Spiaccicato al selciato, come un ratto non amato. Ma, scricchiolando nel ciottolato, rinascerò per altre cioccolate. Rammolliti! Ora, datemi una canzone <i>rock</i>, questo tonfo m’ha rinforzato più duro. Dalla fragilità, è risorto in Cielo. Osanna! Puttana!</p>
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		<title>Montecristo e Sleepers</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 12:01:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo sleeper crollante&#8230; Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-251" alt="Sleepers Padre Bobby" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center">
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo </i>sleeper <i>crollante&#8230;</i></p>
<p>Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati e di tutta “grazia” ascolta, o meglio “ausculta” la mia arringa, rispondi pacatamente, senz’esser invaso da perplessità o incertezze, tu che mai tremi dirimpetto alla “liceità” legittimissima dei tuoi “amorevoli” atti (s)gradevolissimi.</p>
<p>Tranquillo, non hai nulla di cui temere, solo chi ha scagliato pietre colpevoli, di linciaggio ingiusto, deve cagar sangue, nell’augurio che sia “innocentemente” scagionato. Tu invece sei grande, grosso, “adulto” e vaccinato, soprattutto “esperto” degli sverginamenti e del tuo furbo vizietto da “svezzato”&#8230; “ritto”. Quindi, in tal dì, non avendo tu niente da nascondere, sopporta cortesemente questa “pura” formalità, dedicami qualche utile minuto, e sarai liberato presto, non so se d’arresto, di poter ancora sgattaiolare in “corazzato” di chi, oh mio “amore” spaccone, si spaccò dal ridere nel rompere le finestre tue “piacevoli”. Concedimi questo piacere, non sai come mi stai facendo godere, gran “signore”. Per me, è un onore interrogarti. Un regalo che mi stai porgendo&#8230; come le guance altrui che sempre ti porgevano il “buffetto” perché tu, “sanamente”, potessi “legalmente” schiaffeggiarle sfacciato e dopo “schiacciarle” d’impuntato impunito. Punendo&#8230; Un <em>face</em> <i>to face </i>che ti costerà “soltanto”&#8230; qualche (in)disturbato attimo, pochi minutini, “robusto” mio contro il “minuto”. Guarda, in quest’aula, secondo disposizioni “igieniche”, è proibito fumare ma questo è un caso eccezionale e il giudice t’ha d(on)ato in mano una Marlboro. Quando avrai finito di “aspirare”&#8230; e avrai spento la “cenere”&#8230;, sarà un gioco di cere o di c’eri&#8230;?</p>
<p>Fissiamoci negli occhi, tu che incarni la “sincerità”.</p>
<p>Perdona ancora se ti rubo del Tempo&#8230; a te così assai prezioso. Non è colpa mia&#8230;, sei stato chiamato a testimoniare, arrabbiati col sistema.</p>
<p>Ecco, sbrigheremo subito la faccenda. Però scusami, non sai quanto me ne “duole”, spero che di me tu avrai (com)passione, dovresti replicare alle mie domande senza pensarci troppo. Sai, da fonti certe, son venuto a sapere che sei un “emerito dottore”, perciò deduco che tu sia sveglio di riflessi pronti, dinamico e sempre reattivo, con la parlantina da far “paura” e una dialettica oratoria che potresti intrattenere interi, non so se “integri”, <i>forum</i> per ore e giorni, mesi e an(n)i.</p>
<p>Secondo questo fascicolo, necessito assolutamente di alcune garanzie.</p>
<p>Prima domanda: perché ti divertivi a prendere per il culo una persona? Sono stato volgare con “culo?”. Già, non si addice al tuo (ca)risma. Allora, sarò meno “sgarbato”. Perché prendevi per i fondelli? Come già detto, dobbiamo “darci una mossa”, non biasimarmi se, giocoforza, dovrò (mal)essere tempestivo. Dovresti darmi una risposta veloce, schietta e franca da tre secondi netti. Non ti sfianco mica. Le regole sono queste, dobbiamo attenercene. Fosse per me, avessi inventato io la Legge, staremmo in una tavola “calda” da buoni “amici”. Allora, cosa rispondi?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Non so a cosa si riferisca.</p>
