<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Il gatto nero</title>
	<atom:link href="https://edgarallanpoetale.info/?cat=12&#038;feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://edgarallanpoetale.info</link>
	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 Jun 2018 15:32:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.7.36</generator>
	<item>
		<title>Il seme della follia, s(c)emi</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=678</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=678#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2015 13:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A History of Violence]]></category>
		<category><![CDATA[Amleto]]></category>
		<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Antichrist]]></category>
		<category><![CDATA[Batman]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Dylan Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Il pozzo e il pendolo]]></category>
		<category><![CDATA[Il silenzio. Una favola]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Pennywise]]></category>
		<category><![CDATA[Scheletri]]></category>
		<category><![CDATA[Shining]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi Driver]]></category>
		<category><![CDATA[Teschio]]></category>
		<category><![CDATA[Uomo Lupo]]></category>
		<category><![CDATA[Vampiro]]></category>
		<category><![CDATA[Zombi]]></category>
		<category><![CDATA[A Dangerous Method]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[matto]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[Ottonello]]></category>
		<category><![CDATA[pazzia]]></category>
		<category><![CDATA[Psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[rubami]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=678</guid>
		<description><![CDATA[Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli They Live nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi rocker, domani melanconico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/s0ochnB3VNs" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe>Fra lugubri stanzoni asettici, asfittico è il torpore del malessere cutanea-mente (o)scuro che, dal profondo nefasto quanto speranzoso del rifulgere in gioiose, nuove armonie, funesta quanto intenerisce e sprona splendente il gagliardo, gaudente spirito degli uomini apparentemente cupi, più vivi degli <em>They Live</em> nauseabondi e frivoli, avvolt(olat)i foschi-dementi in questo mo(n)do oggi <em>rocker</em>, domani melanconico come una fievole, calda melodia <em>jazz</em> che, sfregando immagini inquietanti di (sotto)fondo, cari (s)fondati (in)certi, irta ed eretta di <em>cric</em>-<em>track</em>-<em>mind</em>, irosa e rossa nel trasfonderci umana, cauta e lieve, ci inonda di letizia, invece, corroborante la nostra psiche, sempre anima(ta) nella mente vera e giustamente, appunto, vitrea nel lindor accecante del viaggio pen(sier)oso e talora avventuroso del vivido essere senziente e non essere, come (non) siete, dentro una triste, agghiacciante ambulanza di corpi e c(u)ori macchine. Vi(b)ra lampeggiante la bellezza asciutta senza (rim)pianti, incatenata o incantata, feroce o già squagliata dagli squal(lid)i? Ed è poesia (dis)incantata in mo(vi)menti di palpebre argute, sonnolente, abbacchiate ma non abbattute, (s)battiamoci nella pavimentazione a prima-pietra di cuor (in)vis(t)o che, superficiale nel visitarci da voi, opachi e miopi, traslucida, furente, battagliera, si aggancia ai voli pindarici, anche da Icari b(r)uc(i)ati e non da scor(i)egge del viver apparentemente savio e inver falso ché non sente se non i bagliori fatui, effimeri di sé stes(s)i già da morti viventi e sepolti, cementati, orrendamente scop(pi)ati.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/YNeYeZjsry0?list=UUqlcyOb0o3c688_ESZlF_-Q" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=678</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Black Cat</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=495</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=495#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 May 2014 22:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Manganelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=495</guid>
		<description><![CDATA[Il celeberrimo racconto del sommo Poe, da me, Stefano Falotico, riletto dalla versione eccelsa della traduzione di Giorgio Manganelli. Una lettura corrugata nella mia roca voce ombrosa, lunatica ed enigmatica a richiamo, quasi spettrale e dal colore noir, di evocative immagini profumanti la cupezza del True Detective er(e)mitico di nome(a) Rust Cohle. &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/itJ46-E0XhI" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe>Il celeberrimo racconto del sommo Poe, da me, Stefano Falotico, riletto dalla versione eccelsa della traduzione di Giorgio Manganelli. Una lettura corrugata nella mia roca voce ombrosa, lunatica ed enigmatica a richiamo, quasi spettrale e dal colore noir, di evocative immagini profumanti la cupezza del True Detective er(e)mitico di nome(a) Rust Cohle.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=495</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Essi vivono?</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=208</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=208#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2013 17:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[Dylan Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[The Black Cat]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=208</guid>
		<description><![CDATA[Firmato Stefano Falotico La più grande storia horror mai raccontata: se stai indigesto a chi ti giudica “diverso”, spezza la normalità presunta e ungila con graffi, unghie, arti(gli), sputi e pugni Una società sempre più intollerante, boicottante, armeggiano di maldicenze, superstiziosa come poteva essere durante i periodi più bui dell’Inquisizione, ove si bruciavan le donne [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/They-Live.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-209" alt="They Live" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/They-Live-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Firmato Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La più grande storia <em>horror</em> mai raccontata: se stai indigesto a chi ti giudica “diverso”, spezza la normalità presunta e ungila con graffi, unghie, arti(gli), sputi e pugni</strong></p>
<p>Una società sempre più intollerante, boicottante, armeggiano di maldicenze, superstiziosa come poteva essere durante i periodi più bui dell’Inquisizione, ove si bruciavan le donne “indigeste” nel “recluderle” a fiamme di peccati tutti inventati. L’oscurantismo s’è accresciuto e qui io vi narro l’abominio partorito dalla mente dei più orridi dementi, capeggiati da un losco “capobanda” che ne riceverà tante. Vedi? Anzi, senti? Fa anche assonanza e, sonante, va il rumor del tuo tremare già sprofondato. Ascoltami, porgi il palmo della manina&#8230; morta sul tuo di pietra cuoricino e “ausculta” come, tensivo, il tuo battito cardiaco, mio “bel” bimbino, sta scuoiandosi di pari cannibalismo. Una lapide mortuaria o sbiancato come il marmo? Ma non eri sempre innamorato? Sì, delle zoccole. Tope limitrofe ai tombini.</p>
<p>Viviamo qui ove le scelte non vengono rispettate.</p>
<p>Tra felsinee torre “svettanti” le borie d’autunnali “splendori”, va la famiglia che può competere col campione più untore. Tutti “dottori”, “laureati” in scibile del serpeggiante sviar il vero tra “farfalline” e bisbetiche da dom(in)are. Ruminano schietti e s’accaniscono contro chi beve dalle fiaschette. A detta loro, è un insipiente, un ubriacone senza parte e dai deboli pantaloni.</p>
<p>Eh sì, lor “signoria” ne ha ben donde ad avercela contro i “vagabondi”, si balocca fra orecchini e “sventole” sullo sventolante “plebiscito” tanto del giudicar più a lor ardir che tal “cattiva erba” sia estirpata. Odiano la plebe, son clericali quanto un cazzo in cul.</p>
<p>Ma non addomesticheranno nessuno, tantomeno me che, dopo esser “murato” vivo da tali vivissimi vili, scardinandoli a fuoco lento ne terrorizzerò di gusto il lor “gustarmi”. Cotto e voi mangiati! Andate a plagiare vostra madre. Ah, scusate. L’avete già fatta?</p>
