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	<title>Edgar Allan Poe, The Master &#187; Uncategorized</title>
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	<description>First italian site on the greatest horror storyteller</description>
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		<title>L’osso duro dagli zigomi d’argento</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2014 06:00:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Una maschera scoprì i crimini della società e, di sua già congenita, putrida nerezza, la offuscò Con piacevole sollazzo, gaudio è il mio giorno che invoca lacrime di corroboranti nostalgie arcane. E nessuno proferirà altre bestemmie contro il mio Dio. Il Dio dei venti, delle barbariche notti mie silenti, ove intingo il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" alt="" src="http://oi59.tinypic.com/10f5hsk.jpg" width="560" height="411" /></p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
<p style="text-align: center;"><em>Una maschera scoprì i crimini della società e, di sua già congenita, putrida nerezza, la offuscò</em></p>
<p style="text-align: left;">Con piacevole sollazzo, gaudio è il mio giorno che invoca lacrime di corroboranti nostalgie arcane. E nessuno proferirà altre bestemmie contro il mio Dio. Il Dio dei venti, delle barbariche notti mie silenti, ove intingo il mio corpo in abrasione ludica di come, parsimonioso, mi scaglierò sempre demonio contro chi invase, ad anelar superbamente, ah ah, di volermi infrangere, l’odore delle mie lune sacre. Qui, sono io, assieme ai lupi, a sbranarvi con fiera bramosità parimenti assassina e cruda, della stessa spietatezza con cui marchiaste, io vi renderò pan per focaccia. Azzardatevi ad azzannarmi e più forza mi donerete di rabbia inesausta. A montar sempre silenziosa, per poi addentarvi violentemente, spaccando le vostre pelli in furibondo essere ora Satana nella delicatezza, ah ah, del suo stuprante tocco morbido. Di come carezzerà i vostri figli e reciterà loro la parabola di Sansone il “peccatore”. Colui che, come tutti i profetici e messianici angeli dotati di un’anima coriacea e leonina, anziché venir distrutto dalle cattiverie degli infingardi e dei graffianti, taglienti fraudolenti, strappò il suo cranio, rasato di cuor suo sfibrato, e afferrò le colonne dei vili che lor credettero incrollabili. Morì in sacrificio perpetuo a memoria dei posteri, amputando chi lo tradì con omicida suicidio. Perché se morte dev’essere&#8230; muoian tutti, travolti dall’impeto implacabile di Dio nelle sue mani a regalargli l’ultima vanità. Così, Dio creò Lucifero e lo spedì all’Inferno perché temette il suo ingigantimento. Perché colui che, come Lucifero, non accetta i taciti accordi del padrone “guardone”&#8230; di libero, porcellesco arbitrio, anche masochistico, masticherà di egual ardore fottutamente onnipotente, glorioso e irriguardoso, da abominevole creatore delle puttane che siete voi creati all’immagine e somiglianza d’un Dio ladro e sfruttatore, ogni fiamma peccaminosa, tergendola di sfavillante, lucido, impressionante ludibrio. Concupirà i pleniluni, accogliendoli nell’ermetica, soffusamente adombrante bellezza inespugnabile d’una sua mostruosità identica a quella del suo or rivale, lassù ridente e sempre strafottente a fregarvi con le sue catechesi nel rabbonir da sporco ipocrita i vostri istinti puri. Perché Dio sa, avendovi generato, che voi uomini siete solo plagiabili, da ricattare con la vetustà volontà falsa e truffatrice invero d’un Diavolo ch’è soltanto il riflesso e il rovescio savio della medaglia meschina e mentitrice della crudeltà vostra tanto inneggiata ché poi, dietro le patetiche maschere da suoi caritatevoli adoratori immondi, altrettanto bugiardi siete voi stessi a giustamente condannarvi nel permanente, immodificabile patire l’impossibilità del Paradiso, vittime (in)coscienti e ripugnanti dello strangolamento con cui opprimete le vostre sempre rifuggite libertà, trafugando la vera ascesi e il Nirvana, nel vostro bel, ah ah, balletto da baci di Giuda tradizionalmente immutabili, da belanti castigatori dei vostri cazzi, ché poterono esser alti e vivaci, gioviali, scanzonati e allegri ma della cui allegrezza strofinate solo, nel suolo già mortificato e sprofondato di magma laido come Satana l’incandescente e vivaddio viscido, proprio Satana il giusto.<br />
Lo scuoteste dal suo sonno, di come vi perdonò e decise di vivere lontano dalle vostre lotte di carne e soldi d’approfittatori mendaci. Perché desideraste che anche lui soffrisse la crocefissione dei vostri cristi lordi e da vangeli illusori.<br />
Così, Satana, dopo non avervi per molto tempo prestato ascoltato, punì la scelleratezza della vostra ripetuta, ottusa, schifosa insistenza.<br />
Si bardò in giacca e cravatta. Si recò a tarda notte in un’affollata discoteca e tutte le troie ficcò di suo forcone. Arpionando i vostri “principi” nel gioco della sua nera dama.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Amen</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La vita nostra tombale e sepolcrale, esigiamo silenzio (ir)religioso</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2014 15:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Falotico Il fe(re)t(r)o delle mie emozioni vitali e funebri Sguaino il mio cuore in altezzose rinomanze e, ammantandolo di dolce mia boria, sì, posso permettermi l’arroganza sfacciata dinanzi alla vostra umanità manichea e dunque bugiarda, con strafottenza avanzo eppur già morii, screpolato nel cordoglio che la vostra “rettitudine”, iddio come rabbrividisco, mi perpetrò [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">di Stefano Falotico</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/_64Qv0jV_PY" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p align="center"><b>Il fe(re)t(r)o delle mie emozioni vitali e funebri</b></p>
<p>Sguaino il mio cuore in altezzose rinomanze e, ammantandolo di dolce mia boria, sì, posso permettermi l’arroganza sfacciata dinanzi alla vostra umanità manichea e dunque bugiarda, con strafottenza avanzo eppur già morii, screpolato nel cordoglio che la vostra “rettitudine”, iddio come rabbrividisco, mi perpetrò l’anima, uccidendola con lentezza orrenda, d’acuto vostro sporco scibile che si pavoneggia, paventandosi savio, addobbato da tutta questa lercia e immonda frivolezza.</p>
