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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Dio</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>Il seme della follia, s(c)emi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 13:38:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli They Live nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi rocker, domani melanconico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/s0ochnB3VNs" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe>Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli <em>They Live</em> nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi <em>rocker</em>, domani melanconico come una fievole, calda melodia <em>jazz</em> che, sfregando immagini inquietanti di (sotto)fondo, cari (s)fondati (in)certi, irta ed eretta di <em>cric</em>-<em>track</em>-<em>mind</em>, irosa e rossa nel trasfonderci umana, cauta e lieve, ci inonda di letizia, invece, corroborante la nostra psiche, sempre anima(ta) nella mente vera e giustamente, appunto, vitrea nel lindor accecante del viaggio pen(sier)oso e talora avventuroso del vivido essere senziente e non essere, come (non) siete, dentro una triste, agghiacciante ambulanza di corpi e c(u)ori macchine. Vi(b)ra lampeggiante la bellezza asciutta senza (rim)pianti, incatenata o incantata, feroce o già squagliata dagli squal(lid)i? Ed è poesia (dis)incantata in mo(vi)menti di palpebre argute, sonnolente, abbacchiate ma non abbattute, (s)battiamoci nella pavimentazione a prima-pietra di cuor (in)vis(t)o che, superficiale nel visitarci da voi, opachi e miopi, traslucida, furente, battagliera, si aggancia ai voli pindarici, anche da Icari b(r)uc(i)ati e non da scor(i)egge del viver apparentemente savio e inver falso ché non sente se non i bagliori fatui, effimeri di sé stes(s)i già da morti viventi e sepolti, cementati, orrendamente scop(pi)ati.</p>
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		<title>L’urlo infame della mia pazzia contro i luridi, contro il duro lavoro, contro tutto, e nessuno sconto, solo i miei (r)acconti, evviva Dracula che non perdona, lunga vita al Conte</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2014 09:35:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Da anni, con protervia e fine, intima arroganza, me ne fotto&#8230; sia dell’organza che degli orgasmi. Questo mio atteggiamento, che i superficiali giudicano schivo e a me schifano, è il ritratto simbiotico della mia creaturale aderenza al temp(i)o mio ignoto ove, senza soluzione di continuità, un giorno la mia mente si rompe [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi59.tinypic.com/208zc5x.jpg" width="500" height="348" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Da anni, con protervia e fine, intima arroganza, me ne fotto&#8230; sia dell’organza che degli orgasmi. Questo mio atteggiamento, che i superficiali giudicano schivo e a me schifano, è il ritratto simbiotico della mia creaturale aderenza al temp(i)o mio ignoto ove, senza soluzione di continuità, un giorno la mia mente si rompe in eruzioni odoranti il mio adorabile, olfattivissimo malessere da crollato in lacrime colanti ma sempre più remoto dalla società che incolla, mentre del domani non v’è certezza e comunque continuerò estenuatamente a far i cazzi miei, privilegiando il gioco da “idiota” di colui che, barricato in orgogliosa trincea, preferisce vivere rintanato, lontano dal trambusto, dalle rivalità ché scatenan solo fratricidi e guerrafondaie gelosie, coccolandomi nell’armistizio beato a meno che qualche stronzo appunto non rompa e, anelando a scalfire i miei collaudati equilibri, con la sua fottuta superbia da figlio di puttana tanto “corazzato” a scoraggiarmi perché sbuffo, scoreggiandogli, mi voglia indurre a combattere&#8230; Io combatto solo per il mio petto battermi, perché preferisco la nudità espettorata ai caporali e al generale&#8230; porcile di massa, ottenebrandomi nelle albe chete perché sol allora m’assonno in ancor neri sogni, masturbatorio poi, in tali