<p>Maniaci del sospetto, sempre all’erta nel lor tragicomico “imbavagliare” col “lindo” pettorale d’una corazza appunto disarmante, eccoli a ridere e a scherzare, tronfi in piazza e poi a messa nel finto pentimento dopo tanto distruttivo “istruir” di convenzione e circuizioni. A polpette, la patata bollente. Eccoti a fette. E la ciliegina? Altro che torta in faccia!</p>
<p>Che personaggi da circo&#8230; degli orrori.</p>
<p>I ribaltatori dei crimini, i “legulei” di cotanto “ingegno”.</p>
<p>Saltimbanchi delle ex s(c)uolette come il “liceo classico” Minghetti, son ora sistemati a panza piena ma perseverano a sbeffeggiare di tracotanze.</p>
<p>Accuse infondate, deduzioni all’acqua di rose come la lor testa annacquata e le “troiette” che innaffiano, presto il dolor avvertiranno nel bagnarsi di merde.</p>
<p>E, se non crollarono, la rovina delle loro “maledizioni” si riverserà lor addosso con tanto di risarcimento e versamenti. Ancora chiamerebbero l’esercito.</p>
<p>Ma voglio rivelar a codesti che varie ambulanze li aspettano.</p>
<p>Non per consegnarli al manicomio ma alla funeraria “cerimonia”.</p>
<p>Comunque, non saran celebrati dai parenti, serpenti come loro.</p>
<p>Se vi stavo antipatico, bastava dirlo e non inventarne di crude&#8230;</p>
<p>Perché repentinamente i vostri testicoli saranno vicino ai lumicini&#8230; del cimitero?</p>
<p>Certo(sa). Hai indovinato il tuo posto, impostore!</p>
<p>E la storia dov’è? La sanno loro, i morti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=208</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Racconto di night by Stefano Falotico</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=197</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=197#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 19:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bruce Springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula]]></category>
		<category><![CDATA[Dylan Dog]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Dark tale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=197</guid>
		<description><![CDATA[Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230; Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-198" alt="Topolino Fantasia" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Topolino-Fantasia-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p align="center"><i>Romanticismo e nervi saldi del (suc)cesso che sale&#8230;</i></p>
<p>Muto, incastonato fra pareti della memoria, con una mia voce che si dileggia fra spettri e un cadavere ambulante del mio fantasma. Poetico, danzo in lacustri inganni d’un passato fuggito ma ruggisco, assopisco il Cuore che bacia una carezza scolpita d’eterna impressione al volto di rugiada scivolante in gambe tue leggiadre, svincolo in una povertà “miserabile”, vinto e vivo al confino, l’emarginazione dei miei traguardi dimenticati, di soldi buttai nel cesso, spesi in frottole e “vettovaglie” d’una immaginazione per me, solo e abbandonato, sventolante palpebre smorte che ci sono, esistettero e resiston madide d’una “sporcizia” che ado(r)no, lussuria svestimi e canta all’alba in schizzi fragorosi d’un incanto mastodontico, erra cavaliere notturno, un errore ché t’è costato tanto&#8230;, ma sper(per)o ingannevole al naso mio stes(s)o bugiardo, affido un po’ di pargola malinconia a un funerale che ritempri la voce coraggiosa d’una lagrima del “piagnisteo inutile”, io l’odiato che amo ingenuo, spezzato e rancoroso e dunque ancorato a quel che m’è rimasto, ma si mastica, mi stritolo in angoscia temp(e)rata, non esisto e frammentato residuo svengo senza lasciar la preda delle scie trascorse, un po’ orso e un po’ cavallo di battaglia quando ergo un racconto che vi faccio leggere, ché i posteri ricorderanno un mio diaframma roco, flebile e che nessun vede?<br />
Di ques’umanità senz’identità (s)comparsa di onori, il valore mio non s’è spento, combatto e lego al palo il vigliacco mai ero(e), rinnego l’angelo che sulla fronte mi bacia, piango e ipocondriaco me la meno, non espello neppure una mia ammonizione su quanto peccai. E sapete perché?</p>
<p>Perché non valgo un cazzo ma il legno mio lo tengo dritto, non si sa mai che vada ficcato a qualche stronzo con troppe fregole per la fregna. Sì, ancora so come fregarvi e com’appunto raccontarvele&#8230; bene, figli di puttana, v’infilo questo, non v’infilzerò, il mio carisma lo (pre)tende, stendetemi uno svelto vel pietoso, oh miei frettolosi da frutti di bosco, io sono strenuo, io narro e bravo esigo.  E che cazzo! Basta con gli sterili, siate fertilità al mio pensiero!<br />
&nbsp;</p>
<p>Pronti per la sparata? Come no? Ah, capisco&#8230; la signora in terza fila ha fifa che possa bagnarsi nelle mutande di “commozione”. No, eviteremo indugi alla retorica, un racconto come Dio comanda eppur “toccante”. Eh sì, sono o non son il toccato? Infatti, il racconto si chiama “Lo struccato”.</p>
<p>Mi ricordi di tempi fottuti che non han niente a che vedere con queste quattro scamorze. Sì, una volta i topi mangiavan le fragole con dei formaggi al peperone, poi si ubriacavan di zoccole della buona “zampogna” nello scantinato. Oggi, invece? Un sedile reclinabile, una tastiera ergonomica e ti sbatton in manicomio se fai il lupo.<br />
Fine.</p>
<p>Un fratello della congrega alza la mano, poi ci ripensa e urla che fa schifo.<br />
Le donne, “commosse”, lo cingono di baci e gli sussurrano che, scopando, capirà.</p>
<p>Applauso!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=197</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siamo tutti Cruising</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=103</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=103#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Oct 2013 10:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Al Pacino]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Cruising]]></category>
		<category><![CDATA[Pacino Friedkin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=103</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="315"><param name="movie" value="//www.youtube.com/v/bn31G2SHkVE?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="//www.youtube.com/v/bn31G2SHkVE?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=103</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Inturgidimenti, rinnovamento e marina neve</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=90</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=90#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2013 13:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Il silenzio. Una favola]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico poeta]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=90</guid>
		<description><![CDATA[di Stefano Falotico    Un crepitar sonnecchiante ai bordi d’una mia “fatiscenza” che ora si specchia, adornerà le ore più adoranti di un vago struggermi anche vano, a svariar fra divari e valli fumanti, tra fiumi in burrasca e ardere denso del “crepacuore” inflitto. Arroccato qui sul monte, dilapido inesausto la mia mente in astruse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><i> </i></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><i> </i>Un crepitar sonnecchiante ai bordi d’una mia “fatiscenza” che ora si specchia, adornerà le ore più adoranti di un vago struggermi anche vano, a svariar fra divari e valli fumanti, tra fiumi in burrasca e ardere denso del “crepacuore” inflitto.</p>
<p>Arroccato qui sul monte, dilapido inesausto la mia mente in astruse congetture, fantasticando ché la vita non è proprio il “tranquillo” sonnellino di tutti questi lesti tanto lestofanti sui “divanetti” da inezie d’un viaggiare in “eleganti” carrozze dal “gran” portamento. Ah ah!</p>
<p>Abbiamo un “adulto” elefante, di malsana proboscide, sta “educando” i suoi figliocci all’amar la bisboccia crassa, ah ah, di tanto “eloquio” fischiettan “contenti” fra bevute alcoliche e un’altra laida alcova.</p>
<p>Ma, alla mia lealtà morale, paiono affiliati di sifilide gastrica afflittiva, rigidi di mentalità a mo’ di “palafitte” sempre pericolanti, ad allagar le coscienze altrui però oscillando nel loro orticelli di oche e putrido “laghetto”.</p>
<p>Che fango orrendo d’un permanente vuoto frivolo che riempiono con enormi banalità, (ar)rendendo la cazzata <i>a modus vivendi</i>.</p>
<p>Muovon a Ponente col cazzo sempre ritto a “Levante”.</p>
<p>E dunque levatevi dalle palle!</p>
<p>Alla demenza uniscon l’unta “contentezza”, ridacchian come beoti balbuzienti. Ma chi s’accontenta gode o incespica e ta(rta)glia? Sì, i “castranti” raglianti. Miran sempre al  più verde orto del vicino, e l’invidiano d’occhi da orchi.</p>