<p>Avvocato: &#8211; A come ferivi una persona a te antipatica. Non dirmi che non la conosci, perché in questa foto siete assieme. Ti do altri tre secondi. Visto che Babbo Natale generoso che sono? Per scioglierti la lingua, perché non offrirti anche lo “zuccherino?”. Avanti! Magnanimità!</p>
<p>Interrogato: &#8211; A essere sinceri&#8230; cose che capitano. Non ne farei un caso.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Di questa persona ti turbava tanto la sua “assenza” di un “lavoro” o ti premeva più accanirti sulla sua sessualità, che ti faceva rider da matti a “disamorare”, alludendo d’impotenze e psicopatie da pervertito? Tre secondi, stanno scandendo. Sei “scaldato?”. Scendiamo?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Avvocato, è la mia ideologia di “vita”. Secondo il mio superbo avviso, chi non lavora non deve “divertirsi”. Quindi, è sacrosanto fargli il popò. Vuole condannarmi per questo? Per quanto dobbiamo portare avanti questa “patetica” pantomima? Io sono un giocherellone, fa parte della “ruota”, gira a mio “farle girare”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Sospettavo che fossi “intelligente” ma mi stai stupendo. Sei splendido. Voglio complimentarmi con te. D’altronde, come potevo dubitarne? Sei uscito con ottima votazione da un “Liceo Classico”. Poi, ti sei “laureato” d’altro leccare. Mi avvicinerei a “stringerti”&#8230; con un “bacino” ma la prassi giudiziaria obbliga alle (im)parziali distanze.</p>
<p>Ora, come hai potuto constatare, sono state davvero solo un paio&#8230; di “mutande”. Scusatemi, è stato un <i>lapsus</i>. Volevo dire un paio di domande.</p>
<p>Non c’è due&#8230; appunto, coglione, e qui me ne sbatto il cazzo del comportamento “adeguato” e delle “volgarità”, al massimo mi radieranno dall’albo ma saranno albe oneste, senza la terza definitiva&#8230;</p>
<p>Questa persona t’infastidiva a tal punto da obbligarla a una reazione tanto potente e da “fuori di testa” per poi rigirare il crimine e rischiare di bruciarla, denunciandola di questa (il)lecita sua “alzata”, fino ad aver sfiorato che la “tua” persona finisse in un ospedale psichiatrico giudiziario? Tre secondi, ricorda.</p>
<p>Interrogato: &#8211; L’ha presa male. “Normali” provocazioni. Non ha retto all’urto. E, appena si è ribellato, ho dovuto prendere i miei “provvedimenti”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Certo, capisco. Hai fatto il tuo dovere da “bravo” cittadino. Posso mostrarti, mostro, questa foto?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Va bene, sono appassionato di “fotografia”. Ho sentito bene? Mi ha definito mostro? Sia messo a Verbale.</p>
<p>Dopo 3 nanosecondi&#8230; il nostro comincia, inspiegabilmente, a tremare. Un gigante.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Stai tremando o sbaglio? Sai, questa foto spunta adesso. L’abbiamo conservata per il tuo “vittorioso” momento. Assomiglia a te quello che sferra un pugno alla “nostra” persona? Una somiglianza da mettere i brividi.</p>
<p>Risale a prima che succedesse il “finimondo”. Mi trovo anche, sempre secondo “regolamento”, a farti&#8230; “sentire” questo nastro. Una conversazione telefonica in cui vai davvero “leggero” con le parole. Dopo di che, hai tagliato il “nastro” e volevi “sigillarlo” di “bocca chiusa”.</p>
<p>Scusa, ancora&#8230; Non è colpa mia. Adesso, mi devo rivolgere al giudice.</p>
<p>Giudice, procediamo?</p>