<p>Io non so ridere, quando rido lo faccio per sfottere e persevero dunque ostinatissimo a ingarbugliar la mia mente per non “assottigliarmi” alla vostra “fine” demenza, ché sempre partorirà lamenti vani quanto poi vanesi a celarsi nella bieca mascherata collettiva di bianchezza apparente. Stagnando nel mio masochismo così da voi percepito, strangolato, mal visto e additato, adocchio una puttana di striscio e, nel mirarne l’ardore che odo squillante fra sue gambe al mio cazzo spero presto dentro penetrandola abbrustolente, la celebro poeticamente in gloriosa mia gola. Da russo che sa discernere la fierezza davvero femminea e delle leggiadre primule rosse come costei. Di professione puttana ma chi di voi, donne tanto “altolocate” quanto sempre a toccarvele con rossetti “intonsi” d’invero sbavar più laide di lei, può dichiararsi san(t)a? Forse tu, segretaria che ti “arrabatti” dietro la scrivania così quanto nel fronte-retro vieni “schedata” di “straordinari” del (di)retto(re) in cravatta “inappuntabile” e (s)tiratura ritta? E tutto questo pender tu di labbra, ah ah, per l’aumento dello stipendio? Tu, poliziotta della buoncostume che gusti il bombolone dalla cremina sciolta in tue rughe su sopracciglia “incipriate” nel sognar il panino del barista l(i)evitante per poi chiedergli lo scontrino fiscale della fatt(ur)a? Sei donnetta da merletti e pizzi, mangia la pizza e sta’ zitta, succhia il mio “pazzo”.</p>
<p>E allora che puttana sia la vita, mi schiferete e d’idiosincrasia, voi crassi, eufemisticamente mi schiverete perché in verità mi odiate ma non avete il coraggio sfrontato di affrontarmi a viso aperto.</p>
<p>Invisi!</p>
<p>Passeggio al cimitero e porgo le rose alla mia tomba, mentre voi piangete i defunti vostri&#8230; di cris(an)t(em)i.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Anche Marlon Brando è dolce come il burro, senza un tango ma da solo nelle tane, col ricordo di una donna da letame col tanga</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Oct 2013 15:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Bertolucci]]></category>
		<category><![CDATA[burro]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Marlon Brando]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimo tango a Parigi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancor’innamorato, morbido e morboso fra moribonde striature dallo svelto, velato pensiero. Non è stata una gran vita, così decido di “circoscriverla” in una tastiera che l’inganni, la capti per come poggio i neuroni emozionali d’un rimpianto battente, o forse proprio da quel blackout rinascerà un’atavica speranza che credetti morta? Che ne so? Pensa a saperla tu, che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Brando-Parigi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-191" alt="Brando Parigi" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/10/Brando-Parigi-300x204.jpg" width="300" height="204" /></a></p>
<p>Ancor’innamorato, morbido e morboso fra moribonde striature dallo svelto, velato pensiero.</p>
<p>Non è stata una gran vita, così decido di “circoscriverla” in una tastiera che l’inganni, la capti per come poggio i neuroni emozionali d’un rimpianto battente, o forse proprio da quel <i>blackout</i> rinascerà un’atavica speranza che credetti morta? Che ne so? Pensa a saperla tu, che ti professi di “sapore”.</p>
<p>E soprattutto lavati col sapone migliore. Quello che ti cancella la merda dalla faccia. A lentezza stanca, macilento&#8230; tu che prima primeggiavi in tutto&#8230;, cioè me stesso, ora non sei più o solo piuma, poeta per sublimare quello squittire che tanto però abbrustolisce, stizzito soffri, piangi lagnoso, ti dimeni ma ne val la pena?</p>
<p>Ambasciatore porta il piatto della vendetta. Il resto è da ve(n)dersi se sarà una mancia(ta) di colpi in pancia mancini al fegato mangiato. Non sono un gatto. Non ho sette vite e quindi devi rispettare il mio suicidio.</p>
<p>Porta via questi biglietti d’invito. Via, via! Vattene fuori! O ti butto io a calci già dal burrone!</p>
<p>Che fai? Mi offri della burrata? Ti sborro!</p>
<p>La gente non leggerà mai le tue “cazzate”, sei uno che cazzeggia, uno stronzo senza questa da tutti chiamata dignità. Che poi cosa sia non si sa.</p>
<p>Ho visto laureati con lode scopar puttane lorde, ho visto avvocati rubar i crimini ai notai, che si son scopati la <i>figlia del dottore</i>, ho visto “<i>comò</i>” appunto rubacuori far <i>l’ammalata </i>nel cambio di sesso con pagate mulatte.</p>
<p>E, fra questi “lieti”, suono il flauto, pensando che m’è andata bene al non far un cazzo. Mi son risparmiato la delusione, anche se domani potrete trovarmi in manicomio. Ciò è certo, non (ci)piove. Malinconia!</p>
<p>Manicomio in cui me la rido, miei inculati “quatti quatti”. Ove è già affissa la “locandina” d’un film “<i>biopic</i>” (d)a me ispirato, intitolato <b><i>Fatti i cazzi tuoi, altrimenti mi farai il culo</i></b>.</p>
<p>La battuta già storica è questa a mo’ di “promozione”: “Sei bocciato, ora rimboccami le coperte!”, pronunciata dal mio rivale che m’ammazzò nel duello finale fuori campo e “coprifuoco”.</p>
<p>Film ambientato a <i>Manhattan</i> con <i>Woody Allen</i> come<i> </i>comparsa elegante fra una scazzottata in riva al fiume e una zoccola assoldata alla “buoncostume”, detta anche mafiosamente, in stile di Little Italy in quel di Brooklyn, “Colei che picchia i broccolini che non sanno usar il manganello da (b)ricconi”.</p>
<p>Questo sono io. Un fottuto&#8230; ora, dammi da bere o ficcherò le tue “olivine” nel <i>drink</i>. Drin drin, chiara l’antifona?</p>
<p>Ah no? Allora, eccoti “innaffiato”.</p>
<p>Dopo il <i>drin </i>e il <i>plof</i>, c’è sempre il <i>bang</i>. Anche il buco del cul’.</p>
<p><i>Abracadabra</i>, sei cascato nel bicchiere e ti ho frantumato come la porcellana, caro porcellino, (s)beccati il tuo “coniglio” spuntato dal cilindro.</p>
<p>Ed ecco il mio “bacio” colore “cedrata”.</p>
<p>Sono caloroso quanto <i>Parigi</i> a Novembre.</p>
<p>Cioè, “evidenziamolo”, il tuo cazzo acceso&#8230; in senso di dolor peggio degli ascessi.</p>
<p>Lo getterò nel cesso. E tu, figa, vuoi il mio?</p>