stupendi incubi, gracchio il mio pen(ar)e in stile mansueto allo scroscio del dolce su e giù che se la mena in modo disturbante e a me dunque piacevolmente cazzeggiandovi. A sfancularvi con orrida prosopopea da uomo che del mondo è stufo. Nella mia dimora, non uso le stufe, mangio però le caldarroste durante il mio eterno autunno. Sì, il vostro capitalismo, soprattutto ideologico, ha partorito i vostri esseri informi e io invece son qui a informarvi che tal vostro comportamento porterà soltanto ad altri crematori forni e ad anime ammalate di povertà. Oh sempre state a fornicare, a ficcar la torta e guai, miei schizzinosi tanto caldamente schizzati, se le (ciam)belle non riescon col cubo. Tanto v’entrate con la “dolcezza” ipocrita da “uomini” di “burro”. Sì, sento “calore” e affett(at)o da parte vostra, da parte mia solo la ciliegina rossa, vampiristica di non potermi levar di torno. Userete, a mia tortura, il torchio ma io son sempre tornante ad accerchiarvi, ad abbrustolirvi tanto da lasciarvi accecati tutti e di ghiaccio, così non lancerete neanche più un sasso, miei stoccafissi di questo paio di palle. Io sono il mitico impalatore! Io sono lanceolato ma non morto, ho perduto lo slancio eppur mordo. Ti fissi col lavoro. Andate pure a lavorare, vi serve come copertura per ogni squallida porcata da squali. Io amerò sempre una pizza capricciosa, mangiata al tuo viso di pomodoro da gommosa mozzarella, alle tue belanti bellocce che “condisci” di olivine “piccanti, leccandomi poi le labbra quando ti presenterò il mio Conte Dracula. Sì, non lascio mai i conti in sospeso. E ora t’impalo, così impari. Io sono colui che cattivo è diventato di parimenti carne al sangue. Se non ti sta bene ove t’ho seppellito, pagami e, di gran cordoglio, sotterrerò di nuovo l’ascia di guerra per piazzartela violentissima in pancia. Sentite condoglianze? No, dammi almeno i soldi, mio pomposo, per pagarti le “onorificenze” di tante funebri pompe. Sì, all’Inferno, il Diavolo, che son sempre io, Vlad, non ti spompinerà, te lo taglierà del “lutto”.</p>
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		<title>Dracula mangia le carni e ogni esorcismo non può resistere alla sua (r)esistenza da non morto!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2013 13:43:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Profezia millenaria del punitore carnale La mansuetudine in me non abita, vergo liriche ossute di suffragante dissoluzione e, in tal schianto, m’abbarbico a furenti, ardentissimi quieti porti ove onirico bacio i paletti d’avorio ché, a demonizzarmi da vampiro, slabbrati verrete un(i)ti dal mio selvatico, irrefrenabile morso da invincibile licantropo. Sì, mi congiungo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/Bzb3rASU-pM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="560" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/Bzb3rASU-pM?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p><strong>Profezia millenaria del punitore carnale</strong></p>
<p>La mansuetudine in me non abita, vergo liriche ossute di suffragante dissoluzione e, in tal schianto, m’abbarbico a furenti, ardentissimi quieti porti ove onirico bacio i paletti d’avorio ché, a demonizzarmi da vampiro, slabbrati verrete un(i)ti dal mio selvatico, irrefrenabile morso da invincibile licantropo. Sì, mi congiungo giugulare a un agguerrito giammai arreso in tane mie d’una tundra nera, nella Russia che dondol’armoniosa, Lucifero è me a sposa di Mina stuprata da indotto suicidio. E ombre macchiano il mio altero, ateissimo peccarvi, distruggere di nichilismo atroce con rintocchi avidi di sangue. Nell’alveare vostro da pusillanimi melensi, accoccolandovi in balde ruffianerie, ingravido le mie meningi d’acuto risplenderle ove criptico, qui emerso dalla cripta, sfodererò la vendetta più punente, forte mio combattente, inoppugnabile slancio a dissacrare ogni vostro falso e sconcio rito. Lei donna&#8230; a cui sotto un ponte straccio la gonna e se n’imbeve in spermatico sodomizzarla di trivellata cavità con crudeltà pari