<p>Orbene, ne ho ben donde per criticarli, perché tanto li avvisai ma, ancor non amorevoli, armeggianti e più ilari nei turpiloqui, turlupineranno di lor “savio” orgoglio mai ammainato. Son rimasto, mi spiace deluderli, intatto e come son nato. Cinico, all’occorrenza Dio del bello romantico, stronzo “aromatico”, talvolta adorabile se scopo con garbo. Che bell’affronto! E la lor testa, tanto da codesti “a(r)mata”, crollerà piangente a paure latenti.</p>
<p>Vessillifero, sto tuonando d’inaudita vendetta!</p>
<p>Adesso, fioccan di “nuovo” le vostre antiche resistenze, le superstizioni da cacciatori della mia “stregoneria?”.</p>
<p>Com’alto sorseggio l’esistenza nostra d’eletti, vanesio la scuoto e di percosse vi do la scossa.</p>
<p>Ahia, che dolorino.</p>
<p>Ma ho sol premuto sulla stessa “fervida” ferita su cui voi v’impuntaste, “additandola” nella solita piaga delle vostra “consolidate” pianezza.</p>
<p><i>Alt</i>! Pian piano scendo a lagrime a voi versate, vessatori ostinati!</p>
<p>Ottusità, sarai punita con identico “estrarti” ogni dente.</p>
<p>Oh, mia canaglia, l’hai combinata sporca.</p>
<p>E quindi ti pulisco la b(r)ava(ta).</p>
<p>Ecco la bevutina e la bavetta. Fai il bravo bambino.</p>
<p>Attento, poi ti aggiusterò le labbra.</p>
<p>Merito un fresco bacino sulla f(r)onte della nuova mia giovinezza che amputasti di tanto tuo (s)degno?</p>
<p>No? E allora con più rabbia t’addento!</p>
<p>Oh, mio criminale invadente, adesso ti servirà l’apparecchio.</p>
<p>Posso regalarti invece un aereo per spedirti all’Inferno con “volo” diretto e senza pentimento?</p>
<p>Dimmi la verità e ti abbonerò&#8230; lo scont(r)o!</p>
<p align="center"><i> </i></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=90</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Racconto di Stefano Falotico</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=77</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=77#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 08:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[The Masked of the Red Death]]></category>
		<category><![CDATA[Cheyenne]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Sean Penn]]></category>
		<category><![CDATA[This Must Be the Place]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=77</guid>
		<description><![CDATA[La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera  di Stefano Falotico La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera   Io non scherzerei con un “pagliaccio” come Sean Penn, con un “pazzo” di tal portata, potrebbe combinarti una festa altrettanto “ridente”, lentina di dolenza e poi piangerai pelle tua nuda spellata a lento [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera </strong></p>
<p style="text-align: center;">di</p>
<p style="text-align: center;">Stefano Falotico</p>
<div style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img alt="" src="http://img713.imageshack.us/img713/8861/evj2.jpg" width="650" height="458" /><p class="wp-caption-text">Ride bene chi ride ultimo!</p></div>
<p style="text-align: left;">
<p align="center"><i>La cenere di Cheyenne a “(s)cena” della tua cera</i></p>
<p align="center"><i> </i></p>
<p>Io non scherzerei con un “pagliaccio” come Sean Penn, con un “pazzo” di tal portata, potrebbe combinarti una festa altrettanto “ridente”, lentina di dolenza e poi piangerai pelle tua nuda spellata a lento “raffreddarti”, non ti sparerà, mio “sapientone”, con un silenziatore violento ma gusterà lentissimamente le tue “confessioni” sinché, sul punto di commozione, cerebrale e della tua anima spurgata, “evirata”, ti squaglierai solo e sbranato dal tuo nazista colpevole.</p>
<p>Bisogna perdonare sempre?</p>
<p>Dimenticare gli orrori e far finta appunt(it)o di niente?</p>
<p>No, la vendetta serve e va servita proprio freddissima.</p>
<p>La tua persecuzione, ostinata da testardo, incurabile nazista della malora, mio arbitrario  “<i>habitué</i>”, abitò in me di rancore, ho fatto molta strada da pellegrino dell’anima per ucciderti con “dolcezza”.</p>
<p>Per<i> umiliarti</i>!</p>
<p>Cannibale, sono qui a “svegliarti”, sono il “Papa” dell’estrema unzione più cruda e spietata. Potrei, dato che sei vecchio e ischeletrito, tu fottuto gerarca che del “cuore” altrui fottesti l’armonia a carne tua “brillante”, potrei sì infierire da fiera egual alla tua “forza”.</p>
<p>Ma invece adotterò una strategia ugualmente bastarda.</p>
<p>“Imbattibile”, cardiaca, scannata, candida nello scandirla di “battiti”.</p>
<p>Ah ah! Fissa questa macchina fotografica, specchiati d’occhi tuoi “accecanti”, sii limpido a sputare, stuprare la tua anima.</p>
<p>La sto catturando, mio cacciatore di coscienze.</p>
<p>Con scrupolo maniacale, adesso <i>zoomo</i> sulla tua faccia da porco.</p>
<p><i>Cis</i>, chiudi e apri il sorrisino, ti brucerò nel “for(n)o crematorio” d’una cremata, inappellabile giustizia.</p>
<p>Io detengo qui l’erezione di chi spegnesti, “caro” untore, mio padre c’entra relativamente, sono il punitore non solo del suo castigarlo. Tira fuori l’uccellino rattrappito, mostrami il “petto in fuori” da “uomo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non sei stato un caporale? E allora?</p>
<p>Cammina “a testa alta” fin a valicar quell’uscio, mi raccomando non cagarti addosso, sotto zero non si riesce neanche a pisciare, sai?</p>
<p>Eh già, tu che travisavi le anime, le tranciavi di “filo spinato”.</p>
<p>Per te, l’importante era aver “campo di concentramento” libero, la tua mentalità spianavi e pian piano sadicamente seppellivi.</p>
<p>Io sono una “merda”. Me ne sbatto il cazzo delle tue “medaglie”.</p>
<p>Ecco l’etica delle tue “etichette”.</p>
<p>No, nessun “dolore”, non voglio marchiarti maiale. Devi “marciare”.</p>
<p>Ora quindi, cammina al gelo e “strizza” le palle, stringi i denti e vai.</p>
<p>Dai, dai! Che ce la fai! Te lo ordino, suvvia.</p>
<p>Sono giovane, sono uno stronzo.</p>
<p>Leggermente meno animale di te.</p>
<p>Ti è piaciuto (il) buffone?</p>
<p>Ride bene chi ride “ultimo!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=77</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne&#8221; di Stefano Falotico</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=51</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=51#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 09:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Angel Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Il silenzio. Una favola]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[The Black Cat]]></category>
		<category><![CDATA[The Masked of the Red Death]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Parker]]></category>
		<category><![CDATA[Cuore angelico tenere tenebre sanguigne]]></category>
		<category><![CDATA[De Niro Rourke]]></category>
		<category><![CDATA[Diavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Faust]]></category>
		<category><![CDATA[Goethe]]></category>
		<category><![CDATA[Lucifero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=51</guid>
		<description><![CDATA[Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne Da oggi, è ufficialmente disponibile il mio nuovo libro. Complessa e intarsiata miscela dalle squisitezze deliranti innestate e innervate dentro le fratture torturanti, tonantissime, martoriate e poi a volteggiarsi a onirismo d’impalpabilità mia fascinosa, sobria, avvolgente profumo che s’immerge in anima lirica ed eccelsa, elevata eleganza intattissima, superlativ’ascesi mia mistica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Copertina-Cuore-Angelico-definitiva.png"><img class="size-medium wp-image-52 aligncenter" alt="Copertina Cuore Angelico definitiva" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Copertina-Cuore-Angelico-definitiva-300x215.png" width="300" height="215" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><b>Cuore angelico, tenere tenebre sanguigne</b></p>
<p>Da oggi, è ufficialmente disponibile il mio nuovo libro.</p>
<p>Complessa e intarsiata miscela dalle squisitezze deliranti innestate e innervate dentro le fratture torturanti, tonantissime, martoriate e poi a volteggiarsi a onirismo d’impalpabilità mia fascinosa, sobria, avvolgente profumo che s’immerge in anima lirica ed eccelsa, elevata eleganza intattissima, superlativ’ascesi mia mistica che si morsica aulica all’effusione di cereo, presto incendiato color marmoreo, esangue e perciò eburneo delle mie versatili, inafferrabili intelligenze poetiche.</p>