<p>Giudice: &#8211; Senz’ombra di dubbio.</p>
<p>Interrogato: &#8211; Cazzo! Che cosa state facendo? Porco Dio!</p>
<p>Avvocato: &#8211; Non bestemmiare! Perdona il mio urlo. Risparmia il “fiato” quando, in cella, ti sgolerai&#8230;</p>
<p>Aspetta, in altri tre secondi ti spiego il titolo. Tenetelo fermo, è brevissimo, “per direttissima”.</p>
<p>Sisifo scalò la montagna ma, giunto alla vetta, un maleducato smantellò il suo sacrificio. Questo torturante “processo” durò sette (s)volte. Improvvisamente, ci fu l’inaspettata svolta. Sisifo raggiunse la sommità, e da Cristo spedì all’Inferno il nostro “Diavolo” in caduta “libera”.</p>
<p>Ritorsione? No, prima gli torse il braccio dopo un torto di queste proporzioni, quindi il Diavolo si ruppe non poco&#8230; Già, “scivolando” giù dal dirupo, ti va fatta bene se non crepi “in diretta” di nuca “tosta”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-254 aligncenter" alt="Sleepers De Niro" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Amen</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Shining</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 14:05:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la luccicanza Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_245" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg"><img class="size-full wp-image-245" alt="Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle</p></div>
<div id="attachment_246" style="width: 380px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg"><img class="size-full wp-image-246" alt="Il lupo cattivello " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg" width="370" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Il lupo cattivello</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la </i>luccicanza</p>
<p>Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più raccapriccianti ché, solo rimembrarla, scote tremendamente le mie vene “adulte”.</p>
<p>Sin da piccolo, ho sempre sofferto d’una visione ascetica della realtà. Nei tempi, quand’ero ancor ciucciante i capezzoli di mia madre, ero svezzato in precoce odore di palpebre in mie iridi tanto mortifere da rifulgere proprio d’estasi vitale.<br />
Credo, anzi ne son certo, che le mie insonnie&#8230; tutt’ora perduranti in molta indecifrabile imperscrutabilità dell’amato mio più sacro scisma mentale, la zona profonda degl’ancestrali neuroni, si siano originate, scaturite magmatiche da una “frattura” primigenia, un liberissimo neonato librante nello spazio atemporale, deambulante.<br />
Una vibrazione percettiva che ha alimentato la mia e la vostra paura!<br />
Un buio dell’anima che tanto magnetica attrae e ipnotizza tutti quelli che vengon in contatto con me, quanto così accecante d’allontanarli ché, terrorizzati, gridano asmatici, impauriti da ciò che, nell’inconscio, l’inquieta.<br />
Non vi dannate dietro raziocini che ottemperino a qualche teoria rabbonente, è un sovrannaturale mio essere sempre a bloccare tutte le spiegazioni scientifiche. Un dono (in)naturale.<br />
Empirica di un’anima diversa, propulsiva così vivissima da urticar i vostri visi.</p>
<p>Gracchio quando la Luna accascia i suoi dardi bruni nel penetrarsi dentro la metropolitana di <i>Trafalgar Square</i>, ove gli scuri licantropi sbranano da <i>lupi</i> appunto <i>mannari</i>, <i>americani a Londra</i>. Divorando i lor stessi appetiti in fame mai saziata, offerta generosamente, di tutto parsimonioso morso, ai doppiopetti di chi veste, già, giacca e cravatta. Deglutiscono la cena, sminuzzano la carnale aderenza dei vostri “pantaloni”. Corrodono d’incisivi affinati le finezze bugiarde&#8230; poi si disperderanno nella brughiera delle nebbie, ululando incantati, inchinati ai pleniluni caldi.</p>