alla sua inferta cagna che si nasconde casta. Me n’infetto, infilo d’infilzarla e la scopo nel rotearla a suoi orgasmi bagnanti il montagnoso turbinio del lederla nei buchi, lebbra mia a suadente corrosione, ferocia ignobile di mia altezza nobiliare, quindi oltre il giudizio meschino delle vostre finte e baccanali, chiassose divinità. La logoro, tornita di culo avvolge il prepuzio e lo scandisce godendolo crescente di rubiconde, rotonde, rotolanti e fini, sottilissime incandescenze. L’ammantello di figa erosa, palpita in ascesi rosea e con me sente il calor glorioso. La scavo, incuneato a florido temprare le sue pareti martiri dei piaceri, da voi invece sublimati in catarsi malefica alla violenza repressa. Non ci castigherete, sarò io a castrarvi, a grattare in fondo le vostre troie e amputare ogni lor inibizione a nostre intime, suine elevazioni. Il grasso colerà in mia magrezza e gemeranno tutte supine e sudate, afflitte dall’apoteosi lussuriosa insistente e vorace. Imprimerò alle concubine il cubo delle segretezze che celate in nude maschere da me qui depurate, deturpante le cere plastiche.</p>
<p>Scagliatevi di amuleti, io sono qui, fiero della mia forza.</p>
<p>E placarla non potete. Impotenti!</p>
<p>Io sono il Signore, il Principe della notte</p>
<p>E così sarà. Morirete a vedere le vostre puttane, una dopo l’altra in chinata vostra supplicante fila indiana. E caudino qui io adesso a mangiarvi. Tutti e tutte divorate.</p>
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		<title>Sigarette, nobili fumo d’orientale miagolio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2013 15:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Accigliato, ai bordi di queste case diroccate, “piovono” macerie sul selciato della mia anima. E, fra tante vite permeate di fresche lor libagioni mai stanche, “affilo” il naso nell’aspirazione nervosa che dia un tocco di prelibatezza a tal logorio mio che par di tutti i dì disamorato. Ancorato ad ancor sperare che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p>Accigliato, ai bordi di queste case diroccate, “piovono” macerie sul selciato della mia anima. E, fra tante vite permeate di fresche lor libagioni mai stanche, “affilo” il naso nell’aspirazione nervosa che dia un tocco di prelibatezza a tal logorio mio che par di tutti i dì disamorato. Ancorato ad ancor sperare che domani i tramonti sian inebriati, meno spettrali, di tante rinate vite a me ad attraccar per non più nessuno attaccare.</p>
<p>Quella sicumera, quella forza d’urto che mi spingeva, oggi tutte le illusioni son deperite in vimini col disco della mia ernia. Ed ero, rotto dentro, spaccato in mille par(e)ti, cellula danzatrice d’una esistenza risorta di mellifluo credere che, evoluto, avrei spiccato il volo, invece giorno dopo giorno c(r)edo, non crepo ripiegato su me stesso, giammai sconfitto, eppur vivo, anche se a stento. Ho sete e labbra secche.</p>
<p>Estraggo dalla tasca una sigaretta. Fumare è resistere, il turbinio dei rompicapi dei viventi morti sta crepitando ad ossessionarmi a morte! E piango, lagrim’assorta in una radura di fresca mia rasatura in cristalli d’apoteosi al bello. Forse idiota, passeggiando ermetico. Fumando, dapprincipio, scovai la sorte d’un dado “cattivo”, la prima iniziazione alla fase adulta ove speranza non c’è più.</p>
<p>Buio, abbaiano, tormenti m’inguainano e tremo per non cadere. Un corpo vaga ma è il mio fantasma. Domani sarà come oggi. Ieri è già il futuro, altro fumo, un amore che va via e spara a me che già espiai, spio a un (t)ratto la vita, tratteggerò onestà morali da viaggiatori sinceri su un arrugginito trattore, fantasia di gomme asfaltate al solo e non sordo “odore” lontano dai rumori “accecanti” del pneumatico vostro odioso giorno. Fumo e, anch’io fottutamente adulto, cazzo&#8230; son fottuto.</p>
<p>Volgo gli occhi ove meno volgarità alla limpidità sia illuminata di lucernari “ripidi” e raschianti il freddo che tutt’ora, nel ventre anche celato, sento. Sibila lo scontento, non tormentarmi, nemico bastardo!</p>