<p>Austero decadentismo che abbranco in personal palpito della respirata, abbracciata, baciatissima trascendenza su sangue animato, fiero d’intrepidezza sonante, musicale odore della vita lucente nel vederla suadente.</p>
<p>Vita vera e dunque “virtuale”, fra crepuscolari lanterne ermetiche d’una viva e imbrunita Notte lunarissima e acquiescente, placida come un lago sfiorato dall’alba del primo roseo mattino emozionale, innaffiato ai virtuosi, funambolici dardi solari d’ammorbidito nevischio in mio “demoniaco”, divino <i>Cuore</i> (s)ghiacciato. Altissimo!</p>
<p>Le ragioni, o forse appunto le misteriose regioni divinatorie di tal creazione tinta all’<i>heart </i>letterato più avventuriero d’arcaica, raffinatissima Arte, son enunciate nella postfazione.</p>
<p>Ma non tutto il significato dell’opera in essa svelo. Spetterà allo “spettatore”, ché il lettore chi è se non un “grande schermo cinematografico” dei suoi candori (in)consci abbacinati e meravigliosamente infuocati, fruirne a suo Piacere.</p>
<p>Posso sol qui accennarvi che s’ispira al film “satanico” di Alan Parker con protagonisti Rourke e De Niro il “<i>Lucifero</i>”, ma cambia anima “rubata” e rotta nella sua “<i>detection</i>” appena svolta “manicomiale” nel Johnny Favorite forse “doppio” e reincarnato.</p>
<p>“Amleto” quasi <i>faustiano</i> come d’estratto iniziale di <i>Goethe</i>, un investigatore dalle gote rubescenti, pallide quindi da “deturpato” e turlupinato, quanto “arrossato”.</p>
<p>Di vendetta (in)giusta e impossibile? Oh sì.</p>
<p>Quindi, compratelo. Perché io sono lo scrittore più “rubacuori”. <i>Vanitoso</i> come il <i>Diavolo</i>.</p>
<p><i>Ah ah!</i></p>
<p>E mai mi disancorerò dall’accorarmi al me più romantico.</p>
<p>Non disarcionate la Passione!</p>
<p>Applauso!</p>
<p>E che sia scrosciante. Soprattutto spero che diventi “(ap)pagante”.</p>
<p><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Cuore-Angel-Heart-4.jpg"><img class="size-medium wp-image-53 aligncenter" alt="Cuore Angel Heart 4" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/09/Cuore-Angel-Heart-4-300x286.jpg" width="300" height="286" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=51</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La mia gelateria del (per)corso da Tom Hanks, con picchi esoterici da Edgar Allan, il poeta dei suoi occhi neri</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=46</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=46#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2013 22:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Hanks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=46</guid>
		<description><![CDATA[Prefazione tenebrosa, con tendenza al macabro, quasi roseo di carne e ossuto di anima derubata eppur combattiva, quindi a tenaglia, audace, tenacissima, forse tanto (s)t(r)enue da esser collassata da un pezzo metafisico L’ira s’impossessa di me a lunari fasi ascendenti ove il “cratere” crepita, stordendo l’avarizia altrui ad avorio livoroso della mia chioma issata in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i><img class="aligncenter" alt="" src="http://img706.imageshack.us/img706/8205/78sg.jpg" width="450" height="293" />Prefazione tenebrosa, con tendenza al macabro, quasi roseo di carne e ossuto di anima derubata eppur combattiva, quindi a tenaglia, audace, tenacissima, forse tanto (s)t(r)enue da esser collassata da un pezzo metafisico</i></p>
<p>L’ira s’impossessa di me a lunari fasi ascendenti ove il “cratere” crepita, stordendo l’avarizia altrui ad avorio livoroso della mia chioma issata in troni senza miseri trofei, la mia Lei è pron(t)a.<br />
Son il “capobanda” dei “malavitosi”, dei pedestri e degli sciatti, perversione del capriccio più sofisticato, della fig’armonica, schierata in combattimenti ai filantropi, nel ventre incarnato con zucchero (in)filato, “al fulmicotone” sì fulmino i processi imborghesenti di tanto schifoso “detergervi”, poiché son io l’erezione “cosm(et)ica” che fluttua giocosa, trastullante, schiva e scheggiante contro chi non m’è affine manco per l’anticamera più intermittente di un’anima sua ripudiata come tutti questi dementi e, in battagliero morderlo, turbarlo di quanto turlupinò i cuori nostri sonanti.<br />
Sbandierati a incastrar quelli a noi non elettivi, amenità naviga qui per la congrega “malfamata”, serpentesca e di lupi spelacchiati con occhi a voi odiosi. Pernicioso, oh mio nemico, soffri d’anemia alle sensualità. Alla mia vita e alle mie mic(c)ie. Ti minaccerò perché così (mi) tira e va ove sai che già, entrandoti, addolorato sei or che fottuto.<br />
Che cornuto! Mai quanto il Diavolo, che la punta e lì vola, tutte le spunta e, di magnifiche fighe magnetiche a sputi propedeutici, stupra docile quel che la tua falsa “dolcezza” invoca e mai in bocca godrà.<br />
Il Maestro si prostra in nostr’adorazione per Lui, il solo mai abbellito dietro maschere ruffiane ma invadente a smaltarvi il ferale sorriso a suo diletto per neri mantelli belli.<br />
Musicando come i commedianti qui a me fratelli, uniti in segno “discinto” di Pace, lodiamoci in gloria, osanniamo lo “strapiombo” in cui, volenterosi e alienanti allenatissimi e di lene noi bianche balene, dallo sporco Mondo di voluttà finissima precipitammo a iena infervorata di lor orifizi e faziose caste soltanto facinorose nel travestimento da “buoni” che, del pacifismo, han traviato il “senno” e neanche più son allattati da quei seni a me così insinuanti, da leccarli in “morigerate” labbra e poi d’avidità entrarle in penetrazione famelica e agguantante ogni di Lei sbavante berlo c(r)ol(l)ante, attenuandole le gote ché rassodi il fremito e baci il “nevischio” nel singhiozzo orgasmico del lento e dunque presto svestirlo a sua svelarla, suonarla e di carica, senza dubbio, di Notte accesa scoparla. A groppe di mio “gobbo”, lurido nelle cosce che, svelte, inguainano lo sguainar a(r)mato di cotanti pleniluni “candidi”, stroboscopi nel “ballarlo” funesto scopantissimo, d’arbusti incendiar quel che Lei, già calda, ad arroventarlo ne scote le vene, prima inaridisce il goloso mio inturgidito, poi di torpido l’inietta dentro a vostro “vomito”, ché fiammeggiamo su(p)ini nei calanti monti del lagrimar ardente in altro “arido”, svenato d’ariosità e funamboliche, ginniche, aeroplaniche turgidezze, l’involarci intrepidi e non intiepidirlo nella sua moribonda a brillar d’esondarci, ridondanti e d’eccessi irosi, adirata la sua figa mi scotenna e il pen tonante, di lì raschiante in grotta melodica, urlandosi si ciba allietato e di Lei unto a congiunzioni irruente, oniriche e scandenti il cadenzar della vostra (s)cadenza prominente invece qui assieme, miei prodi e non porci, anche a capezzoli lisci di tanta Bellezza burrosa, materna e lussuriosa, caprino in gola, di sperma rubino e birichino nell’arruffarla in quanto sia riccio e intrecciato per gravitarle asmatico di “lacci”. Non come voi, insensibili e “dinamici” algidi solamente al termico gelo dell’inganno vostro a placarvi, frenar la carne di “forza”, quando sapete bene che il pene è quel che bontà Lei vuole anche di gran florida volontà.<br />
Con cazzo sciorinante fragorose febbri, insonnie taumaturgiche d’una sua dormienza da me risvegliata, fresca e litanica, liturgia dei sessi e madornali, marmorei schizzi.<br />
Infreddoliti, il Maestro ordina l’orgia. Accoppiatevi come belve e sfamate il di mio&#8230; appetito, voi donne inappetenti da Tempo e qui sacrileghe ché, blasfemo, accechi gli orbi “giganti” nani come Polifemo, poveri fessacchiotti solo nei lor infantili giochetti d’occhiolini, e Lei si chinerà a varichina valchiria e sempre vibra la vagina&#8230; liscia e di oliante nello sverginarlo.<br />
Sono un figlio di puttana conclamato. Quindi, donne, ungete le mani e unitevi ove le mie palperanno ciò che a voi non è permesso dare, rassodar e ficcante dei “rintocchi” toccanti.<br />
Sotto la doccia, Lei si spoglia nuda e io già l’ebbi quando crebbe in voi, i quali v’auguraste “coagulati” che non si squagliasse e inumidisse duro come il battito in sciolta armonia a “buttarci” via. A bollori di titanica Lei mia in Ercole che se la fotte e un’altra Notte passerà di tante passere solitarie. Prostratevi, voglio, voglio quel che tutti invoglia, la crostata millefoglie. E gliela sfoglio.<br />