<p>Per tutta la mia vita “orrenda”, perché complicata da questo mio “errore” di fabbrica, ho anelato a trovar chi potesse assomigliarmi. Fra noi illuminati, la chiamiamo essenza dello <i>shining</i>. Dei cuori combacianti in affinità elettive.</p>
<p>Per sfortunate, o forse fortunose circostanze come le tante camere del grande albergo dal nome <i>Overlook</i>, incrociai un <i>uomo nero</i>. Dopo pochi, impercettibili istanti, compresi che riuscivamo a comunicare le nostre emozioni, a dialogare, a scambiarci i più misteriosi, empatici, impensabili pensieri, soltanto col potere telepatico della mente. Voi lo definireste “delirio”, il mio amico <i>David Lynch</i> lo intitolerebbe <b><i>Inland Empire</i></b>.</p>
<p>L’uomo nero, anch’egli all’inizio esterrefatto e un po’ scosso da quel che vide dapprima come “pericoloso”, mi sussurrò sottovoce all’orecchio che fors’ero il figlio “illegittimo” della Fata Morgana. Predestinato dunque alla sofferenza perché troppo vispo di vista aguzza in mezzo a un Mondo cieco e che, peggio, finge di chiuder spesso un occhio, bruciando però le streghe.</p>
<p>Non gli diedi ascolto, ritornai in “sella”, pedalai e cavalcai di triciclo fra i mille dedali di questo “ospitale”, disabitato<i> hotel</i>. Un ospedale del Peccato!</p>
<p>Mentre stavo pedalando di tutta lena e calma allegra, sobbalzai dinanzi a una porta oscena! Fui colto dal più mostruoso spavento. Non fu un’allucinazione da “bambino disturbato” ma una rivelazione sconvolgente. Mio padre, là dentro, in un’epoca remota chissà dove&#8230;, aveva sterminato le sue due figlie gemelle, le macellò a colpi d’ascia, da cannibale mangiatore soprattutto del suo “cuore”. Di fronte a me, scorsi poi la figura di mia madre, bella e magra, dolce e tranquilla. Ma piangeva. Perché era morta, assassinata dal marito, mia madre inguainata e insenguinata nel fantasma incarnato ad ammonizione perpetua che m’urlò: “Figlio, scappa. Allontanati da questa <i>Redrum</i>!”.  Con le ginocchia ancora screpolate di terrore, tentai di divincolarmi da quella “fantasia”.</p>
<p>Non molti mesi dopo, uccisi mio padre, il padre che aveva ucciso le figlie, blindandolo dentro il labirinto di come, se fuggì una volta dalla prigione della colpa, alla seconda fu tramortito e “freddato”.</p>
<p>L’uomo nero ha sempre ragione&#8230;</p>
<p>L’uomo nero conosce gli stregoni, gli “adulti” cattivi. L’uomo nero mi aveva messo in guardia da loro, dal puro <i>horror</i>, ma non gli diedi retta.</p>
<p>Ed è per questo che, per far paura ai bambini, si racconta loro la favola dell’orco.<br />
L’orco (non) è l’uomo nero, è colui che sa come va il Mondo, forse tuo padre all’apparenza si (s)vela in <i>Dottor Jekyll</i>, ma invero giocherà di <i>Hyde&#8230; and seek</i>.</p>
<p>Sin a quando un “bambino” ribalterà le regole dei ricatti, delle violenze psicologiche e te la combinerà bella.</p>
<p>Caro <i>Torrance</i>, sei conciato “a festa”. Cosa vuoi da bere, adesso?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><i> </i></p>
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		<title>Armata delle tenebre</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 14:33:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Un’armata al soldo della morte rinnovata, struggimento m’intenerisci Qui, in teutonica imperiosità, vergherò a vostra altezzosa signoria un prestigioso (s)fregiarla. Non s’arrabbi e non implori pietà tardive. Prima doveva pensarci, ché con poca dovizia tagliò e recise quando poteva scannare. E uccidere! Ma, dallo scarnificato cimitero dei lor stessi peccati, un mio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_221" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Bruce-Campbell-armata.jpg"><img class="size-medium wp-image-221" alt="Io vi distruggo!" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Bruce-Campbell-armata-300x215.jpg" width="300" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">Io vi distruggo!</p></div>