<p>Fuori le ansie il vento scioglierà. Tuona!</p>
<p>E, nei soli di un Oriente calmo, remerò d’Atlantico in pace d’una traversata sul Pacifico, per scalar la Muraglia delle mie innate iridi a mandorla. Sapore io agro e dolce, sapete, leccami quel che cremoso ammicca e, uscendo, in vagina entra “accorto”. Lungo o breve il percorso è rosso&#8230;</p>
<p>Come la fiammella spenta e accesa, di colpo forte e folle, penetrando l’abbrustolirci e tu che scuo(t)i la vagina.</p>
<p>Che schifo.</p>
<p>Come il marcio delle sigarette.</p>
<p>Ma talvolta ci vuole.</p>
<p>Il resto è cen(er)e.</p>
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		<title>Montecristo e Sleepers</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 12:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo sleeper crollante&#8230; Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-251" alt="Sleepers Padre Bobby" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center">
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>L’ultima, vendicativa fatica di Sisifo e la punizione esemplare del suo </i>sleeper <i>crollante&#8230;</i></p>
<p>Oh mio dilettevole, “giocondo” e frenetico cacciatore di anime. Siediti in “trono” dell’innocuo Giudizio, ossequia la giuria con un saluto dei tuoi da sorrisetto e “mazzolin di fiori”, beffardamente annuisci un “sincero” giuramento come da tuo impeccabile “stile”, accomodati e di tutta “grazia” ascolta, o meglio “ausculta” la mia arringa, rispondi pacatamente, senz’esser invaso da perplessità o incertezze, tu che mai tremi dirimpetto alla “liceità” legittimissima dei tuoi “amorevoli” atti (s)gradevolissimi.</p>
<p>Tranquillo, non hai nulla di cui temere, solo chi ha scagliato pietre colpevoli, di linciaggio ingiusto, deve cagar sangue, nell’augurio che sia “innocentemente” scagionato. Tu invece sei grande, grosso, “adulto” e vaccinato, soprattutto “esperto” degli sverginamenti e del tuo furbo vizietto da “svezzato”&#8230; “ritto”. Quindi, in tal dì, non avendo tu niente da nascondere, sopporta cortesemente questa “pura” formalità, dedicami qualche utile minuto, e sarai liberato presto, non so se d’arresto, di poter ancora sgattaiolare in “corazzato” di chi, oh mio “amore” spaccone, si spaccò dal ridere nel rompere le finestre tue “piacevoli”. Concedimi questo piacere, non sai come mi stai facendo godere, gran “signore”. Per me, è un onore interrogarti. Un regalo che mi stai porgendo&#8230; come le guance altrui che sempre ti porgevano il “buffetto” perché tu, “sanamente”, potessi “legalmente” schiaffeggiarle sfacciato e dopo “schiacciarle” d’impuntato impunito. Punendo&#8230; Un <em>face</em> <i>to face </i>che ti costerà “soltanto”&#8230; qualche (in)disturbato attimo, pochi minutini, “robusto” mio contro il “minuto”. Guarda, in quest’aula, secondo disposizioni “igieniche”, è proibito fumare ma questo è un caso eccezionale e il giudice t’ha d(on)ato in mano una Marlboro. Quando avrai finito di “aspirare”&#8230; e avrai spento la “cenere”&#8230;, sarà un gioco di cere o di c’eri&#8230;?</p>
<p>Fissiamoci negli occhi, tu che incarni la “sincerità”.</p>
<p>Perdona ancora se ti rubo del Tempo&#8230; a te così assai prezioso. Non è colpa mia&#8230;, sei stato chiamato a testimoniare, arrabbiati col sistema.</p>
<p>Ecco, sbrigheremo subito la faccenda. Però scusami, non sai quanto me ne “duole”, spero che di me tu avrai (com)passione, dovresti replicare alle mie domande senza pensarci troppo. Sai, da fonti certe, son venuto a sapere che sei un “emerito dottore”, perciò deduco che tu sia sveglio di riflessi pronti, dinamico e sempre reattivo, con la parlantina da far “paura” e una dialettica oratoria che potresti intrattenere interi, non so se “integri”, <i>forum</i> per ore e giorni, mesi e an(n)i.</p>
<p>Secondo questo fascicolo, necessito assolutamente di alcune garanzie.</p>