<p>Devi ancora mangiar pagnotte prima di poter pappare un pene di tal qualità.</p>
<p>Perché sono il panettiere delle infornate cremose ed esigo solo soffici bomboloni. Basta, ninfomane! Ti faccio infoiare io!</p>
<p>Sì, adesso, a benzina sul “fuoco”, vedo che ci siamo a livello di lato posteriore.  Facciamolo sui sedili anteriori. Almeno, il retrovisore è vicino e ci accorgeremo delle censure da maniaci guardoni.</p>
<p style="text-align: center;">di Stefano Falotico</p>
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		<title>La leggenda furibonda del Principe Vlad, che scopò la “sposa” Monica Bellucci, dalla Transilvania della sua reggia scese nel Mondo “normale”, e divorò una “famiglia”</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Oct 2013 19:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Dracula di Bram stoker]]></category>
		<category><![CDATA[Francis Ford Coppola]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Bellucci]]></category>

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		<description><![CDATA[la trivellò senza (r)esistere al suo pudore, in quanto come me, adoratore delle storie dell’orrore e soprattutto della “tortura”&#8230; quindi la gettò ai lupi e alle ortiche, masticando il suo fegato &#160; Prefazione dal diario di bordo del giovincello Jonathan Harker, mio umile servo in attesa del trionfante ritorno a Londra, che mi coprirà vessante d’altro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.geniuspop.com/blog/index.php/2013/10/monica-bellucci-e-il-belloccio-la-bella-e-la-bestia/">la trivellò senza (r)esistere al suo pudore, in quanto come me, adoratore delle storie dell’orrore e soprattutto della “tortura”&#8230; quindi la gettò ai lupi e alle ortiche, masticando il suo fegato</a></em></p>
<p>&nbsp;<br />
Prefazione dal diario di bordo del giovincello <em>Jonathan Harker</em>, mio umile servo in attesa del trionfante ritorno a Londra, che mi coprirà vessante d’altro “funerale” in  sp(r)ezzanti, “vanaglorie” dei loro unti, carnali e oscuranti odori cosmetici alla goliardia frizzante, che io chiamo annacquate, superate superstizioni, in quanto superstite d’una società già morta. Alcuni mi chiamano “Il russo”, altri semplicemente “Il Demonio”, altri ancora, in altre mie notti di Luna piena da “licantropo” mutante e russante-sonnolento, Nosferatu, cioè il non morto, nottambulo e blu se di canino succhia la verginella sin a spolparla&#8230;<br />
<em>Monica Bellucci</em> è un mio “<em>gingillo</em>”, talvolta in questo grotta il Tempo s’annebbia e son proprio costretto giocoforza alla mia Monica “ringiovanente” ché la mia “senilità” mette alle strette con tanto montarla in sua delizia formosa come il mogano più ad “alabastro” incardinato nel delta dell’addentargliela. Sì, mentre mi smuove di mossa, con morsa “stringo i dentini”, le slaccio il reggiseno e le “incollo” il mio (ir)religioso collarino, fin quando sgoliamo vicino alle gole del Danubio&#8230; io (ig)nobile e Lei, Lei maiuscola tutta goduta, quasi all’orlo&#8230; del precipizio dal quale Mina colò suicida&#8230;<br />
Monica è solo una delle tante concubine dal perfetto culo, stimo però il suo ex, ammirevole marito Vincent Cassel perché ne fu appunto goloso quanto mai geloso, almeno non “lo diede a vedere”&#8230; si chiama tecnica funzionale di un grande attore che finge quanto Monica ha finto di amarlo.<br />
Non dovete pen(s)are che Dracula, solo perché semi-eremita, sia triste e “macabro”. In verità, il <em>Dottor Van Helsing</em> sa che <em>Gary Oldman</em>, e questo è il “colmo”, se apre le fauci al sorriso, non è da “stigmatizzare” ma d’indurre alla pronta guarigione sessuale. Sì, qui fa “freddo”, è colpa dell’essermi dato da solo del maledetto e anche del “darmelo a manetta”. Non funziona neanche il televisore, ho chiamato il miglior antennista di San Pietroburgo per poter “accendermi” sulla <em>Schneider</em>, immaginando di spalmare, come <em>Marlon Brando</em> di <strong><em>Ultimo tango</em></strong>, del “burro”, sfilandole “delicatamente” il tanga. L’antennista è uno stronzo, mi ha programmato solo la sintonia della Radio Televisione Italiana, così son obbligato al minimo storico nel poter visionare soltanto “Ballando con le stelle”.<br />
Sai che “bellezze”, la conduttrice è una scialba bionda che fu inchiappettabile ai tempi di Lino Banfi, oggi appena scoscia&#8230; fa schifo al cazzo anche a quello di Carlo Conti. Uno che ficcherei nella stalla assieme alle sue lampade per la fidanzata allampanata.<br />
Io, che sono il <em>Conte</em>, voglio il <em>Max</em>. O posso masturbarmi sul digitale terrestre a schermo piatto, con tanto di canale a luci rosse (per forza, conoscete uno della Russia che non sia “rosso”, che razza di comunista sarebbe&#8230;?, un edonista alla <em><strong>Danko</strong></em>), oppure niente. Solo “lutto”.<br />
Per fortuna ho l’ADSL, posso connettermi su “YouTube” e sputar via etere a quella merda di Andrea Diprè, pederasta malato di AIDS mentale, il quale“ospita” solo bagasce che neanche darei in pasto ai peggiori “ululanti” della steppa. Misere puttanazze a urlare il nuovo “femminismo”, sul mot(t)o “Maschi, io vi svuoto i e da coglioni”. Diprè intasca, la puttana gli dà la “mancia” con pacca sul pacco e in Italia son felici così, scartando i pacchi del paccotto. Evviva la Francia e la Spagna, basta che troie si magnano&#8230;, poi van a bagnar la mano in chiesa e chiedon “Grazia”. Gli uomini per venire su quella in copertina, le donne per voler assomigliare a quella che tutti vogliono scoparsi. Sono molto elevati. Già, dei catechisti.<br />
Adoro farlo alla missionaria, in quanto massone del famoso “movimento”<em> Dragone</em>.<br />
Sì, fui un timorato di Dio, quindi conservo tutt’ora un po’ inibito il mio fotterle non da musulmani. Quelli rifiutano la carne di maiale ma com’è possibile? A giudicare da quanti figli partoriscono cadauno, sono forse dei cannibali? Ah, andassero a farselo dare quei miscredenti perfin di se stessi. Tengo il mio sesso “sott’aceto” in caso d’altre invasioni di saraceni. Lì sì che ci sarà da sguainar la “<em>spada di fuoco</em>” alla <em>Mario Brega</em>.<br />