Applauso al Maestro. Il Maestro dà le sue perle ai porci. I porci lo ricattano perché di ricotta il suo non scotti, eppur è la <i>mascotte</i> d’ogni donna riscattata e or cottissima, in quanto il Maestro abbina il cremoso bignè al cioccolato fondente delle vostre gelose, (non) ingelatinate&#8230;, matte insoddisfatte da scremanti che invan plagiaste e di plastica tornaste, ché di Lei agognan la lattea monta(ta) per tornirla ma in valle piangon non torridi da tonti in tanto adesso scoprir che, dopo le curve facili dell’adolescenza, tortuosi non si dirigon drizzanti.<br />
Io per le donne sono il “girotondo”, in cerchio ai fuochi ché loro, sfiorandomi, s’incendian femminee pure come i fiori, a foro del falò focoso dunque e un po’ “delinquente” di lingua nell’inguine a guar(n)irle.</p>
<p>Fine del poema serale, breve eppur epico in quanto di Poe lirico come suoi racconti. Spettrali per i banali, apparente di scimmia con la banana se gli scemi di me leggeran solo un (in)viso.</p>
<p>Son buon come un bimbo, attento al lupo che uva vuole. Quindi, vulve, voltatemi un sorriso. Vi sarò prelibatezza e vostro schietto schiaffo in faccia.<br />
Sì, datemeli. Date a me quel che è vostro.</p>
<p>Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
<ol>
<li><a title="Philadelphia (1993)" href="http://www.filmtv.it/film/12481/philadelphia-1993/"><b>Philadelphia (1993)</b></a></li>
<li><a title="Captain Phillips (2013)" href="http://www.filmtv.it/film/53113/captain-phillips-2013/"><b>Captain Phillips (2013)</b></a></li>
<li><a title="Saving Mr. Banks (2013)" href="http://www.filmtv.it/film/54643/saving-mr-banks-2013/"><b>Saving Mr. Banks (2013)</b></a></li>
</ol>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=46</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Black Cat, Il gatto nero, la gatta(buia)!</title>
		<link>https://edgarallanpoetale.info/?p=24</link>
		<comments>https://edgarallanpoetale.info/?p=24#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 15:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il gatto nero]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Falotico]]></category>
		<category><![CDATA[The Black Cat]]></category>
		<category><![CDATA[Black cat]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://edgarallanpoetale.info/?p=24</guid>
		<description><![CDATA[Non vivete di superstizioni e pregiudizio, “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe è racconto spiccato, vi spelacchia e scova i vostri peccatucci! Esegesi esigente de “Il gatto nero” Uomini siate e-rettili e le “nere” vi saran feline! Prego, stendete il tappeto rosso, lasciate che sua signoria parli da Maestro. Gustatevi ogni “singulto” visionario di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non vivete di superstizioni e pregiudizio, “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe è racconto spiccato, vi spelacchia e scova i vostri peccatucci!</p>
<p><b>Esegesi esigente de “Il gatto nero”</b></p>
<div id="attachment_25" style="width: 202px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Gatto-nero.jpg"><img class="size-medium wp-image-25" alt="Il gatto sa(lta)." src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Gatto-nero-192x300.jpg" width="192" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il gatto sa(lta).</p></div>
<p><strong><br />
</strong><br />
<em>Uomini siate e-rettili e le “nere” vi saran feline!</p>
<p></em><br />
Prego, stendete il tappeto rosso, lasciate che sua signoria parli da Maestro. Gustatevi ogni “singulto” visionario di questo tenebroso racconto, di come sofisticatissimo Edgar gratta nelle viscere delle nostre (in)coscienze e c’ammanetta alla verità, che è una trina, mai ubiqua, cari miei nasi lunghi. Edgar di brevità densa accorcia i vostri sconci scheletrelli nell’armadietto. Apri i cassetti, son ancora pieni di sogni.<br />
Impregna una Donna, impegnati, dai dai, e vedrai che in calore e di fusa ti “confonderà” nelle sue labbra profonde in occhi di giada, e gatta sarà tua cotta.<br />
Non raccontartela, non seppellire i rimpianti, piangi d’amore e Lei si commuoverà.<br />
Fruscerete in striature celestiali, smaglianti e scevri dalla smagliatura di tal angusta, corrotta società. Lei cerbiatta, tu cervo a cacciarla per nelle frasche intrecciarvi.<br />
Leccala a iosa, regalale le rose e, se rifiuta una mimosa, innamoratene di più pelle e ossa, contorciti in sudore gravitazionale in “lilla” là fondente.<br />
Sii il <em>de profundis</em> al suo profumo. Di Sesso pullulerete in colpi d’ariete, sverginati ancora con maggior irretirlo in lei “stirata” nuda e “luridi” sguazzerete a gole sgozzate nel sangue trasfuso.<br />
Trasforma l’Uomo tuo nell’impuro, con durezza Lei t’accheterà a docilità. Ah ah.<br />
Scorgi la Luce fra la bramosia e non prenderti troppo sul serio come Abramo Lincoln.<br />
Lei t’è linda, Lei tintinna, tu rintoni, detonante svenite in corpi assieme attorniati.<br />
Adorala, odoratevi, scambiate il <em>Love </em>senza troppe lodi. Non sprecate Tempo ad alludere m’allupatevi altrimenti il Sole calerà impietoso e non nei sensuali giochi libidinosi. Il plenilunio ulula che Lei in te urli e la riempia a mela congiunta, untissima. Disossala in dolce sale&#8230;<br />
Io ridacchio e son “gua(r)ito” vampiro nel tutti i coll(ar)i vagliare e di bocca veleggiare. Non sono un illusorio toro ma Lei si spoglia dinanzi al mio trono.<br />
Viaggio di Donna in Donna come gondoliere sott’acqua, veliero misticheggiante a prua per fenderla masticante e, nella marea di Marina, ammainarlo per altre onde cavalcanti su poppe e mio pirata un po’ galeotto fra tanti galeoni sper(on)anti del perdermi sonante, cantandomela come mozzo smozzicante ma di poche pi(lu)ccanti. Mi sommergono di risa, essendo codeste delle mondine, e il Mondaccio è amaro?<br />
No, Donna sei la mia <em>isola del tesoro</em>, qui aprirò per te il forziere e (pre)tendo anche il tuo sforzo, mia amante troppo fortificatati nel vacuo fornicar ma solo di desideri inappagati delle tue gambe formicolanti e d’acquolina stagn(ol)a.<br />
Starnuta e dentro di me nuota, nudità. Ah ah. Stappati di bollicine anche sporche e (s)lava il sapone alla scaloppina. Scop(pi)a.<br />
Sono il filibustiere, forzuto ti entro furfante e assieme siam friabili e tu franta sui fantini del nostro festino.<br />
Smacchieremo poi il Peccato con dei detergenti fustini, ma io son fusto e tu usa pur la frusta.<br />
Sì, se non fummo, se non foste, almeno ora rinforziamoci nelle aurore.<br />
Senti che odore, annusa mia Donna quei miei pallori adesso vivificati in tua accesa, propulsiva figa.</p>
<p><strong><em>Il gatto nero<br />
</em></strong><br />
<em>Per il più folle e insieme più semplice racconto che mi accingo a scrivere, non mi aspetto né sollecito credito alcuno. Sarei matto ad aspettarmelo in un caso in cui i miei stessi sensi respingono quanto hanno direttamente sperimentato. Matto non sono e certamente non sto sognando, ma domani morirò e oggi voglio liberarmi l&#8217;anima. Il mio scopo immediato è quello di esporre al mondo pianamente e succintamente una serie di semplici eventi domestici, senza commentarli. Le loro conseguenze mi hanno terrorizzato, torturato, distrutto, ma non tenterò di spiegarli. Per me hanno significato nient&#8217;altro che orrore, ma per molti sembreranno meno terribili che barocchi. Si potrà, forse, trovare qualche intelletto che ridurrà il mio fantasma ad un luogo comune &#8211; qualche intelletto più calmo, più logico e molto meno eccitabile del mio che possa cogliere nelle circostanze che io evoco con timore, nient&#8217;altro che una normale successione di cause ed effetti naturalissimi.</em><br />
<em>Fin dall&#8217;infanzia ero noto per la docilità e l&#8217;umanità del mio carattere. Ero così tenero di cuore da diventare quasi lo zimbello dei miei compagni. Ero particolarmente affezionato agli animali e i miei genitori mi concedevano di tenere una grande quantità di animaletti domestici. Con essi passavo gran parte del mio tempo e niente mi rendeva più felice del nutrire e carezzare le bestiole. Questa mia tendenza crebbe con gli anni ed anche quando divenni adulto trassi da essi il massimo diletto. Tutti coloro che hanno provato affetto per un cane fedele e intelligente comprenderanno facilmente la natura e l&#8217;intensità del piacere che se ne può trarre. C&#8217;è qualcosa, nell&#8217;amore disinteressato e capace di sacrifici di una bestiola, che va direttamente al cuore di chi ha avuto frequenti occasioni di mettere alla prova la gretta amicizia e l&#8217;evanescente fedeltà del semplice Uomo.</em><br />