<p>Prima domanda: perché ti divertivi a prendere per il culo una persona? Sono stato volgare con “culo?”. Già, non si addice al tuo (ca)risma. Allora, sarò meno “sgarbato”. Perché prendevi per i fondelli? Come già detto, dobbiamo “darci una mossa”, non biasimarmi se, giocoforza, dovrò (mal)essere tempestivo. Dovresti darmi una risposta veloce, schietta e franca da tre secondi netti. Non ti sfianco mica. Le regole sono queste, dobbiamo attenercene. Fosse per me, avessi inventato io la Legge, staremmo in una tavola “calda” da buoni “amici”. Allora, cosa rispondi?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Non so a cosa si riferisca.</p>
<p>Avvocato: &#8211; A come ferivi una persona a te antipatica. Non dirmi che non la conosci, perché in questa foto siete assieme. Ti do altri tre secondi. Visto che Babbo Natale generoso che sono? Per scioglierti la lingua, perché non offrirti anche lo “zuccherino?”. Avanti! Magnanimità!</p>
<p>Interrogato: &#8211; A essere sinceri&#8230; cose che capitano. Non ne farei un caso.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Di questa persona ti turbava tanto la sua “assenza” di un “lavoro” o ti premeva più accanirti sulla sua sessualità, che ti faceva rider da matti a “disamorare”, alludendo d’impotenze e psicopatie da pervertito? Tre secondi, stanno scandendo. Sei “scaldato?”. Scendiamo?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Avvocato, è la mia ideologia di “vita”. Secondo il mio superbo avviso, chi non lavora non deve “divertirsi”. Quindi, è sacrosanto fargli il popò. Vuole condannarmi per questo? Per quanto dobbiamo portare avanti questa “patetica” pantomima? Io sono un giocherellone, fa parte della “ruota”, gira a mio “farle girare”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Sospettavo che fossi “intelligente” ma mi stai stupendo. Sei splendido. Voglio complimentarmi con te. D’altronde, come potevo dubitarne? Sei uscito con ottima votazione da un “Liceo Classico”. Poi, ti sei “laureato” d’altro leccare. Mi avvicinerei a “stringerti”&#8230; con un “bacino” ma la prassi giudiziaria obbliga alle (im)parziali distanze.</p>
<p>Ora, come hai potuto constatare, sono state davvero solo un paio&#8230; di “mutande”. Scusatemi, è stato un <i>lapsus</i>. Volevo dire un paio di domande.</p>
<p>Non c’è due&#8230; appunto, coglione, e qui me ne sbatto il cazzo del comportamento “adeguato” e delle “volgarità”, al massimo mi radieranno dall’albo ma saranno albe oneste, senza la terza definitiva&#8230;</p>
<p>Questa persona t’infastidiva a tal punto da obbligarla a una reazione tanto potente e da “fuori di testa” per poi rigirare il crimine e rischiare di bruciarla, denunciandola di questa (il)lecita sua “alzata”, fino ad aver sfiorato che la “tua” persona finisse in un ospedale psichiatrico giudiziario? Tre secondi, ricorda.</p>
<p>Interrogato: &#8211; L’ha presa male. “Normali” provocazioni. Non ha retto all’urto. E, appena si è ribellato, ho dovuto prendere i miei “provvedimenti”.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Certo, capisco. Hai fatto il tuo dovere da “bravo” cittadino. Posso mostrarti, mostro, questa foto?</p>
<p>Interrogato: &#8211; Va bene, sono appassionato di “fotografia”. Ho sentito bene? Mi ha definito mostro? Sia messo a Verbale.</p>
<p>Dopo 3 nanosecondi&#8230; il nostro comincia, inspiegabilmente, a tremare. Un gigante.</p>
<p>Avvocato: &#8211; Stai tremando o sbaglio? Sai, questa foto spunta adesso. L’abbiamo conservata per il tuo “vittorioso” momento. Assomiglia a te quello che sferra un pugno alla “nostra” persona? Una somiglianza da mettere i brividi.</p>
<p>Risale a prima che succedesse il “finimondo”. Mi trovo anche, sempre secondo “regolamento”, a farti&#8230; “sentire” questo nastro. Una conversazione telefonica in cui vai davvero “leggero” con le parole. Dopo di che, hai tagliato il “nastro” e volevi “sigillarlo” di “bocca chiusa”.</p>
<p>Scusa, ancora&#8230; Non è colpa mia. Adesso, mi devo rivolgere al giudice.</p>
<p>Giudice, procediamo?</p>
<p>Giudice: &#8211; Senz’ombra di dubbio.</p>
<p>Interrogato: &#8211; Cazzo! Che cosa state facendo? Porco Dio!</p>
<p>Avvocato: &#8211; Non bestemmiare! Perdona il mio urlo. Risparmia il “fiato” quando, in cella, ti sgolerai&#8230;</p>