Comunque, mi aspetta un lungo viaggio per approdare a Londra. Adesso abbiamo Kate Middleton, una “povera” sciacquetta che non può competere con la fu Lady Diana. Quella Diana era meglio dei tortellini bolognesi al ristorante “Diana”. Morì con un indiano in galleria ma i colpevoli del “sinistro” provocato non son finiti in galera. Son dei bianchi del nostro Parlamento immunitario?<br />
Berlusconi sa la verità. Fu uno degli emissari anche del delitto a Falcone, in combutta con Andreotti.<br />
Quando si dice che perfino a Parigi han le lor gatte da pelare. Altro che Marsigliese.<br />
Meglio il bassotto irlandese. Uno che sembra avercelo “piccolo” a garrese e invece sfodera un’inculata <em>doggy</em> da metter tutti a pecora. Sì, <em>Sean Connery</em> gli fa un baffo. Il vero<em> 007</em> è il suo gonnellino anche nelle scozzesi.<br />
Figuratevi nelle fighe scandinave. Il bassotto gioca a nascondino e poi mostra il mostro peninsulare a stretto terrone di Gibilterra.<br />
Insomma, prima della traversata, ho necessitato di un’ultima bottarella a quella bottana di Monica. Rivelandole chi è al colpo dell’evacuar poi di scopata su “tubo” di scappamento. Ah ah!</p>
<p><strong>Monica Bellucci e il belloccio, ciuccia la bella e la bestia&#8230;</strong></p>
<p>&nbsp;<br />
Annoto su un tacc(uni)o a spillo efebico, di rilegatura “punto metallo”, la “brossura” del mio viso senza difetti, “giustificato” in copertina emozionale a colori con occhi malinconici sul nero e gote bianche</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Detto anche la <em>griffe </em>di uno che “graffia” poco le giraffe e annaffia di polluzioni da pachiderma, su proboscide del “volerla” viola in laghetto sguazzante a suo d’isoscele dilatante</strong></p>
<p>&nbsp;<br />
<em>In poche p(a)role, allago i pantaloni e le lenzuola son “sporche” come il mio da latte, eppur desidero m’allatti e lieta si svesta nel letto (sveltina?)</em></p>
<p>&nbsp;<br />
Non ho mai amato la gente rifatta. Oggi, vai da una e scop(r)i fra l’altro che se n’è rifatti (rifacimento-<em>remake</em>-<em>look</em>) mille in <em>cento e una Notte</em>, poco favolistica ma al “<em>babà</em>” delle lor “ali” da polli.<br />
Comunque, ha già le zampe da gallina e vecchia <em>milf</em> fa buon brodo? Di mio uccello, preferisco <em>Monica Bellucci </em>ancor bona, nonostante il culo non sia più quello del Vincent Cassel che fu e “affondò” con tanto di <em>fiumi di porpora</em>. Ah ah! Prendiamo Monica ne <strong><em>La riffa</em></strong>, quel seno “arraffante”, quel fondoschiena in pelo pubico “arrapandomelo”, che fuorviava ogni maschio nell’arruffarlo per “innaffiarla”, che torturava il mio adolescente nervoso, “lo” innervava nella sua dinamica basculante a onanismo “culinario”, ricetta gastrica del fegato rosicante sul rosolarmi una scaloppina al limone senza vera “gassosa”  e glassa del “gasarlo” nel piccante frizzantino in palpatina alla panna. Più che una bevuta, imbevevo le mutande. In panne e panni <em>Porky’s</em>. L’annusavo da lontano di <em>colpo gobbo</em>, quella <em>Deborah </em>sospirava di “H” strascicata come <em>Ricky Memphis</em> alla romana <em>Caprioglio</em>. E tinteggiavo al <em>Tinto Brass</em> sul divano, sognando le sue gambe divaricate per il mio “salame” sostanzialmente in salamoia, insipido al pepe <em>verde</em>, arrabbiato alla <em>Hulk</em> eppur “erculeo” appena mostrava il dilettevole, “lievitante” culone&#8230; in mio farmelo a fettine. Una sola patata ma al forno mi fornicavo da solo, gustando la mia “besciamella” nello scodellarlo al limite del “potarlo”. Sì, quando scuoti troppo, se lei di dietro “scudiscia”, rischi di ferirtelo per esagerato “soffritto” raschiante. Impennato, a lungo&#8230; andare, se non vieni subito, si squaglia e rimani con un dolore duro. Soprattutto se non ti sei tagliato le unghie e, nel movimento impervio del tuo ungulato, schizza il prima goloso (e)sangue del rafe mediano decollante e poi scollato. Attenti voi altri con la circoncisione, la cicatrice potrebbe non rimarginare quando la scollacciata troppo in vena decolla! Alle mani dovete star accorti nel momento in cui è meno corto, altrimenti non “scorrerà” più.<br />
Questo è “liscio”, puro <em>lifting</em> del solfeggio&#8230; Un ritmo musicale “Allegro andante” su “Il <em>trovatelo</em> ora” del tuo bastone di <em>Verdi&#8230;</em> Ah ah, un<em> requiem</em> da troppo “ergerlo”.<br />
E sia&#8230; non dà o è un “DO” senza il<em> diapason</em> del suo “lilla”, il culo è a mandolino e talune “sviolino” per smielate chitarrine. E il catarro? Rimango un ago nel pagliaio di “Ahia, molto mal e poco miele”, eppur (s)viene&#8230; in quanto chirurgo plastico del mio “motorino” versione Vespetta. Carbura su curve pericolose e di marmitta è autoerotismo da marmotta, su mammelle di mammine e Mammut a prosciugarmelo d’imbuto.<br />
Insomma, un bucaniere coi fiocchi. Tanto è focoso e poco in Monica fiocca! Così, fumo una sigaretta e canto delle filastrocche. Se la gnocca non hai, indurisci il sottofondo affievolente con tatto di nocca che scocchi.<br />
Alla rinoplastica, sì, preferisco il mio “rinoceronte” che si gira i pollici, non sono un “fantino” delle donne ma, “nonostante” non stia, tira d’ire e ora è di nuovo “cotto” come la “macchia” indelebile previo ferro da stiro&#8230;<br />
Ah ah!<br />
Ho sempre comunque avuto il sospetto che questa foto sia stata ritoccata&#8230;<br />
A voi sembra un “dipinto” a “olio” o Monica fu “pittata” di seminale liquido?<br />
Su tale dubbio (dis)gustoso, ora (r)accogliamola ché Dio la benedica.<br />
Ma non ce la darà. Nel frigo, abbiamo la cedrata. E la cerniera? Oramai è andata a puttane!<br />
Insomma, nella foto è sperma e Monica di tal fatta è esperta!<br />
Firmato Stefano Falotico<br />
E i capitoli? Non hai capito come si sta al Mondo, siciliano mafioso.</p>
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		<title>Il Corvo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2013 14:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corvo]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Eric Draven]]></category>
		<category><![CDATA[The Crow]]></category>