<em>Mi sposai presto e fui felice di trovare in mia moglie una disposizione analoga alla mia. Avendo notato la mia passione per gli animali domestici, non tralasciò occasione per procurarmene delle specie più gradevoli. Avevamo uccelli, pesci rossi, un grazioso cane, dei conigli, una scimmietta ed un gatto.</em><br />
<em>Quest&#8217;ultimo era un animale grande e molto bello, tutto nero, e intelligente al massimo grado. Parlando della sua intelligenza mia moglie, non aliena da una certa superstizione, faceva frequenti allusioni all&#8217;antica credenza popolare che vedeva i gatti neri come delle streghe travestite. Non che fosse una cosa seria per lei; del resto io ne parlo solo perché proprio ora me ne sono ricordato.</em><br />
<em>Plutone &#8211; questo è il nome del gatto &#8211; era il mio animale preferito ed il mio compagno di giochi. Solo io gli davo da mangiare, mi aspettava quando tornavo a casa e a fatica potevo impedire che mi seguisse nella strada.</em><br />
<em>La nostra amicizia durò così per molti anni, durante i quali il mio carattere ed i miei modi, per l&#8217;azione di una diabolica intemperanza, subirono (arrossisco nel dirlo) una radicale trasformazione in peggio. Divenni giorno dopo giorno più strambo, irritabile, meno rispettoso dei sentimenti altrui. Mi permisi di usare un linguaggio irriguardoso con mia moglie; alla fine arrivai con lei alla violenza. Le mie bestiole sentirono senz&#8217;altro il cambiamento dei miei modi. Non solo li trascuravo, ma li maltrattavo. Per Plutone, tuttavia, avevo ancora un certo riguardo che mi impediva di maltrattarlo, mentre non mi facevo scrupolo di maltrattare i conigli, la scimmietta e perfino il cane, quando per caso o per affetto attraversava la mia strada. Ma il mio malessere cresceva &#8211; che razza di malattia è l&#8217;Alcool! &#8211; ed alla fine anche Plutone, ora divenuto vecchio e conseguentemente un po&#8217; più irritabile &#8211; persino Plutone, cominciò a provare gli effetti del peggioramento del mio carattere.</em><br />
<em>Una notte, tornando a casa ubriaco fradicio, da uno dei miei soliti giri per le bettole della città, mi sembrò che il gatto evitasse la mia presenza. Lo afferrai e quello, impaurito dalla mia violenza, mi fece con i denti una piccola ferita sulla mano. La furia di un demonio si impossessò di me rendendomi irriconoscibile perfino a me stesso. Mi sembrò che la mia anima originale fosse volata via dal mio corpo ed una cattiveria feroce, alimentata dal gin, invase tutte le fibre del mio corpo. Presi dalla tasca un temperino, lo aprii, strinsi la povera bestiola alla gola e deliberatamente gli cavai un occhio dall&#8217;orbita! Arrossisco, brucio, rabbrividisco nello scrivere di questa dannata atrocità.</em><br />
<em>Quando mi tornò la ragione al mattino &#8211; sbolliti nel sonno i fumi dell&#8217;orgia notturna &#8211; provai un senso per metà di orrore e per metà di rimorso per il crimine che avevo commesso; ma fu solo un sentimento superficiale ed equivoco, l&#8217;anima non ne fu toccata. Mi tuffai di nuovo negli eccessi ed affogai nel vino tutti i ricordi del fatto.</em><br />
<em>Frattanto il gatto lentamente si era ripreso; l&#8217;orbita vuota dell&#8217;occhio aveva un aspetto pauroso, ma sembrava che egli non sentisse più dolore. Girava come sempre per casa ma, come era facile attendersi, filava via atterrito appena mi avvicinavo. Mi era rimasto abbastanza del mio vecchio cuore da provare un certo dolore per l&#8217;evidente antipatia da parte della creatura che una volta mi aveva amato. Questo sentimento si trasformò presto in irritazione ed infine, come un irrevocabile ribaltamento, comparve lo spirito della PERVERSITÀ. Di questo spirito la filosofia non tiene conto; ma io non sono tanto sicuro dell&#8217;esistenza della mia anima, quanto lo sono del fatto che questa forma di malvagità perversa è uno degli impulsi primordiali del cuore umano &#8211; una di quelle inscindibili facoltà primarie, ? sentimenti, che governano il carattere dell&#8217;Uomo. Chi non si è trovato centinaia di volte a compiere un&#8217;azione vile ? stupida, per nessuna altra ragione di quella che non doveva farlo? Non abbiamo forse una perpetua inclinazione a violare, a dispetto dei nostri migliori intendimenti, quella che è la Legge, soltanto perché comprendiamo che di questa si tratta? Questo spirito di perversità causò la mia completa rovina. Fu questa insondabile propensione dell&#8217;anima a torturare se stessa &#8211; a fare violenza alla propria natura &#8211; a compiere il male per il piacere di farlo &#8211; che mi spinse a continuare e portare a termine l&#8217;offesa che avevo inflitto all&#8217;inoffensiva bestiola. Una mattina, a sangue freddo, feci scorrere un cappio intorno al suo collo e l&#8217;impiccai al ramo di un albero; l&#8217;impiccai mentre le lacrime mi cadevano dagli occhi ed il più atroce rimorso tormentava il mio cuore. L&#8217;impiccai perché sapevo che mi aveva amato e perché non mi aveva dato alcun motivo di sentirmi offeso &#8211; l&#8217;impiccai perché sapevo che così facendo commettevo un peccato &#8211; un peccato mortale che avrebbe messo in pericolo la mia anima immortale così da porla &#8211; se ciò fosse possibile &#8211; al di fuori persino dalla portata della infinita misericordia del Dio Più Misericordioso e Terribile.</em><br />
<em>Nella notte che seguì al giorno in cui avevo compiuto quella crudele azione, fui svegliato dal grido «Al fuoco». Le cortine del mio letto erano in fiamme, l&#8217;intera casa bruciava. Con grande difficoltà mia moglie, una serva ed io stesso riuscimmo a sfuggire all&#8217;incendio. La distruzione fu così completa che tutto il mio patrimonio venne divorato dalle fiamme e da allora mi ritrovai ridotto alla disperazione.</em><br />
<em>Non ho la debolezza di cercare di stabilire un nesso di causa ed effetto, tra il disastro e le atrocità commesse, ma sto descrivendo una sequela di fatti e non voglio tralasciare alcun legame tra di loro. Il giorno successivo all&#8217;incendio andai a vedere le rovine. Le pareti, con una sola eccezione, erano crollate. L&#8217;eccezione era costituita da una parete divisoria, posta all&#8217;incirca al centro della casa, contro la quale prima dell&#8217;incendio era stata appoggiata la testa del mio letto. L&#8217;intonaco aveva qui resistito, in larga misura, all&#8217;azione del fuoco &#8211; un fatto che attribuii alla circostanza che era stato rifatto da poco. Di fronte a questa parete si era radunata una densa folla e molte persone sembrava stessero esaminando con grande attenzione una particolare zona di essa. Le parole «Strano!» «Singolare!» ed altre espressioni simili eccitarono la mia curiosità. Mi avvicinai e vidi, come scolpita in bassorilievo sulla parete bianca la figura di un gigantesco gatto. L&#8217;immagine era di una esattezza sorprendente. Attorno al collo dell&#8217;animale c&#8217;era una corda.</em><br />
<em>Quando vidi la prima volta questa apparizione &#8211; non posso classificarla diversamente &#8211; la mia meraviglia e il mio terrore furono enormi; ma successivamente la riflessione mi venne in aiuto. Ricordai che il gatto era stato impiccato in un giardino adiacente alla casa. Dopo l&#8217;allarme per l&#8217;incendio, quel giardino si era immediatamente riempito di folla &#8211; qualcuno doveva aver staccato l&#8217;animale dall&#8217;albero e averlo lanciato, attraverso una finestra aperta, dentro la mia camera. </em><br />
<em>Questo gesto era stato compiuto probabilmente con l&#8217;intento di svegliarmi. La caduta delle altre pareti aveva compresso la vittima della mia crudeltà dentro l&#8217;intonaco ancora fresco, la cui calce con le fiamme e l&#8217;ammoniaca della carcassa, aveva poi composto l&#8217;immagine come la vedevo.</em><br />
<em>Sebbene io spiegassi così alla mia ragione, se non completamente alla coscienza, l&#8217;evento che ho illustrato, esso non mancò di impressionare profondamente la mia fantasia. Per mesi non riuscii a liberarmi del fantasma del gatto e durante tale periodo affiorò nel mio animo un mezzo sentimento che sembrava ma non era rimorso. Arrivai a dolermi a tal punto della perdita dell&#8217;animale da mettermi a cercare, nei ritrovi malfamati che ora frequentavo abitualmente, un&#8217;altra bestiola della stessa specie ed in qualche modo simile all&#8217;aspetto, in grado di prenderne il posto.</em><br />