<p>Aspetta, in altri tre secondi ti spiego il titolo. Tenetelo fermo, è brevissimo, “per direttissima”.</p>
<p>Sisifo scalò la montagna ma, giunto alla vetta, un maleducato smantellò il suo sacrificio. Questo torturante “processo” durò sette (s)volte. Improvvisamente, ci fu l’inaspettata svolta. Sisifo raggiunse la sommità, e da Cristo spedì all’Inferno il nostro “Diavolo” in caduta “libera”.</p>
<p>Ritorsione? No, prima gli torse il braccio dopo un torto di queste proporzioni, quindi il Diavolo si ruppe non poco&#8230; Già, “scivolando” giù dal dirupo, ti va fatta bene se non crepi “in diretta” di nuca “tosta”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-254 aligncenter" alt="Sleepers De Niro" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Sleepers-2-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Amen</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Shining</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 14:05:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la luccicanza Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_245" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg"><img class="size-full wp-image-245" alt="Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining-2.jpg" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Spacca ma poi gli si ghiacceranno le palle</p></div>
<div id="attachment_246" style="width: 380px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg"><img class="size-full wp-image-246" alt="Il lupo cattivello " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/11/Jack-Shining.jpg" width="370" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Il lupo cattivello</p></div>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><i>Nel labirinto, l’orco morì di (s)porca paura, i suoi omicidi fremiti si gelarono agghiacciati dall’indole “inferma” del bambino con la </i>luccicanza</p>
<p>Molti anni fa, ora che maturo posso stemperare le emozioni rabbrividenti dell’incubo addent(r)ante che vi narrerò a breve, vidi coi miei occhi l’orrore, una delle storie, da me “aspirate”, fra le più raccapriccianti ché, solo rimembrarla, scote tremendamente le mie vene “adulte”.</p>
<p>Sin da piccolo, ho sempre sofferto d’una visione ascetica della realtà. Nei tempi, quand’ero ancor ciucciante i capezzoli di mia madre, ero svezzato in precoce odore di palpebre in mie iridi tanto mortifere da rifulgere proprio d’estasi vitale.<br />
Credo, anzi ne son certo, che le mie insonnie&#8230; tutt’ora perduranti in molta indecifrabile imperscrutabilità dell’amato mio più sacro scisma mentale, la zona profonda degl’ancestrali neuroni, si siano originate, scaturite magmatiche da una “frattura” primigenia, un liberissimo neonato librante nello spazio atemporale, deambulante.<br />
Una vibrazione percettiva che ha alimentato la mia e la vostra paura!<br />
Un buio dell’anima che tanto magnetica attrae e ipnotizza tutti quelli che vengon in contatto con me, quanto così accecante d’allontanarli ché, terrorizzati, gridano asmatici, impauriti da ciò che, nell’inconscio, l’inquieta.<br />
Non vi dannate dietro raziocini che ottemperino a qualche teoria rabbonente, è un sovrannaturale mio essere sempre a bloccare tutte le spiegazioni scientifiche. Un dono (in)naturale.<br />
Empirica di un’anima diversa, propulsiva così vivissima da urticar i vostri visi.</p>
<p>Gracchio quando la Luna accascia i suoi dardi bruni nel penetrarsi dentro la metropolitana di <i>Trafalgar Square</i>, ove gli scuri licantropi sbranano da <i>lupi</i> appunto <i>mannari</i>, <i>americani a Londra</i>. Divorando i lor stessi appetiti in fame mai saziata, offerta generosamente, di tutto parsimonioso morso, ai doppiopetti di chi veste, già, giacca e cravatta. Deglutiscono la cena, sminuzzano la carnale aderenza dei vostri “pantaloni”. Corrodono d’incisivi affinati le finezze bugiarde&#8230; poi si disperderanno nella brughiera delle nebbie, ululando incantati, inchinati ai pleniluni caldi.</p>