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Un’armata al soldo della morte rinnovata, struggimento m’intenerisci</i></p>
<p>Qui, in teutonica imperiosità, vergherò a vostra altezzosa signoria un prestigioso (s)fregiarla. Non s’arrabbi e non implori pietà tardive. Prima doveva pensarci, ché con poca dovizia tagliò e recise quando poteva scannare. E uccidere!</p>
<p>Ma, dallo scarnificato cimitero dei lor stessi peccati, un mio austero Principe rinomato sarà irriverente, spietato, fors’anche eclissante. Ché si spegneranno, travolti da un’insospettata furia, da una funambolica “cura” di particolari e pietre acutissime nel dur scheggiarli e, nelle fragorose ossa spezzate, “diluire” queste carni che abusarono con immoderata impudicizia.</p>
<p>Sarò dolce come un guanto di sfida, planante il lembo di cuscini che dormon beati ma da “rischiarare” nel ridestarli alla sveglia più altisonante, anche un po’ ferina e con Lucifero, di mia combutta, per presto saccheggiar tutti coloro che offesero, i ladroni, i truffatori, chi se n’è bellamente fregato e lavato le mani, sbuffando un “Arrangiatevi” da lasciar storditi. Noi, io e il Demonio, difensori degli oppressi, scalzati da un Mondo stolto e “integerrimo” nella sua falsità, nell’eloquio baldanzoso che spavento mi mette addosso. Sì, il Diavolo non è cattivo, credo sia verginello e difende le umiliazioni di quelli, per colpa vostra, caduti all’Inferno. La strada del Paradiso è “liscia” nel lastricare buone intenzioni? Io e Lucifero, allora, siamo i tentatori, ché della sciocca bontà oramai ne abbiam piene le palle. Con quale grottesca meticolosità il criminale ribaltò il crimine. Con quale “paziente sofisticatezza” giocò di biforcuta lingua.</p>
<p>E questo merita il Paradiso? Ha sempre rubato, sin dalla più “furbetta” sua infanzia, quando sgraffignava le caramelle dalla figa marcia di sua madre. Una che teneva a bada il minimo “piacere” delle sue masturbazioni tristi da solitaria però “sposata”. Un’infelice, il figlio non fu da meno e appunto di manina “delicata” affondava, per (rin)venire quel lercio deflorarla d’incesto “invisibile”. Quando ella dormiva, infilava le dita e afferrava il nettare di tanta sua genitrice scostumata.</p>
<p>Secca anche lì, morente “ambiziosamente” per un amante toro che la tornisse e d’avvinghiare con (in)sperato godimento.</p>
<p>Quali ornamenti i suoi “gioielli”. Eh già, tutta rammollita, flaccida, inacidita e ingiallita. Che schifezza!</p>
<p>Mai saziata, se la leccava fra zanzare merdose, “partorendo” la fritta(ta). Unta e putrida e quindi con nessuno ad alzarle la gonnella per fonderlo “alzato”, però “orgogliosa” a “zampillare” col bicchierino ai festini con tanto di piedino, porcellini più insoddisfatti di codesta gallina con le zampine, lardosa di voglia ma magra di non grattarla a gratificazione, una povera “figa”&#8230; davvero corteggiata o da “corteo” amorevole dei morti?</p>
<p>Eh sì, il racconto finisce così. Se il figlio è un idiota, la madre comprese il Male che gli trasmise nell’unica volta in cui scopò. Fra l’altro, con un maschietto ammalato di povertà mentale, perciò di “dabbenaggine” a fotterla&#8230; una vita da fall(it)i.</p>
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