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		<description><![CDATA[“Il Corvo” di Edgar Allan Poe o The Crow di Alex Proyas? Non The Raven con Cusack perché amo falotico delirar da tal racconto a mio Cure, “cura” e di Cor burn! Ah ah, leggete! Del Poe rispetteremo la perfetta spaziatura e gli “a capo”, così come puristi noi adoriamo le licenze poetiche del sottoscritto che lo giustifica a genio suo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Il Corvo” di Edgar Allan Poe o <strong><em>The Crow </em></strong>di Alex Proyas? Non <strong><em>The Raven</em></strong> con Cusack perché amo falotico delirar da tal racconto a mio <em>Cure</em>, “cura” e di Cor <em>burn</em>! Ah ah, leggete!</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Del Poe rispetteremo la perfetta spaziatura e gli “a capo”, così come puristi noi adoriamo le licenze poetiche del sottoscritto che lo giustifica a genio suo, rielaborando di convergenze con <em>Brandon Lee</em> su <em>reborn</em> di “virtuale” rinascita appunto</strong></p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="//www.youtube.com/v/nyqQRhjwWsM?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="//www.youtube.com/v/nyqQRhjwWsM?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong><em>Il Corvo<br />
</em></strong><br />
Una volta, in una tetra mezzanotte, mentre meditavo, stanco e sconsolato,<br />
su molti strani e astrusi volumi d’obliata sapienza,<br />
mentre, sonnecchiando, già il capo mi si chinava, mi riscosse d’improvviso<br />
un battito leggero,<br />
come d’uno che bussasse sommesso alla porta della mia stanza.<br />
«È un visitatore», borbottai, «che bussa alla porta della mia stanza -<br />
solo questo e nulla più».</p>
<p>Ah, distintamente ricordo che si era in un desolato dicembre,<br />
e che ogni stizzo morente disegnava, dal camino, un suo spettro sul mio<br />
pavimento.<br />
Sospiravo ansioso il mattino; &#8211; giacché invano avevo chiesto<br />
ai miei libri di lenire il mio dolore &#8211; il dolore per la perduta Lenora -<br />
per la rara e radiosa fanciulla cui gli angeli dan nome Lenora -<br />
ma che qui non avrà un nome mai più.</p>
<p>Il serico, triste fruscio dei drappeggi purpurei<br />
mi suscitava un brivido – m’accendeva d’immaginari terrori mai prima<br />
avvertiti;<br />
sicché infine, per placare il pulsare del cuore, m’alzai ripetendo:<br />
«È un visitatore che insiste alla porta della mia stanza -<br />
qualcuno che s’attarda e insiste alla mia porta; -<br />
solo questo e nulla più».</p>
<p>Allora ripresi coraggio; e senza più esitare,<br />
«Signore», dissi, «o signora, umilmente vi chiedo perdono;<br />
ma è ch’io sonnecchiavo, e così sommesso fu il vostro bussare,<br />
così fu leggero quel vostro battito, battito alla mia porta,<br />
che appena ero certo d’averlo io<br />
inteso» — e tutta apersi la mia porta; -<br />
solo tenebre e nulla più.</p>
<p>Scrutai a lungo in quelle tenebre, sostai a lungo con stupore e timore,<br />
dubbioso, sognando sogni che mai un mortale osò prima sognare;<br />
ma il silenzio era assoluto, e la muta aria, non dava alcun segno,<br />
e una sola parola fu detta, fu bisbigliata: «Lenora!».<br />
Fui io stesso a pronunciarla, e un’eco mi rimandò quella parola: «Lenora!».<br />
Solo questo e nulla più.</p>
<p>Rientrai nella mia stanza, col cuore infiammato.<br />
E di nuovo udii bussare, un po’ più forte udii bussare.<br />
«Certo», mi dissi, «c’è qualcosa alla finestra;<br />
m’accerterò, dunque, esplorerò questo mistero; -<br />
con cautela esplorerò questo mistero<br />
sarà il vento e nulla più!».</p>
<p>Aprii la finestra: ed allora con strepito d’ali<br />
entrò nella stanza un maestoso corvo dei sacrali giorni d’un tempo;<br />
non fece alcun cenno d’ossequio, non un attimo s’arrestò o indugiò;<br />
ma con portamento d’un gran signore o di dama si posò sulla mia porta -<br />
si posò sul busto d’una Minerva, sopra la porta della mia stanza -<br />
lassù si posò e nulla più.</p>
<p>Inducendo allora quest‘uccello d’ebano un po’ al sorriso i miei tristi<br />
pensieri,<br />
con il grave e severo contegno che si dava,<br />
«Per quanto», io dissi, «la tua cresta sia rasa e tagliata,<br />
tu non sei certo né vile né spregevole,<br />
orrido, cupo e antico corvo, qui giunto dalle rive della Notte;<br />
dimmi qual nobile nome è il tuo sulle plutonie rive della Notte!».<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>Molto fui stupito a udir parlare così distintamente quel goffo uccello,<br />
quantunque non avesse molto senso, scarsa attinenza avesse anzi la sua<br />
risposta;<br />
poiché certo ognuno converrà che a nessuna vivente persona<br />
toccò mai di vedere un uccello sulla porta della sua stanza -<br />
uccello o altro animale posato sul busto scultoreo sopra la porta della sua<br />
stanza,<br />
e con un tale nome, «Mai più».</p>
<p>Ma il corvo, solitario sedendo sul placido busto, altro non disse<br />
che quella sola parola, quasi che tutta la sua anima in quella sola parola<br />
avesse profuso.<br />
Né altro più aggiunse &#8211; né piuma più scosse -<br />
finché non diss’io in un soffio: «Altri amici già volaron via -<br />
e domani anch’egli andrà via, come le speranze che già tutte volaron via».<br />
Disse allora l’uccello: «Mai più».</p>
<p>Attonito per quell’appropriata risposta che così infrangeva il silenzio,<br />
«Senza dubbio», io ripresi, «è quel che dice tutto quel che sa,<br />
appreso da un qualche infelice padrone che la Sventura<br />
strinse dappresso, sempre più, e più, finché ogni suo canto non si ridusse<br />
che a quel ritornello -<br />
finché gli inni della sua mesta speranza non si ridussero che a quell’unico<br />
malinconico<br />
“Mai &#8211; mai più”».</p>
<p>E mentre il corvo ancora m’induceva al sorriso i tristi pensieri,<br />
io sospinsi la mia poltrona fino alla porta, innanzi al busto e innanzi a<br />
quell’uccello;<br />
quindi, affondato nel velluto, mi diedi a collegare<br />
pensiero a pensiero, domandandomi che cosa mai quel sinistro uccello<br />
d’altri tempi -<br />
che cosa mai questo cupo, goffo, avido, infausto e sinistro uccello d’altri<br />
tempi<br />
volesse dire, gracchiando «Mai più».</p>
<p>Così io sedevo, immerso in congetture, e non più mi volgevo<br />
all’uccello, i cui fieri occhi ora nel petto mi bruciavano;<br />
così io sedevo, su questo e su altro ancora pronosticando, chinata la testa<br />