<p>Per tutta la mia vita “orrenda”, perché complicata da questo mio “errore” di fabbrica, ho anelato a trovar chi potesse assomigliarmi. Fra noi illuminati, la chiamiamo essenza dello <i>shining</i>. Dei cuori combacianti in affinità elettive.</p>
<p>Per sfortunate, o forse fortunose circostanze come le tante camere del grande albergo dal nome <i>Overlook</i>, incrociai un <i>uomo nero</i>. Dopo pochi, impercettibili istanti, compresi che riuscivamo a comunicare le nostre emozioni, a dialogare, a scambiarci i più misteriosi, empatici, impensabili pensieri, soltanto col potere telepatico della mente. Voi lo definireste “delirio”, il mio amico <i>David Lynch</i> lo intitolerebbe <b><i>Inland Empire</i></b>.</p>
<p>L’uomo nero, anch’egli all’inizio esterrefatto e un po’ scosso da quel che vide dapprima come “pericoloso”, mi sussurrò sottovoce all’orecchio che fors’ero il figlio “illegittimo” della Fata Morgana. Predestinato dunque alla sofferenza perché troppo vispo di vista aguzza in mezzo a un Mondo cieco e che, peggio, finge di chiuder spesso un occhio, bruciando però le streghe.</p>
<p>Non gli diedi ascolto, ritornai in “sella”, pedalai e cavalcai di triciclo fra i mille dedali di questo “ospitale”, disabitato<i> hotel</i>. Un ospedale del Peccato!</p>
<p>Mentre stavo pedalando di tutta lena e calma allegra, sobbalzai dinanzi a una porta oscena! Fui colto dal più mostruoso spavento. Non fu un’allucinazione da “bambino disturbato” ma una rivelazione sconvolgente. Mio padre, là dentro, in un’epoca remota chissà dove&#8230;, aveva sterminato le sue due figlie gemelle, le macellò a colpi d’ascia, da cannibale mangiatore soprattutto del suo “cuore”. Di fronte a me, scorsi poi la figura di mia madre, bella e magra, dolce e tranquilla. Ma piangeva. Perché era morta, assassinata dal marito, mia madre inguainata e insenguinata nel fantasma incarnato ad ammonizione perpetua che m’urlò: “Figlio, scappa. Allontanati da questa <i>Redrum</i>!”.  Con le ginocchia ancora screpolate di terrore, tentai di divincolarmi da quella “fantasia”.</p>
<p>Non molti mesi dopo, uccisi mio padre, il padre che aveva ucciso le figlie, blindandolo dentro il labirinto di come, se fuggì una volta dalla prigione della colpa, alla seconda fu tramortito e “freddato”.</p>
<p>L’uomo nero ha sempre ragione&#8230;</p>
<p>L’uomo nero conosce gli stregoni, gli “adulti” cattivi. L’uomo nero mi aveva messo in guardia da loro, dal puro <i>horror</i>, ma non gli diedi retta.</p>
<p>Ed è per questo che, per far paura ai bambini, si racconta loro la favola dell’orco.<br />
L’orco (non) è l’uomo nero, è colui che sa come va il Mondo, forse tuo padre all’apparenza si (s)vela in <i>Dottor Jekyll</i>, ma invero giocherà di <i>Hyde&#8230; and seek</i>.</p>
<p>Sin a quando un “bambino” ribalterà le regole dei ricatti, delle violenze psicologiche e te la combinerà bella.</p>
<p>Caro <i>Torrance</i>, sei conciato “a festa”. Cosa vuoi da bere, adesso?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><i> </i></p>
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		<title>Lou Reed, Creazione di Adamo alla Michelangelo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 11:14:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Blade Runner, R.I.P. caro eterno mio Lou Reed Sei morto a fine Ottobre di questo (s)fortunato 2013, un lutto che ci martoria, m’ossessiona e sta anche però gioendo. Tu, “gioielliere” delle emozioni dedicate ai loser, perché anche tu lo sei o lo fosti nel divenire. Quando, vedendo il Mondo nella sua squallida nudità, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Creazione-Adamo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-215" alt="Creazione Adamo" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Creazione-Adamo-300x131.jpg" width="300" height="131" /></a></p>
<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p align="center">Blade Runner<i>, R.I.P. caro eterno mio </i>Lou Reed<i></i></p>
<p>Sei morto a fine Ottobre di questo (s)fortunato 2013, un lutto che ci martoria, m’ossessiona e sta anche però gioendo.</p>