<em>Una notte, mentre giacevo in una taverna più che malfamata, mezzo intontito, la mia attenzione fu attratta all&#8217;improvviso da qualcosa di nero che riposava sulla sommità di una delle enormi botti di gin e di rum, che costituivano l&#8217;arredamento principale del locale. Stavo guardando da molto tempo e, con mia sorpresa, non riuscivo a capire di che cosa si trattasse. Mi avvicinai a toccarlo con una mano. Si trattava di un gattone nero, della stessa taglia di Plutone, somigliante a lui sotto ogni aspetto, ad eccezione di uno. Plutone non aveva un solo pelo bianco in tutto il mantello, mentre questo gatto aveva una macchia bianca di contorno indefinito che gli copriva quasi interamente il petto.</em><br />
<em>Appena lo ebbi toccato, si alzò immediatamente, fece le fusa, si strofinò alla mia mano, felice del mio interessamento. Era proprio la creatura che stavo cercando, quindi proposi al padrone del locale di comprarlo: ma questi non ne rivendicò il possesso &#8211; non lo conosceva affatto &#8211; non l&#8217;aveva mai visto prima. Continuai ad accarezzarlo e quando mi apprestai a tornare a casa, l&#8217;animale mostrò l&#8217;intenzione di accompagnarmi. Glielo permisi ed ogni tanto lungo la via mi fermavo per accarezzarlo. Quando giunse a casa si trovò subito a suo agio e divenne immediatamente il beniamino di mia moglie.</em><br />
<em>Da parte mia, invece, sentii subito sorgere dentro di me una cupa antipatia per l&#8217;animale. Era proprio il contrario di quello che avevo previsto, ma &#8211; non so come e perché &#8211; la sua evidente predilezione per me, mi procurava piuttosto fastidio e disgusto. Poi, piano piano, l&#8217;avversione ed il fastidio sfociarono nell&#8217;amarezza dell&#8217;odio. Evitavo l&#8217;animale, ma un certo senso di vergogna e il ricordo del mio precedente atto di crudeltà, mi impedivano di maltrattarlo. Per molte settimane non lo picchiai né gli usai altre forme di violenza, ma, gradualmente, arrivai a guardarlo con insopprimibile ripugnanza e a sfuggire la sua odiosa presenza come la peste.</em><br />
<em>Quello che, senza dubbio, aumentò il mio odio per la bestia, fu la scoperta, fatta il mattino dopo il suo arrivo in casa, che anche lui era privo di un occhio come Plutone. Questa circostanza lo rese, invece, più caro a mia moglie, che, come ho già detto, possedeva in alto grado quell&#8217;umanità di sentimenti che una volta erano una mia peculiare caratteristica nonché la fonte dei miei più semplici e più puri piaceri.</em><br />
<em>Ma la predilezione del gatto nei miei confronti sembrava crescere con la mia avversione. Seguiva ogni mio passo con una tenacia che è difficile far comprendere al lettore. Quando sedevo, si accucciava sotto la mia sedia o saltava sulle mie ginocchia coprendomi di odiose moine. Se mi alzavo, mi si metteva tra i piedi a rischio di farmi cadere o piantava i suoi lunghi aguzzi artigli nelle mie vesti per arrampicarmisi fino al petto. Mi veniva allora voglia di distruggerlo con un colpo, ma mi tratteneva dal farlo il ricordo del mio precedente delitto e ancor di più &#8211; lasciatemelo confessare &#8211; il cieco terrore che mi ispirava la bestia.</em><br />
<em>Non era esattamente un terrore fisico, anche se ho difficoltà a definirlo diversamente. Quasi mi vergogno a confessare &#8211; sì anche in questa cella di delinquenti, quasi mi vergogno a confessare &#8211; che il terrore e l&#8217;orrore che l&#8217;animale mi ispirava è stato alimentato da una specie di chimera tra le più difficili da concepire. Mia moglie aveva richiamato la mia attenzione, più di una volta, sulla conformazione della macchia bianca, della quale vi ho parlato, e che costituiva la sola visibile differenza tra questa strana bestia e quella che io avevo distrutto. Il lettore ricorderà che questa macchia era sì grande, ma aveva originariamente contorni indefiniti. Ora a grado a grado, quasi impercettibilmente, anche se la mia ragione si sforzava di respingere la cosa come assolutamente fantastica, la macchia aveva finito per assumere una forma ben precisa e distinta. Essa era la precisa rappresentazione di un oggetto che rabbrividisco solo a nominare &#8211; e per questo, soprattutto, avevo ripugnanza e paura del mostro, del quale avrei voluto liberarmi se ne avessi avuto il coraggio &#8211; era adesso, dico, l&#8217;immagine di una cosa orribile, spaventosa, la FORCA &#8211; oh! la lugubre, terribile macchina dell&#8217;Orrore e del Crimine, dell&#8217;Agonia e della Morte!</em><br />
<em>E ora io ero veramente misero al di là della peggiore miseria dell&#8217;Umanità. Una bestia bruta &#8211; quella della quale avevo sprezzantemente distrutto il compagno &#8211; una bestia bruta causava a me &#8211; a me, uomo creato a immagine e somiglianza d&#8217;Iddio &#8211; un così insopportabile dolore! Ahimè! Né di giorno, né di notte ebbi più il conforto del riposo! Durante il giorno la creatura non mi lasciava solo un istante, e durante la notte, ad ogni ora, mi destavo da sogni di inesprimibile orrore, per trovarmi il fiato caldo della cosa sul volto ed il suo enorme peso &#8211; come di un fantasma notturno incarnato che non ero in grado di scrollare via &#8211; eternamente incombente sul cuore.</em><br />
<em>Sotto la pressione di tali tormenti, quel poco di buono che c&#8217;era ancora in me scomparve del tutto. Pensieri malvagi, i più neri e i più malvagi dei pensieri, divennero i miei soli padroni. La rudezza abituale del mio carattere divenne odio per tutte le cose, per tutta l&#8217;umanità, così che degli improvvisi, frequenti e incontrollabili scoppi di una furia alla quale ciecamente mi abbandonavo, divenne vittima sempre più frequentemente, ahimè!, la mia povera moglie, che, paziente, sopportava tutto senza lamenti.</em><br />
<em>Un giorno ella mi accompagnò, per una qualche faccenda domestica da sbrigare, nella cantina del vecchio edificio nel quale la nostra povertà ci costringeva ad abitare ed il gatto, seguendomi giù per la scala, mi fece quasi ruzzolare a capofitto, irritandomi fino all&#8217;esasperazione. Afferrata un&#8217;ascia, dimenticando, nella mia furia, la paura infantile che aveva sempre trattenuto la mia mano, vibrai all&#8217;animale un colpo che, se fosse disceso su di lui come volevo, sarebbe risultato mortale. Ma il colpo venne fermato dalla mano di mia moglie. Il suo intervento mi trascinò in una furia ancora più demoniaca; svincolai il braccio dalla sua stretta e le affondai la scure nel cervello. Ella cadde senza vita sul po$to senza emettere un lamento.</em><br />
<em>Compiuto l&#8217;orrendo delitto, mi accinsi con grande determinazione al compito di nascondere il corpo. Sapevo di non poterlo rimuovere dall&#8217;edificio, né di giorno né di notte, senza correre il rischio di essere scorto dai vicini. Mi vennero in mente tanti progetti. Per un momento pensai di tagliare il corpo in tanti pezzi e di distruggerlo con il fuoco, poi di scavare una fossa nel pavimento e seppellircelo, e ancora di gettarlo nel pozzo del cortile &#8211; di chiuderlo in una cassa, camuffandola come se contenesse della merce e incaricando poi un facchino di portarla via. Infine scelsi quello che mi sembrò l&#8217;espediente migliore tra tutti quelli pensati. Decisi di murare il cadavere in una parete della cantina, come si legge facessero i monaci del Medio-Evo con le loro vittime.</em><br />
<em>La cantina sembrava particolarmente adatta a tale scopo. Le sue pareti erano state costruite alla buona e intonacate da poco con una malta grossolana che non si era indurita per effetto dell&#8217;umidità dell&#8217;ambiente. Inoltre in una delle pareti c&#8217;era una sporgenza dovuta forse a un falso caminetto o focolare, che era poi stato riempito e reso somigliante al resto della cantina. Non avevo dubbi di poter estrarre facilmente i mattoni, inserire il cadavere, e murare di nuovo in modo che nessuno potesse mai scoprire qualcosa di sospetto. Non avevo sbagliato i calcoli. Rimossi con una leva i mattoni, deposi poi con cura il corpo puntellandolo contro la parete interna e con poca fatica ricostruii la struttura del muro tale e quale era prima. Mi procurai calce e sabbia e con ogni possibile precauzione preparai un intonaco che non poteva assolutamente essere distinto dal vecchio e lo distesi con ogni cura sulla nuova parete di mattoni. Alla fine fui molto soddisfatto del lavoro. Tutto quadrava, la parete non presentava la minima traccia di manomissione. Asportai con la massima attenzione tutti i detriti dal pavimento e mi guardai intorno trionfante, dicendomi: «Qui almeno il mio lavoro non è stato inutile».</em><br />