sul velluto del cuscino, su cui la lampada fissava il suo occhio di luce,<br />
sul tessuto di viola che la lampada fissava col suo occhio di luce,<br />
e che lei non toccherà mai più!<br />
così mi parve, diventò l’aria più densa, quasi fosse profumata da un<br />
invisibile incensiere<br />
da serafini agitato, col tintinnio dei loro passi che sfioravano il tappeto.<br />
«Ah, misero», gridai, «t’offre Iddio per mano di questi angeli, ti offre Iddio<br />
un sollievo — sollievo e nepente per il ricordo della tua Lenora;<br />
sorseggia, oh sorseggia questo dolce nepente e dimentica questa tua<br />
perduta Lenora!».<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>«Profeta!», io dissi, «mostro del male! &#8211; profeta pur sempre, uccello o<br />
demonio! -<br />
sia che il Maligno stesso t’abbia mandato o la tempesta qui gettato sulla<br />
riva,<br />
afflitto ma non domato, su questa deserta terra stregata -<br />
su questa casa visitata dall’Orrore &#8211; dimmi ora, io t’imploro -<br />
vi è &#8211; vi è un balsamo in Gilead? Dimmelo &#8211; dimmelo, io t’imploro!».<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>«Profeta», io dissi, «mostro del male! — profeta pur sempre, uccello o<br />
demonio!<br />
Per quel cielo che su noi s’incurva &#8211; per quel Dio che entrambi<br />
adoriamo<br />
di’ a quest&#8217;anima oppressa se mai nel remoto Eden<br />
abbraccerà più mai una fanciulla beata che gli angeli chiaman Lenora -<br />
abbraccerà più mai quella rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiaman<br />
Lenora».<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>«E sia questa tua parola per noi ora segno d’addio, uccello o demonio!»<br />
gridai e balzai in piedi.<br />
Ritorna alle tue tempeste e alle plutonie rive della Notte!<br />
Non lasciarmi nessuna tua nera piuma a significar la tua menzogna!<br />
La mia solitudine lascia a me intoccata, e tu lascia il busto sopra la mia<br />
porta!<br />
Porta via il tuo becco, dal mio cuore, porta via la tua figura da quella mia<br />
porta!<br />
Disse il corvo: «Mai più».</p>
<p>E mai più volando via di lì, il corvo ancora lì posa, ancora<br />
lì siede, sul pallido busto di Pallade, sopra la porta della mia stanza;<br />
e sembrano i suoi gli occhi d’un demonio che sogni;<br />
e la luce della lampada che l’investe ne getta l’ombra sul pavimento;<br />
e la mia anima da quell’ombra che fluttua e tremola sul pavimento<br />
non sarà sollevata — mai più.</p>
<p>Firmato Edgar Allan, appunto Poe</p>
<p><strong>Sono un fan(t)a(s)tico fumetto <em>noir </em>di <em>James O’Barr&#8230;<br />
</em></strong><br />
Con picchi spiccati, piccanti d’una sollazzante <em>Night</em>. <em>Long</em> è la processione dei funebri ricordi, (com)bacia(ma)no di leggiadro furore, e qui ergo il mio feretro spettrale, ove ammansisco gli odori cimiteriali di mio tal naufragare, morire e rinascere, calzar la stinta foschia d’una Luna giammai sarà solar ma a dardeggiare lib(e)ro via.<br />
Con te, mia amata invaghita di me invece “lapidariamente” innamorato, a cer cerulea d’un pallore eccitato, mi sverginasti, oh mia adorata ludica. Affilando l’affranto bambino nel divinizzarlo di suon rintonato in gloria. E di gola m’affamasti dopo avermi sbranato.<br />
Ingorda!<br />
Rammemoro di come, odorante ancor i pettorali miei nudi, sgorgavi lucentissima in capezzoli irrequieti e i tuoi occhi, al sol fiorarmi nel treno oramai lontano, “evaporavan” focosi,(s)filanti quel sognare d’un ricongiungerti a mia già (m)unta iridescenza nera e da te rinvigorita in fiamma rossa&#8230; che irresistibile stronza!<br />
Questa si chiama malinconia oppure semplicemente galleria? Detta anche fornace oppure non uscire più dal tunnel?<br />
Mi sognavi a ragion veduta ché, quando tutt’ignuda, ti prostravi a mia poi goduta, discernevi sempre che m’avresti (dis)cinto vigoroso e non cheto, in te dentro su “tenebra” folgorante. Teneri. Avviluppavi i miei desideri e mi desinavi con far famelico nel bermi&#8230; tutto d’un pezzo o sol d’un fiato spompato.<br />
Sì, ero e sono il tuo amante birichino, “ispido” e “agguerrito” ogni volta che mord(ev)i di bocca rosa il cuscino secco e d’occhiolini annusi come carezzerei, in quell’attimo su(p)ino, le caviglie dense del cremoso&#8230; infervorarci a profumi, fiocchi e mai affiochiti fuochi. Tu m’affoghi eterna di seduzione serale e, dopo il tramonto, smonti ogni mia (l)abile (r)esistenza. Il tuo sottile abito levighi e io tutto&#8230; (mi) levo&#8230; farnetichi me all’orecchio ché cauto sia, al primo batterti, dolce e “accomodante” ma poi, eruttante di troppo piacer(ci) e (tra)volti, implori svenevole in vorace, dissipata vena dei nostri irrequieti e iracondi sessi cavalcanti. Bizzarra m’avvolgi e mi do(r)mi, rivesti l’involucro&#8230; e di lussuria finalmente (s)vieni. Ma l’amplesso fu troppo funambolico, imperituro e durissimo.<br />
Entrambi distrutti, cogitiamo dopo mille e più co(l)iti. Ma vogliamo&#8230; senz’attese né requie coglierci per altro scolarci.<br />
E siamo tristi. Vado di là, tiro fuori&#8230; una sigaretta a nudità del mio corpo ancor florido e terso. Dal buio, una finestra s’accende e una muliebre gatta m’ammira&#8230;<br />
Uomo muscoloso&#8230; sudato e quindi più per sovente alzar le belle albe felici delle cupe notti annoiate, nodose da snodare, d’annodarci in nuotar acquatici.</p>
<p><em>Ma questa è pornografia!<br />
</em><br />
No, è la mia stilografica pungente e vendicativa, fremente e tremenda come la più adorabile e impossibile figa.<br />
Son stanco dei cazzeggianti, di <em>boys</em> fiacchi e di quel <em>fuck&#8230; you </em>sempre a presa per il cul’!<br />
Di questi satanisti milionari, di questa società putrefatta che (s)parla sempre di (stra)fare e, a conti fatti, non (se le) fa un cazzo.<br />
Son stufo di far i riassuntini esegetici dei film, delle retrospettive diegetiche e anche della dieta per diventare “critico di razz(i)a”. Cioè “correggere, rivedere, aggiungere, punteggiare, spuntare, limare, un po’ di limonar scacciapensieri fra una virgola e l’altra, tra le vongole e le cozze&#8230;, un’ostrica, un calamaio, calamari, non mi calmo e i film sono la circostanza emozionale del momento, non una riflessione a sangue freddo”.</p>