<p>Tu, “gioielliere” delle emozioni dedicate ai <i>loser</i>, perché anche tu lo sei o lo fosti nel divenire. Quando, vedendo il Mondo nella sua squallida nudità, magnificasti il celestiale elevarti a profeta, di lusso (s)gradito, inviso alle borghesie più (s)radicate. Quel radicalissimo sempre loro accertare chi mai accetteranno, a far scomparire l’umanità “diversa” che combatterà sempre, purtroppo o per (s)fortuna, una lotta persa in partenza. Quanta voce nel tuo roco “ammattirla”, sì, incitarla a essere sempre feroce, battagliera, a non adeguarsi, a non cedere dinanzi ai più melliflui, sporchi ricatti. Insistetti perché noi (r)esisteremo altrove, baciati nella culla dal Dio nobile, che presto ci giudicò destinati a un (in)fa(r)to sganciato dalle frenesie di quelli senza Cuore, che bruciano le anime e di sadismo le avvelenano a poco a poco, strangolandole nelle fornaci. A cui puoi dapprima sbraitare futilmente, fuggitivo poi (e)vincertene, sbuffare ché sei (im)battuto, sbattertene&#8230; ma della vita così come giacciono d’abbracci ed erosivi bracieri o braccialetti senza sensuale letto a mo’ di loro, gli essi vivono, la intendono per sempre “protenderlo”&#8230; Sì, pretenziosi in erezione stronza, fra bastarde pronte a leccar ansie false. Soltanto protese anch’esse a soddisfare gli appetiti della morte più imperdonabile. Cioè vivere per “piacere”&#8230; non confessando mai il proprio desiderio di volontà, inibendo i veri slanci per ten(d)erli nel buono, cattivissimo porcile&#8230; ché, dietro le dolci tendine, affilano le carni più avide.</p>
<p>Sei morto ma per me no. Com’è successo per Elvis, capiterà anche a te.</p>
<p>Stessa “fine” interminabile per cui s’inventeranno che tu ed Elvis, assieme a Jim Morrison, siete stati avvistati su un atollo. Speriamo non lo bombardino con altre guerre atomiche. Sì, benedetti coloro che vengono nel nome del Signore. Predestinati <i>unbreakable</i>, era scritto nel sangue, che Dio v’inietto dall’alto più delicato, ché voi foste e quindi siete il nostro siamo.</p>
<p>Salvi nel salmo.</p>
<p>(A)mare&#8230; oceani bagnati dalle vostre canzoni. Cavalcherò con voi le stagioni di tutti i tramonti, piangendo davanti a un plenilunio “sordo” dirimpetto al mio “debole” vento di maestrale “animistico”, io primitivo e avo che crede ancora alle favole, alla cacciagione dei miei graffiti impressi nelle vene più alate, io il “disadattato” e così mi amo, vaffanculo a te e a tutto quanto, io il “quarzo” che scandì lancette (dis)ordinate in cronologia alterata, Tempo incasinato, a incassarne e poi a rompersi il cazzo. Voi miei. O meglio come me.</p>
<p>Già là ove Dio sa.</p>
<p>Non siete da Paradiso, meglio l’Inferno. In quel luogo temuto, <i>Lucifero è vergine&#8230;</i></p>
<p>Ma non potrà accontentarci per molto. Lucifero se la racconta da quando tradì chi lo creò e lo (o)mise in questa sconcia, sudicia immondizia. Così decise di fare il masochista. Col passare dei millenni s’abituò a prenderlo in culo. Per tale “ragione”, se lo “tira” da furbacchione. Combina degli scherzacci da “prete”. Da cui l’esorcismo&#8230;</p>
<p>Annoiato dalla nostra grandezza, ci spedirà in Cielo. Dio allora allestirà per noi un <i>bistrot </i>più soffice di una scopata da fieri barboni sotto la Torre Eiffel.</p>
<p>Da bere, chiederemo i cazzi nostri su panna montata. Famosa bevanda che già (ce la) bevemmo in calde locande.</p>
<p>Dio risponderà che, per preparare tale <i>cocktail</i>, deve chiamare <i>Michelangelo</i>.</p>
<p>Al che, gli riveleremo che <i>San Pietro</i> è una sua illusione. Noi non abbiamo “<i>Pietà</i>”. Gli chiediamo però la visione esclusiva del montaggio finale di <b><i>Blade Runner</i></b>. Dio ci dirà che non ce l’ha&#8230; E noi lo ammazzeremo, ribaltando la religione. Che cazzo di Paradiso è un Paradiso senza un capolavoro come Dio comanda?</p>
<p>La vita è uno<i> shining</i>. Una volta morto, purtroppo, rimane il ricordo di chi è vivo. Il resto è una (pro)cessione per la consolazione dei poveri fessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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