<em>Il mio successivo atto fu quello di ricercare la bestia che era stata causa di tanto grave sciagura, perché avevo deciso di metterla a morte. Se ci fossi riuscito in quel momento, non vi sarebbe stato alcun dubbio sulla sua sorte; e invece l&#8217;astuto animale, allarmato dalla violenza della mia collera, evitò di comparirmi davanti. È impossibile descrivere il profondo senso di sollievo che mi pervase per l&#8217;assenza della odiata creatura. Non si fece vivo neanche durante la notte e quindi almeno per una volta, da quando si era introdotto in casa mia, dormii profondamente e tranquillamente; sì, dormii perfino col peso del delitto sulla coscienza!</em><br />
<em>Passarono il secondo e il terzo giorno senza che il mio tormentatore tornasse. Respiravo di nuovo come un uomo libero. Il mostro, terrorizzato, era fuggito via per sempre e non lo avrei più visto! La mia felicità era al culmine! La colpa del mio tenebroso misfatto non mi turbava più di tanto. Mi avevano rivolto domande alle quali avevo risposto con disinvoltura. Perfino le indagini avviate, non avevano dato alcun esito ed io guardavo ormai con sicurezza alla mia futura felicità.</em><br />
<em>Il quarto giorno dopo l&#8217;assassinio, una squadra della polizia irruppe inaspettatamente nella mia casa per eseguire una rigorosa ispezione. Ciò nonostante mi sentivo sicuro del nascondiglio scelto e non mostrai il benché minimo imbarazzo. Gli agenti chiesero che li accompagnassi nella loro ispezione, che non lasciò inesplorato né un angolo né un cantuccio. Alla fine discesero per la terza o la quarta volta nella cantina. Non un muscolo mi tremò; il mio cuore batteva calmo come quello di chi dorme innocente. Passeggiavo su e giù per la cantina, le braccia incrociate sul petto, aggirandomi qua e là. I poliziotti si mostravano del tutto soddisfatti e si preparavano ad andarsene. La gioia che mi riempiva il cuore era troppo intensa perché potessi trattenermela dentro. Bruciavo dal desiderio di dire qualcosa, di trionfare, ed anche di rendere ancora più marcata la loro convinzione della mia innocenza.</em><br />
<em>«Signori», dissi alla fine mentre la squadra saliva le scale, «sono lieto di aver dileguato i vostri sospetti. Vi auguro buona salute ed un po&#8217; più di cortesia. Tra l&#8217;altro, signori, questa &#8211; questa è proprio una casa ben costruita.» In preda alla voglia matta di dir qualcosa, non mi rendevo conto di quanto andavo blaterando&#8230; «Posso dire che questa è una casa costruita in modo eccellente. Queste pareti &#8211; ve ne andate, Signori? &#8211; queste pareti sono costruite solidamente.» E qui, in un eccesso di spavalderia, colpii pesantemente con un bastone che avevo in mano proprio il tratto di muro dietro il quale era celato il cadavere della sposa del mio cuore.</em><br />
<em>Possa mai Iddio proteggermi e liberarmi dalla zanna dell&#8217;arcidiavolo! &#8211; non si era ancora spenta l&#8217;eco del mio colpo di bastone, che una voce rispose dall&#8217;interno della tomba! &#8211; con un lamento, dapprima smorzato e rotto, come il pianto di un bambino, salito poi rapidamente ad un lungo, intenso, continuo urlo, assolutamente inumano, bestiale, &#8211; un ululato &#8211; un grido sconvolgente, per metà di orrore per metà di trionfo, quale avrebbe potuto venire solo dall&#8217;inferno, unitamente dalle gole dei dannati nella loro agonia e dei demoni esultanti nella dannazione.</em><br />
<em>Di quello che mi passò per la testa, sarebbe assurdo parlare. Sentendomi svenire, mi appoggiai alla parete opposta. Per un attimo i poliziotti rimasero immobili, in preda ad una sorta di irrazionale terrore. Subito dopo una dozzina di robuste braccia presero a demolire la parete, che cadde tutta insieme. Il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, intriso di sangue rappreso, stava eretto davanti agli occhi degli spettatori. Sulla sua testa, con la rossa bocca spalancata, con l&#8217;unico occhio di fuoco, stava l&#8217;orrenda bestia la cui astuzia mi aveva portato al delitto e la cui voce rivelatrice mi aveva consegnato al boia. Avevo murato il mostro dentro la tomba.</em></p>
<p>Comunque, ho cambiato la descrizione del mio “Arancia meccanica”, compratelo su Amazon.it. Era piena di refusi, come la mia vita di fuse.<br />
Ora, per molti anni mi tramutai sia nello Stregatto delle “meraviglie”, sia in “<em>Sfigatto</em>” del De Niro mio speculare ma non <em>presentai i</em> “<em>miei</em>”.<br />
Le donne mi salutavano con “Ciao” e io rispondevo “Bau”. Sì, miagolassero.<br />
Però, una mi stregò in prima Liceo. Liceo Sabin come Stilo Sabina, due cosce che “convergevano” in peloso come ogni gatta che si “pettini”.<br />
Lì, c’è da lavorar di <em>petting</em>, ballando il lento. Ecco il “varietà”.<br />
Torniamo a <em>moi</em>, sì, come Joaquin Phoenix di <strong><em>The Master</em></strong> fissai le cosce attizzanti d’una gattina, per adocchiarla nel finto “malocchio” su uccellin per i sessuali “pastrocchi”.<br />
Stava lì, prelibata da tuffarmici argento vivo come ieri la nostra campionessa Tania Cagnotto. Una con due cosciotti che sguazzerebbe con tanto di carpi(a)to e dorsale spumeggiante.<br />
Va be’, al bando l’eiaculare sprizzante in questa figa abissale. A me Tania piace molto, appena apre bocca ha l’accento di Bolzano ma è bonazza.<br />
In aula, desiderai l’aiuola di Federica, sì, una cazzo di figa specializzata, come da “Scientifico”, in matematica. Oh, mentalità apertissima “quella”.<br />
Mostrava di striscio e io annusavo di “allungato”. Al che, entrò la prof. di Storia dell’Arte durante la pausa, molto contemplativa. Federica doveva avere il mio riempitivo. Altro che compunta e compitini. Da ballarle in punta di pene.<br />
Ma la professoressa mi descrisse cattivo, che bagascia col trucco pessimo dei dipinti stantii. E schizzai di pennello, disegnando alla lavagna il mio lavico svenimento&#8230; con tanto di cornetto e marmellata.<br />
Da allora, come dico io, svenni ma poi rinvenne. Venendo prima in una e poi nell’altra.<br />
Ma ricordate: non sgattaiolate troppo, altrimenti ti fanno “negro”.</p>
<p>Ho detto tutto. Non ho dato.<br />
Tu, dammela. Sono il gatton delle nevi, guarda che nave. Che “naso”.</p>
<p>Firmato il Genius<br />
(Stefano Falotico)</p>
<ol id="elencoPlaylist">
<li><a title="Killing Season (2013)" href="http://www.filmtv.it/film/52515/killing-season-2013/">Killing Season (2013)</a><br />
Basterebbe la colonna sonora iniziale, grande Cinema. Ho deciso io, quindi poco stronzeggiare.<br />
Senti questo Bob che strofina le scarpe fra le montagne, fra le cascate, che mette su <em>Johnny Cash</em> e si allena in modo <em>falotico</em>, mentre mangia, si doccia, si piscia addosso, “tegama” la vita, quindi ascolta l’uccello&#8230; e  da falco si catapulta sulla preda, quella puta del Travolta, prima leggero ora non come prima di peso piuma. Oggi, John è italoamericano mangiaspaghetti da pummarola e t’accoppo. Che panzone! Deve penzolare!</p>
<p>Vi svelo il finale. Ora, si capisce subito che i “cattivi” sono entrambi ma Travolta con l’accento semi-russo-serbo-scemotto dovrebbe farla da leone.<br />
Non è simpaticissimo a dirla tutta. Anche l’altro è una merda. Che minchioni. De Niro lo disarma, Travolta urla “<em>Kill me!</em>”, e Bob “Ma che cazzo sta a di’&#8230;?” e lo perdona, ricongiungendosi col figlio.<br />
Travolta ci rimane male e sussurra: “Tutto questo casino per un finale a tarallucci, figlietto e vino? Ma che cazzo di film è questo?”.<br />
Bob guarda Ventimiglia, ed è lontano dallo smagliante.<br />
Ma prendiamola con della cioccolata calda.<br />
Ciao.</li>
<li><a title="L'avvocato del diavolo (1997)" href="http://www.filmtv.it/film/16394/l-avvocato-del-diavolo-1997/">L&#8217;avvocato del diavolo (1997)</a><br />
Il libero arbitrio è una fregatura.</li>
<li><a title="The Blues Brothers (1980)" href="http://www.filmtv.it/film/1022/the-blues-brothers-1980/">The Blues Brothers (1980)</a><br />
Ricorda, il <em>soul man</em> ci sta sempre.<br />
Sempre come il cazzone.</li>
</ol>
<div id="attachment_27" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Bruce.jpg"><img class="size-medium wp-image-27" alt="Eh " src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/Bruce-300x296.jpg" width="300" height="296" /></a><p class="wp-caption-text">Eh sì.</p></div>
<p>(Stefano Falotico)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://edgarallanpoetale.info/?feed=rss2&#038;p=24</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