<p>Questo, ad esempio, lo vidi quando uscì e mi parve un <em>videoclip</em>, montato per far soldi con la scusa della morte “tragica” di Brandon.<br />
L’ho rivisto, poi ancora&#8230; fa “quasi” schifo. Forse totalmente.<br />
Preferirò sempre <strong><em>Dark City</em></strong> a <strong><em>The Crow</em></strong>.<br />
Chi ha apprezzato questa semi-merda (s)pompata era indubbiamente un adolescente coi brufoli in cerca d’emulazioni visive e identificative col Lee, anche il padre&#8230;<br />
So che mi ucciderete per questa sparata ma è successo ben di peggio alla mia amata&#8230;<br />
Perché allora gli ho dato 5 stellette? Perché mi piace. Ah ah!<br />
Che vuoi da me? Tendo al pagliaccio per esorcizzare la morte&#8230;<br />
Credo sia l’unico modo di vivere senza finire tonti.<br />
E ora come me la racconti? Che, tutti in tondo, non ballan più a me in torn(i)o.<br />
Son tornato, grazie. Come sta tua sorella? Bene, è tranquilla?<br />
L’avevo lasciata che se la (s)passava pene. E adesso tu pentiti, altrimenti non più lo impennerai.</p>
<p>Firmato il corvo, scusate, Falotico</p>
<p>(Stefano Falotico)</p>
<p>Dunque, adesso un mio racconto funerario a<em> tale</em> indimenticabile.</p>
<p align="center"><b>Il Corvo e la sua leggenda </b>di Stefano Falotico</p>
<p align="center"><i>Eremitaggio  mio, adombrami di nostalgia “grottesca” e ad arabesco inne(r)vati d’ostaggio predatore nel vergar le anime di ch’infranse il “corrucciato” sorriso</i></p>
<p>Di cosa vivo? D’un immane senso versatile all’apertura mentale, che avvolgo nell’essiccarla nobile a Principe a(r)mabile.</p>
<p>Che, in quanto da sé ammanta le labbra corrugate, lo può penetrare a virgulto in sue docili gote gioconde. Giocasti di soggiogare e allora godiamocela!</p>
<p>Inalberato d’oscillanti mo(r)ti nervosi, di perlacee notti gioiose (in)consce perfin a me, incarnazione intangibile della suprema ribalderia avventuriera e giocosa, issat’in gole abominevoli dei già caduchi vecchi camuffati dietro giovani pelle “ridenti”.</p>
<p>Decadentista, strampalato a cibarmi d’onnivore malinconie, taciturno mi (s)copro se l’alba abbaia lunatica di Notte insonne o irto a urtar chi mi latrò contro, allupando invero quel che(in)dolente combatterà sempre i delinquenti e il lor tronfio enfiarsi in “balsamici” trofei inutili e patetici da stronzi.</p>
<p>Uh uh, amico ingordo, la tua sazietà plac(<i>her</i>)ai con un imprevisto gesto. Della mia vispezza tacesti gli occhi, “addolorandoli” a cecità “proiettata”.</p>
<p>Quasi fossi un essere speciale in clandestinità ché io asserisco invece (dis)armante uno sbraitantissimo e guerriero samurai giammai domo. Memore di tanti crolli, di com’esangue gemetti nell’afflizione che (e)spiò i tuoi inanellati “premi” e ora proprio ti scherma derisorio nella tua distorta visiera presuntuosa, schernendo ferino il blindato terrorizzato e improvvisamente incupito in casa come rifugio che non ti salverà dallo sbranato (im)punito.</p>
<p>Bambino, con chi scherzasti? Col corvo?</p>
<p>Di gran cori tuoi “amorevoli” scheggiasti l’amore e il più mio libertino della purezza amichevole e inviolabile.</p>
<p>Corruttore e falso di “correzione”, rompesti i patti.</p>
<p>Del rispetto e della decorosità, mentitore qui a spietata, non assolutoria salamoia.</p>
<p>Stai penzolando giù per sempre più gridare. Su su, già dalla trave del tuo stesso aver tranciato, taglio la corda&#8230; o fuggo prima d’aver stritolato sin a ultimo asma?</p>
<p>Rapito sei adesso tu dalla cattiveria inferta e reiterata, se tiro giusto un po’&#8230; schiatterai d’immediato esalare, ma non salirai in Cielo, mio colpevole mostro. Di troppi tranelli intralciasti il tragitto, sgattaiolasti per poi fuorviare le ingenuità dei “sempliciotti”.</p>
<p>Ma ti narro, io il Montecristo, una favola “amara” a tuo esserti, mio spiccato, impiccato da te ste(s)so. Tesa tensione! Mio topo, che trappola (s)tendesti!</p>
<p>Fuoco, fuochino che bravo musino, non urlare ché non anestetizzerò l’ultimo farti godere o morire inglorioso?! Che divertimento!</p>
<p>Cazzo&#8230; il “profilattico” s’è (e)rotto e qualcosa sta “schizzando” di&#8230; botte.</p>
<p>Ah ah!</p>
<p>Sta(i) barcollante colando di “puntar” in bianco dann(eggi)ato ma tappa&#8230; la bocca, con ardore odi che odor (s)gradevole ha il tuo aver premuto irredento e violento l’impertinente “imprimer” castrazioni psichiche a chi(mica) del te inviso.</p>
<p>Non borbottare ché già di borotalco boicottasti. Oh mio traviato&#8230; amputasti con sgambetti di traverso, tu che dei “(di)versi” eri un retorico “amatore” quanto “moralizzatore” bugiardo per soltanto deriderli in orrida doppiezza taglio nei bavaglini. Vi spu(n)tasti da lama appuntita. Che affilato.</p>
<p>Sai, mi hai (de)moralizzato!</p>
<p>Ti sto asciugando la faccia con dell’acqua muriatica, giusto disinfettando il tuo aver infettato d’ammorbante. Poi, “ammorbidirò” le ferite a cicatrice inestirpabile e vi premerò sullo scandire a (s)cadenza sincronizzata. Ti sto leccando di dolcezza mesta, mista a irruente salsedine. Sinché implorerai una tregua lenta a cui d’indifferenza “bastarda” ascolterò solo il sadismo di quanto macellasti con la tua maggior destrezza. Sei stato velocissimo tranne nel delitto finale. Tante lestezze malvagie e peccasti laddove credetti mi sarei arreso con estrema&#8230; facilità.</p>
<p>Anziché un cadavere altrui, avrai presto il tuo perpetrato. Sono avaro?</p>
<p>Non sai quanto av(id)o! Stringi i denti, siam quasi alla fine del “massaggio”.</p>
<p>Piaciuto il massacro?</p>
<p>Un po’ di “limone” a cospargerti le guanciotte, un “bacin” sulla f(r)onte e una lapidaria, tombale buonanotte.</p>
<p>Laggiù, troverai pane per i tuoi denti. Qui, una volta “sepolto” come ti devo, donerò le ceneri a un cane dai tuoi stessi canini” aguzzi(ni). Eccoti servite il sedativo e la carnalità!</p>
<p>Morale della favola:</p>
<p>chi è stato ingiustamente torturato da crude “asciuttezze savie”, si vendicherà “salivare” in modo altrettanto “sobrio” a suoi “gengivali”. Scannando i maiali, che “rideran” tra le fiamme. E, senza rime baciate, non perdonerà neppur per un istante perché non è Dio che sia sempre lo(r)dato.</p>
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<p style="text-align: center;"><em><b> </b></em></p>
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		<title>Stefano Falotico è come Poe, il Maestro</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2013 20:21:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Joaquin Phoenix]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Thomas Anderson]]></category>
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		<description><![CDATA[  Oh, miserabili miei detrattori, dopo tutte quest’offese, generate dalla vostra “indecifrabile” invidia, ammetto che demoralizzato stavo per abbattermi. Ma dinanzi a me si spalancò la bocca della creatività e, dall’imminente precipizio, oh che baratro di miei indistricabili meandri, ascesi “maledetto” e baciato da un Angelo salvatore. Egli “calò le brache” per iniettarmi forza proveniente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <a href="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/deniriano-21.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-19" alt="deniriano 21" src="http://edgarallanpoetale.info/wp-content/uploads/2013/07/deniriano-21-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Oh, miserabili miei detrattori, dopo tutte quest’offese, generate dalla vostra “indecifrabile” invidia, ammetto che demoralizzato stavo per abbattermi.</p>
<p style="text-align: left;">Ma dinanzi a me si spalancò la bocca della creatività e, dall’imminente precipizio, oh che baratro di miei indistricabili meandri, ascesi “maledetto” e baciato da un Angelo salvatore.<br />
Egli “calò le brache” per iniettarmi forza proveniente dagli energici mari del Nord.<br />
Soffiarono virulenti a illuminar il mio cervello obnubilato e, d’appannanti pulsioni autodistruttive, fui preda del Demonio che si stava scelleratamente cibando del mio armonico fluido vitale.<br />
Anima, stavi deperendo, anchilosata da vipere e sanguisughe ad avvelenar il mio pindarico furore.<br />
Dagli abissi di quest’imponderabile Fato, riemersi lucentissimo e in grazia divina innalzato per voi.<em id="__mceDel"></em></p>
<p>Fratelli della congrega, vi prego d’osservare un lucido minuto di raccoglimento.<br />
Strofinatevi a me in santità. E, respirando nella beatitudine, alleviati da ogni trauma v’incarnerete nella bandiera sguazzante dei più vibranti colori.<br />
Mescetevi e baciatevi, donne elargite i vostri capezzoli, ne berranno i fedeli a “spine” nella taumaturgica fame da (t)ergere in ludico, assatanato arrembaggio.<br />
Miracolerò i muti e parleranno nella voce or altisonante, che rauca s’attorcigliò nella gola essiccate delle vostre stolte goliardie, ledeste le musicali lor coscienze, rapendole a ostaggi ricattatori.<br />
Da quel “catarro” del vostro sputar loro con ignominia inenarrabile, la repulsione a tal avvizzito coro pusillanime si ribellò scorticata.<br />
Squartato, l’urlo sepolto dapprima scricchiolò in rabbia nervosa, poi con dolcezza s’elevò a prostrati ora voi da perdonare perché siamo la fastosa allegria delle feste, del riso abbondantissimo che non si vergogna la sua sfacciata grinta.<br />
Oh, corpi raggrinziti, innervatevi al mio Dio, udite con qual glabra Bellezza, dopo tanto sofferto raschio, dopo tanto silenzio vedete ora la Luce, miei ciechi.<br />
Guarda quella Donna, mio amico, ti sta solleticando e tu ancora fuggi per non gustarla.<br />
Ti sta sussurrando l’agonia tua da rifocillare e sanare nella sua figa altera, sì, sii ateo e giura promessa universale solo al Credo del tuo viverla.<br />
Dissanguatevi come Dio vi creò, maschi e femmine donatevi sensuali carezze e raffrenate soltanto la troppa irruenza se tanto amarvi vi arrenderà amareggiati.<br />
Può succedere. Lei ti guarda ma forse hai frainteso per colpa dei tessuti “artificiali” del tuo inghiottito antropofago smanioso.<br />
Sì, il Sesso ci pecca, ci slabbra&#8230; ingoiatevi in generoso piluccarvi. Leccate e voletevi tutti bene.<em id="__mceDel"><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;">Ma non esagerate se non ancora la vetta mia suprema non superaste. Sperperatevi ma non stupratevi.<br />
Potreste sbandar di degenerato parto infetto dopo eccessivi amplessi.<br />
Sforbiciatevi, snocciolate il guscio muliebre e arrotolato come rovente sigaretta.<br />
Mordetela, assaporate ogni tiro&#8230;, vi sto ordinando di correre da innamorati.<br />
Non tremate, questo giocondo Sesso è il nostro delirio più profondo.<br />
Donna, sì, sprofonda in me e sii lascivia in me che slaccerò i lacci emostatici del tuo dolore, dorandoti di sconfinati piaceri.<br />
Inginocchiati e bevi dal mio calice.</p>
<p>Fratelli della congrega, il minuto è trascorso. Riflettete sulle mie parole, la vita è una scoperta.<br />
Speriamo che quella del primo banchetto la scopra. Sì, voglio scoparla.<br />
Anche sull’altare. Perché sono il satiro satanello, miei scemi saltimbanchi.<br />
Non bacchettatemi, il Maestro sono io. Sono io che do e Lei mi dom(in)a.</p>
<p>Applauso!</p>
<p>E la folla, in visibilissimo visibilio, allibita si depurò da tutte le illibate inibizioni.</p>
<p>Con tanto di mia benedizione. E Benedetta&#8230; colei che “viene” nel nome del Signore.<br />
Il signore è il suo pastore. Egli la conduce per prati sereni, la consola dalle valli di lagrime, la riscalda e la solleva&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">Lo so. Un po’ mi odiate e tanto mi amate.<br />
Ma io soffro le pene&#8230; d’amore solo per la mia amata.</p>
<p>Voglio, voglio immergermi in quest’oceano suo rigenerante. E igienicamente purificarla.</p>
<p>Amami, insomma, togliti la gonna. Solo allora, sebbene io sia il veggente, potrò sapere se vergarti il mio sangue o m’amputerò seduta stante.<br />
Potresti essere la Donna che sogno, il mio sonno peggiore o solo sederti sopra di me e assetarmi?<br />
Sì, ho freddo, l’assiderato ha il capriccio d’ombelico in tuo danzarmi mia zanzara.</p>
<p>Lo so. L’hai sempre voluto. Anch’io. In un’altra vita ti ho avuta? Sì, ma domani non lo so. Potrei non volerla e non volare più Spicca adesso, appiccami. Se vuoi, picchiami anche e d’anca scudiscia. Che Donna di gran liscezza.<b></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Firmato Stefano Falotico</p>
<p>&nbsp;</p>
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